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ROMA. POLIZIA DI STATO. “FAMIGLIE DA ABUSI”, PEDOPORNOGRAFIA, VIOLENZA SESSUALE E RAPPORTI INCESTUOSI CON FIGLI MINORI.

Operazione contro la pedopornografia, 5 arresti

polizia postale

la Polizia postale ha tratto in arresto cinque persone che, su una nota piattaforma di messaggistica, si scambiavano materiale pedopornografico.

Gli indagati avevano creato un gruppo chiuso, denominato “Famiglie da Abusi”, in cui si scambiavano contenuti espliciti che coinvolgevano i componenti delle loro famiglie, compresi i figli, realizzati anche mediante lo sfruttamento sessuale di minori e ritraenti sia atti sessuali che momenti intimi catturati di nascosto.

Altre tre persone sono state invece indagate.

L’indagine sviluppata dai compartimenti della Polizia postale di Roma, Bologna, Milano, Napoli e Catania e coordinata dal Servizio Polizia postale e delle comunicazioni attraverso il Centro nazionale di contrasto alla pedopornografia online (C.N.C.P.O.), ha avuto inizio dallo scambio di informazioni con organismi di Polizia internazionali.

Gli specialisti della Polizia postale dopo aver individuato gli appartenenti al gruppo, seguendo le tracce informatiche, hanno eseguito diverse perquisizioni.

La prima perquisizione in ordine di tempo è stata eseguita nella Capitale dove un uomo è stato arrestato per il possesso di un ingente quantitativo di materiale pedopornografico. In quella occasione è emersa per la prima volta l’esistenza del gruppo. Dagli approfondimenti investigativi, si è arrivati a un imprenditore edile bolognese, il quale è stato arrestato perché trovato in possesso di un video autoprodotto, con il coinvolgimento di un minore appartenente al nucleo familiare.

Un terzo uomo è stato individuato a Napoli. Si tratta un dipendente del Comune di Napoli che è stato denunciato a piede libero perché detentore di materiale pedopornografico.

Un altro componente del gruppo, residente nel bresciano, è stato arrestato per detenzione di ingente quantitativo di materiale riguardante lo sfruttamento sessuale di minori ed indagato per violenza sessuale ai danni della propria figlia, nell’ambito di una separata attività investigativa, originata da una segnalazione delle autorità canadesi.

Il Compartimento della Polizia postale di Roma ha identificato altre due persone in contatto con il primo indagato, con il quale intrattenevano conversazioni a sfondo pedopornografico e scambiavano contenuti illeciti. Uno dei due, residente in provincia di Roma, è stato denunciato a piede libero poiché deteneva sui propri dispositivi i file ricevuti dal primo arrestato, che gli aveva anche fornito istruzioni per instaurare un contatto sessuale con un minore.

L’altro, un 55enne siciliano, nel corso della perquisizione eseguita in Sicilia è stato arrestato per aver abusato sessualmente della propria figlia, di cui condivideva le registrazioni con i suoi interlocutori.

Nei confronti della moglie del siciliano, invece, indagata per non essere intervenuta pur essendo a conoscenza degli abusi, è stata emessa la misura cautelare dell’allontanamento dalla casa coniugale e del divieto di avvicinamento alla figlia.

Un altro componente del gruppo, è un napoletano poco più che trentenne. L’uomo è stato arrestato perché nel corso della perquisizione è stato trovato in possesso di circa 200 file pedopornografici ed è stata documentata la sua partecipazione alla chat, su cui condivideva le proprie fantasie inerenti ad atti sessuali con minori anche con foto riferite a momenti della vita quotidiana familiare.

ROMA. POLIZIA DI STATO. PRESENTATI I 12 SCATTI DEL CALENDARIO 2022

Calendario della Polizia: presentati i 12 scatti del 2022

Presentato a Roma il Calendario 2022 della Polizia di Stato.

La novità del calendario 2022 è che a realizzarlo sono stati i poliziotti, che si sono messi in gioco partecipando ad un concorso indetto all’interno dell’Amministrazione nel quale hanno portato, con le loro immagini, la particolare visione del loro lavoro, dell’essere al servizio delle comunità.

L’evento, presentato da Monica Maggioni, neo direttore del TG1, si è svolto all’interno del MAXXI – Museo nazionale delle Arti del XXI secolo alla presenza del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese e del capo della Polizia Lamberto Giannini.

A fare gli onori di casa il segretario generale della fondazione Maxxi Pietro Barrera .

Sul palco (foto) erano inoltre presenti Carmela Pace, presidente di Unicef Italia, Roberto Koch, fondatore dell’agenzia fotografica “Contrasto” e l’attore Alessio Vassallo conosciuto anche per la sua interpretazione televisiva nella fiction “il giovane Montalbano”.

I poliziotti autori delle fotografie sono stati presentati subito dopo la proiezione del video di backstage, che ha raccontato la nascita e lo spirito del progetto artistico.

Il capo della Polizia Giannini, rispondendo ad una domanda della giornalista Monica Maggioni sugli scatti che compongono il calendario, ha sottolineato che: “Rappresentano la Polizia in tutta Italia e tutti i giorni, in tutti i vari tipi di attività, con un occhio particolare, quello di chi vede tante situazioni, anche estreme”.

Il Prefetto si è poi soffermato sull’anno che queste foto accompagneranno: “Un anno che verrà che, sicuramente tutti ci aspettiamo, sarà l’anno di una ripartenza importante, veloce, ma che dovrà essere accompagnata sempre dalla Polizia di stato, da tutte le Forze dell’ordine, da tutto il sistema Paese, per far sì che questa ripresa non lasci indietro nessuno, tuteli i diritti di tutti ma non ammetta violenze e non ammetta ostacoli a questa ripartenza”.

“Il compito della Polizia di Stato – ha affermato Giannini – è quello di essere accanto ai cittadini, in questo momento in particolare, essere accanto alle persone più fragili, più disorientate; avere un’istituzione salda, che sia presente in ogni angolo del territorio e che sappia fare non solo un’attività di controllo e verifica della legalità, fatta sempre con umanità, anche spiegando al cittadino perché è necessario fare alcune cose, ma sappia esserci per poter dire una parola, per poter dare un momento di conforto”.

Vio - JacobsNel corso dell’incontro si è parlato anche delle assunzioni degli atleti paralimpici delle Fiamme oro nei ruoli tecnici della Polizia di Stato; sul punto il capo della Polizia ha evidenziato che: “Questo è molto importante, sia perché si potrà garantire una certa tranquillità agli atleti, e poi perché abbiamo un dovere di riconoscenza verso chi si è impegnato tanto e verso chi dà un messaggio alle persone, a chi è in difficoltà”.

Ospiti della serata sono stati i testimonial del mese di gennaio e alfieri di Tokyo2020, Bebe Vio e Marcell Jacobs atleti del Gruppo sportivo Fiamme oro della Polizia di Stato, nonché Maria Chiara Giannetta e Giuseppe Zeno attori protagonisti della seria televisiva “Blanca”, fiction di Rai1 che inizia proprio questa sera, incentrata su una sovrintendente di Polizia, Blanca appunto, rimasta cieca dall’età di dodici anni e vittima di un ex fidanzato violento.

Inclusione e lotta alla violenza di genere, due temi trattati nel nuovo Calendario e sui quali la Polizia di Stato mette in atto, continuamente, iniziative di vicinanza, prevenzione e sostegno.

Roberto Koch, Presidente della commissione tecnica che ha selezionato gli scatti del Calendario 2022, insieme al decano dei fotoreporter Rino Barillari e alla foto editor del settimanale l’Espresso, Tiziana Faraoni, ha affrontato gli aspetti tecnici delle foto che compongono il Calendario.

CapaciCon Alessio Vassallo, attore palermitano, si è toccato un altro tema molto importante per la Polizia di Stato, “messo a fuoco” nel mese di maggio: la lotta alla mafia, con le stragi di Capaci e Via D’amelio di trent’anni fa e la cultura della memoria.

Non poteva mancare infine l’attualità stretta con la lotta alla pandemia, che ha visto tutta la Polizia di Stato impegnata da un lato nei controlli e nella gestione delle limitazioni imposte, e nella vaccinazione dei poliziotti e dei cittadini dall’altro.

Il Calendario come ogni anno è anche portatore del valore della solidarietà; i ricavati infatti saranno devoluti al progetto “COVAX” di Unicef per sostenere la vaccinazione dei bambini nei paesi più poveri. Anche l’allenatore della Nazionale di calcio Roberto Mancini, ambasciatore Unicef, ha voluto esser presente seppur virtualmente all’evento inviando un video messaggio.

Una parte dei fondi raccolti sarà inoltre destinata a sovvenzionare il “piano Marco Valerio” un progetto di sostegno ai poliziotti che hanno figli affetti da gravi patologie croniche.

A chiudere l’evento è stato l’intervento del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese che intervenendo ha dichiarato che “Il Calendario di quest’anno racchiude in sé il lavoro dei poliziotti ed è bellissimo il fatto che siano state fatte le foto direttamente dagli appartenenti perché è come entrare nella vita quotidiana ma vista da dentro con un aspetto di emozioni ancor maggiore, e anche il fatto che ci sia stata una commissione che ha dovuto scegliere lo scatto più rappresentativo, secondo me,  dà maggiormente il senso di appartenenza e di squadra” il ministro ha poi concluso “Siamo grati a tutti coloro che operano sul territorio e un ricordo va a tutti quelli che hanno perso la vita nell’adempimento del dovere”.

Le 12 tavole sono state cosi svelate attraverso un video di presentazione e sono state esposte nel foyer del Museo.(fonte Polizia di Stato).

GENOVA. MAI CAMBIO FU PIU’ AZZECCATO, FELIX RIBALTA IL GENOA IN 10 MINUTI.

Tutto pronto sul campo del Ferraris di Genova per l’esordio di Shevchenko sulla panchina del Genoa, che si scontrerà contro la Roma di Jose Mourinho nella 13^ giornata di campionato.

Foto Andrea Amato – PhotoAgency

le due squadre devono rinunciare ad alcuni giocatori importanti: Caicedo e Criscito nella Roma e Cristante. Fuori anche Zaniolo.

Le formazioni ufficiali della gara

Genoa: Sirigu, Biraschi, Vasquez, Masiello, Sabelli, Rovella, Badelj, Sturaro, Cambiaso, Pandev, Ekuban

All. Shevchenko

Roma: Rui Patricio, Karsdorp, Mancini, Kambulla, Ibanez, Mkhitaryan, Pellegrini, Veretout, El Sharawy, Shomurodov, Abraham

All. Jose Murigno

La gara molto equilibrata, giocata sotto una pioggia battente, con un buon inizio dei giallo rossi costantemente nella metà campo genoana, che è andata man mano diminuendo per la reazione dei rossoblu, nel primo tempo con occasioni da entrambe le parti ha visto alcuni episodi significativi per un goal annullato a Mkhitaryan al 15°. Mkhitaryan che aveva battuto un diagonale in rete superando Sirigu ha, però dovuto arrendersi alla decisione del direttore di gara, Irrati, di annullare il goal per un tocco di mano di Abraham, confermato dopo il check del Var.

Altra occasione clamorosa della Roma al 28° quando El Shaarawy entra in contropiede in area genoana, serve Shomourodov che manda la palla altissima sopra la traversa.

giallo per il 23 Veretout della Roma al 40° del primo tempo

Secondo tempo.

Inizia il secondo tempo e la partita si infiamma, la Roma riprende da dove aveva terminato, costantemente nell’area genoana a insidiare la porta difesa da Sirigu. Da segnalare un cartellino giallo all’indirizzo della panchina occupata dallo staff del team manager Cardini. Giallo per il 47 Badelj del Genoa al 13°, per fallo su pellegrino.

Esce Pandev

La Roma insiste con Pellegrini, ma il cross viene respinto e Karsdorp palla al piede ci prova, ma viene respinto in corner.

Occasione per il Genoa vicinissimo al goal, mancato per una manciata di centimetri per per il provvidenziale intervento del numero uno romanista, che smanaccia e toglie la palla e nega il vantaggio ai genoani sulla linea di porta.

Esce il 14 Shomourodov per il 64 Felix nella Roma.

Felix segna il goal del vantaggio della Roma al 82°, dopo una velocissima azione di contropiede iniziata dalla tre/quarti giallorossa da Mkhitaryan, che da solo corre per quasi il campo intero e serve il compagno di squadra che non sbaglia.

Carambola di sostituzioni a fine partita per le due formazioni.

In pieno recupero, a pochi secondi dal termine, la Roma raddoppia con Felix, che da 35 metri batte Sirigu e la partita finisce

Servizio Giuseppe Amato

Fotoservizio Andrea Amato/PhotoAgency

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ROMA.IL G20, ACCORDO, (QUASI), UNANIME SUL CLIMA E TANTI BUONI PROPOSITI.

Il G20 di Roma, che si è tenuto in questi giorni, tra dolcetto o scherzetto, si è concluso con un accordo, quasi storico, e molti buoni propositi: “contrastare i cambiamenti climatici e centrare l’obiettivo di non superare 1,5°. Un accordo storico perché, liquidata l’amministrazione Trump, (che lo ricordiamo aveva disconosciuto l’accordo di Parigi sul clima, ripreso l’utilizzo del carbone e avviato il progetto di trivellazione dell’Artico), è stato recepito da tutti oltre alla necessità di accelerare sulla transizione green ed ecosostenibile dell’economia.

La contrattazione e il lavoro di mediazione durato per una note intera per raggiungere e approvare il documento finale del summit. Attività che ha scongiurato rotture e veti applaudita dalla sala alle 10.30 del 31 ottobre.

Il documento approvato dai grandi della terra, che hanno partecipato al G20, conferma il fondo di 100 miliardi per il sostegno ai Paesi in via di sviluppo, seppur con qualche attrito sul resto degli impegni.

Le differenze sono sostanziali come ha spiegato Mario Draghi, che nel merito ha espresso la sua preoccupazione: “Non sono sufficienti”. L’Italia segue la linea più rigida, mentre Russia e Cina si propongono “il raggiungimento della neutralità carbonica entro il 2060”.

Ma è bene ricordarlo: gli accordi raggiunti al G20 rappresenteranno il punto di partenza per la Cop26, l’annuale conferenza sul clima organizzata dall’ONU.

Un occasione per definire il metodo per assicurarsi che i Paesi rispettino gli accordi presi a Parigi e che questi non rimangano solo “belle dichiarazioni” e tanti bla bla bla, come è stato nel passato.

L’accordo sul clima al G20 è stato trovato, ma non senza difficoltà e solennemente dopo una notte di intenso lavoro questa mattina i grandi della terra, capi di stato, ministri e presidenti hanno raggiunto l’accordo sul riscaldamento globale, ma non prima di aver lanciato,( toccandosi gli zebedei), la monetina portafortuna nella fontana di Trevi e per fortuna che Totò non era presente altrimenti gliela avrebbe perfino venduta.

I partecipanti al G20 hanno confermato che il riscaldamento globale non deve superare l’1,5°; soglia oltre la quale i Governi dovranno ammettere di avere fallito gli obbiettivi della sfida per l’ambiente.

Il primo ministro, Mario Draghi, ha spiegato: “agire il prima possibile per evitare conseguenze disastrose sul clima” ed esortato ad agire prima possibile per evitare che i costi, diventino insostenibili una volta superato il limite.

I partecipanti del G20 in chiusura hanno espresso la loro soddisfazione generale, nonostante le critiche per non aver fatto e proposto abbastanza.

l’accordo può essere sintetizzato in tre punti:

  • fondo per il clima da 100 miliardi per il sostegno ai Paesi in via di sviluppo
  • tetto massimo sul riscaldamento globale trovato entro 1,5°
  • indicazione di un periodo di tempo entro il quale attuare azioni intorno a metà del secolo

Un fondo per il clima di 100 miliardi è stato stanziato per i Paesi in via di sviluppo e prevede un sostegno ai Paesi per incrementare la produzione senza innalzare le emissioni.

Un passo indietro importantissimo è stato fatto sul tetto massimo accettabile del riscaldamento globale, fissato a 1,5°, riconoscendo allo stato attuale che non c’è alcuna possibilità di “cura”.

Le attività economiche e industriali, il consumo di suolo e l’energia prodotta con lo sfruttamento del carbone e dei fossili ha prodotto nel tempo conseguenze nefaste per l’ambiente e non possono essere fermate, ma possono essere contenute con investimenti nei Paesi in via di sviluppo, che rappresenta un impegno per evitare scenari di migrazione per danni subiti dall’ambiente.

Ma se tutti leader presenti al G20 si sono dimostrati consapevoli dei disastri provocati dai danni ambientali e che il prossimo decennio potrà fare la differenza in tema di difesa del clima per salvaguardare il pianeta per le generazioni future, resta il nervo scoperto su cui la tutta le discussione rischia di arenarsi: “Il problema è semplicemente economico, i soldi della discordia a cui nessuno dei grandi intende rinunciare”.

Il G20 ha concluso le trattative decidendo di non rifinanziare dal 2022 le centrali a carbone, considerate troppo inquinanti, le cui emissioni sono le maggiori colpevoli per i cambiamenti climatici.

Il Presidente francese, Emmanuel Macron, ha sottolineato l’impegno ad accelerare l’uscita dal carbone, mettendo un termine ai finanziamenti delle centrali a carbone, in particolare in Africa.

Emmanuel Macron ha da tempo puntato sull’energia nucleare per il passaggio alle energie green mentre l’Europa non si è ancora espressa in merito all’inserimento del nucleare nella categoria green.

Ma il G20 si è dimostrato troppo timido nelle indicazioni per dare una accelerata al passaggio al raggiungimento degli obbiettivi per la produzione di energia green con un generico metà secolo, quando invece deve avvenire il prima possibile insieme all’ambizioso progetto di “emissioni zero”.

Il 2050 resta un obbiettivo teorico perché non tutti si sono dimostrati concordi con quanto scritto nel documento conclusivo:  Russia e Cina perseguono obbiettivi economici e di produzione individuali e hanno già annunciato una loro uscita dall’energia a carbone con 10 anni di ritardo, entro il 2060.

Ma 10 anni potrebbero fare la differenza e Mario Draghi ha sottolineato la necessità di un cambiamento di rotta.

Il Presidente americano Joe Biden si è rivolto in particolare ai leader accanto a lui e un messaggio per i più giovani: “Non voglio che le precedenti generazioni guardino al vertice di oggi pensando: ecco come abbiamo fallito. Le future generazioni devono pensare: ecco perché abbiamo avuto successo”.

ROMA. DDL ZAN, LE DESTRE VOTANO IL RITORNO AL MEDIOEVO. COSA PREVEDEVA IL DDL ZAN BOCCIATO AL SENATO.

Il ddl Zan approvato a larga maggioranza dalla Camera dei Deputati, ma bocciato al Senato.

Manifstazionecontro labocciatura del Ddl Zan a Milano(foto Repubblica)

La legge Zan contro l’omofobia si proponeva di prevenire e contrastare la discriminazione e la violenza basate sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità.

La proposta di legge, approvata in prima lettura alla Camera il 4 novembre era nata su iniziativa del deputato Pd Alessandro Zan.

Il testo prevedeva l’estensione dei reati d’odio per discriminazione razziale, etnica o religiosa (articolo 604 bis del codice penale), a chi compia discriminazioni verso omosessuali, donne, disabili.

Le modifiche In sostanza sarebbero state previste quattro modifiche alla normativa già esistente. 

La prima (art.2 e 3) riguarda l’aggiunta dei reati di discriminazione basati “sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere o sulla disabilità” all’articolo 604-bis e 604-ter del codice penale, che puniscono l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi “razziali, etnici, religiosi o di nazionalità”.

La seconda modifica (art.6) riguarda l’articolo 90-quater del codice di procedura penale in cui viene definita la “condizione di particolare vulnerabilità della persona offesa”.

L’articolo contiene solo la specifica relativa all’odio razziale mentre il ddl Zan prevedeva di aggiungere le parole “fondato sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere”.

La 3^ modifica (art. 8) riguardava il decreto legislativo del 9 luglio 2003, numero 215, sulla parità del trattamento degli individui indipendentemente dal colore della pelle o dalla provenienza etnica, al quale aggiunge alcune misure di prevenzione e contrasto delle discriminazioni legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere.

La 4^ (art.5) riguarda la legge Mancino che in questo caso si trattava di disposizioni tecniche per coordinare la legge contro l’omotransfobia con le norme già vigenti che perseguono i delitti contro l’eguaglianza. 

Le pene previste erano la reclusione fino 18 mesi o una multa fino a 6.000 euro per chi avrebbe commesso o istigato a commettere atti di discriminazione; il carcere da 6 mesi a 4 anni per chi istiga a commettere o commette violenza, o per chi partecipa a organizzazioni che incitano alla discriminazione o alla violenza.

Alle discriminazioni omofobe sarebbe stata estesa un’aggravante che aumenta la pena fino alla metà.   

La clausola salva idee Il testo prevede una “clausola salva idee”, che fa salve “la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte”.

Il ddl Zan articolo per articolo:

L’articolo 1 specificava le varie definizioni contenute nel testo della legge precisando che si applicano solo all’ambito definito dal ddl Zan:

– Per sesso si intende il sesso biologico o anagrafico;

– per genere si intende qualunque manifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse al sesso;

– per orientamento sessuale si intende l’attrazione sessuale o affettiva nei confronti di persone di sesso opposto, dello stesso sesso, o di entrambi i sessi;

– per identità di genere si intende l’identificazione percepita e manifestata di se in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione.

Una delle critiche rivolte al Ddl Zan è che queste definizioni venivano introdotto, nell’ordinamento giuridico italiano, il concetto di “identità di genere”. 

Molti ritengono che l’identità di genere tenda a “cancellare la differenza sessuale per accreditare una indistinzione dei generi”

– come si legge nell’appello “di personalità dell’area di centro sinistra”

– con “una confusione antropologica che preoccupa”.

Diventerebbe “il luogo in cui si vuole che la realtà dei corpi

– in particolare quella dei corpi femminili

– venga fatta sparire”, come lamentano le associazioni femministe e lesbiche.

Insomma un concetto troppo generico.  

Il termine non è nuovo ed è già stato usato dalla Corte costituzionale che, nella sentenza 221 del 2015, ha stabilito che l’identità di genere è un “elemento costitutivo del diritto all’identità personale, rientrante a pieno titolo nell’ambito dei diritti fondamentali della persona”. 

L’articolo 2 Introduceva modifiche all’articolo 604-bis del codice penale diretto a tutelare il rispetto della dignità umana e del principio di uguaglianza.

L’articolo 604-bis punisce con la reclusione fino a un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro:

– chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico,

– chi istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi” e con “la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo, istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”.

Il ddl Zan prevedeva che tra i motivi di discriminazione sarebbero rientrate anche le idee fondate “sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità”.

In sostanza, si modificava solo la parte relativa all’istigazione e non alla propaganda che resta perseguibile solo quando riguarda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico.

La propaganda è, secondo la Cassazione, qualsiasi “divulgazione di opinioni finalizzata a influenzare il comportamento o la psicologia di un vasto pubblico ed a raccogliere adesioni”, mentre l’istigazione è un “reato di pericolo concreto” e richiede che le affermazioni sanzionate determinino un concreto pericolo di comportamenti discriminatori o violenti. 

L’articolo 3 prevedeva analoghe modifiche apportate all’articolo 604-ter del codice penale che definisce le circostanze aggravanti “per i reati punibili con pena diversa da quella dell’ergastolo commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso” oppure “al fine di agevolare l’attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che hanno tra i loro scopi le medesime finalità”.

In questo caso l’articolo 604-ter specifica che la pena è aumentata “fino alla metà”.

In questo caso la formula dell’articolo 604-ter si estende ai “reati punibili con pena diversa da quella dell’ergastolo commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso, oppure fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità”.

L’articolo 4 e la questione della libertà di espressione, la cosiddetta “clausola salva-idee” a garanzia e tutela del pluralismo delle idee e della libertà delle scelte.

Si trattava di una norma inserita dopo una mediazione all’interno della maggioranza e anche per rispondere alle molte critiche sollevate dalle opposizioni e da una ampia sfera del mondo cattolico che avevano obiettato che la sola minaccia di conseguenze penali può indurre una compressione della libertà di pensiero e di educazione sotto la minaccia di “omofobia”. 

Una delle principali critiche mosse al ddl Zan è quella secondo cui introdurrebbe un “reato di opinione” nei confronti di chi è contrario, per esempio ai matrimoni e alle adozioni gay o al cambio di sesso.

Tuttavia nel nostro ordinamento i reati di opinione riguardano le manifestazioni di pensiero contrarie ai valori della Costituzione come ad esempio il Vilipendio della Repubblica e i delitti contro la personalità dello Stato in genere.

Ciò che il ddl Zan punisce non era la (lecita) manifestazione del pensiero, ma le discriminazioni e i comportamenti violenti subiti dalle minoranze a rischio. 

In realtà il limite era ben definito, proprio come nel caso della propaganda, dall’esistenza o meno del “concreto pericolo di atti discriminatori o violenti”.

L’articolo 4 del Ddl Zan specificava che «ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti”.

In sostanza, che non era perseguibile chi, per motivi religiosi o ideologici, manifesti idee contrarie, per esempio, al matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Tutto ciò che non determini un concreto pericolo di atti discriminatori resta protetto dall’art. 21 della Costituzione sulla libertà di manifestazione del pensiero che resta dunque salvo. 

L’articolo 5 del Ddl Zan e la legge Mancino contiene una serie di disposizioni tecniche che servono a coordinare la legge contro l’omotransfobia con le norme già vigenti che perseguono i delitti contro l’eguaglianza, come la legge Mancino (“Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa). 

La legge Mancino punisce con il carcere l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o di nazionalità e vieta inoltre la formazione di ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo che abbia come scopo l’incitamento alla violenza sempre per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.

In questo caso il ddl Zan introduce le forme di “discriminazione fondate sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità”. 

L’articolo 6  Prevede che si applichino anche alle persone discriminate in virtù del loro sesso, genere, orientamento sessuale, identità di genere o disabilità le norme previste per le “vittime particolarmente vulnerabili” (come stabilisce l’articolo 90-quater del codice di procedura penale).

Si tratta di quelle forme di cautela nella raccolta della denuncia o della testimonianza che servono a evitare ulteriori traumi e violenze a chi ne ha già subiti.

L’articolo 7, se approvata la legge, il 17 maggio diverrà la giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia,la bifobia e la transfobia, e sarebbe stata dedicata a promuovere, anche nelle scuole di ogni ordine e grado, il rispetto e l’inclusione e contrastare pregiudizi e discriminazioni.

L’articolo 7 del Ddl Zan prevedeva che la giornata sia un’occasione di commemorazione, informazione e riflessione in cui le scuole e le amministrazioni pubbliche organizzino iniziative di sensibilizzazione contro i pregiudizi omotransfobici, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Si trattava di iniziative di commemorazione sul modello della Giornata della Memoria contro la persecuzione degli ebrei. 

Il 17 maggio già si celebra la Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia, la transfobia, ricorrenza promossa dal Comitato Internazionale per la Giornata contro l’Omofobia e la Transfobia e riconosciuta dall’Unione europea e dalle Nazioni Unite.

La data scelta non è casuale.

Il 17 maggio 1990 coincide con la decisione di rimuovere l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali nella classificazione internazionale delle malattie pubblicata dall’Oms.

L’articolo 8 del Ddl Zan stabiliva che ai compiti dell’Unar, l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, venissero aggiunti quelli relativi alla “prevenzione e il contrasto delle discriminazioni per motivi legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere” e che questo deve essere fatto “compatibilmente con le risorse disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”. 

L’articolo 9 Specificava chi si potesse usufruire delle case accoglienza o dei centri contro le discriminazioni motivate da orientamento sessuale e identità di genere, centri istituiti dal decreto legge 34 del 2020, poi convertito in legge, finalizzati a proteggere e sostenere le vittime lgbt+ di violenza, anche domestica. 

L’articolo 10 affida all’Istituto nazionale di statistica, sentito l’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (OSCAD), il compito di raccogliere dati sulle discriminazioni per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, oppure fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere con una rilevazione statistica con cadenza almeno triennale.

ROMA. POLIZIA DI STATO. MISURE DI SICUREZZA PER IL G20.

G20: in atto il sistema di sicurezza

controlli

Roma ospiterà fino al 31 ottobre il vertice dei capi di Stato e di Governo dei Paesi appartenenti al G20.

In occasione di questo importante evento di livello mondiale che si tiene presso il “Roma Convention Center – La Nuvola”, nel quartiere EUR, è stato messo in atto un dispositivo di sicurezza.

All’esterno della Nuvola e del Palazzo dei Congressi è stata istituita un’area di massima sicurezza, alla quale si potrà accedere solo attraverso dei varchi, appositamente presidiati dalle Forze di polizia.

L’intera area verrà sempre bonificata e messa in sicurezza prima di ogni evento, grazie all’ausilio di unità specializzate delle forze dell’ordine: cinofili e artificieri.

Non verrà trascurata la rete fognaria e il sottosuolo dei luoghi interessati dall’evento.

È stato predisposto, dall’Aeronautica militare, un sistema anti drone, mentre i Vigili del fuoco sono presenti con i nuclei NBCR, specializzati ad intervenire quando vi è un fondato pericolo di contagio da sostanze nucleari, biologiche, chimiche o radiologiche.

Inoltre, per garantire massimi livelli di sicurezza, sia nel luogo in cui si terrà il vertice, che in tutti gli altri spazi interessati dagli incontri dei capi di Stato e di Governo, sono stati predisposti anche servizi in chiave antiterrorismo con Unità operative di primo intervento della Polizia di Stato e Aliquote di primo intervento dei Carabinieri.

All’occorrenza, è prevista anche la sospensione o la deviazione del traffico per il transito dei cortei delle personalità.

Gli elicotteri della Polizia di Stato, dell’Arma dei carabinieri, e della Guardia di finanza hanno invece il compito di presidiare dall’alto tutta la zona interessata dall’incontro dei capi di Stato attraverso il costante sorvolo.

Il cuore della gestione degli eventi, per tutta la durata del vertice, è la Sala operativa della questura di Roma dove è presente una task force per la gestione di tutto l’apparato di sicurezza. (fonte Polizia di Stato).

ROMA. POLIZIA DI STATO. LA DIREZIONE INVESTIGATIVA ANTIMAFIA COMPIE 30 ANNI.

Celebrati al Quirinale i 30 anni della Direzione investigativa antimafia

trentennale della dia al quirinale il capo della poliziaNell’ambito delle celebrazioni per il 30° anniversario dell’istituzione della Direzione investigativa antimafia (Dia) il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese e il capo della Polizia Lamberto Giannini, accompagnati dal direttore della Dia Maurizio Vallone, sono stati ricevuti questa mattina dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella (video).

Nel corso dell’evento, che si è svolto nel Salone delle feste al palazzo del Quirinale, sono stati ripercorsi i grandi successi raggiunti dalle donne e dagli uomini della Dia nel contrasto alla criminalità organizzata. L’ufficio investigativo, nato nel 1991 da un’idea di Giovanni Falcone, è oggi una tra le più importanti articolazioni del Dipartimento della Pubblica sicurezza del ministero dell’Interno.

trentennale della dia al quirinale il ministro dell'internoLa cerimonia è stata aperta dall’intervento del direttore della Dia Vallone, il quale ha evidenziato che: “Oggi le mafie utilizzano di meno le armi e gli esplosivi e preferiscono immettere i loro capitali nei circuiti finanziari sia illeciti sia legali. Negli ultimi anni a fronte di una forte riduzione degli omicidi di mafia si sono moltiplicati i reati di riciclaggio di turbativa delle aste. Da qui il nostro risoluto impegno di una instancabile e incessante attività di contrasto a tutte le mafie per consentire uno sviluppo economico e sociale del nostro Paese”.

Il capo della Polizia Giannini, ha invece sottolineato come “Con la nascita della Direzione investigativa antimafia ha trovato autorevole legittimazione quel moderno metodo d’indagine, che è ancora oggi punto di riferimento dell’azione investigativa nel contrasto al crimine organizzato. Da quell’esperienza, da quella visione, è nato un metodo di lavoro unico, che ha posto la conoscenza dei fenomeni mafiosi come fondamenta su cui costruire l’intera architettura antimafia. Uno sforzo che si declina in un costante e categorico impegno per aggredire la dimensione patrimoniale del crimine organizzato”.

trentennale della dia al quirinale capo della polizia e presidente della repubblicaIl ministro dell’Interno Lamorgese ha invece ricordato come la nascita della Dia sia il frutto di una visione lungimirante di Giovanni Falcone, che aveva intuito la dimensione globale delle mafie, che vanno contrastate attraverso la collaborazione delle strutture investigative. Poi il Ministro ha sottolineato il fatto che la Dia ha incarnato da sempre un modello virtuoso di cooperazione e collaborazione proponendosi come unicum nell’azione di contrasto dello Stato alla criminalità organizzata e che, ancora oggi, l’azione della Dia fa da scudo ai rischi di infiltrazione nell’economia legale da parte delle mafie. Infine il ministro dell’Interno ha ricordato come il lavoro delle donne e degli uomini della Direzione investigativa antimafia abbia servito il Paese e lo servirà per renderlo più libero e più forte.

A chiusura dell’evento, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricevuto dal capo della Polizia Lamberto Giannini un dono celebrativo del trentennale.

Questa sera, in prima serata su Rai Tre, andrà in onda il non fiction film “Dia 1991 – Parlare poco apparire mai”, prodotto dalla Rai e presentato lo scorso 27 ottobre, in anteprima, durante un evento presso il Cinema teatro Moderno a Roma.

In occasione del trentennale la Dia ha realizzato uno spot istituzionale dal titolo “IO SONO NO MAFIA” che trasmette idealmente alle nuove generazioni, un messaggio di educazione alla legalità e alla cultura antimafia. (fonte Polizia di Stato).

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