STRASBURGO. ATTENTATO TERRORISTICO, 4 MORTI.

Non è sicuramente un caso che la Francia sia stata colpita in questi giorni da un attentato terroristico di matrice islamica.

 La tensione di queste settimane e gli incidenti di Parigi provocati dai gilet gialli, la debolezza del governo Macron, hanno creato il terreno ideale per attaccare la Francia con attentati.

L’attentato terroristico a Strasburgo nel più antico mercato di Natale, oggetto di altri tentativi falliti dei jihadisti nel dicembre 2000,un anno prima dell’attacco alle Torri Gemelle.

Il bilancio fornito dalla polizia è di quattro morti e undici feriti tra i passanti. Ferito ad una mano un militare dell’operazione Sentinelle, che garantisce la sicurezza nei punti più a rischio, dagli aeroporti ai centri storici. Ferito anche un giovane giornalista italiano.

Cherif C., è un 29 enne nato a Strasburgo di origine maghrebina, conosciuto alle forze dell’ordine per reati comuni e ai servizi di intelligence per la radicalizzazione islamista ha agito da solo, come accade spesso negli attentati che coinvolgono lupi solitari.

I gendarmi erano andati a casa sua per arrestarlo per reati legati alla criminalità comune, ma non lo hanno trovato.Nel 2011 era stato condannato a due anni di prigione per avere ferito al volto un 16 enne con il vetro di una bottiglia.

L’assalitore,  ferito, è ancora in fuga,ma è stato individuato nel quartiere di Neudorf. Dopo una sparatoria la gendarmeria ha fatto irruzione in un palazzo in rue d’Epinal dove sembrava si fosse asserragliato.

Gli agenti hanno controllato l’area e i due immobili vicini  senza successo mentre un elicottero continuava a sorvolare la zona.

Il terrorista ha iniziato a sparare dopo essere entrato nella zona è zona del mercato di Natale dal ponte del Corbeau, per poi dirigersi in rue des Orfèvres, la più animata del centro di Strasburgo.

Ha sparato sui passanti usando una pistola.

Le formazioni jihadiste nei giorni scorsi hanno intensificato gli appelli per attaccare la Francia e approfittare del caos e della crisi politica seguita alla protesta dei gilet gialli, ma non è ancora chiaro se l’attentatore faccia parte di una rete coordinata o se abbia attaccato su iniziativa personale contando sull’appoggio dell’Isis o di un’altra organizzazione jihadista.

Strasburgo è  una delle città dalla quale molti giovani sono partiti per andare a combattere in Siria e Iraq, da anni è un bersaglio simbolico dei terroristi islamici che non è mai stato annullato, neanche dopo il massacro del 13 novembre 2015 a Parigi.

Il vice-ministro dell’Interno Laurent Nunez durante l’inaugurazione del mercato di Natale aveva detto: «Abbiamo organizzato un importante dispositivo di sicurezza. Ma la minaccia terroristica rimane molto alta».

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LILLEHAMMER. FEDERICO PELLEGRINO, CAMPIONE DELLE FIAMME ORO, CONQUISTA LA 12 VITTORIA IN CARRIERA.

Sci di fondo: Federico Pellegrino vince la sprint di Coppa del mondo

Il tricolore sventola ancora sul gradino più alto del podio di Coppa del mondo e a portacelo è sempre lui, Federico Pellegrino.

Nella tappa di Lillehammer (Norvegia) il campione delle Fiamme oro conquista la dodicesima vittoria in carriera (ventunesimo podio individuale) nella prestigiosa competizione, aggiudicandosi di prepotenza la prima sprint a tecnica libera della stagione.

Federico, che è campione del mondo e vice campione olimpico, dimostra di essere già in ottima forma, vincendo di prepotenza una finale raggiunta risparmiando le energie e controllando gli avversari nei turni precedenti.

Il portacolori delle Fiamme oro piazza l’affondo decisivo sull’ultima salita, dove nessun avversario riesce a reagire allo strappo che gli consente di prendere un vantaggio di 10-15 metri, incolmabile fino al traguardo. Secondo posto per il norvegese Emil Iversen, terzo il canadese Alex Harvey.

“Sono contento perché oggi l’obiettivo era arrivare in finale – ha commentato Pellegrino dopo la gara – che sarebbe stato un buon passo per mettermi alle spalle la precedente gara di Ruka e lanciarmi verso Davos”.

Con la dodicesima vittoria il campione cremisi consolida il suo primato nella classifica dei fondisti italiani più vincenti in Coppa del mondo, davanti a Pietro Piller Cottrer, secondo a quota sei, e a Cristian Zorzi fermo a cinque.

Sergio Foffo

PARIGI. SCONTRI E ARRESTI TRA POLIZIA E GILET GIALLI.

Dopo una settimana di mobilitazione,blocchi stradali che hanno provocato un morto(una manifestante investita da un auto) e scontri con la polizia,oggi 8.000 gilet gialli e militanti dell’ultradestra che fanno capo a marine le pen hanno messo a ferro e fuoco il centro di Parigi.

I manifestanti hanno ignorano gli appelli di Macron alla calma e hanno invaso in 8.000 la Capitale francese con la speranza di vincere il braccio contro l’Eliseo. Negli scontri 
sugli Champs-Elysées 13 manifestanti sono stati arrestati.

Son caduti nel vuoto gli appelli alla moderazione del governo francese. I gilet gialli, appoggiati dall’estrema destra di Marin Le Pen, hanno avviato la seconda fase della mobilitazione contro il caro benzina voluto dal Presidente Macron.

La manifestazione più numerosa a Parigi dove hanno sfilato 8.000 persone che è subito degenerata in scontri con la polizia a Parigi nel centro di Parigi.  

Il ministro dell’Interno,Christophe Castaner, ha fornito il dati relativi alla partecipazione della protesta contro il caro benzina: 23 mila sono stati i manifestanti scesi in piazza in tuta la Francia di cui 8.000 a Parigi dove si sono registrati gli scontri e le violenze in centro città, la gran parte concentrati sugli Champs-Elysées con roghi e cassonetti dei rifiuti dati alle fiamme per bloccare la strada.

Negli scontri almeno tredici manifestanti sono stati fermati dalla gendarmeria, tra i manifestanti più violenti si sono distinti i militanti dell’estrema destra che hanno accolto l’invito di Marine Le Pen a manifestare contro Macron.  

KENIA. VOLONTARIA DELLA ONG AFRICA MILELE RAPITA IN KENIA.

Silvia Romano, 23 anni milanese, volontaria italiana della Ong Africa Milele è stata rapita in Kenia da un gruppo armato di cui non si conoscono le finalità. La polizia ha arrestato 14 persone, componenti del commando e stanno ricercando attivamente un uomo allontanatosi dal villaggio poco prima dell’assalto. Il rapimento è avvenuto nella contea di Kilifi.

le foto dell’articolo sono di Silvia Romano prese su facebook

Silvia aveva accettato di recarsi in Kenia per partecipare a progetti di cooperazione internazionale.

La sua vita scandita dai post su facebook la collocano in un orfanotrofio a Likoni con la Onlus Orphan’s dreams, ad agosto prima dl suo ritorno in Italia. Poco dopo era ripartita per il Kenia con un altra Ong per prestare servizio nella contea di Kilifi dove è stata rapita, nello scontro a fuoco sono anche rimaste ferite 5 persone. 

Sulla pagina Facebook di Silvia vengono ampiamente documentate le sue passioni, si può scoprire il suo entusiamo, la sua voglia di giustizia, la dimensione degli altri e la sete di bellezza.

Silvia scrive: “Si sopravvive di ciò che si riceve ma si vive di ciò che si dona. Amo piangere commuovendomi per emozioni forti, sia belle sia brutte, ma soprattutto amo reagire alle avversità. Amo stringere i denti ed essere una testa più dura della durezza della vita. Amo con profonda gratitudine l’aver avuto l’opportunità di vivere.

La testimonianza di una ragazza che rappresenta la meglio gioventù dell’Italia che può guarirci da quella chiusura ottusa di certa politica razista e xenofoba. 

MAROCCO.INAUGURATA LA TAV CHE DIMEZZA I TEMPI DI PERCORRENZA RABAT- CASABLANCA-TANGERI

Il Marocco inaugura la sua TAV in Nord Africa che collegherà Casablanca a Tangeri

Un mostro di velocità, Al Boraq, collegherà le tre località marocchine. Il taglio del nastro dal Re del Marocco, Mohammed VI, alla presenza dal presidente francese  e dal presidente,Emmanuel Macron, alla presenza di una folta delegazione ministeriale e di imprenditori. 

Il treno più veloce del continente africano è marocchino, collegherà Rabat-Casablanca e Tangeri, e rappresenta un importante snodo che collegherà il Nord Africa e l’Europa.

Il viaggio inaugurale di ‘Al Boraq’, sulla Linea dell’alta velocità (Linea Grande Velocità-LGV), ha trasportato le più alte personalità marocchine e francesi, re Mohammed VI e il presidente francese Emmanuel Macron, e  una folta delegazione ministeriale e di imprenditori.

Il progetto è stato realizzato da aziende marocchine e francesi per lo sviluppo economico del regno.

La linea ad alta velocità marocchina si differenzia da quella francese solo per il nome, TGV francese, LGV Marocco mentre il treno voluto da Mohammed VI è “Al Boraq”, nome altamente simbolico nella tradizione islamica,che affonda le sue radici nella “fantastica montatura alata” che  trasportò il profeta dalla Mecca a Gerusalemme e da Gerusalemme al cielo.

Le autorità hanno unito la tradizione alla facilità con cui il nome può essere ricordato:  “ che evoca la rapidità del viaggio, trasmette il significato e i valori culturalmente veicolati da un progetto ambizioso e colossale”. 

Dimezzati i tempi di percorrenza, in 2 ore e 10 contro le attuali 4 ore 45. 

Al Boraq è un gioiello della tecnica e  della velocità che ha raggiunto nei test la velocità record di 357 km orario,se pur la media sarà di 320 km/h tra Tangeri e Kenitra e i 160 km/h  fino a Casablanca.



I lavori della linea dell’alta velocità sono stati diretti dall’Ufficio nazionale delle ferrovie marocchine (ONCF), ai lavori hanno partecipato le più importanti società marocchine e francesi.

La SGTM ha realizzato tre viadotti,il più lungo del continente quello di El Hachef, con i 3,5 km oltre alla nuova stazione di Casablanca, capitale economica del paese.  

Alla TGCC è stata affidata la costruzione della stazione ferroviaria di Rabat-Agdal.

La società ferroviaria SNCF ha fornito l’assistenza all’ONCF nella gestione del progetto.

Altre società hanno partecipato a vario titolo al progetto: dodici treni sono stati forniti dalla Alstom, le telecomunicazioni dal consorzio Ansaldo-Ineo, le sottostazioni elettriche dalla Cegelec, il gruppo Egis per il genio civile, la Systra per il tracciato e la Colas Rails per i binari. 

La gestione della linea è stata affidata ad un ferroviere marocchino formatosi in parte in Francia. 

La LGV ha incontrato molte difficoltà nella sua realizzazione, l’inaugurazione inizialmente prevista per Dicembre 2015 è slittata fino all’inaugurazione finale nel 2018.

5 mesi di test, le stazioni ancora da completare e il cedimento del terreno a sud di Tangeri ha complicato il percorso di costruzione della ferrovia che deve ospitare il treno super veloce.

Lungo il tracciato sono stati costruiti ben 12 viadotti. 


Il costo dell’opera ammonta a circa 2 miliardi di euro, con un +15%  rispetto alla spesa preventivata.

L’indebitamento della società ferroviaria nazionale è aumentato a causa dello scostamento della maggiore spesa rispetto al preventivo nonostante Mohamed Rabie Khlie, capo dell’ONCF, avesse scommesso su costi di realizzazione notevolmente inferiori a quelli effettivi: per ammortizzare l’investimento la società dovrà raddoppiare il numero di viaggiatori in tre anni, da 3 a 6 milioni di passeggeri. 

In Africa hanno inaugurato la Tav, collegherà Casablanca a Tangeri
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 Casablanca-Tangeri

La Francia ha partecipato per il 50% all’investimento mentre lo Stato marocchino contribuito con 535 milioni di euro. Ai finanziatori istituzionali si sono aggiunti il Fondo Hassan II per lo sviluppo economico e sociale, fondi arabi: 144 milioni di euro dal Fondo saudita per lo sviluppo, 100 dal Kuwait per lo sviluppo economico arabo e dal Fondo Abu Dhabi per lo sviluppo e del Fondo arabo per lo sviluppo sociale economico.

La LGV inizierà il servizio pubblico a fine novembre garantendo partenze ogni ora con trenta collegamenti al giorno.

Al costo del biglietto del treno, 18 euro, si dovranno aggiungere 6 euro di maggiorazione per viaggiare su Al Boraq.

Per la commercializzazione dei biglietti l’ONCF si ispirerà al sistema di vendita della SNCF francese che pratica tariffe differenziate in funzione del tasso di riempimento dei treni.

ALESSANDRIA. ALESSANDRIA SI CURA: 50 ALBERI TAGLIATI IN NOME DELLA SICUREZZA.

Piazzale Berlinguer di nuovo al centro delle polemiche, ma questa volta non per le imboscate, vere o presunte, di immigrati clandestini che in cambio di un servizio da parcheggiatori abusivi chiedono in cambio qualche monetina, ma perché la città di Alessandria ha stabilito che l’ordine pubblico lo si fa rispettare, innanzitutto, tagliando le piante del parcheggio per far posto alle telecamere a basso costo e risoluzione.

Se poi le mettiamo finte sai che risparmio.

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Che male hanno fatto poi quei poveri alberi il sindaco ce lo dovrà spiegare, non sono certo gli alberi a creare allarme nell’opinione pubblica, neppure gli arbusti o le siepi, ma quando si è promesso tutto, di più, il contrario di tutto sulla sicurezza e non si hanno idee su come si affrontano queste problematiche allora si condanna il verde pubblico a scontare la pena per un reato che non ha commesso.

Il taglio delle 50 robinie in piazzale Berlinguer da parte dell’amministrazione ha fatto esplodere la polemica tra giunta e opposizione.

Il presidente del Consiglio Comunale Emanuele Locci si è sicuramente distinto nella polemica accusando la precedente giunta  guidata da Rita Rossa di aver non piantumato tanti alberi quanti sono stati i bambini nati:  “Dopo il taglio dei 50 alberi in piazzale Berlinguer ho preso in mano tutti gli atti che riguardano l’ambiente per vederci chiaro e mi sono reso conto di una cosa veramente fuori dal mondo, a proposito di quanto fatto dalla precedente Giunta, guidata dal sindaco RossaIl regolamento del verde è stato modificato con una determina dirigenziale, mentre invece la competenza è del competenza del consiglio comunale. E soprattutto nel censimento arboreo di fine mandato non è stata rispettata la legge che impone al Comune di piantumare tanti alberi quanti bambini nati. Innanzitutto nel documento si fa solo riferimento al saldo nascite/morti, con circa 740 nuovi residenti all’anno in media. Ma anziché mettere a dimora 3500 alberi si legge che il Comune potrebbe anche non fare più nulla per i prossimi 90 anni, vista la presenza delle 100 mila rose dalla Moldavia, piantumate durante la Giunta Fabbio. Insomma, un atto di una gravità inaudita. Far valere retroattivamente le “rose di Fabbio” come sostituzione della doverosa piantumazione di nuovi alberi per tutto il secolo è una presa in giro dei cittadini”. 

L’ex sindaco,Rita Rossa, non ha atteso molto per rispedire al mittente le accuse di Emanuele Locci:  “Locci vada in procura e ci denunci, prendendosi tutte le responsabilità del caso. In quel documento abbiamo semplicemente fotografato l’esistente in modo oggettivo, e quindi anche le rose. Non potevamo mica toglierle, o dichiarare il falso. Probabilmente il numero degli alberi piantumati non corrisponde esattamente al numero dei nuovi nati, ma mi risulta comunque che il saldo sia positivo. Noi abbiamo sempre imposto a chi costruiva, su permessi già acquisiti con le amministrazioni precedenti, di piantare degli alberi. In ogni caso è comico il fatto che Locci parli oggi di questo dopo quanto è stato fatto la scorsa settimana in piazzale Berlinguer, un taglio di 50 alberi adottato senza alcuna trasparenza. Sul taglio delle robinie non sono stati informati né le Commissioni né il Consiglio Comunale. Mi risulta, e stiamo facendo tutte le verifiche del caso, che non ci siano gli atti dove è stato dichiarato che le piante erano malate. Non era vero, le piante erano sane. Bastava vedere i tronchi. E poi non c’è alcun progetto che rendesse necessario il taglio delle piante: hanno tagliato le piante per permettere una visuale migliore alle telecamere che, costando poco, garantiscono una definizione minore. Insomma, Alessandria ha altri problemi, anziché fare polemiche sul passato si occupi del presente. Cominci a immaginare il futuro di Alessandria. E abbia l’onestà intellettuale di criticare anche l’attuale Giunta”.

Il consiglio comunale in programma promette scintille. Emanuele Locci  per concludere dichiara: “Sarà discussa la mia mozione dove sollecito l’istituzione del 21 novembre come Giornata Nazionale degli Alberi, il rispetto della legge sul censimento degli alberi e la piantumazione di un albero per ogni nuovo nato. chiederò anche al Consiglio introdurre il Piano Urbano del Verde e la ripristinare la Consulta Comunale dell’Ambiente approvata nel 2007, il mio primo atto da consigliere comunale, che poi fu soppressa nel 2012”.

Intanto è stata comunicata l’iniziativa del laboratorio sociale Alessandria: Alessandria si cura, la vera emergenza è l’ambiente.

Ovvero ripiantiamo gli alberi in piazzale Berlinguer:

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ALESSANDRIA. GUAZZORA: IL RITORNO DELLO SQUADRISMO CONTRO IL PRESIDIO DEI LAVORATORI IN LOTTA.

Il Comune di Guazzora, provincia di Alessandria, 300 anime più o meno sta vivendo un incubo che ricorda l’Italia del ventennio con lo squadrismo neofascista in difesa degli interessi del “padrone”, interessi che in più occasione si è scontrato con i diritti e le rivendicazioni economiche dei braccianti agricoli.

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I braccianti agricoli di un’azienda locale stanno subendo da troppo tempo una continua  forma di sopraffazione e sfruttamento che nelle campagne pare siano la normalità insieme all’arroganza dei datori di lavoro.

I braccianti lamentano che da sempre i salari sono pagati con ritardo di mesi, le ore di lavoro straordinario non pagate,gli arretrati messi in dubbio,il TFR in ritardo di anni,gli accordi regolarmente disattesi, e l’azienda che si rifiuta di collaborare.

I lavoratori avviliti dal comportamento dell’azienda si rivolgono al sindacato di base CUB di Alessandria, ma la contrattazione non porta a risultati soddisfacenti, anzi non porta ad alcun risultato, lo scontro tra azienda e sindacato è un muro contro muro voluto dalla proprietà.

I braccianti dopo una assemblea a cui hanno partecipato sia lavoratori italiani che immigrati proclamano lo stato di agitazione e lo sciopero.

Quando la situazione sembra sbloccarsi per riprendere la strada della trattativa l’azienda riceve la visita di una delegazione di Casapound. Il fatto non sfugge al sindacato che diffonde un comunicato in cui si denuncia l’accaduto: “l’Azienda Angeleri riceve la visita di una delegazione di Casapound, evidentemente gradita, viste anche le conclamate simpatie politiche dei proprietari”.

I neofascisti, ma non è una novità, giustificano il loro intervento per impedire ai lavoratori di scioperare e creare un danno all’azienda e lo spiegano con le parole di un loro esponente: “perché le aziende del territorio devono essere tutelate, non messe in difficoltà come sta facendo la CUB in questi giorni, che portando i dipendenti allo sciopero hanno rischiato di far perdere consegne all’azienda”.

I neofascisti, esattamente come il fascismo del ventennio, insegnano che se  il padrone non ti paga avrà i suoi buoni motivi, il lavoratore non deve essere egoista, deve sacrificarsi e collaborare  per il “bene comune”, ma sopratutto per il “bene dell’azienda” oppure”ma che vuoi ti faccio lavorare, vorrai mica essere anche pagato”.

Ai lavoratori i neofascisti vogliono ricordare come funziona il “corporativismo”: la rigida difesa del profitto del padrone sul sudore di chi lavora da privare anche della propria organizzazione indipendente, imponendo quel “collaborazionismo” tanto caro a Mussolini e agli squadristi che non hanno mai lavorato,ma pretendono di imporre agli altri le regole del lavoro senza regole.

Il fascismo nato dalla collusione delle organizzazioni padronali, confindustria e grandi proprietari fondiari,serviva solo per difendere i padroni dalle rivendicazioni operaie ce lo insegna la storia.

La complicità dei proprietari terrieri e grandi industriali si manifestava con il finanziamento degli squadristi per aggredire fisicamente operai e braccianti e reprimere nel sangue scioperi, lotte e occupazioni per fermare l’avanzata del movimento dei lavoratori dopo la fine della prima guerra mondiale e la Rivoluzione Sovietica.

 

I neofascisti di Casapound proseguono confermando le posizioni del  ventennio che solo qualche revisionista storica tenta di mettere in dubbio: “Lo sciopero è un diritto dei lavoratori […] ma senza ostacolare il lavoro dell’azienda”.

La CUB Piemonte nel suo comunicato spiega che  uno sciopero che non danneggia il padronato non è uno sciopero vero, ma fittizio e non bisogna mai cadere nel tranello di sovrapporre l’interesse dell’azienda (intesa come proprietà) con quello dei lavoratori.

La CUB ha indetto per sabato 10 novembre alle ore 11:00 un presidio davanti alla prefettura di Alessandria in solidarietà ai braccianti dell’azienda e ai sindacalisti dell’organizzazione locale, invitando “tutti coloro che vogliono difendere sul serio la libertà di organizzazione e di lotta dei lavoratori e l’unità della nostra classe”.