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ALESSANDRIA. LA MINISTRA NON DOVEVA METTERE QUEL ROSSETTO”PROVOCANTE”. IL QUOTIDIANO ON LINE HA RIVOLTO LE DOMANDE IMBARAZANTI AL SENATORE ANTONIO LA TRIPPA.

Bene non è per sminuire l’intervista e le domande che la giornalista de La Stampa ha rivolto a Bernardino Bosio, ma in questi casi serve un “LUMINARE” delle scienze politiche, dei costumi e delle società, che sono racchiuse in quel vulcano filosofico, sociopatico, ideal politico e surreale che si incarna, illumina il cielo e scoppia con in una notte di fuochi d’artificio, meglio conosciuto come il Senatore Antonio La Trippa.

LA DOMANDA CI SORGE SPONTANEA, MA SE IL QUOTIDIANO LA STAMPA HA INTERVISTATO BERNARDINO BOSIO SUGLI INSULTI SESSISTI PERCHE’ IL QUOTIDIANO ON LINE NON PUO’ RIVOLGERE LE STESSE DOMANDE ALL’UNICO CHE HA VOCE IN CAPITOLO QUANDO SI CHIACCHIERA DI SESSISMO, DI COSTUMI E FACILI COSTUMI O MEGLIO IL MASCHILISTA PER ANTONOMASIA. IL SENATORE, MAI ELETTO DA NESSUNO, ANTONIO LA TRIPPA.

Facebook non è un social su cui i politici alessandrini possono sfogare le loro frustrazioni, i desideri più nascosti e reconditi, ma neppure il rosario prima del funerale e di questo mi perdoni il Vescovo di Alessandria, papa Francesco e tutta la chiesa di Roma.

Facebook è risaputo, lo sanno anche le buche disseminate come a ricordare che stiamo viaggiando su un campo minato, trasformate in voragini lungo la regionale che da Alessandria porta a Torino, non ho sbagliato strada, non ho detto i campi minati che da Alessandria portano a Bagdad o Kabul, ma per quel percorso a ostacoli che tra gaffe e post sessisti ad uso e consumo di porcelloni, assessori, consiglieri comunali ed ex sindaci mai scomparsi dalla scena politica, riciclati nelle partecipate e ai quali consiglieremmo di armarsi di pala e bitume per dare un contributo tangibile al miglioramento della viabilità e agli utenti della strada.

Ma il personaggio pubblico su cui intervisteremo il senatore Antonio la Trippa è Bernardino Bosio, leghista, sindaco in camicia verde di Acqui nei primi Anni 90, che si è reso protagonista di una dichiarazione “d’ammore”, come diceva un tempo il buon Maurizio Gasparri, ex missino, riciclato in A.N. e forzista dell’ultima ora nel “Partito dell’Ammorre”. Per farla breve Bernardino Bosio che già da giovane mostrava un certo interesse per le “fimmine” ha insultato con un post la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, su come organizzare le prove orali della maturitàCondito con evidenti allusioni sessuali.

MA NOI NON INTERVISTEREMO BERNARDINO BOSIO BENSI’ IL SENATORE ANTONIO LA TRIPPA, CHE OIBO’ DI “FEMMINE” SE NE INTENDE E COME!

OVVIAMNETE CI SCUSIAMO IN ANTICIPO CON LA COLLEGA DE LA STAMPA PER L’IMPERTINENZA!

Giornalista: Sen. La Trippa, ma come le è venuto in mente di pubblicare una dichiarazione d’ammore così palese alla ministra Azzolina?

Sen. La trippa: Ma veda che la ministra è abituata alle dichiarazioni d’ammore e quel post lo ha postato per primo il suo stalker di fiducia e io l’ho solo guardato e condiviso, ma cosa vuole che le dica con quella faccia un pò così. quell’espressione un pò così che abbiamo noi che siamo abbiamo visto facebook”.

Giornalista: ma il contenuto di quel post era piuttosto offensivo, non crede?

Sen.La Trippa: Cara la mia giornalista “Comunista” e quando dico comunista mi riferisco alle femministe, sempre in guerra con il mondo, ma animo “Peace and Love” e poi io quel l’ho cancellato quasi subito, mi sono scusato prima con il sindaco leghista di Alessandria e poi con il presidente Amag. E’ vero è vero volevo essere spiritoso, ma la ministra la porto sempre con me, qui sul cuore. Ah Lucia amor ch’a nullo amato amor perdona.

Giornalista: Sen. lei è un ignorante, cita Dante Alighieri e confonde le amate e i personaggi e poi le sembra divertente alludere a una pratica sessuale?

Sen. La Trippa: Ma signorina è l’ammore che mi fa fremere e scrivere i post sulla ministra

UN PICCOLO INCISO PER RIPORTARE ALCUNE DICHIARAZIONI DI BERNARDINO BOSIO.

Citiamo quanto dichiarato da Bernardino Bosio a la stampa: e poi “che cosa avremmo dovuto dire di Nicola Morra quando ha parlato di Iole Santelli?

Una donna morta, a lui le dimissioni non sono state chieste. E poi vogliamo ricordare le battute nei miei confronti durante il processo che ho subito?

E quelle che i Cinque Stelle hanno fatto su Lega e Forza Italia, le battute sul “Vangelo secondo Matteo” nel blog di Grillo.

Se c’è qualcuno che ha iniziato sui social a essere sgradevole sono loro.

Lei sa che con me non sono mai stati teneri, né prima né con i social, bisogna anche dire che era una battuta umoristica.

Poi, se anche dal Pd mi attaccano, io ho carte che tengo ancora custodite gelosamente e le tiro fuori”.

FINE DELL’INCISO, TORNIAMO ALL’INTERVISTA AL SENATORE ANTONIO LA TRIPPA.

Giornalista: Senatore anche i concittadini di Bosio, cittadini molto caldi per via delle Terme, lo hanno criticato aspramente, è stupito?

Sen. La trippa: Qui gatta ci cova, gallina vecchia fa buon brodo e chi vuol sapere, sappia. Insomma se a qualcuno, il sottoscritto in primis, viene in mente di pubblicare le foto della pescivendola che al mercato rionale ha sostituito il parlamento tutto si può fare e nessuno dice nulla. Ma se tocchi argomenti di “pilù’ con certe “fimmine” allora apriti cielo, i lancieri scaglino le lance e gli arcieri le loro frecce che possano trafiggermi il petto. Oh che avete capito il petto non la “patta”, quella è sacra e poi cosa racconto a mia moglie che mi hanno trafitto perché ho dichiarato il mio amore non corrisposto alla ministra. E quella si è incazzata come una Iena e mi ha preso a calci nelle “palle”. E poi scusatemi dobbiamo avere tutti il medesimo pensiero? Viviamo in un mondo omologato?

Giornalista: Sen. La Trippa ma secondo lei fare riferimenti del genere al ministro donna, rientra nel dibattito politico?

Sen. La Trippa: Era un gesto che nasce spintaneo, macché spontaneo spintaneo, un modo spiritoso per dire sei bona, ma che male ho fatto a essere un vecchio che perde le bave dietro le belle donne, ma sa ho avuto molti commenti interessanti da parte di amici maschietti. Tre, però non erano spiritosi. Lei è una bella ragazza, beata lei e io sono qui che rodo, rodo , rodo per il vile destino a cui sono legato. E poi, scusi, lo ha visto. Giornalista da strapazzo l’ha visto quel rossetto? Ah, ma se fossi stato io al posto della Azzolina, non avrei mai messo un rossetto come quello. Ah amor ch’a nulla amato amar perdona, ministra perdona me che ho perso il senno.

Giornalista veniamo alle dolenti note: Sen. La trippa, ma che cosa vuole dire? Che le donne non possono uscire in minigonna perché c’è il rischio di essere violentate. Si rende conto di quello che sta dicendo?

Sen.La Trippa: Guardi in tutta la mia vita le ho amate tutte, belle e brutte, ma sopratutto brutte perché mi facevano sentire come il gallo nel pollaio. Ma nessuna donna potrebbe giurare che le ho rivolto una battuta volgare. Ma si dai che sei bona, fatte palpà, famme vede che nascondi sotto il vestito, ma mai in modo volgare. “Può darsi che la ministra Azzolina possa mettere il rossetto, ma se io devo stare più attento, dovrebbe essere più attenta anche lei. Le ripeto viviamo in un momento difficile. Io volevo solo alleggerire un po’…”.

Giornalista: Senatore lei dovrebbe criticare politicamente la ministra, non le sembra più adatto?

Sen. La trippa: Non la posso criticare perché ardo d’ammore, ma quasi quasi devo ammettere che alcune cose sulla scuola le ha fatte bene.

E poi tutto questo caos mi sembra davvero esagerato, sono i figli e i nipotini del ’68 che creano tutto questo caos nella scuola. Ah, ma quando c’era lui cara lei era tutto diverso. Se sgarravi! Fuori, via, “rauss”. Sei ebreo? raus. sei comunista? “raus”. Sei omosessuale? “raus”.

Tutto questo caos mi sembra eccessivo, ho esagerato e ho chiesto scusa, di queste battute è pieno il web, ma che vuole sarà l’età, l’arteriosclerosi, la demenza senile, ma a volte dimentico di essere un personaggio pubblico. Però a pesarci bene un personaggio del mio calibro manca questa Italia sgangherata, sa io ho governato in “Padania” la “Padania verde agli irti colli”! ma a forza di dire e scrivere stronzate, dimentico di essere un personaggio pubblico, però adesso con tutto ’sto caos quasi quasi mi ricandido, l’ho anche detto a mia moglie che l’Italia ha bisogno di me. L’uomo tutto d’un pezzo che la ministra la prende per il bavero della camicetta e intonando il “Va pensiero” le dichiaro tutto il mio “ammorreeee”

Giornalista. ma sua moglie che cosa le ha risposto?

Sen. La Trippa: E’ rimasta estasiata da tanto ardore poi mi ha dolcemente preso tra le mani l’unico ciuffo di capelli e mi ha staccato un orecchio a morsi. Mannaggia a lei anche i capelli mi ha strappato e adesso sono completamente calvo.

Questa storia porta in se una morale che vale tanto per le femmine che per i maschi.

Qualcuno continua a pensare che se una donna è bella deve per forza essere anche….e non mi esprimo per educazione nei confronti delle donne.

Qualcuno continua a pensare che se una donna veste la minigonna, se in spiaggia veste un costume troppo osé si espone alla violenza fisica e non deve lamentarsi.

Un pò come a dire che se allestisci una vetrina del negozio troppo appariscente e qualcuno te la spacca con una pietra te la sei cercata, forse era meglio la vetrina del droghiere di inizio ‘900.

Ma allora se questa regola vale, allora anche chi rapina le banche è giustificato. In banca ci sono, anzi meglio c’erano, i soldi e allora i soldi li vado a prendere dove ci sono, magari con una pistola in mano!

La giornalista de La Stampa e La Stampa ci perdoni, ma qualche volta la pezza messa per coprire uno strappo è peggio dello strappo o meglio la toppa è sempre e peggio del buco. Bernardino Bosio prenda atto che è fuori tempo e come abbiamo già scritto a lui l’ultima parola anzi la lettera di dimissioni da amag Ambiente perché non è degno di occupare un posto istituzionale.

ALESSANDRIA. EMERGENZA COVID, LE INTERVISTE IMPOSSIBILI AL SENATORE ANTONIO LA TRIPPA.

PREMETTIAMO A SCANSO DI EQUIVOCI CHE IL NOSTRO GIORNALE E’ CONSAPEVOLE DEL GRAVISSIMO MOMENTO DI CRISI SANITARIA IN CUI E’ RIPIOMBATA L’ITALIA E LA NOSTRA PROVINCIA, MA VOGLIAMO PROVARE A SDRAMMATIZZARE UN PO IL CLIMA PLUMBEO CHE CI CIRCONDA.

OGNI RIFERIMENTO A FATTI, COSE E PERSONE E’ PURAMENTE CASUALE E NON INTENDIAMO OFFENDERE NESSUNO CON LE “SCEMENZE” RIPORTATE NELL’INTERVISTA IMPOSSIBILE AL SENATORE ANTONIO LA TRIPPA, MA LA FONTE DI ISPIRAZIONE E’ UN ANANLFABETA FUNZIONALE CHE CI HA FORNITO IL MATERIALE PER QUESTO MOMENTO DI ILARITA’.

Dunque in piena crisi sanitaria e il covid-19 che morde le “chiappe” di decine di migliaia di persone in Italia e oltre 5 milioni nel mondo abbiamo deciso di chiedere all’unico, vero tuttologo di fornirci la spiegazione, i colpevoli e i rimedi a questa pandemia mondiale.

Il Senatore Antonio La Trippa, l’unico rappresentante del popolo mai eletto da nessuno, ma che da sempre vive con lo spirito ed il corpo nei saloni di Palazzo madama.

Domanda: Senatore non la vedo molto bene e poi cosa ci fa in quello scafandro di plastica collegato alla bombola dell’ossigeno?

Risposta: Adesso te lo dico domani. Se c’eri tu ieri prendevi il micron.

Ma senatore va bene che è intubato, ma queste frasi sconnesse che cosa vogliono dire?

Senatore: Giovinotto badi bene che anche se “scafandrato” io la vedo benissimo, ma visto che non posso parlare l’intervista la faccia al mio maggiordomo, al mio portaborse, al mio domestico di fiducia insomma a quella “chiavica” che mi aiuta nei bisogni quotidiani.

va beh Senatore allora l’intervista la faccio a lei, ma risponde “Pepito il bandito”, ma poi perché si chiama in questo modo?

Senatore: Pepito si chiama così perché è un killer, l’assassino della lingua italiana, insomma il più analfabeta funzionale che funziona sempre durante l campagne elettorali.

Ho capito, insomma un deficiente al suo sevizio. Ma intervistiamo “Pepito il bandito”.

Pepito, perché il senatore la apostrofa come un assassino della lingua italiana?

Pepito: be che vuole. Il telefono lo caduto io e quando i topi non ci sono i gatti ballano, ma lei lo sa che questa sera vado a mangiare all’aghiturismo e ti porto un chiosco di banane.

Domanda. Scusi, ma lei è completamente sconclusionato e non si capisce niente di quello che dice.

Allora mi spieghi come ha fatto il senatore a beccarsi il Covid-19?

Pepito: Giovinotto, giornalista e pure comunista guardi che ti veniamo a trovare in mezzo alle sbarre!!! mal ei ce la prototito? Io ho una Xilon e adesso ho il computer rotto il “Sonos”.

Domanda: a parte il fatto che lei mi sembra peggio del senatore, mi spiega da dove trae origine il suo linguaggio e poi mi pareva di aver capito che sa usare il computer e le periferiche?

Pepito: Ha lavorato come un disastro, Ero davanti a un pr pru

Domanda: Un prepuzio?

Pepito: Si, ma fai una fotocopia, no la stampante abbaia troppo e le biro se la mangiano come il pepe.

Domanda: ma il Senatore di che pasta è fatto e secondo lei se la caverà?

Pepito: Che tipo di pasta è? E’ pasta apposta!!! Se se la cava? Quando arriva l’assistente sociale mi faccio fare esplorgativa!!! Però gli chiedo anche se è il Sole che gira intorno alla Terra o è la Terra che gira intorno al Sole? No è il Sole che gira intorno alla Terra. E si che è vero è il Sole che gira intorno alla Terra.

Domanda. A parte che lei è un ignorante, che pensa che la terra è piatta, ma poi lo sa chi era Keplero?

Pepito: Ohhh aveva un cappotto vecchio del 2014, nooo del 2018. Marte guarda questa notizia!?!? Crolla una banconota!!!ma tuche te ne intendi di chitarre, ho scoppiato le casse!!!

Domanda: Pepito ha ragione il senatore che lei è un ignorante, non solo funzionale, ma cronico e non fa nulla per migliorarsi.

Pepito: Hai gomitato? Sei un pilofilo!!! Guarda che ti tiro un calcio dove nasce il sole

Domanda: Andiamo avanti, ma solo perché mi danno detto che sei raccomandato, altrimenti “ciccia” avremmo già finito. Ma per curare il Senatore cosa pensate di fare tu( Pepito), e l’infermiere?

Pepito: Giornalista sei troppo puntiglioso, anzi no pungiglioso. E poi quanti morti sono morti? il Covid? quanti contatti ci sono stati oggi?

Domanda. Non ha risposto alla mia domanda, che cosa intendete fare per il Senatore Antonio La Trippa?

Risposta: Ma tu giornalista dove sei andata? Asterdan!! Ti insegno ad andare sul condizionatore, ma si con la La Nina la Fanta e la Santa Marina, No no a Saint Tropez che si trova mare o montagna? Montagna montagna. A casa mia non ho internet perché non ho il hi fi.

Domanda: scusi non ho capito un fico secco, ma che centrano Amsterdam, Saint Tropez e le tre caravelle di Cristoforo Colombo?

Pepito: C’hai ancora la strapunta? Ho un codice INSISTENTE!!! e hai un etichetta DAVID PALLET perché sai in quel posto si mangia bene, madò_

Domanda: ma pepito cosa hai mangiato in quel posto che si mangia così bene?

Pepito: No io ho bevuto una birra, ma ha più case tu che un teremoto.

Al solito l’intervista è finita in un brodo di “scemenze” perché il senatore si è scelto come collaboratore uno che è peggio di lui.

Speriamo che finita l’emergenza Covid si riesca a fare, finalmente, una intervista seria, ma a proposito senatore non ci ha spiegato come ha fatto a infettarsi?

Senatore. Con un filo di voce il senatore ha raccontato al cronista che: che ci vuol fare eravamo tutti li in spiaggia, tutti amici fidati, a godere la libertà di ballare vicini vicini, a cantare tutti in coro “no esisti coviddi” e eccomi qui con la scafandro del “palombaro”.

IL SOGNO CALCISTICO PASSANDO DAGLI STATI UNITI. ELENA PISANI ”C’E’ SEMPRE QUALCOSA DA MIGLIORARE, SOGNO DI VIAGGIARE GIOCANDO A CALCIO”.

”Se vuoi approfittare di tutto ciò che l’America ha da offrire, non c’è niente che non tu non possa realizzare.” Così diceva Geraldine Ferraro, politica e avvocato statunitense, prima donna ed unica italoamericana candidata alla Vicepresidenza degli Stati Uniti nel 1978.

Così, tre italiane sono partite da casa usufruendo della borsa di studio per realizzare i propri sogni. Il Quotidiano On Line in questa serie di articoli ha intervistato giovani donne, con obiettivi diversi ma con la stessa voglia di impegnarsi per raggiungerli, grazie anche alla stessa e forte passione che le accomuna, il calcio.

Dopo Raffaella Giuliano e Beatrice Abati è il momento di Elena Pisani, classe 1997, Difensore centrale e Capitano della  East Tennessee State University (ETSU)

Ciao Elena, a che età hai tirato il primo calcio al pallone?

Ho iniziato a tirare i primi calci al pallone a 7 anni, da lì in poi mi sono sempre di più appassionata.

Qual è stata la tua prima squadra?

Ho iniziato a giocare al Montesacro Calcio, una squadra di Roma.

In che ruolo giochi?

Sono un Difensore centrale

Hai un calciatore preferito o ti ispiri a qualche d’uno?

Quando ero piccola impazzivo per Materazzi, mi piacevano la sua personalità, la grinta in campo e lo stacco di testa. Ora mi piace molto Sergio Ramos, anche lui per la sua forte personalità in campo, unita a grande tecnica nei tackles e nel colpo di testa; non condivido i suoi comportamenti quando cattiveria e a volte scorrettezza prendono il sopravvento.

Nel femminile mi ispiro molto ad Elena Linari. Mi piace come modello di calciatrice sia dentro che fuori dal campo. Mi piacciono i valori che trasmette, soprattutto la sua umiltà e la sua dedizione a lavorare sodo, spesso in silenzio.

Il ricordo più bello con la maglia della Nazionale?

Matteo Ciambelli

È difficile sceglierne uno… forse la vittoria sugli Stati Uniti alle Universiadi la scorsa estate. Per me era un po’ una questione personale. L’unione del gruppo ha reso la vittoria ancora più bella.

Come sei venuta a conoscenza della possibilità di poter partire per gli Stati Uniti?

L’allenatore della squadra dell’università mi aveva vista giocare al torneo de La Manga in Spagna. In seguito mi ha contattata su Facebook spiegandomi come funzionava il tutto e offrendomi una borsa di studio.

Sbarcata in America ti sei subito ambientata?

Il primo anno è stato difficile, soprattutto il primo semestre quando vivevo con una ragazza inglese che capivo a mala pena.

Ho sofferto molto il distacco dalle persone che mi erano più care in Italia. Inoltre, per me era la prima volta che vivevo lontana da casa quindi ho dovuto imparare in fretta ad essere indipendente e gestirmi da sola.

Ho cominciato a godermi davvero l’America quando ho capito che la mia vita ormai era là e non in Italia.

Com’è la giornata tipo di Elena negli States?

Ti racconto la mia giornata tipo di quest’ultimo anno durante la stagione (agosto-dicembre) e fuori stagione (gennaio-maggio).

– In stagione: in base al programma delle lezioni, al mattino o vado in classe oppure in ospedale per completare le ore di stage. Nel primo pomeriggio allenamento, due volte a settimana doppio con anche palestra. Nel tardo pomeriggio e serata studio.

Si gioca due volte a settimana: venerdì e domenica. Quando le trasferte sono lunghe si parte il giovedì e si rientra la domenica notte dopo la seconda partita.

– Fuori stagione: sveglia alle 5 del mattino per essere in campo alle 6. Allenamento dalle 6 alle 8, doccia e poi diretta in classe. Dopo lezione vado in ospedale per completare qualche ora di stage. Verso le 15 vado in spogliatoio, dove pranzo e mi preparo per la palestra alle 16. Finito il lavoro lì, se faccio in tempo doccia in spogliatoio e poi di nuovo a lezione fino alle 20. Quando arrivo a casa ceno, chiacchiero un po’ con Bea e Raffa e poi a letto presto.

Com’è il rapporto con Raffaella e Beatrice?

Speciale. Ci conoscevamo a malapena prima di ritrovarci in America. Ora posso dire che nessuno mi conosce come loro. Abbiamo passato insieme tantissimi momenti, belli e brutti, che ci hanno permesso di creare un legame davvero forte. Senza dubbio la loro presenza ha reso molto più bella la mia avventura in America.

​Soprattutto con Bea, avendo lo stesso corso di laurea (ingegneria biomedica), trascorrevamo quasi tutta la giornata insieme.

Quali differenze hai notato tra te e le calciatrici statunitensi?

La principale differenza è quella fisica. Atleticamente le americane sono spesso un gradino più in alto.

Per quanto riguarda la tattica viene un po’ trascurata in America, soprattutto a livello di college; noi italiane siamo molto più ordinate e conosciamo meglio i movimenti. Tecnicamente invece dipende dal livello in cui giochi. In America il calcio è lo sport più diffuso tra le ragazze, di conseguenza ci sono giocatrici tecnicamente mediocri fino ad arrivare a giocatrici che hanno un ottimo livello tecnico.

Il mister come lavora? Quali tattiche utilizza?

Viene fatto molto lavoro di corsa e in palestra. L’aspetto atletico è di primaria importanza. Rispetto agli allenamenti a cui ero abituata in Italia, in America facciamo meno esercizi di tecnica e tattica, dedicando invece più tempo a simulazioni di gioco.

Quando sei in campo che atteggiamento agonistico utilizzi?

Mi reputo una giocatrice molto fisica ma anche attenta al gioco. Valorizzo molto la comunicazione nel mio reparto e cerco di dare sicurezza alle mie compagne. In generale sono molto aggressiva in campo e gli 1vs1 sono sfide personali.

Come calciatrice, al netto della tua esperienza in America, hai notato una crescita?

Assolutamente sì. Penso di essere migliorata molto fisicamente e aver lavorato anche sulla mia tecnica, anche se c’è sempre tanto da migliorare. Soprattutto, penso di essere diventata più consapevole dei miei mezzi e di aver sviluppato leadership.

Una volta finita l’esperienza e tornata in Italia in quale squadra ti piacerebbe giocare?

Al momento, considerata la situazione in cui siamo con tutto il mondo bloccato, non mi sento in grado di fare previsioni. Sono aperta a più possibilità, tra cui anche l’estero. Dovrò vedere nei prossimi mesi come evolve la situazione e capire quali possibilità saranno percorribili.

Il tuo sogno nel cassetto?

Ce ne sono tanti… Viaggiare e giocare a calcio sono sempre state le mie due grandi passioni. Quindi forse il sogno più grande è riuscire a viaggiare grazie al calcio, avendolo reso il mio lavoro.

Elena Pisani in chiusura difensiva 1V1
Elena Pisani: recupero palla e progressione
Gol Elena Pisani

IL SOGNO CALCISTICO PASSANDO DAGLI STATI UNITI. BEATRICE ABATI ”SOGNO IL MASTER IN INGEGNERIA BIOMEDICA E LA NAZIONALE MAGGIORE”

Studio e calcio, le italiane che vivono il sogno americano.

Beatrice Abati, Centrocampista ETSU

L’America, una terra dalle innumerevoli possibilità che seppur con i propri difetti sa farsi desiderare e amare dal mondo intero. Chiunque, almeno una volta nella vita, ha sognato di camminare sulle coste stupende Californiane oppure di girare per il centro di New York. Ma c’è chi quel sogno lo vive attraverso lo sport e lo studio, più precisamente calciatrici che dall’Italia e non solo lasciano casa per vivere un’esperienza incredibile ed indimenticabile.

In questo secondo appuntamento, ai microfoni del Quotidiano On Line, si racconta Beatrice Abati, centrocampista della East Tennessee State University (ETSU), classe 1997.

Beatrice benvenuta, Ti ricordi il tuo primo calcio al pallone?

Ho iniziato a giocare a calcio in casa e all’oratorio grazie a mio fratello Alessandro che è tre anni più grande di me. La casa si trasformava in campi da gioco con sedie o ciabatte come porte.

La prima squadra in cui ho iniziato a giocare è stata quella dell’oratorio della mia città in quinta elementare. Da lì, poi, mi sono appassionata e non ho più smesso.

In che ruolo giochi?

Sono un centrocampista centrale, posso giocare sia come mediano che come mezz’ala.

Hai un calciatore preferito o ti ispiri a qualche d’uno?

Si, il mio calciatore preferito è Claudio Marchisio. Da piccola il mio calciatore preferito era Pavel Nedved.

Il ricordo più bello legato ad una partita?

Sicuramente uno dei ricordi più belli è stato giocare il Mondiale in Costa Rica con l’Under 17 e arrivare terze. È stata un’emozione stupenda e unica. Lo stadio era sempre pieno di tifosi.

Negli Stati Uniti, il ricordo più bello è relativo ad una partita giocata lo scorso campionato, quando ho segnato dopo pochi minuti contro una squadra che è la nostra più grande rivale.

Come sei venuta a conoscenza della possibilità di poter partire per l’esperienza negli Stati Uniti?

Negli USA tutte le università tengono in grande considerazione gli sport ed hanno atleti in molte discipline.

L’allenatore della squadra di calcio femminile della ETSU mi ha contattato dopo avermi visto giocare per la Nazionale italiana e mi ha offerto questa opportunità.

Com’è stato il primo impatto con la realtà statunitense?

Il primo impatto con la realtà statunitense è stato abbastanza difficile, soprattutto dal punto di vista della lingua e della lontananza dalla famiglia. Poi, però, in poco tempo mi sono abituata, soprattutto grazie alle altre ragazze italiane che erano già là.

Ci racconti il tuo primo allenamento e la tua prima partita?

Mi ricordo che al primo allenamento non capivo ancora benissimo l’inglese quindi mi facevo spiegare gli esercizi dalle altre ragazze italiane. Alla prima partita, invece, ricordo di essere rimasta impressionata da quanto correvano le avversarie.

Ci racconti il significato dell’Italian Mafia?

Italian Mafia è il nome che abbiamo dato al nostro gruppo di italiane, gruppo che per me è una seconda famiglia.

Quando sono arrivata negli Stati Uniti c’erano già altre quattro ragazze italiane che poi a mano a mano si sono laureate e sono tornate in Italia. Tra di noi stiamo sempre assieme e ci aiutiamo moltissimo. Hanno reso l’esperienza negli Stati Uniti più bella.

È stato difficile rapportarsi con la fisicità delle calciatrici statunitensi?

Diciamo che mi sono abituata bene alla fisicità delle calciatrici statunitensi perché anche io sono una calciatrice che corre molto.

Il mister punta più sulla tattica o sulla fisicità?

Devo dire che abbiamo cambiato da poco il mister. Quello che avevamo prima puntava di più sulla tecnica e sulla tattica provenendo anche lui da un paese europeo, il Galles.

Invece, l’allenatore attuale, che è americano, punta molto sulla fisicità (facciamo tantissimi lavori atletici), senza però trascurare la tecnica.

Qual è il livello del vostro campionato?

Il nostro campionato si chiama Southern Conference. È un campionato delle università di prima divisione, quindi il livello delle squadre è buono, soprattutto dal punto di vista atletico.

Raccontaci, come ti prepari prima di una partita? Hai dei riti scaramantici?

Non ho riti scaramantici. Prima di una partita mi carico e cerco di concentrarmi ascoltando musica.

Conclusa l’esperienza in America, ti piacerebbe continuare a giocare in Italia o andare fuori?

Sinceramente non lo so ancora bene. Mi piacerebbe continuare a studiare (conseguire il master in ingegneria biomedica) e continuare a giocare allo stesso tempo.

Mi piacerebbe poter andare in Inghilterra per finire il percorso di studi e giocare lì per una squadra e poi tornare in Italia a lavorare e giocare.

Il tuo sogno nel cassetto?

Il mio sogno nel cassetto è quello di esordire per la Nazionale maggiore, ma anche conseguire un master in ingegneria biomedica.

Beatrice Abati, progressione palla al piede
Beatrice Abati in chiusura difensiva e dialogo di gioco con Raffaella Giuliano
Gol di Beatrice Abati

IL SOGNO CALCISTICO PASSANDO DAGLI STATI UNITI. RAFFAELLA GIULIANO SI RACCONTA. -L’AMERICA E’ UN’ESPERIENZA DI VITA- IL MIO SOGNO? – TORNARE PRESTO IN CAMPO E PRENDERE UN MASTER-.

Volare negli States per rincorrere i propri sogni.

L’America è sempre stata quel sogno italiano dal sapore dolce, l’idea di lasciare il proprio paese e ripartire da zero per trovare fortuna, oppure, per continuare a coltivare i propri sogni.

Ed è proprio così che da qualche anno alcune calciatrici italiane, grazie ad una borsa di studio, lasciano casa per volare negli Stati Uniti dove possono coltivare e coniugare la loro passione per il calcio e lo studio all’interno del campus. Un’esempio di questa avventura la si può trovare in casa Florentia e Inter con le rispettive Cecilia Re ed Eleonora Goldoni ma oggi ai microfoni del Quotidiano On Line parlerà una delle protagoniste che sta vivendo ancora il sogno a stelle e strisce. Raffaella Giuliano, classe 1998, terzino sinistro della East Tennessee State University (ETSU)

Raffaella come hai iniziato a giocare a calcio? Qual è stata la tua prima squadra?

Ho iniziato a giocare grazie a mio fratello, giocavamo spesso insieme sul terrazzo di casa poi a 8 anni mi sono iscritta, sempre con lui, nella società vicina a casa mia, la Us Caianello, dove ho seguito tutta la trafila. Dopo 5 anni, mi sono trasferita nella società del Napoli femminile.

In che ruolo giochi?

Ho cambiato ruolo al Napoli femminile, che tutt’oggi ricopro ancora, ovvero, terzino sinistro

Devo ammettere che è stata una scelta azzeccata

Il ricordo più bello con la maglia della Roma?

Sicuramente l’aver vinto lo scudetto con la primavera, è sempre stato un mio obiettivo dato che con il Napoli arrivavamo sempre in semifinale senza però riuscire a qualificarci per la finale. Poi anche tutta stagione per me è stata bellissima, eravamo la squadra più giovane e talentuosa che ha saputo farsi spazio e vincere.

Come sei venuta a conoscenza della possibilità di poter partire per il campus sportivo?

Mio padre navigando su internet ha trovato un articolo sull’esperienza che stava vivendo Cecilia Re, attualmente alla Florentia. Per me l’America è sempre stata un sogno, quindi ho mandato una mail al mister chiedendo informazioni sulla borsa di studio, da quel momento ha iniziato a seguirmi durante le partite con la Roma e controllava anche le convocazioni in nazionale. Dopodiché mi ha offerto la borsa di studio e sono partita.

Che genere di avventura stai vivendo negli Stati Uniti? Cosa fai?

E’ l’esperienza di una vita, la più bella e me la sto godendo a pieno dato che è organizzato tutto per il meglio. Le mie giornate sono divise tra allenamenti e lezioni, oltretutto lavoro in una palestra del campus. In questi anni ho creato dei grandi rapporti sia con le mie connazionali sia con le compagne di squadra, c’è un grande scambio culturale dato che ognuna di noi arriva da ogni parte del mondo.

Com’è il rapporto con le tue colleghe italiane e non?

Abbiamo un rapporto bellissimo, facciamo tutto insieme. ci separiamo solo durante le lezioni dato che seguiamo facoltà diverse, per il resto siamo sempre unite. Io nel campus abito insieme a Beatrice Abati e difronte alla nostra stanza c’è Elena Pisani che fino all’anno scorso condivideva la stanza con Eleonora Goldoni. Per me sono come una seconda famiglia.

All’inizio ovviamente è stato difficile perché non parlavo molto inglese ma con il tempo ho saputo farmi apprezzare, imparando a parlare è adesso ho un rapporto bellissimo anche con le compagne di squadra.

Quali differenze ci sono tra calciatrici italiane e calciatrici statunitensi?

Loro sono molto più fisiche e noi più tattiche. Noi siamo in grado di fare la differenza grazie a questo ma loro sopperiscono questa mancanza con il fisico e devo ammettere che sono atleticamente sono più preparate.

Come si svolge la vostra stagione? Contro chi giocate?

Giochiamo in due semestri, uno chiamato Fall che si gioca da Agosto a Dicembre e l’altro si chiama Spring che va da Gennaio a Maggio.

Il calcio gioca da Agosto a dicembre, giochiamo dalle due alle tre partite alla settimana e facciamo parte del campionato NCAA, siamo nella prima divisione della Southern Conference.

E’ diviso in fasi, la prima è la Pre-Season: Amichevoli per il Ranking dell’università; poi si passa al Campionato e in base alla classifica si accede alla fase di Tournament; chi vince si qualifica per la fase nazionale, dove si gioca un vero e proprio campionato nazionale. Noi purtroppo non siamo mai riuscite a qualificarci per la fase nazionale perché dopo una certa fase ti ritrovi a giocare contro università veramente forti.

Raccontaci del gol su punizione, avevi già deciso di metterla lì?

Quella partita si chiama Senior day, dove si celebrano tutti i giocatori dell’ultimo anno. Eravamo tutte sul pezzo ed il calcio di punizione era proprio sulla mia mattonella dunque ho posizionato la palla, ho preso la rincorsa e calciato, fortunatamente è entrata.

Il tuo sogno nel cassetto?

Il mio sogno nel cassetto è di tornare presto a giocare sperando che questa situazione passi presto, comunque voglio prendere un master e continuare a giocare, non mi precludo nessuna esperienza, mi piacerebbe soprattutto in giro per l’Europa.

ROMA. IL PADRONE CHIAMA MATTEO RISPONDE: “RIAPRIAMO LE FABBRICHE E LE SCUOLE”.

Matteo Renzi alla conquista dei titoloni sui giornali mentre l’Italia sta attraversando la peggiore crisi sanitaria dl dopoguerra e si sta preparando a fronteggiare la crisi economica che verrà: “Questo virus ci farà ancora male. Non per settimane, per mesi e mesi. Il vaccino non c’è e se andrà bene torneremo ad abbracciarci tra un anno, se andrà male tra due…”.

Le affermazioni di Matteo Renzi in concorrenza con quelle dell’altro Matteo: Matteo Salvini che una settimana si una no vuole riaprire tutto e poi richiudere tutto scuote la politica con un’operazione demagogica fatta sulla pelle di milioni di lavoratori che oltre ai rischi del contagio devono fronteggiare la scarsità dei mezzi di sussistenza:”Riapriamo. Perché non possiamo aspettare che tutto passi. Perché se restiamo chiusi la gente morirà di fame. Perché la strada sarà una sola: convivere uno o due anni con il virus”.

Matteo Renzi rilascia una intervista sull’Italia, sulle sofferenze e le speranze nel tempo della crisi sanitaria che ha mietuto fino ad oggi oltre 10.000 morti e ha contagiato quasi 100.000 persone.

Matteo Renzi nella sua intervista alterna immagini scioccanti a messaggi politici, ma dimentica che i rischi ai quali sono esposti o lavoratori dell’industria quando devono operare gomito a gomito, quegli stessi lavoratori che in una immagine violenta e grottesca possono essere raffigurati come “la carne da macello” del polo industriale lombardo, dove maggiore è il numero dei contagiati, dei morti e della sofferenza: “C’è l’angoscia, il disorientamento, la paura, l’incertezza. C’è il dolore profondo e senza fine per i troppi morti. Ma c’è anche un’altra storia. Straordinaria e commovente. Una storia di valori. Di umanità. Di impegno. Di coraggio. Le famiglie non escono di casa, ma tornano a pregare. Il mondo che ragionava solo di eutanasia difende la vita senza nessun tentennamento e fa quadrato attorno ai più fragili: gli anziani, i malati…”.

L’ex presidente del Consiglio nella sua intervista non lancia segnali a favore di Mario Draghi, non lancia ultimatum all’Europa pure così distratta ed egoista.

Il pensiero fisso di Matteo Renzi per l’Italia e alla strada che dovrà imboccare.

Ma mentre il bollettino di guerra quotidiano racconta che il Covid 19 ha ucciso quasi mille persone in un solo giorno e oltre10.000 dall’inizio del contagio. Mentre il Papa invita a sostenere chi è costretto a lavorare per il bene di tutti:“perché nessuno si salva da solo” e il Presidente Mattarella ci indica la strada per opporci al cieco egoismo delle politiche economiche neoliberiste di alcuni Paesi Europei, il senatore, Matteo Renzi, dichiara: “Bisogna ripartire. Riapriamo fabbriche e scuole. Non si può aspettare il vaccino.”

Che Matteo Renzi non sia stato mai molto amico della classe operaia, quella che produce, esposta in prima linea nel rischio del contagio lo sappiamo, lo ha fatto capire chiaramente durante i 1.000 giorni in cui ha regnato da sovrano assoluto, in cui ha dispensato solo dei:”Se ne faranno una ragione!”

Per Matteo Renzi bisogna continuare a produrre anche mentre il virus continua a infettare e uccidere migliaia di persone.

Il personaggio politico,Matteo Renzi, al pari dell’altro Matteo continuano a parlare, dispensare pillole avvelenate dimenticandosi di essere senatori della Repubblica, di aver ricoperto cariche istituzionali e di avere una responsabilità sociale anche se questo è un tema sul quale non si sono mai dimostrati particolarmente sensibili, ma parlano purché si continui a parlare di loro per conquistarsi titoloni sui giornali: “Parlate male di me, purché ne parliate”.

A Matteo Renzi hanno risposto epidemiologi e scienziati che hanno liquidato la proposta come dannosa:“E’ una follia!” gli epidemiologi dell’Università di Pisa. E’ assolutamente sbagliato. Non diamo false illusioni e speranze”.  Burioni ha liquidano la proposta di Renzi come dannosa, irrealizzabile. 

Carlo Calenda lo taccia come “poco serio”.

Le reazioni sui social non si sono fatte attendere e qualcuno giustamente lo invita a farsi un giro negli ospedali lombardi, qualcuno gli ricorda che lui in una fabbrica evidentemente non c’è mai entrato e non conosce l’angoscia di chi, costretto a lavorare, ha poi paura di riportare il virus a casa, ai propri cari.

Il dirigente nazionale della Fiom, Michele De Palma, spiega: “certo che vorremmo tutti tornare alla normalità, soprattutto chi vive in piccoli appartamenti, ma tutti fanno la loro parte contro il virus. Solo chi vive in una villa circondato dalla quiete e da tutti i confort non sente l’ansia e la paura di chi è costretto a stare in pochi metri quadri”.

Un altro autorevole sindacalista, Maurizio Brotini, senza mezzi termini ha detto: “I padroni chiamano, Renzi risponde. In barba ad ogni evidenza scientifica, nei giorni del maggior numero di decessi, l’ex Presidente del Consiglio che non vuol rassegnarsi alla fine del suo breve ciclo politico, reclama l’apertura di scuole e di fabbriche. Invece di avere a cuore la salute e la sicurezza dei cittadini italiani mettendo in sicurezza i lavoratori e le lavoratrici, ha a cuore i miseri profitti di una classe imprenditoriale”.

Emanuele Macaluso, parlando di alcune esternazioni di Matteo Renzi, lo ha bollato come”imbecillità politica”.

Il virus si può contrarre anche rimanendo a casa, un minuscolo appartamento di pochi metri quadri o una grande villa piena di confort vicino all’Arno, questo Matteo Renzi lo sa e nell’intervista se ne preoccupa, a modo suo: “Non me lo dica, ho due nonne. Una compie ora cent’anni, un’altra novanta. Io penserò a loro, come tutti noi penseremo ai nostri anziani che non potremo più abbracciare per qualche mese: è terribilmente triste ma saremmo costretti a fare così. La stagione del coronavirus ha un prima, un dopo, ma anche un durante. E nel durante bisognerà fare i conti con la realtà. Per un anno non ci daremo più la mano. Non staremo più attaccati nelle tavolate in pizzeria, si andrà al cinema e al teatro mantenendo la distanza di sicurezza. Si eviteranno i posti affollati e si lavorerà di più da casa. Si vivrà diversamente, ma si vivrà. Bisogna ripartire, però. Perché l’alternativa è chiudersi in casa e morire. Penso spesso a Firenze: dopo la peste del 1348 creò il Rinascimento. Penso che per arrivare al dopo bisogna attraversare il durante. Faremo fatica ma ce la faremo”.

ALGARVE CUP. ”BISOGNA CREDERCI FINO IN FONDO, NEL CALCIO TUTTO E’ POSSIBILE”. PARLA L’EX AZZURRA ANTONELLA CARTA.

Un talento unico della storia calcistica femminile. In vista della finale Italia-Germania, parla Antonella Carta.

Chi è Antonella Carta? E’ una ex calciatrice di calcio a 11 e della nazionale italiana, oggi in Serie C di calcio a 5. All’attivo conta 700 presenze in Serie A con 350 gol, con 11 squadre diverse, alcune delle quali: Roma, Reggiana Milan e Torres. Antonella, ha inoltre vestito ben 120 volte la maglia azzurra siglando 31 reti, indossando anche la fascia da capitano.

Nella sua carriera ha vinto 6 campionati italiani, 7 Coppe Italia, 1 Supercoppa Italiana. Con la nazionale ha alzato al cielo ben 2 Mundialito, nell’84 e nel 1986, quest’ultimo vinto grazie ad un suo gol nella finale contro gli Stati Uniti.

Antonella Carta è sicuramente una delle calciatrici più forti che l’Italia abbia mai avuto ed oggi il Quotidiano On Line ha il piacere di intervistarla sulla recente qualificazione alla finale dell’Algarve Cup delle azzurre capitanate da Sara Gama e allenate da una sua ex compagna di nazionale, Milena Bertolini.

  • L’Italia per la prima volta si qualifica nella finale di Algarve Cup, Le ragazze di Mister Bertolini potranno farcela contro la Germania?
    • Nel calcio tutto è possibile, glielo auguro. Sicuramente sarà una partita difficile, però bisogna crederci, non bisogna mollare. Incontri la Germania che nel passato ha vinto tanto, questo potrebbe essere una gara determinante per vedere la qualità delle nostre ragazze.
  • Facendo riferimento alla sua esperienza, che cosa passerà nella mente delle ragazze?
    • secondo me, quello che passa per la mente di ogni ragazza è la consapevolezza di essere in finale, gran concentrazione, magari poter fare una buona gara, un bel goal e portare a casa una bella vittoria.
  • Chi, secondo lei, potrà fare la differenza durante la finale?
    • Per me il collettivo è fondamentale, tutte insieme per un solo obbiettivo. Anche perché tutte hanno bisogno del sostegno dell’altra ed è quello che vedo in questa nazionale. Brave ragazze!
  • Quale atleta azzurra l’ha colpita di più durante le due gare e perché?
    • Nelle due gare viste, soprattutto nella seconda, è stato il collettivo. Cito qualche nome: Cernoia, Bartoli, Guagni, la giovanissima Mascarello e Cristiana Girelli.
  • Quanto conta la partecipazione della nazionale azzurra all’Algarve Cup in chiave professionismo?
    • Più che in chiave professionismo serve a loro come esperienza. Fare tornei così importanti, aiuta a far crescere e a far capire che il livello sta crescendo, quindi è un invito ad investire sul calcio femminile per permettergli la giusta crescita, finalizzato poi al professionismo.
  • Ultima domanda, Il ricordo più bello che ha legato alla maglia azzurra?
    • Il ricordo più bello fu quando agli Europei del 1997, giocati in Svezia, durante proprio un Italia-Germania feci il goal su punizione, la misi sotto l’incrocio.
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