Categoria: ECONOMIA E FINANZIA

ROMA. L’ANTITRUST SANZIONA DENTIX, LA IX COMMISSIONE DEL SENATO BOCCIA L’EMENDAMENTO CHE TUTELA I CITTADINI.

Dentix: mentre l’Antitrust sanziona Dentix, inspiegabile la XI Commissione del Senato boccia l’emendamento volto a tutelare i cittadini che si rivolgono alle cliniche odontoiatriche.

L’Antitrust si è recentemente pronunciata dando ragione ai cittadini coinvolti nella vicenda Dentix e sanzionando la società per 1 milione di Euro per “condotte e omissioni idonee a fornire una rappresentazione ingannevole dei servizi offerti e a privare i consumatori dell’assistenza post- vendita, frapponendo ostacoli all’esercizio dei diritti contrattuali dei pazienti”.

Una importante vittoria per Federconsumatori che in tutta Italia ha assistito migliaia di cittadini coinvolti nella vicenda e che, attraverso le sue strutture dell’Emilia Romagna e di Perugia ha segnalato all’AGCM le gravi pratiche messe in atto dall’azienda.

Ma a pochi giorni di distanza da questo importante pronunciamento è arrivata invece, dalla XI Commissione del Senato, una grave bocciatura dell’emendamento che avrebbe introdotto una maggior tutela per i cittadini nell’ambito delle cure odontoiatriche.

Una scelta a nostro avviso poco lungimirante, soprattutto alla luce dei ripetuti fallimenti di cliniche per le cure odontoiatriche, che da un giorno all’altro hanno chiuso i battenti lasciando i cittadini senza cure, ma con ingenti debiti. Riteniamo sia urgente e doverosa una presa di posizione chiara e determinata da parte del legislatore per definire una più attenta verifica in materia di accreditamento delle aziende autorizzate ad operare nel settore odontoiatrico e sanitario; per implementare le cure odontoiatriche pubbliche; per l’adozione di una normativa più stringente che preveda forme di rimborso ai cittadini e di penalizzazione a carico delle società che non operano correttamente.

In relazione ai contratti di finanziamento sottoscritti per sostenere le spese delle cure presso tali cliniche solo Cofidis rimane nel mirino dell’Autorità per l’adempimento degli obblighi assunti.

Quello che è avvenuto con Dentix e ancor prima con Ideasorriso mettono in evidenza, invece, quanto sia urgente che le società finanziarie rendano più sollecite e fluide le pratiche per la risoluzione del contratto e il rimborso dei cittadini di quanto versato e non dovuto in caso di mancata prestazione.

Nonostante siamo riusciti a raggiungere intese per il rimborso degli utenti, infatti, sono stati non pochi le criticità e gli ostacoli incontrati.

MILANO. CHIARA FERRAGNI NEL CDA DI TOD’S E LA BORSA VOLA AL SETTIMO CIELO.

Chiara Ferragni dopo un 2020 da record entra nel Cda Tod’s di Diego Della Valle e il titolo impazzisce a Piazza Affari.

L’imprenditrice-influencer centra un altro successo dopo il record del 2020.

Il mondo che cambia, cambiano le abitudini dei consumatori, gli stessi che un tempo furono affascinati dall’ambientalismo di facciata, Greenwashing, necessario a dare alle aziende un’immagine sensibile nei confronti dell’ambiente.

Negli anni ’80 essere Green era più una moda che una necessità, ma la regola non valeva per tutti, gli ambientalisti duri e puri non si sono mai lasciati fregare dal Greenwashing.

Il tempo del Pinkwashing con cui venivano promossi i prodotti travestiti di rosa, mostrando un atteggiamento molto aperto nei confronti del mondo delle donne o gay.

Il Covid ha dato i natali al socialwashing, un modo come un altro per compiacere il pubblico e gli investitori dando un’immagine ingannevole della propria società ma, su temi legati al sociale e diritti umani. 

In un mondo che cambia come si cambiano i vestiti o le scarpe Chiara Ferragni rappresenta sicuramente il nuovo volto del Washing, ma senza la negatività dei whashing di facciata.

Chiara Ferragni è la nota positiva di uno spartito dove tutto va male, quando le note di un accordo vengono stonate dalla pandemia è Chiara che rischiara e rasserena il cielo plumbeo di questi mesi.

Chiara Ferragni è globalizzante, impegnata nel sociale, fa beneficenza, si batte per i diritti delle donne, ha vinto l’Ambrogino d’oro per l’impegno che lei e il marito, Fedez, hanno dedicato al Covid, parla ai giovani, alle donne, agli uomini, ai gay, ai politici, a chi fa impresa, a chi non lavora, a chi lavora.

Chiara ha un numero di follower superiore a quello degli abitanti dei Paesi Bassi mentre in coppia con il marito, che ha 12 milioni di follower, è tra i più seguiti opinion leader italiani.

Da Citylife a Milano piacciono e parlano a milioni di persone.

Chiara Ferragni che opinion leader diventa imprenditrice, entr nel Cda di Tod’s e il titolo vola al settimo cielo: una crescita senza precedenti perché alle 11 vantava un +5,9%, alle 15 +14%.

Diego Della Valle in una nota spiega i motivi della sua decisione: “Ritenendo sempre più importante occuparsi di impegno sociale, della solidarietà verso il prossimo e della sostenibilità nel rispetto dell’ambiente e del dialogo con le giovani generazioni, il gruppo Tod’s nomina Chiara Ferragni membro del consiglio di amministrazione. Siamo certi che la conoscenza di Chiara del mondo dei giovani, unita all’esperienza dei membri del Cda, possa costruire un gruppo di pensiero dedicato a progetti focalizzati alla solidarietà verso gli altri, con forte attenzione al mondo giovanile che, mai come in questo momento, ha bisogno di essere ascoltato”.

Chiara ringrazia Della Valle per la fiducia e il rispetto che ha nei suoi confronti “come donna e manager” e dice che sarà un modo per “dare voce alla mia generazione con una delle eccellenze dell’Italia nel mondo”.

Tod’s che aveva comunicato i risultati economici del 2020 con ricavi per 637,11 milioni di euro, in flessione del 30,4% rispetto ai 915,98 milioni ottenuti nel 2019 e con, a tassi di cambio costanti, il fatturato sceso del 30,1%.

Ma l’azienda ha sdrammatizzato il forte calo dei ricavi per gli effetti delle restrizioni necessarie a fronteggiare il Covid-19.

Negozi chiusi, forti limitazioni alle circolazione delle persone, vuol dire impatto negativo.

L’arrivo di Chiara Ferragni che prova a rilanciare l’azienda sull’onda del business molto attivo dell’imprenditrice: CEO di TBS Crew Srl e CEO di Fenice Srl, e un 2020 d’oro.

A settembre un pieno di utili con l’attività pubblicitaria della Serendipity, la società che gestisce il marchio (valutato 36 milioni) dell’influencer, mentre maturava la decisione di rompere i rapporti di licenza con Pasquale Morgese, imprenditore pugliese che controlla il 27,5% dell’azienda.

Chiara Ferragni nel 2020 non solo riesce a resistere alla Pandemia, ma è in grado di utilizzare tutta la sua notorietà in favore dell’impegno civile.

Prima con Fedez per l’uso della mascherina e per il mantenimento del distanziamento sociale.

Lanciato una raccolta fondi che ha permesso di creare una nuova terapia intensiva al San Raffaele, iniziativa per la quale con Fedez hanno ricevuto l’Ambrogino d’oro, massima onorificenza di Milano.

Per restare nel sociale ricordiamo la battaglia contro la lentezza della Regione Lombardia nella somministrazione dei vaccini, pubblicando prima schede e dati relativi ai lombardi in attesa di vaccinarsi, arrivando a rivolgersi al premier Mario Draghi dopo che la nonna di Fedez era stata chiamata per il vaccino a seguito dei post della stessa Ferragni.

Mario Draghi che si rivolge direttamente alla regione Lombardia perché Attilio Fontana e a Letizia Moratti chiedano scussa ai cittadini: “Vergognatevi e chiedete scusa a tutti i cittadini”.

Il 2020 per Chiara Ferragni rappresenta l’anno della svolta in cui non esistono solo brand promotion e fashion marketing, ma Chiara si inserisce nel dibattito usando i social per dire la sua su violenza di genere, “cultura fascista”, salute mentale, per stimolare i ragazzi alla fruizione della cultura e al rispetto delle norme anti-Covid.

Nel video “Essere donna nel 2020” ha parlato a tutti guardando in camera, raccontato di “una società molto maschilista e patriarcale, in cui le donne vengono giudicate in modo differente dagli uomini ma anche dalle donne”.

L’intento dichiarato era “far pensare qualcuno di noi e far cambiare la nostra prospettiva” e il video ha avuto quasi 8 milioni di visualizzazioni.

Vanity Fair ha incoronato Chiara Ferragni e fedez personaggi dell’anno: “Abbiamo scelto di dedicare loro la nostra cover per tanti motivi: l’influenza che esercitano, l’impegno che hanno dimostrato, la capacità di utilizzare i nuovi mezzi di comunicazione, la coscienza civile e politica che stanno sviluppando”.

Mamma di Vittoria nel 2021 e da imprenditrice ha lanciato una linea di vestiti per bambini, da donna non si è vergognata di mostrare quanto sia bello allattare.

Ha tifato per il marito Fedez, in gara a Sanremo perché è sempre e comunque una moglie.

La coppia in corsa verso la politica? Perché a quanto risulta al Foglio da mesi stanno selezionando, nella massima riservatezza, dei giovani consulenti politici, a sostegno di questa attività. Collaboratori parlamentari ed esperti di comunicazione politica digitale.

Fedez smentisce.

Certo che se ci metti un po’ di Chiara Ferragni funziona tutto un pò meglio, ma la politica è un altra cosa e non sappiamo se basta il Ferragni-washing per cambiare le abitudini cementate nelle strade e nei palazzi della politica romana, ma non dimentichiamoci che l’effetto Chiara-Washing è stato usato dagli Uffizi e subito si è parlato di “Effetto Ferragni”.

Le polemiche seguite alla presenza dell’influencer nel celebre museo fiorentino che camminava tra le opere insieme al figlio hanno fatto registrare che ben 9312 visitatori accorsi in Galleria tra un venerdì e una domenica di un weekend di fine luglio, segnando un rialzo del 24% rispetto al fine settimana precedente, quando i visitatori erano stati 7.511.

Allora attendiamo che il Ferragni-washing faccia decollare le speranze di tutti coloro che hanno voglia di credere nel miracolo della “grande bellezza” non solo fisica, ma anche e soprattutto solidale e intelligente di Chiara.

ROMA. SOVRANISTI CONTRO: MELONI NOSTALGICA DIFENDE IL VETO DI POLONIA E UNGHERIA SUGLI AIUTI ALL’ITALIA”.

Giorgi Meloni, che ad Agosto si assumeva la paternità degli aiuti dell’Europa all’Italia e dichiarava che il risultato era stato ottenuto solo per merito di Fratelli d’Italia, durante un raptus nostalgico per le politiche repressive, autoritarie e antidemocratiche si schiera dalla parte di Polonia e Ungheria che hanno posto il veto e bloccano gli aiuti per la crisi all’Italia: “Difendono identità cristiana e confini da immigrazione”.

Ma i rilievi Ue sono sull’indipendenza dei giudici e libertà dei media nei due paesi dicono che quelle sono solo frasi fatte e di circostanza, insomma “fuffa” e propaganda.

Giorgia meloni in un post su facebook:

La leader di Fratelli d’Italia sostiene che la clausola sullo Stato di diritto, contro la quale si stanno battendo Budapest e Varsavia, sia solo un modo per Bruxelles di limitare la sovranità dei 27 Stati membri e imporre politiche pro-immigrazione e contro le “radici cristiane dell’Ue”.

Ma a preoccupare le istituzioni comunitarie sono le riforme sulla giustizia e la libertà d’espressione già criticate in passato

Ungheria e Polonia hanno deciso di porre il veto sul bilancio Europeo a cui sono collegati gli aiuti al’Italia e lo stanziamento dei fondi del Next Generation Eu (o Recovery Fund) in sostegno ai Paesi colpiti dal coronavirus a causa della clausola sullo Stato di diritto.

A Matteo Salvini e Giorgia Meloni era stato chiesto di prendere le distanze dai due governi loro alleati a livello europeo.

Ma la leader di Fratelli d’Italia ha affidato ai social la sua risposta, che “puzza” di tutto tranne che di una presa di distanza: “Se non vi inginocchiate niente soldi per combattere il coronavirus, basta difesa dei confini e identità cristiana“.

Giorgia Meloni ricalcando le tesi di Viktor Orbán ha scritto che la mossa dei governi di Budapest e Varsavia rappresentano la scelta di “non piegarsi” a un Ue che vuol punire “quei Paesi che vogliono difendere le radici classiche e cristiane d’Europa e i propri confini dall’immigrazione illegale di massa“.

Ma radici cristiane e politiche migratorie hanno poco a che vedere con la clausola richiesta dalla maggior parte dei 27 Stati membri.

La cronaca degli ultimi anni racconta il continuo scontro tra i governi sovranisti polacco, guidato dal partito Diritto e Giustizia dal 2015, e ungherese, da dieci anni sotto la guida del Fidesz di Viktor Orbán.

La Polonia ha imposto il controllo sui giudici e la mancata separazione dei poteri


Bruxelles che ha varie volte attivato l’articolo 7 dei Trattati sull’Unione europea che può portare fino alla sospensione di alcuni diritti di adesione, tra cui il diritto di voto in sede di Consiglio Ue, in caso di “violazione grave e persistente da parte di un Paese membro dei principi sui quali poggia l’Unione”.

L’allarme delle istituzioni europee non è scattato per “la difesa dell’identità cristiana o dei confini”, ma per le controverse riforme della giustizia proposte dall’esecutivo di Varsavia che limitano la libertà dei giudici e la loro indipendenza dal governo.

Le controversie proseguono dal 2017 quando alla guida dell’esecutivo c’era il presidente del Consiglio Beata Szydło e permise al ministro della Giustizia di nominare i presidenti dei tribunali regionali e di appello.

La firma del presidente della Repubblica, Andrzej Duda, arrivò mentre migliaia di persone erano in piazza per protestare contro una riforma che di fatto rendeva i togati dipendenti dai governi che li nominavano, accorpando il potere esecutivo e buona parte di quello giudiziario nelle mani del partito o della coalizione di maggioranza.

L’unico veto posto dal presidente è stato sulle “misure sulla Corte Suprema che avrebbe consentito di nominare 15 giudici su 25 e sul Consiglio Nazionale della Magistratura.

Situazione identica si è ripresentata due anni dopo, sempre con il governo Diritto e Giustizia, ma guidato dal premier, Mateusz Morawiecki.

A gennaio 2020, il Parlamento, sempre con centinaia di persone in piazza, ha approvato quella che è stata subito ribattezzata “legge museruola” con la quale l’esecutivo può sanzionare i giudici che mettono in dubbio la legittimità della nomina di altri colleghi, che svolgono attività politica o che nuocciono al funzionamento della giustizia.  

Il parlamento Europeo ha protestato per quello che viene considerato l’ultimo schiaffo allo stato di diritto nel paese.

Lo scontro tra Polonia e istituzioni Ue comunque non hanno niente a che vedere con la “salvaguardia dell’identità cristiana e la protezione dei confini”, argomenti usati da Giorgia Meloni per giustificare la scelta di bloccare i fondi europei per l’emergenza Covid.

In Ungheria le leggi-bavaglio contro i media e criminalizzazione delle ong hanno fatto scattare le procedure, poi arenatesi in sede di Consiglio Ue, per l’attivazione dell’articolo 7 dei Trattati nei confronti dell’Ungheria.

Il voto del Parlamento UE del 12 settembre sulla relazione Sargentini, dal nome dell’ex eurodeputata dei Verdi che ne è stata la relatrice.

La Plenaria di Strasburgo, con 448 voti a favore, 197 contrari e 48 astensioni, approvò il rapporto in cui si accusava Budapest, come ha dichiarato l’eurodeputata, di aver “imbavagliato i media indipendenti, limitato il settore accademico e sostituito i giudici indipendenti con giudici più vicini al regime oltre ad aver reso la vita difficile alle ong“.

Le affermazioni sono legate alle numerosi leggi con le quali il governo di Viktor Orbán, dal 2010, ha tentato di limitare la libertà e l’indipendenza dei media nazionali, a quelle sui migranti che hanno convinto la Commissione UE a deferire il paese alla Corte di Giustizia Europea e alla norma “legge Stop Soros” definita dai giudici UE: “Discriminatoria” con la quale l’esecutivo ha criminalizzato l’operato delle ong in materia di accoglienza e costretto la Central European University, fondata proprio dal magnate statunitense di origini ungheresi, a lasciare la storica sede di Budapest e trasferirsi a Vienna.

Come si può facilmente intuire, ma non comprensibile per Giorgia Meloni, la “protezione dei confini” non ha nulla a che fare con le accuse mosse dalla UE all’Ungheria.

MILANO. MORTO CESARE ROMITI: L’ULTIMO CAPITALISTA ALLA GUIDA DELLA FIAT DELL’EPOCA AGNELLI.

Cesare Romiti, figlio di un dipendente delle poste impiegò 33 anni per percorrere tutto il cursus honorum di manager dirigendo prima la Bpd, poi  la Snia e l’Alitalia.

Durante la sua carriera Cesare Romiti ebbe la fortuna o forse non fu tutta fortuna di circondarsi di molte amicizie influenti tra cui Enrico Cuccia, alla guida di Mediobanca, che lo introdusse ai vertici della Fiat in cambio del suo appoggio personale all’azienda e ai capitali che non fece mai mancare a Fiat.

La forza che Romiti poteva mettere in campo fu subito chiara, un mix di relazioni personali negli ambienti economici, la chiara tendenza al comando e il gusto per il rischio che lo portò nel 1980 alo scontro frontale con i sindacati confederali.

La morte di Cesare Romiti chiude un periodo vissuto tra alterne vicende, tra chiari e scuri, che se da un lato ha sconfitto la cultura politico-sindacale che si era affermata negli gli anni settanta dall’altra ha peggiorato le condizioni di vita dei dipendenti e sopratutto innescato il fenomeno nuovo, quasi sconosciuto fino al 1980 eccezion fatta per la crisi del ’74, dei licenziamenti di massa, della marginalizzazione del ruolo del sindacato nell’azienda e nella società.

Il nuovo corso innescato dalla Fiat ha spostato il baricentro della azione politica a favore delle imprese relegando le conquiste delle lotte operaie nel oblio del ricordo che solo quindici anni era stato dalla parte opposta, nelle lotte di fabbrica che avevano riformato il diritto del lavoro dando dignità a centinaia di migliaia di italiani emigrati dal Sud alle grandi fabbriche del Nord.

Cesare Romiti entra in Fiat nel 1976 per occupare la carica di Direttore Amministrativo, quando quel ciclo industriale si avviava verso al termine, mostrando le prime crepe che negli anni a seguire avrebbe coinvolto il sistema industriale a conduzione familiare italiano.

Cesare Romiti arriva in Fiat alla vigilia di una stagione che vedrà Torino al centro di un aspro scontro di classe e del terrorismo che nel capoluogo piemontese avrà il suo epicentro con gli attacchi al cuore dello stato, delle personalità più rappresentative del mondo della cultura e dell’informazione, le gambizzazioni, gli omicidi dei dirigenti dell’azienda, di giornalisti come il vicedirettore de La Stampa Carlo Casalegno.

In quegli anni Cesare Romiti decide di invertire il corso della storia restaurando il potere padronale in azienda.

La rappresentazione plastica degli anni settanta per Cesare Romiti erano sintetizzati nel racconto fatto a Giampaolo Pansa nel libro-intervista del 1988: “Nei reparti c’erano riffe, mercatini, addirittura la prostituzione. E c’erano in continuazione cortei violenti, capi aggrediti e presi a bullonate”.

Una rappresentazione totalmente parziale che non restituisce alla storia la complessità degli anni, la voglia di democrazia, di maggiore rappresentatività e presenza nei luoghi di lavoro e nella società violentata dalla politica “democristiana” degli opposti estremismi.

Una sintesi che rispecchia il carattere dell’uomo nella sua ascesa al vertice della Fiat contro un mondo a suo parere dominato dall’eccessivo potere del sindacato in fabbrica, che Cesare Romiti volle combattere a modo suo in una battaglia personale con cui realizzò una delle vittorie più importanti nella sua vita di manager. Combatte  con tutti i mezzi leciti e illeciti conto le conquiste operaie degli anni settanta e quelli che parlano il dialetto piemontese lo chiamano “sgiafelaleon”: schiaffeggia leoni, come lo ricorda l’ex sindaco Diego Novelli.

La Fiat nel 1974, con la crisi petrolifera, si trova in grande difficoltà e deve investire per sopravvivere e, segretamente, si rivolge ai libici di Gheddafi che nel novembre ’76 la banca libica Lafico entra nel capitale Fiat investendo 400 milioni di dollari, 360 miliardi di lire.

L’operazione politicamente spregiudicata ma, che per bocca di Romiti: “quel denaro ci è servito”. ma nel ’76 nonostante la crisi economica i rapporti tra Fiat e sindacati sono buoni ed è lo stesso presidente della società, Giovanni Agnelli, a trattare con Luciano Lama, segretario generale della Cgil, un patto sul salario il cui grande significato simbolico darà i suoi frutti anni dopo con il congelamento di 3 punti di sala mobile, fino alla disdetta della stessa.

La trattativa che porterà all’accordo di agnelli con Lama prevede che l’adeguamento dei salari al costo della vita sarebbe stato identico per operai e impiegati, sbrecciando così il muro che divideva colletti bianchi e tute blu dentro l’organizzazione gerarchica dell’azienda.

Ma quattro anni dopo lo scenario muta profondamente e Romiti ricorda, in una intervista rilasciata 30 anni dopo i fatti, che la Fiat sapeva perfettamente quanti operai sarebbero dovuti essere licenziati: “Sapevamo esattamente quali e quanti nostri dipendenti avremmo dovuto licenziare.

La battaglia di Mirafiori durata 40 giorni e conclusa con la marcia dei capi che per le cronache dovevano essere 40 mila, ma che in realtà non superavano i 15.000 per lo più capi, quadri e semplici team leader “precettati” dall’azienda torinese.

Una battaglia che Cuccia, amico e finanziatore, gli consiglia di condurre da solo: “Mi disse che era meglio che gli azionisti non rimanessero coinvolti nello scontro”.

Umberto Agnelli nel mese di luglio si dimise da amministratore delegato mentre Carlo De Benedetti, nel 1976, era rimasto in sella con Romiti per tre soli mesi per lasciare per incompatibilità di carattere e di visione del  capitalismo.

Cesare Romiti, ci mise la faccia, combatte da solo e vincerà, ma questa è solo una leggenda metropolitana perché a fianco dei lavoratori, nei 40 giorni di occupazione della fabbrica, rimase solo il partito Comunista con Enrico Berlinguer in prima fila in difesa del lavoro e dei diritti . Ma se la storia la scrivono i vincitori allora diremo che in quel caso Cesare Romiti si battè contro lo strapotere dei sindacati in fabbrica con la grinta dello “sgiafelaleon” e lo farà con il gusto del rischio.

L’allora segretario della CISL Pierre Carniti, anni dopo, dubiterà del racconto della notte trascorsa da Romiti a spiare di nascosto i picchetti davanti ai cancelli per verificare la tenuta dei sindacati. Ma Romiti confermerà l’episodio ed erano anche i tempi in cui il responsabile del personale, Carlo Callieri, scavalcava il muro di cinta di Mirafiori per entrare in fabbrica sfuggendo ai picchetti. 

La vittoria di Cesare Romiti sul sindacato e di ciò che è rimasto dell’idea di capitalismo di Romiti fortemente intrecciato con il potere politico in grado di condizionarne le scelte a vantaggio dell’impresa ha fatto scuola, ma il capitalismo a conduzione familiare verrà spazzato via dalla “globalizzazione”.

Cesare Romiti nella sua idea di capitalismo pensava che industria privata e istituzioni pubbliche potessero diventavano un unica cosa, facevano sistema. La visione di Romiti della grande impresa era quella che per dimensioni, fatturato, numero di uomini che impegnava potesse essere in grado di pensare strategie e reggere l’urto della concorrenza internazionale.

L’esatto contrario della filosofia del “piccolo è bello” che ha impregnato la storia economica italiana a partire dagli anni Ottanta. Ma il decennio in cui Romiti inaugurò la legge dell’impresa sconfiggendo il sindacato alla Fiat, imponendo la legge del più forte e tagliando migliaia di posti di lavoro per uscire dalle difficoltà innescate dalla crisi petrolifera non fu solo una scelta economica e industriale.

Il sindacato nel 1980 subì un colpo durissimo che ebbe effetti sulla politica e rafforzò l’idea di impresa piramidale con il comando accentrato avrebbe resistito fino agli anni Duemila, ma non fu così e la preveggenza economica di Cesare Romiti venne spazzata via molti anni prima con la globalizzazione.

Il presidente del Consiglio Giuliano Amato, con il presidente della Fiat Gianni Agnelli e l’amministratore delegato Cesare Romiti alla’Assise della Confindustria a Parma, 10 dicembre 1992. ANSA ARCHIVIO

L’economia globalizzata investì anche l’organizzazione industriale della Fiat disegnata da Romiti  e si doveva adeguare ai tempi. Ma dai fautori delle ricette economiche di Romiti venivano censurate le accuse di aver immaginato un’azienda troppo legata all’Italia e ai palazzi della politica. Ma questa lettura Romita non l’ha mai accettata: “Questa lettura non l’accetto. In fondo in Sudamerica la Fiat l’ho fatta crescere io”.

Il 26 gennaio del 2003, al funerale di Giovanni Agnelli, Cesare Romiti era rimasto in piedi tra i banchi per l’intera cerimonia. Una scelta che Romiti spiega: “Era una promessa che avevo fatto all’Avvocato. La ragione? Resta tra di noi”.

La stessa fedeltà che Cesare Romiti ha sempre duramente preteso dai suoi sottoposti e l’aveva praticata fino alla fine nei confronti del suo azionista senza deroghe.

BRUXELLES. RECOVERY FOUND: ALL’ITALIA 172 MILIARDI DI EURO,

Le risorse destinate all’Italia dal Recovery Fund sono 172 miliardi di euro su un totale di 750 miliardi. La commissione europea ha annunciato che l’Italia è il paese che riceverà la parte più corposa degli aiuti tra i paesi colpiti dall’epidemia da Covid-19.

Il ministro dell’Econimia,roberto Gualtieri, in una intervista alla Cnn ha detto: “non ci siamo vendicati. Avevamo i giusti argomenti, che fanno leva sul nostro futuro comune. Nessuno sta trasferendo denaro a qualcun altro, stiamo facendo qualcosa di razionale. Non si tratta di una vittoria di qualcuno sugli altri, sarà invece un successo comune se riusciremo anche a implementare il fondo”. 

La presidente Ursula von der Leyen è stata molto chiara sul fatto che si tratta di risorse che si mettono assieme per investimenti comuni.

Il ministro dell’Economia ha aggiunto: “l’economia europea è molto integrata ed è ben funzionante la catena di fornitura del mercato unico. Dobbiamo proteggere questi asset e sono certo che tutti lo capiranno”. 

ALESSANDRIA.DELEGAZIONE ALESSANDRINA ALL’EXPOTRAVEL 2019

Alessandria, 3 ottobre 2019

Comunicato Stampa
Alessandria presente ad Expotravel 2019,
la Fiera Internazionale sul Turismo ad Ekaterinburg in Russia

Giunta alla 23^ edizione, Expotravel 2019 – la Fiera Internazionale specializzata sul Turismo che si svolge ad Ekaterinburg in Russia fino al 5 ottobre – vede anche la partecipazione di una Delegazione dell’Amministrazione Comunale di Alessandria con la presenza, su delega del Sindaco Gianfranco Cuttica di Revigliasco, dell’Assessore al Turismo e Commercio Mattia Roggero e del Presidente del Consiglio Comunale Emanuele Locci.
Sono 20 i Paesi coinvolti in questa importante Fiera che offre l’opportunità di mettere in luce i migliori prodotti e servizi dei diversi territori, al fine di attirare sempre maggiori e nuovi potenziali operatori e utenti attivi sia nella vasta area russa degli Urali, sia all’estero.
La Delegazione alessandrina ha deciso di rispondere positivamente all’invito dei promotori, nell’ambito di una strategia più ampia che vede coinvolta anche l’Amministrazione Comunale di Genova e Alexala – l’Azienda di Accoglienza e Promozione Turistica Locale della Provincia di Alessandria – per valorizzare al massimo l’offerta turistica che l’area alessandrina, insieme a quella genovese, può mettere in campo nei confronti di un mercato che, in riferimento a quello russo, è sicuramente in espansione.
Expotravel guarda sia alle domande espresse dal cosiddetto “turismo domestico” in entrata e uscita dall’area uralica e russa, sia al rafforzamento delle relazioni tra Rappresentanti locali ed esteri di imprese turistiche attraverso la costruzione di piattaforme coordinate per la reciproca collaborazione.
In questo senso, si inserisce il ruolo che intendono svolgere ad Expotravel l’Assessore Mattia Roggero, e il Presidente del Consiglio Comunale Emanuele Locci.
Mattia Roggero, infatti, ha in agenda una serie di incontri di particolare rilevanza per consolidare lo sviluppo territoriale locale attraverso la leva fondamentale del turismo internazionale e, in questa prospettiva, la presenza anche dei Rappresentanti del Comune di Genova – che nell’agosto scorso si è ufficialmente gemellato con la Città russa di Ryazan – è particolarmente importante.
Si è infatti in presenza di una visione strategica condivisa che incentrandosi sullo specifico potenziale di sviluppo turistico del territorio russo così come su quello di Alessandria e di Genova, consente in particolare alla realtà territoriale alessandrina di “fare squadra” al meglio e di rapportarsi con Genova per valorizzare sempre di più, in una logica di area vasta, le comuni capacità di attrazione turistico-culturale e le eccellenze artistiche, storico-monumentali e paesaggistiche che caratterizzano i rispettivi territori e che meritano di essere fatte conoscere e di essere apprezzate a livello internazionale.
Non di minore importanza risulta essere l’obiettivo che intende perseguire ad Expotravel 2019 il Presidente del Consiglio Comunale Emanuele Locci. Egli infatti ha in agenda importanti incontri di rilievo istituzionale con gli Amministratori locali di Ekaterinburg tra i quali si segnala quello con il Vicesindaco Signora E. Kesemk.


La permanenza della Delegazione ufficiale alessandrina e genovese all’Expotravel 2019 è peraltro particolarmente intensa e fitta di appuntamenti, prevedendo innanzitutto la conferenza stampa introduttiva di questa mattina di presentazione delle peculiarità turistico-culturali di Alessandria e di Genova con l’Agenzia Interfax alla presenza di Vasiliy Kozlov, Ministro per i Rapporti Internazionali dell’Oblast russo di Sverdlovsk (la vasta Regione, con capitale Ekaterinburg, che si estende su un territorio a est degli Urali metalliferi e digrada poi verso il Bassopiano Siberiano Occidentale), di Roman Prohazka, Ministro del Turismo della Repubblica Ceca, di Michail Maltzev, Rappresentante dell’Associazione Turistica degli Urali, e di Cesare Torre, Direttore Marketing Territoriale, Promozione della Città, Attività Culturali dell’Amministrazione Comunale di Genova.
A seguito della conferenza introduttiva, il programma prevede la formale inaugurazione della Fiera Expotravel, l’incontro con i principali operatori del settore turistico coinvolti nella Fiera nonché due significative conferenze: la “Conferenza sullo sviluppo del Turismo russo” (con una prospettiva analitica anche nei confronti del turismo industriale e dei trasporti interregionali) e la “Conferenza Internazionale sul Turismo Sanitario” (che approfondirà aspetti correlati anche alla prevenzione delle malattie professionali, al trattamento e alla riabilitazione).
La valenza strategica di questa partecipazione per un concreto rilancio internazionale di Alessandria si comprende bene anche considerando due elementi.
Per un verso, la firma, nel febbraio 2019, dell’accordo tra Alessandria e la Municipalità del Distretto Cittadino di Ryazan dell’Oblast di Ryazan finalizzato al consolidamento della cooperazione in ambito economico, commerciale, tecnico-scientifico, turistico, artistico, culturale e sociale.
Per altro verso, il tavolo di lavoro che si è svolto lo scorso 3 agosto a Ryazan con la partecipazione delle Delegazioni di Alessandria, di Genova, di Lovech (Bulgaria) e di diverse altre realtà territoriali russe nell’ambito del quale si è specificamente approfondito il tema degli scambi turistici per lo sviluppo comune dei territori coinvolti.

TORINO. LA TRUFFA DEI DIAMANTI: LA PAROLA AI PROFESSIONISTI DEL SETTORE

TRUFFA DEI DIAMANTI: LA VOCE DEGLI ONESTI

Negli ultimi tempi si è molto scritto della cosiddetta “truffa dei diamanti” gettando fango su un settore ricco di moltissimi operatori seri ed onesti.
Anche a sostegno di questi ci preme inviarvi una documentazione che riteniamo esaustiva sull’argomento. Una tabella comparativa, sostenuta da una sentenza dell’ A.G.C.M. e dal RAPAPORT .
Passion Diamond propone I Diamanti certificati G.I.A. e I.G.I. al prezzo Rapaport espresso in Dollari USA più il 10% .
Il listino prezzi Rapaport (Rapaport Diamond Report), è la fonte di informazioni sui prezzi per il commercio dei diamanti, è il punto di riferimento utilizzato da trader di pietre preziose, come guida per conoscere e valutare i prezzi e le quotazioni dei diamanti.
Questo listino viene pubblicato ogni giovedì e riporta i prezzi distinguendo i diamanti per categorie secondo il taglio, il colore, la purezza ed il peso (le celebri 4 “C”: Cut, Color, Clarity, Carat.

Negli ultimi 20 anni il valore dei diamanti di colore fantasia rari, come un
Fancy Intense Pink da 1.00 carato, è aumentato di 30 volte.
Questo aumento è principalmente causato dal desiderio degli investitori di
trovare un veicolo di investimento alternativo
e assicurare la ricchezza per un lungo periodo di tempo e di trasmetterlo
alla generazione successiva. “

INFO: PASSION DIAMOND http://www.passiondiamond.it
Diletta Buzzegoli 3357267822

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: