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ROMA. ENERGIA, IL GOVERNO STERILIZZA GLI AUMENTI.

Energia: il Governo sterilizza, per ora, gli aumenti.

Urgenti misure strutturali ma più eque, che prevedano una tassazione progressiva e una decisa spinta verso la transizione. Come preannunciato il Governo ha preso delle misure per contrastare gli spropositati aumenti dell’energia elettrica e del gas in arrivo con l’autunno.

In assenza di questi provvedimenti, come aveva già stimato l’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, le ricadute dirette per le famiglie sarebbero state di +110 Euro annui per l’energia elettrica e +281 Euro annui per il gas.

Rincari scongiurati da interventi a tutto campo, che spaziano dalla sterilizzazione degli oneri di sistema alla riduzione dell’IVA al 5% sul gas, all’aumento degli sconti per chi ha diritto al bonus energia, gas e idrico.

Ammontano a 3,4 miliardi in tutto i fondi messi a disposizione del Governo per arginare un fenomeno che, però, non rappresenta solo un’emergenza passeggera, ma con cui dovremo fare i conti negli anni a venire.

Solo il 20% degli aumenti è dovuto al maggior costo a cui le imprese devono far fronte per i permessi ETS per l’emissione di CO2. Il restante 80% circa dei rincari è dovuto a un aumento dei costi della materia prima, sulla spinta della riduzione di esportazioni di gas dalla Russia, della minore produzione di energia eolica nel Nord Europa e della forte crescita della domanda a livello internazionale soprattutto dalla Cina.

Questa analisi svela in tutta la sua contraddittorietà le misure adottate dal Governo che stanzia sussidi generalizzati e indiscriminati, per l’energia da fonti non rinnovabili. È vero che si interviene sui bonus, ampliando lo sconto per i nuclei che si trovano in maggiore difficoltà, ma il meccanismo per la sterilizzazione degli oneri di sistema agirà su tutti: i redditi più elevati, anzi, avendo consumi maggiori di energia, beneficeranno più degli altri di tale misura.

Perciò il Governo deve superare misure emergenziali e operare in modo strutturale con misure mirate, che contrastino la povertà energetica e gli aumenti per le fasce più deboli, senza frenare la transizione.

In tal senso è fondamentale, a nostro avviso: – Attuare una rimodulazione e riforma degli oneri di sistema e delle accise sui carburanti. In tal senso è fondamentale eliminare dagli oneri di sistema le voci obsolete e ingiustificate (ad esempio quella che prevede il sostegno dei regimi tariffari speciali per il servizio ferroviario).

Inoltre è necessario applicare l’IVA solo sui costi della materia prima e non su importi già comprensivi di altre tasse. – Spostare alcuni incentivi (a partire da quello per le energie rinnovabili definito dalla componente Asos) sulla fiscalità generale. – Istituire l’albo dei venditori autorizzati ad operare nel settore dell’energia in base a parametri che prendano in considerazione non solo solidità e correttezza e soprattutto il loro impegno nel campo dell’energia sostenibile.

– Disporre una sospensione, in questa delicata fase, dei distacchi per morosità.

– Avviare politiche di sistema che puntino ad affermare, in maniera più decisa e determinata, la transizione nel nostro Paese fine mercato, a partire, in vista dell’abolizione del mercato tutelato, dal ruolo dell’Acquirente Unico, che dovrà poter continuare ad acquistare energia verde per la pubblica amministrazione.

– Definire una politica degli acquisti coordinata e gestita a livello europeo, per un approvvigionamento delle risorse più vantaggioso per gli stati membri.

ROMA. LE DIMISSIONI DI ZINGARETTI. LA BARRA A DESTRA DEL GOVERNO DRAGHI NEL TEMPESTA DELLA PANDEMIA E LA CRISI ECONOMICA.

Le parole sono pietre, pietre scagliate contro la mattanza politica voluta da Matteo Renzi con la complicità di ex renziani, “paraculi” opportunisti buoni per tutte le stagioni e che in tutte le stagioni si ingegnano per arraffare i frutti della logica politica legata ad interessi economici impresentabili.

Le dimissioni di Nicola Zingaretti sono solo un ultimo drammatico passaggio, che testimonia come l’opportunismo politico di certa mala politica perda venti giorni per discutere di poltrone mentre per anni si sono dimenticati degli interessi generali, dei bisogni e le esigenze del paese, paese inteso come persone, lavoratori, studenti, impiegati, pensionati e minoranze portatrici di diritti. La reazione a catena innescata da Matteo Renzi quando ha minato il governo Conte II e con il governo in carica ha minato la credibilità della rappresentanza politico- istituzionale, che è il segno dello sfacelo dell’assetto istituzionale che nasconde le proprie macerie dietro il sorriso enigmatico e minaccioso di Mario Draghi.

Il passaggio di consegne tra Draghi e Conte ha segnato l’attraversamento del confine tra il tentativo, timido, di dare al paese un governo più sensibile alle richieste, alle esigenze, ai bisogni del popolo, funestato nel suo percorso dalla pandemia da covid-19, dalla crisi economica che ne è seguita e dai continui beceri attacchi politici della destra, che invocava aperture e chiusure a giorni alterni a seconda dei sondaggi elettorali, e un chiarissimo spostamento a destra dell’asse politico.

Un passaggio di consegne che liberato un onda distruttrice che mina il precarissimo equilibrio del sistema politico, accelerando con la consegna della campanella nelle mani di Mario Draghi la liquefazione delle forze politiche che compongono l’esecutivo e aprendo contemporaneamente una avventure imprevedibile in cui il 50% degli elettori si dichiarano incerti, privi di rappresentanza politica.

La crisi del governo Conte è stata in assoluto, nel panorama e nella storia politica italiana, la più assurda e suicida che un gruppo dirigente potesse mettere in atto, ma insieme è stata una crisi politica di una logicità palesemente trasparente in cui il potere economico, che costituisce il baricentro del capitalismo protagonista di un trentennio di declino arrogante e straccione, ha vinto e imposto le sue scelte parassitarie e speculative, aggregate intorno a quella che Luciano Gallino aveva chiamato l’impresa irresponsabile, immaginata sul modello delle autostrade che hanno il loro punto di riferimento nei Benetton.

Ma le imprese, che costituiscono la nervatura, la spina dorsale del governo di Mario Draghi, sono tutte rappresentate e ci stanno dentro tutte a partire dagli avvelenatori dell’Ilva, i pessimi manutentori del ponte Morandi, i tradizionali vincitori degli appalti di tutte le “grandi opere”, gli immobiliaristi romani e i robber baron del capitalismo delle reti oltre che alla nebulosa economia padana, che galleggia solo grazie ai bassi salari e all’assenza di qualsiasi resistenza sindacale.

I vincitori veri del 13 febbraio sono loro appoggiati dalla quinta colonna rappresentata da Matteo Renzi, ma che avevano già iniziato a minare alle fondamenta la credibilità di Giuseppe Conte ancora prima che entrasse a Palazzo Chigi, contestandone il curriculum, preoccupati che il suo sguardo si posasse anche solo per un brevissimo momento su quanto sta più in basso. I vincitori che hanno sostenuto l’offensiva Loro di Matteo Salvini per svuotare definitivamente la debolissima spinta anti-establishment che i 5Stelle andavano predicando da anni con i “Vaffa” di Beppe Grillo e della piazza, ma che nella compagine giallo verde aveva subito i primi ribaltamenti, come fu per il Tav Torino-Lione, e per poi scavare un profondo buco nero sotto i piedi del governo giallo-rosso chiedendo, fino dagli inizio della pandemia, di mettere l’economia al di sopra della salute, modello Lombardia che ha poi pagato il prezzo più alto in termini di morti per Covid-19. I veri vincitori del 13 febbraio sono sempre loro che al capitano di mojito, Matteo Salvini, hanno sostituito il capitano di ventura, Matteo Renzi, per realizzare la mattanza finale. Ma farsene una ragione non è il modo migliore per affrontare il nuovo corso economico, che può contare sulla disponibilità di 209 miliardi di euro da spendere, e su cui dobbiamo intervenire per dire la nostra. Ma se l’Italia è questa ed è nelle mani di questa gente qui non vuol dire che dobbiamo gettare la spugna e lasciare che possano depredare impunemente 209 miliardi di euro da spartirsi con tutte le mafie nostrane e straniere.

Il gesto di Nicola Zingaretti è esemplare come ha ricordato Norma Rangeri perché costituisce “la più cruda, eloquente rappresentazione” della eredità lasciata dal passaggio funesto di Matteo Renzi nel Pd, ma anche di come si è trasformato il Paese. Un atto di onestà quello di Zingaretti, di verità.

Le dimissioni di Zingaretti sono la più eloquente operazione di dignità dove le parole sono pietre ed è che ognuno di noi vede e ha continuato a vedere ogni giorno sotto un cielo funesto. Le parole come pietre in cui pesano come un macigno il termine VERGOGNA che rappresenta l’espressione più calzante per denunciare i comportamenti del gruppo dirigente ancora inquinato dall’opportunismo renziano.

Nicola Zingaretti aveva preso in mano un partito moribondo il 17 marzo del 2019, così l’ha definito Cecilia D’Elia, svuotato e traghettato verso la peggiore sponda berlusconiana da più di quattro anni di segreteria renziana, che non ammetteva confronti e dissidenti al pensiero unico dettato dagli interessi del nuovo padrone. La vita nel partito di Renzi che tentava di fondere un corpo con un’anima per quasi 1550 giorni non sarebbe stata possibile senza compiere una trasformazione camaleontica in cui il rischio era di restare invischiati anima e corpo in compagnia di un simile avventuriero della politica. Tanto più che il PD l’anima, un’anima fragilissima, non l’aveva neppure alla sua nascita con lo sciagurato azzardo, nel 2008, di Walter Veltroni che aveva avviato la fusione a freddo con la Margherita immaginando di farne il perno di un bipartitismo italiano, ispirato da un bipolaralismo nato già cadavere, funzionale solo alle politiche berlusconiane della destra.

Al compito di rianimare un moribondo ricoverato in terapia intensiva Zingaretti si era applicato con tantissima buona volontà, anche se spesso senza idee brillantissime, fino a dover scoprire l’inutilità dell’accanimento terapeutico di fronte alla coriacea incapacità di quella parte di dirigenza del partito di rapportarsi alla sofferenza diffusa, lacerante, di buona parte della popolazione, della frustrazione dei militanti del partito a cui è stato negato anche la possibilità di includere quella sofferenza nel proprio orizzonte di pensiero.

L’uso distorto, astuto, nel giorni degli agguati a Zingaretti, che dissemina di indizi mai raccolti dei dati rilasciati dall’Istat sulla povertà assoluta in cui versano oltre 5 milioni di persone, che non hanno neppure il minimo indispensabile per vivere “una vita dignitosa”, un cittadino su dieci.

Un milione di poveri in più per effetto della pandemia e della crisi economica che ne è seguita rispetto allo scorso anno, metà “operai o assimilati”, titolari di un posto di lavoro che non gli permette in ogni caso di vivere dignitosamente e non sono stati ancora stati sbloccati i licenziamenti.

La domanda che legittimamente vogliamo fare alla quella che per anni abbiamo considerato la nostra classe politica dirigente è chi rappresenterà e difenderà quella palude di sofferenza sociale nel prossimo futuro e i tempi durissimi che attendono quella parte di umanità che un tempo chiamavamo orgogliosamente classe operaia?

Chi sarà in grado di sottrarre tanta sofferenza al fascino del demagogo di turno che li ammalia e infine li tradisce?

Chi li metterà in guardia dalla dura legge della protezione sociale in cambio di fedeltà, che è stata nei secoli la tomba di ogni democrazia.

ROMA. LA FANTASIA AL POTERE DAI CAVALIERI AI DRAGHI PASS…SANDO PER FESTE, FESTINI E TAVOLE ROTONDE.

Il governo di Mario Draghi è nato applicando alla lettera il manuale Cencelli dove tutto viene spartito e nulla lasciato al caso.

Con il governo Draghi è iniziata la grande abbuffata di potere condita con 209 miliardi di euro messi a disposizione dalla Ue all’Italia per contrastare la crisi economica seguita alla pandemia da Covid, ma anche per modernizzare il paese, avviare la rivoluzione digitale, riconvertire le industrie fonte di inquinamento ambientale in industrie green, ecologiche che siano in grado di affrontare i temi dei cambiamenti climatici.

Ma qualcuno crede veramente che questa favola verde non diventi invece la fonte di nuove attività speculative, fonte di inquinamento sociale, di corruzione, di nuovo clientelismo e che alla fine i progetti rivoluzionari restino solo tante parole, belle chiacchiere da salotto.

Quello che più salta agli occhi è il ritrovato amore tra le parti politiche in causa, un abbuffata di potere e di poltrone come mai si era visto nella storia italiana dal 1861 in poi.

La lega di Salvini che con un triplo salto carpiato è riuscita a smentire se stesso e gli alleati euroscettici a Bruxelles.

Forza Italia dell’ormai ex cavaliere che ha riproposto e riesumato dall’oblio figure ormai tramontate e destinate al sottoscala che porta in cantina.

Italia Viva che voluto così tanto un esecutivo Draghi con tutti dentro che ne è riamsta esclusa, nessun ministero di peso per Matteo Renzi e i suoi a parte la famiglia per Bonetti.

M5s che nel governo Draghi forti del loro 33% di voti sono stati i veri asfaltati, bastonati, nel nuovo esecutivo con solo 3 ministeri.

Partito Democratico che riesce a raccogliere una buona parte di quanto seminato e porta a casa alcuni ministeri tra i più importanti.

Infine Fratelli d’Italia, ma più che di fratelli bisognerebbe parlare di coltelli, non entrano nel nuovo esecutivo, ma dalle posizioni intransigenti delle scorse settimane e la continua richiesta di elezioni anticipate sono passati a una probabile astensione sulla fiducia, che anche a loro sia venuto quel languorino che più che fame e voglia di qualcosa di dolce.

Fermo restando inalterato il gioco delle tre carte a cui ci hanno abituati l’ex cavaliere e i suoi alleati, che può essere sintetizzato in questo modo: Se il governo funziona i meriti saranno di Berlusconi, impegnato in un lavoro sinergico con gli alleati della Lega e allora l’invito sarà, ovviamente, a votare Cdx perché Berlusconi e Salvini si attribuiranno la paternità di tutti i meriti dell’uscita dalla crisi e dalla pandemia da covid 19. Ma se le cose dovessero andare male, allora, gli elettori troveranno un ottima alternativa in Giorgia Meloni che a gran voce si attribuirà la maternità di non aver partecipato al governo e quindi di non essere responsabile della catastrofe, anzi avanzerà, a maggior ragione, la sua candidatura a leader e salvatrice della patria.

Quindi elettori di Cdx avete ben due alternative: votare Berlusconi e Salvini se le cose vanno bene oppure votare Meloni se vanno male comunque senza affaticarsi troppo e far affaticare il “libero pensiero”.

Per tutti gli altri auguri di più fortuna e per Matteo Renzi, che ha compiuto un vero capolavoro riportando la destra al governo, l’augurio di non riuscire più a mettere piede in parlamento per i prossimi 1000 anni.

ROMA. MARIO DRAGHI VERSO IL COLLE CON LA LISTA DEI MINISTRI.

terminato il secondo giro di consultazioni, in cui tutti, compreso il M5S, sono d’accordo per votare la fiducia a Mario Draghi che lascia presagire una imminente salita al Colle del premier incaricato di formare il nuovo governo.

Il doppio giro di consultazioni con i partiti, le parti sociali e gli esponenti della società civile hanno inequivocabilmente, dopo aver incassato l’appoggio del Movimento 5 Stelle, dato a Draghi il mandato per diventare il prossimo Presidente del Consiglio dei Ministri, che potrebbe salire al Quirinale domani, venerdì 12 o sabato 13 febbraio, permettendo così il giuramento del nuovo esecutivo.

Per mercoledì 17 febbraio è atteso poi il voto di fiducia delle Camere

Il neo premier Mario Draghi sta, in queste ore, definendo la lista di ministri e sottosegretari che daranno vita al nuovo esecutivo tecnico-politico in cui i dicasteri saranno prevalentemente guidati da tecnici mentre si profila una più ampia platea di vice ministri legati ai partiti.

In un rigoroso silenzio lontano dai riflettori il premier incaricato lavora alla squadra e al programma lontano da palazzi della politica senza coinvolgere i leader delle forze politiche che hanno dichiarato fedeltà all’ex governatore della Bce.

Fonti vicine ai partiti che hanno dichiarato la loro disponibilità a votare la fiducia al nuovo governo dichiarano che non c’è stato nessun contatto con il professore, ma si sono limitati a fornire una lista dei nomi da inserire nella lista dei ministri da presentare al Capo dello Stato, Sergio Mattarella.

Secondo le indiscrezioni riportate da LaPresse i nomi dei candidati a occupare i posti da Ministro e vice potrebbero essere: Enrico Giovannini, ex presidente Istat e attuale portavoce dell’Asvis, l’Alleanza italiana per lo Sviluppo sostenibile e Federico Testa, presidente di Enea, che potrebbero ricoprire l’incarico di numero uno del ministero della Transizione ecologica.

Ma per questo ruolo potrebbero essere in lista Catia Bastioli, amministratore delegato di Novamont.

Per il Mise il nome più accreditato sarebbe quello del professore Carlo Cottarelli, ma anche del manager Vittorio Colao.

Mentre ai partiti politiche potrebbero andare i tecnici all’Interno (Lamorgese), Giustizia Cartabia o Severino, Esteri Belloni e Dassù e Istruzione Bianchi.

ROMA. LA MIA ORA DI QUALUNQUISMO. DRAGHI PREPARA LA GRANDE AMMUCCHIATA, LA FAME DI SOLDI NON CONOSCE FRONTIERE.

La mia ora di qualunquismo e dedicata a quanti, messa da parte la propaganda politica elettorale, razzolano nel letame di certa politica.

L’Italia è il paese delle meraviglie, lo sanno le pietre disseminate sulle strade, le buche che ornano le strade principali, i muri cadenti degli edifici scolastici, il paese dove il Covid non esiste,ma mi faccio vaccinare, perché non si sa mai quello che può accadere.

Vignetta realizzata da Giannelli.

L’Italia è anche il paese degli imbroglioni, quelli che percepiscono il reddito di cittadinanza, ma viaggiano in Porsche. L’Italia è il belpaese che va a zoccole, ma difende la famiglia tradizionale; va con i trans, ma discrimina gli omosessuali.

L’Italia è il paese dove puoi guardare un bambino affogare senza fare niente, perché africano, ma lanci una campagna demagogica e strumentale per impedire che una persona in stato vegetativo non possa morire in pace con se stessa e con il mondo.

L’Italia è il paese con la spesa per corruzione più alta di tutta Europa, non di tutto il mondo per fortuna, ma per uno strano meccanismo se rubi un giocattolo rotto da portare in discarica vieni denunciato per furto e licenziato mentre se intaschi bustarelle per favorire gli amici degli amici puoi essere condannato ,ma non licenziato.

Segreti della tecnica, alchimie della politica di un sistema di tutele tutto italiano.

L’Italia è il paese dove la destra politica può essere “coerentemente” eurpeista e antieuropeista, pro euro e contro l’euro, l’importante e che gli euro finiscano nelle tasche giuste, le nostre, quelle degli amici e degli amici degli amici, ma mai di chi ne avrebbe realmente bisogno.

L’Italia è il paese dei vitelloni, ma anche dei morti di fame che fingono avere sempre la pancia piena pronti a puntare il dito contro chi deturpa l’immagine il centro commerciale chiedendo l’elemosina

L’Italia è il paese dei debiti, non del debito pubblico, ma di una montagna di debiti privati che poi ci accorgiamo di non poter pagare, ma chi se ne frega facciamo altri debiti per pagare i debiti vecchi.

L’Italia è il paese dove un politico si può permettere impunemente di citofonare a un ragazzo tunisino per chiedergli se spaccia droga, ma se la droga la spaccia il consigliere regionale del suo partito allora è meglio non citofonare(al consigliere), ma neanche pubblicare la notizia sui gruppi di paese perché c’è sempre qualcuno pronto a puntare il dito contro gli africani e che ci redarguisce per aver pubblicato un post politico lo troviamo, anzi è li che aspetta come il cinese sula sponda del fiume e allora è meglio tornare a citofonare al ragazzo tunisino, che tanto lo sanno anche i muri (perché ce lo ha raccontato l’amica sclerata del kapitano), che spaccia droga.

L’Italia è il paese dove tutti si lamentano perché non arrivano con i soldi a fine mese, ma non si scandalizzano, anzi plaudono, se a Como tolgono le coperte ai clochard e li svegliano lavandoli con gli idranti e se a Torino gli levano anche l’amico a quattro zampe che forse è l’unico che ha mentre nella civilissima Vicenza in pieno inverno gli buttano le coperte nei bidoni dell’immondizia, li bagnano con gli idranti e li multano pur sapendo che non potranno mai pagare.

L’Italia è il paese dove tutte brave persone sperano di buttarsi nel piatto ricco (piatto ricco mi ci ficco), ma solo se non sei un nero o un clandestino.

Insomma viviamo in paese meraviglioso dove tutto è il contrario di tutto e posso rubare 50 milioni di euro e dichiarare tranquillamente che 200 miliardi sono più di 50 milioni e allora perché accontentarmi?

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