FIRST TIME di Germana Blandin Savoia: BURBERRY

FIRST TIME di Germana Blandin Savoia
BURBERRY

foto Burberry
La nostra settimana della moda di Londra è iniziata in anticipo perché sabato 15/09/2018 i saloni di Burberry si sono aperti al pubblico dopo un lungo periodo di chiusura per ristrutturazione. Tutto ora è color miele e abbraccia tutte le sfumature del beige. Hanno aperto i battenti mettendo in luce e in chiaro gli ambienti sconosciuti alla platea, dove un tempo c’era il proscenio e dove ampie sale laterali si palesano.
Scale a scendere e a salire fino all’ultimo piano dove si gode la vista della sottostante Regent Street.
Piccole collezioni in mostra in anteprima solo per un giorno dove nuovi disegnatori emergono con le loro creazioni sugli scaffali, dalle borse ai foulard ai soprabiti, alle scarpe. Pochi oggetti raffinati come tutto
quello che contraddistingue questo noto marchio inglese. Dietro le quinte però adesso c’è il lavoro di un gruppo italiano a cominciare dal Direttore Creativo Riccardo Tisci all’Amministratore Delegato. Ed è proprio il Direttore che scavando negli archivi ha trovato e riproposto alcune stampe e ha dato vita a quello che sembrava appartenere solo al passato. Ora il nuovo motto d’azione è: non buttare via nulla ma riciclare.
E ci torna in mente l’articolo letto tempo fa in cui si spiegava che gli oggetti invenduti andavano al rogo.
Triste e arrogante agire, una realtà che non sarà mai più attivata.
Anche se non ci siamo subito presentate come autrici, veniamo accolte come milionarie a cui si offre una coppa di champagne, ma forse è solo per restare in tema con i colori indossati dal nuovo scenario che abbraccia tutte le tonalità offerte dalla nuance.
Veniamo condotte quasi per mano tanta è la gentilezza di chi ci accompagna a scoprire gli ambienti di quello che un tempo è stato teatro divenuto poi un cinema dove una bellissima cupola centrale svetta e si fa ammirare per la sua vetrata con una stella centrale inclusa. Ci invita inoltre a contemplare i lampadari
originali che prima non erano a vista.
Le ringhiere e i mancorrenti di colore nero ricordano il rigore e che il netto contrasto con il chiaro degli ambienti disegna già di per sé l’idea del nuovo volto dato.
Qui giovani stilisti vengono alla ribalta grazie al fascino delle loro collezioni dell’anteprima di lunedì 17 settembre. Non ci è dato a sapere ovviamente ma ci risulta che neanche gli addetti ne siano al corrente.
Certo è che d’ora in poi il negozio include una linea che veste anche chi non ha molto da spendere ma vuole un capo firmato Burberry. Per cui crediamo che se prima era solo un capriccio passare ed entrare, d’ora in poi potrebbe essere una tappa fissa per noi turisti italiani.
Un grazie particolare va alla Dottoressa Micaela Isoli che ci ha amabilmente istruite sui progetti in da venire che ovviamente non possiamo divulgare perché privati e perché crediamo che il futuro sia proprio firmato da questi giovani talenti italiani che purtroppo ancora una volta solo all’estero hanno la possibilità di affermarsi

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GINEVRA.ONU CONTRO LE POLITICHE RAZZISTE DEL GOVERNO GIALLO-VERDE.

Ginevra.10 settembre 2018, Michelle Bachelet, neo Alto commissario Onu per i diritti umani, aprendo i lavori del Consiglio Onu per i diritti umani, riunito fino al 28 settembre, ha annunciato che una squadra di osservatori sarà inviata in Italia e per motivi analoghi anche in Austria: “Abbiamo intenzione di inviare personale in Italia per valutare il riferito forte incremento di violenza e di razzismo contro migranti, persone di discendenza africana e Rom”.

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Le politiche messe in atto dal ministro Salvini, che gli ha procurato l’iscrizione nel registro degli indagati, ha creato frizioni presso l’ONU e nuove ostilità nei confronti dei migranti.

Michelle Bachelet critica i muri di confine, la separazione delle famiglie di immigrati e l’incitamento dell’odio contro i migranti: “Queste politiche non offrono soluzioni a lungo termine a nessuno, solo più ostilità, miseria, sofferenza e caos”.

L’Alto commissario non cita esempi concreti, ma ha presentato una quadro preciso delle emergenze create da episodi razzisti negli Stati Uniti, in Ungheria e Italia.

La Bachelet nella carica è succeduta al diplomatico giordano delle Nazioni Unite,Zeid Ra’ad Al Hussein, noto per il suo approccio conflittuale nei confronti di alcuni di questi paesi.

Il neo Alto commissario per i Diritti Umani Michelle. Bachelet ha esortato L’Ue a intraprendere operazioni di ricerca e soccorso umanitario nel Mediterraneo: “Conseguenze devastanti da stop navi ong.  Il Governo italiano ha negato l’ingresso di navi di soccorso delle Ong. Questo tipo di atteggiamento politico e di altri sviluppi recenti hanno conseguenze devastanti per molte persone già vulnerabili e a garantire l’accesso all’asilo e alla protezione dei diritti umani nell’Unione europea”.

Matteo Salvini replica all’Onu, ma i dati lo smentiscono clamorosamente anche in questo caso: “non accettiamo lezioni. L’Italia negli ultimi anni ha accolto 700 mila immigrati, molti dei quali clandestini, e non ha mai ricevuto collaborazione dagli altri paesi europei. Quindi non accettiamo lezioni da nessuno, tanto meno dall’Onu che si conferma prevenuta, inutilmente costosa e disinformata: le forze dell’ordine smentiscono ci sia un allarme razzismo. Prima di fare verifiche sull’Italia, l’Onu indaghi sui propri stati membri che ignorano diritti elementari come la libertà e la parità tra uomo e donna”.

Il ministro dell’Interno,Matteo Salvini, ha poi proseguito con le solite grossolane minacce, già rivolte e rimangiate nei confronti della Ue ed ora dell’Onu:. “Valuteremo taglio fondi all’Onu.  “L’Onu è un’organizzazione che costa miliardi di euro, a cui l’Italia dà più di 100 milioni all’anno di contributi e ragioneremo con gli alleati sull’utilità di continuare a dare questi 100 milioni di euro per finanziare sprechi, mangerie, ruberie per un organismo che vorrebbe venire a dare lezioni agli italiani e poi ha Paesi che praticano tortura e pena di morte”.

TRENTO. TRAFFICO INTERNAZIONALE DI DROGA TRA NORD EUROPA E ITALIA.

Trento, 10/09/2018
GUARDIA DI FINANZA: OPERAZIONE “ALBA BIANCA”: STRONCATO TRAFFICO
INTERNAZIONALE DI DROGA TRA NORD EUROPA E ITALIA
Eseguiti 30 arresti in Italia e all’estero, sequestrati 120 chili di droga
per un valore sul mercato illecito di oltre venti milioni di euro
Fondamentale la cooperazione tra organismi di polizia italiani e germanici
La Guardia di Finanza di Trento ha concluso l’operazione internazionale antidroga
denominata “Alba bianca”, eseguendo oggi venti misure di custodia cautelare in
carcere emesse dal G.I.P. presso il Tribunale di Trento, sedici delle quali sul territorio
nazionale (Trentino-Alto Adige, Lombardia e Veneto), quattro all’estero, con mandato di
arresto europeo in Germania e Albania, che si sommano ai dieci arresti già eseguiti
nel corso delle indagini nell’arco di due anni.
Dalle prime ore della mattinata odierna un centinaio di militari con una decina di unità
cinofile antidroga delle Fiamme Gialle, in coordinamento con la polizia giudiziaria e
Doganale bavarese, stanno effettuando arresti e perquisizioni nei confronti dei
componenti di due associazioni criminali radicate nel Nord Italia e in Baviera, dedite al
traffico internazionale di droga, con ampie ramificazioni sul territorio nazionale e all’estero.

Cattura droga tranto
Le indagini, iniziate nel gennaio 2016 a seguito di un sequestro di 93,1 kg. di cocaina
effettuato dalle Fiamme Gialle di Vipiteno (BZ), al confine con l’Austria, in ingresso in Italia, sono state sviluppate e coordinate dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia e
condotte dal Gruppo Operativo Antidroga (GOA) della Guardia di Finanza di Trento.
Le attività di indagine sono state condotte attraverso una complessa attività investigativa
transnazionale, che si è avvalsa della collaborazione del Servizio Centrale di
Investigazione sulla Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza – S.C.I.C.O. di
Roma e ha visto un largo ricorso a procedure di cooperazione internazionale, attuate
tramite il II Reparto “Coordinamento informativo e relazioni internazionali” del Comando Generale della Guardia di Finanza e la Direzione Centrale per i Servizi Antidroga del Ministero dell’Interno – D.C.S.A., con le Forze di Polizia e doganali tedesche e di diversi altri Stati, tra cui Belgio, Albania e Macedonia.

 

Sono stati, così, individuati due sodalizi criminali composti, prevalentemente, da
soggetti di origine balcanica (albanese, macedone e serba, affiancati da cittadini
iracheni, pakistani, afghani, tedeschi e italiani) che, stabilmente radicati in Trentino-Alto
Adige (specie nel capoluogo altoatesino, ove rifornivano, anche, alcuni pregiudicati legati
alla criminalità storica, di origine calabrese) e in Baviera (D), si ripartivano i locali
mercati dello spaccio.
I due gruppi criminali avevano anche importanti ramificazioni in Piemonte, Lombardia
e Veneto, nonché in Belgio ed Olanda, Paesi questi dove acquistavano direttamente
ingenti partite di droga che poi venivano trasportate in Italia mediante automezzi con
ingegnosi doppifondi.
Fondamentale, per le operazioni all’estero, si è rivelata la collaborazione investigativa
con il BLKA (Bayerisches Landeskriminalamt) e lo ZFA (Zollfahndungsamt) di
Monaco di Baviera (D), con i quali, sotto l’egida della D.C.S.A. e della Procura di Trento,
è stata avviata una serie di scambi diretti di informazioni e sono state sviluppate
investigazioni parallele per il contrasto del crimine transnazionale.
L’attività di cooperazione con le Forze di Polizia e doganali germaniche ha consentito loro di sequestrare, su segnalazione delle Fiamme Gialle trentine, 2,18 kg di eroina e 21,3 kg di marijuana tra luglio e novembre 2016, arrestando sei corrieri di nazionalità tedesca e albanese: alle operazioni in Germania hanno partecipato anche i Finanzieri italiani per
fornire il loro supporto, sfruttando le possibilità offerte dalle vigenti convenzioni europee.
I Finanzieri del GOA di Trento, nei due anni di indagine, hanno operato sul territorio
nazionale sequestrando a Bolzano e Bressanone (BZ) ulteriori 1,8 kg di cocaina e
arrestando tre corrieri di nazionalità albanese, pakistana e macedone domiciliati in Italia.
Di particolare rilievo, nel giugno 2018, l’arresto effettuato dalle Fiamme Gialle presso
l’aeroporto di Milano Linate di uno dei due cittadini albanesi originariamente fermati a
Vipiteno (BZ) che, approfittando di una temporanea scarcerazione, si era rifugiato
all’estero, ma è poi stato individuato, dal GOA di Trento, in Belgio ed ivi catturato ed
estradato sulla base di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Bolzano.

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In esecuzione delle misure di custodia cautelare in carcere, in Italia, sono stati
arrestati tredici cittadini albanesi, domiciliati a Bolzano, Merano (BZ), Bressanone (BZ),
Laives (BZ), Chiusa (BZ), Treviso, Opera (MI) e Manerba (BS), un cittadino kossovaro
domiciliato a Treviso, un cittadino pakistano domiciliato a Bressanone (BZ) e un
cittadino italiano di origini albanesi domiciliato a Merano (BZ).
Sulla base della procedura del Mandato d’Arresto Europeo (MAE) e grazie agli accordi
internazionali in materia di estradizione, in Germania sono stati contemporaneamente
arrestati tre cittadini albanesi residenti in Baviera e un altro è stato arrestato dalle stesse
autorità albanesi nella capitale Tirana.
Il bilancio complessivo dell’operazione ha portato all’individuazione e alla denuncia
di 40 narcotrafficanti, trenta dei quali sono stati arrestati, sequestrando
complessivamente circa 120 chili di droga (cocaina, eroina e marijuana) per un valore
sul mercato illecito di oltre venti milioni di euro, otto automezzi utilizzati per il trasporto
dello stupefacente e oltre centomila euro in contanti.
L’operazione ha inflitto un duro colpo ai canali di rifornimento dello stupefacente
dal Nord Europa all’Italia, confermando l’importanza dell’asse del Brennero quale
crocevia dei traffici internazionali e il valore aggiunto della cooperazione europea
tra inquirenti, forze di polizia e organismi di coordinamento interforze italiani.

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TIRANA. EMIGRANTJA SHQIPTARE LETER MINISTRIT SALVINI: S’JEMI BUDALLENJ, NUK E HARROJME SHPREHJEN ‘HIDINI NE DET- ..

Dall’Albania arriva una lezione di umana solidarietà verso i migranti articolo ripreso da: shqitarja.com

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“L’Albania si è mostrata solidale a questo Paese non a lei Signor Ministro. L’Albania è un popolo di migranti, è un popolo generoso e ospitale nonostante ancora povero. E soprattutto l’Albania non dimentica di essere stata aiutata dai suoi vicini italiani, ma non dimentica anche le sue dichiarazioni disprezzanti come questa nella foto. O le becere frasi dei suoi seguaci scritte nei muri della Lombardia come ad esempio: “Albanesi tutti appesi!” Oh no, noi non dimentichiamo la dichiarazione della vostra deputata (ai tempi Lega Nord) e allora Presidente della Camera, Irene Pivetti, che senza il minimo pudore e sensibilità, disse che gli albanesi ANDAVANO BUTTATI A MARE! E a mare ci finimmo davvero pochi giorni dopo: si chiamava Katër i Radës quella piccola nave affondata a Otranto. Ci morirono 81 di noi tra bambini, donne, uomini giovani e vecchi. Chiamarono quel naufragio “La Tragedia del Venerdì Santo” (28 Marzo 1997). Piangemmo quei morti da nord a sud e un intero Paese si vestì di nero. Ma poi i barconi ripartirono, era questione di sopravvivenza e lei lo sa bene anche se fa finta di non sapere. Lei fa finta di non capire perché la gente lascia casa e rischia la vita in mare. Lei fa finta Ministro, fa finta su molte cose, anche sul fatto che il più grande problema di questo Paese, a sentir lei, sembra siano gli immigrati. Non abbiamo avuto il tempo di asciugarci le lacrime per i morti di Genova e Civita, che ecco che arriva lei con le sue crudeli decisioni per farci piangere e vergognare di altre vittime! Non siamo riusciti a consumare qualche giorno di lutto per quelle perdite e capirci qualcosa sulle responsabilità di quel crollo, che ecco che rispuntano le sue lagne puntando il dito solo verso gli immigrati! Per non parlare della fuga dei capitali, della disoccupazione, della Mafia, del degrado sociale, della povertà in crescita, ecc. Tutto in ombra!
Oggi dice nei suoi comizi, quelli dove i suoi fan si divertono con il suo triste sarcasmo, che l’Albania si è comportata meglio della Francia!! Suvvia Ministro, sappiamo bene che la Francia non si farà il minimo problema per questo suo ridicolo paragone. E sappiamo bene anche come la pensa su di noi: fosse stato per lei e i suoi, noi albanesi non saremmo stati accolti allora e non saremmo ben accettati nemmeno oggi.
L’Albania, posizionandosi al fianco dell’Italia, si è dimostrata riconoscente e generosa perché questo Paese se lo merita e questo Paese non è rappresentato solo da lei.
Non usi questo bel gesto a suo favore personale, non ci tratti da stupidi. Grazie!”

Grazie Sonila Alushi! ( Grazie a Flaminia Fla Saba)

la traduzione (grazie Umberto Mucci)

ROMA.LA GUARDIA COSTIERA UMILIATA DAL MINISTRO,MATTEO SALVINI,BLOCCATA IN MARE DA OLTRE 5 GIORNI.

La nave militare italiana Diciotti con a bordo 177 migranti è rimasta bloccata per oltre cinque giorni al largo di Lampedusa ed ha potuto attraccare nel porto di Catania lunedì 20 agosto.

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Il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture,Danilo Toninelli, ha indicato Catania come destinazione finale,ma al personale e ai migranti a bordo della nave è stato vietato scendere a terra dal ministro dell’interno,Matteo salvini che in una nota ha dichiarato:”Il ministro Salvini non ha dato né darà alcuna autorizzazione allo sbarco dei migranti sulla nave Diciotti, finché non avrà certezza che i 177 andranno altrove”.

C’è la conferma che sono in corso negoziati erano nell’Unione Europea per trovare un accordo sull’accoglienza dei migranti a bordo della Diciotti.

La motonave della Guardia Costiera  ospita a bordo alcuni minorenni e 28 di questi, secondo Save the Children, sarebbero non accompagnati. Il molo dichiarato off limits ai volontari vede solo la presenza di personale della guardia costiera, della polizia di Stato, della guardia di finanza e dei carabinieri,ma a nessun volontario o appartenenti alla Protezione civile è stato permesso di sostare sul molo di levante per l’assistenza allo sbarco.

Intanto il ministro Toninelli affida a twetter un comunicato con cui afferma:  “La nave Diciotti attraccherà a Catania. I valorosi uomini della guardia costiera hanno compiuto il proprio dovere salvando vite umane ad appena 17 miglia da Lampedusa. Ora l’Europa faccia in fretta la propria parte. Posso affermare ufficialmente che la Diciotti non è in rotta verso Pozzallo. Ho interloquito con fonti ministeriali e mi confermano che la nave non è in rotta verso il nostro porto. Ci sono stati dei movimenti è vero, ma per ora non si sta dirigendo qui”.

Ma fonti del Viminale negano che Matteo Salvini abbia dato dato o darà alcuna autorizzazione allo sbarco dei migranti sulla nave Diciotti, finché non avrà certezza che i 177 andranno altrove.

Intanto la Procura della Repubblica di Agrigento, ha avviato una indagine affidata alla Capitaneria di Porto di Porto Empedocle e alla Squadra Mobile di Agrigento,che oltre ad  avere il compito di individuare scafisti e soggetti dediti al favoreggiamento della immigrazione clandestina, ha lo scopo di conoscere le condizioni dei 177 migranti a bordo.

Non è ancora stato fornito il porto sicuro in cui approdare, ma il porto di sbarco non sarà Lampedusa, dove il centro di accoglienza non è in condizione di ospitare 177 persone.

Matteo Salvini, intervistato da Agoràsui Rai3, ha affermato che avrebbe acconsentito allo sbarco della Diciotti in Italia se l’Europa avesse accettato la ridistribuzione dei migranti, come chiesto anche del ministro degli Esteri Moavero: “La nave Diciotti  può anche sbarcare in Italia basta che i 177 migranti vengano suddivisi, nello spirito di solidarietà europea, che è fatta di 27 paesi. Facessero la cortesia dal momento che abbiamo accolto più di 700mila persone arrivate via mare, di fare la loro parte”.

La polemica tra Malta e Italia si fa sempre più aspra con accuse reciproche. L’ accusa è che i migranti si siano avvicinati alle coste maltesi, ma che il barcone  sia stato rifornito di salvagente e lasciato alla deriva fino ad entrare nella zona SAR italiana dove è stato soccorso dalla Guardia Costiera italiana
La Diciotti ha accolto 190 migranti,ma 13 a causa delle loro condizioni di salute sono  stati portati nel poliambulatorio di Lampedusa.
La situazione era drammatica per alcuni migranti: 3 bambini affetti da scabbia, una donna incinta che ha avuto un aborto spontaneo e un uomo affetto da linfedema, mentre un altro presentava forti dolori addominali.

Salvini accusa Malta di avere spinto la barca di migranti verso le acque territoriali italiane, quindi in una zona dove l’Italia ha la responsabilità dei soccorsi, ma per Malta le autorità maltesi non erano obbligate a intervenire perché la barca non era in pericolo e non voleva essere soccorsa.

Il ministro maltese,Michael Farrugia ha affermato che: “Devono sbarcare a Lampedusa o in un altro porto italiano. La Guardia Costiera italiana ha intercettato i migranti all’interno del Sar (zona di Search and Rescue) maltese, ma esattamente fuori territorio italiano, senza coordinamento con il competente RCC, soltanto per impedirgli di entrare nella acque italiane”.

Per Malta il porto sicuro continua a essere quello di Lampedusa: “Un’intercettazione su una nave che esercita il suo diritto alla libertà di navigazione in alto mare non è considerata un salvataggio. Nel momento in cui i migranti sono sulla nave italiana Diciotti (territorio italiano) vicino a Lampedusa, l’unica soluzione finale è di sbarcarli a Lampedusa o in un porto italiano. Se l’Italia vuole ancora trattare questo caso come un salvataggio, Lampedusa rimane il luogo più vicino di sicurezza secondo le convenzioni applicabili”.

 

ROMA. AQUARIUS SALVA 141 MIGRANTI DA SBARCARE IN UN PORTO SICURO.

Soccorsi 141 migranti, nel Mediterraneo, la nave “Aquarius” di Sos Mediterranee e Medici senza frontiere chiede ai governi europei di assegnare un luogo sicuro di sbarco più vicino possibile in conformità con il diritto internazionale marittimo in modo che le persone salvate in mare possano essere sbarcate e l’Aquarius possa continuare a fornire la necessaria assistenza umanitaria.

La “Aquarius” ha informato delle operazioni svolte tutte le autorità competenti tra cui i Centri nazionali di coordinamento del soccorso marittimo (Mrcc) di Italia, Malta e Tunisia oltre al Centro di coordinamento congiunto di soccorso (Jrc) libico, il quale ha informato l’Aquarius che non avrebbe assegnato un luogo sicuro di sbarco e ha ordinato alla nave di richiederlo a un altro Centro di coordinamento. 

La nave si sta dirigendo verso Nord in cerca di un porto di sbarco vicino a un Centro di coordinamento.

Sos Mediterranee e Msf:”chiedono nuovamente a tutti i governi europei e alle loro autorità competenti per il soccorso marittimo di riconoscere la gravità della crisi umanitaria nel Mediterraneo e garantire un rapido accesso al luogo di sbarco sicuro più vicino e di facilitare, piuttosto che impedire, l’assistenza umanitaria salvavita nel Mediterraneo centrale”.

Venerdì “l’Aquarius” ha salvato 25 persone trovate alla deriva su una piccola barca di legno senza motore a bordo rimaste in mare per 35 ore.

L’Aquarius lo stesso giorno ha avvistato una seconda barca di legno sovraffollata con 116 persone a bordo, compresi 67 minori non accompagnati. 

Il 70% delle persone salvate proviene dalla Somalia e dall’Eritrea. 

Le condizioni di salute delle persone soccorse sono stabili, ma molti sono estremamente deboli e denutriti. 

Molti riferiscono di essere stati detenuti in condizioni disumane in Libia.

Nick Romaniuk,coordinatore prr la ricerca in mare e il soccorso di sos mediterranee,ha dichiarato: “In questo momento stiamo seguendo le istruzioni del Coordinamento Congiunto di Soccorso libico e contatteremo gli altri Centri di Coordinamento per un posto sicuro dove sbarcare le persone soccorse che abbiamo a bordo.  Cio’ che è di massima importanza è che i sopravvissuti siano portati senza ritardi in un luogo sicuro dove si possa rispondere ai loro bisogni di base e dove possano essere protetti dagli abusi”. 

Aloys Vimard, coordinatore di MSF a bordo di Aquarius, ha sottolineato che: “i governi europei hanno fatto tutto il possibile per sostenere il Centro di Coordinamento dei Soccorsi libico Centro di Coordinamento Congiunto di Soccorso libico, tuttavia gli eventi di venerdì mostrano che non hanno assolutamente la capacità di coordinare un salvataggio”.

Vimard ha sottolineato che:”5 navi hanno ignorato barche in difficoltà. I migranti soccorsi hanno raccontato che almeno 5 navi sono transitate a vista delle loro barche e hanno proseguito senza prestare alcuna assistenza. Le persone salvate a bordo hanno dichiarato ai nostri team di aver incrociato cinque diverse navi che non hanno offerto loro alcuna assistenza, prima di essere soccorse dall’Aquarius. Sembra che sia a rischio il principio stesso di fornire assistenza alle persone in pericolo in mare. Le navi potrebbero non essere disposte a rispondere a coloro che sono in difficoltà a causa dell’alto rischio di rimanere bloccate e di vedersi negare un luogo sicuro di sbarco. Le politiche che mirano a impedire a tutti i costi alle persone di raggiungere l’Europa si traducono in maggiori sofferenze e anche in viaggi piu’ rischiosi per persone che sono già molto vulnerabili “.

Secondo Vimard di Msf, il Centro di coordinamento libico non ha informato l’Aquarius delle imbarcazioni in pericolo di cui era a conoscenza, nonostante noi fossimo nelle vicinanze e avessimo offerto la nostra assistenza. Siamo stati fortunati ad aver avvistato noi stessi queste barche in pericolo. 

“Aquarius”, ricordano le due ong, “è ora una delle uniche due navi di ricerca e soccorso umanitarie rimaste nel Mediterraneo Centrale. La criminalizzazione e il blocco nei confronti delle organizzazioni umanitarie riflettono il problema più grande di un sistema di asilo europeo a pezzi e il fallimento degli stati membri dell’Ue nel ricollocare i richiedenti asilo che arrivano in Europa.

TURCHIA. LA LIRA SPROFONDA, I SOVRANISTI TURCHI SI AFFIDANO A DIO.

Recep Tayyp Erdogan è fuori da ogni umana razionalità e nel giorno in cui la Lira Turca sprofonda lancia proclami rassicuranti alla popolazione e accusa Trump di voler realizzare con la moneta wuello che non era riuscito a fare con il tentato golpe, intanto minaccia di rivolgere l’attenzione verso e i rapporti commerciali la Russia di Putin:  “Se loro hanno i dollari, noi abbiamo il nostro popolo, il nostro Dio, non abbiate paura”.

Recep Tayyp Erdogan appare più che mai fuori dalla realtà.

La lira turca è tracollata fino a perdere in pochi minuti il 12% sul dollaro, a quota 6,3. 

La moneta ha cercato di recuperare terreno, ma nel pomeriggio ha toccato il minimo di 6,65: -16% solo oggi, -40% da inizio 2018. 

Situazione simile contro l’euro, che a sua volta scivola ai minimi sul dollaro trascinato dal crollo turco.

La valuta della Turchia che è  uno dei paesi emergenti più instabile non è nuova a questi scossoni, ma la bufera in cui è precipitato appare davvero unica.

Il mercato obbligazionario, i rendimenti sui bond decennali sopra al 20%, i credit-default-swap (le polizze anti-default) saliti a 400 punti base, misura ben oltre il limite del 2009 e la Borsa di Istanbul crollata del 8%.
Le banche spagnole sono le più esposte e l’effetto domino ha coinvolto i principali mercati europei. 

L’Unicredit, la banca italiana che più ha investito negli anni in Turchia, ha subito un corte calo, ma anche di Bbva e Bnp Paribas. 

I dati della Banca dei regolamenti internazionali (Bri) indicano che il sistema bancario italiano è esposto per 16,9 miliardi di dollari verso la Turchia, cifra comunque gestibile. 

Le banche italiane dopo la Spagna esposta con 84 miliardi di dollari, la Francia con 37, la Gran Bretagna a18,8 e gli Stati Uniti  per17,7 e la Germania con17,5.  

L’esposizione internazionale  verso la Turchia è pari a 264,8 miliardi di dollari.
Gli istituti di credito accusano il colpo, su tutti Banco Bilbao a Madrid e Bnp Paribas a Parigi. 

La Turchia ha contribuito per 373 milioni di euro all’utile netto di Bbva nel primo semestre del 2018, pari al 14% del totale dell’istituto iberico. 

Bnp Paribas, controlla la banca Teb, con una esposizione nei confronti della Turchia pari al 2% del totale.
La Banca centrale europea, riferisce il Financial Times, starebbe facendo verifiche sull’esposizione di alcuni istituti. 

Il board della vigilanza di Francoforte ha messo sotto la lente le attività dei principali istituti europei con la Turchia. 

I gruppi bancari più esposti sono Bbva, Bnp Paribas e UniCredit. 

L’istituto italiano, interpellato da Il Sole 24 Ore Radiocor Plus, non ha commentato.

UniCredit nella relazione semestrale di bilancio non ignora il rischio Turchia e afferma che “sta ponendo particolare attenzione” ai rischi geopolitici nel Paese mediorientale e in Russia. 

“Il modello di crescita guidato dal credito sembra aver esaurito le energie” mentre il forte aumento dei costi di raccolta hanno obbligato le banche a rallentare i prestiti. 

In Turchia UniCredit è presente con Yapi Kredi, quarta banca privata con 788 sportelli e 53 miliardi di asset. 

L’istituto detiene il 40,9% della banca, quota identica alla famiglia turca Koc.
Yapi Kredi ha contribuito al conto economico di UniCredit con 183 milioni di euro, meno del 2% dei ricavi del gruppo.

UniCredit,in Turchia, ha anche una piccola esposizione in titoli circa 165 milioni di euro e il gruppo ha spiegato agli analisti che una svalutazione del 10% della lira turca avrebbe un impatto di circa 2 punti base sull’indicatore patrimoniale Cet1.

La Turchia ha subito una ondata di vendite su Lira e Bond a causa delle debolezze strutturali dell’economia e delle imprese turche, fortemente indebitate sui mercati internazionali.

Il debito estero è pari al 53% del Pil turco mentre il ferreo controllo del presidente Erdogan sulla banca centrale le impedisce di agire con fermezza alzando i tassi di interesse; l’ultimo aumento di 125 punti base risale ai primi di giugno, nell’ultima riunione di fine luglio la Banca centrale li ha lasciati invariati.

Altra fonte di tensione diplomatica con gli Stati Uniti la detenzione di un pastore evangelico americano, che ha prodotto reciproche sanzioni contro alcuni ministri. 

Il timore che l’amministrazione Trump, appena annunciati via twett, possa imporre dazi all’import turco come arma di ritorsione che il governo americano non ha esitato a usare in questi mesi.  

Trump ha annunciato di aver: “autorizzato il raddoppio dei dazi su acciaio e alluminio della Turchia mentre la sua valuta, la lira turca, scivola rapidamente contro il nostro dollaro molto forte! . Le tariffe passano così al 20% sull’alluminio e al 50% sull’acciaio.

Erdogan contro l’aumento dei tassi havrilanciatoè tornato il  tema del patriottismo contro il presunto complotto delle lobby occidentali e delle agenzie di rating: ”Chiunque abbia dollari o oro sotto il materasso, li cambi in lire. Questa è una battaglia nazionale. È questa la risposta del nostro popolo a chi ha dichiarato una guerra economica contro di noi”. 

Gli analisti di Mps Capital Services hanno spiegato che Erdogan ha “spiazzato gli operatori visto che ha accuratamente evitato di parlare di misure straordinarie in campo di politica monetaria facendo riferimento a tematiche più etiche”.
Le banche, secondo la dottrina Erdogan, devono essere una fonte di credito a basso costo a famiglie e imprese per favorire la crescita economica.

Il modello in effetti ha portato il Pil turco a vantare tassi di crescita sui livelli cinesi, intervallati da periodiche e pesanti recessioni dovute all’eccesso di leva finanziaria.