Tag: Polizia postale

MESSINA. VIOLENZA SU UNA COETANEA, 3 DENUNCE.

Messina: atti su coetanea, tre minori denunciati

 

Postale e Save the children

La Polizia postale e delle comunicazioni di Messina ha denunciato due ragazze e un ragazzo responsabili in concorso di lesioni personali, minacce e diffamazione aggravati nei confronti di una coetanea.

Nei mesi scorsi una delle indagate, ritendendo che la vittima le avesse nascosto di sentirsi con un ragazzo, riusciva ingannevolmente ad incontrarla in una strada del centro di Messina per aggredirla violentemente con schiaffi, pugni e tirate di capelli, facendola cadere al suolo e causandole varie lesioni.

Il tutto alla presenza degli altri due indagati, uno dei quali riprendeva con lo smartphone la scena di violenza.

Il video successivamente è stato diffuso su un canale social e su servizi di messaggistica con didascalie in sovrimpressione che riportavano commenti denigratori e diffamatori.

L’indagine ha permesso di scoprire l’aggressione a seguito della denuncia da parte dei genitori della vittima.

La Polizia Postale dopo avere verificato la presenza in rete del video della violenza ha richiesto alla Procura dei Minorenni un decreto di perquisizione e sequestro dei dispositivi elettronici nella disponibilità della ragazza autrice dell’aggressione.

L’analisi dei dispositivi e le attività dei poliziotti della Postale hanno consentito di identificare gli altri due minorenni che avevano concorso materialmente e moralmente nei reati.(fonte Polizia di Stato).

MILANO. 10 PERSONE DENUNCIATE NELL’OPERAZIONE “REAR WINDOW”

Operazione “Rear Window” della Polizia postale di Milano

 

La Polizia postale di Milano ha denunciato 10 persone ed eseguito altrettante perquisizioni in diverse città italiane su disposizione della procura di Milano, a conclusione di un’indagine chiamata “Rear Window”, con l’accusa di aver spiato nelle case delle vittime, nelle camere di albergo, negli studi medici e negli spogliatoi delle palestre le loro vittime introducendosi attraverso il wifi nelle telecamere di sorveglianza.

Gli investigatori hanno individuato i componenti di due gruppi criminali, per uno dei quali si configura l’associazione per delinquere, che riuscivano ad “introdursi” illegalmente violando la privacy di ignare persone con sofisticati sistemi informatici per scandagliare la Rete alla ricerca di impianti di videosorveglianza connessi ad Internet.

Una volta trovata la linea giusta, gli indagati effettuavano un attacco informatico che consentiva di scoprire le password degli Nvr (videoregistratori digitali a cui vengono collegate le telecamere).

Il principale scopo degli indagati era quello di vendere i filmati e le immagini captate nei momenti di intimità delle persone, su delle “vetrine” online create ad hoc.

I luoghi virtuali scelti dagli indagati nella speranza di rimanere anonimi erano il social network “ВКонтакте” (“VKontakte”, abbreviato VK, conosciuto come la versione russa di Facebook) e Telegram.

Gli investigatori della Postale di Milano, Napoli e Catania hanno sequestrato 10 smartphone, 3 workstation, 5 PC portatili, 12 hard disk e svariati spazi cloud, per una capacità di archiviazione complessiva di oltre 50 Terabyte. Sono stati inoltre sequestrati tutti gli account social usati dagli indagati e diverse migliaia di euro, anche in criptovaluta.

I consigli degli specialisti

Consigliamo sempre di affidarsi a professionisti affidabili nell’installazione di impianti di videosorveglianza ed evitare soluzioni “fai da te”. Ricordiamo che gli attuali sistemi di videosorveglianza sono a tutti gli effetti sistemi informatici connessi ad Internet e, come tali, sono esposti alle insidie della Rete e necessitano, quindi di costanti aggiornamenti software per eliminare vulnerabilità di sistema e, naturalmente, vanno configurati in maniera adeguata.

Ad esempio, è preferibile inibire l’accesso tramite Web per il controllo remoto delle telecamere e optare per sistemi “peer to peer” tramite cloud a patto però che ci si orienti verso dispositivi realizzati da primarie aziende del settore, evitando assolutamente prodotti acquistabili online a basso costo.

Inoltre, anche se può apparire scontato e banale, si raccomanda sempre di cambiare la password di default per l’accesso all’interfaccia di configurazione scegliendone una che contenga almeno otto caratteri, con lettere minuscole, maiuscole (possibilmente non all’inizio), numeri e caratteri speciali e orientare le telecamere in modo da non inquadrare bagni, camere da letto e altri ambienti “sensibili” per l’intimità delle persone.(fonte Polizia di Stato).

ALESSANDRIA. FALSE MAIL DEI CARABINIERI CON RICHIESTE ESTORSIVE IN ARRIVO.

Proseguono gli attacchi on line da parte di truffatori, che dopo una serie di mail intestate a non meglio precisate brigate di polizia internazionale, italiana e mondiale ora ultilizzano l’arma dei Carabinieri, con minacce di inserimento in fantomatiche liste di cattivi pedopornografi, minacce di arresti e avvio di procedimenti legali tentano di estorcere denaro a ignari cittadini.

Alla vostra attenzione il Sig.

Su richiesta della Comandate Generale Teo LUZI, Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri.

Dal 2006 operano due organismi: il C.N.C.P.O-Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedopornografia On-Line-presso la Polizia Postale e delle Comunicazioni–e O.C.P.P.M.D.P.O-l’Osservatorio per il Contrasto alla Pedofilia e alla Pornografia Minorile presso il Dipartimento per le Pari Opportunità.

In applicazione di quanto disposto dall’articolo 414 bis cp (R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398) “Istigazione alla pedofilia e alla pedopornografia-Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, con qualsiasi mezzo e con qualsiasi forma di espressione, pubblicamente istiga a commettere, in danno di minorenni, uno o più delitti previsti dagli articoli 600 bis, 600 ter e 600 quater, anche se relativi al materiale pornografico di cui all’articolo 600 quater 1, 600 quinquies, 609 bis, 609 quater e 609 quinquies è punito con la reclusione da un anno e sei mesi a cinque anni e una multa di 75mila euro.

Alla stessa pena soggiace anche chi pubblicamente fa l’apologia di uno o più delitti previsti dal primo comma.

Non possono essere invocate, a propria scusa, ragioni o finalità di carattere artistico, letterario, storico o di costume.

La legge nr.38 del 6 febbraio 2006 affida al “Centro Nazionale per il Contrasto della Pedopornografia sulla rete Internet” la lotta a questo odioso crimine.

E’ istituito presso il Servizio Polizia poste e delle Comunicazioni del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, e si occupa di prevenzione e repressione di questi reati.

Avviamo procedimenti legali contro di te poco dopo un sequestro informatico di Cyberinfiltration per :

-Pedopornografia, Pedofilia, Esibizionismo, Cyberpornografia,

Traffico sessuale

Per tua informazione, la legge aumenta le sanzioni quando proposte, aggressioni sessuali o stupri potrebbero essere stati commessi utilizzando Internet.

Hai commesso il reato dopo essere stato preso di mira su Internet (sito pubblicitario), la visualizzazione di video

pedopornografici, foto/video nudi di minori sono stati registrati dal nostro cyber-poliziotto e costituiscono la prova dei tuoi reati.

Questa convocazione è obbligatoria. L’ufficiale di polizia giudiziaria da parte dei Carabinieri può costringere a comparire le persone che non hanno risposto a una citazione a comparire, o che si può temere che non rispondano a tale citazione, con la forza della legge, previa autorizzazione del pubblico ministero.

Nell’interesse della riservatezza, le inviamo questa e-mail, e le chiediamo di farsi sentire via e-mail scrivendo le sue giustificazioni in modo che possano essere esaminate e verificate per valutare le sanzioni; questo entro un termine rigoroso di 72 ore. Dopo questo periodo, saremo obbligati a trasmettere il nostro rapporto al procuratore della Repubblica presso il tribunale di prima istanza e specialista in criminalità informatica per stabilire un mandato di arresto contro di voi, vi invieremo in questo caso una lettera raccomandata con ricevuta di ritorno (arresto immediato) dalla Carabinieri più vicina al vostro luogo di residenza e sarete archiviati nel registro nazionale degli autori di reati sessuali. In questo caso, il suo dossier sarà anche trasmesso alle associazioni che lottano contro la pedofilia e ai media per la pubblicazione come persona sul C.N.C.P.O e O.C.P.P.M.D.P.O.

Gen. C.A. Teo Luzi

(Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri)

Un consiglio dal mìnostro giornale, che ormai quotidianamente riceve mail con richieste di giustificazioni e denaro, denunciateli alla Polizia Postale oppure, come facciamo noi da molti mesi, mandateli a “CAGARE” e cestinate le loro scemenze.

Giuseppe Amato

TRIESTE. POLIZIA DI STATO.OPERAZIONE “LUNA” CONTRO LA PEDOPORNOGRAFIA.

Operazione contro la pedopornografia, 31 indagati

 

postale

Con l’operazione “Luna”, la Polizia postale di Trieste e Udine, coordinata del Servizio polizia postale e delle comunicazioni, ha eseguito 32 perquisizioni su tutto il territorio nazionale, 25 nei confronti di maggiorenni e 7 nei confronti di minori; l’attività investigativa ha consentito l’arresto di una persona e la denuncia di altre 30 per detenzione, cessione e divulgazione di materiale pedopornografico.

L’operazione è scaturita a seguito dell’analisi del materiale informatico sequestrato ad un cittadino di Udine, arrestato lo scorso anno nel corso di un’altra indagine e successivamente condannato per detenzione, divulgazione e produzione di materiale pedopornografico.

Gli specialisti della Polizia postale, tramite software di analisi forense, sono riusciti a ricostruire la vasta rete di contatti dell’arrestato che scambiava numerosi link contenenti immagini e video riproducenti atti di sfruttamento sessuale in danno di minori con le persone denunciate oggi.

Attraverso il coordinamento del Centro nazionale di contrasto alla pedopornografia online (Cncpo), è stato possibile attivare il network di cooperazione internazionale per l’individuazione degli utenti coinvolti.

All’operazione hanno preso parte oltre sessanta specialisti in Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Marche, Toscana, Lazio, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna.

L’attività investigativa ha fatto emergere, nel complesso, la detenzione di migliaia di file di natura pedopornografica, raffiguranti minori anche al di sotto dei 5 anni, coinvolti in atti sessuali violenti.

Il trend nel contrasto alla pedopornografia online segna un costante aumento dei casi e recentemente vede coinvolti nella detenzione e divulgazione di file illeciti anche minorenni.

Nell’indagine, durante le perquisizioni effettuate nei confronti di alcuni minorenni è stata rilevata la presenza di software per l’anonimizzazione in Rete, oltre alla creazione di chat in cui i ragazzi si proponevano quali intermediari a pagamento per la distribuzione di materiale pedopornografico all’interno di spazi cloud protetti.

In altri casi i minorenni, pur non essendo interessati alla diretta fruizione del materiale illecito, si erano resi protagonisti della divulgazione di materiale pedopornografico in favore di interlocutori a loro sconosciuti, dietro la rassicurazione di essere ripagati con premi e regalie, dimostrando scarsa consapevolezza dei rischi a cui esponevano sé stessi e i propri dati personali in Rete.

ROMA. POLIZIA DI STATO. TRUFFE ON LINE, COME DIFENDERSI.

Truffe online: come difendere i propri dati personali

 

Truffe online

Dodici consigli utili per mantenere sempre alto il livello d’attenzione sulla protezione dei propri dati personali e ridurre comportamenti rischiosi sono stati messi a punto da Polizia di Stato e ABI.

Il Vademecum è stato realizzato dall’Associazione bancaria, la Polizia postale e le associazioni dei Consumatori e offre anche delle informazioni rispetto a cosa fare quando si è vittima di truffe online:
 

  • In caso di smarrimento o furto di documenti personali, recarsi immediatamente dalle Autorità di polizia preposte per sporgere denuncia. In caso di furto o smarrimento di carte di credito e/o di debito, dopo averne ordinato il blocco chiamando il numero messo a disposizione, la denuncia va comunicata anche alla propria banca. 
  • Fare molta attenzione nello smaltimento della documentazione cartacea che contiene informazioni personali (es. estratti conto, utenze domestiche): è opportuno rendere illeggibili i dati sensibili riportati nei documenti prima di cestinarli.
  • Proteggere con cura le credenziali di accesso ai conti online e i codici delle carte di credito e/o di debito e tutti gli altri codici di accesso (es. lo SPID); se si sceglie di salvare questi dati sui propri dispositivi (es. computer e/o cellulare) assicurarsi che siano adeguatamente protetti (es. cifrati). Allo stesso modo occorre tenere sempre attentamente custodite le credenziali e i codici utili a disporre della propria firma digitale.
  • Salvaguardare le proprie carte di pagamento dotate di tecnologia come il “contactless” (ovvero quelle per cui non è richiesto l’inserimento nel POS per effettuare la transazione), con custodie schermate (rivestite in alluminio) per ridurre al minimo la possibilità di essere vittime di truffe che prevedano la lettura del chip [es. con comunicazione RFID (identificazione con la radiofrequenza) e NFC (identificazione attraverso comunicazione di prossimità)]. Occorre comunque ricordare che ci sono delle regole che limitano i rischi: il PIN è sempre richiesto per le operazioni al POS sopra i 50 euro; dopo 5 pagamenti consecutivi al POS senza digitare il PIN, il successivo, anche se di piccolo importo, necessita dell’autenticazione forte del cliente (c.d. SCA) e cioè dell’inserimento del codice segreto/PIN; analogamente se l’ammontare dei pagamenti disposti al POS “senza contatto” a partire dalla data dell’ultima applicazione della SCA supera complessivamente i 150 euro occorre inserire il codice segreto/PIN.
  • Cambiare frequentemente le credenziali di accesso (le password) per entrare nei conti online ed evitare di utilizzare password che potrebbero essere facilmente individuate dai frodatori (es. la data di nascita). In generale, una password, per avere un livello di sicurezza considerato adeguatamente tutelante, deve essere caratterizzata da lettere maiuscole e minuscole, numeri e caratteri speciali.
  • È importante imparare a riconoscere i messaggi autentici dai messaggi fraudolenti. Le banche: non chiedono mai, né tramite posta elettronica, né telefonicamente, né con messaggi sms, le credenziali di accesso al conto e i codici delle carte del cliente. Qualora si ricevano richieste di questo tipo, avvisare la propria banca per avere conferma della sua estraneità all’invio ed evitare di dare alcun riscontro alla richiesta ricevuta; non inviano mai e-mail contenenti link se non nell’ambito di un processo avviato dall’utente (es. modifica e-mail personale, aggiornamento documento di riconoscimento). Qualora il cliente ricevesse un messaggio con link dalla banca senza preventiva richiesta da parte sua, occorre avvisare la propria banca per avere conferma della sua estraneità all’invio ed evitare di dare alcun riscontro alla comunicazione ricevuta.
  • Ogni volta che si usa un computer pubblico per accedere al proprio conto online, occorre poi ricordarsi di chiudere la sessione (logout). Inoltre, è sempre preferibile digitare personalmente l’indirizzo online della propria banca e non cliccare su indirizzi già memorizzati. Se la connessione è pubblica, è maggiore il rischio che possibili malintenzionati sfruttino la connessione precedentemente aperta per carpire informazioni.
  •  I messaggi fraudolenti contengono spesso link malevoli (attraverso cui il computer e/o cellulare vengono violati) o collegamenti per reindirizzare l’utente su siti clone (utilizzati per carpire informazioni personali). Per questo motivo, è fondamentale non cliccare mai su questi link.
  •   Diffidare da presunti operatori che contattano le potenziali vittime affermando di aver bisogno di informazioni personali, bancarie o di credito, per verificare l’identità o per sapere dove inviare pacchi, denaro, vincite fasulle o documenti legati alla giustizia.
  • Nel caso il proprio cellulare non sia più in grado di effettuare/ricevere chiamate, verificarne i motivi contattando il proprio operatore telefonico: si potrebbe essere vittima di una frode effettuata tramite scambio della tua scheda telefonica (ovvero una truffa denominata Sim Swap).
  •  Utilizzare con attenzione e prudenza i canali social e soprattutto non comunicare e non condividere mai attraverso questi canali dati personali o finanziari.
  • Scegliere un programma antivirus e mantenerlo sempre aggiornato, installare regolarmente gli aggiornamenti del sistema operativo utilizzato in modo da proteggere tutte le apparecchiature e i dispositivi in uso da infezioni da malware.

Il vademecum è scaricabile al link e sul sito dell’Associazione Bancaria nella sezione dedicata.