Categoria: ECONOMIA E FINANZIA

ASTI. L’EX ASSESSORE PIERPAOLO GHERLONE CONDANNATO A 3 ANNI E 6 MESI, CONFISCA DEI BENI PER 670 MILA EURO.

La Guardia di Finanza di Asti ha dato seguito alla confisca dei beni per 670mila euro, in seguito alla condanna a 3 anni e 6 mesi di reclusione, all’ex assessore al comune di Asti, Pierpaolo Gherlone

L’ex assessore al comune di Asti al Bilancio nella giunta Florio ed ex presidente dell’Asti calcio e noto commercialista in città, Pierpaolo Gherlone, ha patteggiato una condannata a 3 anni e 6 mesi di detenzione per indebita percezione dei fondi Covid e bancarotta fraudolenta.

La Guardia di Finanza ha, su disposizione del tribunale, eseguito la confisca penale del denaro e altri beni: conti bancari, tre autovetture di lusso, 5 terreni e quote societarie già precedentemente sottoposti a sequestro preventivo. 

Le indagini della Guardia di Finanza:

Le indagini condotte dalle Fiamme Gialle astigiane nel 2021, coordinate dal Pubblico Ministero Gabriele Fiz della Procura della Repubblica di Asti, avevano accertato che l’ex assessore Piepaolo Gherlone, nel biennio 2019-2020, aveva acquisito per fini illeciti la carica di amministratore di alcuni soggetti economici.

La carica di rappresentante legale di due società della provincia di Asti per ottenere i contributi per il Covid 19, circa 18.000 euro. L’erogazione indebito dei fondi erano stati ottenuti comunicando all’Agenzia delle Entrate false dichiarazioni per gli anni d’imposta 2019 e 2020, un volume d’affari fittizio, calcolato sulla base di fatture inesistenti sotto il profilo oggettivo, ma utile per comprovare il calo di un terzo del fatturato, elemento espressamente richiesto dalla normativa per ottenere il beneficio pubblico.

Mentre la carica di liquidatore di due società astigiane dichiarate fallite nel 2020 dal Tribunale di Asti avevano dato la possibilità all’indagato di distrarre dissipare somme pari a quasi 650mila euro usando i fondi delle aziende come bancomat da cui effettuare prelievi in contanti dai conti correnti aziendali ed efettuare pagamenti ingiustificati.

Pierpaolo Gherlone come ha accertato la Guardi di finanzza ha trasferito parte di queste somme in altre attività economiche ed imprenditoriali, riconducili a se stesso, commettendo in questo modo il reato di autoriciclaggio e di indebita compensazione fiscale.

La Guardia di Finanza di Asti hanno spiegato che: “L’attività svolta evidenzia il costante impegno della Guardia di Finanza nel contrasto alle condotte illecite e fraudolenti nella tutela dell’economia legale, alla salvaguardia delle realtà aziendali sane ed alla difesa degli interessi creditori e a tutti i casi di indebita percezione e malversazione delle risorse pubbliche destinate alle imprese in effettiva difficoltà. Con la confisca tali beni andranno a far parte del patrimonio dello Stato per essere destinati ad esigenze di pubblico interesse a beneficio dei cittadini”.

ALESSANDRIA. Antonella Perrone – Sostenibilità, riorganizzazione e riequilibrio fiscale, il nuovo corso della Giunta Abonante.

Da Il Ponte, intervento di Antonella Perrone, Assessore  Bilancio, Partecipate, Economato e Gare e Acquisti

Foto ripresa dal gruppo de Il Ponte e Radio Gold

Le operazioni di riorganizzazione di qualsiasi struttura economico-istituzionale complessa sia essa pubblica o privata sono sempre accompagnate da iniezioni esterne di liquidità aggiuntiva. In altre parole: incremento di costi al presente con lo scopo d’aumentare l’efficienza futura in termini di produttività, sostenibilità, attrazione di capitali e conseguente sviluppo del territorio. Non ci possono essere investimenti senza costi iniziali.

Nel caso di una struttura pubblica, il carico di maggiori oneri per i contribuenti deve seguire il tracciato della progressività, vale a dire: una maggiore salvaguardia per quelle fasce di reddito meno abbienti, e in particolare per quei nuclei familiari ormai declinanti verso la povertà relativa. Tuttavia, per quanto concerne il caso in questione, l’operazione è stata studiata con fini compensativi. A fronte di una richiesta supplementare d’estrazione fiscale (aumento dell’aliquota IRPEF) la Giunta Abonante, con l’approvazione del Consiglio decide di controbilanciarla con una riduzione della Tassa rifiuti per utenze non domestiche e quelle domestiche per far in modo che gran parte dei bilanci familiari rimangano quasi “neutri” rispetto all’esborso iniziale. L’intenzione è buona complessivamente.

Sennonché, azzardare giudizi immediati positivi o negativi sulla validità dell’operazione è tecnicamente fuorviante. L’appello dovrà essere spostato nel tempo, nel caso in cui l’efficienza futura risultasse premiabile o svantaggiosa relativamente ai costi sostenuti.

A seguito del ballottaggio del 26 giugno, è stato eletto il Sindaco Giorgio Abonante ed il Consiglio Comunale; in data 11 luglio è stata nominata la Giunta Comunale e si è insediato il Consiglio Comunale neo eletto.

La nuova Giunta ha ritenuto fondamentale procedere all’approvazione di una manovra strutturale di bilancio che permetta di “mettere in sicurezza” i conti dell’Ente ed avviare una radicale riforma della gestione e dell’organizzazione della “macchina comunale” finalizzata al rilancio dell’economia locale e al miglioramento dei servizi pubblici erogati.

L’occasione è stata offerta dai recenti provvedimenti di Legge approvati a favore dei Comuni capoluogo di Provincia in disequilibrio finanziario, i quali possono presentare una proposta di accordo con lo Stato per il superamento delle difficoltà di bilancio.

L’accordo rappresenta, però, solo lo strumento attraverso il quale formalizzare la manovra strutturale di bilancio propedeutica all’avvio delle attività di innovazione amministrativa dell’Ente e per le quali si richiede specifico mandato da parte del Consiglio Comunale appena insediatosi.

Il programma generale si sviluppa sui seguenti punti che rappresentano linee guida che la Giunta chiede al Consiglio di approvare:

interventi relativi alle entrate tributarie;

revisione organizzativa dei processi relativi alle entrate extra tributarie;

digitalizzazione delle attività amministrative;

efficientamento dei servizi erogati e razionalizzazione dei costi di gestione;

orientamento strategico del Gruppo Comune.

Si rendono necessarie scelte al fine di definire una manovra strutturale che consenta di garantire un gettito in grado di sostenere l’operatività del Comune, rispetto al mantenimento e miglioramento degli attuali servizi offerti, nonché all’incremento degli interventi e degli investimenti essenziali per una politica di sviluppo territoriale locale.

E’ intenzione dell’Amministrazione comunale appena insediata di aderire alle summenzionate norme nazionali che consentono ai Comuni capoluogo di Provincia di avanzare proposta di accordo.

Emerge la necessità, qualora il procedimento di accordo con lo Stato dovesse concludersi positivamente, di adeguare le aliquote dell’addizionale comunale IRPEF ai nuovi scaglioni di reddito IRPEF previsti nella Legge di bilancio 2022, in sostituzione all’aliquota unica applicata fino al 31.12.2021 nella misura massima dello 0,80% e nel seguente modo:

da €  0 a € 15.000                aliquota 0,8 %

da € 15.001 a € 28.000        aliquota 0.8%

da € 28.001 a € 50.000       aliquota 1,1%

oltre i € 50.000                    aliquota 1,2%

La Giunta comunale ha anche previsto di adottare riduzioni della Tassa rifiuti per utenze non domestiche e utenze domestiche utilizzando, ai fini della copertura delle conseguenti minori entrate, i fondi emergenziali erogati nel biennio 2020-2021 rimasti inutilizzati. Per il Comune di Alessandria tali fondi emergenziali ammontano a oltre 4 milioni di euro.

Si prevede, in particolare, l’esenzione della terza rati Tari per utenze non domestiche con alcune esclusioni (Banche, istituto di credito, ospedali, Pubblica amministrazione) ed esenzione della tassa rifiuti per utenze domestiche per specifiche categorie di contribuenti : soggetti con Isee inferiore a euro 8.000,00; under 30 e over 80. 

Antonella Perrone

Assessore  Bilancio, Partecipate, Economato e Gare e Acquisti

email: antonella.perrone@comune.alessandria.

ROMA. L’ANTITRUST SANZIONA DENTIX, LA IX COMMISSIONE DEL SENATO BOCCIA L’EMENDAMENTO CHE TUTELA I CITTADINI.

Dentix: mentre l’Antitrust sanziona Dentix, inspiegabile la XI Commissione del Senato boccia l’emendamento volto a tutelare i cittadini che si rivolgono alle cliniche odontoiatriche.

L’Antitrust si è recentemente pronunciata dando ragione ai cittadini coinvolti nella vicenda Dentix e sanzionando la società per 1 milione di Euro per “condotte e omissioni idonee a fornire una rappresentazione ingannevole dei servizi offerti e a privare i consumatori dell’assistenza post- vendita, frapponendo ostacoli all’esercizio dei diritti contrattuali dei pazienti”.

Una importante vittoria per Federconsumatori che in tutta Italia ha assistito migliaia di cittadini coinvolti nella vicenda e che, attraverso le sue strutture dell’Emilia Romagna e di Perugia ha segnalato all’AGCM le gravi pratiche messe in atto dall’azienda.

Ma a pochi giorni di distanza da questo importante pronunciamento è arrivata invece, dalla XI Commissione del Senato, una grave bocciatura dell’emendamento che avrebbe introdotto una maggior tutela per i cittadini nell’ambito delle cure odontoiatriche.

Una scelta a nostro avviso poco lungimirante, soprattutto alla luce dei ripetuti fallimenti di cliniche per le cure odontoiatriche, che da un giorno all’altro hanno chiuso i battenti lasciando i cittadini senza cure, ma con ingenti debiti. Riteniamo sia urgente e doverosa una presa di posizione chiara e determinata da parte del legislatore per definire una più attenta verifica in materia di accreditamento delle aziende autorizzate ad operare nel settore odontoiatrico e sanitario; per implementare le cure odontoiatriche pubbliche; per l’adozione di una normativa più stringente che preveda forme di rimborso ai cittadini e di penalizzazione a carico delle società che non operano correttamente.

In relazione ai contratti di finanziamento sottoscritti per sostenere le spese delle cure presso tali cliniche solo Cofidis rimane nel mirino dell’Autorità per l’adempimento degli obblighi assunti.

Quello che è avvenuto con Dentix e ancor prima con Ideasorriso mettono in evidenza, invece, quanto sia urgente che le società finanziarie rendano più sollecite e fluide le pratiche per la risoluzione del contratto e il rimborso dei cittadini di quanto versato e non dovuto in caso di mancata prestazione.

Nonostante siamo riusciti a raggiungere intese per il rimborso degli utenti, infatti, sono stati non pochi le criticità e gli ostacoli incontrati.

MILANO. CHIARA FERRAGNI NEL CDA DI TOD’S E LA BORSA VOLA AL SETTIMO CIELO.

Chiara Ferragni dopo un 2020 da record entra nel Cda Tod’s di Diego Della Valle e il titolo impazzisce a Piazza Affari.

L’imprenditrice-influencer centra un altro successo dopo il record del 2020.

Il mondo che cambia, cambiano le abitudini dei consumatori, gli stessi che un tempo furono affascinati dall’ambientalismo di facciata, Greenwashing, necessario a dare alle aziende un’immagine sensibile nei confronti dell’ambiente.

Negli anni ’80 essere Green era più una moda che una necessità, ma la regola non valeva per tutti, gli ambientalisti duri e puri non si sono mai lasciati fregare dal Greenwashing.

Il tempo del Pinkwashing con cui venivano promossi i prodotti travestiti di rosa, mostrando un atteggiamento molto aperto nei confronti del mondo delle donne o gay.

Il Covid ha dato i natali al socialwashing, un modo come un altro per compiacere il pubblico e gli investitori dando un’immagine ingannevole della propria società ma, su temi legati al sociale e diritti umani. 

In un mondo che cambia come si cambiano i vestiti o le scarpe Chiara Ferragni rappresenta sicuramente il nuovo volto del Washing, ma senza la negatività dei whashing di facciata.

Chiara Ferragni è la nota positiva di uno spartito dove tutto va male, quando le note di un accordo vengono stonate dalla pandemia è Chiara che rischiara e rasserena il cielo plumbeo di questi mesi.

Chiara Ferragni è globalizzante, impegnata nel sociale, fa beneficenza, si batte per i diritti delle donne, ha vinto l’Ambrogino d’oro per l’impegno che lei e il marito, Fedez, hanno dedicato al Covid, parla ai giovani, alle donne, agli uomini, ai gay, ai politici, a chi fa impresa, a chi non lavora, a chi lavora.

Chiara ha un numero di follower superiore a quello degli abitanti dei Paesi Bassi mentre in coppia con il marito, che ha 12 milioni di follower, è tra i più seguiti opinion leader italiani.

Da Citylife a Milano piacciono e parlano a milioni di persone.

Chiara Ferragni che opinion leader diventa imprenditrice, entr nel Cda di Tod’s e il titolo vola al settimo cielo: una crescita senza precedenti perché alle 11 vantava un +5,9%, alle 15 +14%.

Diego Della Valle in una nota spiega i motivi della sua decisione: “Ritenendo sempre più importante occuparsi di impegno sociale, della solidarietà verso il prossimo e della sostenibilità nel rispetto dell’ambiente e del dialogo con le giovani generazioni, il gruppo Tod’s nomina Chiara Ferragni membro del consiglio di amministrazione. Siamo certi che la conoscenza di Chiara del mondo dei giovani, unita all’esperienza dei membri del Cda, possa costruire un gruppo di pensiero dedicato a progetti focalizzati alla solidarietà verso gli altri, con forte attenzione al mondo giovanile che, mai come in questo momento, ha bisogno di essere ascoltato”.

Chiara ringrazia Della Valle per la fiducia e il rispetto che ha nei suoi confronti “come donna e manager” e dice che sarà un modo per “dare voce alla mia generazione con una delle eccellenze dell’Italia nel mondo”.

Tod’s che aveva comunicato i risultati economici del 2020 con ricavi per 637,11 milioni di euro, in flessione del 30,4% rispetto ai 915,98 milioni ottenuti nel 2019 e con, a tassi di cambio costanti, il fatturato sceso del 30,1%.

Ma l’azienda ha sdrammatizzato il forte calo dei ricavi per gli effetti delle restrizioni necessarie a fronteggiare il Covid-19.

Negozi chiusi, forti limitazioni alle circolazione delle persone, vuol dire impatto negativo.

L’arrivo di Chiara Ferragni che prova a rilanciare l’azienda sull’onda del business molto attivo dell’imprenditrice: CEO di TBS Crew Srl e CEO di Fenice Srl, e un 2020 d’oro.

A settembre un pieno di utili con l’attività pubblicitaria della Serendipity, la società che gestisce il marchio (valutato 36 milioni) dell’influencer, mentre maturava la decisione di rompere i rapporti di licenza con Pasquale Morgese, imprenditore pugliese che controlla il 27,5% dell’azienda.

Chiara Ferragni nel 2020 non solo riesce a resistere alla Pandemia, ma è in grado di utilizzare tutta la sua notorietà in favore dell’impegno civile.

Prima con Fedez per l’uso della mascherina e per il mantenimento del distanziamento sociale.

Lanciato una raccolta fondi che ha permesso di creare una nuova terapia intensiva al San Raffaele, iniziativa per la quale con Fedez hanno ricevuto l’Ambrogino d’oro, massima onorificenza di Milano.

Per restare nel sociale ricordiamo la battaglia contro la lentezza della Regione Lombardia nella somministrazione dei vaccini, pubblicando prima schede e dati relativi ai lombardi in attesa di vaccinarsi, arrivando a rivolgersi al premier Mario Draghi dopo che la nonna di Fedez era stata chiamata per il vaccino a seguito dei post della stessa Ferragni.

Mario Draghi che si rivolge direttamente alla regione Lombardia perché Attilio Fontana e a Letizia Moratti chiedano scussa ai cittadini: “Vergognatevi e chiedete scusa a tutti i cittadini”.

Il 2020 per Chiara Ferragni rappresenta l’anno della svolta in cui non esistono solo brand promotion e fashion marketing, ma Chiara si inserisce nel dibattito usando i social per dire la sua su violenza di genere, “cultura fascista”, salute mentale, per stimolare i ragazzi alla fruizione della cultura e al rispetto delle norme anti-Covid.

Nel video “Essere donna nel 2020” ha parlato a tutti guardando in camera, raccontato di “una società molto maschilista e patriarcale, in cui le donne vengono giudicate in modo differente dagli uomini ma anche dalle donne”.

L’intento dichiarato era “far pensare qualcuno di noi e far cambiare la nostra prospettiva” e il video ha avuto quasi 8 milioni di visualizzazioni.

Vanity Fair ha incoronato Chiara Ferragni e fedez personaggi dell’anno: “Abbiamo scelto di dedicare loro la nostra cover per tanti motivi: l’influenza che esercitano, l’impegno che hanno dimostrato, la capacità di utilizzare i nuovi mezzi di comunicazione, la coscienza civile e politica che stanno sviluppando”.

Mamma di Vittoria nel 2021 e da imprenditrice ha lanciato una linea di vestiti per bambini, da donna non si è vergognata di mostrare quanto sia bello allattare.

Ha tifato per il marito Fedez, in gara a Sanremo perché è sempre e comunque una moglie.

La coppia in corsa verso la politica? Perché a quanto risulta al Foglio da mesi stanno selezionando, nella massima riservatezza, dei giovani consulenti politici, a sostegno di questa attività. Collaboratori parlamentari ed esperti di comunicazione politica digitale.

Fedez smentisce.

Certo che se ci metti un po’ di Chiara Ferragni funziona tutto un pò meglio, ma la politica è un altra cosa e non sappiamo se basta il Ferragni-washing per cambiare le abitudini cementate nelle strade e nei palazzi della politica romana, ma non dimentichiamoci che l’effetto Chiara-Washing è stato usato dagli Uffizi e subito si è parlato di “Effetto Ferragni”.

Le polemiche seguite alla presenza dell’influencer nel celebre museo fiorentino che camminava tra le opere insieme al figlio hanno fatto registrare che ben 9312 visitatori accorsi in Galleria tra un venerdì e una domenica di un weekend di fine luglio, segnando un rialzo del 24% rispetto al fine settimana precedente, quando i visitatori erano stati 7.511.

Allora attendiamo che il Ferragni-washing faccia decollare le speranze di tutti coloro che hanno voglia di credere nel miracolo della “grande bellezza” non solo fisica, ma anche e soprattutto solidale e intelligente di Chiara.

ROMA. SOVRANISTI CONTRO: MELONI NOSTALGICA DIFENDE IL VETO DI POLONIA E UNGHERIA SUGLI AIUTI ALL’ITALIA”.

Giorgi Meloni, che ad Agosto si assumeva la paternità degli aiuti dell’Europa all’Italia e dichiarava che il risultato era stato ottenuto solo per merito di Fratelli d’Italia, durante un raptus nostalgico per le politiche repressive, autoritarie e antidemocratiche si schiera dalla parte di Polonia e Ungheria che hanno posto il veto e bloccano gli aiuti per la crisi all’Italia: “Difendono identità cristiana e confini da immigrazione”.

Ma i rilievi Ue sono sull’indipendenza dei giudici e libertà dei media nei due paesi dicono che quelle sono solo frasi fatte e di circostanza, insomma “fuffa” e propaganda.

Giorgia meloni in un post su facebook:

La leader di Fratelli d’Italia sostiene che la clausola sullo Stato di diritto, contro la quale si stanno battendo Budapest e Varsavia, sia solo un modo per Bruxelles di limitare la sovranità dei 27 Stati membri e imporre politiche pro-immigrazione e contro le “radici cristiane dell’Ue”.

Ma a preoccupare le istituzioni comunitarie sono le riforme sulla giustizia e la libertà d’espressione già criticate in passato

Ungheria e Polonia hanno deciso di porre il veto sul bilancio Europeo a cui sono collegati gli aiuti al’Italia e lo stanziamento dei fondi del Next Generation Eu (o Recovery Fund) in sostegno ai Paesi colpiti dal coronavirus a causa della clausola sullo Stato di diritto.

A Matteo Salvini e Giorgia Meloni era stato chiesto di prendere le distanze dai due governi loro alleati a livello europeo.

Ma la leader di Fratelli d’Italia ha affidato ai social la sua risposta, che “puzza” di tutto tranne che di una presa di distanza: “Se non vi inginocchiate niente soldi per combattere il coronavirus, basta difesa dei confini e identità cristiana“.

Giorgia Meloni ricalcando le tesi di Viktor Orbán ha scritto che la mossa dei governi di Budapest e Varsavia rappresentano la scelta di “non piegarsi” a un Ue che vuol punire “quei Paesi che vogliono difendere le radici classiche e cristiane d’Europa e i propri confini dall’immigrazione illegale di massa“.

Ma radici cristiane e politiche migratorie hanno poco a che vedere con la clausola richiesta dalla maggior parte dei 27 Stati membri.

La cronaca degli ultimi anni racconta il continuo scontro tra i governi sovranisti polacco, guidato dal partito Diritto e Giustizia dal 2015, e ungherese, da dieci anni sotto la guida del Fidesz di Viktor Orbán.

La Polonia ha imposto il controllo sui giudici e la mancata separazione dei poteri


Bruxelles che ha varie volte attivato l’articolo 7 dei Trattati sull’Unione europea che può portare fino alla sospensione di alcuni diritti di adesione, tra cui il diritto di voto in sede di Consiglio Ue, in caso di “violazione grave e persistente da parte di un Paese membro dei principi sui quali poggia l’Unione”.

L’allarme delle istituzioni europee non è scattato per “la difesa dell’identità cristiana o dei confini”, ma per le controverse riforme della giustizia proposte dall’esecutivo di Varsavia che limitano la libertà dei giudici e la loro indipendenza dal governo.

Le controversie proseguono dal 2017 quando alla guida dell’esecutivo c’era il presidente del Consiglio Beata Szydło e permise al ministro della Giustizia di nominare i presidenti dei tribunali regionali e di appello.

La firma del presidente della Repubblica, Andrzej Duda, arrivò mentre migliaia di persone erano in piazza per protestare contro una riforma che di fatto rendeva i togati dipendenti dai governi che li nominavano, accorpando il potere esecutivo e buona parte di quello giudiziario nelle mani del partito o della coalizione di maggioranza.

L’unico veto posto dal presidente è stato sulle “misure sulla Corte Suprema che avrebbe consentito di nominare 15 giudici su 25 e sul Consiglio Nazionale della Magistratura.

Situazione identica si è ripresentata due anni dopo, sempre con il governo Diritto e Giustizia, ma guidato dal premier, Mateusz Morawiecki.

A gennaio 2020, il Parlamento, sempre con centinaia di persone in piazza, ha approvato quella che è stata subito ribattezzata “legge museruola” con la quale l’esecutivo può sanzionare i giudici che mettono in dubbio la legittimità della nomina di altri colleghi, che svolgono attività politica o che nuocciono al funzionamento della giustizia.  

Il parlamento Europeo ha protestato per quello che viene considerato l’ultimo schiaffo allo stato di diritto nel paese.

Lo scontro tra Polonia e istituzioni Ue comunque non hanno niente a che vedere con la “salvaguardia dell’identità cristiana e la protezione dei confini”, argomenti usati da Giorgia Meloni per giustificare la scelta di bloccare i fondi europei per l’emergenza Covid.

In Ungheria le leggi-bavaglio contro i media e criminalizzazione delle ong hanno fatto scattare le procedure, poi arenatesi in sede di Consiglio Ue, per l’attivazione dell’articolo 7 dei Trattati nei confronti dell’Ungheria.

Il voto del Parlamento UE del 12 settembre sulla relazione Sargentini, dal nome dell’ex eurodeputata dei Verdi che ne è stata la relatrice.

La Plenaria di Strasburgo, con 448 voti a favore, 197 contrari e 48 astensioni, approvò il rapporto in cui si accusava Budapest, come ha dichiarato l’eurodeputata, di aver “imbavagliato i media indipendenti, limitato il settore accademico e sostituito i giudici indipendenti con giudici più vicini al regime oltre ad aver reso la vita difficile alle ong“.

Le affermazioni sono legate alle numerosi leggi con le quali il governo di Viktor Orbán, dal 2010, ha tentato di limitare la libertà e l’indipendenza dei media nazionali, a quelle sui migranti che hanno convinto la Commissione UE a deferire il paese alla Corte di Giustizia Europea e alla norma “legge Stop Soros” definita dai giudici UE: “Discriminatoria” con la quale l’esecutivo ha criminalizzato l’operato delle ong in materia di accoglienza e costretto la Central European University, fondata proprio dal magnate statunitense di origini ungheresi, a lasciare la storica sede di Budapest e trasferirsi a Vienna.

Come si può facilmente intuire, ma non comprensibile per Giorgia Meloni, la “protezione dei confini” non ha nulla a che fare con le accuse mosse dalla UE all’Ungheria.