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REGGIO CALABRIA. SEQUESTRATO PATRIMONIO DEI CONIUGI EREDI DEL BUSINESS CRIMINALE DEL RE DEI VIDEOGIOCHI.

I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, con il coordinamento della locale Procura hanno eseguito un provvedimento che dispone l’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale del sequestro su beni immobili (sia terreni che fabbricati), società (sia quote societarie che complessi aziendali) e rapporti finanziari, per un’accertata sproporzione di circa 9 milioni di euro, nei confronti dei coniugi A. S. (cl’ 68) e M. R. (cl ‘69), imprenditori attivi nel settore del noleggio di apparecchi da intrattenimento con vincita in denaro nelle zone del Gebbione e di Sbarre della città di Reggio Calabria, contigui al gruppo mafioso “Labate”, nonché nei confronti di uno dei loro figli, V. S. (cl’ 92).

Nello specifico, a seguito di articolate attività investigative espletate dalla Compagnia territoriale di Reggio Calabria, emergevano svariate condotte criminali perpetrate dal c.d. “Gruppo S.”, subentrato nella gestione del business a G. C., forti del suo consenso.

Il “Gruppo S.”, dunque, ha beneficiato dell’eredità del “re dei videogiochi”, riuscendo così a fare quel salto imprenditoriale che ha consentito alle sue imprese di conoscere una vertiginosa crescita economica, soprattutto grazie alle “sponsorizzazioni” assicurate dalla cosca “Labate”. La loro vicinanza ad ambienti criminali di questo calibro è stata confermata, oltre che dalle attività investigative, anche dalle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia di rilevante spessore, ritenuti di solida affidabilità nelle competenti sedi giudiziarie.

Tra le condotte configuranti la pericolosità sociale qualificata dei soggetti proposti si segnalano, oltre alle condotte di concorso esterno in associazione mafiosa (cosca Labate), plurime condotte integranti delitti contro la pubblica amministrazione, grazie al concorso di pubblici ufficiali infedeli che agevolavano la crescita imprenditoriale del gruppo, garantendo il conseguimento illecito di licenze ed autorizzazioni, plurime condotte estrinsecazione minacciosa e violenta dell’intimidazione di matrice mafiosa.

Gli accertamenti eseguiti hanno evidenziato una significativa e ingiustificata differenza tra il reddito dichiarato ai fini delle imposte sui redditi e il patrimonio posseduto (anche indirettamente, tramite i propri figli), nonché l’intrinseca illiceità dell’enorme patrimonio accumulato nell’arco temporale oggetto di investigazioni (15 anni): è stata così constatata la sussistenza di una sperequazione di oltre 8,8 milioni di euro.

L’ingente disponibilità di denaro contante da parte dei componenti del “Gruppo S.” è comprovata anche dalle modalità di effettuazione, da parte dei medesimi, di acquisti immobiliari di rilevante entità.

In esecuzione del decreto applicativo della misura di prevenzione patrimoniale in parola, i finanzieri reggini hanno individuato e, contestualmente, sottoposto a sequestro 8 beni immobili (di cui 6 fabbricati e 2 terreni) situati a Reggio Calabria e a Milano e 4 società (con i relativi patrimoni), unitamente al complesso delle disponibilità finanziarie riconducibili ai soggetti proposti.

Contestualmente l’Autorità Giudiziaria procedente ha emesso un apposito decreto di perquisizione ricomprendente tutti i luoghi rientranti nella disponibilità dei componenti del “Gruppo S.” e delle 4 società agli stessi riconducibili, al cui esito i militari operanti hanno rinvenuto e sequestrato documentazione e altro materiale probatorio di rilevante interesse investigativo, che sarà oggetto di ulteriori approfondimenti.

La presenza delle sedi delle società del “Gruppo S.” e dei beni immobili riconducibili ai componenti del medesimo sull’intero territorio nazionale ha implicato, in sede di esecuzione delle misure di prevenzione patrimoniali e del decreto di perquisizione, il coinvolgimento di numerosi altri Reparti del Corpo territorialmente competenti, essendo numerose sedi dislocate nelle province di Milano, Torino, Vercelli, Bergamo e Monza-Brianza, oltre che nella provincia di Reggio Calabria.

Il servizio odierno testimonia ancora una volta l’elevata attenzione mantenuta dai militari in forza al Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, che, nel solco delle indicazioni dell’Autorità Giudiziaria reggina, continua ad essere rivolta all’individuazione e alla conseguente aggressione dei patrimoni e delle disponibilità finanziarie illecitamente accumulati dalle consorterie criminali di stampo mafioso, allo scopo di arginare l’inquinamento del mercato e della sana imprenditoria, con l’intento di ripristinare adeguati livelli di legalità, trasparenza e sicurezza pubblica.

TORINO. G.di F.- SEQUESTRATE 9 TONNELLATE DI SUPER ALCOLICI.

Comando Provinciale Torino

I finanzieri del Comando Provinciale di Torino hanno accertato un contrabbando di super alcolici nel corso di un’importante operazione a contrasto alle frodi commerciali nel settore della produzione ed alla distribuzione di alcoolici ed alla sottrazione del pagamento delle accise.

Le indagini sono state avviate in piena emergenza Covid 19 effettuando alcuni controlli su attività commerciali che grazie al loro settore merceologico potevano tenere aperti i battenti nel periodo del Lockdown.

L’attività dei “Baschi Verdi” del Gruppo Pronto Impiego di Torino ha permesso di individuare e porre sotto sequestro centinaia di bottiglie di alcoolici e super alcoolici prive del c.d. sigillo del monopolio di Stato che attesta l’avvenuto pagamento delle imposte, le c.d. Accise.

I prodotti, importati di contrabbando dall’Est-Europa, erano messi in vendita insieme ai prodotti regolari al fine di ingannare il cliente sulla regolarità

È stato possibile monitorare i transiti di alcuni depositi di un’azienda di import-export di prodotti alimentari, riportanti indicazioni merceologiche mendaci in ordine all’effettiva composizione, importati dalla Romania. Individuati i depositi gestiti da un cittadino pakistano siti in San Mauro (TO), Cassina de’ Pecchi (MI), Gorgonzola (MI) e Carnate (MI) è scattata l’operazione durante la quale sono state sequestrate diverse migliaia di bottiglie, per un peso che si aggira intorno alle 9 tonnellate.

Frode in commercio è il reato contestato ai responsabili per la non corrispondenza tra quanto indicato in etichetta e l’effettiva composizione.

La natura dei distillati a 40° erano riconducibili a “derivati dei cereali” e non a “vinacce” come indicato merceologicamente.

Durante le operazioni inoltre sono stati rinvenuti oltre 1.500 contrassegni di Stato attestanti l’avvenuto pagamento delle accise per i quali sono in corso accertamenti in relazione alla lecita provenienza atteso che il rinvenimento di dette matrici presso il deposito di San Mauro Torinese (TO), non essendo deposito fiscale autorizzato, non era giustificato.

Il sistema truffaldino si caratterizzava inoltre con il confezionamento di scatole contenenti bottiglie regolarmente etichettate e altre prive del contrassegno e la successiva immissione in commercio in spregio anche alla normativa fiscale.

Nei confronti di due imprenditori, il produttore (rumeno) ed il distributore (pakistano) è stata inoltrata la segnalazione alla Procura della Repubblica di Torino e ora rischiano sanzioni sia sotto il profilo penale che sotto il profilo tributario.

La complessa operazione, rientra nel quadro delle attività svolte in via esclusiva dalla Guardia di Finanza quale organo di Polizia Economico Finanziaria a tutela della concorrenza e del mercato.

MILANO. G.di F.- CAPORALATO: SEQUESTRATA AZIENDA AGRICOLA.

Comando Provinciale Milano

I finanzieri del Comando Provinciale di Milano hanno sequestrato un’Azienda Agricola di Cassina de’ Pecchi (MI), del valore complessivo di oltre 7.500.000 di euro, su decreto emesso dalla Procura della Repubblica del Tribunale di Milano, oggetto di successiva convalida da parte del Gip.

Il provvedimento di sequestro al termine delle indagini svolte dalla Compagnia di Gorgonzola che hanno consentito far emergere un sistematico sfruttamento illecito della manodopera agricola a danno di circa 100 lavoratori extracomunitari.

Gli accertamenti hanno infatti permesso di rilevare anomalie nelle assunzioni e nelle retribuzioni dei dipendenti dell’azienda nonché evidenziato gravi e perduranti violazioni delle norme che regolano l’impiego dei braccianti agricoli.

I lavoratori non solo erano obbligati a prestare estenuanti turni di oltre 9 ore giornaliere, ma ricevevano una paga oraria di 4,50 euro, nettamente inferiore a quella minima prevista dal contratto collettivo nazionale.

La retribuzione non era la sola anomalia, ma era accompagnata da degradanti condizioni d’impiego nei campi: i braccianti erano soggetti alla continua vigilanza dei responsabili, costretti a sforzi fisici oltremodo gravosi per velocizzare la raccolta della frutta in spregio alle norme anti Covid-19 sul distanziamento sociale.

Approfittando delle condizioni di bisogno dei dipendenti, mediante la minaccia che l’eventuale disobbedienza alle pressanti imposizioni datoriali avrebbe comportato sospensioni o licenziamenti in tronco, i titolari dell’azienda riuscivano a ridurre il costo della manodopera e massimizzare i guadagni.

Eloquente era la prassi dell’assunzione in prova per due giorni senza alcun compenso a cui seguiva, discrezionalmente e senza alcuna valida ragione, l’allontanamento del bracciante. Con tale modalità i responsabili dell’azienda riuscivano a ridurre ulteriormente i costi complessivi e sfruttare i giovani extracomunitari bisognosi di lavorare.

Al termine delle indagini sono state denunciate per il reato di intermediazione illecita e sfruttamento della manodopera 7 persone, tra i quali, oltre ai due amministratori, anche due sorveglianti, due impiegati amministrativi e il consulente dell’azienda che predisponeva le buste paga.

La Procura della Repubblica ha disposto il sequestro di tutti i beni della società, consistenti in 53 immobili, tra terreni e fabbricati, 25 veicoli strumentali e 3 conti correnti e la nomina di un Amministratore Giudiziario ai fini della continuità aziendale nel rispetto delle leggi vigenti.

Durante l’esecuzione del provvedimento i finanzieri, grazie al supporto di personale dei Vigili del Fuoco e dell’ATS di Milano, hanno potuto verificare le precarie condizioni di sicurezza e di igiene in cui i braccianti erano costretti ad operare per l’assenza di dispositivi di protezione individuale, di spogliatoi, di docce e di servizi igienici a sufficienza (era presente, infatti, un solo bagno chimico esterno).

Risultavano mancanti il piano di prevenzione incendi ed il piano di emergenza.

E’ stato tra l’altro accertato il precario deposito di diserbanti e fitofarmaci, sostanze che i responsabili facevano direttamente utilizzare ai braccianti, privi di ogni formazione, esponendoli, così, ad un grave rischio per la salute, nonché di generi alimentari destinati ad essere venduti ad operatori della grande distribuzione (sono stati, infatti, sequestrati oltre 27.000 barattoli di marmellata esposti al sole).

L’operazione di servizio testimonia l’attenzione della Guardia di Finanza a tutela del mercato del lavoro per contrastare, in particolare, le più gravi forme di prevaricazione e sfruttamento in danno dei lavoratori dipendenti, specie se costoro si trovano in condizioni di particolare debolezza o bisogno.

MILANO. POLIZIA DI STATO. SEQUESTRO DI PERSONA E MINACCE NEL DUOMO.

Milano: Sequestro di persona in Duomo. Arrestato il responsabile.

Un cittadino egiziano di 26 anni si è introdotto dentro il Duomo di Milano forzando il varco di sicurezza e prendendo in ostaggio una guardia giurata che aveva tentato di bloccarlo.

L’egiziano ha tenuto in ostaggio la guardia giurata minacciandolo con un coltello e solo l’immediato intervento dei poliziotti delle volanti, del commissariato Centro, del Reparto mobile di Milano hanno permesso in brevissimo tempo, dopo una mediazione con il sequestratore, di arrestarlo e liberare la guardia giurata.

All’uomo sono stati contestati i reati di sequestro di persona e resistenza a pubblico ufficiale mentre sono in corso approfondimenti investigativi da parte della Digos di Milano, sotto la direzione della Sezione antiterrorismo della Procura della Repubblica di Milano.

ROMA. G.di F.-SEQUESTRATO NATANTE DA REGATA(46 MT) A NOTO FACCENDIERE ROMANO.

Comando Provinciale Roma

Un equipaggio composto da militari del comparto navale della Guardia di Finanza ha condotto a Gaeta (LT) dalla Tunisia lo yacht da regata “Lulworth”, il più grande cutter aurico del mondo – lungo 46 metri, con un albero di 52 metri e una superfice velica di oltre 1.300 mq – varato nel 1920.

Il natante, del valore di oltre 10 milioni di euro, era compreso tra i beni oggetto di un decreto di sequestro preventivo emesso dal G.I.P. del locale Tribunale nel febbraio 2017, su richiesta della Procura della Repubblica di Roma, nei confronti del faccendiere romano G.D., relativo al suo ingente patrimonio mobiliare – composto da imbarcazioni e auto d’epoca di pregio, tra cui Ferrari, Rolls Royce, Bentley e Jaguar – e immobiliare – tra cui lussuose ville nel rinomato quartiere capitolino dell’Olgiata – stimato in oltre 40 milioni di euro.

Come ricostruito nel corso delle indagini condotte da militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Roma della Guardia di Finanza nell’operazione “EXODUS”, D., nonostante avesse fittiziamente spostato la residenza dapprima nel Principato di Monaco e poi a Dubai, era a capo di un’associazione per delinquere che ha gestito una pluralità di società, nazionali ed estere, utilizzate per l’emissione di fatture per operazioni inesistenti per oltre 180 milioni di euro – aventi ad oggetto fantomatiche consulenze e prestazioni di servizi – di cui hanno beneficiato imprenditori:

– italiani, interessati ad abbattere in modo significativo il reddito imponibile e ottenere liquidità da impiegare al di fuori del circuito bancario, ovvero a costituire disponibilità di denaro occulte oltre confine;

– stranieri (in prevalenza cinesi), che potevano, in tal modo, esportare capitali verso i Paesi di origine evitando il ricorso agli intermediari finanziari abilitati.

Per tali fatti, D. e altri 4 sodali sono stati destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare nel novembre 2018.

Il pezzo di maggior pregio dei beni riconducibili al faccendiere – schermati mediante una serie di imprese estere intestate a compiacenti prestanome – è rappresentato proprio dal “Lulworth”, di cui l’imprenditore aveva cercato di far perdere le tracce.

Infatti, il natante era stato spostato dal porto “Le Grazie” di Porto Venere (SP) a quello iberico di Palma di Maiorca (Spagna), da dove era salpato all’inizio del 2017 verso una destinazione sconosciuta.

Gli investigatori del G.I.C.O. di Roma sono riusciti a individuarlo nel mese di aprile dello stesso anno, con l’ausilio del II Reparto del Comando Generale del Corpo e del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia del Ministero dell’Interno, presso il porto di Bizerte in Tunisia, dove è rimasto, sotto il controllo e la sorveglianza delle Autorità tunisine, fino a pochi giorni fa.

Il G.I.P. del Tribunale di Roma ha disposto l’affidamento dell’imbarcazione in giudiziale custodia alla Guardia di Finanza, che la impiegherà per lo svolgimento di attività addestrative rivolte al personale del comparto navale organizzate dalla Scuola Nautica di Gaeta (LT).

L’odierna operazione testimonia il costante impegno della Procura della Repubblica, del Tribunale e della Guardia di Finanza di Roma nell’aggressione ai patrimoni illecitamente accumulati che rappresentano il frutto di condotte criminali.

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