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BRASILE. I GOLPISTI DI BOLSONARO HANNO ASSALTATO IL PARLAMENTO.

I golpisti sostenitore di Bolsonaro hanno assaltato il parlamento e devastato un aula del Senato.

I sostenitori di Bolsonaro hanno assaltato il parlamento con bastoni e pietre mentre a fronteggiare i golpisti c’erano pochi poliziotti che hanno fatto uso di spray al peperoncino e bombe stordenti, ma non sono bastate a dissuadere gli insorti dal loro proposito.

I golpisti dopo aver assaltato il parlamento hanno esortato i militari a unirsi a loro contro Lula, il legittimo presidente della Repubblica. La polizia brasiliana in assetto antisommossa è pronta ad entrare nel parlamento per sgomberare i rivoltosi.

Da tutto il mondo messaggi di solirìdarietà a Lula in difea della democrazia in Brasile.

Sui social la comunità internazionale ha postato messaggi di solidarietà al presidente Lula:

PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA

Con Lula, contro il golpe fascista in Brasile

La destra fascista di Bolsonaro assalta il Parlamento brasiliano. Un attacco alla democrazia che va respinto.

Piena solidarietà a Lula e al popolo brasiliano.

La UE e i governi europei, compreso quello italiano, condannino da subito e senza ambiguità questo tentativo di golpe.

Ricordiamo che il governo italiano dei camerati fascioleghisti di Bolsonaro non ha inviato nessun esponente alla cerimonia di insediamento del presidente Lula.

L’irruzione in corso è un attacco terroristico incompatibile con le regole di una democrazia.

È evidente la complicità dei bolsonaristi che governano il Distretto Federale e hanno lasciato fare.

UNIONE POPOLARE:

Quanto sta accadendo in questo momento in #Brasile è una palese violazione della democrazia e della volontà degli elettori. Esprimiamo la massima solidarietà ai cittadini brasiliani e al legittimo presidente eletto #Lula.

Come Unione Popolare chiediamo l’immediata presa di posizione e condanna da parte del governo italiano e dell’Unione Europea per isolare a livello internazionale questo tentativo di sovvertire la volontà del popolo brasiliano.

BRASILIA. I PRIMI PROVVEDIMENTI DI LULA: ANNULLATI OTTO PROCESSI DI PRIVATIZZAZIONE.

Il presidente socialista Lula da Silva ha firmato l’annullamento dei processi di privatizzazione di otto tra le più grandi società statali avviati durante il governo dell’ex presidente di ultradestra filo USA Bolsonaro.

Le società sono: Petrobras (principale industria petrolifera), Correios (le Poste), Impresa Brasiliana per l’Amministrazione di Petrolio e Gas Naturale S.A. – Pré-Sal Petróleo S.A (PPSA), Impresa di Tecnologia e Informazioni delle Pensioni (Dataprev), Nuclebrás Attrezzatura Pesante ​​​​(Nuclep), Impresa Brasiliana della Comunicazione (EBC), il Servizio Federale di Elaborazione Dati (Serpro) e gli Immobili e Magazzini di proprietà della Società Nazionale delle Forniture (Conab).

Il neo presidente ha inoltre firmato la destituzione di decine di consiglieri nominati da Bolsonaro (molti dei quali erano militari) dalla Presidenza della Repubblica, dall’Ufficio Personale della Presidenza della Repubblica, dal Ministero dell’Ambiente, dal Ministero della Giustizia e Pubblica Sicurezza, dall’Ufficio Sicurezza Istituzionale ( GSI), della Segreteria Speciale per gli Affari Strategici, del Ministero della Difesa, del Ministero dell’Istruzione, del Ministero degli Affari Esteri, del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale e del Ministero del Turismo.

Le destituzioni riguardano anche la Polizia Federale, l’Abin (Agenzia di di Intelligence Brasiliana), il Funai (Fondazione Nazionale Indigena), Ibama, l’Istituto Chico Mendes, tra gli altri.

Insieme al neo ministro delle Finanze, il socialista Fernando Haddad, Lula ha poi revocato le nomine clientelari effettuate l’ultimo giorno del governo Bolsonaro a beneficio di funzionari ai vertici delle Entrate federali con incarichi nelle rappresentanze diplomatiche all’estero.

Le nomine erano valide per due anni ed erano state firmate dal vicepresidente di Bolsonaro, Hamilton Mourão, l’ultimo giorno di governo.

Sul versante ambientale, sempre il 1° gennaio, Lula ha firmato il decreto n. 11.368, con cui si autorizza la Banca Nazionale per lo Sviluppo Economico e Sociale (Bndes) a raccogliere di nuovo le donazioni finanziarie per il cosiddetto Fondo Amazzonia per investimenti in azioni di prevenzione, monitoraggio e contrasto alla deforestazione e alla conservazione e uso sostenibile dell’Amazzonia. Finanziato dai governi di Norvegia e Germania, il fondo al momento teneva bloccati circa 3,3 miliardi di Reais.

Nel campo dell’istruzione Lula ha poi annullato il decreto di Jair Bolsonaro che istituiva, nel 2020, la creazione di classi separate nelle scuole per persone con disabilità.

La norma era stata fortemente osteggiata da esperti dell’istruzione i quali affermavano che avrebbe creato una segregazione tra studenti con e senza disabilità.

Il Partito Socialista Brasiliano era stato l’autore di una ‘azione legale contro il decreto vincendo la causa di fronte al Tribunale Federale che sentenziò che il decreto violava il diritto all’istruzione inclusiva, tuttavia il decreto non era stato ritirato dal Governo Bolsonaro.

Sul versante delle armi, con il Decreto n. 11.366, Lula ha mantenuto una delle sue promesse elettorali: ristabilire una politica di controllo delle armi più severa di quella del suo predecessore.

Il provvedimento riduce il quantitativo di armi e munizioni consentito per l’uso, subordinando l’autorizzazione del porto d’armi e alla prova della sua necessità. Sospende inoltre la registrazione per l’acquisizione e la cessione di nuove armi e munizioni e il rilascio delle autorizzazioni per l’apertura di nuovi circoli di tiro e poligoni.

Il decreto presidenziale stabilisce inoltre che, entro 60 giorni, la Polizia Federale registri nuovamente tutte le armi vendute a partire da maggio 2019 e che venga creato un gruppo di lavoro per discutere la nuova disciplina della legge n. 10.826 per la registrazione, detenzione e vendita di armi da fuoco e munizioni.

Le presenti ordinanze sono state firmate domenica 1° gennaio e pubblicate lunedì 2 gennaio in Gazzetta Ufficiale.

https://agenciabrasil.ebc.com.br/…/em-seu-primeiro-dia…

PERU’. L’ATTACCO REAZIONARIO DEL PARLAMENTO CONTRO L’EX PRESIDENTE PEDRO CASTILLO E DINA BOLUARTE.

Il parlamento peruviano ha mal digerito la vittoria di Pedro Castillo a Presidente della Republica e dopèo aver votato contro riforma costituzionale che avrebbe anticipato leelezioni generali ha messo in stato di accusa Pedro Castillo, che ricorda molto l’ìattacco a Lula in brasile, e fatto condannare a 18 mesi di reclusione.

La presidente del Perù subentrata a Castillo, Dina Boluarte, ha escluso le sue dimissioni e annuncia il rimpasto di governo, in piazza non si fermano le proteste, che ha già provocato 20 morti e decine di feriti, dei sostenitori di Pedro Castillo contro la destituzione e la condanna a 18 mesi di reclusione.

La presidente del Perù, Dina Boluarte, nel suo intervento ha escluso le sue dimissioni, annunciato un rimpasto di governo ed esortato il Congresso, il parlamento unicamerale, ad approvare una legge per indire nuove elezioni.

Dina Boluarte, che ha sostituito Pedro Castillo agli arresti per presunta “cospirazione” ai danni dello Stato in una coferenza stampa tenuta a Lima ha escluso le sue dimissioni perché non risolverebbe i problemi che il Perù sta affrontando: “Rimarremo saldi fino a quando il Congresso non approverà le elezioni anticipate”. La presidente Dina Boluarte ha poi invitato i parlamentari a “riflettere”, agire nell’interesse del Paese e “non nascondersi dietro un’astensione”.

Boluarte ha infine osservato che “non è il momento” per un’assemblea costituente perché non ci sono le condizioni Ma “dobbiamo essere fermi nel dire no alla violenza” e condannando le proteste violente. “Qual è lo scopo di bloccare aeroporti e bruciare stazioni di polizia e uffici giudiziari? Questi non sono cortei pacifici, non sono rivendicazioni sociali”. “Ricostruiremo il Gabinetto per dare alla nostra popolazione peruviana maggiore tranquillità”. Al termine ha sottolineato che il suo governo è nato in risposta a una crisi politica.

I nomi dei ministri saranno resi noti tra qualche giorno, ma alla domanda sulla permanenza del primo ministro Pedro Angulo, con cui oggi ha avuto una riunione, non voluto ripsondere.

La proposta di riforma costituzionale avanzata dal presidente Pedro Castillo avrebbe permesso di anticipare le elezioni generali a dicembre 2023, ma è stata bocciata dal parlamento con 49 voti a favore, 33 contrari e 25 astensioni.

L’approvazione avrebbe, oltre a anticipare le elezioni politiche generali, anche accorciato il mandato della presidente Boluarte di due anni e mezzo sulla scadenza del luglio del 2026.

Oltre a voto contrario del parlamento a maggioranza conservatrice e contraria alla elezione di Pedro Castillo a presidente del Perù non sono neanche stati raggiunti i 66 voti sufficienti a convocare un referendum.

La convocazione del referendum era tra i punti cardine delle richieste di Boluarte per venire incontro alle richieste dei sostenitori dell’ex presidente Castillo, protagonisti delle manifestazioni di piazza per restituire legittimità a un parlamento al centro delle critiche per l’elevato numero di inchieste per corruzione nei confronti di molti deputati.

I contraccolpi nel governo per le violenze della Polizia e dell’esercito non si sono fatte attendere, oltre a subire l’opposizione del parlamento a maggioranza conservatrice, con le dimissioni di due ministri: Il ministro all’Istruzione, Patricia Correa, e della Cultura, Jair Perez Branez, che hanno motivato le dimissioni in segno di protesta contro la repressione della Polizia e delle forze di sicurezza che hanno provocato almeno 20 morti e decine di feriti tra i dimostranti.

Il ministro dell’Istruzione Patricia Correa ha scritto sul suo profilo twitter: “La morte di connazionali non ha nessuna giustificazione. La violenza di Stato non può essere sproporzionata e generare morte” a commento della lettera di dimissioni.

Il ministro della cultura, Jair Perez Branez nella sua lettera di dimissioni ha scritto:“I disdicevoli fatti registrati nel Paese che hanno portato all’irreparabile perdita di fratelli e sorelle rendono insostenibile la mia permanenza al governo”.

Gli scontri tra i sostenitori dell’ex presidente Castillo e le forze di sicurezza hanno causato la morte di venti persone e decine di feriti.

Il Difensore del popolo, Eliana Revollar, ha presentato una denuncia penale per indagare sul presunto uso di armi da fuoco contro la popolazione civile e se pur non per un ordine dall’alto i fatti devono essere accertati.

Il governo della presidente Boluarte ha proclamato 30 giorni di Stato di emergenza su tutto il territorio, con coprifuoco in 15 delle 21 regioni del Paese.

La presidente Boluarte per far fronte all’ondata crescente di proteste ha convocato i i leader della chiesa Cattolica, cristiana ed evangelica per aprire tavoli di dialogo per ricomporre le proteste nelle regioni interessate.

Dina boluarte in una dichiarazione alla stampa ha affermato che: “con l’appoggio dei governatori, che abbiamo già convocato, useremo questi spazi per chiamare le persone che guidano queste manifestazioni, ascoltare le loro richieste e dare una volta per tutte risposte”.

La presidenza ha scritto su Twitter che nel corso della riunione con i rappresentanti delle diverse confessioni religiose, monsignor Guillermo Inca Pereda, segretario generale aggiunto della Conferenza episcopale peruviana, ha consegnato una lettera scritta da papa Francesco alla presidente Boluarte in cui il Pontefice ha assicurato di pregare per un “tempo di benedizioni e di una pace stabile e duratura” per i peruviani.

BRUXELLES. EUROPARLAMENTARI INDAGATI PER CORRUZIONE E RICICLAGGIO.

L’inchiesta sulla corruzione degli Europarlamentari si allarga alle infiltrazioni della criminalità organizzata nel parlamento Europeo, le sospette ingerenze nelle attività sindacali, alla corruzioe e al riciclaggio di denaro di provenienza illecita. Gli interrogatori hanno coinvolto quattro italiani tra cui l’ex deputato Panzeri mentre sono state eseguite 14 perquisizioni a Bruxelles.

I parlamentari coinvolti nell’inchiesta, che deve fare chiarezza su un giro di tangenti a favore del Qatar sui temi del rispetto dei diritti umani e dei lavoratori, sono l’ex eurodeputato e capo dei sindacati europei Visentini, la moglie e la figlia; Pier Antonio Panzeri e la vice presidente del parlamento, Eva Kaili.

I giornali Le Soir Knack hanno anticipato in esclusiva che la giustizia belga ha messo a segno una serie di blitz, perquisizioni e interrogatori per fare chiarezza su una inchiesta aperta a metà luglio su una presunta organizzazione criminale infiltrata all’interno del Parlamento europeo e sospettata di ingerenze nelle attività sindacali, corruzione e riciclaggio di denaro di provenienza sospetta, il denaro secondo l’inchiesta sarebbe arrivato Qatar che, però nega decisamente l’attività di corruzione nei confronti degli Eurodeputati.

Le Soir nel suo scoop parla di quattro italiani sospettati di corruzione, tra i quali l’ex europarlamentare Pier Antonio Panzeri mentre il settimanale Knack scrive che sarebbero stati trovati 500 mila euro nell’abitazione di Panzeri a Bruxelles. La moglie e la figlia sonos state arrestate a Calusco D’Adda. La giustizia belga indaga anche su Luca Visentini, segretario generale dei sindacati internazionali (Ituc), oltre al direttore di una ong e un assistente parlamentare.

Gli indagati sono stati interrogati alla presenza dei loro avvocati e entro 48 ore potrebbero doversi presentare davanti al giudice che può disporre un mandato di arresto, ma in un caso così delicato la presunzione di innocenza è d’obbligo.

Eric Van Duyse, portavoce della Procura federale a Knack spiega che “da diversi mesi gli inquirenti della polizia giudiziaria federale sospettano che uno Stato del Golfo stia cercando di influenzare le decisioni economiche e politiche del Parlamento europeo. In particolare versando ingenti somme di denaro o offrendo ingenti doni a terzi con una posizione politica e/o strategica importante all’interno del Parlamento europeo “, ma senza mai nominare il Qatar.

L’ufficio del procuratore generale ha confermato le perquisizioni e gli interrogatori: “La polizia giudiziaria federale ha effettuato 14 perquisizioni in diversi comuni di Bruxelles. In particolare a Ixelles, Schaerbeek, Crainhem, Forest e Brussels-City. Queste perquisizioni sono state effettuate nell’ambito di un’ampia indagine per presunti atti di organizzazione criminale, corruzione e riciclaggio di denaro”.

Tra le persone sottoposte a perquisizioni ci sarebbero quattro assistenti parlamentari del gruppo S&D, un assistente del gruppo Ppe, due consiglieri e un funzionario del Parlamento europeo, oltre ad alcuni responsabili di Ong attive nell’Unione europea. 

Gli inquirenti starebbero indagando sull’organizzazione no profit Fight Impunity consede a Bruxelles, presieduta da Panzeri, che dal 2019 si occupa di “promuovere la lotta contro l’impunità per gravi violazioni dei diritti umani e crimini contro l’umanità”.

Il sospetto degli inquirenti e che la Ong abbia avuto un ruolo attivo nelle pressioni del Qatar, criticato dalla comunità internazionale per le violazioni dei diritti umani degli oppositori, delle persone Lgbt+ e dei lavoratori in previsione dell’organizzazione dei Mondiali di calcio in corso. 

La vicepresidente dell’Europarlamento, Eva Kaili, è stata fermata e interogata nell’ambito della stessa inchiesta.

La vicepresidente greca del Parlamento europeo, Eva Kaili (S&d) come riporta Le Soir è stata interrogata e la sua abitazione perquisita per l’inchiesta in cui è coinvolto il suo compagno, F. G., ex assistente parlamentare dell’ex eurodeputato Antonio Panzeri che attualmente lavora attualmente per un altro eurodeputato. Eva Kaili è stata sospesa con effetto immediato dal gruppo dei Socialisti e Democratici ed espulsa dal Pasok, il partito panellenico.

La procura federale ha informato i media che quattro delle persone fermate sono state poste sotto mandato d’arresto dal giudice d’istruzione brussellese che dirige le indagini.

Tra gli indagati in stao di arresto ci sono l’ex eurodeputato socialista Pier Antonio Panzeri, il suo ex assistente Francesco Giorgi, la vice presidente greca del Parlamento europeo Eva Kaili e il responsabile della ong Niccolò Figà-Talamanca. 

Tutti gli indagati sono accusati di appartenenza ad una organizzazione criminale, riciclaggio di denaro e corruzione mentre due persone sono state liberate dal giudice: il padre di Eva Kaili e il capo dei sindacati internazionali Luca Visentini.

BRASILE. LULA HA VINTO, IL BRASILE RIPRENDE LA VIA DELLA SPERANZA.

Lula ha vinto le elezioni presidenziali in Brasile, dopo oltre 500 giorni di carcere con accuse infondate e la condanna da parte di giudici corrotti, la sofferenza per un cancro che ha sconfitto torna a guidare il polmone del mondo. Il polmone che Bolsonaro voleva distruggere.

Per il Brasile finisce un’epoca buia, un epoca di violenza , assassinii e corruzione.

Il pericoloso ex capitano golpista dell’esercito va a casa con la sua follia e le accuse con cui è già stato incriminato durante la sua presidenza del Brasile.

Un individuo che durante il suo mandato presidenziale e prima ancora durante il golpe militare ah minato i diritti dei brasiliani e avrebbe voluto far mettere le mani dei ricchi sulla foresta amazzonica.

Va a casa un corrotto, un personaggio equivoco che è il responsabile degli assassinii dei difensori della foresta amazzonica e si insedia un uomo del popolo che sicuramente farà tanto per il Brasile.

Buon lavoro, Presidente!