Categoria: POLITICA

ALESSANDRIA. NON UNA DI MENO ORGANIZZA IL PULLMAN PER LA MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA.

Non Una di Meno Alessandria

Anche noi in piazza a Roma! Ci vogliamo vivЗ e liberЗ dalla violenza!


Il 27 novembre la marea femminista e transfemminista di Non Una Di Meno tornerà ad attraversare le strade di Roma.


Non Una Di Meno Alessandria sarà una delle onde di questa grande e meravigliosa marea.

Dopo due anni dall’inizio della pandemia sentiamo forte la voglia di tornare ad attraversare le strade romane con i nostri corpi. 


L’emergenza sanitaria e la conseguente crisi hanno pesato maggiormente sulle nostre spalle.


Un esempio di ciò è il lavoro di cura, quello non riconosciuto e dato per scontato, che è ricaduto su centinaia di migliaia di donne che al lavoro in smart working hanno dovuto affiancare la cura di figli e figlie in dad e le faccende domestiche, e quello affidato a colf e badanti spesso senza permesso di soggiorno, che la tanto decantata sanatoria avrebbe dovuto regolarizzare e che invece ha lasciato in una intollerabile situazione di ricatto e invisibilità.


La pandemia ha anche pesato fortemente sulle donne e sulle persone LGBTQIAP*+ che, non potendo contare su strutture di accoglienza per sfuggire alla violenza domestica, hanno pagato a caro prezzo la convivenza forzata con i loro maltrattanti. 

Mentre scriviamo questo comunicato i femminicidi in Italia dall’inizio del 2021 sono stati più di 100 e i transicidi 3.

La violenza di genere è un’emergenza strutturale, e lo abbiamo ripetuto più volte, questi numeri lo confermano ma le istituzioni continuano a sottovalutarla, come spiegare altrimenti il ritardo del rinnovo del piano triennale anti-violenza scaduto nel 2020, o il contenuto della misura introdotta da pochi giorni del reddito di libertà, destinato alle donne che fuoriescono dalla violenza.

Questa misura è insufficiente e discriminatoria:
insufficiente perché la cifra stanziata, 3 milioni di euro, permetterà a solo 625 donne in tutta Italia di poterne beneficiare, ed è ben poca cosa se pensiamo che le donne ospitate nei centri anti-violenza italiani sono circa 70.000, e a questo va aggiunto che la cifra destinata ad ogni donna è di 400 euro al mese per un anno, che di certo non può garantire autonomia economica.

La misura è discriminatoria perché le donne irregolari presenti in Italia non possono accedervi.

Noi vogliamo che i CAV femministi vengano coinvolti pienamente nella definizione delle strategie di contrasto alla violenza di genere, vogliamo il riconoscimento dell’autonomia dei CAV femministi e fondi per i percorsi di fuoriuscita dalla violenza.

In questi giorni assistiamo pienЗ di rabbia alle violenze perpetrate su donne e uomini migranti in nome di accordi internazionali inumani. Vogliamo il permesso di soggiorno europeo slegato da famiglia e lavoro, un reddito di autodeterminazione non condizionato e un salario minimo europeo, che permetta in particolare alle donne di non essere più assoggettate al potere di un padre, un marito o un datore di lavoro.

Il 28 ottobre la violenza istituzionale si è manifestata nel fragoroso applauso e nelle scene di giubilo che hanno festeggiato, all’interno del Parlamento, l’affossamento del DDL Zan. Noi vogliamo molto più del DDL Zan, perché la lotta delle persone trans, queer e LGBTQIAP*+ è la nostra lotta, e per questo vogliamo riaffermare l’autodeterminazione sui nostri corpi e sulle nostre vite e pretendiamo che nelle scuole sia fatta educazione sessuale, all’affettività e alla differenza di genere.

Vogliamo che i nostri corpi sensibili non siano più invisibili, vogliamo che il Sistema Sanitario Nazionale ci fornisca cure, assistenza e strumenti diagnostici per malattie come vulvodinia, fibromialgia, endometriosi, neuropatia del pudendo, dolore pelvico.
Vogliamo gli obiettori fuori dagli ospedali pubblici, vogliamo il diritto di scegliere sui nostri corpi.

Vogliamo giustizia climatica, vogliamo i nostri territori liberi da chi ci avvelena in cambio di una manciata di posti di lavoro.

Il 27 novembre saremo marea contro la violenza del patriarcato in tutte le sue forme.
La cura e la tutela della salute durante la manifestazione sarà un impegno condiviso da tuttЗ.

PULLMAN DA ALESSANDRIA // 𝟮𝟳 𝗡𝗢𝗩𝗘𝗠𝗕𝗥𝗘: 𝗠𝗔𝗡𝗜𝗙𝗘𝗦𝗧𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗡𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗔𝗟𝗘 𝗔 𝗥𝗢𝗠𝗔
𝗖𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗹𝗮 𝘃𝗶𝗼𝗹𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗺𝗮𝘀𝗰𝗵𝗶𝗹𝗲 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗲 𝗱𝗼𝗻𝗻𝗲 𝗲 𝗱𝗶 𝗴𝗲𝗻𝗲𝗿𝗲.

ORARIO
Partenza ore 4:45 da Piazza Garibaldi
Rientro al termine della manifestazione

COSTI
Biglietto sostenitrice 55€
Biglietto semplice 35€
Students 25€

Per informazioni e prenotazioni scrivici sulla nostra pagina Facebook https://www.facebook.com/nonunadimenoalessandria o al +393406136076
//POSTI LIMITATI//

Saremo marea femminista e transfemminista
Perché ci vogliamo vivЗ e liberЗ dalla violenza

ALESSANDRIA. GIORGIO ABONANTE SINDACO, UNA SCELTA FORTE PER DARE UN SENSO ALLA CITTA’.

Il congresso del partito democratico ha confermato Antinuci Rapisardo dalla guida del P.D. cittadino e indicato Giorgio Abonante quale candidato sindaco a guidare Alessandria nel 2022.

La candidatura di Giorgio Abonante è stata accolta con entusiasmo dagli esponenti e simpatizzanti dEl P.D., dagli esponenti della società civile, da tutti i progressisti alessandrini e da coloro che vogliono “ridare” un senso alla città.

Di seguito alcuni interventi ripresi dai profili facebook:

Giorgio ABONANTE

“Vivo da qualche ora in un fitto crocevia di emozioni e preoccupazioni che mi interrogano. Ma, come mi ha opportunamente ricordato un caro amico in questi giorni, un po’ di sana debolezza offre lucidità e apre al confronto inclusivo che non si accontenta di soluzioni comode e rassicuranti. Il fatto è che una comunità politica rilevante mi ha chiesto di rappresentarla nell’eventuale confronto alle primarie per la definizione del candidato a Sindaco per le amministrative di Alessandria del 2022. Non è poco. Dopo circa 25 anni di politica attiva vivo questa fase portandomi dietro tutta l’esperienza accumulata e la positiva collaborazione con i miei colleghi di Consiglio comunale, con gli amici e i cittadini che mi hanno sempre sostenuto. Sul programma ci confronteremo molto presto ma questo è il momento di dare un senso alle cose.

C’è una generazione di concittadine e concittadini che oggi ha la possibilità di avanzare una proposta, facendo sintesi delle lezioni buone del passato e mettendo mano a quel che non ha funzionato. L’obiettivo è ricreare un contesto praticabile, alimentare buone relazioni e progetti da offrire alla collettività, a tutte le classi di età, a chi vive la città e a chi la usa temporaneamente. Se sapremo ricostruire un’ecologia della politica contro la sistematica estrazione di valore avremo raggiunto il nostro obiettivo e qualcosa rimarrà, a prescindere dal risultato offerto dalle urne. Cercheremo di raggiungervi tutti in questi mesi ma vi chiediamo di sollecitarci per fare in modo che la campagna elettorale diventi un grande laboratorio di idee, pratiche, contatti nelle forme e nei modi che l’onda lunga del Covid ci permetterà”. 

“Saranno necessari sette mesi di totale dedizione in cui moltiplicare l’impegno per ascoltare i cittadini di Alessandria, condividere le nostre proposte e, infine, redigere il programma e le liste dei candidati al Consiglio comunale” ha concluso Abonante “Farò la mia parte come ho sempre fatto, questa volta con un carico di responsabilità maggiore pari alla soddisfazione provata accogliendo il voto unanime con il quale il Pd mi ha indicato per le prossime elezioni. Ringrazio tutti gli iscritti per la fiducia che mi hanno accordato e i miei colleghi del gruppo consiliare PD e degli altri gruppi di opposizione con i quali la collaborazione in questi anni è stata totale. 

I nostri interlocutori sono tutti i cittadini di Alessandria e con loro dobbiamo costruire un progetto per restituire il Comune alla comunità alessandrina. Buon lavoro a Rapisardo Antinucci, confermato segretario del Pd, e alla nuova assemblea cittadina. Voglio augurare alla nostra città una bella campagna elettorale e ringraziare chi mi ha manifestato stima e fiducia promettendo il massimo impegno”. 

RITA ROSSA:

Conosco Giorgio da moltissimi anni, abbiamo lavorato fianco a fianco nel Partito, in Provincia e in Comune. È un uomo preparato ad affrontare la complessità perché sa approfondire e studiare a fondo. Sa ascoltare e proporre. Molta strada abbiamo fatto insieme, a volte uno dietro all’altra, a volte su percorsi diversi, spesso con lo stesso passo. Sono contenta che abbia accettato la responsabilità di guidare la proposta del centro sinistra alle prossime elezioni per il Sindaco della città. Alessandria, la sua storia ma soprattutto il suo futuro, hanno bisogno di idee, proposte, progetti che sappiano valorizzare le tante energie che la città esprime. Giorgio potrà rappresentare questa opportunità con un impegno personale e collettivo che prima di tutto rimette al centro le relazioni fra le persone che lo sostengono è più in generale le relazioni nella città e con la città. Sarà un lavoro impegnativo ma entusiasmante e tutti faremo la nostra parte per vincere e tornare alla guida della città.

GIORDANO OTELLO MARILI:

Al congresso del circolo PD di Alessandria. Un partito che discute, si confronta, ma che trova l’unità, grazie alla generosità di Mauro Bressan e di Rapisardo Antinucci, che propone alla coalizione larga del Centrosinistra il nome di Giorgio Abonante per guidare la città di Alessandria nel 2022. Oggi per i democratici alessandrini è un punto di partenza e non di arrivo: insieme, tutti, costruiamo un’alternativa.In bocca al lupo al segretario Antinucci, al vicesegretario Francesco Di Salvo al nuovo gruppo dirigente cittadino tutto. Grazie a Paolo Furia ed Enrico Borghi per aver partecipato ai nostri lavori e a Ravetti Domenico per la vicinanza e le parole di verità che sono essenziali per vincere.

DOMENICO RAVETTI:

COMPETENZA. UMILTÀ. UNITÀ. VERITÀ.

Buon lavoro a Rapisardo Antinucci segretario del PD di Alessandria e a Francesco Di Salvo vice segretario. A Giorgio Abonante, che da oggi è ufficialmente il candidato sindaco che il PD all’unanimità mette a disposizione della coalizione e della città di Alessandria, ho consegnato alcune parole: competenza, umiltà, unità, verità. Lui è in grado di interpretare queste parole meglio di tante altre.#dallastessaparte#stoconvoi#accantoate

LUCA BINELLI sul profilo delle SARDINE ALESSANDRINE.

Caro Giorgio Abonante sono tante le cose da pensare e da fare lo sai meglio di me di sicuro. Penso che in questi mesi di campagna elettorale si debba pensare all’ipotesi di realizzare finalmente una vera zona pedonale che porti alla restituzione civica degli spazi di vie e piazze occupati dal traffico e dalle auto. Spazi a disposizione degli esercenti, commercianti, privati ideatori di contenuti culturali e ludici che facciano vivere la città. Il salto di qualità sarà la mobilità individuale a zero emissioni, l’intermodalità a basso impatto e il trasporto collettivo ove necessario. Bisognerebbe coinvolgere tutti i portatori di interessi in un percorso ragionato, collettivo e partecipato. Riprendiamo Alessandria anche così

GIORGIO LAGUZZI:

Domenica mattina è stato fatto un passo importante nella costruzione della coalizione che si presenterà alle amministrative del 2022 come alternativa al sistema Lega attualmente al governo della città. Giorgio Abonante è stato indicato all’unanimità al congresso del Partito Democratico di Alessandria come la figura da proporre come candidato Sindaco all’ampia coalizione che auspichiamo possa comprendere tutte le forze che hanno collaborato in consiglio comunale all’opposizione della Giunta Cuttica in questi anni, dai Moderati al M5S, più altri soggetti del mondo civico, sociale e politico che non si riconoscono o hanno in questi anni e mesi maturato delusione e insoddisfazione nei confronti dell’attuale amministrazione della città.Saranno necessari sette mesi di totale dedizione in cui moltiplicare l’impegno per ascoltare i cittadini di Alessandria, condividere le varie proposte e, infine, redigere il programma e le liste dei candidati al Consiglio comunale. Siamo sicuri Giorgio Abonante sia il nome migliore in grado di costruire intorno una ampia fiducia, a partire dai colleghi del gruppo consiliare PD e degli altri gruppi di opposizione con i quali la collaborazione in questi anni è stata totale. Gli interlocutori saranno tutti i cittadini di Alessandria e con loro andrà costruito un progetto per restituire il Comune alla comunità alessandrina.Auguriamo inoltre buon lavoro a Rapisardo Antinucci, confermato segretario del Pd, al neo vice-segretario Francesco Di Salvo e alla nuova assemblea presieduta da Silvia Robutti. Auspichiamo una serena e costruttiva campagna elettorale, che serva alla città e alla qualità delle sue relazioni.

PADOVA. LA CITTADINANZA ONORARIA A JAIR BOLSONARO, UNA VERGOGNA TUTTA ITALIANA.

L’annunciata visita del presidente brasiliano Jair Bolsonaro in visita alla Basilica del Santo a Padova ha provocato una ondata di indignazione con scontri tra Polizia e manifestanti anti-Bolsonaro.

Annullata la visita alla Basilica dopo una giornata ad alta tensione tra Polizia e manifestanti che al grido di “fora Bolsonaro” lo hanno costretto a rifugiarsi in un Hotel.

Il presidente brasiliano avrebbe dovuto visitare la Basilica nel pomeriggio dopo la tappa ad Anguillara Veneta dove è andata inscena la vergognosa cerimonia del conferimento della cittadinanza onoraria.

Ma anche nel paesino del padovano si sono registrati momenti di alta tensione tra la polizia e 500 dimostranti, che hanno accolto Bolsonaro al grido di “Fora Bolsonaro” e fatto saltare la tabella di marcia ufficiale. A Padova il copione si è ripetuto con alcuni manifestanti Sembra che alcuni dei manifestanti abbiano addirittura occupato l’ingresso alla basilica per impedire l’accesso a Bolsonaro.

Il presidente Bolsonaro a seguito delle tensioni è stato condotto in un hotel di Padova.

All’arrivo nel capoluogo euganeo, Bolsonaro è stato subito contestato dai manifestanti che lo attendevano organizzati.

Gli scontri con le forze dell’ordine sono scoppiati quando il corteo di protesta si è opposto all’ordine di disperdersi e dopo un primo contatto i poliziotti hanno usato gli idranti per disperderli, ma sono stati investiti da una pioggia di oggetti.

Il motivo per cui la sindaca Alessandra Buoso di Anguillara Veneta ha deciso di concedere la cittadinanza ordinaria a Bolsonaro risiede nelle origini venete della famiglia del presidente carioca.

Ma la scelta di Buoso, eletta nella lista civica Cambiare SI Può, era stata criticata perché ritenuta inopportuna per le inchieste della Magistratura brasiliana a carico del presidente, accusato di reati gravissimi a partire dalla gestione della pandemia che in Brasile ha provocato 600 mila morti, per crimini contro l’umanità e la sistematica distruzione della foresta amazzonica, patrimonio dell0’umanità UNESCO, il sospetto di coprire gli assassini dei leader ambientalisti delle popolazioni indigene.

Antonio Spada, consigliere municipale di opposizione che ha votato contro la cittadinanza a Bolsonaro:”La cittadinanza è inopportuna perché le posizioni di Bolsonaro non rispecchiano i valori della nostra Costituzione. Non condividiamo quello che pensa degli omosessuali, delle donne, dell’Amazzonia, una terra che deve rimanere un bene di tutti”.

Massimo Raimundo, Padre comboniano che ha trascorso 20 anni in Brasile, di cui 12 in Amazzonia: “La politica di Bolsonaro va contro tutto quello che professa quotidianamente Papa Francesco. Massimo Raimundo che opera a Verona nella sede della rivista Nigrizia, è in piazza ad Anguillara per dire no a Bolsonaro:”Il presidente non si occupa della difesa delle minoranze, a partire dagli indios dell’Amazzonia. Anzi ha bloccato i finanziamenti per la costruzione di case popolari nelle aree più indigenti del Paese. Mentre Papa Francesco: “non smette di ricordarne l’importanza come bene comune, mentre Bolsonaro fa quello che vuole in Amazzonia”.

Nel suo viaggio in Italia, il presidente brasiliano sarà in Toscana, in occasione di una visita ai caduti brasiliani a Pistoia. Ma anche a Pistoia si annunciano manifestazioni contro il presidente brasiliano.

Associazioni, movimenti, partiti, il mondo cattolico: “Non merita di essere ricevuto e salutato dalle autorità italiane, alle quali chiediamo di non tributargli alcun omaggio. Lo chiediamo anche a nome delle 600 mila vittime brasiliane del Covid provocate anche dalla sua discriminatoria politica sanitaria”.

ROMA. DDL ZAN, LE DESTRE VOTANO IL RITORNO AL MEDIOEVO. COSA PREVEDEVA IL DDL ZAN BOCCIATO AL SENATO.

Il ddl Zan approvato a larga maggioranza dalla Camera dei Deputati, ma bocciato al Senato.

Manifstazionecontro labocciatura del Ddl Zan a Milano(foto Repubblica)

La legge Zan contro l’omofobia si proponeva di prevenire e contrastare la discriminazione e la violenza basate sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità.

La proposta di legge, approvata in prima lettura alla Camera il 4 novembre era nata su iniziativa del deputato Pd Alessandro Zan.

Il testo prevedeva l’estensione dei reati d’odio per discriminazione razziale, etnica o religiosa (articolo 604 bis del codice penale), a chi compia discriminazioni verso omosessuali, donne, disabili.

Le modifiche In sostanza sarebbero state previste quattro modifiche alla normativa già esistente. 

La prima (art.2 e 3) riguarda l’aggiunta dei reati di discriminazione basati “sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere o sulla disabilità” all’articolo 604-bis e 604-ter del codice penale, che puniscono l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi “razziali, etnici, religiosi o di nazionalità”.

La seconda modifica (art.6) riguarda l’articolo 90-quater del codice di procedura penale in cui viene definita la “condizione di particolare vulnerabilità della persona offesa”.

L’articolo contiene solo la specifica relativa all’odio razziale mentre il ddl Zan prevedeva di aggiungere le parole “fondato sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere”.

La 3^ modifica (art. 8) riguardava il decreto legislativo del 9 luglio 2003, numero 215, sulla parità del trattamento degli individui indipendentemente dal colore della pelle o dalla provenienza etnica, al quale aggiunge alcune misure di prevenzione e contrasto delle discriminazioni legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere.

La 4^ (art.5) riguarda la legge Mancino che in questo caso si trattava di disposizioni tecniche per coordinare la legge contro l’omotransfobia con le norme già vigenti che perseguono i delitti contro l’eguaglianza. 

Le pene previste erano la reclusione fino 18 mesi o una multa fino a 6.000 euro per chi avrebbe commesso o istigato a commettere atti di discriminazione; il carcere da 6 mesi a 4 anni per chi istiga a commettere o commette violenza, o per chi partecipa a organizzazioni che incitano alla discriminazione o alla violenza.

Alle discriminazioni omofobe sarebbe stata estesa un’aggravante che aumenta la pena fino alla metà.   

La clausola salva idee Il testo prevede una “clausola salva idee”, che fa salve “la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte”.

Il ddl Zan articolo per articolo:

L’articolo 1 specificava le varie definizioni contenute nel testo della legge precisando che si applicano solo all’ambito definito dal ddl Zan:

– Per sesso si intende il sesso biologico o anagrafico;

– per genere si intende qualunque manifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse al sesso;

– per orientamento sessuale si intende l’attrazione sessuale o affettiva nei confronti di persone di sesso opposto, dello stesso sesso, o di entrambi i sessi;

– per identità di genere si intende l’identificazione percepita e manifestata di se in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione.

Una delle critiche rivolte al Ddl Zan è che queste definizioni venivano introdotto, nell’ordinamento giuridico italiano, il concetto di “identità di genere”. 

Molti ritengono che l’identità di genere tenda a “cancellare la differenza sessuale per accreditare una indistinzione dei generi”

– come si legge nell’appello “di personalità dell’area di centro sinistra”

– con “una confusione antropologica che preoccupa”.

Diventerebbe “il luogo in cui si vuole che la realtà dei corpi

– in particolare quella dei corpi femminili

– venga fatta sparire”, come lamentano le associazioni femministe e lesbiche.

Insomma un concetto troppo generico.  

Il termine non è nuovo ed è già stato usato dalla Corte costituzionale che, nella sentenza 221 del 2015, ha stabilito che l’identità di genere è un “elemento costitutivo del diritto all’identità personale, rientrante a pieno titolo nell’ambito dei diritti fondamentali della persona”. 

L’articolo 2 Introduceva modifiche all’articolo 604-bis del codice penale diretto a tutelare il rispetto della dignità umana e del principio di uguaglianza.

L’articolo 604-bis punisce con la reclusione fino a un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro:

– chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico,

– chi istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi” e con “la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo, istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”.

Il ddl Zan prevedeva che tra i motivi di discriminazione sarebbero rientrate anche le idee fondate “sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità”.

In sostanza, si modificava solo la parte relativa all’istigazione e non alla propaganda che resta perseguibile solo quando riguarda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico.

La propaganda è, secondo la Cassazione, qualsiasi “divulgazione di opinioni finalizzata a influenzare il comportamento o la psicologia di un vasto pubblico ed a raccogliere adesioni”, mentre l’istigazione è un “reato di pericolo concreto” e richiede che le affermazioni sanzionate determinino un concreto pericolo di comportamenti discriminatori o violenti. 

L’articolo 3 prevedeva analoghe modifiche apportate all’articolo 604-ter del codice penale che definisce le circostanze aggravanti “per i reati punibili con pena diversa da quella dell’ergastolo commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso” oppure “al fine di agevolare l’attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che hanno tra i loro scopi le medesime finalità”.

In questo caso l’articolo 604-ter specifica che la pena è aumentata “fino alla metà”.

In questo caso la formula dell’articolo 604-ter si estende ai “reati punibili con pena diversa da quella dell’ergastolo commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso, oppure fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità”.

L’articolo 4 e la questione della libertà di espressione, la cosiddetta “clausola salva-idee” a garanzia e tutela del pluralismo delle idee e della libertà delle scelte.

Si trattava di una norma inserita dopo una mediazione all’interno della maggioranza e anche per rispondere alle molte critiche sollevate dalle opposizioni e da una ampia sfera del mondo cattolico che avevano obiettato che la sola minaccia di conseguenze penali può indurre una compressione della libertà di pensiero e di educazione sotto la minaccia di “omofobia”. 

Una delle principali critiche mosse al ddl Zan è quella secondo cui introdurrebbe un “reato di opinione” nei confronti di chi è contrario, per esempio ai matrimoni e alle adozioni gay o al cambio di sesso.

Tuttavia nel nostro ordinamento i reati di opinione riguardano le manifestazioni di pensiero contrarie ai valori della Costituzione come ad esempio il Vilipendio della Repubblica e i delitti contro la personalità dello Stato in genere.

Ciò che il ddl Zan punisce non era la (lecita) manifestazione del pensiero, ma le discriminazioni e i comportamenti violenti subiti dalle minoranze a rischio. 

In realtà il limite era ben definito, proprio come nel caso della propaganda, dall’esistenza o meno del “concreto pericolo di atti discriminatori o violenti”.

L’articolo 4 del Ddl Zan specificava che «ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti”.

In sostanza, che non era perseguibile chi, per motivi religiosi o ideologici, manifesti idee contrarie, per esempio, al matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Tutto ciò che non determini un concreto pericolo di atti discriminatori resta protetto dall’art. 21 della Costituzione sulla libertà di manifestazione del pensiero che resta dunque salvo. 

L’articolo 5 del Ddl Zan e la legge Mancino contiene una serie di disposizioni tecniche che servono a coordinare la legge contro l’omotransfobia con le norme già vigenti che perseguono i delitti contro l’eguaglianza, come la legge Mancino (“Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa). 

La legge Mancino punisce con il carcere l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o di nazionalità e vieta inoltre la formazione di ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo che abbia come scopo l’incitamento alla violenza sempre per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.

In questo caso il ddl Zan introduce le forme di “discriminazione fondate sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità”. 

L’articolo 6  Prevede che si applichino anche alle persone discriminate in virtù del loro sesso, genere, orientamento sessuale, identità di genere o disabilità le norme previste per le “vittime particolarmente vulnerabili” (come stabilisce l’articolo 90-quater del codice di procedura penale).

Si tratta di quelle forme di cautela nella raccolta della denuncia o della testimonianza che servono a evitare ulteriori traumi e violenze a chi ne ha già subiti.

L’articolo 7, se approvata la legge, il 17 maggio diverrà la giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia,la bifobia e la transfobia, e sarebbe stata dedicata a promuovere, anche nelle scuole di ogni ordine e grado, il rispetto e l’inclusione e contrastare pregiudizi e discriminazioni.

L’articolo 7 del Ddl Zan prevedeva che la giornata sia un’occasione di commemorazione, informazione e riflessione in cui le scuole e le amministrazioni pubbliche organizzino iniziative di sensibilizzazione contro i pregiudizi omotransfobici, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Si trattava di iniziative di commemorazione sul modello della Giornata della Memoria contro la persecuzione degli ebrei. 

Il 17 maggio già si celebra la Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia, la transfobia, ricorrenza promossa dal Comitato Internazionale per la Giornata contro l’Omofobia e la Transfobia e riconosciuta dall’Unione europea e dalle Nazioni Unite.

La data scelta non è casuale.

Il 17 maggio 1990 coincide con la decisione di rimuovere l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali nella classificazione internazionale delle malattie pubblicata dall’Oms.

L’articolo 8 del Ddl Zan stabiliva che ai compiti dell’Unar, l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, venissero aggiunti quelli relativi alla “prevenzione e il contrasto delle discriminazioni per motivi legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere” e che questo deve essere fatto “compatibilmente con le risorse disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”. 

L’articolo 9 Specificava chi si potesse usufruire delle case accoglienza o dei centri contro le discriminazioni motivate da orientamento sessuale e identità di genere, centri istituiti dal decreto legge 34 del 2020, poi convertito in legge, finalizzati a proteggere e sostenere le vittime lgbt+ di violenza, anche domestica. 

L’articolo 10 affida all’Istituto nazionale di statistica, sentito l’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (OSCAD), il compito di raccogliere dati sulle discriminazioni per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, oppure fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere con una rilevazione statistica con cadenza almeno triennale.

TORINO. AMMINISTRATIVE VINCE IL CENTROSINISTRA, VINCE LA CONCRETEZZA, LE IDEE, I PROGRAMMI E LE SCELTE PER I PROSSIMI ANNI.

Elezioni amministrative archiviate, il centrosinistra si è dimostrato più concreto nelle scelte amministrative a livello locale e nazionale. A urne chiuse il segretario del P.D., Enrico Letta esulta: “Vittoria trionfale. Avanti col governo Draghi, bloccato il rischio di avere Meloni o Salvini a Palazzo Chigi”

I leader del centrosinistra hanno voluto complimentarsi con i nuovi sindaci a Torino e Roma, a Varese e Latina mentre Letta aggiunge: “Questo voto rafforza il governo Draghi”.

Il segretario del P.D. ha commentato il voto amministrativo che ha premiato i candidati sindaci del centrosinistra: “Oggi possiamo dire che il Pd oggi è rilanciato, in linea con le scelte di Nicola Zingaretti, e così è stato capace di vincere queste elezioni. E le vince ovunque, non solo a Roma e Torino”, ricordando come fino a poco tempo fa sembrasse questione di tempo per vedere Salvini o Meloni al posto di Draghi nel ruolo di Premier.

Il centrosinistra ha vinto quasi tutti i ballottaggi delle grandi città come Torino e Roma: “Due grandi vittorie, come anche quelle a Varese e Latina. Siamo orgogliosi”. 

L’unica nota stonata in un giorno di festa e di liberazione dall’incubo della possibile ascesa delle destre alla guida delle grandi città e il rischio di nuove elezioni politiche è stata l’alta percentuale di astensione ai ballottaggi.

Il dato, la disaffezione dei giovani e delle persone alla politica deve far riflettere il Leader del centrosinistra, che non possono e non devono ignorare ampi strati di popolazione marginalizzati dalla vita socio economica nel nostro paese.

La precarizzazione selvaggia del mondo del lavoro scanditi dagli stage con ore di lavoro in azienda a titolo quasi gratuito, lo sfruttamento del lavoro somministrato che ha bruciato tre generazioni di giovani e meno giovani. La deindustrializzazione, i nuovi progetti industriali che faticano a partire, le scelte opportunistiche di chiudere stabilimenti produttivi sani per trasferirli altrove, la speculazione sugli incentivi statali senza regole o con regole facilmente aggirabili e spesso l’impossibilità per gli ultracinquantenni e sessantenni disoccupati di ricollocarsi nel mondo del lavoro o di accedere alla pensione creano non pochi problemi di carattere politico, sociale, economico ed esistenziale.

I prossimi anni saranno caratterizzati da nuove tensioni economiche con l’inflazione che riprenderà a correre complice la ripresa industriale, i consumi e le nuove richieste di materie prime per la produzione di energia.

A tutto questo la politica dovrà necessariamente dare risposte, fare investimenti per creare nuova occupazione, difendere l’ambiente dall’inquinamento, dai cambiamenti climatici, riequilibrare le diseguaglianze sociali ed economiche degli anni della crisi economica e della pandemia mondiale e dare nuova speranza ai giovani.

ROMA. “MAI PIU’ FASCISMI” MANIFESTAZIONE DI MASSA ORGANIZZATA DALLA CGIL DOPO L’ASSALTO FASCISTA.

La manifestazione sindacale a Roma, organizzata per rifiutare i fascismi e tutte le forme di violenza, ha visto la partecipazione in presenza di 200.000 persone da tutta Italia.

In piazza Letta, Di Maio, Conte, Landini, Zingaretti insieme a parlamentari, sindacalisti e persone comuni giunte da tutta Italia. Alessandria ha partecipato alla manifestazione di Roma con un nutrito gruppo di persone in rappresentanza di tutti i democratici, gli antifascisti e gente comune che ripudia la violenza come strumento di lotta politica.

Maurizio Landini dal palco ha parlato alla piazza e al governo: “Questa piazza parla a tutto il Paese, tutto il governo apra una fase di cambiamento sociale”.

L’assalto alla sede storica della Camera del lavoro di Roma ha rappresentato il punto più alto nella strategia della tensione organizzata da gruppi neofascisti, No Vax, Green Pass e i leader del movimento IoApro. Ma in risposta all’aggressione premeditata alla CGIL piazza san Giovanni ha risposto con una grande manifestazione democratica, almeno 200.000 persone, in tempo di Covid-19, hanno risposto all’appello del sindacato a mobilitarsi contro i nuovi fascismi.

Le bandiere delle confederazioni sindacali hanno coperto quasi completamente la piazza, molti gli slogan scandito dai manifestanti che hanno voluto rimarcare il rifiuto del fascismo e della violenza come ha spiegato Maurizio Landini dal palco in chiusura della manifestazione: “Questa piazza parla a tutto il Paese. E’ una risposta che parla da sola, che dice che tutta Italia vuole cambiare questo Paese, che vuole chiudere con la violenza politica. Ma anche che vogliamo essere protagonisti del cambiamento economico. Tutto il governo assuma questa sfida e apra una fase di cambiamento sociale del Paese. Le organizzazioni fasciste devono essere sciolte: si passi ora dalla solidarietà ad azioni concrete e lo Stato dimostri la sua forza democratica nel far rispettare leggi e applicare la Costituzione” dice Landini ribadendo la richiesta al governo.

Luigi Sbarra della CISL: “Chiediamo al governo che proceda immediatamente allo scioglimento di tutte le organizzazioni neofasciste e neonaziste. E’ un passo doveroso. Vogliamo incalzare imprese e governo su proposte concrete per togliere qualsiasi illusione a chi ha in mente disegni di natura eversiva per incendiare la paura: perché questo stanno cercando di fare i movimenti di chiaro stampo neofascista che hanno come loro bersaglio la democrazia”.

Pierpaolo Bombardieri della Uil cita Sandro Pertini: “Il fascismo non è un’opinione ma un crimine. In questa piazza c’è la nuova resistenza. Cgil Cisl e Uil sono organizzazioni antifasciste e non c’è spazio né per gli squadristi né per i violenti: fuori dalle nostre sedi”.

Concluso l’intervento di Maurizio Landini la piazza a gran voce ha chiuso la manifestazione sulle note di Bella Ciao.

Alla manifestazione hanno partecipato leader di partiti e movimenti, big, ministri, parlamentari e sindaci.

La delegazione del Pd è stata guidata da Enrico Letta, tre capigruppo, e i ministri Andrea Orlando e Dario Franceschini, parlamentari, dirigenti e molti amministratori. Molti i sindaci con la fascia tricolore come Matteo Lepore, Leoluca Orlando e Dario Nardella.

Presente Roberto Gualtieri e per il M5S Giuseppe Conte, Luigi Di Maio, Paola Taverna, Alfonso Bonafede e molti parlamentari.

Articolo 1 è stato presente con il ministro Roberto Speranza, Pier Luigi Bersani, Federico Fornaro e Massimo D’Alema. Nicola Fratoianni e Nichi Vendola pe la Sinistra. A guidare Italia Viva in piazza c’era Teresa Bellanova e un di parlamentari. In piazza era presente una delegazione di socialisti con Bobo Craxi. Per i movimenti erano presenti Mattia Santori e Anna Falcone.

Alla manifestazione erano presenti le sigle dall’Anpi a Libera e Legambiente.

Oltre 1000 uomini e donne delle forze dell’ordine e agenti della polizia locale di Roma Capitale, agenti di Polizia in Borghese, Guardia di finanza e Carabinieri sono stati impiegati a piazza San Giovanni per garantire la sicurezza e il regolare svolgimento della manifestazione.

Tutte le immagini della manifestazione sono state ripresa dai profili presenti su facebook

TORINO. ELEZIONI AMMINISTRATIVE, TRA ALLEANZE E BIG DELLA POLITICA.

La chiusura della campagna elettorale per le amministrative della città di Torino è stata chiusa dal segretario nazionale del Partito democratico, Enrico letta, in appoggio al candidato indaco Stefano Lo Russo, già capogruppo del P.D., durante l’amministrazione del sindaco uscente Chiara Appendino.

Europa Verde – Verdi, che al primo turno aveva appoggiato la candidatura di Valentina Sganga del Movimento 5 Stelle, al ballottaggio sosterrà il candidato del centrosinistra Stefano Lo Russo. La decisione è stata presa nei giorni scorsi dopo un confronto tra i co-portavoce regionali di Europa Verde, Tiziana Mossa e Alessandro Pizzi, e i commissari di Torino, Antonio Fiore e Angela Plaku.

I portavoce di Europa verde-Verdi hanno spiegato: “Lo facciamo consapevoli che il sistema elettorale a doppio turno impone una presa di posizione, e noi di Europa Verde- Verdi scegliamo di stare dalla parte dei nostri cittadini e verso chi ha istanze ambientali meno lontane dalle nostre. Di fronte ad una destra sovranista è un nostro dovere dare un contributo per evitare che vada al governo della città”.

I portavoce di Europa Verde, Angelo Bonelli ed Eleonora Evi, in una nota spiegano che: “continueremo la nostra politica di controllo degli atti amministrativi e di proposte affinché la transizione ecologica sia il punto di forza delle prossime amministrazioni comunali partendo dal contributo delle due nostre consigliere elette nelle Circoscrizioni di Torino”.

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