Mese: marzo 2018

GERUSALEMME. LA STRAGE DI PASQUA SUL CONFINE TRA GAZA E ISRAELE.

Lo stato Ebraico,Israele, ha festeggiato la Pasqua Cristiana con una strage e l’uccisione di 17 palestinesi radunatisi al confine tra Gaza e Israele per una manifestazione pacifica.

I morti sono 17, un ragazzo di meno di 16 anni è tra gli assassinati dai soldati israeliani. L’ambasciatore palestinese presso le Nazioni Unite, Riyad Mansour, lo ha reso noto durante un incontro con i giornalisti a New York al termine di una riunione straordinaria del Consiglio di sicurezza convocata su richiesta del Kuwait.

Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha chiesto l’apertura una indagine indipendente sui fatti di venerdì culminati con la strage di 17 palestinesi disarmati durante una manifestazione al confine tra Israele e la Striscia di Gaza.

L’agenzia di stampa Wafa riferisce di altre sei persone ferite oggi, durante una nuova proteste, e di decine di intossicati dai gas lacrimogeni.

La Wafa ha dato notizia di soldati israeliani, di stanza alla frontiera,che hanno deliberatamente aperto il fuoco contro i manifestanti a est di Khan Younes, ferendo tre di loro alle gambe.

Gaza City, a Jabalia e vicino al campo profughi di Bureij, conta altri tre feriti da armi da fuoco mentre fonti mediche parlano di almeno tredici persone ferite.

L’Unione europea, in una nota dell’Alta rappresentante per la politica estera,Federica Mogherini, ha sottolineato come “l’uso di munizioni vere dovrebbe essere oggetto di un’indagine indipendente e trasparente. Mentre Israele ha il diritto di proteggere i suoi confini, l’uso della forza deve essere proporzionato in ogni momento. La libertà di espressione e di assemblea sono diritti fondamentali che vanno rispettati”.
“Un ritorno immediato alla calma è essenziale. Tutti coloro che sono coinvolti hanno bisogno di esercitare moderazione ed evitare ulteriori escalation violente e ogni atto che possa mettere in pericolo i civili”.

La manifestazione di venerdì ha provocato 17 morti e almeno 2 mila feriti.

I palestinesi si erano riuniti lungo il confine con lo stato ebraico per la “Marcia per il Ritorno” voluta da Hamas in occasione del Land Day, la celebrazione annuale dello sciopero generale e delle marce organizzate il 30 marzo 1976 in protesta per l’esproprio di terre per motivi di sicurezza da parte di Israele.

L’assistente del segretario generale delle Nazioni Unite per gli affari politici, Taye-Brook Zerihoun: “C’è il timore che la situazione possa deteriorarsi nei prossimi giorni. Siamo profondamente rattristati. Il rischio di escalation è molto reale, esiste la possibilità di un nuovo conflitto nella Striscia di Gaza”.

Centinaia di persone stazionano intorno agli accampamenti allestiti a qualche centinaia di metri dal confine con Israele.

Le tende funzionano da campo base per la partenza delle marce che nelle intenzione degli organizzatori proseguiranno fino al 15 maggio,70° anniversario della creazione dello stato di Israele.

Per i palestinesi la data del 15 maggio corrisponde con la “nakba” o catastrofe, data in cui centinaia di migliaia di persone furono costretti ad abbandonare le loro case durante la guerra del 1948 per non farvi più ritorno.

L’ambasciatore Mansour ha chiesto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di “affrontare con serierà la questione fornendo protezione alla popolazione civile” della Striscia di Gaza.

L’autorità Nazionale Palestinese,il Presidente dell’Anp,Mahmoud Abbas, ha dichiarato per oggi una giornata di lutto nazionale e sciopero generale: chiusi i negozi della Cisgiordania e la maggior parte delle attività imprenditoriali, le università e le scuole hanno sospeso le lezioni.

Foad Aodi, il fondatore delle Comunità del mondo arabo in Italia alla Adnkronos ha riferito che sono iniziati i funerali delle vittime degli scontri mentre i medici locali chiedono “un corridoio sanitario e umanitario per 1.630 feriti”.

I palestinesi che accusano Israele di aver compiuto un grande  contro il popolo palestinese e il primo ministro dell’Anp, Rami Hamdallah, ha chiesto che lo Stato ebraico venga riconosciuto responsabile di quello che ha definito “omicidio premeditato”.

Il generale Ronen Manelis,portavoce militare israeliano, ha dichiarato :”Se la violenza continuerà lungo il confine di Gaza, Israele espanderà la sua reazione per colpire i militanti anche al di là della frontiera, all’indomani della marcia.

Su Twitter la portavoce del dipartimento di Stato Usa, Heather Nauert,ha scritto:  “Siamo profondamente rattristati dalle perdite di vite a Gaza. Invitiamo tutti coloro che sono coinvolti ad adottare passi per abbassare le tensioni e stiamo lavorando a un piano per la pace. La violenza non porta avanti né l’uno né l’altro di questi obiettivi”.

ROMA. GRAZIANO DELRIO: “TRA PD E 5 STELLE LA DISTANZA E’ SOSTANZIALE”.

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Graziano Delrio / Foto: Imagoeconomica

Graziano Delrio è pronto al dialogo con i due vincitori, ma sulle riforme e non sulle poltrone. Al Quirinale il capogruppo alla Camera porterà la determinazione del Pd a tenere conto del voto degli italiani: «Non siamo minoranza per scelta o per capriccio, non si può fare finta che il risultato delle elezioni sia stato un incidente».

Di Maio vi rimprovera di sottrarvi alle convergenze. Siete pronti a parlare di governo con il M5S?
«Se per trovare convergenze propongono la flat tax per far pagare meno tasse ai ricchi togliendo risorse a scuole e sanità pubblica, l’argomento è chiuso. E se vogliono cancellare la legge Fornero io dico che è pericoloso, perché minando il sistema rischiamo di non pagare più le pensioni».

Lascerete che nasca un governo Di Maio-Salvini?
«La nostra linea è chiara, vogliamo rispettare il risultato del 4 marzo e su questo siamo d’accordo con Salvini e Di Maio. La democrazia si rafforza quando si rispetta il voto, non tenerne conto invece può essere pericoloso. Non tifiamo per nessun governo con programmi che danneggiano l’Italia».

Continuerete a disertare i tavoli di confronto?
«Ci possiamo sedere sempre, ma mi sembra impossibile che le differenze siano scomparse a venti giorni dal voto. Se siamo seri dobbiamo dire che le distanze programmatiche, tra noi e la Lega e tra noi e i 5stelle, su molti temi sono sostanziali. Non è questione di renziani o non renziani, ma di contenuti».

I vincitori volano nei sondaggi, voi siete fermi. Eppure lei come Renzi pensa che l’opposizione gioverà al Pd?
«Fa bene al Paese una minoranza ricca di proposte per il benessere di famiglie e imprese. Accusarci di immobilismo prima ancora che parta la legislatura è ingeneroso. Dobbiamo fare un’analisi profonda della sconfitta e mettere in campo la nostra agenda programmatica, non possiamo solo contrastare quella altrui. Sulle cose che interessano gli italiani non staremo a guardare, saremo protagonisti».

Intanto M5S e Lega si prendono tutte le cariche. Non hanno ragione Franceschini, Emiliano, Orlando e gli altri che spingono per il confronto?
«La nostra serietà non sia presa per debolezza. Noi abbiamo rifiutato confronti per rispetto alle consultazioni e al ruolo del presidente della Repubblica. Per ora 5stelle e destra sono stati molto abili a spartirsi le poltrone, più che a garantire le regole e il buon inizio della legislatura».

Un pontiere come lei non ha la tentazione di allearsi con il M5S contro la destra?
«Dialogo sempre con tutti quelli che si impegnano a risolvere i problemi, come ridurre le diseguaglianze e aumentare la giustizia sociale. Non abbiamo preclusione al confronto sui temi che aiutano la vita delle persone, ma le loro ricette sono sbagliate».

E se Mattarella vi proponesse un governo di scopo?
«Il presidente troverà nel Pd ascolto, attenzione e la massima collaborazione, come ha deciso all’unanimità la direzione del Pd. Ma io non so cosa voglia dire governo di scopo».

Un governo che fa la legge elettorale, ad esempio.
«Sì, ma quale legge? La politica italiana è ammalata di formule e liturgie, io vorrei che parlassimo di contenuti».

II Pd rischia l’estinzione?
«No, se ripartiamo dai principi e dai valori e ricostruiamo una identità più forte in una società che è cambiata. In questa traversata, che non sarà nel deserto perché abbiamo con noi sei milioni di elettori, dobbiamo giocare un ruolo. Ritroviamo uno slancio partendo dalla sofferenza delle persone e poi vediamo cosa succede».

Renzi esercita un potere di interdizione sul Pd?
«No. Marcucci e io non abbiamo un capo o una società esterna che ci dà ordini. A differenza del M5S il nostro regolamento è aperto alla pluralità, non c’è uno che decide per tutti. Io mi confronto con Matteo sui contenuti e lui, avendo fatto il passo indietro, vuole che il Pd faccia il suo percorso con serenità. Ma è un senatore e non gli si può chiedere di non essere un dirigente del Pd».

Perché allora, sull’elezione dei capigruppo, Martina ha minacciato le dimissioni?
«C’è stato un confronto in un gruppo dirigente allargato e poi il reggente ha fatto la sintesi».

La leadership di Maurizio Martina è stata intaccata?
«Ho governato il Paese per cinque anni e non credo che la leadership si eserciti sulle nomine. Il congresso ha disegnato un’area di maggioranza che va da Martina a Orfini e dialoga con la minoranza. L’unità nella diversità è un valore».

Il Pd sembra già in pieno congresso. Lei si candida?
«Il Pd ha intelligenze migliori e io, anche per ragioni familiari, non sono disponibile».

Gentiloni può essere il traghettatore?
«Non lo so. Non ci serve un capo, ma un orizzonte. Con metafora pasquale direi che dobbiamo lavare i piedi, servire i tanti smarriti in questa società. Io come Grillo sono gaberiano, sono contro le ideologie, ma non si può dire che destra e sinistra non esistano più. C’è una destra nazionalista, cattiva, che divide la società e mette in pericolo la pace. Su questioni sostanziali come la democrazia i 5stelle hanno una visione molto diversa dal Pd, che deve far circolare idee di sinistra».
Non è il caso che si dimetta da ministro?
«Sto chiudendo gli ultimi atti per i territori. Sono pronto».

ASTI. INDUSTRIA 4.0 COSA CAMBIA….

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Mercoledì 4 aprile ad Asti,dalle ore 14,30 presso l’istituto degli Oblati di San Giuseppe,corso Alfieri 384 si svolgerà l’iniziativa promossa dalla Fim Cisl Alessandria Asti dal titolo:
                   “LA SFIDA DELLE RELAZIONI INDUSTRIALI 4.0 COSA CAMBIA…”
Stiamo assistendo ad una “4^ rivoluzione industriale” accompagnata da un’ondata tecnologica che sta trasformando l’industria e che appare in grado di cambiare per sempre il mondo del lavoro.
Come governare i cambiamenti senza subirli? Attorno a questi temi ruoterà il dibattito che vedrà protagonisti:
Marco Bentivogli,segretario generale Fim Cisl,
Paolo Rebaudengo esperto di relazioni industriali,
Giovanna Damiano, direttore dello stabilimento Epta Spa,
Marco Ciani,segretario generale della Cisl Alessandria-Asti;
Moderatore Alessandro Rota Porta,consulente del lavoro “il sole 24 ore”.
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Paola Toriggia
Ufficio stampa Cisl Alessandria-Asti
tel. 0131.204762 (-711 centralino)
Via Tripoli 14- 15121 Alessandria
FACEBOOK:  Cisl Alessandria-Asti 
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Convegno Industria 4.0 Cisl ad ASti-4-4-18

GERUSALEMME. LA MARCIA DEL RITORNO: INTERVISTA A MUSTAFA BAGHOUTI DI MICHELE GIORGIO PER IL MANIFESTO.

Intervista al teorico della resistenza non violenta: anche Hamas comprende che solo la mobilitazione popolare e pacifica può raggiungere gli ‎obiettivi che sono di tutti i palestinesi

La marcia del ritorno ieri a Gaza (Foto: Ma'an News)

 

AGGIORNAMENTI
Al Mezan: due feriti (forse morti) sono da ieri a 150 metri dalle barriere di confine
Il Centro al Mezan per i diritti umani chiede che l’esercito israeliano consenta di portare soccorso a due dimostranti, Mohammed Al Arabiyeh e Musab Al Saloul, che si trovano Jahr Al Dik in Wadi Gaza, a circa 150 metri dalle barriere con Israele. I due sono stati feriti ieri e, secondo al Mezan, potrebbero essere morti.

Esercito Israele: pronti a colpire anche dentro Gaza

Se le proteste continueranno Israele espanderà la sua reazione e colpirà dentro Gaza. Lo ha detto il generale Ronen Manelis, portavoce militare israeliano, all’indomani della Marcia del Ritorno e dell’uccisione di 16 palestinesi.

 

Onu, Guterres: indagine indipendente su fatti Gaza

Il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres vuole “un’indagine indipendente e trasparente” sui fatti di ieri a Gaza mentre il Consiglio di sicurezza Onu sollecita moderazione e riduzione delle tensioni ma non ha deciso alcuna azione dopo l’incontro d’emergenza di ieri sera. L’ambasciatore palestinese Riyad Mansour si dice deluso dal Consiglio di sicurezza Onu che non ha condannato “l’orribile massacro compiuto da Israele”. Invece l’ambasciatore israeliano al Palazzo di vetro, Danny Danon, parla di  “un raduno di terrore violento e ben organizzato”.

 

di Michele Giorgio – Il Manifesto

Gerusalemme, 31 marzo 2018, Nena News – Esponente di spicco della società civile palestinese e storico sostenitore della resistenza ‎popolare contro l’occupazione, Mustafa Baghouti vede nella massiccia partecipazione a ‎Gaza alla Grande Marcia del Ritorno il nuovo orizzonte al quale la popolazione e le forze ‎politiche palestinesi dovranno guardare da oggi in poi. Lo abbiamo intervistato mentre da ‎Gaza giungevano continue notizie di morti e feriti.‎

Mustafa Barghouti

Sangue e politica, Gaza dimostra ancora una volta la sua centralità nella questione ‎palestinese.

Non è stato solo un giorno di morte e dolore di cui è responsabile esclusivamente Israele. Ci sono due ‎punti molto importanti emersi dalla Grande Marcia del Ritorno. Il primo è che oggi ‎‎(ieri,ndr) abbiamo visto sul terreno una manifestazione concreta dell’unità palestinese. ‎Uomini , donne, ragazzi, bambini hanno partecipato a un’iniziativa che per giorni gli ‎israeliani hanno etichettato come violenta, aggressiva, minacciosa e che invece voleva solo ‎commemorare la Nakba e il Giorno della terra e ribadire che i palestinesi non ‎dimenticheranno mai i loro diritti. L’unica aggressione è arrivata da Israele che ha schierato ‎carri armati, blindati e tiratori scelti contro civili disarmati che manifestavano per i loro ‎diritti e per difendere la loro memoria storica. Il secondo è che tutte le formazioni politiche ‎palestinesi, incluso Hamas, hanno adottato la resistenza popolare non violenta. Il ‎movimento islamico al di là dei suoi proclami e delle sue manifestazioni di forza, in realtà ‎ora comprende che solo la mobilitazione popolare, non violenta, può raggiungere gli ‎obiettivi che sono di tutti i palestinesi. A cominciare dalla fine dell’assedio di Gaza. Sono ‎sicuro che vedremo sempre di più (nei Territori palestinesi occupati) manifestazioni con ‎migliaia e migliaia di persone.‎

Chiedete alla comunità internazionale di intervenire?

Condannare Israele è il minimo che è chiamata a fare ciò che definiamo come la comunità ‎internazionale. L’Europa, ad esempio, a parole difende diritti e democrazia e poi resta in ‎silenzio davant ai crimini e agli abusi che commette Israele. Non fiata e quando lo fa è solo ‎per ripetere slogan e formule sterili che non servono a nulla in una situazione regionale e ‎internazionale profondamente mutata in cui, peraltro, gli Stati Uniti hanno adottato ‎apertamente la politica (del premier israeliano) Netanyahu proclamando Gerusalemme ‎capitale di Israele e disconoscendo la storia della città e le rivendicazioni palestinesi.

Donald Trump probabilmente sarà di nuovo a Gerusalemme a metà maggio, per ‎partecipare all’apertura dell’ambasciata Usa nella città.‎

E quando sarà qui si renderà conto che i palestinesi non si arrendono e continuano la lotta ‎per i loro diritti malgrado debbano fare i conti con un Paese molto potente come Israele e ‎con la superpotenza mondiale, l’America. Sono certo che la resistenza popolare vista a Gaza ‎e in Cisgiordania in queste ore non solo andrà avanti fino al 15 maggio, quando Trump ‎dovrebbe essere qui, ma proseguirà dopo quella data. Si trasformerà in un movimento di ‎massa, pacifico ma molto determinato contro l’occupazione. Questa è l’unica strada che ‎abbiamo per resistere all’oppressione israeliana e per liberarci di essa. Il resto si è dimostrato ‎fallimentare.

Ritiene l’Autorità nazionale palestinese ai margini, non importante per la lotta ‎popolare che lei si aspetta nelle prossime settimane?

Non dico questo ma certo l’Anp dovrà cambiare radicalmente la sua strategia e rinunciare al ‎suo attaccamento agli Accordi di Oslo del 1993 e alla formula negoziale degli ultimi venti ‎anni. Non ci crede più nessuno e il governo Netanyahu utilizza quelle vecchie intese per ‎proseguire indisturbato le sue politiche di occupazione e colonizzazione. La prima cosa che ‎l’Anp dovrà fare è mettere fine alla frattura (con Hamas, ndr) perché nessun palestinese la ‎vuole e può ancora tollerarla.

Michele Giorgio è su Twitter: @michelegiorgio2‎

ROMA. COSI’ E’ SPARITO IL TESORO DELLA LEGA: SCOOP DE L’ESPRESSO.

Così è sparito il tesoro della Lega. Lo scoop de L’Espresso

Focus

Un’inchiesta del settimanale porta alla luce i conti segreti di Matteo Salvini

I conti segreti di Matteo Salvini, quelli sui quali indaga da mesi la Procura di Genova, sono al centro di un’inchiesta dell’Espresso che uscirà domani. Il settimanale è andato alla ricerca di quel tesoro del Carroccio, quei 48 milioni di euro che il tribunale genovese vorrebbe mettere sotto sequestro dopo la condanna di Bossi e dell’ex tesoriere Belsito nel 2017 per truffa ai danni dello Stato. Ma finora il tribunale è riuscito a recuperare poco più di 2 milioni.

Le minacce di Salvini: “Li querelo”

Salvini, che a gennaio aveva dichiarato che sul conto della Lega ci sono mila euro, ora minaccia di querelare il settimanale e in un video pubblicato oggi su Facebook li insulta: “O sono cretini o in malafede, o sono cretini in malafede”.

“Non ho nascosto milioni di euro, i russi non ci hanno dato né soldi né matrioske – dichiara il leader del Carroccio – All’Espresso rispondo con un sorriso e una querela”.

L’inchiesta

Ma ci sono dei documenti bancari che, secondo i giornalisti dell’Espresso possono far capire che fine abbiano fatto i soldi della Lega. E non solo quella di Salvini, ma anche il Carroccio di Maroni. Durante entrambe le gestioni, infatti, “parecchi milioni sono stati investiti illegalmente“.

“Una legge del 2012 – si legge sull’Espresso – vieta infatti ai partiti politici di scommettere i propri denari su strumenti finanziari diversi dai titoli di Stato dei Paesi dell’Unione europea. Il partito che si batte contro l’Europa serva di banche e multinazionali ha cercato di guadagnare soldi comprando le obbligazioni di alcune delle più famose banche e multinazionali”.

Il ruolo della onlus Più voci

Oltre agli investimenti illegali, dall’inchiesta dell’Espresso – dal titolo I conti segreti di Salvini – emerge un altro importante novità. In tutta questa vicenda infatti c’è una associazione che ha un ruolo fondamentale nella “sparizione” del tesoro. Si tratta di una onlus “di area leghista” che si chiama Più voci. Non ha un sito Internet, non c’è traccia di sue attività sul territorio.

La Lega la userebbe “per ricevere finanziamenti dalle aziende”. Finanziamenti che verrebbero subito “girati a società controllate dal partito. L’associazione – secondo quanto anticipa il settimanale – è stata creata da tre commercialisti fedelissimi a Salvini nell’ottobre del 2015” proprio durante il processo a Bossi e Belsito. Ma chi ha finanziato la onlus? Nell’inchiesta in uscita domani si potranno leggere i nomi delle persone coinvolte in questa vicenda opaca e complicata che getta, dopo gli ultimi scandali, ulteriori ombre sul partito di Matteo Salvini.

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