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KABUL. IL DRAMMA DEI PROFUGHI AFGANI DOPO IL RITORNO DEI TALEBANI. DONALD TRUMP:” TALEBANI, GRANDI NEGOZIATORI E COMBATTENTI TENACI”.

Donald Trump per una pura speculazione politica elettorale, durante le fasi finali del suo mandato presidenziale, ha firmato un accordo per restituire il potere ai Talebani dopo 20 anni di guerra in Afganistan, ma prima dell’accordo con i Talebani Trump aveva abbandonato i combattenti curdi, che si sono battuti contro il Daesh e lo stato islamico in Siria a fianco dell’esercito Usa, al loro destino prima dell’invasione turca del nord della Siria e il massacro del popolo curdo. La politica dell’amministrazione Trump disseminata di trappole per il successore sta dando i suoi frutti, infatti Biden ha raggiunto il minimo del gradimento dalla sua elezione a presidente e oggi, per la prima volta ha fatto filtrare la notizia che il disimpegno americano in favore dell’evacuazione dei civili potrebbe prolungarsi oltre il 31 agosto, data stabilita nell’accordo firmato da Trump e dai Talebani per l’abbandono dei militari americani del suolo afgano. I Talebani hanno minacciato ritorsioni se la data stabilita per il ritiro non verrà rispettata dall’amministrazione americana. Intanto il lavoro frenetico dei diplomatici non si ferma e in questo contesto non si ferma neppure il lavoro del console italiano a Kabul, Tommaso Claudi, che alcuni giorni fa è stato fotografato mentre era impegnato nelle operazioni di evacuazione di cittadini e afghani dal Paese tornato in mano ai talebani.

In alcune foto che hanno fatto il giro del mondo sui social il console prende di peso un bambino, spaventato dalla ressa e in lacrime, e lo aiuta a superare il muro perimetrale interno dell’aeroporto, diventato punto di ritrovo per le speranze di migliaia di persone che in questi giorni si sono accalcate in attesa di un volo militare per fuggire.

Il console protetto dal giubbotto antiproiettile ed elmetto a tracolla solleva il bambino, dell’apparente età di 6-7 anni, afferrandolo dalle braccia di un uomo che glielo porge per sottrarlo alla calca delle persone in attesa, composto da uomini donne e bambini sotto lo sguardo vigile di un soldato.

In un tweet il segretario generale della Farnesina, Ettore Sequi, scrive: “Grazie Tommaso”.

La tensione all’aeroporto di Kabul e alle stelle e si registra uno scontro a fuoco tra le forze di sicurezza afghane e un gruppo di assalitori all’ingresso nord dell’aeroporto di Kabul.

Il Twitter dell’esercito tedesco riferisce di un soldato afghano rimasto ucciso e di tre feriti e nello scontro sono state coinvolte le truppe tedesche e degli Stati Uniti, che non hanno registrato feriti.

I Taleban per bocca di Suhail Shaheen (un portavoce dei Talebani e membro del team di negoziazione), hanno minacciano reazioni forti se gli americani non rispetteranno l’impegno a ritirarsi entro fine mese: “Se gli Stati Uniti o la Gran Bretagna cercheranno di guadagnare tempo per continuare le evacuazioni dall’Afghanistan ci saranno delle conseguenze. Il presidente Biden, ha spiegato Shaeen: ” ha annunciato di rispettare la data del 31 agosto per il ritiro tutte le truppe americane come stabilito nell’accordo firmata da Donald Trump. Quindi se estendono il limite significa che stanno estendendo l’occupazione e non ce n’è bisogno si prefigura l’intenzione di continuare ad occupare” l’Afghanistan, si romperà la fiducia e ci sarà una reazione”.

I media britannici hanno dato notizia che  al vertice del G7 virtuale di domani il premier britannico Boris Johnson farà pressioni su Biden per posticipare il ritiro delle truppe oltre il 31 agosto perché si possano continuare le evacuazioni di civili dall’aeroporto di Kabul.

Il presidente americano Joe Biden ha mobilitato l’aviazione civile per potare a termine quella che ha definito la più grande operazione di evacuazione della storia: “Un’operazione difficile, dolorosa: ho il cuore spezzato nel vedere quelle immagini”.

Parlando nuovamente agli americani, Biden, ha confermando che ci sono discussioni in corso sull’ipotesi di estendere oltre il 31 agosto la permanenza delle truppe Usa in Afghanistan.

Biden ha confermato i timori per la minaccia terrorista legata soprattutto alla presenza del Daesh e ha ringraziato i Paesi come l’Italia, la Spagna e la Germania per l’attività di evacuazione che stanno portando a termine con gli Stati Uniti e a tutto il G7.

La vicepresidente Kamala Harris in una conferenza stampa a Singapore ha chiarito che l’obbiettivo principale è di evacuare i cittadini americani, gli alleati afgani e i gruppi vulnerabili: “In questo momento siamo concentrati singolarmente sull’evacuazione di cittadini americani, afgani che hanno lavorato con noi e afgani che sono vulnerabili, compresi donne e bambini”.

L’emergenza per l’evacuazione dei profughi non è solo all’aeroporto di Kabul ma soprattutto nelle basi Usa in Medio Oriente sempre più sovraffollate per l’arrivo di migliaia di rifugiati afghani, di cittadini americani e occidentali.

Sei compagnie aeree civili statunitensi, dall’American Airlines a Delta passando per United, stanno partecipando all’evacuazione mettendo a disposizione aerei di linea per trasportare in Europa e negli Stati Uniti le persone evacuate da Kabul a bordo dei cargo militari e ammassate nelle basi in Qatar, Bahrein ed Emirati Arabi.

Gli aerei civili partiranno per le basi in Germania, Italia, Spagna e altri Paesi europei, oltre che verso gli Stati Uniti.

Ma gli aerei di linea faranno anche la spola dalle basi Usa nel Vecchio Continente verso quelle statunitensi che rappresenta una boccata di ossigeno per l’aviazione militare americana impegnata da giorni nello sforzo immane per evacuare i civili da Kabul.

L’ordine alle società aeree è arrivato dal Pentagono dopo il via libera del presidente americano che, con una mossa che ha pochi precedenti, ha attivato il programma d’emergenza della Civil Reserve Air Fleet (Craf).

Il piano è nato 70 anni fa in piena Guerra Fredda, nel 1952, dopo il ponte aereo di Berlino del 1948, organizzato dalle potenze occidentali per aiutare i cittadini di Berlino Ovest rimasti isolati col blocco delle vie di comunicazione messo in atto dall’Unione Sovietica.

La decisione di ricorrere a questa decisione estrema è la terza in ordine di tempo, la prima in occasione della prima guerra del Golfo nel 1991 e della guerra in Iraq nel 2002.

Donald Trump dopo aver creato le condizioni per il ritorno al potere dei Talebani e firmato l’accordo per il ritiro delle truppe americane entro il 31 agosto attacca Biden: “America umiliata”

In un affollatissimo comizio in Alabama Trump artefice dell’accordo con i Talebani, senza arrivare a chiedere l’impeachment di Biden come fatto da qualcuno dei suoi sostenitori, ha sferrato una bordata propagandistica e strumentale contro la Casa Bianca dopo l’esplosione del caso Afghanistan: “Altro che Vietnam! Questa è un’enorme macchia per la reputazione e la storia americana. Siamo di fronte a un disastro senza precedenti, la più grande umiliazione della nostra storia. E l’Europa e la Nato non credono più in noi”,

Trump è arrivato a dichiarare che: “Con me l’America era rispettata e nulla di tutto questo sarebbe successo, mentre ora la bandiera talebana sventola sull’ambasciata americana”.

Donald Trump ha aggiunto che i talebani sono “grandi negoziatori e combattenti tenaci”.

IL TRAFFICO DI DROGA E LA COLTIVAZIONE DI OPPIO PER FINANZIARE LA GUERRA DEI TALEBANI.

La coltivazione e il traffico di droga, hashish e Oppio, hanno alimentato e fornito i finanziamenti della guerra in Afghanistan dagli anni ’80, quando i ribelli mujaheddin sostenuti dalla CIA si sono riciclati nel traffico di droga per finanziare la loro insurrezione contro le forze sovietiche, che all’epoca occupavano il paese.

I sovietici si ritirarono dall’Afghanistan nel 1989 e nel 1992 fu istituito il nuovo governo dai signori della guerra mujaheddin che continuarono a proteggere l’impero della droga. 

La milizia ultra-fondamentalista talebana, che si impegnava a ristabilire l’ordine, fi fondata nel 1994 dipingendo i signori della guerra come spacciatori corrotti e nel 1996 dopo aver preso il potere i talebani diedero grande spettacolo distruggendo le coltivazioni di oppio e cannabis, fatto percui ricevettero elogi e aiuti  dall’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC).

L’11 settembre 2001 rappresentò per gli Stati Uniti il punto di rottura con i Talebani e invasero l’Afganistan, sostenendo i mujaheddin che stavano combattendo i talebani, finanziando l’insurrezione  contro i Talebani con oppio e hashish. Solo dopo la cacciata dei Talebani dal potere, nel novembre 2001, le carte in tavola furono capovolte. 

Il nuovo governo afghano, appoggiato dagli Stati Uniti, era sotto pressione per sradicare la produzione e il traffico di droga mentre i talebani con il traffico di droga trovarono un mezzo per finanziare la loro nuova insurrezione. 

Il commercio di droga è esploso quest’anno mentre i talebani proseguivano la loro offensiva.

L’Afganistan un Emirato del narco-traffico talebano.

Il 14 agosto, un giorno prima che i talebani prendessero Kabul, il sito web finanziario internazionale  MoneyControl titolava : “Un nuovo narco-stato sta sbocciando in Afghanistan sotto i talebani”.

L’ Afghanistan Opium Survey 2020 dell’UNODC   ha spiegato che l’area coltivata a papavero sotto il controllo dei Talebani è aumentata da 163.000 ettari a 224.000 ettari quell’anno. 

Nel 2018, l’UNODC ha stimato che l’economia degli oppiacei del paese “valeva tra il 6 e l’11% del PIL dell’Afghanistan e superava il valore delle esportazioni lecite di beni e servizi registrate ufficialmente dal paese”. 

La Reuters in un rapporto ricorda che la caduta della capitale Kabul nelle mani degli insorti è una manna dal cielo per i Talebani: “Il traffico illegale di droga in Afghanistan è una manna per i talebani”. 

La Reuters ha anche ricordato gli 8 miliardi di dollari spesi dagli Stati Uniti negli ultimi 20 anni per spazzare via le colture psicoattive, finanziando campagne di eradicazione e persino effettuando attacchi aerei su sospetti laboratori di droga.

Ma lo sforzo di smorzare il traffico di droga è fallito: “I talebani hanno contato sul commercio di oppio afghano come una delle loro principali fonti di reddito”, ha detto a Reuters Cesar Gudes, capo dell’ufficio dell’UNODC a Kabul. “Più produzione porta farmaci con un prezzo più economico e più attraente, e quindi una più ampia accessibilità”.

Gude ha proseguito: Con gli insorti che avanzano nella capitale, “questi sono i momenti migliori in cui questi gruppi illeciti tendono a posizionarsi”. 

La visione di una narco-insurrezione è condivisa dai funzionari di Washington e in  un rapporto del marzo 2021  dell’ispettore generale speciale del Pentagono per l’Afghanistan (SIGAR) citando un funzionario dell’intelligence militare statunitense “stimò che tra il 40 e il 60% delle entrate dei talebani provenga dal traffico di stupefacenti”. 

Contattato da Reuters per un commento, un funzionario del Dipartimento di Stato ha affermato che gli Stati Uniti continueranno a sostenere il popolo afghano, “compresi i nostri sforzi antidroga in corso”, ma ha rifiutato di chiarire come ciò potesse realizzarsi con i talebani al potere. 

 

La raccolta di fondi per le entrate finanziarie dei talebani avviene attraverso la tassazione delle narco-colture che costituiscono la principale attività economica da tassare. 

I coltivatori devono pagare un taglio ai comandanti talebani locali in cambio della protezione dagli sforzi di sradicamento del governo, una tattica a cui i guerriglieri hanno a lungo fatto ricorso in Colombia, Perù, Birmania. 

L’oppio per la produzione di eroina è la voce principale che costituiscono le entrate dei Talebani, la cannabis per la produzione di hashish è parte integrante del sistema, ma costituisce un flusso di entrate secondario. 

Nel dicembre 2017 il comando delle operazioni speciali della NATO si   vantava del sequestro e della distruzione di un “nascondiglio di droga dei talebani” nella provincia di Logar: 34 tonnellate di “hashish grezzo” (presumibilmente piante di cannabis) e 300 chilogrammi di “hashish trasformato”.

L’hashish, come l’oppio e l’eroina trasformata, sono tra le “13 tonnellate di stupefacenti”bruciate dalle forze di sicurezza afgane a Jalalabad l’11 agosto, pochi giorni prima che la città fosse presa dai talebani.

La stima approssimata di 29.000 ettari coltivati ​​a cannabis collocano l’Afghanistan, dal World Drug Report 2020 dell’UNODC,   secondo solo al Marocco, primo produttore mondiale di “resina di cannabis” (hashish) mentre seguono il Pakistan e il Libano. 

La geopolitica del commercio e della diffusione di eroina afgana inonda i mercati europei, l’hashish è destinato alla distribuzione locale e regionale, ma una parte sta raggiungendo anche l’Occidente. 

L’UNODC scrive: “La resina di cannabis prodotta in questi paesi è principalmente destinata ad altri paesi del Vicino e Medio Oriente/Sud-ovest asiatico, sebbene la resina di cannabis originaria dell’Afghanistan sia stata identificata anche in Asia centrale, Europa orientale, occidentale e centrale.” 

Ma mentre il mondo aspetta di vedere se i talebani, ripristinati al potere, torneranno al loro governo tirannico ultra-fondamentalista le cose peggiori potrebbero concretizzarsi dietro le quinte. 

Infatti negli ultimi cinque anni i combattenti fedeli allo Stato Islamico, o ISIS, hanno sequestrato pezzi di territorio afghano.  

L’Isis posizionati su una area ancora più estremista, che in Afghanistan dipinge i talebani come spacciatori corrotti. 

L’ISIS (che si autodefinisce la “Provincia di Khorasan” dello Stato Islamico) ha sradicato i raccolti di papavero e cannabis, bruciato i campi proprio come il governo a cui sosteneva di opporsi esattamente come ha bruciato i campi di cannabis quando era al potere nel nord della Siria.

Lo scenario che si presenta in Afganistan e un palcoscenico pronto per un narco-stato talebano che combatte un’insurrezione dell’ISIS anti-droga. 


WASHINGTON. OMICIDIO GEORGE FLOYD: IL MONDO SI RIBELLA CONTRO IL RAZZISMO E IL FASCISMO.

DONALD TRUMP VOLEVA COSTRUIRE UN MURO AL CONFINE DEL MESSICO PER DIFENDERE GLI AMERICANI INVECE HA COSTRUITO UN MURO INTORNO ALLA CASA BIANCA PER DIFENDERE SE STESSO DAGLI AMERICANI.

Black lives matter è la scritta gigantesca che, sulla strada di Washington, è visibile dal satellite.

Le immagini satellitari di Planet Labs mostrano chiaramente il messaggio giallo brillante tra gli edifici sulla strada che conduce alla Casa Bianca.

La salma di George Floyd è arrivata a Houston per essere esposta nella camera ardente prima della tumulazione. I resti di Floyd sono arrivati allo IAH Airport con un volo privato della Eagles Wings Air e della Delta Airlines,che su esplicita richiesta della famiglia l’arrivo è avvenuto nella più assoluta riservatezza.

Il feretro di George e’ stato portato al Fort Bend Memorial Planning Center dal Dipartimento di Polizia di Houston e martedì sarà sepolto accanto a sua madre.

La situazione negli Usa è sempre tesa a causa dell’omicidio di Floyd mentre in rete è stato diffuso un secondo video che denuncia un secondo omicidio commesso da agenti della polizia.

La stazione della polizia di Houston, intorno all’una di notte, è stata fatta bersaglio di almeno 50 colpi di pistola.
La polizia dopo essere stata allertata alla radio ha circondato la stazione e il campo da golf del F.M. Law Park che confina con l’edificio, ma senza esiti nonostante siano state fatte ricerche anche dall’alto con l’ausilio di un elicottero e a terra con i cani che sono stati mandati lungo il Bayou, un piccolo corso d’acqua.

L’arma usata potrebbe essere un revolver perché polizia che ha fatto i sopralluoghi non ha trovato i bossoli dei proiettili.

Le manifestazioni pacifiche hanno interessato e coinvolto il mondo intero. In Usa decine di migliaia di persone hanno assediato la Casa Bianca, manifestazioni a New York e in tutti gli Stati Uniti.

Il presidente Usa, Donald Trump, dopo aver chiesto l’intervento dell’esercito contro i manifestanti ,definiti “terroristi” ha ordinato il ritiro della Guardia Nazionale da Washington, assicurando che la situazione è ora sotto controllo dopo giorni di proteste.


In un twitt Donald Trump ha dichiarato: “Ho appena ordinato alla nostra Guardia Nazionale di iniziare a ritirarsi da Washington DC ora che tutto è sotto controllo. Torneranno a casa, ma potranno tornare rapidamente, se necessario. Ieri sera molti meno manifestanti di quanto previsto. I manifestanti che hanno sfilato pacificamente contro la violenza della polizia e il razzismo nella capitale USA, Washington, erano decine di migliaia. Ma secondo Trump, che in questi anni ci abituati alle sue menzogne era una “folla molto inferiore al previsto”. Con un twitt ha ringraziato “la Guardia Nazionale, i Servizi Segreti e la Polizia di DC” per aver fatto “un lavoro fantastico”.

Donald Trump avrebbe avanzato una richiesta, durante una riunione alla Casa Bianca, perché fossero schierati 10 mila militari nelle città degli Stati Uniti per fronteggiare le proteste per il caso Floyd, ma la richiesta è stata bocciata dal segretario alla Difesa, Mark Esper e il capo di Stato maggiore delle Forze armate americane, Mark Milley.

Un cancellata alto 3 metri e lungo 3 chilometri, con dietro un muro di cemento, è stato invece eretto intorno alla residenza presidenziale della Casa Bianca per fronteggiare le manifestazioni di protesta contro il razzismo e l’omicidio Floyd.

A Washington scoppia la polemica in casa repubblicana con il repubblicano di ferro, Colin Powell, primo afroamericano diventato segretario di Stato Usa, (incarico ricoperto durante la presidente di George W. Bush),il quale ha dichiarato in una intervista alla Cnn che non crede che Donald Trump dovrebbe essere rieletto presidente, perché “mente sempre” a novembre voterà per Joe Biden. “Trump si è “allontanato” dalla Costituzione mentre gli americani protestano in piazza per la morte di George Floyd: “Penso che non sia stato un presidente efficace. Mente sempre. Ha iniziato a mentire dal giorno dell’insediamento, quando abbiamo avuto una discussione sull’entità della folla che era lì. La gente scrive libri sulla sua cosa preferita, mentire. E non credo sia nel nostro interesse”.

Il sindaco di New York, Bill de Blasio, ha revocato il coprifuoco imposto per le proteste per la morte di George Floyd.

De Blasio, annunciando in un twitt la revoca del coprifuoco, ordinato per la la prima volta negli ultimi 75 anni (in vigore dalle 20:00 alle 5:00).

La misura ritirata in anticipo rispetto alla riapertura della città dopo oltre due mesi di chiusura a causa del pandemia da coronavirus che ha causato 21.000 morti nella sola metropoli.

L’emittente locale Knxv, affiliata della Cnn, ha raccontato che il capo della polizia di Phoenix, Jeri Williams, si è unita a un gruppo in marcia contro la violenza della polizia e ha detto ai manifestanti che il dipartimento ascolta le loro richieste.

Jeri Williams ha pubblicato sul suo account Twitter di essere stata invitata a camminare con i manifestanti nell’ambito degli incontri in corso per trovare soluzioni praticabili alle loro reali preoccupazioni: “Sono fiduciosa che la nostra comunità possa unirsi ed essere più forte”.

AUSTRALIA.

Il governo australiano ha tentato di impedire le manifestazioni di protesta per paura di un picco di contagi da coronavirus, ma le proteste in nome di George Floyd e del movimento Black Lives Matter  non conoscono contagi e in Australia in migliaia hanno sfilato pacificamente contro la violenza della polizia Usa.

Il tribunale di Sydney ha annullato il divieto di manifestare mentre migliaia di persone si erano riunite in mezzo alla polizia, schierata massicciamente, con cartelli e slogan: “Di chi è importante la vita? Le vite nere contano”.

Brisbane.  Oltre 10 mila persone, molti con  le mascherine o avvolti in bandiere indigene,hanno sfilato per chiedere la fine del maltrattamento della polizia contro gli indigeni australiani. MelbourneAdelaide e in altre città australiane sono stati tenuti pacifici raduni di protesta.

NUOVA ZELANDA.

In Nuova Zelanda i membri senior della coalizione di governo di Jacinda Ardern hanno definito Donald Trump “razzista” per la sua presa di posizione contro le proteste per l’omicidio di George Floyd tramite twitter.

 James Shaw Marama Davidson, co-leader del Partito Verde, hanno  espresso la propria opinione sui commenti del presidente degli Stati Uniti mentre entravano al Parlamento di Wellington.

GIAPPONE.

Tokyo è stata il teatro di una denuncia contro la polizia accusata di maltrattamento contro un uomo curdo fermato mentre era alla guida della sua auto e spinto a terra dagli agenti.

La protesta organizzata a sostegno del movimento Black Lives Matter.

Una studentessa di 17 anni che manifestava insieme alla sua amica Moe ha dichiarato alla Reuters che: “Voglio dimostrare che esiste il razzismo anche in Giappone adesso. Se non sei arrabbiato, non stai prestando attenzione”.

La folla scandiva lo slogan “Niente giustizia, niente pace, niente polizia razzista”

COREA.

In Corea il corteo che sarebbe dovuto partire dall’ambasciata americana di Seul sono stati bloccati per le disposizioni governative emanate in questa fase del coronavirus.

TAILANDIA.

Le restrizioni imposte a Bangkok dalla pandemia hanno convinto gli attivisti ad organizzare una manifestazione virtuale in cui è stato chiesto di postare foto e video di persone vestite di nero con il pugno alzato. In un messaggio gli attivisti hanno spiegato perché “si uniscono a Black Lives Matter“.

L’appuntamento su Zoom dove sono stati osservati 8 minuti e 46 secondi di silenzio, il tempo esatto in cui George Floyd è stato filmato mentre era bloccato dal ginocchio dell’agente senza riuscire a respirare.

FRANCIA.

Parigi. I manifestanti sono stati bloccati da un massiccio schieramento della polizia a poche decine di metri dall’Ambasciata degli USA, a place de la Concorde. I dati diffusi dal ministero dell’Interno spiegano che alle manifestazioni hanno partecipato 23.300 persone di cui 5.500 a Parigi.

I manifestanti hanno risposto all’appello della famiglia di Adama Traoré, l’uomo ucciso nel 2016 dopo essere stato fermato dai gendarmi in Val-d’Oise mentre a Metz, nell’est della Francia, i manifestanti hanno tentato di sfondare il portone del palazzo di giustizia; nei tafferugli è rimasto leggermente ferito anche il Procuratore della Repubblica, Christian Mercuri.

INGHILTERRA.

A Londra la tensione tra polizia in tenuta antisommossa e manifestanti era alle stelle durante le manifestazioni ‘Black Lives Matter’. Gli scontri sono scoppiati dopo che molti attivisti si erano radunati fuori da Downing Street, al culmine della manifestazione nella Piazza del Parlamento e di una marcia nel centro di Londra. Gli agenti a cavallo hanno caricato i dimostranti davanti all’abitazione del Primo ministro inglese.

Napoli chiama Berlino, Parigi,Londra, Torino, Milano, Firenze e tutto il vecchio continente dove migliaia di persone si sono trovate nelle piazze per aderire alla protesta #blacklivesmatter contro il razzismo.

La protesta contro il razzismo e il fascismo è cresciuta in tutto il mondo dopo la morte di George Floyd a Minneapolis. L’afroamericano è deceduto dopo che un poliziotto, che già in passato si era macchiato di abusi razziali, lo ha tenuto bloccato con un ginocchio sul collo

L’Europa aderisce alla protesta #BlackLivesMatter contro il razzismo.

Milano, Roma, Torino e l’Italia intera omaggia George Floyd con una serie di manifestazioni pacifiche e composte che ha visto scendere in strada famiglie, e non solo giovani, per protestare contro il razzismo e dalla Capitale è arrivato anche l’invito al Governo di accelerare sullo Ius Soli.

Roma ha organizzato la manifestazione con un tam tam sui social e migliaia di persone si sono date appuntamento in Piazza del Popolo per ricordare George Floyd nel rispetto delle misure anti-Covid e del distanziamento sociale per contenere la diffusione del virus.

Distanziamento sociale e mascherina anche nel momento più toccante della manifestazione quando alle 12.03 tutti si sono inginocchiati con il pugno alzato, in silenzio per 8 minuti e 46 secondi. I minuti interminabili in cui il 46 enne afroamericano è stato soffocato schiacciato dal ginocchio dell’agente.

Dalla piazza si è alzato un grido: “George è qui, no al razzismo. Siamo tutti antifascisti”.

WASHINGTON. DONALD TRUMP E’ UN GANGSTER E DEVE ANDARE IN GALERA.

In Usa le proteste sfociano in violenza, è rivolta in tutti gli Stati. Trump costretto ad allertare il Pentagono, tuona contro i gruppi organizzati: “Antifa e sinistra radicale”. Trump attacca le amminstrazioni Democratiche:”Come mai tutti questi luoghi che si difendono così male sono governati da democratici liberal?” Incita le forze dell’ordine: “Siate duri, combattete (e arrestate quelli cattivi), forza”. Intanto mentre Trump si fa fotografare intento a giocare una partita di golf i morti per Covid-19 hanno superato la soglia di 100.000 vittime.

In una intervista Robert De Niro,l’attore protagonista di capolavori come “Toro Scatenato” e “Taxi Driver”, in vista della sua partecipazione a ‘Writers on Writers’, nel contesto del festival delle Conversazioni, è tornato ad attaccare pesantemente Donald Trump: “Io ritengo che Donald Trump non meriti altro, e l’unica alternativa è mandarlo in galera: credo che sia un vero e proprio gangster. È un uomo profondamente corrotto, che corrompe gli altri e il tessuto del nostro paese. Ha dimostrato di essere un inetto e ha enormi responsabilità morali che nella gestione della pandemia ha compiuto errori gravissimi, minimizzandola e parlando per molto tempo di una bufala. Mi chiedo quanti morti si sarebbero potuti evitare: è un uomo che è arrivato a dire “se siamo bravi moriranno 100.000 persone” e nel giorno in cui si è raggiunta quella tragica cifra si è fatto fotografare mentre giocava a golf. Credo che ci sia ben poco da aggiungere, se non che rappresenti un’enorme vergogna per gli Stati Uniti. Un presidente come Donald Trump ha fatto crollare la credibilità dell’intero paese, ed è riuscito a far rivalutare, e di molto, George W. Bush”.

Actor Robert De Niro at the Sarajevo Film Festival in Sarajevo Bosnia Friday Aug 12 2016

Intanto negli Usa è rivolta e le proteste sfociano in violenza in tutto il Paese. Trump costretto ad allertare il Pentagono.

Stati Uniti a ferro e fuoco dopo l’assassinio di George Floyd, giovane afroamericano, ucciso da un poliziotto che già in passato si era reso protagonista in vicende a sfondo razziale poco chiare.

L’onda della protesta ha travolto tutto il Paese sfociando in violenza.

Donald Trump allerta il Pentagono a tenersi pronto, ma le forze di polizia e la Guardia nazionale potrebbero non essere sufficienti a domare la protesta.

La Costituzione non prevede la mobilitazione dell’esercito in casi di rivolte interne, ma sulla base dell’Insurrection Act del 1807, questo intervento potrebbe essere invocato.

Atlanta. La tensione è altissima, un’auto è stata data alle fiamme e i dimostranti hanno rotto i vetri del quartiere generale della Cnn e riempito di scritte il logo dell’ emittente tv.

La protagonista è stata Erika Shields,donna, capo della polizia, che è scesa in strada per parlare ai manifestanti: si è detta disgustata e aggiunge che vuole vedere incriminato il poliziotto che ha ucciso Floyd.

A New York i manifestanti si sono radunati davanti al Barclays Center, alcuni veicoli della polizia sono stati bersagliati dal lancio di oggetti e uno dato alle fiamme. Vetture distrutte e vetrine dei negozi infrante.

Gli episodi di violenza ormai non si contano più: a Lower Manhattan un uomo ha picchiato un agente con un tirapugni e una donna è stata accusata di tentato omicidio per aver lanciato una bottiglia Molotov dentro un auto della polizia con gli agenti a bordo.

Il bilancio della rivolta è drammatico: un agente della polizia è stato ucciso e un altro è rimasto ferito da colpi di arma da fuoco ad Oakland, in California.

Un altro agente è rimasto ferito a Los Angeles, mentre a Detroit, in Michigan, è stato ucciso un ragazzo di 19 anni da spari probabilmente indirizzati contro una folla che manifestava per la morte di Floyd.

NEW YORK. EMERGENZA CORONAVIRUS. LA CURA SELETTIVA CHE ESCLUDE I DISABILI E GLI INCAPIENTI.

Negli Usa disabili sono stati esclusi dalle cure contro il coronavirus.

Gli Stati Uniti in pochi giorni sono diventati il primo paese per numero di infettati da “coronavirus” e per numero di decessi ha già superato la Cina. La pandemia di Coronavirus, però continua a espandersi negli USA con oltre 70.000 contagiati, ma in questo quadro già drammatico si inserisce la discriminazione nei confronti dei disabili che sono stati esclusi dalle cure anticoronavirus.

La sanità privata degli USA, ricordiamo che quel poco che era stato fatto in favore del servizio sanitario pubblico da Obama è stato azzerato dall’amministrazione Trump, gli ospedali che dovranno farsi carico di ricevere i pazienti con difficoltà respiratorie non sono in grado di sostenere e gestire l’emergenza, fatto che comporta gravi discriminazioni nei confronti di disabili o di candidati che hanno meno possibilità di sopravvivere.

A rivelare lo scandaloso comportamento della sanità americana è stata la scoperta di un documento in Alabama dal titolo “Scarce resource management” che coinvolge 35 stati in cui sono stati resi noti i criteri con cui decidere chi ha diritto ad essere curato e chi invece può essere lasciato morire: “la tendenza sembra essere quella di escludere chi soffre di disturbi intellettivi o fisici, come i disabili, o chi ha “meno valore per la società”, “disabili psichici sono candidati improbabili per il supporto alla respirazione”.

Le linee guida sono le stesse dello stato di Washington, in cui sono stati isolati i primi casi di Coronavirus, dove vengono evidenziate le discriminanti quali la “capacità cognitiva”, in Maryland o Pennsylvania in cui si ipotizzano caratteristiche come “disturbo neurologico grave”, che comporterebbero l’esclusione dalla terapia intensiva in caso di mancanza di posti.

Le associazioni che si occupano della difesa dei diritti dei disabili si sono allarmate: Disability Rights Washington, Self-Advocates in Leadership, The Arc of the United States hanno già fatto causa allo Stato di Washington per impedire l’entrata in vigore dei criteri per l’accesso alle cure salvavita.

Altre organizzazioni umanitarie si sono appellate al governo federale perché imponga alle amministrazioni locali e agli ospedali il principio che i disabili non possono essere discriminati e che alcune vite non valgono più di altre.

Ari Ne’eman, docente al Lurie Institute for Disability Policy dell’Università di Brandeis e attivista in 23 marzo ha pubblicato sul New York Times un commento dal titolo “I Will Not Apologize for My Needs” (non mi scuserò per i miei bisogni) in cui denuncia la situazione in cui potrebbero trovarsi i disabili e afferma che anche durante un’emergenza i dottori non devono sospendere il principio di non discriminazione: “Le persone affette da disabilità sono terrorizzate che se le risorse si fanno scarse, verranno inviati in fondo alla fila. E hanno ragione, perché molti Stati lo affermano in modo abbastanza esplicito nei loro criteri”.

L’America delle opportunità che strumentalizza e discrimina le persone affette da disabilità, mentre gli Stati regolano sui criteri di accesso con l’esclusione dei disabili al diritto alle cure, sembra che la gestione della sanità voglia imporre una pressione inaudita al disabili con la richiesta, una “golden rule” è stata definita, al paziente se, in caso di scarsità di strumenti salvavita, vuole avervi accesso o lasciare la precedenza a chi potrebbe avere più possibilità di sopravvivere. O addirittura “maggiore valore per la società”.

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