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ALESSANDRIA. PRESIDIO DEI LAVORATORI PUBBLICI DAVANTI ALLA PREFETTURA.

Un presidio provinciale davanti alla Prefettura di Alessandria in piazza Libertà è stato organizzato dai sindacati, CGIL FP, CISL FP e UILFPL, per il giorno 25 marzo 2022 dalle ore 10.30 alle ore 12.00.

Le lavoratrici e i lavoratori della sanità e delle funzioni pubbliche chiedono il rinnovo dei contratti di lavoro ai lavoratori che in questi due anni hanno saputo garantire i servizi essenziali e costituzionali nonostante la pandemia, che li ha obbligati a lavorare in condizioni difficilissime.

ALESSANDRIA. #TUTELIAMOGLIANZIANI, LUNEDI’ 31 MAGGIO ALLE 10,30 MANIFESTAZIONE SOTTO LA PREFETTURA

COMUNICATO STAMPA

Alessandria, 27 maggio 2021

Tutelare gli anziani: una battaglia per la dignità

Le organizzazioni sindacali dei pensionati Cgil Cisl Uil provinciali hanno organizzato una manifestazione davanti al palazzo della Prefettura lunedì 31 maggio a partire dalle 10:30 per sostenere l’appello pubblico #tuteliamoglianziani in cui si chiede una riforma organica dei servizi che possa assicurare un’adeguata assistenza a lungo termine per le persone non pienamente autosufficienti.

L’emergenza sanitaria conseguente alla pandemia ha fatto drammaticamente emergere i limiti attuali del sistema territoriale dei servizi che non è riuscito a evitare la morte di tanti, troppi anziani delle RSA. Secondo l’appello, che i sindacati sottoscrivono e rilanciano, è necessario riequilibrare il rapporto tra assistenza residenziale e domiciliare favorendo quest’ultima e investendo in strutture più efficaci e umane.

Le due tipologie di assistenza vanno poste in dialogo reciproco e vanno individuati percorsi di assistenza personalizzati che tengano conto delle differenti esigenze delle persone assistite e delle loro famiglie.

I sindacati hanno chiesto al Prefetto un incontro per affrontare le importanti questioni sollevate dall’appello #tuteliamoglianziani .

Antonella Albanese (Spi Cgil)

Carmen Soffranio e Bruno Pagano (Fnp Cisl)

Alberto Pavese e Luigi Ferrando (Uil-Uilp)

APPELLO PUBBLICO

# tuteliamoglianziani

E’ il momento di cambiare: tuteliamo gli anziani per costruire un futuro migliore Nel nostro Paese l’aumento dell’aspettativa di vita è il risultato di conquiste scientifiche e civili, fa parte della storia di progresso della nostra società; per questo tutelare il diritto degli anziani alla salute, ma anche alla socialità e all’autoderminazione vuol dire costruire un futuro di dignità per tutti. Sappiamo che le persone con almeno 80 anni nel 2050 triplicheranno numericamente; sono dati che impongono il varo di un progetto serio, che possa assicurare una buona assistenza di lungo termine (LTC) per chi si trova a vivere una condizione di non autosufficienza.

Nel corso della pandemia i dati su età e profili di fragilità delle persone decedute indicano che i più colpiti sono le persone ultra settantenni, in particolare i grandi anziani con importanti comorbilità. Nell’emergenza sanitaria, le notevoli difficoltà incontrate dal sistema di assistenza agli anziani non rappresentano affatto un evento anomalo, bensì una manifestazione estrema delle criticità di fondo che, da tempo, lo affliggono e sulle quali occorre urgentemente intervenire con una riforma multilivello (nazionale, regionale, comunale).

Per assicurare una convivenza all’altezza della dignità di ciascun componente delle nostre comunità occorre coinvolgere l’opinione pubblica, sconfiggere l’indifferenza e la “cultura dello scarto” nei confronti del mondo degli anziani sempre più diffusi in una società che non sa essere solidale Il presente appello vuole richiamare l’attenzione dei cittadini, delle Istituzioni e dei decisori ai vari livelli sulla necessità dell’avvio di un vero progetto innovatore che possa assicurare l’esigibilità del diritto alla salute per i non autosufficienti, superando scarsità di stanziamenti, inadeguatezza e frammentazione dei servizi.

Occorre un sistema che metta al centro la persona con il suo progetto di vita, che innalzi e migliori gli attuali livelli di integrazione tra il comparto sociale e sanitario e che poggi su un Distretto forte, capace di avvalersi della partecipazione delle comunità e dalle sue Istituzioni locali.

La pandemia ha imposto l’urgenza di una riorganizzazione dei servizi territoriali, che non può limitarsi alla medicina di territorio, né al mero potenziamento dell’assistenza domiciliare integrata (l’ADI).

Occorre promuovere un’idea di care multidimensionale, per non fermarsi al modello bio-medico e al mero prestazionalismo.

Oggi la percentuale di anziani che in un anno, fruisce dei servizi domiciliari è pari al 6,5%: si tratta di un valore che è cresciuto negli ultimi anni, ma che rimane ancora distante dalle necessità della popolazione coinvolta e dalle buone pratiche europee. La maggior parte degli utenti peraltro riceve un numero molto esiguo di interventi al domicilio e per periodi di tempo assai limitati, mediamente 18 ore annue.

In generale il complesso di interventi destinato alla cura e all’assistenza delle persone non autosufficienti è la cenerentola del sistema sociosanitario. Non può più restare inascoltata la richiesta di risorse economiche congrue e figure professionali adeguate, allentando i vincoli che limitano l’assunzione di personale e senza limitarsi alla mera revisione degli attuali minutaggi.

Il piano di riorganizzazione del comparto della residenzialità deve prevedere un adeguamento quali-quantitantivo dell’offerta garantita dalle risorse pubbliche, la revisione del sistema tariffario per alleviare la spesa delle famiglie, la riduzione delle liste di attesa, il miglioramento della capacità di cura nei casi più complessi o non stabilizzati e la promozione di nuovi modelli di RSA multiservizio e di “residenzialità leggera”.

Un “sistema delle cure” adeguato deve offrire un insieme coordinato di interventi adattabili alla condizione della persona e della sua rete familiare, superare l’attuale dualismo e la diversità di trattamento per interventi a domicilio e in struttura residenziale e prendere in carico i caregiver, con azioni di affiancamento, formazione e supporto. Le funzioni, anche relative alle necessità della vita quotidiana, devono essere riconosciute all’interno dei LEA, per ricondurre alla titolarità del SSN gli interventi e i servizi dei piani individuali, volti alle persone non autosufficienti.

Tali servizi devono essere garantiti a tutti, indipendentemente dalla condizione economica della persona o della famiglia. Per garantire un reale continuum assistenziale sono necessari sostegni pubblici omogenei nell’assistenza domiciliare e nella residenzialità

La valutazione multidimensionale della persona va fatta in tempi certi e sotto la regia pubblica e ad essa deve seguire, entro tempi accettabili, l’attivazione di un progetto assistenziale personalizzato.

Occorre realizzare Punti unici di accesso che svolgano le funzioni di informazione sull’intera gamma di misure disponibili, di ricezione delle domande, di orientamento e accompagnamento nella rete degli interventi e delle prestazioni. Dentro la riorganizzazione della Rete territoriale dei servizi va rilanciata un’idea nuova di Case della salute o della comunità, affinché siano luoghi partecipati dove venga agita un’idea di salute comunitaria di prossimità.

L’aspirazione dei promotori e sostenitori di questo appello è che i suoi contenuti possano essere condivisi da tutte le realtà che si occupano di non autosufficienza, affinché le Istituzioni e i decisori a livello regionale possano trovarvi idee, analisi, informazioni e indirizzi in grado di agevolare il loro compito; ci si augura perciò che esso possa essere strumento base per aprire un confronto pubblico ampio e un dialogo costruttivo tra la Regione Piemonte e le realtà associative promotrici dell’appello e gli attori del sistema. Favorire l’assistenza domiciliare e investire in strutture più efficaci ed umane è il paradigma di una società che sa prendersi cura dei suoi anziani e può rendere il settore protagonista di un nuovo patto con le famiglie e con i territori

L’adesione alla proposta è aperta ai cittadini, alle organizzazioni e alle realtà associative del Piemonte che ritenessero di sostenerla.

Chi volesse aderire può segnalarlo a: • tuteliamoglianziani@gmail.comhttps://fb.me/tuteliamoglianzianihttps://twitter.com/AnzianiGli Alessandria, 22.04.2021 3 Via Carlo Pisacane, 21 – 15121 ALESSANDRIA T: +39 0131 253 666 | F: +39 0131 52 455 www:

ALESSANDRIA. COORDINAMENTO EMERGENZA COVID IN PREFETTURA.

Alessandria, 13 novembre 2020

COMUNICATO STAMPA

Coordinamento emergenza Covid-19 in Prefettura

Si è tenuto, oggi, in Prefettura, con la modalità della videoconferenza, l’incontro di coordinamento sulla situazione relativa alla diffusione del Covid-19 in provincia di Alessandria.

Alla riunione erano presenti il presidente provinciale dell’Ordine dei Medici, il presidente provinciale dell’Ordine dei Farmacisti, il direttore generale dell’ASO-AL, il commissario dell’ASL-AL e il sindaco di Alessandria, Gianfranco Cuttica di Revigliasco.

L’incontro ha consentito un positivo confronto sulle attività e iniziative di ciascuna istituzione coinvolta, permettendo di ottenere risultati e risposte concrete ed utili per il lavoro di tutti.

A seguito dei numerosi incontri avvenuti questa settimana con gli Enti istituzionali e le Aziende regionali coinvolti direttamente nella gestione della crisi pandemica, è emerso un dato preoccupante che riguarda la pressione esercitata in questi giorni a carico dei presidi ospedalieri cittadini (di competenza dell’ASO- AL), a fronte di dati complessivi della provincia che al contrario sono in linea con la media regionale.

In questa seconda ondata, il virus sta colpendo soprattutto nei centri urbani (vedasi le grosse difficoltà di Torino); questa situazione, però, potrebbe generare criticità nella gestione delle emergenze di secondo livello da parte dell’Azienda Ospedaliera di Alessandria, qualora si dovesse necessariamente continuare a convertire reparti ospedalieri al servizio dei pazienti COVID. Per evitare ulteriori rischi, è assolutamente necessario che l’Unità di Crisi regionale consenta, con procedure autorizzative più snelle e veloci di oggi, i trasferimenti di pazienti tra ASL-AL e ASO-AL. Per questo motivo, è indispensabile sensibilizzare l’amministrazione regionale in tal senso.

Inoltre, una particolare attenzione deve essere posta ai tempi di dimissioni ospedalieri dei pazienti COVID subacuti (meno gravi o lievi), in regime di continuità assistenziale in strutture alternative o in famiglia, attraverso un coordinamento con l’attività delle USCA istituite e operanti.

Nei prossimi giorni, l’Amministrazione Comunale si impegnerà nuovamente a svolgere un ruolo di facilitatore tra i diversi Enti, in questo difficile momento, monitorando altresì i problemi di natura economica che stanno emergendo in alcune RSA presenti sul territorio.

“ Mi corre l’obbligo – dichiara il sindaco, Gianfranco Cuttica di Revigliasco – di rivolgere un sentito ringraziamento al signor Prefetto, Iginio Olita, per l’attività costante e attenta profusa in questo difficilissimo momento ”.

ALESSANDRIA. PRESIDIO STATICO DELLE LAVORATRICI DELLE PULIZIE DELLE STRUTTURE OSPEDALIERE SOTTO LA PREFETTURA.

Adl Cobas AlessandriaCasa delle DonneNon Una di Meno Alessandria

Salute e diritti per le lavoratrici delle pulizie e della sanificazione delle strutture ospedaliere!



In questo periodo di difficoltà dovuto al Covid-19 le lavoratrici del settore pulizia e sanificazione delle strutture medico-sanitarie hanno fortemente contribuito a rendere gli ospedali luoghi più sicuri e accessibili per tutte e tutti, accettando turni impegnativi e mettendo a rischio la propria salute. Lo hanno fatto con grandi sacrifici, spesso dovendosi occupare allo stesso tempo di figli e
figlie a casa da scuola o di genitori e familiari anziani.
Riconoscere l’importanza del loro lavoro significa anche e soprattutto tutelare le lavoratrici garantendo diritti, salute e sicurezza per tutte.
Perché possano svolgere il proprio lavoro in sicurezza è necessario che vengano prese tempestivamente misure di prevenzione per scongiurare il rischio di contagio da Covid-19.
Chiediamo per questo che vengano presi in tempi rapidi i seguenti provvedimenti:
– Le lavoratrici devono essere sottoposte ai tamponi Covid-19, per la loro sicurezza, per quella dei pazienti e per quella dei loro familiari. Sembra incredibile, ma fino a questo momento nessuna di loro è mai stata sottoposta a tampone Covid e per mesi nessuno – né la ditta appaltante, né l’azienda sanitaria, né i sindacati confederali – si è occupato di risolvere questo problema.
– Gli spogliatoi in cui le pulitrici si cambiano ogni giorno devono essere spostati e collocati in un ambiente sicuro. Attualmente, infatti, gli spogliatoi si trovano in uno spazio adiacente al percorso di isolamento creato per far entrare in ospedale i pazienti positivi al Covid che arrivano in ambulanza.
 Devono essere forniti i dispositivi di sicurezza a tutte e in quantità sufficienti. Non si può pensare in questo momento storico di fare economia sui pochi strumenti di difesa dal Covid che abbiamo a disposizione, a maggior ragione per chi lavora in ospedale a contatto con pazienti potenzialmente contagiosi e poi si sposta da un reparto all’altro.

Il confronto avviato in questa prima fase con le lavoratrici ha portato anche alla definizione di​ richieste non direttamente legate alla prevenzione del contagio da Covid-19; crediamo sia​ importante portare anche queste istanze sotto la sede della Prefettura nella giornata di lunedì 16​ Novembre per far emergere la complessità della situazione che queste lavoratrici vivono da molti​ anni e sotto diverse prospettive. Il loro lavoro, seppur fondamentale, viene spesso mal considerato​ sia sul piano nazionale che nella dimensione specifica locale:
– Il Contratto Collettivo Nazionale è scaduto da ormai più di sette anni e le paghe orarie​ previste sono tra le più basse in assoluto.
– I contratti firmati nel corso degli anni dalle lavoratrici hanno dato man mano meno​ garanzie, al punto che le dipendenti assunte più recentemente non hanno diritto di​ conoscere i turni all’inizio del mese ma solo di settimana in settimana. È necessario avviare​ un processo di equiparazione dei contratti individuali per garantire a tutte un trattamento​ equo e giusto.
– Le buste paga delle lavoratrici mostrano alcune discrepanze con quanto indicato nel CCNL.​

Infine, chiediamo che venga istituito un premio di risultato Covid-19 che riconosca l’importanza​ del lavoro svolto ogni giorno e con impegno per rendere sicure le strutture sanitarie.

Lunedì 16/11 h 17 presidio sotto la Prefettura di Alessandria
Salute e diritti per tutte!
ADL Cobas Alessandria
Casa delle Donne Alessandria

ALESSANDRIA. MOVIDA LIBERI TUTTI: TRANSENNE AGLI ACCESSI E L’IMMANCABILE IMBUTO IN USCITA DA PIAZZETTA DELLA LEGA.

Alessandria contro l’eccesso di movida o disorganizzazione preventivata: l’imbuto creato in uscita da piazzetta della Lega che ha creato più di un pericolo per la salute e la sicurezza delle persone.

FOTO DI REPERTORIO

La notizia secondo cui il secondo sabato sera di libertà avrebbe messo a dura prova la sicurezza e la salute dei giovani frequentatori del centro cittadino era conosciuta da tutti: politica, amministratori, autorità e cittadini.

Nel secondo sera di sabato notte di libertà, il 30 maggio, l’accesso al centro, luogo della movida alessandrina, è stato recintato per consentire il controllo del numero di ingressi al centro città per garantire la sicurezza e la salute dei cittadini.

Le transenne che hanno segnato l’ingresso e l’uscita dal centro della movida avrebbe dovuto in teoria garantire e regolare l’accesso e l’uscita, ma in realtà ha creato in uscita da piazzetta della Lega un enorme imbuto in cui decine di giovani sono rimasti ingorgati.

La decisione di utilizzare le transenne è stata presa durante la riunione del comitato ordine e sicurezza del 25 maggio, ma la responsabilità di questa decisione pare non la voglia nessuno.

La polizia municipale ha transennato il centro, ma il sindaco Gianfranco Cuttica di Revigliasco non era d’accordo a porre le limitazioni agli accessi e Palazzo Rosso ha ribadito che il comune non ha preso nessuna decisione in merito.

Fatto alquanto strano sempre che la città di Alessandria non sia governata dai marziani invece che dalla maggioranza uscita vincente alle elezioni comunali.

Dalla prefettura è stato specificato che nel comunicato del 25 era già tutto scritto, ma che era responsabilità della questura.

La comunicazione orfana della politica locale, che evidentemente non aveva alcuna voglia di assumersi la paternità di decisioni”impopolari” recitava: “Il Comitato per l’ordine e la sicurezza ha deciso che verranno adottati opportuni provvedimenti a carattere preventivo in sede di coordinamento tecnico presso la questura, sentite le associazioni dei commercianti ed esercenti”.

I motivi del provvedimento nella necessità di impedire gli assembramenti del primo sabato di libertà che intorno alle 23.00 ha richiesto l’intervento degli agenti.

Nel rimpallo delle responsabilità sembra di giocare una partita a ping pong, tutti contro tutti e nessuno e responsabile: “È stata una decisione tecnica hanno spiegato dalla prefettura mentre per il Comune tutto dipendeva da Palazzo Ghilini, dal quale invece è stata chiama in causa la questura, titolare dell’ordine pubblico.

Il giro del gioco dell’oca si conclude con le transenne che sono state posizionate dalla polizia municipale,con i funzionari della questura che erano in piazza, ma nessuno sa e chi dovrebbe sapere fa il verso delle tre scimmiette.

Il centro di Alessandria è stato recintato intorno alle 20,15 con le transenne a segnare i confini che portano al centro storico e alla movida: ingressi in via Milano e via dei Martiri, corso Roma per entrata e uscita, via San Lorenzo, vicolo Dell’erba e via Vochieri, via Alessandro III solo per l’uscita.

I volontari della polizia municipale a fare da guardia di frontiera per sorvegliare i “confini” della movida e le vie che portano ai bar del centro a cui potevano accedere non più di 350 persone, ma che a volere fare i conti della serva era praticamente impossibile contare quanta gente potesse entrare e uscire dal centro in mancanza di contapersone collegati tra loro a tutti gli accessi.

Buona la risposta e la dimostrazione di responsabilità dei giovani che hanno affollato la movida: mascherine e nessuna multa a parte l’episodio di un giovane che fermato in via dei Martiri sprovvisto della mascherina che si è rifiutato di andarla a prendere in macchina.

Sabato sera costato caro per il gagliardo giovanotto che all’invito del poliziotto di andarla prendere ha risposto: “Ce l’ho in macchina, ma non vado a prenderla, fatemi la multa” e così è stato, 400 euro di verbale oltre alle spese che dovrà pagare al suo avvocato difensore per assisterlo.