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ROMA. POLIZIA DI STATO. MINACCE AL MINISTRO LUIGI DI MAIO INDIVIDUATI I RESPONSABILI.

Individuati gli autori delle minacce al ministro Luigi DI Maio

 

polizia postale

La Polizia postale  al termine di alcuni controlli in rete e sui social ha individuato gli autori dei messaggi minatori rivolti al ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

In seguito alla pubblicazione su Twitter, da parte del titolare della Farnesina, di dichiarazioni in merito al confitto in atto in Ucraina è stata riscontrata la presenza di vari messaggi di risposta del seguente tenore: “Muori male, e magari per mano del popolo.”, “Si dai, armateci e decideremo poi a chi vogliamo sparare”, “Non ci sono parole per descrivere, vai solo buttato nel rusco”.

Nei canali riservati Telegram e pagine social VK, la Polizia Postale ha individuato ulteriori messaggi minatori tra i quali, ad esempio, quello pubblicato all’interno di un canale di propaganda filo russa che testualmente recita: “Ma un cecchino…che ci ammazzi i 4 distruttori dell’Italia, non ce lo possiamo mandare?  

Le perquisizioni al domicilio dei responsabili, nelle città di Milano, Vicenza e Udine, hanno permesso di riscontrare sui telefoni dei tre indagati la presenza degli account anonimi utilizzati per l’inoltro dei messaggi.

GENOVA. LA CACCIA AL GREEN PASS FALSO. MODELLA PAGA , MA E’ UNA TRUFFA.

la Polizia ha scoperto che in molti sono a caccia di green pass falsi, un mercato ambito dalle organizzazioni criminali, che non esitano a reclutare giovani con ottime capacità e doti informatiche visti non come concorrenti, ma possibili risorse da sfruttare. Un giovane studente arruolato dalla criminalità russa per le sue abilità informatiche per truffare persone in cerca sul web di Green Pass falsi è stato scoperto dalla Polizia.

L’indagine della Polizia postale  avviata dopo la denuncia di una modella genovese, che per il desiderio di mantenersi in forma e una certa avversione al vaccino, ha cercato in Rete la scorciatoia per poter andare in palestra, un Green Pass falso facile facile che, però non ha mai ricevuto nonostante avesse inviato i propri documenti e 150 euro. Alla sua protesta per la mancata ricezione di quanto richiesto, realizzava di essere finita nella trappola di uno sconosciuto che, minacciando di denunciarla, aveva iniziato a ricattarla, pretendendo altro denaro.

Nonostante l’imbarazzo la donna, impaurita dalle intimidazioni, ha trovato il coraggio di uscire da quella situazione di illegalità e ha denunciato tutto al Compartimento Polizia postale e delle comunicazioni “Liguria” di Genova che ha sviluppato l’indagine con il coordinamento del Servizio Polizia postale e delle comunicazioni di Roma.

La pista seguita dagli investigatori della sezione Financial Cybercrime attraverso una complessa indagine informatica portava ad un’abitazione nel Lazio.

I poliziotti si sono trovati di fronte uno studente che, sfruttando la sua intraprendenza e le non comuni capacità informatiche, era diventato il referente italiano di un gruppo di pericolosi hacker russi specializzati nella creazione di green pass falsi.

Nel corso della verifica informatica è emerso che il giovane gestiva direttamente i canali Telegram su cui erano proposti in vendita i certificati contraffatti, dopo aver ricevuto la richiesta dell’utente, comunicava i dati all’hacker russo e questi forniva le indicazioni su come procedere al pagamento.

Per poter confezionare un certificato credibile, il gruppo criminale richiedeva l’invio della copia dei documenti d’identità che venivano poi utilizzati per aprire conti on line, carte di credito o account presso le principali piattaforme di E-commerce o per compiere altri reati.

Il giovane, con le numerose richieste di Green Pass, era riuscito in pochi mesi ad accumulare oltre ventimila euro che aveva investito in cryptomonete o, per rendere ancora più corposa la propria attività, acquistava applicazioni cosiddette BOT in grado di moltiplicare i membri di Telegram con utenti Fake.

Il ragazzo utilizzava il denaro per acquistare beni elettronici di ultima generazione nonché costosi prodotti di bellezza e lussuosi capi di abbigliamento griffati, tutto materiale sequestrato nel corso della perquisizione.

I genitori del ragazzo, risultati estranei ai fatti, sono rimasti turbati dalla scoperta delle attività illegali del figlio, di cui avevano apprezzato l’intraprendenza imprenditoriale, nella convinzione che il denaro guadagnato dallo stesso fosse il ricavato della vendita upgrade per giochi online.

MILANO. NO-VAX E VIOLENZA, RISCHIO DI INFILTRAZIONI EVERSIVE E TERRORISTICHE

No vax: perquisizioni in diverse città italiane

La  Digos  e gli agenti della Polizia postale di Milano hanno eseguito perquisizioni domiciliari e informatiche nei confronti di un gruppo autodefinito “I guerrieri” appartenenti al mondo “No-Vax” che tramite un gruppo Telegram hanno manifestato di voler scatenare un clima di tensione e violenza in occasione di pubbliche manifestazioni.

Le indagini sono rivolte nei confronti di residenti nelle città di Milano, Roma, Bergamo, Reggio Emilia, Venezia e Padova.

Gli indagati sono membri attivi del gruppo Telegram denominato “I guerrieri” nel quale vengono progettate azioni violente da realizzare con l’uso di armi ed esplosivi rudimentali in occasione delle manifestazioni “no green pass” organizzate in tutta Italia, in particolare quella in programma nella Capitale per l’11 e 12 settembre.

L’analisi dei messaggi pubblicati sulla chat ha fatto emergere che gli indagati, uno dei quali titolare di porto d’arma e noto alle forze dell’ordine per la sua vicinanza al separatismo veneto, oltre all’intenzione di partecipare in massa alla manifestazione di protesta in programma a Roma per creare disordini incitavano gli altri membri del gruppo a realizzare azioni violente nelle rispettive province di residenza mentre alcuni membri del gruppo stavano organizzando una “riunione preparatoria” in vista dell’appuntamento romano e approvvigionarsi di armi bianche da utilizzare nell’occasione.

GENOVA. POLIZIA DI STATO. INTERRUZIONE DI PUBLICO SERVIZO PER TRE STUDENTI IN DAD.

Genova: organizzavano l’interruzione delle lezioni in Dad, indagati tre giovani

la Polizia postale ha scoperto un gruppetto di studenti che avevano organizzato la sistematica interruzione delle lezioni a distanza, DAD, in molte scuole del territorio nazionale sulle piattaforme informatiche di videocall.

Le indagini dei poliziotti del Compartimento polizia postale di Genova hanno ricostruito la struttura del gruppo, individuandone gli organizzatori ed amministratori, identificando tre ragazzi, di cui uno minorenne, residenti nelle province di Milano e Messina, che facevano parte di gruppi Telegram ed Instagram, creati appositamente con la finalità di disturbare i docenti e provocare la sospensione delle lezioni.

Durante il primo lockdown erano state presentate numerose denunce da parte dei dirigenti scolastici di Istituti di diversi ordine e grado, i cui elementi sono stati messi in comune dagli investigatori per ricostruire le tracce informatiche lasciate dagli autori delle incursioni.

I codici di accesso alle video lezioni erano spesso condivisi dagli stessi studenti, individuati dai poliziotti, che si sentivano al sicuro per l’apparente percezione di anonimato garantito dalle piattaforme social e riuscendo a pianificare attacchi durante le interrogazioni programmate.
Tra i messaggi, erano presenti considerazioni sull’operato delle Forze dell’ordine: “Intanto la Polizia postale non ha tempo da perdere nel cercare di trovarci”.

Tutti gli indagati hanno ammesso le condotte contestate e dovranno ora rispondere dei reati di interruzione di pubblico servizio e accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico.

Durante le perquisizioni, eseguite con l’ausilio del Compartimento polizia postale di Milano e della sezione di Messina, con il coordinamento del Servizio polizia postale e delle comunicazioni, sono stati sequestrati computer, tablet e smartphone che verranno analizzati dagli specialisti della Polizia per valutare la posizione degli altri giovani iscritti nelle chat utilizzate per i raid durante le lezioni.

CATANIA. POLIZIA DI STATO. 46 ENNE TORINESE DENUNCIATO PER RICETTAZIONE E VIOLAZIONE DEL DIRITTO DI AUTORE.

Diffondeva quotidiani online, 46enne denunciato dalla Polizia Postale

poliziotta della postale

Un 46 enne residente in provincia di Torino è stato denunciato dalla  Polizia postale di Catania per aver diffuso quotidiani online tramite i gruppi sul servizio di messaggistica Telegram.

L’operazione “Breaking news” condotta dalla Polizia Postale di Catania ha portato alla denuncia dell’uomo, residente in provincia di Torino, per ricettazione e violazione del diritto di autore, attraverso la diffusione online delle testate di quotidiani, con cui ha provocato rilevanti perdite di vendita alle testate giornalistiche.

L’indagine è partita dalla denuncia del direttore responsabile del quotidiano di Messina “La Gazzetta del Sud”, che aveva rilevato come in Rete era possibile reperire gratuitamente la versione a pagamento del giornale, come di altri quotidiani, che circolava su alcuni gruppi di messaggistica istantanea.

Gli agenti della Polizia postale, nonostante le problematiche di trasparenza legate all’utilizzo della piattaforma Telegram, sono riusciti a risalire all’indagato.

Durante una perquisizione domiciliare i poliziotti hanno sequestrato le apparecchiature informatiche utilizzate per commettere gli illeciti.