SOLERO. PRESENTAZIONE CALDA DELLA LISTA “SOLERO, BENE COMUNE”. INTERVIENE IL PUBBLICO E LA SERATA SI INFUOCA, MA LA FINE L’INTERVENTO CHIARIFICATORE: “IL PROGRAMMA POLITICO E’ UNA “CAZZATA”.

La presentazione della lista capeggiata dalla candidata sindaca, Stivilla Graziella, è stata vissuta dai solerini come un momento di confronto tra cittadini. Numeroso il pubblico presente in sala, la curiosità è un ottimo elemento per vivere informati.

La candidata sindaca, Graziella Stivilla, ha mantenuto l’intervento sui generi, i programmi, le critiche alla giunta uscente, critiche condivisibili o meno, ma fanno parte della dialettica politica di ogni schieramento, di ogni lista civica, pertanto nessuno deve avere nulla da eccepire alle critiche e al programma della lista.

Il programma con la maggiore richiesta di presenza dei cittadini nelle decisioni pubbliche, di maggiore controllo sulla discarica, alla quale è seguita una critica non particolarmente condivisibile quando la giunta uscente è stata accusata di aver agito in maniera quasi totalitaria, arrogante nella concessione del sito di stoccaggio dei rifiuti e di aver poi spalancato le porte ai rifiuti di mezza Italia. Il tema proposto dalla Stivilla lo riproporremo domani sera al sindaco uscente Ercole, ma per ora ricordiamo che le decisioni in merito alla individuazione del sito di stoccaggio non spetta ai comuni,ma all’Ente preposto allo stoccaggio dei rifiuti(nel nostro caso Aral).

L’intervento, l’unico di un candidato consigliere ha invece voluto rimarcare riminiscenze del servizio militare, quando il suo superiore lo ha proposto per un incarico di fiducia che egli intendeva rifiutare,ma poi in considerazione del curriculum di chi lo aveva preceduto ha pensato,male, ma si se lo hanno fatto loro posso farlo anche io; un riferimento chiaro al ruolo del dottor Bruno che con una carriera di tutto rispetto ha sempre dimostrato professionalità nel suo lavoro e umanità nei rapporti con i pazienti.

La serata si è scaldata dopo l’intervento di una signora, presentata come sindacalista e che ha specificato di intervenire a titolo personale, che ha letto alcuni brani del programma di presentazione dei Graziella Stivilla che stranamente era perfettamente combaciante e coerente con il programma presentato dal candidato sindaco di Campobasso di due legislature fa.

Un fatto semplicemente casuale, una scopiazzatura del programma perché tanto qualcosa bisogna presentare agli elettori oppure nessuna delle due cose, ma un semplice copia e incolla in mancanza di argomentazioni politiche e amministrative inedite?

Questo dovrà, se ne ha voglia spiegarcelo la candidata sindaca del comune di Solero.

Risolutore e chiarificatore l’intervento di un altro partecipante alla serata che con parole chiare ha spiegato che:” il programma politico è una “cazzata” perché dopo le elezioni ci si dovrà dimenticare del programma presentato agli elettori, cioè buttarlo nel cesso di casa, e dare vita a un programma di mandato. COMPLIMENTISSIMI!!!!!

Complimenti! Ma allora a che servono le riunioni, le conferenze, la presentazione dei programmi se il 27 di Maggio saranno carta straccia?

Candidati sindaci solerini rispondeteci.

A proposito è tutto video-registrato e il video della serata sarà trasmesso appena pronto.

QUARGNENTO. PRESENTATA LA LISTA “INSIEME PER QUARGNENTO” PER LA PRIMA VOLTA IL SINDACO SARA’ UNA DONNA( VIDEO).

Presentata a Quargnento la lista Insieme per Quargnento candidata sindaco, per la prima volta una donna Paola Porzio in Celon. Paola è nata ad Alessandria il 27 aprile 1961, sposata e madre di due figli, Andrea e Roberto.

Impiegata nell’istituto banca Intesa San Paolo e Direttore di filiale.

In consiglio comunale dal 2014 è membro del consiglio diretivo del comitato di gemellaggio Quargnento-Coubon.

ASTI. CARABINIERI-OPERAZIONE “DRUG QUEEN”, DISARTICOLATA RETE DI SPACCIATORI.

I Carabinieri della Provincia di Asti, coadiuvati dai colleghi del personale dell’Arma proveniente dal Piemonte, hanno eseguito 15 provvedimenti restrittivi e perquisizioni domiciliari a carico di un gruppo di italiani, albanesi e marocchini ritenuti, a vario titolo, gravemente indiziati di gestire una rilevantissima piazza di spaccio ad Asti, dall’interno degli stabili occupati di Corso Casale e Corso Volta.

I militari coinvolti nell’operazione sono stati oltre 100 i militari.
L’articolata attività d’indagine, coordinata dal Procuratore della Repubblica di Asti Dott. Alberto Perduca e dal Sostituto dott. Gabriele Fiz, ha permesso di documentare, dal mese di ottobre del 2018 al maggio 2019, oltre 2000 cessioni di cocaina e acquisire gravi indizi di colpevolezza in particolare su 15 indagati, tutti sottoposti a misura detentiva dal G.I.P. di Asti Dott. Giorgio Morando.

Le attività investigative nei confronti di uno dei soggetti destinatari di misura cautelare sono state svolte anche dalla Guardia di Finanza di Asti.
Sono ancora in corso le operazioni relative all’esecuzione delle misure, a cui hanno preso parte anche le unità cinofile dei Carabinieri di Volpiano e della Polizia Penitenziaria di Asti.
Nel corso delle investigazioni sono stati identificati 300 astigiani che si rifornivano di cocaina dagli indagati. Nei prossimi giorni verranno segnalati alla Direzione Provinciale della Motorizzazione Civile di Asti per la revisione della patente.
I dettagli dell’operazione sono stati resi noti nel corso della conferenza stampa indetta per le ore 11:00 presso la sede del Comando Provinciale dei Carabinieri di Asti.

Le operazioni per l’esecuzione delle misure cautelari, a cui hanno preso parte anche le unità cinofile dei Carabinieri di Volpiano e della Polizia Penitenziaria di Asti, sono ancora in corso.

TORTONA. CARABINIERI- OPERAZIONE “ALTA MODA”, GRUPPO CRIMINALE SPECIALIZZATO IN FURTI NEI CENTRI COMMERCIALI.

Sgominata organizzazione criminale dedita ai furti e rapine in centri commerciali.

Comando Provinciale di Alessandria – Tortona (AL), 23/05/2019 13:13

Nelle scorse settimane i militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Tortona, unitamente ai colleghi della Stazione Carabinieri di Sale, al termine di una complessa, protratta ed articolata attività investigativa convenzionalmente denominata “Operazione ALTA MODA”, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Alessandria, hanno individuato e disarticolato un pericoloso gruppo criminale, composto interamente da soggetti di nazionalità rumena, specializzato nella commissione di furti e rapine ai danni di centri commerciale ed esercizi pubblici di tutto il Nord Italia ed anche di altri Stati. 
Si tratta di un sodalizio che lo stesso Tribunale del Riesame di Torino, alla luce delle copiose risultanze prodotte dai militari, ha indicato come una vera e propria organizzazione transnazionale, ben strutturata, con basi logistiche a Tortona ed a Castelnuovo Scrivia (AL),  dedita, come detto, alla commissione di furti e rapine in danno di Outlet e centri commerciali di Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana ed anche di esercizi commerciali svizzeri.
Le indagini venivano avviate lo scorso mese di ottobre, allorquando l’attenzione dei Carabinieri tortonesi veniva attratta dal fatto che alcuni soggetti, tutti di nazionalità romena, sebbene tratti in arresto, in circostanze e luoghi apparentemente privi di qualsivoglia correlazione, in quanto responsabili di furti commessi in danno di centri commerciali del Nord Italia, nel corso dei processi ai quali venivano sottoposti dinanzi ad AA.GG. diverse, dichiaravano stranamente di essere tutti dimoranti, ovvero chiedevano di poter colà fruire di eventuali benefici processuali, in abitazioni site tutte nel comune di Tortona.
Tale coincidenza, apparentemente insignificante, destava invece l’attenzione dei Carabinieri, poiché lasciava presagire la possibilità dell’esistenza di una vera e propria struttura criminale con basi o quanto meno sostegno logistico nell’area del Tortonese.
Infatti, l’osservazione del fenomeno nella sua interezza evidenziava come ogni reato perseguito non fosse da considerarsi a se stante bensì quale tessera di un vero e proprio “mosaico”, talché quelli che a prima vista apparivano episodi isolati, come tanti che quotidianamente si verificano in tutto il Territorio Nazionale, erano in realtà opera di una stessa compagine abilmente organizzata, che pianificava con dovizia i “colpi”, il primo dei quali veniva fatto risalire addirittura all’anno 2016, commesso proprio in danno di alcuni esercizi commerciali presenti all’interno dell’Outlet di Serravalle Scrivia.
La certosina analisi dei singoli episodi delittuosi, anche risalenti nel tempo e i mirati servizi disposti nei confronti dei soggetti ritenuti maggiormente di interesse, rivelavano ben presto la bontà dell’iniziale ipotesi investigativa. 
Pertanto, le indagini dei militari tortonesi si caratterizzavano nell’attuazione di protratti servizi di osservazione, pedinamenti e appostamenti, che spesso costringevano gli operanti a percorrere giornalmente centinaia di chilometri sulle “tracce” degli appartenenti all’organizzazione. Attività di per sé dispendiose e complesse, rese ancor più difficili dalle contromisure adottate dai malfattori, che, dando per scontato di essere nel mirino delle Forze di Polizia, effettuavano continui cambi di autovetture, spesso intestate a terzi di comodo e/o con targhe straniere, nonché improvvise e spregiudicate manovre di c.d. “contropedinamento”, volte ad eludere o ad accertare la sussistenza di attività d’indagine in corso nei loro confronti.
Tuttavia l’abilità e la tenacia dei militari impegnati in una diuturna e complessa attività di monitoraggio dei sospettati consentiva di trarre in arresto, il 13 ottobre 2018, in flagranza di reato, A.R. e F.I., entrambi di nazionalità rumena, rispettivamente di 24 e 19 anni, bloccati a seguito dei furti commessi poco prima all’interno delle rivendite Nike, Guess, Tommy Hilfiger e Calvin Klein dell’Outlet di  Serravalle Scrivia (AL).
Il 19 ottobre successivo, nel corso di un servizio di osservazione e pedinamento degli occupanti di un’autovettura Renault Laguna veniva appurato che il veicolo era in uso a due soggetti di sesso maschile dimoranti presso un’abitazione sita in Castelnuovo Scrivia, via Gramsci n. 9, ritenuta in uso agli appartenenti all’organizzazione criminale. Lo stesso giorno, nel proseguo del servizio di pedinamento dei due occupanti dell’auto, che si aggiravano con fare sospetto in una zona residenziale ove vi erano diverse villette isolate nel verosimile intento di introdursi in una di esse, i Carabinieri di Tortona richiedevano l’intervento di personale in uniforme del Comando Stazione Carabinieri di Peschiera Borromeo (MI), che procedeva al controllo del veicolo identificando uno dei suoi due occupanti in D.A., nato in Romania il 19 febbraio 1986. Questi, risultato gravato, con le generalità di uno dei suoi numerosi alias, da ordine di carcerazione emesso nel 2013 dalla Procura della Repubblica di Treviso in quanto autore di diversi furti commessi in Veneto, veniva immediatamente tratto in arresto. 
Nel proseguo degli estenuanti servizi di pedinamento nei confronti degli appartenenti al sodalizio criminale, il 24 novembre 2018 i Carabinieri di Tortona individuavano un gruppo composto da sette soggetti che, a bordo di due autovetture, nell’intento di reperire un idoneo obiettivo per la loro attività delittuosa, venivano seguiti sino a che, superato il confine del nostro Paese, si recavano in territorio svizzero. Nella circostanza, i militari attivavano immediatamente i colleghi della polizia elvetica che, subentrando ai Carabinieri – fermatisi in territorio italiano – nel pedinamento degli occupanti delle due auto, riuscivano a trarre in arresto, in flagranza di reato, N.U.S. e P.G.A., entrambi di nazionalità rumena, rispettivamente di 28 e 27 anni, resisi responsabili di furto ai danni di esercizi commerciali siti all’interno dell’Outlet di Mendrisio, nel distretto del Canton Ticino.
A seguito dei ripetuti colpi subiti, dai Carabinieri prima, dalla polizia elvetica poi, il 25 novembre successivo alcuni dei principali esponenti dell’organizzazione criminale ancora presenti nel nostro decidevano di far precipitosamente rientro in Romania, nel timore di essere essi stessi oggetto di provvedimenti restrittivi. A quel punto, i militari tortonesi che li tenevano d’occhio decidevano di intervenire, stante il fondato pericolo di fuga, procedendo d’iniziativa al loro fermo quali indiziati di delitto. Venivano quindi catturati: M.L.A.; I.F. e B.V.C., tutti di nazionalità rumena, bloccati e sottoposti a fermo nella città di Padova.
Mentre M. e I., scarcerati e sottoposti all’obbligo di firma, ad un certo punto si davano alla fuga facendo perdere le loro tracce, B. V. C., scarcerata, faceva inizialmente rientro a Tortona, dalla madre, D. V., rumena, organica al sodalizio criminale.
Le due donne decidevano di darsi anch’esse alla fuga, rientrando in Romania, ma costantemente tenute sotto controllo dagli investigatori, che ne appuravano l’intenzione di dileguarsi, nel mese di dicembre 2018 venivano bloccate e sottoposte a fermo di indiziato di delitto, venendo condotte entrambe in carcere.
Nel frattempo, il costante e protratto impegno investigativo dei Carabinieri della Compagnia di Tortona, ormai a conoscenza del modus operandi del gruppo criminale e dei comportamenti dei singoli suoi componenti, consentiva di localizzare i fuggitivi M. e I. che, dopo essere dapprima rientrati nel loro Paese, si erano successivamente recati in Inghilterra. Ancora una volta, grazie alle informazioni fornite ai colleghi britannici dai militari tortonesi, il 1° maggio scorso la polizia inglese riusciva a localizzare e trarre in arresto, in un’abitazione dello Yorkshire, M. L. A., in esecuzione del Mandato di Arresto Europeo emesso a suo carico dall’Autorità Giudiziaria alessandrina.
Le indagini hanno così permesso di ricostruire esattamente i ruoli ricoperti dai singoli appartenenti all’organizzazione, ciascuno dei quali aveva compiti ben definiti. A capo della struttura criminale, C. L., che dalla Romania provvedeva a reclutare soggetti incensurati da impiegare per commettere i singoli furti, di volta in volta rimpiazzati con altri qualora scoperti e tratti in arresto. Egli, profondo conoscitore delle dinamiche criminali e stratega dell’organizzazione, forniva via whatsapp ai suoi “luogotenenti” in Italia, M. e I., tutte le informazioni sugli obiettivi da colpire.
Gli altri “associati” operanti nel nostro Paese avevano compiti diversi ma il medesimo preordinato illecito scopo: M. trasmetteva le direttive del capo e, unitamente a I., sovrintendeva alla commissione dei furti, preparando ai complici la merce da asportare in prossimità delle uscite di sicurezza degli esercizi commerciali ed assicurando, successivamente, la disponibilità di un parco auto di ben dieci autovetture, quasi tutte con targa straniera. B. e la madre D., avevano anch’esse ruoli attivi nella struttura criminale. Quest’ultima, residente in una casa del centro storico di Tortona, aveva funzioni di supporto logistico per conto dell’organizzazione: a favore dei vari soggetti che entravano nel nostro Paese, occupandosi del loro sostentamento anche dopo il loro eventuale arresto; ponendo a disposizione il suo alloggio, all’interno del quale, tra l’altro, veniva accuratamente imballata la refurtiva da spedire in Romania. Inoltre, ella aveva “affittato” una seconda abitazione, che fungeva da base ove sistemare a dormire i connazionali di volta in volta reclutati dal capo, da cui questi ultimi partivano per effettuare i loro raid e presso la quale facevano ritorno con la refurtiva. La figlia della donna, B. C., aveva invece compiti di instradare ed accompagnare sui luoghi dei furti gli ultimi arrivati, gli “apprendisti”, nonché quello di sovrintendere alla conduzione/gestione dell’appartamento di Castelnuovo  Scrivia.    
Nel complesso, l’operazione ALTA MODA, così denominata in relazione alla particolarità degli oggetti di interesse dei malfattori, le cui mire erano rivolte soprattutto verso l’abbigliamento di marca, ha permesso di individuare negli indagati i responsabili, a vario titolo, di ben ventuno differenti furti ed una rapina, con sottrazione di beni del valore complessivo di oltre 150mila euro a fronte di oltre 20mila euro, a cui ammonta il valore della merce recuperata e restituita ai legittimi proprietari. 
Le indagini:
 cui hanno fornito positivo contributo anche le “Aree sicurezza”  autostradali della Salt del Gruppo Gavio, di Autostrade per l’Italia nonché della proprietà e della vigilanza dell’Outlet di Serravalle Scrivia e del Gruppo  Mediaworld;
 nel corso delle quali sono state 22 le persone tratte in arresto in flagranza di reato o sottoposte a fermi di indiziato di delitto: 8, direttamente ad opera dei militari della Compagnia Carabinieri di Tortona; 14, in flagranza di reato, ad opera di altri comandi Arma e/o altre Forze di Polizia,
hanno infine consentito di denunciare complessivamente 22 persone, tutte di nazionalità rumena, ritenute responsabili, a vario titolo ed in concorso tra loro, dei reati di: associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti, aggravata dalla transnazionalità; furto pluriaggravato; ricettazione e favoreggiamento personale.

RIMINI.G.di F.- OPERAZIONE EDEN BRAND, STRONCATO GRUPPO CRIMINALE PER CONTRAFFAZIONE E RICICLAGGIO INTERNAZIONALE.

Comando Provinciale Rimini

E’ in corso dalle prime ore di questa mattina, una vasta operazione di polizia giudiziaria in materia di contraffazione internazionale di marchi e auto-riciclaggio, che vede impegnati centinaia di militari appartenenti a 90 Reparti della Guardia di Finanza, sotto il coordinamento del Comando Provinciale di Rimini. In particolare, nella provincia di Rimini, i militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, stanno dando esecuzione – sotto l’egida della locale Procura della Repubblica – ad un provvedimento emesso dal G.I.P. presso il Tribunale riminese, con il quale è stato disposta l’applicazione di misure cautelari personali a carico di quattro imprenditori originari e residenti in provincia di Rimini (due agli arresti domiciliari e due misure interdittive dell’esercizio della professione), nonché il sequestro preventivo di 3 aziende, delle quote societarie di 5 società, 12 immobili, un’ imbarcazione e svariati rapporti finanziari del valore di 18 milioni di euro. Il sequestro è stato disposto sia sul prodotto e profitto dei reati di contraffazione e auto-riciclaggio, ma soprattutto sull’ammontare complessivo del patrimonio mobiliare e immobiliare riconducibile agli indagati, di gran lunga sproporzionato rispetto ai modesti redditi dichiarati.

A tal riguardo, si pensi che nel corso delle indagini, nei confronti del principale indagato, i finanzieri avevano rinvenuto e sequestrato, opportunamente stipati in 5 cassette di sicurezza detenute in vari istituti bancari, oltre 1,6 milioni di euro in banconote di vario taglio. Contemporaneamente, in ben 15 regioni italiane e nella Repubblica di San Marino, gli altri Reparti della Guardia di Finanza, opportunamente attivati, e le Autorità Sammarinesi, in regime di rogatoria, stanno dando esecuzione, alla restante parte del provvedimento del GIP, che ha disposto altresì il sequestro, su tutto il territorio nazionale dei circa 500 mila capi d’abbigliamento illecitamente commercializzati dalle società coinvolte e relativi alle seguenti griffe: (Thrasher, Adidas, Fila, Vans, Nike, Gucci, MC Donalds, Lacoste, Supreme, Vetements, Pyrex, Rolex, Don Perignon, Balenciaga, Stan Smith, New balance, Tommy, Dior, Nike, Levi’s, Hermés, Moet et Chandon).

L’articolato provvedimento magistratuale giunge al culmine delle complesse indagini avviate nell’ottobre 2017 dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Rimini che hanno consentito di ricostruire un sofisticato meccanismo di frode grazie al quale gli indagati hanno prodotto e commercializzato centinaia di migliaia di capi d’abbigliamento contraffatti, utilizzando l’escamotage della fraudolenta registrazione a San Marino di marchi già esistenti e internazionalmente tutelati. Le indagini, in poco più di un anno, hanno consentito di denunciare alla magistratura 35 soggetti; individuare i canali di produzione, stoccaggio e vendita del materiale contraffatto, con imponenti sequestri sia in Italia che a San Marino e ricostruire i flussi finanziari delle illecite vendite di prodotti contraffatti, consentendo, da un lato, di quantificare l’ammontare dei profitti illeciti realizzati dagli indagati (stimato in circa 2 milioni di euro in pochi mesi di attività) e, dall’altro, in relazione al reimpiego in azienda dei citati profitti, di contestare il reato di auto-riciclaggio.

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