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ALESSANDRIA. ELEZIONI 2022. P.D. NON UNA SCONFITTA, MA LA DISFATTA DELLA POLITICA AUTOREFERENZIALE AFFETTA DALLA SINDROME DEL BOY SCOUT.

I risultati delle elezioni politiche erano nell’aria, anzi meglio li si conoscevano da mesi, ma Enrico Letta ignorando le richieste e le pressioni per trovare un punto di intesa con il M5S e Conte( 4 o 5 punti programmatici su cui confrontarsi, da realizzare nella prossima legislatura e costruire una alleanza politica che potesse competere con la destra a trazione F.d’I, che da più parte arrivavano dalla base ha preferito ancora una volta puntare sul suicidio politico del Partito Democratico e avviarsi verso una sconfitta solitaria o quasi, ma alcuni personaggi in rappresentanza della sinistra è riuscito a farli eleggere ugualmente in parlamento: Della vedova, Casini e Tabacci se non sbaglio. Congratulazioni a Enrico Letta a tanti bravi compagni da ani impegnati in politica e nel sociale ha preferito i profesionisti della politica da sempre schierati da tutt’altra parte.

Ma le elezioni si possono perdere, in democrazia e parte delle regole del gioco. 

Dalle sconfitte dovremmo prendere preziose lezioni e qualche volta servono più delle vittorie, specialmente quelle troppo risicate con gli inquilini pronti a cambiare casacca e partito a convenienza. Ma la sconfitta dovrebbe obligare lo sconfitto o gli sconfitti a riflettere, riavvolgere il nastro per analizzare una ad una le scelte politiche, ma le ultime della campagna elettorale, ma quelle fatte nei mesi e negli anni precedenti le elezioni.

Le sconfitte ci stanno, ma quella del il P.D. è un disastro epocale in cui tra la sconfitta di Matteo Renzi, 2018, e l’ultima delle politiche 2022 hanno liquidato un patrimonio di consenso che si reggeva dalla nascita della Repubblica.

Una sconfitta resa ancora più amara perché dopo aver ricostruito il centro sinistra alle regionale e alle amministrati Il P.D. ha perso nelle regioni tradizionalmete Rosse, dove neppure 50 anni di strapotere della Democrazia Cristiana era riuscita a scalfire, Toscana e in Emilia Romagna, con distacchi troppo spesso umilianti.

Regioni che hanno pagato più di altre l’occupoazione nazifascista con tributi di sangue tra ipiù alti nella lotta di Liberazione, regioni che sulle loro mappe portano incisi i nomi di Sant’Anna di Stazzema e di Marzabotto.

Un disastro di proporzioni epocali che impongono non una riflessione, ma la totale rifondazione del partito che più di ogni altro rappresenta quella parte di Paese che non intende piegarsi al neofascismo strisciante alla Orban, il ritorno al medioevo, rappresentato da Giorgia Meloni con i suoi attacchi alle libertà fondamentali garantite dalla Costituzione e ai diritti insiti di una società moderna.

La rifondazione del partito la merita quella parte di eletorato che per anni ha votoato il P.D. turandosi il naso, accettando le leadership più improbabili per un partito che ha la solidarietà nel suo D.N.A., vomitando pur di non far vincere la destra neofascista. I dirigenti del Pd, Enrico Letta in testa, hanno pensato che avrebbero per l’ennesima volta avrebbero potuto contare sullo zoccolo duro della sinistra, un voto basato sull’accettazione del meno peggio.

Ma non avere alcuna rappresentanza politica ha spinto gli elettori di sinistra a restare a casa o ad annullare le schede perché la rappresentanza è un punto centrale in poolitica, specie dopo il 1980, che ha rappresentato il giro di boa nelle relazioni sindacali e imposto il nuovo ordine sociale, i bisogni, le speranze e la visione del mondo di chi sceglie di votare un partito che dovrebbe rappresentare gli interessi socio-economici di tutte le realtà economiche.

Ma il Pd ha scelto di abbandonare quella che un tempo era conosciuta come scelta di campo e rappresentare sempre di più i ceti benestanti, le imprese, i professionisti ricchi e in questo quadro ha selezionato una classe dirigente troppo spesso arrogante, spocchiosa, scarsamente preparata e in alcuni casi decisamente di parte, dalla parte non di chi lavora, ma del padrone ovviamente.

Il P.D. ha deliberatamente scelto di non rappresentare più il lavoro dipendente, la classe operaia, che ancora esiste e vive una delle stagioni più drammatiche dalla sua nascita, classe operaia che preferisce votare gli eredi di deportatori di ebrei, fucilatori di partigiani al figlio di deportati uccisi nei campi di sterminio. Partito Demoocratico che ha scelto di stare con Confindustria piuttosto che con i sindacati, con confindustria che ancora una volta ha scelto di appoggiare incondizionatamente gli ersedi del fascismo, gli stessi già all’epoca finanziarono la marcia su Roma.

Sono scelte strategiche, consolidate negli anni, che hanno dato i loro frutti amari, al veleno, che hanno avvelenato la vita del partito e i suoi militanti fino d oggi, giorno in cui Enrico Letta ha deciso di dimettersi irrevocabilmente da segretario del partito nonostante abbia, in conferenza stampa, scaricato le colpe della sconfitta del P.D. e la vittoria dei neofascisti a Conte e ai Cinquestelle, nonstante siano stati gli unici ad arginare la valanga nera soprattutto al sud.

La colpa di Conte aver fatto cadere il governo Draghi, ma a Gianni Letta e al P.D. non è stato neppure per un momento sfiorato dall’idea che la gente, quella normale, che soffre per il lavoro che non c’é, per le bollette troppo salate da pagare, le famiglie che non arrivano a fine mese per il caro vita, l’aumento ingiustificato dei carburanti, per l’incomprensibile l’appoggio incondizionato a Zelensky senza se e senza ma, l’aver sdoganato i gruppi paramilitari neonazisti di Azov come patrioti senza condannare i crimini di cui si sono resi responsabili contro personalità della sinistra Ucraina, la messa fuorilegge di 11 formazioni di sinistra e l’arresto fino a 5 anni per chi era solo sospetato di essere comunista, la rimozione della strage nella casa del sindacato del 2014, i massacri di civili compiuti in Donbass hanno condizionato il voto, un voto che ha premiato FdI e M5S a dimostrazione che forse la gente del governo Draghi e delle sue politiche ne aveva le scatole piene.

La sfida che il P.D. deve affrontare nei prossimi anni è dettata dalla scelta di campo credibile, la stessa che si impone a una formazione politica che dia voce e rappresentanza a quella parte di Paese che sta pagando il prezzo più alto di anni di crisi economica. Un soggeto politico che punti sulla giustizia sociale, sulla sicurezza sul lavoro, che metta in campo strumenti efficaci per contrastare l’evasione fiscale che riduca le tasse sul lavoro dipendente, che sappia coniugare lavoro e difesa dei diritti; della sanità pubblica per invertire la tendenza della fuga di medici e infermieri malpagati e costretti a turni infami, che sappia affrontare la tragedia dei salari degli italiani tra i più bassi d’Europa; che chieda di investire sulla ricerca, sulla formazione dei giovani in fuga dall’Italia, stritolati dal clientelismo e dal nepotismo feudale e che finalmente sia capace di ascoltare la voce della gente, non solo quella che vive nelle Ztl, ma quella delle periferie e delle campagne dove F.d’I ha fatto il pieno di voti.

Serve un congresso che sappia non solo dare una rimescolata ai poteri delle correnti interne di una Democrazia Cristiana, una balena bianca malamente ricostituita, ma assai più spocchiosa e arrogante della vecchia, ma un partito con valori chiari e riferimenti precisi, che decida da che parte stare, chi rappresentare e quali interessi difendere perché è l’unico modo per far tornare la gente a occuparsi di politica e soprattutto a votare.

Caro Enrico Letta, nonostante la mia stima personale, sono felice di aver appreso della convocazione del congresso e della tua auto-esclusione dalla candidatura alla segreteria del partito perché la discussione e la rifondazione del Partito Democratico deve ripartire dalla discussione, dal chi siamo, dove andiamo, chi vogliamo rappresentare e poi finiamola con la sindrome del boy scout che mette pezze eripara tutti i danni che producono i governi di destra, per sentirsi poi rinfacciare che i nostri sono governi non eletti dal popolo o peggio siamo il cancro della politica, gli affamatori del popolo che gli negano le libertà. Il popolo ha scelto di essere governato da Giorgia Meloni, bene che si asuma le sue responsabilità e come immagino riporterà il paese al fallimento, come accadde nel 2011, bene che allora il paese fallisca per sua scelta la sua scelta elettorale e responsabilità.

Il nostro compito e stare e fare opposizione alle politiche medioevali delle destre, non mettere pezze su pezze al culo di un popolo che non ci ha scelti o peggio ha di nuovo scelto di affidarsi al salvatore della patria con il suo miracolo economico, all’unto dal Signore prima e alla Madonna dei miracoli il 25 settembre 2022.

Giuseppe Amato

ALESSANDRIA. ELEZIONI POLITICHE 2022. RIFLESSIONI SULLA CAMPAGNA ELE”T”TORALE:”DESTRA E SINISTRA MAI COSI’ LONTANE SUI TEMI E I PROGRAMMI ELETTORALI”.

Servizio Giuseppe Amato/Quotidiano on line.

Fotografie riprese da profio facebook di Rita Rossa, Daniele Borioli e Francesco Penno.

Fotoservizi Andrea Amato/PhotoAgency

Le elezioni che nessuno si aspettava, nessuno, forse, voleva, che non servono ad affrontare la delicata crisi socio-economicìa che ha sfondato per la terza volta nel mondo occidentale, Europa e Italia in prima linea a causa della fragilità strutturali, dovute ancora una volta alla divisione del paese in due zone economiche distinte(Nord, che è stato nuovamente preferito dalle politiche economiche, favorito negli investimenti, nella corsa alla ripresa e il rilancio economico, e il sud dimenticato dalla politica ed escluso nuovamente dal rilancio e lo sviluppo).

Una campagna elettorale, che i leader non hanno giocato le loro carte sui temi economici perchè affrontare temi come le bollette, il caro vita, la crisi economica e , a parte qualche richiamo strumentale utile solo ad assicurarsi qualche consenso elettorale, è un terreno particolarmente scivoloso su cui sono caduti non pochi personaggi della politica a partire da Berlusconi fino a Renzi e Salvini, che continua ad agitare lo spettro dell’immigrazione come causa principali di tutti i mali dell’economia e dell’occupazione. Ma sappiamo tutti che non è così e la verita sta da tutt’altra parte.

Quenque la campagna elettorale gicocata su due temi fondamentali e nessuno dei due che appassiona l’elettorato. Due piazze a confronto con i leader che arringano le folle, (fotomontaggi e photopshop a parte per decidere chi ha il “pene”, il naso o le scarpe più lunghe), per rilanciare temi stantii, che puzzano di vecchio e di regime dipsotico, per non dire che si richiamano direttamente al ventennio fascista. La repubblica presidenziale modello Orban è quello che propone Giorgia Meloni, un uomo solo al potere che “comanda” e attenzione “comanda” non governa perchè la differenza è sostanziale “comandare” vuol dire imporre la propria autorità e la propria visione della vita nella società; “governare” vuol dire indirizzare le politiche, amministrare il paese nel rispetto della Costituzione e dei diritti fondamentali delle persone, diritti che Orban ha più volte calpestato e per questo condannato dalla Unione Europea ad esclusione di lega e Fratelli d’Italia che ovviamente lo difendono.

In foto i candidati della coalizione progressista.

Una nota degna di essere sottolineata è anche la differenza di atteggiamento tra i due candidati Giorgia Meloni e Enrico Letta: “Giorgia Meloni che telefona al ministro dell’interno Lamorgese perchiedere come intendesse reprimere le manifestazioni di disenso nei suoi confronti mentre Enrico Letta pure contestato con la frase “vattene in Africa invece di far venire gli immigrati” non ha replicato agli insulti e non ha chiesto al ministro dell’interno l’intevento repressivo della polizia.

La grande diferenza tra che propone presidenzialismo, repressione e contrazione dei diritti e chi invece si batte per l’allargmamento dei diritti a tutti, nessuno escluso.

Le destre “nostalgiche” hanno condotto nelle piazze campagne elettorali impostata sul presidenzialismo dispotico, l’allargamento della forbice tra ricchezza e povertà con la flat tax e l’autonomia differenziata, propongono una repubblica presidenziale autarchica e oppressiva, che nasconde nel suo DNA la contrazione dei diritti riconosciuti dalla Costituzione e dalla legge italiana, la revisione della legge 194 e il diritto delle donne ad una maternità consapevole, la limitazione se non addirittura il divieto di fecondazione assistita, l’obbligo per gli studenti al termine del ciclo di studi di accettare il lavoro più congeniale, deciso da un algoritmo, e nel caso di un rifiuto la somministarzione di una sanzione, che attenzione non colpisce solo il “reo” di aver rifiutato l’offerta obbligata, ma anche una punizione colletiva contro tutta la famiglia,(certo che hanno imparato molto dai nazisti: 10 italiani fuvcilati per ogni tedesco ucciso), ma non hanno mai affrontato l’argomento del reddito minimo garantito per chi entra nel mondo del lavoro anche perché una recente campagna mediatica, con l’utilizzo di personaggi pubblici più o meno discutibili sul piano morale, hanno spiegato al popolo che albergatori, imprenditori, industriali e ristoranti devono chiudere perché per colpa del reddito di cittadinanza non trovano personale disposto a lavorare, ma dimenticano continuamente che nella maggior parte dei casi pretendono di retribuire i dipendenti con 274 euro l’ora per 12 ore di lavoro e senza riposo settimanale. Allora le politiche economiche e le dinamiche salariali proposte dalla destra che si appresta, convintamente, a dare un governo al paese sono quelle che riportano il paese al “caporalato”( modello “cafoni” delle campagne pugliesi dei primi del ‘900) e allo sfruttamento selvaggio del lavoro umano.

La campagna elettorale vista dai candidati del centro sinistra o coalizione progressita ha avuto momenti particolarmente intensi, entusiasmanti e ricchi di umanità. Dalle parole di Rita rossa. ex sindaco di Alessandria,(fautrice del risanamento della città di Alessandria dopo il disastro della giunta Fabbio), e candidata alle elezioni politiche del 25 settembre 2022 scopriamo che per incontrare gli amici, i simpatizzanti, gli elettori o più semplicemente cittadini curiosi ha percorso migliaia di chilometri nella circoscrizione, distanze, ore piccole, levatacce, fatiche ricompensate da sguardi, strette di mano, abbracci, mani tese, storie, speranze.

Le vie, le piazze, i mercati, le Soms, i bar, i luoghi di incontro sono stati la quotidianità della candidata del partito democratico. Una splendida esperienza vissuta fianco a fianco con Daniele Borioli, altro candidato alle politiche del 2022, ma con passate e esperienze parlamentari.

Racconta Rita rossa : abbiamo trascorso un mese straordinario ed è stato bello condividere tutti i momenti di questa campagna elettorale che via via è diventata la campagna della nostra bella comunità politica. Non siamo mai stati soli. Le donne e gli uomini del nostro Partito insieme con dirigenti, militanti, simpatizzanti, amministratori, cittadine e cittadini ci hanno sostenuti e incoraggiati sempre.

Le proposte politiche del Partito Democratico, LeU, Sinistra italiana e della coalzione progressista le abbiamo illustrate nel servizio: “12 buoni motivi per votare partito democratico”:

1 IL LAVORO E LA DIGNITA’, SALARIO MINIMO GARANTITO E LOTTA AL LAVORO NERO.

2 AFFITTI PIU’ BASSI E PREZZI CCALMIERATI PER I GIOVANI CON UN CONTRIBUTO ECONOMICO PER STUDENTI E LAVORATORI UNDER 35

3 UN MESE DI STIPENDIO IN PIU’ DA REALIZZARE ABBASSANDO LE TASSE SUI SALARI

4 LA DIFESA DELL’AMBIENTE

5 L’INTEGRAZIONE DEI GIOVANI NATI IN ITALIA DA FAMIGLIE STRANIERE PERCHE’ CHI STUDIA IN ITALIA E’ ITALIANO

6 AVANTI SUI DIRITTI CIVILI SENZA PAURE PER UNA SOCIETA’ FATTA DI PERSONE LIBERE.

7 MAI PIU’ FINTI STAGE, MA SOLO APPRENDISTATO RETRIBUITO

8 ITALIA RINOVABILE, ZERO EMISSIONI, AZIENDE GREEN,PIU’ LAVORRO E BOLLETTE PIU’ BASSE

9 PARITA’ SALARIALE TRA UOMINI E DONNE

10 I BAMBINI SONO TUTTI UGUALI E LA SCUOLA DEVE ESSERE GRATUITA PER TUTTI

11 PIU’ MEDICI DI FAMIGLIA E POTENZIAMENTO DELLA MEDICINA DI BASE CON UN PIANO ASSUNZIONI PER MIGLIORARE IL SERVIZIO DI CHI HA BISOGNO DI CURE.

12 DIRITO ALLA CASA E CANONE CONCORDATO IN 10 ANNI

In foto un momento del dibattito del Partito Democratico durante la campagna elettorale.

IL TREDICESIMO LO AGGIUNGO IO: “MAI PIU’ GUERRE NEL MONDO”

ALESSANDRIA. CGIL “SIAMO TUTTI MIGRANTI” 16 e 17 settembre 2022 “SIAMO TUTTI MIGRANTI”

Siamo tutti migranti


 “Nello specchio del tempo” è un percorso interculturale e intergenerazionale rivolto ai più giovani, promosso dall’Associazione Don Angelo Campora odv, in collaborazione con l’APS Colibrì, nell’ambito del progetto “Intrecciare fili” approvato dal PCdM – Dipartimento Politiche della Famiglia sul bando Educare Insieme. Attivato nell’autunno 2021 ha coinvolto la comunità locale attraverso la raccolta di foto, filmati, documenti e interviste degli immigrati giunti dal Veneto, dall’Istria e Dalmazia, dal sud Italia prima, e dall’Africa, Sud America, Europa dell’Est e Asia poi, fino ai giorni nostri.
Il percorso realizzato nel corso di tutto l’anno scolastico 2021-22 si conclude venerdì 16 e sabato 17 settembre con l’evento finale “Siamo tutti migranti”, due giornate di incontri, dibattiti, spettacoli, mostre, letture e musica per condividere quanto prodotto, riflettere sui temi delle migrazioni, costruire partecipazione e cittadinanza attiva attraverso il racconto delle migrazioni di ieri e di oggi nella nostra città.
In particolare la mostra “Intrecciare fili” ripercorre i laboratori realizzati con gli studenti degli Istituti Vinci-Nervi-Fermi, Volta, Saluzzo Plana e CFP Enaip, con immagini, pensieri e interviste di migranti; la raccolta sistematizzata dei materiali si può trovare in una mappa interattiva della città, (https://socialfond2.altervista.org), nella quale è possibile navigare per categorie, temi e cronologie.



Il programma prevede inoltre alcune intriganti performances di Giampaolo Musumeci giornalista e conduttore radio (Trafficanti inc. Il lato oscuro dell’immigrazione) e di Federica Sassaroli attrice comica (Non si affitta ai foresti), la presentazione di libri con l’autore Bruno Barba e con le giovani scrittrici Sabrina Efionay e Anna Osei, musica e aperitivo con il cantautore locale Tavo e l’edizione 2022 di Letti di Notte, a cui tutti possono partecipare per 3 minuti di lettura su testi editi sul tema “siamo tutti migranti” (tutti coloro che fossero interessati tel. 3346270393 email colibriassociazione.al@gmail.com).
Naturalmente ci sarà spazio per un confronto sui temi dei diritti di cittadinanza dei più giovani con rappresentanti delle istituzioni (l’Assessora Vittoria Oneto del Comune di Alessandria), della scuola (il dirigente scolastico Michele Maranzana) e dell’associazionismo (Forum Tavolo Migranti di Casale Monf. Claudio De Betto).
La partecipazione è libera e gratuita.

Venerdì 16 settembre ore 11.00 c/o sala Cultura e Sviluppo – piazza De Andrè 76 – Ingresso libero

Giampaolo Musumeci
in

Trafficanti inc. Il lato oscuro dell’immigrazione

In seguito ad un lungo e pericoloso viaggio lungo le principali vie dell’immigrazione clandestina, tra Europa, Africa e Medio Oriente, Giampaolo Musumeci ha svelato per la prima volta i segreti del tassello mancante al racconto dell’immigrazione: le storie dei trafficanti di uomini, le persone che fanno i soldi sulla pelle dei migranti.
E rivela che cosa si muove dietro alle masse di disperati che riempiono le pagine dei giornali: un’industria organizzata in reti criminali flessibili e refrattarie alle più sofisticate investigazioni, fatta di grandi professionisti del crimine, gente in doppiopetto, donne e uomini spietati con fatturati miliardari.
Con un lavoro scrupoloso di inchiesta giornalistica, Musumeci ci offre un quadro più completo del più grande fenomeno sociale dei nostri tempi.
Giampaolo Musumeci, fotografo e film-maker, giornalista e conduttore radiofonico, si occupa di attualità internazionale e conflitti dimenticati, soprattutto in Africa. Ha lavorato in Somalia, Egitto, Tunisia, Yemen, Cambogia; ha intervistato esponenti dell’Ira in Irlanda; ha seguito il generale ribelle Nkunda durante la guerra nella Repubblica Democratica del Congo nel 2008; ha raggiunto i ribelli ruandesi dell’Fdlr nella foresta congolese nel 2010; ha raccontato la crisi libica nel 2011.
Ha collaborato con Sky Tg24, Channel 4, Rainews24, «La Vanguardia», «Die Zeit», Radio24, Radiotelevisione svizzera di lingua italiana e Radio France internationale. Ha diretto e girato per Mtv una serie di documentari sui giovani di Belfast e sull’Afghanistan.

Sabato 17 settembre ore 16.30 c/o Sala Multimediale Laboratorio Civico ANPI/CGIL – via Faa di Bruno 39 – ingresso libero


Federica Sassaroli
in
“Non si affitta ai forèsti“
studio teatrale per un miracolo
testi di Massimo Brusasco e Federica Sassaroli
suggestioni sonore di Davide Anzaldi

In questo mondo in cui molte cose sembrano andare al contrario, proviamo ad immaginare un italiano che emigra in un paese dell’Africa nera, dopo avere attraversato il Mediterraneo e superato il deserto.
“Non si affitta ai foresti” (testo di Massimo Brusasco e Federica Sassaroli) comincia con la schedatura del signor Rossi, un bianco in mezzo ai neri, vittima di una sorta di razzismo all’inverso, almeno per come siamo abituati a considerare le discriminazioni. Potrebbe essere considerato un’eccezione, non fosse che i discriminati abbondano e certe intolleranze non solo continuano, ma si sviluppano in modo esponenziale in una società malata, che qui si vuole curare con la medicina dell’ironia, della satira e del paradosso. Non è detto che il racconto sia taumaturgico, anzi.
Ma probabilmente qualche spunto di riflessione lo offre, ammesso che si abbia voglia di approcciarsi ad esso senza preconcetti.
A rendere il tutto più utile alla guarigione, ci saranno le suggestioni sonore di Davide Anzaldi, polistrumentista, che ci permetterà di viaggiare dalle percussioni afro fino alla musica popolare dell’Italia meridionale, derivata, ma guarda un po’, dalla radice ritmica africana.

Sabato 17 settembre ore 17.30 c/o Sala Multimediale Laboratorio Civico ANPI/CGIL – via Faa di Bruno 39

L’Italia sono anch’io
Incontro con Sabrina Efionayi e Anna Osei giovani scrittrici
Conduce Zoe Kandil

L’intervista a due giovani scrittrici, Sabrina Efionay e Anna Osei, condotta da una giovane universitaria Zoe Kandil, che ha collaborato al progetto Nello specchio del tempo”, per dare voce alle seconde generazioni, anche attraverso la tavola rotonda che vedrà in un secondo tempo coinvolti l’Assessora alle Politiche giovanili e multiculturalità del Comune di Alessandria, Vittoria Oneto, il dirigente scolastico Michele Maranzana e il rappresentante del Forum Tavolo Migranti di Casale M. Claudio Debetto.
Sabrina Efionayi è una giovane autrice e podcaster di origine nigeriana nata e cresciuta in provincia di Napoli. Cresciuta con il peso della discriminazione, vittima di uno sguardo che l’ha fatta sentire diversa per il colore della pelle, Sabrina ha iniziato a scrivere alle scuole superiori con lo pseudonimo di “Sabrynex”, raccontando storie di ragazze bianche, lontane dalla sua verità.
“Sono nata a Castel Volturno nel 1999 da madre nigeriana ma cresciuta in una famiglia napoletana a cui sono stata affidata a pochi giorni dalla nascita. Studio Culture digitali e della comunicazione presso l’Università Federico II di Napoli, mi sono sempre interessata ai temi della discriminazione, razzismo e disuguaglianze sociali. A sedici anni ho iniziato la pubblicazione dei miei tre romanzi per la Rizzoli, OVER (2016) OVER 2 (2016) e #TBT Indietro non si torna (2017). Ho deciso successivamente di lasciare i romanzi young adult e di cimentarmi in una scrittura più realistica e autobiografica, che possa dare voce ai ragazzi italiani nati da genitori stranieri che non vengono riconosciuti in quanto tali.”
Racconta la sua storia nel libro “Addio, a domani”, edito Einaudi e nel suo podcast “Storia del mio nome”, prodotto da Chora Media.
“Addio a domani” è un romanzo autobiografico. è la storia di una ragazza con due madri, una biologica e l’altra affettiva e due famiglie: una in Italia e l’altra in Nigeria. È il racconto della costruzione di un’identità, punto di incontro tra due culture.

Anna Osei, giovane autrice mantovana, classe 1999, conclusa la maturità si trasferisce nel Regno Unito, dove risiede attualmente, per studiare e laurearsi in Diritto Internazionale. Nel 2017 ha pubblicato per Europa Edizioni il libro autobiografico Destinazione sostanza. Nel 2021 è uscito per Mondadori Sotto lo stesso sole, un romanzo in cui le esperienze vissute dalla protagonista, la ventenne Marlene, aprono spaccati su temi come il razzismo, la discendenza e l’innamoramento.
“Il titolo è per me molto importante: viviamo in una società in cui continuiamo a dirci “siamo tutti uguali”. In realtà penso che questa frase discrimini: è giusto mettere in risalto le nostre diversità sotto lo stesso sole, l’unica cosa che ci accumuna è che siamo sotto lo stesso sole, è la nostra unica costante. Anche nel libro si tratta di differenze: economiche, sociali, culturali: dobbiamo renderle speciali ricordandoci che l’unica cosa che ci accomuna è che viviamo sulla stessa terra e vediamo il sole sorgere e tramontare.”

                                  Meticcio. L’opportunità della differenza

L’umanità è fatta di mescolanze: come insegnano le culture mediterranee, caraibiche, sudamericane, il meticciato rappresenta un destino ineluttabile da non da subire passivamente ma come occasione imperdibile per una decisa apertura alla diversità e alla scelta. E’ il momento di promuovere l’essere transculturale, la nuova mobilità planetaria, di affrontare il nostro tempo con strumenti interpretativi adeguati al cambiamento. Nessuno perderà la propria identità, al contrario la rafforzerà attraverso il processo di ibridazione.
E’ un saggio che prova a pensare per nuove categorie. Partendo dalla storia si intraprende un percorso che si pone come una riflessione cruciale per il nostro tempo.
Si rifletterà sul significato dell’accoglienza e del razzismo, sulle differenze tra i rifugiati e i migranti, sulla presunta emergenza di oggi e sulle testimonianze del passato, sui pregiudizi e le paure, sulla globalizzazione “intermittente”, infine sui diritti e sulla didattica multiculturale.
Bruno Barba è giornalista, saggista, ricercatore di Antropologia del Dipartimento di Scienze politiche e internazionali dell’Università di Genova. Collabora continuativamente con l’USP Universidade di San Paulo, è membro del Comitato Scientifico dell’ISRAL e ha curato con Mariano G. Santaniello “Migrazioni. La chance della diversità”, risultato di un’iniziativa culturale e formativa che ha coinvolto alcuni dei più autorevoli esperti del fenomeno migratorio per un approccio multidisciplinare, trasversale e divulgativo, il più adatto ad approfondire tematiche così complesse e articolate. Da più di vent’anni studia il meticciato culturale e il sincretismo religioso del Brasile. Il testo proposto è una seconda edizione ampliata e rivista.

ALESSANDRIA. CHIARA GRIBAUDO CAPOLISTA NEL COLLEGIO PIEMONTE 2, ALESSANDRIA, ASTI, CUNEO.

Nella bagarre delle candidature una nota positiva, una notizia interessante per il nostro territorio,Chiara gribaudo è stata ricandidata alla Camera come capolista nel collegio Piemonte 2 Alessandria-Asti-Cuneo. Un onore e una conferma.

DAL PROFILO FACEBOOK DI CHIARA GRIBAUDO:

Sono stati giorni difficili, di scelte a volte discutibili

Per la terza volta proverò ad essere eletta e a rappresentare la nostra comunità. La comunità dove ho le mie radici, dove sono cresciuta, umanamente, professionalmente e politicamente.

Non era per nulla scontato e non lo è per chi dal basso, dal territorio è partita dall’antifascismo militante, dalla rappresentanza studentesca, fino alle amministrazioni locali e al Parlamento. Quella storia, quelle esperienze, come un bagaglio di affetti e idee, ho portato sempre con me in questi anni di lavoro a Roma.

Oggi, come 10 anni fa, mi candido di nuovo a rappresentarle, quelle nostre radici.

Vengo da una scuola per cui tutto è politico e la politica si può fare in ogni luogo, nelle Istituzioni ma anche fuori, esplorando e mettendosi alla prova in contesti scomodi, fuori dalla nostra comfort zone. Per questo mi hanno molto emozionata le parole di due ex ministre democratiche come Barbara Pollastrini e Valeria Fedeli. Due donne, di sinistra, che hanno scelto di fare un passo indietro, senza abbandonare il campo di una campagna elettorale tanto difficile quanto decisiva.

Non è un caso che una decisione del genere arrivi da sensibilità femminili.

Ci lasciano un’eredità importante, un’eredità che dobbiamo meritarci, che riguarda la nostra idea di autonomia, di lavoro duro e costante per colmare il gap che le donne vivono sulla propria pelle in Italia. Le ringrazio, perché sono e saranno fonte di ispirazione sia in campagna elettorale, sia nel mio impegno in Parlamento.

Cosi come voglio ringraziare le colleghe e i colleghi con cui ho fatto questo cammino, anche di crescita personale e politica, in questi 10 anni. In particolare Giuditta Pini, Fausto Raciti e Luca Rizzo Nervo, compagni di viaggio, di confronti, di iniziative. Sono certa che continueremo a fare battaglie insieme.

Abbiamo poco più di un mese per giocare una partita complicata, ma che si può vincere. Non molleremo un centimetro sui temi per cui da sempre ci battiamo. Lo faremo anche per chi purtroppo è stato escluso dalle liste elettorali, donne e uomini a cui va il mio pensiero: questo è il bello di essere una comunità, solo insieme possiamo evitare che questo Paese finisca in mano alla destra. La passione politica, la rappresentanza, la presenza sul territorio per fortuna non si improvvisa.

Occupiamoci delle nostre comunità. Ripartiamo da lì, con un Partito Democratico radicale, riformista, progressista, ambientalista, femminile e plurale.

ROMA. P.D.=VOTATI AL MARTIRIO, DRITTI DRITTI VERSO LA SCONFITTA ELETTORALE. LETTA:”AVREI VOLUTO CANDIDARVI TUTTI”.

C’era una volta il P.D., una comunità di persone di diversa estrazione sociale e politica: militanti provenienti dall’esperienza comunista, cattolici, democratici, rappresentanti dei movimenti e “cani sciolti”.

I candidati da presentare come rapprentanti al parlamento nazionale,la camera dei deputati, e al Senato venivano scelti sul territorio con le primarie, una esperienza di cemocrazia dal basso, che adesso non siste più. Prima Renzi con le candidature dall’alto decise insieme a pochi fedelissimi ed ora Letta che ha spiegato: “avrei voluto ricandidarvi tutti” ma visto che i posti a disposizione sono pochi allora decido chi è meritevole di sedere in parlamento e chi no!

La decisione verticistica nella scelta dei candidati alle elezioni politiche hanno provocato una divolta nella base, dei sindaci, nei territori e nelle federazioni

Giorni difficili liti furibonde, scontri al vetriolo, coltelli dietro la schiena fino alla notte di ieri. Una notte molto fonda, sprofondata nel buio, convocata e sconvocata ben quattro volte in un giorno per partorire un topolino chiamato liste elettorali(3 contrari e 5 astenuti).

Enrico Letta, per errore durante la campagna elettorale lo chiamammo Gianni, ma forse il lapsus aveva un fondamento politico, quando apre la Direzione è notte fonda ed è troppo buia per ricordarsi che esiste una democrazia, la libera scelta della base per scegliere i propri rappresentanti, ma Enrico Letta ha deciso e lo ha fatto per tutti come ha fatto in altre occasioni: “avrei potuto imporre nomi solo miei, ma non l’ho fatto. Avrei voluto ricandidare tutti gli uscenti, ma era impossibile”.

A Enrico letta forse nessuno ha spiegato che le bugie hanno le gambe corte perché di nomi e candidati imposti personalemtne ce n’è sono eccome, a partire da Pier ferdinando casini (voluto nonostante da 40 anni è lì’espressione più miope e reazionaria della destra; fu imposto a bologna anche da Matteo Renzi e una volta eletto si affrettò a far sapere a tutti che la sua casa era la casa del centro destra quindi senza troppe scuse si affrettò a ritornare nel suo ovile). Altra bugia di Gianni Letta quella della disponibilità di posti in considerazione del fatto che il P.D. oggi conta, in parlamento, per il 13% dell’intero parlamento, (136 onorevoli: 39 senatori e 97 deputati), ed essendo il Pd quotato al 25% avrebbe potuto ricandidare una parte degli uscenti ed una parte di candidati scelti nei territori.

Letta che si candiderà come capolista in Veneto e Lombardia ha scelto la strada per la riconferma a segretario in previsione del congresso che si aprirà dopo la prevedibile batosta elettorale. Garantirsi la fiducia della maggioranza dei delegati e dei rappresenti in parlamento lo metterebbe al riparo dal rischio di essere scalzato dalla guida del P.D

Ma il segretario Enrico letta anche ha sfamato gli appetiti delle correnti interne al P.D. fameliche di posti (Area dem, Base riformista, Giovani turchi, Area Zinga, Dems), non avrà la garanzia di una truppa parlamentare di fedelissimi, (tranne 20/25, per lo più giovani e alla loro prima esperienza), e le correnti gli si potranno rivoltare contro, ma, come fu per il suo predecessore Matteo Renzi, non riceverà alcun aiuto dai territori e dalle federazioni, insoddisfatte delle scelte ancora una volta imposte dal vertice del partito nella veste del suo segretario.

L’elenco dei fuoriusciti è particolarmente lungo e possiamo anticipare che scenderanno sul piede di guerra appena conclusa la tornata elettorale: “in particolare tre regioni sono partite con il piede sbagliato e candidati in bilico fino all’ultimo minuto, Campania, Lazio, Toscana. L’attuale sottosegretario agli Affari esteri, Enzo Amendola, è stato in forse per ore e infine è stato inserito al terzo posto nel listino proporzionale di Campania 1, la sua candidatuira tecnoicamente bocciata salvo miracoli.

Il cattolico democratico Stefano Ceccanti cacciato dal suo collegio di Pisa per far posto a Fratoianni, che però ha smentito e spiegato di aver accettato una posizione molto più arretrata nel listino del P.D.

Fuori Tommaso Nannicini (a Milano), Emanuele Fiano (idem) e l’ex capogruppo Andrea Marcucci, tutti e tre di Base riformista (l’area di Lotti e Guerini), esperti parlamentari (specie Ceccanti) di dottrina, regolamenti, comportamenti d’aula, ragionamenti complessi, solo che non sono fedelissimi di Letta, quindi posizionati talmente in basso nella lista da essere considerati dichiaratamente perdenti.

Mentre tra i nomi nuovi spuntano il virologo Andrea Crisanti, che verrà presentato nella circoscrizione degli Italiani all’Estero, conferma per Carlo Cottarelli (capolista a Milano 1 Senato) e le due sindacaliste, Annalisa Furlan, ex segretario Cisl, in Sicilia, e Susanna Camusso, ex segretario della Cgil divisa tra Lombardia e lazio.

Candidati in collegi sicuri e posizioni eleggibili 5 ragazzi under  35 senza alcuna esperienza parlamentare, ma che rapresentano il fiore all’occhiello del segretario: Caterina Cerroni (Lazio), Marco Sarracino (Campania), Rachele Scarpa (Veneto), Michele Fina (Lombardia) e Paolo Romano (idem) acui vanno aggiunti Schlien, Berruto, Nicita e i rappresentanti della società civilela società,Crisanti, Cottarelli.

Due seggi sicuri a Psi e Demos, quattro ad Art. 1, Speranza, Scotto, in Campania, Fornaro in Piemonte, Stumpo capolista in Calabria.

Tra società civile, giovani, donne, diritti spuntano 10 nomi da testa di lista: due collegi blindati per +Europa, uno per IC (Di Maio), due a Verdi-SI (Bonelli-Fratoianni) per un totale definitivo di 23/25 posti. Il Pd che al 30% può contare di eleggere tra gli 80/100 parlamentari toglie posti alle aree specifiche e le realtà locali.

I territori, le federazioni e i circoli sono sul piede di guerra, militanti imbufaliti, ma Letta tira dritto e lavora da casa, smart working, mentre il lavoro sporco lo fa il suo braccio destro,Marco Meloni.

La chat interna dei sindaci dem e quella di tutti i sindaci di centrosinistra è ormai incandescente: “Noi a questi la campagna elettorale non la facciamo e non la faremo, visto come ci hanno trattati. Ci vogliono per fare le belle figurine e poi non ci danno neppure un nome dei nostri? Che se li vadano a cercare da soli i voti, e amen”.

In pratica dai sindaci arriverà poco o nulla in questa campagna elettorale, anche se hanno ottenuto le candidature di due (ex) primi cittadini. Andrea Gnassi e Merola. Fa eccezione di Antonio Decaro, presidente dell’Anci e sindaco di Bari, che ha stretto un patto di ferro con Emiliano, il quale si candiderà all’Europarlamento mentre il primo concorrerà per fare il governatore.