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ALESSANDRIA. UNA VIA A GIORGIO ALMIRANTE? IL TRAGICO RICORDO DEL STRAGE DI SANT’ANNA DI STAZZEMA: 560 MORTI, 130 BAMBINI E UN NEONATO DI VENTI GIORNI LE VITTIME DEI CARNEFICI NAZI-FASCISTI.

La città di Alessandria vuole per bocca e richiesta del presidente del consiglio comunale, Emanuele Locci, intitolare una via al repubblichino Giorgio Almirante, che ricopriva la carica di tenente nella repubblica sociale di Salò.

I suoi complici fascisti e suoi alleati nazisti il 12 Agosto 1944 uccisero 560 persone, civili inermi, 130 bambini, il più piccolo di solo 20 giorni.

La città di Alessandria medaglia d’oro della Resistenza vuole davvero fare questo oltraggio alla memoria delle migliaia di vittime del nazi-fascismo?

ANNA PARDINI, LA NEONATA DI APPENA VENTI GIORNI UCCISA DAI NAZIFASCISTI INSIEME AD ALTRI 130 BAMBINI DURANTE LA STRAGE DI SANT’ANNA DI STAZZEMA DEL 12 AGOSTO 1944

Il 12 agosto il generale Max Simon aveva inviato le sue SS e una ventina di fascisti della 36ª brigata “Mussolini”, travestiti con divise tedesche, a Sant’Anna. Partendo dal paese di Mulina fino a quello di Capezzano Pianore, i nazifascisti bruciarono, massacrarono, fucilarono chiunque gli capitasse a tiro.

Quando il 13 agosto 1944 don Giuseppe Vangelisti salì a piedi verso Sant’Anna di Stazzema e Valdicastello immaginava cosa avrebbe trovato ma non era pronto a certe orribili visioni. L’odore di carne umana bruciata anticipava la vista dei cadaveri che, coperti di sangue e di materia cerebrale, spuntavano da ogni casa, da ogni cantina, dalla piazza e perfino dalla chiesa. Lì davanti un rogo di morti ormai carbonizzati esalava ancora fumo. Il prete scattò di nascosto alcune immagini con la sua macchina fotografica, poi tornò indietro per chiedere aiuto.

C’erano troppi corpi da seppellire.Il giorno seguente con altre trenta persone mise sotto terra 400 individui, ma ancora molti mancavano all’appello. Alla fine del conteggio le vittime saranno 560, di cui 130 bambini.Tra di loro la più piccola, di appena venti giorni, era Anna Pardini.Quando le SS entrarono in casa sua, nella frazione di Coletti, era insieme a quattro sorelle e alla madre, il padre era nei campi con un’altra figlia a lavorare per sfamare la famiglia. I soldati della sedicesima Panzergrenadier-Division “Reichsführer” presero le donne e le misero al muro insieme ad altre venti persone, poi aprirono il fuoco.

Anna era tra le braccia della madre, che colpita alla testa cadde aprendo una porta, dietro cui una delle sorelle, Adele, riuscì a rifugiarsi. Si salvò anche Cesira, la maggiore, che cercando tra i morti trovò proprio la sorellina ferita ma ancora viva.La portò subito all’ospedale più vicino, ma per la piccola non ci fu nulla da fare.

Dopo pochi giorni d’agonia spirò.

Anna divenne così il simbolo di uno degli eccidi più sanguinari operati dalle truppe tedesche e dai collaborazionisti della Repubblica Sociale nel corso dell’occupazione in Italia.

A lungo dimenticata, come molte altre, la strage di Sant’Anna dal 2004 al 2007 sarà oggetto di un iter processuale che alla fine dei tre gradi di giudizio condannerà alcuni ufficiali e sottufficiali nazisti all’ergastolo e stabilirà che l’eccidio non fu una rappresaglia ma un atto terroristico premeditato, il cui unico scopo era quello di terrorizzare la popolazione locale ed impedire futuri collegamenti tra i partigiani e gli abitanti della zona.

I dieci ergastoli comminati ad SS ancora in vita (tutti ultraottantenni) non saranno mai scontati, perché la Germania non concederà l’estradizione dei propri cittadini.

Sulla strage è disponibile, nella nostra selezione di libri, Sant’Anna di Stazzema di Toni Rovatti. Lo trovate al seguente link: https://bit.ly/2Vj1U5l

ALESSANDRIA. LA SCELTA VERGOGNOSA: UNA VIA DEDICATA A GIORGIO ALMIRANTE SPORCA LA CITTA’ MEDAGLIA D’ORO DELLA RESISTENZA.

Il presidente del Consiglio Comunale di Alessandria, Dott. Emanuele Locci ha proposto di dedicare il nome di una via a Giorgio Almirante.

Lo stesso Consiglio Comunale ha vergognosamente approvato la richiesta e ora i destini di migliaia di vittime del nazifascismo e di morti assassinati per mano di una banda di delinquenti torna a incrociarsi con i carnefici.

video archivio Quotidiano on line

Ma chi era Giorgio Almirante e di quali crimini si macchiarono i fascisti e gli alleati nazisti?

Giorgio Almirante è stato politico di spicco della Repubblica italiana come segretario storico del MSI dal 1946, prima del 1945 è stato anche segretario di redazione della rivista fascista e razzista “La difesa della razza” (dal 1938 al 1942), nonché tenente dell’esercito di Salò e poi capogabinetto del Ministero della Cultura Popolare della medesima Repubblica di Salò, alleata della Germania nazista.

Almirante che durante la resistenza aveva firmato la condanna a morte di antifascisti e partigiani.

Almirante che da segretario del MSI era stato il fautore della politica del doppio petto: persone per bene in pubblico, ma aggressori e assassini di militanti antifascisti al calare delle luci. All’ombra dei riflettori è stato il responsabile politico della stagione che a ridosso degli anni sessanta-settanta ha provocato la morte e il ferimento di migliaia di militanti di sinistra o più semplicemente persone aggredite a sprangate perché vestivano con abiti riconducibili alla sinistra oppure perché portavano i capelli lunghi. Nei suoi comizi e nelle uscite pubbliche urlava all’ordine e alla disciplina, ma non al rispetto per la Costituzione italiana nata dalla resistenza. Urlava in favore dell’ordine e della disciplina, ma non ha mai spiegato ai suoi elettori che i peggiori delinquenti erano quelli che vestivano la camicia nera di cui era segretario.

Un destino in cui si incrociano le vittime del nazifascismo e i loro carnefici.

E’ inaccettabile che venga dedicata una via ad un uomo che scriveva parole come: “Il razzismo nostro deve essere quello del sangue, che scorre nelle mie vene, che io sento rifluire in me, e posso vedere, analizzare e confrontare col sangue degli altri (…). Altrimenti finiremo per fare il gioco dei meticci e degli ebrei; (…)”. 

ALESSANDRIA. EMANUELE LOCCI A CACCIA DI CONSENSI A DESTRA, VUOLE UNA VIA PER IL FUCILATORE DI PARTIGIANI, GIORGIO ALMIRANTE.

Le proposte indecenti fanno sempre scuola, ma se le si usano per cercare consensi elettorali allora dall’indecenza si passa alla “nausea”. Emanuele Locci, presidente del consiglio comunale di Alessandria, mentre attende le prossime elezioni comunali si posiziona a destra e per trovare consensi facili ha scelto di candidare Giorgio Almirante, a cui intitolare una via, ma forse insieme alla via dedicata ad Almirante bisognerebbe anche pubblicare la lista delle centinaia di partigiani, ebrei, donne, uomini che ha fatto deportare e fucilare.

Emanuele Locci non si limita a fare una proposta nauseabonda, ma la argomenta e per dare risalto alla sua proposta non disdegna di strumentalizzare le parole dell’ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: “Oggi ricorre l’anniversario della scomparsa di Giorgio Almirante. Per me rappresenta un esempio. In questo concordo con Giorgio Napolitano che in occasione del centenario della nascita del leader del Msi, da Presidente scrisse che Almirante “è stata espressione di una generazione di leader di partito che, pur da posizioni ideologiche profondamente diverse, hanno saputo confrontarsi mantenendo reciproco rispetto, a dimostrazione di un superiore senso dello Stato che rappresenta un esempio”.

Emanuele Locci che strumentalizzando le parole di Napolitano e rilanciando per l’ennesima volta il tentativo di ribaltare la storia proponendo una sorta di “revisionismo storico” ha creduto di poter mettere d’accordo tutti.

I commenti sul suo profilo non hanno tardato ad arrivare e alcuni sono stati durissimi, Lina Harja,: “State commemorando un criminale fascista, capo redattore de “La difesa della Razza”, responsabile di rastrellamenti e deportazione degli ebrei italiani e della fucilazione di minatori e partigiani in Toscana?”.

Emanuele Locci mentre dimentica che larga parte della destra italiana non è disponibile a a riconoscere gli errori degli anni di piombo chiede invece di riconoscere gli errori giovanili di assassini e mandanti di assassinii come fu Giorgio Almirante : “Si devono distinguere esperienze giovanili contestualizzate in una vicenda storica da una vita al servizio del Paese. Hanno omaggiato Almirante molte persone di sinistra”.

Replica secco Giorgio Abonante, consigliere comunale P.D.: “Non mi occupo di stupidaggini. Questa proposta dividerà anche a destra, il nostro compito di amministratori pubblici non è di pensare sempre alle prossime elezioni. Fosse per me farei sparire la commissione toponomastica. Ma Locci precisa che la “proposta era già stata inserita in un elenco del 2010 poi cancellato”.

Il sindaco, che non vuole essere coinvolto in un altra bufera dopo le passate esternazioni di Passalacqua, si tiene fuori: “È una decisione che tocca alla commissione toponomastica”.

Locci che vuole riavvicinarsi a Fratelli d’Italia insiste: “Non vedo che polemiche ci possano essere: Almirante è un leader politico rieletto per 40 anni con milioni di voti dagli italiani. Per 11 anni la commissione toponomastica non si è riunita, lo rifarà a giugno vedremo chi voterà. Il senso dello Stato, delle istituzioni, del servizio verso la patria ed il popolo italiano sono iscritti nel dna di Almirante e sono per me, come per generazioni di patrioti impegnati in politica, il faro a cui ispirarsi continuamente”.

L’ex sindaco di Alessandria, Rita Rossa, commenta: “Mi sembra una provocazione, Alessandria è capoluogo della provincia medaglia d’oro della Resistenza. Almirante non ha mai ripudiato il fascismo”. Rita Rossa ex sindaco è lapidaria: “Se si va alla Benedicta o si festeggia il 25 aprile non si intitola una via ad Almirante. Che avesse una statura politica diversa dalla destra di oggi è un fatto. Ma una via intitolata a lui no, e non lo si paragoni a Berlinguer, come qualcuno sta tentando di fare”.

Per il modesto contributo che il nostro giornale da alla storia pensiamo che una via dovrebbe essere intitolata, ma a tutti quei partigiani che hanno dato la vita per la libertà, a tutti i deportati nei campi di concentramento, a tutte le donne e gli uomini incarcerati, torturati e uccisi per ordine di Giorgio Almirante e dei suoi complici.

ALESSANDRIA. IL FASCISMO E’ UN REATO, MA PER I NEO FASCISTI E’ VIETATO CRITICARE GLI STRISCIONI FASCISTI.

L’apologia di fascismo è un reato, il divieto di ricostituzione del partito fascista è sancito nella Costituzione italiana, ma i neo fascisti nostrani ritengono che che nessuno sia in diritto di criticare un loro striscione in cui esaltano la morte dei “camerati” di Acca Larentia.

Uno striscione contro Rita Rossa, che è stato rimosso dalla DIGOS, è comparso sotto casa e fuori dalla scuola dove insegna l’ex sindaco di Alessandria ed è polemica tra il Pd e Fratelli d’Italia.

I FATTI STORICI RIALGONO AL 1978 quando due attivisti del Movimento sociale di Almirante, meglio conosciuto come fucilatore di partigiani, e dalla sua politica, negli anni del dopoguerra, del doppiopetto ( rispettabilità in pubblico, ma aggressioni e violenza a riflettori spenti) che ha portato a una serie infinita di aggressioni contro giovani militanti di sinistra o semplicemente giovani la cui unica colpa era di vestire e sembrare di sinistra.

La denominazione giornalistica descrive quell’episodio come la strage di Acca Larentia in cui due giovani, Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta, furona assassinati in un agguato davanti alla sede del MSI di via Acca Larentia.

Lo stesso giorno, qualche ora dopo, un terzo militante di estrema destra, Stefano Recchioni, venne ucciso da un capitano dei Carabinieri negli scontri scoppiati con le forze dell’ordine, durante una manifestazione di protesta organizzata davanti alla stessa sede di via Acca Larenzia.

Gli striscioni apparsi contro l’ex sindaco di Alessandria Rita Rossa è la continuazione di una polemica all’intervento dell’ex sindaco che criticava il primo striscione apparso in città in cui si esaltava la parola “camerati”:  “Onore ai camerati di Acca Larentia”.

La notizia dello striscione contro Rita rossa è stato reso noto in un post su Facebook dal segretario cittadino del Pd  Rapisardo Antinucci: “ll PD cittadino esprime la più completa solidarietà a Rita Rossa e la più netta condanna per il gesto miserabile compiuto”. 

Solidarietà a Rita Rossa dalle Sardine di Alessandria.