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ROMA. SEQUESTRO DI OLTRE 320 MILA MASCHERINE NON SICURE DA PARTE DELLE FIAMME GIALLE.

Oltre 320.000 mascherine FFP2, prive dei requisiti di sicurezza previsti dalla normativa nazionale e comunitaria, sono state sequestrate dai Finanzieri del Comando Provinciale di Roma, che hanno denunciato a piede libero all’Autorità Giudiziaria di Perugia 4 persone per il reato di frode in commercio.

Le indagini delle Fiamme Gialle della Compagnia di Pomezia hanno preso le mosse da un precedente sequestro, eseguito in un punto vendita di Ardea, di dispositivi importati dalla Cina e recanti il marchio “CE” in forza di una certificazione rilasciata da un istituto che, in base a quanto emerso dalle indagini, non rientrava tra gli “Organismi notificati”.

I meticolosi accertamenti, svolti dai militari in sinergia con il Ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità e l’I.N.A.I.L., hanno permesso di risalire all’importatore, un’impresa di Perugia molto attiva nella distribuzione di dispositivi di protezione individuale, nonché ad altre società clienti della prima, destinatarie di partite di mascherine.

Su disposizione della Procura della Repubblica di Velletri sono, quindi, scattate perquisizioni presso le sedi e i magazzini di 4 operatori economici – a Roma, Pomezia (RM), Perugia, Anagni (FR) e Civitanova Marche (MC) – che hanno consentito di rinvenire i pezzi sequestrati, i quali, una volta piazzati sul mercato, avrebbero fruttato circa 3,7 milioni di euro.

Oltre 240.000 mascherine sono state scovate presso un deposito dell’importatore di Perugia, che aveva “auto-dichiarato” all’Istituto Superiore della Sanità e all’I.N.A.I.L. il possesso delle caratteristiche tecniche e il rispetto dei requisiti di sicurezza, deroga consentita in via eccezionale dal Governo proprio per fronteggiare l’emergenza epidemiologica.

L’operazione rientra nel più ampio dispositivo messo in atto dalla Guardia di Finanza contro i comportamenti illegali che sfruttano la fase emergenziale per trarne profitto.

ROMA. CONFISCATO DEFINITIVAMENTE IL PIÙ GRANDE CENTRO SPORTIVO DELLA CAPITALE.

I Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma hanno eseguito la confisca del “Salaria Sport Village”, il più grande centro sportivo della Capitale, acquistato dall’imprenditore D. A. con disponibilità finanziarie frutto di reati di evasione fiscale, riciclaggio e appropriazione indebita.

Il provvedimento si pone a conclusione della vicenda giudiziaria nel corso della quale il Tribunale capitolino – Sezione Misure di Prevenzione ha disposto, su richiesta della Procura della Repubblica di Roma, il sequestro – eseguito nel maggio 2014 – e la confisca di primo grado, poi confermata dalla locale Corte di Appello ed ora divenuta definitiva a seguito di pronunce della Corte di Cassazione.

Unitamente ad A. B., ex Provveditore per le Opere Pubbliche del Lazio e poi Presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, A. è stato al centro delle indagini condotte sulla cosiddetta “cricca” degli appalti: un vero e proprio “sistema gelatinoso” – come fu definito da alcuni soggetti nel corso delle intercettazioni – che per oltre un decennio, dal 1999, attraverso sistematiche condotte corruttive e articolati illeciti tributari diretti a camuffare l’erogazione di “tangenti”, ha consentito l’assegnazione di importanti opere pubbliche, tra cui quelle relative ai “Grandi Eventi” (Mondiali di nuoto 2009, Celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, vertice G8 all’isola de La Maddalena), ad un ristretto numero di imprese favorite, in primis quelle dell’imprenditore romano.

A. è risultato, allo stesso tempo, corruttore di B., che provvedeva ad assegnargli gli appalti, e suo “socio in affari”, mediante la costituzione in comune di società utilizzate per reimpiegare gli ingenti proventi illeciti.

Tramite una di queste aziende, la Società Sportiva Romana S.r.l., è stata portata a termine l’acquisizione del “Salaria Sport Village”, successivamente ampliato e rinnovato.

Gli approfondimenti economico-finanziari condotti dalle Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria hanno permesso di accertare come i flussi finanziari impiegati per l’operazione derivassero, attraverso vari passaggi, da imprese del gruppo A. aggiudicatarie di appalti assegnati da strutture dirette e/o influenzate da B..

Per effetto del provvedimento di confisca, lo Stato ha definitivamente acquisito l’intero capitale sociale della Società Sportiva Romana S.r.l. e il relativo compendio aziendale, costituito dal centro sportivo, composto da una club house, un bar-ristorante, un centro benessere, una palestra, uffici, foresterie, spogliatoi, impianti sportivi (tra cui due piscine olimpioniche), campi da calcio e calcetto, campi da tennis, terreni, aree verdi e parcheggi, per un valore complessivo di oltre 145 milioni di euro.

Nell’ambito del procedimento giudiziario è stato, tra l’altro, accertato il difetto di buona fede di un istituto bancario, che ha erogato due mutui per un importo complessivo di € 10.700.000, disponendo, pertanto, la cancellazione delle ipoteche iscritte a favore dello stesso ente creditizio.

L’odierna attività testimonia il costante impegno della Procura della Repubblica, del Tribunale e della Guardia di Finanza di Roma nell’aggressione ai patrimoni illecitamente accumulati.

ASCOLI PICENO. SEQUESTRATE COLLANE, ANELLI E QUADRI DAL VALORE DI 250 MILA EURO AD UN USURAIO.

L’attività di polizia economica e finanziaria del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Ascoli Piceno ha tratto origine da approfondimenti investigativi rivolti verso una 54enne di Santa Vittoria in Matenano (FM), ritenuta al centro di un giro di usura, perpetrata anche con metodi estorsivi.

Nell’ambito delle successive indagini di polizia giudiziaria delegate dalla Procura della Repubblica di Fermo, le Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Ascoli Piceno hanno acclarato che la donna aveva approfittato dello stato di difficoltà economiche sofferte da una conoscente, concedendole un prestito di 33.000 euro, a fronte del rilascio di garanzie reali sproporzionate, costituite da gioielli, quadri di valore e sin anche dall’abitazione stessa di proprietà della vittima.

Un primo riscontro sull’effettività dei gravi reati si è avuto allorquando, nel corso di perquisizioni domiciliari disposte dalla stessa Autorità Giudiziaria di Fermo, eseguite presso due abitazioni di proprietà dell’indagata – entrambe ubicate nel fermano, l’una a Santa Vittoria in Matenano e, l’altra, a Grottazzolina –, sono stati rinvenuti e sottoposti a sequestro beni e valori di interesse probatorio.

Una collana in corallo ed un anello d’oro bianco con brillante (ciascuno del valore di circa 7.500 euro), un quadro ad olio su tavola raffigurante la “Sacra Famiglia durante la fuga in Egitto” ed un quadro ad olio su tavola raffigurante la “Madonna con Bambino e Santi” (entrambi opere del pittore Iacopo Da Ponte, detto Iacopo Bassano, del XVI secolo, del valore complessivo di circa 20.000 euro), assegni bancari tratti da conti correnti accesi presso 4 differenti istituti di credito ed effetti cambiari per complessivi 92.349 euro. E, ancora, scritture private relative a prestiti concessi per 87.250 euro, appunti manoscritti ed altra documentazione varia, verso le quali sono stati avviati gli approfondimenti e i riscontri di circostanza, ulteriormente estesi alla provenienza dei beni di valore sopra descritti.

Un insieme di attività che, grazie anche al supporto delle intercettazioni telefoniche, ha consentito di delineare le condotte illecite perpetrate dalla 54enne di Santa Vittoria in Matenano (FM), configurandosi le responsabilità, nei propri confronti, dei reati di “Estorsione” (art. 629 del Codice penale), “Usura” (art. 644 del Codice penale) ed anche di “Esercizio abusivo dell’attività finanziaria (art. 132 del D.Lgs. n. 385/93 “Testo Unico Bancario”).

In esecuzione del “Decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca” emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Fermo, tutti i beni già “cautelati” con il sequestro probatorio – con l’aggiunta di un immobile ad uso abitativo ubicato a Monte San Giusto (MC), del valore di 120.000 euro – sono stati sottoposti a sequestro preventivo, in quanto, sostanzialmente, riconosciuti acquisiti con l’attività di usura.

Ammonta quindi a poco meno di 250.000 euro il valore complessivo dei beni sottratti alla disponibilità dell’usuraia che, come già confermato anche dalle consulenze tecniche disposte dalla stessa Procura della Repubblica di Fermo, richiedeva interessi oscillanti da un minimo del 157% ad un massimo del 368% su base annua.

L’attività della Guardia di Finanza di Ascoli Piceno in materia di usura ed estorsione ha trovato il suo epilogo in uno dei momenti storici in cui, a causa dell’emergenza da Covid-19, particolarmente alta viene mantenuta l’attenzione verso ogni forma di illegalità di tipo economico e finanziaria, il cui contrasto si pone quale principale prerogativa anche per la prevenzione dai rischi di infiltrazione criminale nei diversi tessuti.

RIMINI. 9 MISURE CAUTELARI E SEQUESTRO DI 17 AZIENDE E BENI PER OLTRE 30 MILIONI DI EURO.

I finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Rimini, con la collaborazione del G.I.C.O. di Bologna e dei colleghi di altri 14 Comandi Provinciali, hanno dato l’avvio stamane, 21 luglio 2020, alle prime luci dell’alba, ad una vasta operazione di polizia denominata “DARKNET”, in Emilia Romagna ed in contemporanea nelle regioni Campania, Calabria, Lazio, Lombardia, Marche, Basilicata e Piemonte, che ha disarticolato un’associazione criminale di matrice camorristica; con base nella Bassa Romagna – in particolare nella città di Cattolica, ma con ramificazioni e interessi economici anche in altre Province (Avellino, Napoli, Salerno, Potenza, Matera, Pesaro-Urbino, Forlì- Cesena, Parma, Torino, Milano), con al vertice personaggi legati al clan dei “SARNO” e dei “CASALESI”, rispettivamente egemoni sul quartiere “Ponticelli” di Napoli e nell’Agro Aversano (CE).

300 militari della Guardia di finanza, coordinati e diretti dalla Direzione Distrettuale Antimafia di questa Procura della Repubblica, hanno dato esecuzione oggi – in 15 province di 8 regioni italiane – a 80 perquisizioni e ad un’ordinanza emessa dal Gip presso il Tribunale di Bologna che ha disposto misure cautelari nei confronti di 9 persone (5 in carcere, 3 agli arresti domiciliari e un obbligo di dimora) per i reati di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio, intestazione fittizia di beni, turbativa d’asta, corruzione, emissione ed utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti, che vedono a vario titolo coinvolte 55 persone; i REATI sono AGGRAVATI, per taluni di loro, dal fatto di averli commessi AL FINE DI AGEVOLARE I RISPETTIVI CLAN DI APPARTENENZA (aggravante di cui all’art. 416 bis 1 del codice penale).

Nel contempo le Fiamme Gialle hanno dato seguito all’esecuzione di un decreto con il quale lo stesso GIP ha ordinato: il sequestro preventivo (in 11 province) delle quote sociali e dei beni aziendali di ben 17 imprese ritenute infiltrate dalla criminalità organizzata e fittiziamente intestate a soggetti prestanome, operanti nei settori edilizia, ristorazione, commercio all’ingrosso di prodotti petroliferi, sale gioco, impiantistica, noleggio auto, il tutto per un valore complessivo stimato di 30 milioni di euro; nonché il sequestro per equivalente in ordine ai reati di riciclaggio e corruzione di ulteriori beni e disponibilità per un valore di circa un milione di euro.

Le complesse indagini svolte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Rimini, partite dalla città di Cattolica, ove risultano domiciliati diversi esponenti della criminalità organizzata campana e i loro familiari, sono state avviate nel novembre 2017 sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Rimini e successivamente – atteso il coinvolgimento della criminalità organizzata – sono state trasferite per competenza alla Procura distrettuale di Bologna, Pubblico Ministero Dott. Marco Forte.

Le investigazioni hanno in sostanza permesso di far emergere l’esistenza di una compagine criminale stabilmente stanziata nella provincia riminese, al cui interno si evidenziano in posizione di predominio: I.G. (destinatario di o.c.c. in carcere), pluripregiudicato, sorvegliato speciale, cognato di V.S., (capo dell’omonimo clan napoletano e oggi collaboratore di giustizia); R.L.S. (destinatario di o.c.c. in carcere), pluri-pregiudicato, gravato da 4 condanne definitive per reati contro la persona e in materia di armi, genero di Z.E. (pluripregiudicato, gravato da condanne definitive, per complessivi 25 anni di reclusione, per traffico di stupefacenti, indiziato di appartenere al “Clan dei Casalesi”), nonché cugino di G.I.; D.M.A. (destinatario di o.c.c. in carcere), volto “pulito” dell’associazione incaricato della gestione delle diverse società operanti nel settore dell’impiantistica industriale, di cui I. e R. erano soci occulti ed effettivi dominus.

Accanto a costoro, sono stati individuati altri due livelli: il primo costituito da coloro che avrebbero posto la propria attività al servizio del sodalizio nella consapevolezza della correlazione funzionale con gli obiettivi dello stesso, ovvero: Z. Salvatore (destinatario di o.c.c. in carcere), C.F. (destinatario di o.c.c. in carcere), C.P. (agli arresti domiciliari), G.T. (agli arresti domiciliari); il secondo livello è invece costituito da tutti quei soggetti, oltre 30, che si sarebbero prestati nell’attività illecita specie di interposizione fittizia, ma dei quali non vi è certezza della partecipazione al sodalizio criminale, trattandosi di persone reclutate all’occorrenza per ragioni di parentela o vicinanza con i singoli indagati, come nel caso di SIGNORINO Paola (incaricata di pubblico servizio, agli arresti domiciliari) e S.G. (destinatario di obbligo di dimora).

Le indagini hanno reso possibile documentare le fasi evolutive della cellula criminale, che in breve tempo, al fine di agevolare l’operatività dei clan camorristici (ex art. 416 bis 1 del c.p.) è riuscita a:

  • infiltrarsi nell’economia legale della Romagna e aree limitrofe, controllando diverse attività economiche in diversificati settori imprenditoriali, come l’edilizia, la ristorazione e l’impiantistica industriale, drenando risorse mediante fatturazioni per operazioni inesistenti tra le società a loro riconducibili;
  • asservire la funzione pubblica di due incaricati di pubblico servizio, agli scopi dell’organizzazione criminale, per l’acquisizione illegale di appalti pubblici;
  • reinvestire e auto-riciclare in attività imprenditoriali, immobiliari e finanziarie, ingenti somme di denaro derivanti da attività delittuose;
  • intestare a terzi ingenti patrimoni e attività commerciali frutto di attività estorsive e dello spaccio di stupefacenti;
  • affermare il proprio controllo egemonico sul territorio basso romagnolo e potentino, attraverso la repressione violenta dei contrasti interni.

In particolare, è emerso che G.I. e R.L.S., nonostante un apparente situazione reddituale insufficiente a soddisfare i fabbisogni primari, in realtà manifestavano un’elevata disponibilità economica, derivante – come chiarito dalle intercettazioni telefoniche e ambientali – dalla loro partecipazione occulta in numerose società operanti nei più disparati settori economici e formalmente intestate a prestanome, dalle quali gli indagati, con la connivenza del commercialista C.P., drenavano gli utili mediante emissione di fatture per operazioni inesistenti per centinaia di migliaia di euro e il successivo prelievo in contanti dei pagamenti ricevuti.

Inoltre, società di fatto riconducibili ai due pregiudicati erano riuscite ad ottenere – tramite pratiche corruttive e alterando le gare d’appalto, l’esecuzione di lavori pubblici all’interno della Stazione Sperimentale per l’industria delle Conserve Alimentari (SSICA) di Parma, fondazione pubblica interamente controllata dalla Camera di commercio di quella Provincia. I proventi illeciti venivano riciclati utilizzando una sala giochi e scommesse ubicata a Cattolica, riconducibile sempre agli indagati principali, ma gestita formalmente da tale G.T. Quest’ultima al fine di riciclare le somme provenienti dai reati in contestazione aveva in più circostanze simulato vincite al gioco.

SALERNO. G.di F.- “NULLATENENTE” CON BENI PER OLTRE 4 MILIONI DI EURO, SEQUESTRATI DALLA G.di F.

Comando Provinciale Salerno

La Guardia di Finanza di Salerno, su disposizione della locale Procura della Repubblica, ha sequestrato preventivamente 4 milioni di euro a un imprenditore battipagliese, per i reati di omessa e/o infedele presentazione delle dichiarazioni dei redditi ed ai fini dell’I.V.A..

Il provvedimento è stato emesso dal GIP del Tribunale di Salerno dopo una verifica fiscale eseguita dai Finanzieri della Tenenza di Battipaglia nei confronti di una società operante nel settore tessile che, negli anni dal 2014 al 2018, ha sottratto a tassazione una base imponibile di circa 10 milioni di euro.

Le attività investigative hanno permesso di rilevare che il vero artefice della frode fiscale era un imprenditore battipagliese che amministrava di fatto la società, pur senza ricoprire ufficialmente alcun incarico, tanto che al Fisco risultava essere un cittadino “nullatenente”.

L’esame della documentazione acquisita durante l’ispezione e l’incrocio delle banche dati in uso alle Fiamme Gialle hanno portato a sviluppare ulteriormente il controllo fiscale, ricostruendo tutti gli interessi economici ed il reale profilo finanziario dell’imprenditore che, avvalendosi di diversi “prestanome”, gestiva – senza figurare in alcun modo – un patrimonio immobiliare complessivamente costituito da due ville, undici appartamenti, tre locali commerciali e dalla proprietà di ben 13 società commerciali.

Nel corso delle perquisizioni le Fiamme Gialle hanno accertato che l’indagato è nei fatti il titolare anche di una nota galleria d’arte di Battipaglia, senza ricoprire – neppure in questo caso – alcun ruolo nella compagine societaria.

Per garantire il pagamento del debito maturato nei confronti dell’Erario, quantificato in più di cinque milioni di euro dopo l’intervento della Guardia di Finanza, sono stati così sottoposti a sequestro beni per un valore di circa 4 milioni di euro, costituiti dal patrimonio immobiliare e societario, dalle disponibilità finanziarie e da tre autoveicoli.

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