Mese: gennaio 2019

ROMA. CONFISCATI BENI PER OLTRE 170 MILIONI DI EURO.

Comando Provinciale Roma

Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma stanno eseguendo un decreto di confisca della Sezione Specializzata Misure di Prevenzione del locale Tribunale confermato dalla Corte di Appello capitolina e divenuto definitivo, da ultimo, a seguito della pronuncia della Corte di Cassazione – avente ad oggetto numerosi compendi societari, immobili, autoveicoli e rapporti finanziari, per un valore complessivo di oltre 170 milioni di euro.

Destinatario del provvedimento è P. T. M., noto imprenditore di origini siciliane attivo nel settore degli appalti di opere pubbliche, tratto in arresto dalle Fiamme Gialle, nel mese di marzo 2015, per bancarotta fraudolenta, estorsione e intestazione fittizia di beni.

Tra gli immobili confiscati spicca un appartamento di pregio sito nel moderno quartiere Parioli, finemente arredato e affacciato sul parco di Villa Ada.

L’odierna operazione costituisce l’epilogo di meticolose indagini patrimoniali, eseguite dagli specialisti del Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria e coordinate dalla locale Procura della Repubblica, finalizzate alla ricostruzione della “carriera criminale” del proposto, all’esito delle quali è emerso come, a fronte della titolarità, diretta o indiretta, di un ingentissimo patrimonio mobiliare e immobiliare, lo stesso non avesse un profilo reddituale tale da giustificare il possesso di tali ricchezze.

Numerosi sono i trascorsi giudiziari del destinatario del provvedimento ablativo, coinvolto in molteplici vicende penali, tra le quali quella connessa al crack di un consorzio romano, nel cui contesto sono emersi stretti rapporti, personali e d’affari, tra M. e soggetti contigui a consorterie criminali, anche di matrice mafiosa, come gli imprenditori F. S. – ritenuto vicino ai clan di Cosa Nostra dei Tortoriciani e dei Barcellonesi, tra i soci fondatori del predetto consorzio – e V. D., pregiudicato in rapporto con il clan camorristico dei Cesarano e amministratore di fatto di una delle società consorziate.

L’accertata, netta sproporzione tra il patrimonio accumulato e i redditi dichiarati, unitamente alla “pericolosità sociale” del proposto, ha condotto al sequestro dei beni a lui riconducibili, eseguito nel 2015, ora definitivamente incamerati dallo Stato.

Si tratta, in particolare:

  • del patrimonio aziendale e relativi beni di 10 società, con sedi a Roma, operanti nei settori della progettazione e costruzione di opere pubbliche, della compravendita di immobili e della gestione di villaggi turistici;
  • delle quote societarie di 2 società, con sede a Padova e Venezia, esercenti l’attività di “organizzazione di convegni e fiere” e “altre attività di risanamento e gestione rifiuti”;
  • di 40 unità immobiliari (11 fabbricati e 29 terreni), ubicate a Roma, Varese e in provincia di Messina;
  • di 11 tra auto e motoveicoli; – di rapporti bancari, postali, assicurativi e azioni,

per un valore di circa 171 milioni di euro.

GENOVA. G.di F. CON OLTRE 2 TONNELLATE DI COCAINA E’ STATO REALIZZATO IL PIU’ GRANDE SEQUESTRO DI DROGA NEL PORTO DI GENOVA.

Comando Provinciale Genova

I finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Genova hanno scoperto un traffico internazionale di cocaina, nel porto di Genova, sequestrando 60 borsoni con oltre 2 tonnellate di cocaina, rinvenuti all’interno di un contenitore proveniente dalla Colombia e diretto a Barcellona (Spagna).

Le attività, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo della Procura della Repubblica del capoluogo ligure, sono state svolte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria e dal II Gruppo, su input informativo della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga del Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno.

A livello internazionale hanno collaborato all’operazione la Armada colombiana, le autorità britanniche e la Polizia Nazionale spagnola.

All’esito delle attività di perquisizione, sono stati rinvenuti, lo scorso 23 gennaio, 1801 panetti di cocaina purissima, proveniente dalla Colombia, paese produttore dello stupefacente, per un peso complessivo di oltre kg. 2.100.

Il sequestro, del valore di circa mezzo miliardo di euro, rappresenta il più ingente registrato in Italia negli ultimi 25 anni.

La droga sequestrata si trovava all’interno di un container partito dal porto di Turbo a bordo di una nave mercantile destinata prima in Italia e poi in Spagna, dove sarebbe stata scaricata da strutture narcotrafficanti di Barcellona per essere commercializzata nel mercato europeo.

Lo stupefacente apparteneva a diverse organizzazioni di narcotrafficanti associate al gruppo armato organizzato conosciuto come il “Clan del Golfo”, il quale si avvale di contatti in numerosi porti europei presso i quali vengono effettuate le spedizioni di stupefacenti.

Al fine di identificare gli autori dell’ingente traffico illecito, l’Autorità Giudiziaria ha disposto l’esecuzione di una consegna controllata internazionale, mediante l’emissione di un Ordine Europeo d’Indagine nei confronti delle autorità spagnole eseguito sotto l’egida di Eurojust con il supporto della rete estera degli esperti antidroga della D.C.S.A..

La Policia Nacional di Barcellona, coordinata dalla Unidad Central de Droga y Crimen Organizado di Madrid, ed il Nucleo PEF di Genova, in esecuzione della richiesta dell’autorità giudiziaria italiana, hanno attuato un dispositivo repressivo che ha permesso, il 25 gennaio, di identificare e trarre in arresto, a Barcellona, un cittadino spagnolo di 59 anni, incaricato dall’organizzazione all’estrazione dello stupefacente dal porto.

L’attività di servizio testimonia concretamente l’efficace azione posta in essere dalla Guardia di Finanza nel contrasto al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, nonché la valorizzazione della cooperazione con gli organi collaterali esteri.

LIVORNO. POLIZIA DI STATO: INCIDENTE MORTALE DURANTE UN SERVIZIO DELLA STRADALE.

Livorno: incidente in servizio, morto un agente della Stradale

Una vita alla Polizia stradale, una vita a macinare interventi sulle strade italiane quella di Fabio Baratella, 56 anni assistente capo coordinatore morto in un incidente con l’auto di servizio.

Il contachilometri della sua esistenza si è fermato ieri sera alle 7 nella zona portuale di Livorno.

Quei lampeggianti blu di emergenza, che utilizzava da più di 30 anni per prestare soccorso e aiuto agli automobilisti in difficoltà, non hanno potuto far nulla per lui; nonostante i tentativi di rianimazione dei medici intervenuti, Fabio non ce l’ha fatta.  

Il collega che con lui era in pattuglia, il vice ispettore Gino Gabrielli è ricoverato in gravi condizioni.

La dinamica dell’incidente non è stata ancora chiarita del tutto; ci sono altri tre mezzi coinvolti e altre due persone ferite, oltre al nostro collega.

Il capo della Polizia Franco Gabrielli ha espresso il suo cordoglio ai familiari di Fabio e gli auguri di pronta guarigione a tutte le persone ferite.

Ciao Fabio.

ROMA. POLIZIA DI STATO: AUMENTA LA FIDUCIA NELLA POLIZIA.

Eurispes 2019: cresce ancora la fiducia nella Polizia

Continua a crescere la fiducia dei cittadini nelle Istituzioni e ancora di più l’apprezzamento e il gradimento nei confronti della Polizia di Stato.

In un trend in aumento dal 2008, che racconta un rapporto stretto e solido con gli italiani, nella rilevazione del 2019 la Polizia di Stato arriva al 71,5 per cento dei consensi, prima tra le Forze di polizia, e fa un passo avanti rispetto al 2018, con un aumento di +4,8 per cento.

Tradotto significa che oltre 7 italiani su 10 credono nel lavoro che quotidianamente svolgono i poliziotti nelle varie province italiane.

Lo ha sottolineato il presidente dell’Eurispes (Istituto europeo di studi politici economici e sociali) Gian Maria Fara, durante la presentazione del Rapporto Italia 2019 che si è tenuta a Roma, nell’aula magna dell’università La Sapienza alla presenza, tra gli altri, del capo della Polizia Franco Gabrielli.

Il Rapporto, giunto quest’anno alla 31esima edizione, è diventato, nel tempo, un apprezzato punto di riferimento per gli studiosi, per le Istituzioni, per il sistema dell’informazione e per gli osservatori internazionali e documenta ogni anno i cambiamenti che avvengono nel nostro Paese dal punto di vista economico e sociale.

Dalla lettura dei dati emerge che la maggior fiducia si concentra soprattutto tra i giovanissimi dai 18 ai 24 anni. Sono loro infatti ad esprimere un aumento incisivo della fiducia riposta nelle Istituzioni passando dal 3 per cento nel 2014, al 10 per cento nel 2017, per attestarsi, nel 2019, al 32 per cento.

La crescente e consolidata fiducia nella Polizia di Stato è frutto del lavoro che gli uomini e le donne in uniforme svolgono ogni giorno al servizio del cittadino e delle comunità, con abnegazione e spirito di sacrificio.

La presenza e la vicinanza dei poliziotti alla gente si manifesta nelle più svariate attività che l’Istituzione è chiamata a compiere. Alla quotidiana lotta contro la criminalità in ogni sua forma, si affiancano sempre più impegni quali campagne di educazione, iniziative musicali, dimostrazioni sportive, eventi di solidarietà, tutti racchiudibili nello slogan #essercisempre proprio della Polizia di Stato.

Ma di fondamentale importanza è il modo in cui l’impegno e la dedizione quotidiani vengono comunicati e raccontati. Anche nel 2018, infatti, la Polizia di Stato ha sviluppato ulteriormente le attività di comunicazione attraverso le quali ha fatto conoscere agli utenti i tanti risultati ottenuti e le iniziative organizzate sempre nell’interesse del cittadino.

Oltre agli usuali strumenti della carta stampata, della tv e della radio, dove la Polizia di Stato è presente quotidianamente, l’impulso fondamentale è arrivato anche nel 2018 attraverso i canali social e web con i quali, senza intermediazioni dei mezzi tradizionali, l’Istituzione ha avvicinato milioni di utenti.

Le grandi operazioni, le iniziative per il cittadino, gli interventi di soccorso e salvataggio a favore di persone e animali, le informazioni per la viabilità, le notizie durante le calamità o situazioni di emergenza, sono solo alcune delle cose che ogni giorno vengono raccontate sui canali Facebook, Twitter, Instagram e Telegram della Polizia di Stato e che raggiungono i cittadini.

Emblematica è stata la crescita della popolarità della pagina Instagram della Polizia di Stato, social network frequentato per antonomasia da giovanissimi; proprio quei giovani che quest’anno, così come dicono i dati Eurispes, hanno fatto registrare il maggior aumento di fiducia nelle Istituzioni.

REGGIO CALABRIA.POLIZIA DI STATO: PRESI 10 RAPINATORI SERIALI.

Operazione “Robberies”: presi a Reggio Calabria 10 rapinatori seriali

Al termine dell’operazione “Robberies”, nella provincia di Reggio Calabria sono state eseguite dieci ordinanze di custodia cautelare (cinque in carcere, due obblighi di dimora, e tre obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria) nei confronti di persone residenti nel comune di Rosarno, ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei reati di rapina, ricettazione, furto, detenzione e porto di armi da fuoco, anche clandestine, e armi bianche.

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Palmi, sono state condotte dagli uomini  del commissariato di Polistena e della Squadra mobile di Reggio Calabria, insieme ai colleghi dei commissariati di Gioia Tauro, Cittanova, Taurianova, Palmi, Villa San Giovanni e del Reparto prevenzione crimine di Siderno.

L’attività investigativa è iniziata l’11 marzo 2017 dopo che agenti delle Volanti del commissariato di Polistena (Reggio Calabria) hanno arrestato in flagranza di reato tre degli indagati, responsabili di una rapina aggravata dall’utilizzo di una pistola con matricola abrasa, commessa ai danni di un supermercato.

La successiva indagine del commissariato, coordinata dalla Squadra mobile reggina, ha consentito di individuare anche i responsabili di altre tre rapine aggravate messe a segno  ai danni di banche, supermercati e farmacie nel territorio della Piana di Gioia Tauro (Reggio Calabria) e nella provincia di Vibo Valentia.

In particolare, gli investigatori hanno fatto luce sulle rapine commesse il 3 giugno in una banca di Polistena e in una farmacia dello stesso comune, e su quella commessa il 28 gennaio 2017 in un supermercato di Mileto (Vibo Valentia).

Nel corso dell’indagine è emerso che le rapine, in realtà, non erano episodi isolati, ma facevano parte di un contesto associativo ben più ampio, ed erano il fine dei reati dell’associazione per delinquere di cui facevano parte gli arrestati.

Sergio Foffo

PRATO. BIMBI MALTRATTATI SENZA MOTIVO IN UN ASILO.

Maltrattamenti e percosse nei confronti di bambini tra i tre e i sei anni che frequentano un doposcuola cinese, alla periferia Sud di Prato.

Due donne cinesi di 26 e 38 anni che svolgevano il ruolo di insegnanti, sono state arrestate questa mattina, al termine delle indagini svolte della Squadra mobile a partire dalla fine di novembre.

Le telecamere e le intercettazioni ambientali consentivano agli investigatori di documentare i calci, le bacchettate sulle mani e gli spintonamenti vari che i bambini subivano abitualmente.

Nella vicenda è implicata anche una terza maestra, ma per il suo ruolo marginale, è stata solamente deferita all’Autorità giudiziaria.

VERCELLI. LA SINDACA LEGHISTA RIFIUTA DI PAGARE I FUNERALI DI UN RAGAZZO”NIGERIANO”.

L’estremo gesto di un ragazzo nigeriano è stato quello di lanciarsi da un treno in corsa, ma tra ingorghi burocratici, rimpalli e il rifiuto di pagfare le spese funerarie il suo corpo giace nella cella frigorifero dell’ obitorio di vercelli.

la sindaca Michela Rosetta con Matteo Salvini

Il suo corpo dimenticato in una cella frigorifera dell’obitorio di Vercelli in attesa che qualcuno si faccia carico delle spese di recupero e del funerale, ma alla vergogna della povertà si agiunge la vergogna dele istituzioni locali che rifiiutano di pagare il fnerale dell’uomo perché nigeriano”probabilmente”.

La denuncia su Facebook del consigliere regionale del Pd Gabriele Molinari pronto a farsi carico di risolvere le pratiche amministrative e sostenere i costi delle esequie. Con lui molti utenti della rete lanciati in una gara di solidarietà per offrire degna sepoltura al ragazzo: “Non so quale sia la storia di questo ragazzo e perché sia finita così. So però che come ogni altra persona ha diritto a un funerale, a un saluto, a non rimanere dimenticato in un obitorio per mesi. Mi occuperò quindi di questa vicenda, cercando di trovare una soluzione. Condivido volentieri, con chi vorrà, la possibilità di essere di aiuto, con un gesto anche minimo. Siete tutti benvenuti in questa causa di civiltà e umanità”.

L’epilogo della vicenda lo scorso ottobre quando l’uomo per sfuggire a un controllo della Polfer si è lanciato dal treno in corsa restandone travolto nel territorio di San Germano Vercellese che però, a detta della sindaca Michela Rosetta non è mai è stato coinvolto dalle autorità giudiziaria e non si è occupato del recupero della salma: “Un nostro vigile era intervenuto sull’incidente ma gli è stato detto che non serviva il suo servizio”.

Ma il comune del vercellese il 13 dicembre si è visto recapitare una fattura da 540 euro da parte dell’agenzia di pompe funebri “La quiete”, a cui non aveva, però assegnato alcun mandato: “Anche perché ho la convenzione con un’agenzia di zona e nel caso avrei assegnato l’incarico a loro” precisa la prima cittadina che ha rigettato la fattura e approvato una delibera di giunta per tutelare il suo comune “che non può farsi carico di spese che non le competono”.

Ma non basta perché pochi giorni dopo aver ricevuto la fattura, la sindaca ha trovato nella posta anche la richiesta da parte dell’Asl di Vercelli di sostenere i costi per il funerale di povertà: “Anche in questo caso non spetta a noi pagare mi dispiace per il dramma umano di questo ragazzo che da tre mesi attende il funerale, ma la legge dice che il funerale di povertà spetta al comune di residenza e risulta che il giovane fosse residente a Bergamo, non a San Germano”.


La vittima è un giovane nigeriano sbarcato a Lampedusa nel 2011 e dopo aver ottenuto il permesso di soggiorno per motivi umanitari dalla questura di Bergamo era in attesa del rinnovo.

Non era un clandestino.

Nel Vercellese lavorava come imbianchino quindi non era una persona socialmente pericolosa, ne un sospetto terrorista, ma il giorno dell’incidente era già scoppiata una polemica per il commento razzista di una dipendente delle Fs che era stata sentita pronunciare la frase: “Meglio lui che un altro”  

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