Mese: dicembre 2018

ROMA. Mattarella: «Non dobbiamo aver timore dei buoni sentimenti che rendono migliore la nostra società»

Care concittadine e cari concittadini,

siamo nel tempo dei social, in cui molti vivono connessi in rete e comunicano di continuo ciò che pensano e anche quel che fanno nella vita quotidiana.

Tempi e abitudini cambiano ma questo appuntamento – nato decenni fa con il primo Presidente, Luigi Einaudi – non è un rito formale. Mi assegna il compito di rivolgere, a tutti voi, gli auguri per il nuovo anno: è un appuntamento tradizionale, sempre attuale e, per me, graditissimo.

Permette di formulare, certo non un bilancio, ma qualche considerazione sull’anno trascorso. Mi consente di trasmettere quel che ho sentito e ricevuto in molte occasioni nel corso dell’anno da parte di tanti nostri concittadini, quasi dando in questo modo loro voce. E di farlo da qui, dal Quirinale, casa di tutti gli italiani.

Quel che ho ascoltato esprime, soprattutto, l’esigenza di sentirsi e di riconoscersi come una comunità di vita. La vicinanza e l’affetto che avverto sovente, li interpreto come il bisogno di unità, raffigurata da chi rappresenta la Repubblica che è il nostro comune destino.

Proprio su questo vorrei riflettere brevemente, insieme, nel momento in cui entriamo in un nuovo anno.

Sentirsi “comunità” significa condividere valori, prospettive, diritti e doveri.

Significa “pensarsi” dentro un futuro comune, da costruire insieme. Significa responsabilità, perché ciascuno di noi è, in misura più o meno grande, protagonista del futuro del nostro Paese.

Vuol dire anche essere rispettosi gli uni degli altri. Vuol dire essere consapevoli degli elementi che ci uniscono e nel battersi, come è giusto, per le proprie idee rifiutare l’astio, l’insulto, l’intolleranza, che creano ostilità e timore.

So bene che alcuni diranno: questa è retorica dei buoni sentimenti, che la realtà è purtroppo un’altra; che vi sono tanti problemi e che bisogna pensare soprattutto alla sicurezza.

Certo, la sicurezza è condizione di un’esistenza serena.

Ma la sicurezza parte da qui: da un ambiente in cui tutti si sentano rispettati e rispettino le regole del vivere comune.

La domanda di sicurezza è particolarmente forte in alcune aree del Paese, dove la prepotenza delle mafie si fa sentire più pesantemente. E in molte periferie urbane dove il degrado favorisce il diffondersi della criminalità.

Non sono ammissibili zone franche dove la legge non è osservata e si ha talvolta l’impressione di istituzioni inadeguate, con cittadini che si sentono soli e indifesi.

La vera sicurezza si realizza, con efficacia, preservando e garantendo i valori positivi della convivenza.  

Sicurezza è anche lavoro, istruzione, più equa distribuzione delle opportunità per i giovani, attenzione per gli anziani, serenità per i pensionati dopo una vita di lavoro: tutto questo si realizza più facilmente superando i conflitti e sostenendosi l’un l’altro.

Qualche settimana fa a Torino alcuni bambini mi hanno consegnato la  cittadinanza onoraria di un luogo immaginario, da loro definito Felicizia, per indicare l’amicizia come strada per la felicità.

Un sogno, forse una favola. Ma dobbiamo guardarci dal confinare i sogni e le speranze alla sola stagione dell’infanzia. Come se questi valori  non fossero importanti nel mondo degli adulti.

In altre parole, non dobbiamo aver timore di manifestare buoni sentimenti che rendono migliore la nostra società.

Sono i valori coltivati da chi svolge seriamente, giorno per giorno, il   proprio dovere; quelli di chi si impegna volontariamente per aiutare gli altri in difficoltà.

Il nostro è un Paese ricco di solidarietà. Spesso la società civile è arrivata, con più efficacia e con più calore umano, in luoghi remoti non raggiunti dalle pubbliche istituzioni.

Ricordo gli incontri con chi, negli ospedali o nelle periferie e in tanti luoghi di solitudine e di sofferenza dona conforto e serenità.

I tanti volontari intervenuti nelle catastrofi naturali a fianco dei Corpi dello Stato.

È l’“Italia che ricuce” e che dà fiducia.

Così come fanno le realtà del Terzo Settore, del No profit che rappresentano una rete preziosa di solidarietà.

Si tratta di realtà che hanno ben chiara la pari dignità di ogni persona e che meritano maggiore sostegno da parte delle istituzioni, anche perché, sovente, suppliscono a lacune o a ritardi dello Stato negli interventi in aiuto    dei più deboli, degli emarginati, di anziani soli, di famiglie in difficoltà, di senzatetto.

Anche per questo vanno evitate “tasse sulla bontà”.

È l’immagine dell’Italia positiva, che deve prevalere.

Il modello di vita dell’Italia non può essere – e non sarà mai – quello degli ultras violenti degli stadi di calcio, estremisti travestiti da tifosi.

Alimentano focolai di odio settario, di discriminazione, di teppismo.  

Fenomeni che i pubblici poteri e le società di calcio hanno il dovere di contrastare e debellare.

Lo sport è un’altra cosa.

Esortare a una convivenza più serena non significa chiudere gli occhi davanti alle difficoltà che il nostro Paese ha di fronte.

Sappiamo di avere risorse importanti; e vi sono numerosi motivi che ci inducono ad affrontare con fiducia l’anno che verrà. Per essere all’altezza del compito dobbiamo andare incontro ai problemi con parole di verità, senza nasconderci carenze, condizionamenti, errori, approssimazioni.

Molte sono le questioni che dobbiamo risolvere. La mancanza di lavoro che si mantiene a livelli intollerabili. L’alto debito pubblico che penalizza lo Stato e i cittadini e pone una pesante ipoteca sul futuro dei giovani. La capacità competitiva del nostro sistema produttivo che si è ridotta, pur con risultati significativi di imprese e di settori avanzati.  Le carenze e il deterioramento di infrastrutture. Le ferite del nostro territorio.

Dobbiamo aver fiducia in un cammino positivo. Ma non ci sono ricette miracolistiche.

Soltanto il lavoro tenace, coerente, lungimirante produce risultati concreti. Un lavoro approfondito, che richiede competenza e che costa fatica e impegno.                 

Traguardi consistenti sono stati raggiunti nel tempo. Frutto del lavoro e dell’ingegno di intere generazioni che ci hanno preceduto.

Abbiamo ad esempio da poco ricordato i quarant’anni del Servizio sanitario nazionale.

E’ stato – ed è – un grande motore di giustizia, un vanto del sistema Italia.   Che ha consentito di aumentare le aspettative di vita degli

italiani, ai più alti livelli mondiali. Non mancano difetti e disparità da colmare. Ma si tratta di un patrimonio da preservare e da potenziare.

L’universalità e la effettiva realizzazione dei diritti di cittadinanza sono state grandi conquiste della Repubblica: il nostro Stato sociale, basato sui pilastri costituzionali della tutela della salute, della previdenza, dell’assistenza, della scuola rappresenta un modello positivo. Da tutelare.

Ieri sera ho promulgato la legge di bilancio nei termini utili a evitare l’esercizio provvisorio, pur se approvata in via definitiva dal Parlamento soltanto da poche ore.

Avere scongiurato la apertura di una procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea per il mancato rispetto di norme liberamente sottoscritte è un elemento che rafforza la fiducia e conferisce stabilità.

La grande compressione dell’esame parlamentare e la mancanza di un opportuno confronto con i corpi sociali richiedono adesso un’attenta verifica dei contenuti del provvedimento.

Mi auguro – vivamente – che il Parlamento, il Governo, i gruppi politici trovino il modo di discutere costruttivamente su quanto avvenuto; e assicurino per il futuro condizioni adeguate di esame e di confronto.

La dimensione europea è quella in cui l’Italia ha scelto di investire e di giocare il proprio futuro; e al suo interno dobbiamo essere voce autorevole.

Vorrei rinnovare un pensiero di grande solidarietà ai familiari di Antonio Megalizzi, vittima di un vile attentato terroristico insieme ad altri cittadini europei.

Come molti giovani si impegnava per un’Europa con meno confini e più giustizia. Comprendeva che le difficoltà possono essere superate rilanciando il progetto dell’Europa dei diritti, dei cittadini e dei popoli, della convivenza, della lotta all’odio, della pace.

Quest’anno saremo chiamati a rinnovare il Parlamento europeo, la istituzione che rappresenta nell’Unione i popoli europei, a quarant’anni dalla sua prima elezione diretta.  È uno dei più grandi esercizi democratici al mondo: più di 400 milioni di cittadini europei si recheranno alle urne.

Mi auguro che la campagna elettorale si svolga con serenità e sia l’occasione di un serio confronto sul futuro dell’Europa.

Sono rimasto colpito da un episodio di cronaca recente, riferito dai media. Una signora di novant’anni, sentendosi sola nella notte di Natale, ha telefonato ai Carabinieri. Ho bisogno soltanto di compagnia, ha detto ai militari. E loro sono andati a trovarla a casa portandole un po’ di serenità.

Alla signora Anna, e alle tante persone che si sentono in solitudine voglio rivolgere un saluto affettuoso.

Vorrei sottolineare quanto sia significativo che si sia rivolta ai Carabinieri. La loro divisa, come quella di tutte le Forze dell’ordine e quella dei Vigili   del fuoco, è il simbolo di istituzioni al servizio della comunità. Si tratta di un patrimonio da salvaguardare perché appartiene a tutti i cittadini.

Insieme a loro rivolgo un augurio alle donne e agli uomini delle Forze armate, impegnate per garantire la nostra sicurezza e la pace in patria e all’estero. Svolgono un impegno che rende onore all’Italia.

La loro funzione non può essere snaturata, destinandoli a compiti non compatibili con la loro elevata specializzazione.

In questa sera di festa desidero esprimere la mia vicinanza a quanti hanno sofferto e tuttora soffrono – malgrado il tempo trascorso – le conseguenze dolorose dei terremoti dell’Italia centrale, alle famiglie sfollate di Genova e della zona dell’Etna. Nell’augurare loro un anno sereno, ribadisco che la Repubblica assume la ricostruzione come un impegno inderogabile di solidarietà.

Auguri a tutti gli italiani, in patria o all’estero.

Auguro buon anno ai cinque milioni di immigrati che vivono, lavorano, vanno a scuola, praticano sport, nel nostro Paese.

Rivolgo un augurio, caloroso, a Papa Francesco; e lo ringrazio, ancora una volta, per il suo magistero volto costantemente a promuovere la pace, la coesione sociale, il dialogo, l’impegno per il bene comune.                                            

Vorrei concludere da dove ho iniziato: dal nostro riconoscerci comunità.

Ho conosciuto in questi anni tante persone impegnate in attività di grande valore sociale; e molti luoghi straordinari dove il rapporto con gli altri non è avvertito come un limite, ma come quello che dà senso alla vita.

Ne cito uno fra i tanti ricordando e salutando i ragazzi e gli adulti del Centro di cura per l’autismo, di Verona, che ho di recente visitato.

Mi hanno regalato quadri e disegni da loro realizzati. Sono tutti molto belli: esprimono creatività e capacità di comunicare e partecipare. Ne ho voluto collocare uno questa sera accanto a me. Li ringrazio nuovamente e rivolgo a tutti loro l’augurio più affettuoso.

A tutti voi auguri di buon anno».

 Roma, 31/12/2018

ROMA. LE PURGHE GRILLINE DI FINE ANNO: FUORI DE FALCO, DE BONIS, MOI E VALLI.

Le purghe di fine anno sono già arrivate contro i dissidenti nel M5s e a farne le spese alla fine del giro nel 2018 sono stati il senatori De Falco, noto per il suo “salga a bordo urlato a capitan Schettino” durante il naufragio della nave di Costa Concordia Crociere. Il senatore De Bonis e gli eurodeputati Moi e Valli.

La decisione del Collegio dei Probiviri sono state giustificate per le “reiterate violazioni del codice etico”, ma il motivo vero è stato il dissenso sulla linea politica imposta da Matteo salvini a cui Di Maio e i grillini si sono piegati senza fiatare.

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Le scelte De Falco contro il decreto dignità le ha confermate e rivendicate telefonicamente a La Presse pochi minuti dopo aver appreso la notizia: “Non voto provvedimenti che sono all’opposto rispetto ai fini che il Movimento 5 Stelle si pone”.

Non meno polemiche le parole riferite alla manovra che: “secondo loro avrei dovuto votare a scatola chiusa. Mi sembra poco serio”.

Il senatore sorpreso e dispiaciuto per una sanzione che giudica “illegittima”: “Confidavo nel fatto che ci fosse uno spazio di democrazia che invece, a quanto pare, non c’è”.

De Falco non ha, comunque, nessuna intenzione di gettare la spugna: “Cosa farò ora? Non lo so. Vediamo in cosa consiste questo provvedimento dal punto di vista operativo perché non ne ho la minima idea”, racconta che sosterrà “tutti i provvedimenti che ritengo condivisibili o rispondenti a finalità meritevoli”.

Luigi Di Maio risponde con toni focosi e da capo politico del M5S difende a spada tratta la decisione del Collegio dei Probiviri: “Tutti sono importanti, nessuno è indispensabile, chi non sostiene il contratto di Governo è fuori dal Movimento. Il rispetto degli elettori viene prima di tutto, anche a costo di andarcene tutti a casa”.

A seguire il destino di De Falco potrebbero essere le senatrici Elena Fattori e Paola Nugnes, ma per ora il collegio dei Probiviri hanno optato per una sorte di supplemento di indagini.

De Falco è un uomo tutto d’un pezzo e non ha rimpianti: “Se sono pentito di essere entrato in politica? No, anzi alla luce di quanto accaduto mi sembra ancora più necessario che ci sia in parlamento qualcuno che intenda far rispettare i rappresentanti del popolo”.

Dopo aver gestito con pugno di ferro il dramma della Costa Concordia non sarà certo un provvedimento interno di un Movimento a fargli ammainare la bandiera.

Critiche molto dure arrivano dal Partito Democratico.

Il deputato Filippo Sensi: “nel M5s sono riprese le purghe di fine anno”. Francesco Verducci, vicepresidente della Commissione Cultura in Senatto, non usa mezze parole: “La cacciata di Gregorio De Falco da parte di Di Maio è un atto vergognoso. Totalitarismo puro. Preceduto da settimane di feroce gogna mediatica imbastita ad arte dai ‘comunicatori’ grillini”.

ALESSANDRIA. LA JUVE SBANCA IL MOCCAGATTA. I GRIGI SFORTUNATI SOTTO PORTA.

Si archivia il 2018 calcistico dei grigi, il resoconto dell’anno è confortante, nella prima parte, con la conquista della coppa Italia di Serie C e playoff, ma contrastante nella seconda, con la nuova stagione, rivoluzione totale della rosa, compreso il mister, vittorie che stentano ad arrivare e l’incubo playout.

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Il pareggio sarebbe stato il risultato più giusto per la partita vista oggi ma la Juventus U23, con un contropiede da manuale, riesce a portare a casa i 3 punti. Molto sfortunati i Grigi sottoporta con Rocco che al 89′ potrebbe riportare il risultato in equilibrio ma spedisce il pallone addosso al portiere.

 

L’Alessandria ancora una volta non riesce a trovare la prima vittoria in casa, stavolta ad espugnare il mocca sono i ”cugini” bianconeri. I troppi errori in possesso di palla caratterizzano la prestazione degli alessandrini che arrivano poche volte al tiro e molte volte sono costretti a ricorrere ai ripari in difesa dopo aver lasciato troppo campo agli avversari. Ed è proprio da un errore a centrocampo che la Juventus trova campo aperto e riesce a portarsi in vantaggio, dopo aver eseguito una ripartenza da manuale, facendo destra-sinistra in un batter d’occhio, Cucchietti non può nulla contro la potente finalizzazione di Mavidi al 20′ del primo tempo.

il secondo tempo Alessandria con il possesso palla maggiore ma anche molto sfortunata sottoporta, come già detto, Rocco all’89esimo, solo nell’area piccola, scaglia la palla nelle braccia del portiere, Del Favero si salva d’istinto. Nel finale i grigi rischiano su due ripartenze ma, la Juve le sbaglia entrambe e l’arbitro manda tutti sotto la doccia.

 

ROMA. TEATRO VIRTUALE IN 3D PER LA RICOSTRUZIONE DELLA SCENA DEL CTRIMINE

Presentato a Roma il teatro virtuale 3D della Scientifica

È stato presentato questa mattina a Roma, il teatro virtuale della Polizia scientifica“Virtual reality – 3D”, un innovativo strumento investigativo che rende possibile la ricostruzione tridimensionale della scena del crimine.

Alla presentazione, che si è svolta presso la sede della Direzione centrale anticrimine che si trova all’interno del Polo Anticrimine della Polizia di Stato, erano presenti il ministro dell´Interno Matteo Salvini e il capo della Polizia Franco Gabrielli.

Si tratta del primo laboratorio europeo forense, nato dall’integrazione delle tecnologie più innovative provenienti dai settori dell’architettura, del cinema e persino dei videogiochi, che, oltre a ricostruire la scena del crimine con le tecniche 3D del digitale, consente di tornare indietro nel tempo rivivendo i drammatici momenti del delitto, a tutto vantaggio dell’accertamento della verità.

“La Polizia scientifica è l’elemento più distintivo della nostra identità – ha detto il capo della Polizia nel suo intervento – Esempio di un’amministrazione che guarda avanti con uomini e donne che credono nel futuro. Questo teatro virtuale è un esempio tangibile dell’evoluzione tecnologica e dell’avanzamento delle scienze forensi”.

È stato proprio il Ministro a testare il sistema indossando il visore tridimensionale, rivivendo così in prima persona, la scena di un crimine: “Ringrazio chi ha creduto in questo progetto e di averlo messo al servizio della.giustizia e quindi.dei cittadini. Questo teatro è all’avanguardia e ci permette, come sistema di sicurezza, di essere percepiti ancor più come eccellenze anche in campo europeo e internazionale. La vostra professionalità mi riempie di orgoglio”.

Una squadra selezionata di ingegneri, informatici, fisici e architetti, voluta dal direttore centrale anticrimine Vittorio Rizzi, ha creato il laboratorio più all’avanguardia della Polizia scientifica, il novantaduesimo, che consente di inserire in un modello virtuale tutte le evidenze scientifiche del sopralluogo (come impronte, traiettorie balistiche, tracce genetiche) e tutti i risultati d’indagine (come intercettazioni e pedinamenti) affinché gli investigatori o i magistrati possano rivivere quanto accaduto nelle condizioni di luce e nelle diverse prospettive degli attori della scena criminale.

Durante la presentazione sono state illustrate le tecnologie innovative messe in campo per raggiungere un traguardo che rende la polizia italiana all’avanguardia nel mondo: software di ricostruzione 3D, camera maching, fotogrammetria, utilizzo di avatar.

Ma questo è solo il punto di partenza di un teatro virtuale destinato ad arricchirsi nel prossimo futuro con nuove tecnologie che consentiranno l’ingresso sulla scena del crimine anche delle dimensioni del tatto e dell’olfatto.

Anche se è stata presentata oggi alla stampa, questa nuova tecnologia è in realtà al lavoro già da diversi mesi, con la squadra che ha testato il sistema su cold case e casi complessi di omicidio come l’omicidio di Francesco Fiorillo a Vibo Valentia, l’uccisione di Valeriano Poli a Bologna, la ricostruzione dell’attentato all’ex presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci; altri cinque lavori sono stati consegnati all’autorità giudiziaria ma sono ancora coperti da segreto istruttorio

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