ALESSANDRIA. CARABINIERI. ATTIVITA’ DI CONTROLLO DEL TERRITORIO.

Controllo del territorio

Comando Provinciale di Alessandria – Alessandria, 30/10/2020

Compagnia Carabinieri di Alessandria:

PRESSPHOTO Firenze, Carabinieri in servizio con le nuove divise e immagini di repertorio. Foto Marco Mori/New Press Photo

Alessandria.
I Carabinieri di Alessandria hanno denunciato a piede libero un 20enne di origini nordafricane evaso dalla propria abitazione mentre si trovava agli arresti domiciliari. Gli accertamenti hanno consentito ai Carabinieri di evidenziare che il giovane si era recato presso il locale pronto soccorso durante la mattinata, senza però essere visitato, per restarci fino al primo pomeriggio. Il giovane si era poi allontanato senza fare rientro presso il domicilio se non a tarda sera e omettendo di comunicare i propri spostamenti al 112.

Bosco Marengo.
I Carabinieri di Bosco Marengo, al termine degli accertamenti, hanno denunciato un 41enne pregiudicato che, sottoposto a isolamento fiduciario disposto dalla ASL di Alessandria a seguito di positività al Covid-19, si è allontanato dal proprio domicilio per recarsi al lavoro presso un’autofficina di riparazioni. 

Compagnia Carabinieri di Novi Ligure:

Serravalle Scrivia.
I Carabinieri dell’Aliquota Radiomobile di Novi Ligure hanno arrestato in flagranza di reato un marocchino 29enne per evasione e porto ingiustificato di armi od oggetti atti a offendere.

L’uomo, pregiudicato, era stato sottoposto alla misura della detenzione domiciliare con controllo elettronico, ma veniva sorpreso nottetempo senza il braccialetto elettronico per le vie cittadine.

Sottoposto a perquisizione personale, è stato trovato in possesso di un cacciavite, sottoposto a sequestro penale, e di sostanza stupefacente di tipo cocaina, sequestrata amministrativamente.

Nelle prime ore del mattino, appreso dalla locale Questura che il marocchino era stato raggiunto da un decreto di sospensione della detenzione domiciliare, i Carabinieri hanno così accompagnato l’uomo presso la casa circondariale di Alessandria.

MESSINA. G.di F.- LAVORO NERO E PRODOTTI DANNOSI PER LA SALUTE.

Messina, 30 ottobre 2020

Comando Provinciale Messina

I Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Messina hanno sequestrato 145.000 prodotti, privi dei previsti requisiti di conformità e sicurezza, pronti per la vendita in due esercizi commerciali gestiti da operatori di origine cinese.

L’emergenza della pandemia da COVID 19 e le limitazioni imposte dagli ultimi provvedimenti governativi non fermano il business di halloween e quello delle prossime festività natalizie.

Il sequestro degli articoli da parte degli uomini delle Fiamme Gialle comprende oltre ai prodotti elettronici e materiale elettrico anche giocattoli e prodotti vari per la prossima festa di Halloween e di Natale, articoli da bricolage per bambini (colle viniliche, colle glitterate, tempere ed acquerelli) ed altri prodotti “dannosi” per la salute, quali profumatori per ambiente a combustione.

I prodotti ritirati dal commercio risultavano per la quasi totalità privi del marchio “CE” che, come noto, ne attesta la conformità agli standard di sicurezza e garanzia per i cittadini, imposti dalla normativa comunitaria, e delle indicazioni sulle etichette delle informazioni minime previste dal Codice del Consumo, quali quelle relative al produttore o all’importatore comunitario, l’eventuale presenza di sostanze che possono arrecare danno alla salute o all’ambiente, i materiali impiegati per la realizzazione del prodotto, nonché le istruzioni (anche in lingua italiana) e le eventuali precauzioni d’uso.

la condotta illecita, oltre che lesiva della concorrenza, risulta particolarmente insidiosa per i consumatori, tratti in inganno sulla qualità dei prodotti acquistati che, di contro, risultano potenzialmente dannosi per la salute dell’utenza.

Le Fiamme Gialle peloritane, quindi, dopo aver rimosso la merce dagli spazi destinati alla vendita, hanno proceduto al sequestro amministrativo di tutti i prodotti, inviando specifica segnalazione alla Camera di Commercio di Messina, per l’applicazione delle previste sanzioni pecuniarie.

CATANIA. POLIZIA DI STATO. “VENDEVANO”CITTADINANZE ITALIANE PER 5 MILA EURO, CENA E FESTEGGIAMENTO.

Catania: “vendevano” cittadinanze italiane, 9 arresti

Cinquemila euro con alloggio e cena di festeggiamento compresi, per ottenere, in poco meno di due settimane, la cittadinanza italiana. Ma anche il passaporto italiano e la possibilità di poter circolare liberamente nell’area Schengen o trasferirsi negli Stati Uniti per lavoro. 
È il pacchetto “Tudo incluìdo” offerto a dei brasiliani che, con la complicità di alcuni dipendenti del comune di Catania, avevano la certezza del buon esito delle pratiche in tempi rapidissimi. 

Questo è il risultato di quanto scoperto dalla Squadra mobile di Catania: un’organizzazione che vendeva cittadinanze italiane “iure sanguinis” a brasiliani.
Per nove persone sono stati disposti gli arresti domiciliari, mentre per altre tre è scattato l’obbligo di firma all’autorità giudiziaria. Tutti sono accusati di associazione per delinquere, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, aggravato dalla trans nazionalità e dal fine del profitto, corruzione e falso in atto pubblico.

Le indagini, svolte con servizi sottocopertura e telecamere installate negli uffici comunali di Catania, hanno consentito, ai poliziotti della Sezione criminalità straniera e prostituzione, di scoprire un’organizzazione criminale operativa, tra Brasile e Italia, nella compravendita della cittadinanza italiana “iure sanguinis”, cioè attraverso la linea di sangue.
Promotori di tutto questo erano un titolare di agenzia disbrigo pratiche, operante a Catania da diversi anni e un italo brasiliano dimorante in Brasile. Quest’ultimo aveva il compito di agganciare la clientela, assistere i brasiliani rivendicanti la titolarità del diritto ad acquisire la cittadinanza italiana nonché incassare i primi acconti.

Il gruppo si avvaleva di una rete di impiegati compiacenti del comune di Catania, deputati ad accelerare l’iter di acquisizione della cittadinanza italiana, attribuendo priorità di trattazione alle pratiche presentate dal promotore per conto dei suoi assistiti, anche attraverso l’adozione sistematica di atti contro la legge.
Nel corso delle indagini è emerso che i dipendenti del comune di Catania, con il ruolo di organizzatori, avevano costituito una vera e propria squadra e ciascuno aveva compiti idonei alla propria competenza. Implicati c’erano: un vigile urbano addetto ai controlli sulle residenze, un’impiegata dell’ufficio stranieri del comune, la responsabile dell’ufficio cittadinanze e un addetto all’archivio dello stato civile che, utilizzando a fini personali la funzione pubblica ricoperta, riuscivano a controllare le pratiche presentate, lavorandole velocemente.

Ad accusarli anche le riprese video della consegna di soldi fatte con telecamere nascoste installate dalla Polizia. Il giro d’affari stimato dalla Squadra mobile è di 265mila euro, somma per cui è stato disposto il sequestro preventivo di beni a carico dei due promotori dell’associazione. Sequestrati inoltre 4 immobili a Catania, utilizzati per ospitare i brasiliani durante il soggiorno in città.

Donatella Fioroni

REGGIO CALABRIA. LA CRIPTOVALUTA TRODOTTA ABUSIVAMENTE IN AZIENDA.

Sfruttava l’azienda per produrre criptovalute, denunciato dalla Postale

Un tecnico ha approfittato della sua esperienza e del suo lavoro per escogitare un sistema in apparenza semplice per fare soldi sfruttando le risorse informatiche della società presso la quale lavorava, utilizzandole per produrre criptovalute.
L’uomo un tecnico impiegato presso la Sacal Spa, società che gestisce gli aeroporti calabresi, ha installato un malware nella struttura informatica per controllarla da remoto e abusivamente collegata ai server dell’azienda per produrre moneta virtuale.
Il produttore di queste valute elettroniche viene definito “minatore”, e il suo dispositivo diventa una sorta di miniera che, in collaborazione con altri minatori della Rete, contribuisce alla ricerca del “blocco” di valuta e alla sua estrazione.
I minatori si riuniscono in “pool” per lavorare insieme sull’estrazione della moneta elettronica, ottenendo pagamenti più stabili e frequenti.

Il tecnico aveva installato cinque potenti elaboratori elettronici, definiti tecnicamente “Mining Rig” (in inglese: impianto di perforazione), che, insieme, costituivano una “Mining farm” (fattoria di estrazione) attraverso la quale veniva creata la criptovaluta “Ethereum”.
CriptovalutaIl procedimento richiede ingenti spese di energia elettrica, necessaria al funzionamento quotidiano e ininterrotto delle apparecchiature, collegate alla rete Internet esterna attraverso i sistemi dedicati alla gestione dei servizi aeroportuali, che rimanevano così esposti, compromettendo la sicurezza dello scalo.

L’attività investigativa della Polizia postale di Reggio Calabria e Catanzaro, in collaborazione con il Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche (Cnaipic), ha preso il via su input della Polizia di frontiera, a sua volta sollecitata dei tecnici della Sacal, che erano stati allarmati da alcune anomalie sui sistemi informatici della rete tecnologica aeroportuale.
Gli specialisti della Postale, con la collaborazione delle autorità aeroportuali, hanno analizzato la rete informatica dell’hub, scoprendo la presenza, in due differenti locali tecnici, della “Mining farm”, che permetteva all’indagato di produrre la criptovaluta senza sostenere alcun costo da parte sua.
L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Lamezia Terme, ha permesso di individuare ed esaminare gli indirizzi ip delle macchine installate, di identificare il sito del Pool “Ethereum” e di monitorare tutta la struttura, documentando, attraverso servizi di osservazione ed appostamenti, svolti anche con telecamere nascoste, l’attività del 41enne dipendente della Sacal.
L’uomo è stato denunciato e tutte le apparecchiature elettroniche abusivamente installate sono state sequestrate.

QUARGNENTO. E’ EMERGENZA SANITARIA”COVID” NEL COMUNE DI QUARGNENTO?

Il contagio da “coronavirus” nel comune di Quargnento era nell’aria, si respirava, ma fino alla fine abbiamo sperato di farcela, di evitare che una seconda ondata di focolai di contagi potesse attaccare il borgo.

Foto archivio celebrazione della Domenica delle Palme nella casa di riposo Teresa Michel a Quargnento.

La speranza di ripetere l’esperienza, positiva(?) della prima ondata epidemica che nonostante abbia colpito duramente la provincia di Alessandria ha solo sfiorato e lasciato praticamente illeso il comune di Quargnento.

L’attenzione, l’impegno dell’amministrazione comunale, delle suore della casa di riposo Madre Teresa Michel, l’attività di informazione e prevenzione messa in atto dal gruppo comunale di Protezione Civile, (troppo spesso anche criticata senza motivo dalle solite “portinaie” che non partecipano alle attività per il bene comune e la salvaguardia della salute dei cittadini, ma criticano a sproposito quanti invece si impegnano in prima persona), aveva scongiurato che l’epidemia potesse attecchire sul territorio comunale. Ma evidentemente in troppi hanno ascoltato le parole di falsi profeti, che andavano raccontando che l’epidemia era stata clinicamente sconfitta o che peggio non era mai esistita, ma era solo un modo, usato dai nostri politici e governanti, per restare in sella al comando imponendo una “dittatura sanitaria” con il risultato di vanificare quanto di buono era stato fatto per contenere la prima ondata epidemica.

Intanto leggiamo, ma già lo si sapeva e solo per non alimentare allarmismi abbiamo aspettato a diffondere la notizia prima di avere conferma di quelli che più che sospetti e chiacchiere erano invece la più triste delle realtà, quella che non avremmo mai voluto che accadesse e che invece è accaduta.

Un focolaio di covid  è scoppiato e si è diffuso all’interno della casa di riposo di Quargnento “Madre Teresa Michel-Piccole Suore della Divina Provvidenza”. Il focolaio, pare, sarebbe partito dal reparto uomini e ha in pochi giorni interessato l’intera casa di riposo in cui si sarebbero registrati almeno 30 contagi tra anziani ospiti e operatori, come “pare” abbia confermato il sindaco Paola Porzio a Radio Gold: “In questo numero sono compresi anche alcuni operatori, quattro persone sono anche state ricoverate in ospedale. La situazione è costantemente monitorata”.

Un paese scioccato e impaurito è in questi giorni il teatro della Pandemia da “Covid”, ma i numeri dei contagi possono ancora restare circoscritti adottando le più elementari indicazioni dettate dalle autorità sanitarie: lavarsi spesso le mani, sanificare gli ambienti e gli oggetti di uso comune, portare le mascherine coprendo bene il naso, evitare luoghi affollati, assembramenti e mantenere il distanziamento quando questo non è possibile.

Il contagio da “coronavirus” si può evitare, si deve evitare per non infettare le persone che ci stanno vicino. Il “coronavirus”è un virus subdolo perché può colpire in modo lieve una persona mentre il contagio di un familiare, un amico può invece essere fatale e lo è ancora di più per chi ci sta vicino. E’ in grado di uccidere una persona e anche quando il paziente guarisce, spesso, porta con se per mesi, per anni o per sempre i postumi della malattia. Il virus può condizionare per sempre la nostra vita, può interferire in modo grave sul nostro sistema immunitario, attaccare in modo indelebile l’attività polmonare, l’organo di scambio anidrite carbonica/ossigeno che con il sangue ossigenato e ripulito dalla CO2 nutre gli organi e i tessuti più periferici del nostro corpo, trasporta i principi attivi per le persone sottoposte a trattamenti farmacologici, in poche parole segna il tempo tra la vita e la nostra morte.

I dati della regione Piemonte sulla piattaforma “Covid-19” ha fissato a 12 il numero dei soggetti positivi al coronavirus residenti nel nostro Comune, ma è un dato parziale che non tiene conto del focolaio nella casa di riposo: 6 persone sono in cura, ricoverate nelle strutture ospedaliere di Alessandria. Altri sono in attesa di conoscere l’esito del tampone per cui il numero ufficiale potrebbero crescere nei prossimi giorni.

Il sindaco di Quargnento Paola Porzio ha scritto in un comunicato: La crescita dei contagi nella nostra comunità riflette ovviamente il preoccupante incremento dei contagi su scala nazionale, una seconda ondata che mette nuovamente a dura prova il sistema sanitario.

La gravità della situazione è rappresentata anche dai seguenti provvedimenti.

Abbiamo ricevuto in questi giorni la comunicazione prefettizia che “per disposizione del Ministro della Difesa, in relazione ai provvedimenti restrittivi connessi alla emergenza sanitaria in atto” informa che nei Comuni della nostra Provincia, non avranno luogo le celebrazioni inerenti la ricorrenza del 4 novembre “Giorno dell’Unità Nazione e Giornata delle Forze Armate”.

L’ordinanza odierna n.123 della Regione Piemonte dispone che a partire dal 2 novembre e sino al 24 novembre nelle istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado, statali e paritarie, l’attività didattica in presenza è sospesa ed è sostituita dalla didattica digitale a distanza per tutte le classi del ciclo di istruzione.

Nello stesso periodo l’ordinanza dispone inoltre che l’accesso ai mezzi di trasporto pubblico di linea urbano, extraurbano e ferroviario è consentito sino alla metà dei posti previsti da detti mezzi.

Alla luce di quanto sopra, si ricorda ancora l’importanza del rispetto delle regole ed in particolare l’utilizzo della mascherina ed il mantenimento della distanza interpersonale.

Un cordiale saluto.

Il SindacoPaola Porzio

ALESSANDRIA. POLIZIA DI STATO. DENUNCIATO CENTAURO UBRIACO ALLA GUIDA DI UN CICLOMOTORE.

Questura di Alessandria

COMUNICATO STAMPA

“Alla guida di un ciclomotore in stato di ebbrezza: denunciato dalla Polstrada di Acqui Terme”

La Polizia Stradale del Distaccamento di Acqui Terme, ha segnalato all’Autorità Giudiziaria un cittadino alessandrino fermato alla guida di un ciclomotore in stato di ebbrezza, autore dei reati di oltraggio a P.U. e di interruzione di Pubblico Servizio.

Il centauro in motorino viaggiava contromano e a tutta velocità su un marciapiede nel tentativo di sottrarsi alla Polizia con un ciclomotore privo di targa e senza assicurazione.

L’uomo ha tentato di nascondersi tra le piante presenti ai margini di via San Giovanni Bosco, nel centro di Alessandria.

Ma nonostante il centauro abbia abbandonato il ciclomotore e il casco nella vegetazione non è sfuggito agli operatori, che lo rintracciavano poco dopo per un accessorio del suo abbigliamento che, durante l’inseguimento aveva catturato la loro attenzione.

Al fermato veniva accertato un tasso alcolemico superiore alla norma, ma durante la fase di identificazione ed accertamento dei fatti si è reso necessario l’intervento di un’altra pattuglia della Sezione Polizia Stradale di Alessandria perché l’uomo, N.L., 54 anni, ha tentato energicamente di opporsi ai controlli, proferendo ripetute offese agli operatori con tono di voce molto alto, che hanno attirato l’attenzione dei residenti, già testimoni dell’inseguimento.

Per sottrarsi alle sanzioni, simulava un malessere fisico per il quale si richiedeva l’intervento di un’ambulanza che, giunta poco dopo sul posto, lo accompagnava al Pronto Soccorso di Alessandria.

In ospedale sottoposto a visita medica da parte del personale è risultato non avere alcun tipo di disturbo perciò N. L., oltre alle sanzioni amministrative connesse alla violazione di diverse norme del Codice della Strada è stato segnalato all’Autorità Giudiziaria per le violazioni accertate in relazione alla guida in stato di ebbrezza, oltraggio a P.U. ed interruzione di Pubblico Servizio.

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