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PADOVA. LA CITTADINANZA ONORARIA A JAIR BOLSONARO, UNA VERGOGNA TUTTA ITALIANA.

L’annunciata visita del presidente brasiliano Jair Bolsonaro in visita alla Basilica del Santo a Padova ha provocato una ondata di indignazione con scontri tra Polizia e manifestanti anti-Bolsonaro.

Annullata la visita alla Basilica dopo una giornata ad alta tensione tra Polizia e manifestanti che al grido di “fora Bolsonaro” lo hanno costretto a rifugiarsi in un Hotel.

Il presidente brasiliano avrebbe dovuto visitare la Basilica nel pomeriggio dopo la tappa ad Anguillara Veneta dove è andata inscena la vergognosa cerimonia del conferimento della cittadinanza onoraria.

Ma anche nel paesino del padovano si sono registrati momenti di alta tensione tra la polizia e 500 dimostranti, che hanno accolto Bolsonaro al grido di “Fora Bolsonaro” e fatto saltare la tabella di marcia ufficiale. A Padova il copione si è ripetuto con alcuni manifestanti Sembra che alcuni dei manifestanti abbiano addirittura occupato l’ingresso alla basilica per impedire l’accesso a Bolsonaro.

Il presidente Bolsonaro a seguito delle tensioni è stato condotto in un hotel di Padova.

All’arrivo nel capoluogo euganeo, Bolsonaro è stato subito contestato dai manifestanti che lo attendevano organizzati.

Gli scontri con le forze dell’ordine sono scoppiati quando il corteo di protesta si è opposto all’ordine di disperdersi e dopo un primo contatto i poliziotti hanno usato gli idranti per disperderli, ma sono stati investiti da una pioggia di oggetti.

Il motivo per cui la sindaca Alessandra Buoso di Anguillara Veneta ha deciso di concedere la cittadinanza ordinaria a Bolsonaro risiede nelle origini venete della famiglia del presidente carioca.

Ma la scelta di Buoso, eletta nella lista civica Cambiare SI Può, era stata criticata perché ritenuta inopportuna per le inchieste della Magistratura brasiliana a carico del presidente, accusato di reati gravissimi a partire dalla gestione della pandemia che in Brasile ha provocato 600 mila morti, per crimini contro l’umanità e la sistematica distruzione della foresta amazzonica, patrimonio dell0’umanità UNESCO, il sospetto di coprire gli assassini dei leader ambientalisti delle popolazioni indigene.

Antonio Spada, consigliere municipale di opposizione che ha votato contro la cittadinanza a Bolsonaro:”La cittadinanza è inopportuna perché le posizioni di Bolsonaro non rispecchiano i valori della nostra Costituzione. Non condividiamo quello che pensa degli omosessuali, delle donne, dell’Amazzonia, una terra che deve rimanere un bene di tutti”.

Massimo Raimundo, Padre comboniano che ha trascorso 20 anni in Brasile, di cui 12 in Amazzonia: “La politica di Bolsonaro va contro tutto quello che professa quotidianamente Papa Francesco. Massimo Raimundo che opera a Verona nella sede della rivista Nigrizia, è in piazza ad Anguillara per dire no a Bolsonaro:”Il presidente non si occupa della difesa delle minoranze, a partire dagli indios dell’Amazzonia. Anzi ha bloccato i finanziamenti per la costruzione di case popolari nelle aree più indigenti del Paese. Mentre Papa Francesco: “non smette di ricordarne l’importanza come bene comune, mentre Bolsonaro fa quello che vuole in Amazzonia”.

Nel suo viaggio in Italia, il presidente brasiliano sarà in Toscana, in occasione di una visita ai caduti brasiliani a Pistoia. Ma anche a Pistoia si annunciano manifestazioni contro il presidente brasiliano.

Associazioni, movimenti, partiti, il mondo cattolico: “Non merita di essere ricevuto e salutato dalle autorità italiane, alle quali chiediamo di non tributargli alcun omaggio. Lo chiediamo anche a nome delle 600 mila vittime brasiliane del Covid provocate anche dalla sua discriminatoria politica sanitaria”.

MILANO. POLIZIA DI STATO. MANIFESTAZIONE NON AUTORIZZATA, 13 INDAGATI.

Milano: manifestazione non autorizzata, indagati 13 giovani

La Polizia di Stato ha eseguito a Milano 13 perquisizione domiciliari nei confronti di altrettanti giovani, 10 maggiorenni e tre minorenni, tutti indagati in concorso tra loro per manifestazione non autorizzata, violenza e resistenza a pubblico ufficiale aggravate.

Gli indagati sono responsabili degli episodi di violenza commessi contro le forze dell’ordine lo scorso 10 aprile, nei pressi di piazza Selinunte.

Un cittadino marocchino di 27 anni, con numerosi precedenti penali, che brandiva un machete è stato indagato anche per porto d’armi.

La Questura di Milano venne allertata dalla segnalazione di un assembramento di circa 300 giovanissimi in via Micene e aveva organizzato un servizio di ordine pubblico. L’arrivo delle Forze dell’ordine invece provocò la rivolta e una violenta reazione dei ragazzi che, per una ventina di minuti, avevano fronteggiato i poliziotti con fitti lanci di sassi, bottiglie e bastoni.

L’attività investigativa della Squadra mobile, della Digos con il contributo del Commissariato Bonola, il supporto della Polizia postale e comunicazioni e della Polizia scientifica lombarde ha permesso di scoprire che l’assembramento era stato organizzato da due rapper 19enni per girare, con i loro fan, un video musicale.

Il questore di Milano ha emesso alcuni provvedimenti di prevenzione a carico di sei degli indagati, i quali sono tutti con precedenti di polizia per spaccio di sostanze stupefacenti, reati contro la persona e reati contro il patrimonio.

L’operazione è stata condotta con il supporto del Reparto mobile, del Reparto prevenzione crimine Lombardia e dell’Ufficio prevenzione generale della questura di Milano intervenuto, oltre che con le Volanti, anche con unità cinofile antidroga.

TORINO. POLIZIA DI STATO. SCONTRI 1° MAGGIO 2019, UN ARRESTO E TRE DIVIETI DI DIMORA.

I poliziotti della Digos di Torino al termine dell’indagine per gli scontri del 1° maggio 2019 hanno chiesto un arresto domiciliare, tre divieti di dimora a Torino e nei comuni della Val Susa oltre a nove obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria. L’indagine condotta dalla Digos di Torino nei confronti di leader e militanti del centro sociale Askatasuna per i reati di resistenza a pubblico ufficiale e violenza privata aggravata.

Per uno dei leader storici che nell’occasione aveva ricoperto il ruolo di coordinamento e direzione nelle fasi violente della manifestazione sono stati disposti gli arresti domiciliari.

Tra i destinatari dell’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria la storica portavoce di Askatasuna, attualmente detenuta in carcere per altri reati, per aver assunto il ruolo di speaker ufficiale del corteo il 1° maggio 2019, fomentando ed incitando i militanti.

I militanti di Askatasuna durante la manifestazione posizionati in testa al corteo composto da circa 2 mila persone, legate al movimento No-Tav, all’area anarchica e ai vari movimenti antagonisti cittadini, agirono in modo violento anche contro le Forze dell’ordine con l’obiettivo di dare una connotazione “NoTav” al tradizionale corteo dei lavoratori.

Poco prima della partenza del corteo istituzionale i militanti di Askatasuna avevano più volte tentato di sfondare i cordoni delle Forze di polizia, riuscendo poi a sorpassare, all’inizio della manifestazione, il furgone del partito Liberi e Uguali, tentando successivamente di scavalcare lo spezzone del Partito Democratico, aggredendo, in più occasioni, sia alcuni esponenti politici che i componenti del servizio d’ordine del partito, uno violentemente colpito con calci e pugni.

I manifestanti avevano poi tentato di sfondare un altro cordone di polizia, costringendo gli agenti ad intervenire dopo il lancio di bottiglie, aste di bandiere ed altri oggetti contundenti a causa del quale era rimasto lievemente ferito un agente della questura.

I poliziotti della Digos hanno individuato e denunciato in stato di libertà altri 30 militanti d’area per reati simili.

FIRENZE. POLIZIA DI STATO. INCIDENTI DI OTTOBRE IDENTIFICATE 19 PERSONE.

Firenze: 19 indagati per gli incidenti di ottobre

Scontri di Firenze

I poliziotti della Digos di Firenze hanno identificato e arrestato 19 persone coinvolte nei disordini avvenuti a Firenze la sera del 30 ottobre scorso durante la manifestazione non autorizzata “anti-sistema”: 7 sono finite ai domiciliari,7 hanno l’obbligo di dimora e cinque l’obbligo di firma.

Le misure cautelari sono state emesse dopo l’attività d’indagine della Digos di Firenze e si aggiungono alle 20 persone, di cui 4 arrestati, fermate la stessa sera degli scontri.

La notte dei disordini i poliziotti della Digos di Firenze hanno messo oraganizzzato un gruppo investigativo, composto da investigatori della Squadra mobile e da quelli dei commissariati cittadini.

Attraverso la documentazione filmata delle emittenti televisive, delle telecamere di videosorveglianza e delle immagini e video ripresi sul posto dalla Polizia scientifica, la Digos ha potuto identificare e attribuire ruoli e comportamenti adottati dai 19 indagati che hanno un’età compresa tra i 20 ed i 31 anni.

Gli indagati sono stati ritenuti responsabili dei danneggiamenti di beni pubblici e privati, resistenza, violenza e lesione a pubblico ufficiale, fino alla fabbricazione e lancio di ordigni.

Qualche giorno prima della manifestazione, come avvenuto anche in altre città, anonimi promotori dell’iniziativa avevano inondato i canali social più noti, con l’invito a partecipare alla protesta allo scopo di ampliare al massimo la platea di possibili partecipanti e creare un clima di forte tensione.

Dalle indagini, coordinate dalla Procura di Firenze, è emerso che, se da un lato c’è stata una componente politicizzata relativa al circuito anarchico fiorentino, dall’altro i comportamenti violenti adottati in quella circostanza, sono stati praticati da persone senza una connotazione politica vera e propria, ma piuttosto molte persone sono risultate appartenenti alla criminalità comune.

Nel corso degli scontri, durati per oltre tre ore e risolti solo a notte fonda con l’allontanamento definitivo dei manifestanti, sono rimasti feriti 5 agenti, sono stati danneggiati 8 mezzi di Polizia, bersagliati da lanci di oggetti o sfregiati con oggetti acuminati.

Inoltre, l’Amministrazione comunale ha calcolato in circa 30mila euro l’ammontare dei soli danni a beni pubblici, arredi urbani e segnaletica stradale.

ROMA. NON SOFFIA IL VENTO SUL COVID, MA LA PROTESTA SI TINGE A TINTE FOSCHE.

La protesta contro i decreti del DPCM del governo si tinge di colori a tinte fosche, dai gruppi antagonisti ai neofascisti alleati della lega soffiano sul fuoco della crisi sociale.

Si incendia la protesta organizzata dai gruppi di estrema destra contro le misure restrittive. Urlano “Libertà”, strumentalizzano e giocano con la salute pubblica i nostalgici del fascismo, della dittatura, dei tribunali speciali, delle leggi razziali, dei confini e degli assassinii.

Da Firenze dove gruppi vicini all’area antagonista si sono scontrati con la polizia e devastato il centro di Firenze, patrimonio dell’Unesco, a Roma dove gruppi di neofascisti e giovani vicini alla Lega hanno attaccato le forze dell’ordine.

I tafferugli e disordini di Roma, Napoli, Torino e Firenze hanno una regia comune pur essendo manifestazioni di segno opposto: soffiare sul fuoco del disagio sociale non per combattere il virus che ha ucciso milioni di persone nel mondo e molte migliaia in Italia, ma colpire il governo e il presidente del consiglio, Giuseppe Conte.

Le frange di estrema destra in centro a Roma, Torino, Napoli e movimenti antagonisti e centri sociali vicino all’università La Sapienza e Firenze hanno creato tensioni e disordini che hanno portato all’arresto di 4 persone e una ventina di fermati denunciati dalle forze di polizia.

Venerdì sera nel centro storico di Firenze le forze dell’ordine sono state oggetto di un lancio di bombe carta, fumogeni mentre atti vandalici devastavano il centro storico a cui la polizia ha replicato con ripetute cariche. Gli arresti sono stati 4 e 20 i denunciati, 10 i feriti lievi tra gli appartenenti alle forze dell’ordine.

L’arresto è scattato per quattro persone vicine all’area anarco-antagonista tra cui un 19enne  proveniente da Arezzo al quale è contestato il lancio di molotov nella zona di borgo Ognissanti. Gli agli altri tre arrestati sono due donne di 26 e 28 anni e un 29enne tutti residenti a Firenze e provincia, a cui è stato contestato il reato di resistenza a pubblico ufficiale.

I denunciati sono accusati a vario titolo anche di violenza e danneggiamento.

L’estrema destra protagonista a Roma dove per protestare contro le misure del governo si sono scontrati con tafferugli e disordini a Roma, teatro oggi di una serie di manifestazioni di segno opposto. 

le frange di estrema destra si sono scontrate con la Polizia in centro mentre i movimenti, antagonisti e centri sociali vicino all’università La Sapienza. 

Alcuni manifestanti sono state fermati e la loro posizione è al vaglio delle forze di polizia. 

Le prime tensioni e gli scontri a Campo de ‘Fiori, uno dei luoghi simbolo della movida cittadina dove in piazza si sono date appuntamento le “Mascherine tricolori”, movimento sovranista vicino a CasaPound, per dire «No a un nuovo lockdown» e protestare contro le chiusure disposte dall’ultimo Dpcm.