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LOCRI. LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA CONTRO MIMMO LUCANO:”L’ACCOGLIENZA PER OTTENERE VISIBILITA’ E SOSTEGNO ELETTORALE”.

La condanna di Mimmo Lucano apre una situazione molto pericolosa per la solidarietà e l’accoglienza.

Le oltre 900 pagine delle motivazioni della sentenza di condanna a Mimmo Lucano, ex sindaco di Riace, il paese diventato modello di accoglienza ai migranti, sono state rese note.

Il presidente del Tribunale di Locri, Fulvio Accurso, ha dichiarato che: “Lucano, da dominus indiscusso del sodalizio, ha strumentalizzato il sistema dell’accoglienza a beneficio della sua immagine politica”.

Il presidente del Tribunale di Locri, Fulvio Accurso, ha precisato che: “Nulla importa che l’ex sindaco di Riace sia stato trovato senza un euro in tasca, (come orgogliosamente egli stesso si è vantato di sostenere a più riprese), perché ove ci si fermasse a valutare questa condizione di mera apparenza, si rischierebbe di premiare la sua furbizia, travestita da falsa innocenza, ignorando però l’esistenza di un quadro probatorio di elevata conducenza, che ha restituito al Collegio un’immagine ben diversa da quella che egli ha cercato di accreditare all’esterno”.

“tutt’altro che rudimentale, che rispettava regole precise a cui tutti si assoggettavano, permeata dal ruolo centrale, trainante e carismatico di Lucano il quale consentiva ai partecipi da lui prescelti di entrare nel cerchio rassicurante della sua protezione associativa, per poter conseguire illeciti profitti, attraverso i sofisticati meccanismi, collaudati negli anni e che ciascuno eseguiva fornendogli in cambio sostegno elettorale”.

Il processo Xenia


Il pm di Locri aveva chiesto per l’ex sindaco di Riace, Paese diventato simbolo dell’accoglienza, 7 anni e 11 mesi per associazione a delinquere, abuso d’ufficio, truffa, concussione, peculato, turbativa d’asta, falsità ideologica e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Il 30 settembre nella sentenza di condanna in primo grado il giudice aveva raddoppiato le pene e aveva condannato Mimmo Lucano 13 anni e due mesi mentre l’ex sindaco di Riace, comunità riconosciuta nel mondo come simbolo di accoglienza e integrazione aveva rilasciato un intervista a Fanpage.it in cui rivendicava il valore umano dell’accoglienza e l’orgoglio di ciò che era stato realizzato a Riace: “Rimane l’orgoglio di quel che ho fatto, accogliere le persone considerate “scarto umano” da un mondo occidentale opulento che viaggia in business class a bordo di navi con piscine e discoteche. L’ospitalità è un valore che respiro da quando sono nato, i miei genitori mi hanno insegnato ad aprirmi al prossimo, a non chiudere le porte a chiave, a lasciarle sempre aperte”.

Le motivazioni della sentenza descrivono “una regia comune”, di un “vero e proprio organismo associativo elevato a Sistema, che ruotava attorno all’illegale approvvigionamento di risorse pubbliche, e che si basava su una piattaforma organizzativa collaudata e stabile, che si avvaleva dell’esperienza e della forza politica che Lucano possedeva e che questi esercitava in forma padronale ed esclusiva, tanto da indurre tutti al silenzio. Tutti i componenti dell’organizzazione hanno agito accettando di sostenere politicamente Lucano, ricevendo da esso, in cambio, piena libertà di movimento nella loro azione illecita di accaparramento delle risorse pubbliche”.

LA CONDANNA DI MIMMO LUCANO HANNO IMMEDIATAMENTE SOLLEVATO UNA ONDATA DI INDIGNAZIONE E SOLIDARIETA’ ALL’EX SINDACO DI RIACE, MIMMO LUCANO.

PAOLO FERRERO, RIFONDAZIONE COMUNISTA-VICEPRESIDENTE DEL PARTITO DELLA SINISTRA EUROPEA:

La condanna di Mimmo Lucano a 13 anni è una vergogna. Non è solo l’assurda pesantezza della pena a gridare vendetta ma la motivazione e cioè il teorema su cui è fondata. La generosa accoglienza dei migranti viene dipinta come una operazione criminale di speculazione sull’immigrazione clandestina. Questa sentenza rovescia la realtà in un modo vergognoso e ricorda gli anni bui del paese, non solo della repubblica ma anche quelli precedenti. Più che una sentenza è una vendetta contro un amministratore pubblico che ha inteso il suo mandato non come una carriera ma come un impegno civile, come una espressione di umanità. E’ l’impegno di Mimmo che viene punito, il suo senso civico, così come Martin Luther King veniva messo in prigione.

Una sentenza così scandalosa non è però un fatto isolato e può essere emessa solo dentro un contesto politico e culturale.

Il contesto è la vera e propria normalizzazione centrista a cui stiamo vivendo. Il governo di Draghi – che agisce come un monarca in una situazione post democratica in cui il parlamento non conta nulla – sostenuto dalle istituzioni europee, dal presidente della Repubblica e da un assordante coro dei media mainstream non è solo un governo di unità nazionale ma è un governo costituente. Tratto fondativo dell’azione di questo governo è l’allargamento del perimetro del sostegno politico e la dura repressione dei soggetti sociali che non accettano di essere parte della mediazione bonapartista. Ne sa qualcosa il sindacato, chiamato ad una concertazione subalterna guidata da Confindustria.

Non penso che qualcuno da Palazzo Chigi abbia telefonato per avere la condanna di Mimmo Lucano. Non c’è nessun complotto e chi vede complotti da tutte le parti farebbe bene a farsi dare una guardata. Vi è però un clima e il clima è quello di un paese in cui dalla dialettica politica aspra ma democratica si passa al meccanismo inclusione/esclusione. Lo subisce da anni il Movimento no Tav, avviene oggi in modo esplicito sul piano politico, questa sentenza ci dice che il meccanismo si sta allargando.

Per questo la solidarietà a Mimmo, l’indignazione per il fatto che chi accoglie viene trattato come un criminale, uno sfruttatore, si deve saldare ad una rottura democratica di questa gabbia in cui viene rinchiuso il paese. La costruzione dell’alternativa passa in primo luogo per il riconoscimento delle situazioni di pericolo e questa lo è.

ROBERTO SAVIANO SU TWITTER:

“Solidarietà a Mimmo Lucano, i cittadini hanno tutto il diritto di commentare le sentenze, questa è fra le più luride di cui abbia memoria”, scrive Sabina Guzzanti. Insieme a lei a incoraggiare Lucano è Fabio Fazio: «”Tieni duro. Per quanto a volte sia difficile da credere, alla fine i buoni vincono

SABINA GUZZANTI:

“Mimmo Lucano ha sempre agito seguendo il principio dell’accoglienza, ha sempre e solo salvato vite. Mimmo, so che sei innocente. Ogni anno in Italia vengono condannate centinaia di persone innocenti poi assolte. So che sarà così anche per te. Non mollare mai. Io ci sarò sempre”. 

ERRI DE LUCA:

“13 anni di condanna a Mimmo Lucano per fraternità. Fiducia nella magistratura? No”

Don Carmelo La Magra, il parroco che dopo cinque anni trascorsi nell’isola più a sud d’Italia ha salutato nelle scorse settimane la ‘sua’ Lampedusa:

“Stupisce che in un’Italia in cui tante volte la giustizia si fa desiderare per casi gravissimi, arrivino, invece, puntuali le sentenze per fatti che non dovrebbero essere condannati. Ovviamente sono per il rispetto delle sentenze e della magistratura, ma penso che il futuro e la verità daranno giustizia a Mimmo Lucano. Io sono assolutamente dalla sua parte”

RIACE. MIMMO LUCANO CONDANNATO A 13 E 2 MESI PER IL REATO DI UMANITA’ E ACCOGLIENZA.

In Italia esiste il reato di umanità e di accoglienza, un modello sociale che non piace a chi specula sulla fame, la disperazione e la morte di migliaia di disperati. Un modello scomodo quello di Riace che sostituisce l’integrazione alla segregazione perché l’emarginazione quando produce facili slogan elettorali e strumentalizzazioni politiche diventa segregazione. Non entriamo nel merito delle motivazioni della sentenza e neppure sull’impianto accusatorio che ha portato alla condanna di Mimmo Lucano, ma vogliamo fare qualche riflessione sulla vita di un uomo, della grande generosità di un sindaco che non ha tenuto nulla per se, ma dato tutto a chi non ha niente se non la proria vita.

Sul modello Riace era stato realizzato un film, prodotto dalla Rai, ma che non è mai andato in onda per volontà decisione e politica del primo governo Conte o meglio Di Maio/Salvini perché in quel governo Giuseppe Conte era considerato al pari di un notaio, utile solo per ratificare le decisione del potente e arrogante ministro degli interni, Matteo Salvini. In questo quadro e su esplicita richiesta dell’allora ministro degli interni viene indagato Mimmo Lucano, arrestato in carcere come il peggiore dei mafiosi, colpito da un ordine di “confino” divieto di rientrare a Riace per vedere la sua famiglia, i parenti e i familiari. Infine scarcerato al tribunale del riesame fino al processo e alla condanna pesantissima inflitta dal tribunale di Locri: 13 anni e 2 mesi per essere stato colpevole del reato di umanità, per aver investito sull’integrazione, per non aver mai preso un centesimo per se stesso e per essere stato il sindaco degli ultimi che dava lavoro ai migranti, li integrava nel tessuto sociale e per questo dava fastidio alle lobby criminali della locride.

Nel 2016 Mimmo Lucano per il modello che era riuscito a costruire era al quarantesimo posto nella classifica dei 50 leader più influenti del mondo della rivista americana ‘Fortune’.

Vittima di una parabola dell’Italia dell’incontrario, quella raccontata nella favola di Pinocchio con il gatto e la Volpe che lo derubano, ma a finire in gabbia è la vittima e non i suoi carnefici, è stato condannato a 13 anni e due mesi di reclusione.

Che ne è stato del paesino che l’ex sindaco di Riace ha fatto diventare famoso nel mondo come modello di accoglienza e integrazione per i migranti giunti nel nostro Paese?

La destituzione di Mimmo Lucano da sindaco di Riace portò a nuove elezioni, che il centrodestra e i leghisti locali vinsero, ma con il sindaco, Antonino Trifoli, che pochi mesi dopo venne dichiarato decaduto dal tribunale di Locri, ma nonostante ciò continua a fare il sindaco. Bene questo è il modello a cui si ispirava Matteo Salvini quando da ministro dell’interno “invitò” i magistrati ad indagare su Mimmo Lucano e sul modello Riace.

La storia di Mimmo Lucano e di Riace iniziò quasi per caso con lo sbarco di duecento profughi a Riace marina.

Mimmo Lucano e l’associazione Città Futura immaginario una vita diversa per quei profughi venuti da chissà dove, ma erano lì e bisognava fare qualcosa per aiutarli a integrarsi per iniziare una nuova vita e riprendersi la loro vita.

Aprirono le porte delle tante case lasciate vuote in un paese divenuto ormai un fantasma, svuotato dall’emigrazione, ma la semplice accoglienza non poteva essere sufficiente per restituire la vita e la dignità a quell’umanità fuggita da guerre e carestie rischiando la vita su un barcone fatiscente e pericoloso.

Mimmo Lucano anno dopo anno ‘Mimmo’ ha orientato l’attività della sua amministrazione all’integrazione dei rifugiati e degli immigrati irregolari, aperto scuole, finanziato progetti di micro attività, realizzato laboratori, bar, panetterie e ha organizzato la raccolta differenziata porta a porta garantita da due ragazzi extracomunitari che la trasportavano sul dorso di asini.

Una moneta speciale per aiutare gli immigrati nelle spese giornaliere in attesa dell’arrivo dei fondi europei nacque da quell’esperienza mentre nella parte storica del paese nasce il “Villaggio globale”, il fiore all’occhiello di Riace fortemente voluto da Lucano e diventato famoso nel mondo, dove l’integrazione si toccava con mano.

In 17 anni sono passati da lì almeno 6mila richiedenti asilo provenienti da oltre 20 Paesi del mondo e molti di loro hanno deciso di mettere radici in questo piccolo borgo arroccato sulle pendici a 7 chilometri dal mare Ionio. 

Il “modello Riace” che fa accendere i riflettori sul borgo, Lucano viene preso ad esempio di un modo nuovo ed efficace di fare accoglienza.

Le voci critiche, soprattutto dall’area di centrodestra che avrebbero preferito il modello Salvini con il risultato dello scioglimento del comune per infiltrazione mafiosa, non sono mancate, ma Lucano ha proseguito per la sua strada interrotta improvvisamente la mattina del 2 ottobre 2018 dalla Guardia di finanza che gli notifica un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari emessa su richiesta della Procura di Locri proprio per la gestione del “modello Riace”.

Le accuse che gli vengono contestate sono talmente pesanti che in tanti non riescono a crederci: irregolarità nella gestione dei fondi destinati all’accoglienza e violazioni alle leggi sull’immigrazione attraverso la celebrazione di matrimoni che sarebbero stati combinati al solo fine di far ottenere agli interessati il diritto di cittadinanza.

Il neo Sindaco di Riace, che ha vinto le elezioni e sostituito Mimmo Lucano è Antonino Trifoli, sostenuto dalla Lega, che è decaduto, ma può continuare a fare il sindaco mentre l’ex primo cittadino, a cui la magistratura aveva imposto il divieto di dimora dopo l’inchiesta “Xenia”, alle elezioni successive al suo arresto non era stato eletto neppure consigliere comunale.

Ma la fiducia in Mimmo Lucano nonostante i guai giudiziari e politici non viene meno e in tanti sono stati convinti che il processo, istruito dalla Procura di Locri sulle presunte irregolarità nella gestione dei migranti, finirà con un’assoluzione. 

Le certezze che invece si sono infrante alla lettura del dispositivo della sentenza che condanna l’ex sindaco ad una pena che è quasi il doppio di quella chiesta dalla Procura.

Una condanna che non convince i sostenitori di Lucano, di cui non è convinto nessuno dei suoi sostenitori, che attendono di leggere le motivazioni per una sentenza così pesante per ricorrere in appello. Mimmo Lucano è candidato capolista alle regionali del 3 e 4 ottobre con la lista “Un’altra Calabria è possibile” in tutte e tre le circoscrizioni calabresi, a sostegno della candidatura di Luigi de Magistris alla presidenza della Calabria.

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