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ROMA. LETTERA APERTA DI ENRICO LETTA AGLI ISCRITTI E ALLE ISCRITTE DEL PARTITO DEMOCRATICO.

𝗟𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗮 𝗱𝗶 𝗘𝗻𝗿𝗶𝗰𝗼 𝗟𝗲𝘁𝘁𝗮 𝗮𝗴𝗹𝗶 𝗶𝘀𝗰𝗿𝗶𝘁𝘁𝗶 𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗶𝘀𝗰𝗿𝗶𝘁𝘁𝗲 𝘀𝘂𝗹 𝗖𝗼𝗻𝗴𝗿𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗖𝗼𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗡𝘂𝗼𝘃𝗼 𝗣𝗗. “𝗔𝗽𝗲𝗿𝘁𝘂𝗿𝗮, 𝗼𝗽𝗽𝗼𝘀𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗮 𝘃𝗶𝘁𝗮.”

Carissime e carissimi,

sono passati pochi giorni dal voto che ha sconvolto gli equilibri politici italiani ed europei e sento la necessità di rivolgermi a ciascuno di voi per ringraziarvi dello straordinario impegno profuso in questa durissima campagna elettorale.

Abbiamo perso. Ne usciamo con un risultato insufficiente, ma ne usciamo vivi. E sulle nostre spalle c’è oggi la responsabilità di organizzare un’opposizione seria alla destra.

Abbiamo il tempo e abbiamo la forza morale, intellettuale e politica per rimetterci in piedi. Le basi per ripartire ci sono. Pur avendo subito la concorrenza di chi ci ha preso di mira con inusitata asprezza, con il dichiarato obiettivo di mettere in discussione la nostra stessa esistenza in vita, siamo il secondo partito italiano, la forza guida dell’opposizione e uno tra i maggiori partiti riformisti e progressisti europei. E ciò in un contesto nel quale tutte le forze politiche principali, tranne FdI, hanno perso molti o moltissimi consensi rispetto alle precedenti elezioni politiche. Oppure ottenuto risultati molto inferiori rispetto ai proclami.

L’esito di queste elezioni è stato segnato dall’impossibilità – non torno qui sulle responsabilità – di presentarci con un quadro vasto di alleanze. La legge elettorale, profondamente sbagliata e che abbiamo provato invano a cambiare, favorisce chi le realizza. La destra, pur con tutte le sue divisioni, si è coalizzata e ha prevalso nella stragrande maggioranza dei collegi uninominali, ottenendo così la maggioranza dei seggi in Parlamento. Ad essa non corrisponde una maggioranza nel Paese: ciò accresce il nostro dovere di organizzare una opposizione dura e intransigente sui valori e sulle politiche, sempre nell’interesse generale dell’Italia e delle istituzioni repubblicane.

Allo stesso tempo, in questa campagna scandita da insidie e veleni, si sono manifestati evidenti i limiti della nostra proposta ed è emersa una mancanza molto grave di capacità espansiva nella società italiana. Sono limiti che ci obbligano a un confronto serissimo e sincero tra di noi.

Perché il Pd, per sua stessa natura, deve essere un partito espansivo e largo. Se manca questa aspirazione entra in crisi la sua ragione d’essere. Per questo dobbiamo essere pronti a rimettere tutto in discussione. Ora possiamo farlo, dopo potrebbe essere troppo tardi.

Fermarsi a enunciare le tante, pur legittime, ragioni consolatorie per un risultato che comunque ci assegna il ruolo di guida dell’alternativa sarebbe sbagliato. Non è questo l’atteggiamento col quale ho voluto interpretare il mio compito di guida del PD. E non sarà questo il modo con cui vivrò questa fase.

Quel che vi propongo è di accettare di entrare in profondità nei problemi per risolvere i nodi che ci bloccano e poi, a partire da questo sforzo genuino e determinato, di scegliere insieme la nuova leadership e il nuovo gruppo dirigente.

𝗔𝗯𝗯𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗯𝗶𝘀𝗼𝗴𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝘂𝗻 𝘃𝗲𝗿𝗼 𝗖𝗼𝗻𝗴𝗿𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗖𝗼𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝗲𝗻𝘁𝗲. 𝗣𝗲𝗿 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝘃𝗶 𝗰𝗵𝗶𝗲𝗱𝗼 𝗱𝗶 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲𝗰𝗶𝗽𝗮𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲 𝗶𝗺𝗽𝗲𝗴𝗻𝗼, 𝗮𝗰𝗰𝗮𝗻𝘁𝗼 𝗮𝗱 𝗮𝗹𝘁𝗿𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗽𝗲𝗿𝗼 𝘃𝗼𝗿𝗿𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗿𝗮𝗴𝗴𝗶𝘂𝗻𝗴𝗲𝗿𝗰𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝗳𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗻𝘀𝗶𝗲𝗺𝗲 𝘂𝗻 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗼𝗿𝘀𝗼 𝗰𝗵𝗲, 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗼𝗿𝗿𝗼̀ 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗗𝗶𝗿𝗲𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘃𝗼𝗰𝗮𝘁𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗼𝘀𝘀𝗶𝗺𝗮 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗶𝗺𝗮𝗻𝗮, 𝗱𝗼𝘃𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗮𝗿𝘁𝗶𝗰𝗼𝗹𝗮𝘁𝗼 𝗶𝗻 𝗾𝘂𝗮𝘁𝘁𝗿𝗼 𝗳𝗮𝘀𝗶.

𝗟𝗮 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝘀𝗮𝗿𝗮̀ 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 “𝗰𝗵𝗶𝗮𝗺𝗮𝘁𝗮”. Durerà alcune settimane perché chi vuole partecipare a questa missione costituente, che parte dall’esperienza della lista “Italia Democratica e Progressista”, possa iscriversi ed essere protagonista in tutto e per tutto.

𝗟𝗮 𝘀𝗲𝗰𝗼𝗻𝗱𝗮 𝗳𝗮𝘀𝗲 𝘀𝗮𝗿𝗮̀ 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗱𝗲𝗶 “𝗻𝗼𝗱𝗶”. Consentirà ai partecipanti di confrontarsi su tutte le principali questioni da risolvere. Quando dico tutte, intendo proprio tutte: l’identità, il profilo programmatico, il nome, il simbolo, le alleanze, l’organizzazione. E quando parlo di dibattito profondo e aperto, mi riferisco al lavoro nei circoli, ma anche a percorsi di partecipazione sperimentati con successo con le Agorà Democratiche.

𝗟𝗮 𝘁𝗲𝗿𝘇𝗮 𝗳𝗮𝘀𝗲 𝘀𝗮𝗿𝗮̀ 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗱𝗲𝗹 “𝗰𝗼𝗻𝗳𝗿𝗼𝗻𝘁𝗼” 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗲 𝗰𝗮𝗻𝗱𝗶𝗱𝗮𝘁𝘂𝗿𝗲 𝗲𝗺𝗲𝗿𝘀𝗲 𝘁𝗿𝗮 𝗶 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲𝗰𝗶𝗽𝗮𝗻𝘁𝗶 𝗮𝗹 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗼𝗿𝘀𝗼 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝗲𝗻𝘁𝗲. Un confronto e una selezione per arrivare a due candidature tra tutte, da sottoporre poi al giudizio degli elettori.

𝗜𝗻𝗳𝗶𝗻𝗲, 𝗹𝗮 𝗾𝘂𝗮𝗿𝘁𝗮 𝗳𝗮𝘀𝗲, 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 “𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮𝗿𝗶𝗲”. Saranno i cittadini a indicare e legittimare la nuova leadership attraverso il voto.

Tutto può svolgersi a regole vigenti. E quindi può iniziare rapidamente. È un percorso aperto che può e deve coinvolgere, oltreché i nostri mondi di riferimento, anche il paese intero, dimostrando a tutti la forza e l’utilità di un partito-comunità, contrapposto ai tanti partiti personali che abitano oggi la nostra scena politica.

Infine, è un percorso che concilia l’urgenza di affrontare i nostri problemi con la indispensabile rigenerazione del gruppo dirigente. Contenuti forti e volti nuovi sono entrambi necessari. Gli uni senza gli altri rischiano di trasformare il Congresso in un casting e in una messa in scena staccata dalla realtà e lontana dalle persone. Se non li bilanciamo con attenzione, ci trasformiamo definitivamente nelle maschere pirandelliane che evocai nel mio ormai lontano discorso del 14 marzo 2021.

So che vogliamo tutti evitare questo epilogo. So che vogliamo tutti arrivare presto a un nuovo PD e a una nuova leadership.

Se ci muoviamo insieme in questa direzione, con coraggio e tempismo, dimostreremo di essere capaci di tornare in sintonia con le attese del Paese.

Vi chiedo di credere in questo progetto e di esserne protagonisti attivi seguendo le indicazioni che usciranno dal dibattito della Direzione convocata per giovedì 6 ottobre.

Vi chiedo soprattutto di avere fiducia nel “noi collettivo” che è molto meglio della somma dei tanti io. Questa è la grande forza del Partito Democratico. Questa è la nostra missione.

ALESSANDRIA. ELEZIONI 2022. P.D. NON UNA SCONFITTA, MA LA DISFATTA DELLA POLITICA AUTOREFERENZIALE AFFETTA DALLA SINDROME DEL BOY SCOUT.

I risultati delle elezioni politiche erano nell’aria, anzi meglio li si conoscevano da mesi, ma Enrico Letta ignorando le richieste e le pressioni per trovare un punto di intesa con il M5S e Conte( 4 o 5 punti programmatici su cui confrontarsi, da realizzare nella prossima legislatura e costruire una alleanza politica che potesse competere con la destra a trazione F.d’I, che da più parte arrivavano dalla base ha preferito ancora una volta puntare sul suicidio politico del Partito Democratico e avviarsi verso una sconfitta solitaria o quasi, ma alcuni personaggi in rappresentanza della sinistra è riuscito a farli eleggere ugualmente in parlamento: Della vedova, Casini e Tabacci se non sbaglio. Congratulazioni a Enrico Letta a tanti bravi compagni da ani impegnati in politica e nel sociale ha preferito i profesionisti della politica da sempre schierati da tutt’altra parte.

Ma le elezioni si possono perdere, in democrazia e parte delle regole del gioco. 

Dalle sconfitte dovremmo prendere preziose lezioni e qualche volta servono più delle vittorie, specialmente quelle troppo risicate con gli inquilini pronti a cambiare casacca e partito a convenienza. Ma la sconfitta dovrebbe obligare lo sconfitto o gli sconfitti a riflettere, riavvolgere il nastro per analizzare una ad una le scelte politiche, ma le ultime della campagna elettorale, ma quelle fatte nei mesi e negli anni precedenti le elezioni.

Le sconfitte ci stanno, ma quella del il P.D. è un disastro epocale in cui tra la sconfitta di Matteo Renzi, 2018, e l’ultima delle politiche 2022 hanno liquidato un patrimonio di consenso che si reggeva dalla nascita della Repubblica.

Una sconfitta resa ancora più amara perché dopo aver ricostruito il centro sinistra alle regionale e alle amministrati Il P.D. ha perso nelle regioni tradizionalmete Rosse, dove neppure 50 anni di strapotere della Democrazia Cristiana era riuscita a scalfire, Toscana e in Emilia Romagna, con distacchi troppo spesso umilianti.

Regioni che hanno pagato più di altre l’occupoazione nazifascista con tributi di sangue tra ipiù alti nella lotta di Liberazione, regioni che sulle loro mappe portano incisi i nomi di Sant’Anna di Stazzema e di Marzabotto.

Un disastro di proporzioni epocali che impongono non una riflessione, ma la totale rifondazione del partito che più di ogni altro rappresenta quella parte di Paese che non intende piegarsi al neofascismo strisciante alla Orban, il ritorno al medioevo, rappresentato da Giorgia Meloni con i suoi attacchi alle libertà fondamentali garantite dalla Costituzione e ai diritti insiti di una società moderna.

La rifondazione del partito la merita quella parte di eletorato che per anni ha votoato il P.D. turandosi il naso, accettando le leadership più improbabili per un partito che ha la solidarietà nel suo D.N.A., vomitando pur di non far vincere la destra neofascista. I dirigenti del Pd, Enrico Letta in testa, hanno pensato che avrebbero per l’ennesima volta avrebbero potuto contare sullo zoccolo duro della sinistra, un voto basato sull’accettazione del meno peggio.

Ma non avere alcuna rappresentanza politica ha spinto gli elettori di sinistra a restare a casa o ad annullare le schede perché la rappresentanza è un punto centrale in poolitica, specie dopo il 1980, che ha rappresentato il giro di boa nelle relazioni sindacali e imposto il nuovo ordine sociale, i bisogni, le speranze e la visione del mondo di chi sceglie di votare un partito che dovrebbe rappresentare gli interessi socio-economici di tutte le realtà economiche.

Ma il Pd ha scelto di abbandonare quella che un tempo era conosciuta come scelta di campo e rappresentare sempre di più i ceti benestanti, le imprese, i professionisti ricchi e in questo quadro ha selezionato una classe dirigente troppo spesso arrogante, spocchiosa, scarsamente preparata e in alcuni casi decisamente di parte, dalla parte non di chi lavora, ma del padrone ovviamente.

Il P.D. ha deliberatamente scelto di non rappresentare più il lavoro dipendente, la classe operaia, che ancora esiste e vive una delle stagioni più drammatiche dalla sua nascita, classe operaia che preferisce votare gli eredi di deportatori di ebrei, fucilatori di partigiani al figlio di deportati uccisi nei campi di sterminio. Partito Demoocratico che ha scelto di stare con Confindustria piuttosto che con i sindacati, con confindustria che ancora una volta ha scelto di appoggiare incondizionatamente gli ersedi del fascismo, gli stessi già all’epoca finanziarono la marcia su Roma.

Sono scelte strategiche, consolidate negli anni, che hanno dato i loro frutti amari, al veleno, che hanno avvelenato la vita del partito e i suoi militanti fino d oggi, giorno in cui Enrico Letta ha deciso di dimettersi irrevocabilmente da segretario del partito nonostante abbia, in conferenza stampa, scaricato le colpe della sconfitta del P.D. e la vittoria dei neofascisti a Conte e ai Cinquestelle, nonstante siano stati gli unici ad arginare la valanga nera soprattutto al sud.

La colpa di Conte aver fatto cadere il governo Draghi, ma a Gianni Letta e al P.D. non è stato neppure per un momento sfiorato dall’idea che la gente, quella normale, che soffre per il lavoro che non c’é, per le bollette troppo salate da pagare, le famiglie che non arrivano a fine mese per il caro vita, l’aumento ingiustificato dei carburanti, per l’incomprensibile l’appoggio incondizionato a Zelensky senza se e senza ma, l’aver sdoganato i gruppi paramilitari neonazisti di Azov come patrioti senza condannare i crimini di cui si sono resi responsabili contro personalità della sinistra Ucraina, la messa fuorilegge di 11 formazioni di sinistra e l’arresto fino a 5 anni per chi era solo sospetato di essere comunista, la rimozione della strage nella casa del sindacato del 2014, i massacri di civili compiuti in Donbass hanno condizionato il voto, un voto che ha premiato FdI e M5S a dimostrazione che forse la gente del governo Draghi e delle sue politiche ne aveva le scatole piene.

La sfida che il P.D. deve affrontare nei prossimi anni è dettata dalla scelta di campo credibile, la stessa che si impone a una formazione politica che dia voce e rappresentanza a quella parte di Paese che sta pagando il prezzo più alto di anni di crisi economica. Un soggeto politico che punti sulla giustizia sociale, sulla sicurezza sul lavoro, che metta in campo strumenti efficaci per contrastare l’evasione fiscale che riduca le tasse sul lavoro dipendente, che sappia coniugare lavoro e difesa dei diritti; della sanità pubblica per invertire la tendenza della fuga di medici e infermieri malpagati e costretti a turni infami, che sappia affrontare la tragedia dei salari degli italiani tra i più bassi d’Europa; che chieda di investire sulla ricerca, sulla formazione dei giovani in fuga dall’Italia, stritolati dal clientelismo e dal nepotismo feudale e che finalmente sia capace di ascoltare la voce della gente, non solo quella che vive nelle Ztl, ma quella delle periferie e delle campagne dove F.d’I ha fatto il pieno di voti.

Serve un congresso che sappia non solo dare una rimescolata ai poteri delle correnti interne di una Democrazia Cristiana, una balena bianca malamente ricostituita, ma assai più spocchiosa e arrogante della vecchia, ma un partito con valori chiari e riferimenti precisi, che decida da che parte stare, chi rappresentare e quali interessi difendere perché è l’unico modo per far tornare la gente a occuparsi di politica e soprattutto a votare.

Caro Enrico Letta, nonostante la mia stima personale, sono felice di aver appreso della convocazione del congresso e della tua auto-esclusione dalla candidatura alla segreteria del partito perché la discussione e la rifondazione del Partito Democratico deve ripartire dalla discussione, dal chi siamo, dove andiamo, chi vogliamo rappresentare e poi finiamola con la sindrome del boy scout che mette pezze eripara tutti i danni che producono i governi di destra, per sentirsi poi rinfacciare che i nostri sono governi non eletti dal popolo o peggio siamo il cancro della politica, gli affamatori del popolo che gli negano le libertà. Il popolo ha scelto di essere governato da Giorgia Meloni, bene che si asuma le sue responsabilità e come immagino riporterà il paese al fallimento, come accadde nel 2011, bene che allora il paese fallisca per sua scelta la sua scelta elettorale e responsabilità.

Il nostro compito e stare e fare opposizione alle politiche medioevali delle destre, non mettere pezze su pezze al culo di un popolo che non ci ha scelti o peggio ha di nuovo scelto di affidarsi al salvatore della patria con il suo miracolo economico, all’unto dal Signore prima e alla Madonna dei miracoli il 25 settembre 2022.

Giuseppe Amato

ALESSANDRIA. 12 BUONI MOTIVI PER VOTARE IL PARTITO DEMOCRATICO E LA COALIZIONE PROGRESSISTA.

ELEZIONI POLITICHE 25 SETTEMBRE 2022.

I motivi per cui gli elettori, che il 25 settembre 2022, decideranno non solo per la formazione del futuro governo, ma anche per le sorti della Costituzione italiana, nata dalla resistenza contro l’occupazione nazi-fascista e la dittatura, e lavita futura degli italiani, il rispetto dei diritti fondamentali, la libertà e la difesa delle fascie più deboli della società.

La discussione sul risultato delle elezioni non può appiattirsi se e meglio la flax tax o il reddito di cittadinanza perché in gioco ci sono i diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione e le libertà personali di milioni di persone.

Le destre che, pare, già festeggiano la vittoria nelle urne ee evocano scenari tutt’altro che pacifici per la vita politica e civile nel nostro paese, l’ultima frase sconcertante è stata all’indomani della condanna di Orban per aver condotto il paese verso un regime dittatoriale, condannato da tutte leforze politiche democratiche EEuropee trenne che da lega e Fratelli d’Italia non lascia spazio all’immaginazione: “Chi vince comanda dice Giorgia Meloni”, ma noi rispondiamo che chi vince deve governare nel rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo e nel rispetto delle libertà personali sancite nella costituzione.

Il Partito Democratico e i gruppi che compongono la coalizione progressista propongono un programma in cui le libertà, i diritti venogono rispettati e non messi in discussione ad ogni cmapgna elettorale.

I dodici punti del programma sono:

1 IL LAVORO E LA DIGNITA’, SALARIO MINIMO GARANTITO E LOTTA AL LAVORO NERO.

2 AFFITTI PIU’ BASSI E PREZZI CCALMIERATI PER I GIOVANI CON UN CONTRIBUTO ECONOMICO PER STUDENTI E LAVORATORI UNDER 35

3 UN MESE DI STIPENDIO IN PIU’ DA REALIZZARE ABBASSANDO LE TASSE SUI SALARI

4 LA DIFESA DELL’AMBIENTE

5 L’INTEGRAZIONE DEI GIOVANI NATI IN ITALIA DA FAMIGLIE STRANIERE PERCHE’ CHI STUDIA IN ITALIA E’ ITALIANO

6 AVANTI SUI DIRITTI CIVILI SENZA PAURE PER UNA SOCIETA’ FATTA DI PERSONE LIBERE.

7 MAI PIU’ FINTI STAGE, MA SOLO APPRENDISTATO RETRIBUITO

8 ITALIA RINOVABILE, ZERO EMISSIONI, AZIENDE GREEN,PIU’ LAVORRO E BOLLETTE PIU’ BASSE

9 PARITA’ SALARIALE TRA UOMINI E DONNE

10 I BAMBINI SONO TUTTI UGUALI E LA SCUOLA DEVE ESSERE GRATUITA PER TUTTI

11 PIU’ MEDICI DI FAMIGLIA E POTENZIAMENTO DELLA MEDICINA DI BASE CON UN PIANO ASSUNZIONI PER MIGLIORARE IL SERVIZIO DI CHI HA BISOGNO DI CURE.

12 DIRITO ALLA CASA E CANONE CONCORDATO IN 10 ANNI

IL TREDICESIMO LO AGGIUNGO IO: “MAI PIU’ GUERRE NEL MONDO”

ROMA. ELEZIONI POLITICHE. PRESENTATO IL PROGRAMMA DEL PARTITO DEMOCRATICO.

CHIARA GRIBAUDO

‘I giovani non hanno bisogno di prediche, i giovani hanno bisogno, da parte degli anziani, di esempi di onestà, di coerenza e di altruismo’, così diceva l’amato Presidente Sandro Pertini nel discorso di fine anno 1978. E questo è lo spirito con cui oggi abbiamo presentato il Piano Giovani del programma del Partito Democratico.

L’Italia deve diventare un Paese per giovani e che attrae giovani. Le nostre proposte sono semplici, ve le riassumo in qualche slogan:

– Potenziamento e fondo garanzia mutui per la prima casa;

– Contributo affitti di 2000 euro per studenti e lavoratori under35;

– Azzeramento dei contributi per le assunzioni a tempo indeterminato;

– Abolizione degli stage extracurriculari e potenziamento dell’apprendistato;

– Dotazione di 10000 euro per i 18enni con redditi medio bassi, sulla base dell’ISEE familiare;

– Pensione di garanzia per carriere lavorative discontinue e precarie;

– Stage curriculari solo retribuiti;

– Rafforzamento dell’assegno unico;

– Diritto di voto ai fuorisede e ai 16enni.

C’è inoltre un punto a cui tengo particolarmente e su cui ho speso buona parte di questa legislatura: lavorare per ridurre la precarietà, costruire nuove forme di garanzia e tutele, valorizzare il lavoro delle giovani donne, mettere un serio freno all’utilizzo sfrenato di stage e tirocini gratuiti (IL LAVORO SI PAGA!), introdurre il salario minimo.

Ma non parliamo solo ai giovani precari, ci sono milioni di lavoratori con partita iva, che sono senza alcuna forma di tutela. Per loro vanno pianificati equi compensi e nuove forme di welfare. Soprattutto per le donne, spesso nell’impossibile tentativo di conciliare professione, famiglia e vita personale.

Il segretario Enrico Letta ha detto che il PD deve tornare ad essere il primo partito tra gli under 35. Sono convinta che ce la possiamo fare, perché questa nostro amato Paese senza l’energia e la passione delle nuove generazioni è destinato alla deriva. Non possiamo, non vogliamo, non dobbiamo permetterlo.

ALESSANDRIA. FEDERICO FORNARO CAPOLISTA BEL COLLEGIO 1: BIELLA,NOVARA,VEBANO CUSI OSSOLA E VERCELLI.

Dal profilo facebook di Fedrico Fornaro/Articolo 1

Fotografia di Andrea Amato/PhotoAgency

Alle prossime elezioni di domenica 25 settembre Federico Fornaro sarà capolista alla Camera della lista PD Italia Democratica e Progressista nel collegio plurinominale 01 della circoscrizione Piemonte 2 che raggruppa le le province di Biella, Novara, Verbano Cusio Ossola e Vercelli.

Un territorio ricco di storia e di cultura, di straordinarie bellezze artistiche e naturali, caratterizzato da un forte dinamismo imprenditoriale e da un fitta rete di comuni e comunità locali.

Grazie anche all’esperienza maturata negli ultimi nove anni e mezzo in Parlamento, prima al Senato e nell’ultima legislatura alla Camera come capogruppo di LIberi e Uguali, cercherò di essere all’altezza di questo compito di rappresentanza democratica.

La lista PD Italia Democratica e Progressista è stata promossa dal Partito Democratico, da Demos, dal Partito Socialista e da Articolo 1, il mio partito che ringrazio per la fiducia espressa nei miei confronti anche in questa occasione.

Ci aspetta una campagna elettorale breve, intensa e di grande importanza per il futuro della nostra Italia, in cui sarà fondamentale l’ascolto e il confronto dialettico con le donne e gli uomini del Piemonte orientale.

La nostra lista è portatrice di una visione partecipata di un’Italia più giusta, più solidale, attenta all’ambiente e ai bisogni delle persone e delle imprese e soprattutto proiettata a costruire un futuro migliore per le nuove generazioni.

Un’Italia orgogliosa della sua storia e della sua appartenenza all’Unione Europea portatrice dei valori fondanti della libertà, dell’integrazione e della pace tra i popoli, alternativi alla visione gretta del sovranismo egoista della destra italiana.

Ps

Vorrei rassicurare elettori che mi hanno sostenuto e votato in questi anni nelle province di Alessandria, Asti e Cuneo sul fatto che ogni voto dato alla lista PD Italia Democratica e Progressista sarà utile per l’assegnazione dei seggi della circoscrizione del Piemonte 2, che raggruppa tutte le province piemontesi ad eccezione di Torino e quindi anche il territorio in cui sono capolista.