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ROMA. MAFIA E POLITICA: ARRESTATA CONSIGLIERA REGIONALE PER ESTORSIONE CON METODO MAFIOSO.

Il copione del film a cui stiamo assistendo è lo stesso che si ripete da mesi e anni sempre simile a se stesso: rapporti mafia politica con politici troppo spesso collusi con i clan per uno scambi odi favori, pacchetti di voti per appoggiare appalti e richieste economiche a favore di mafiosi, ‘ndranghetisti e camorristi. L’ ex consigliera regionale di centro destra Gina Cetrone è stata arrestata per estorsione con metodo mafioso.

La coordinatrice regionale di “Cambiamo! Con Toti”, ex Forza Italia di Latina, Gina Cetrone, secondo quanto scoperto dagli inquirenti si sarebbe rivolta agli uomini del clan Di Silvio per riscuotere i crediti a favore di una società di sua proprietà.

L’elemento che più inquieta, nella nuova stagione politica, è che ancora una volta a latina, ma è già successo in quasi tutte le altre regioni italiane, le indagini fanno emergere rapporti tra il clan e politici di centrodestra, con la criminalità organizzata pronta a sostenere e cedere pacchetti di voti a disposizione di politici corruttibili in cambio di favori.

La politica Gina Cetrone, ex consigliera del Lazio di Forza Italia e attualmente coordinatrice regionale di “Cambiamo! Con Toti”, finita al centro della cronaca perché è stata arrestata questa mattina insieme ad Armando, Gianluca e Samuele Di Silvio, considerati elementi di spicco del clan Di Silvio di Latina, finito nei mesi scorsi al centro di importanti inchieste giudiziarie che sono arrivate ad accertarne i rapporti con la politica, in particolare con Lega e Fratelli d’Italia.

In manette è finito il marito di Gina Cetrone Umberto Pagliaroli con gli altri indagati che sono accusati a vario titolo di estorsione, atti di illecita concorrenza e violenza privata aggravati dal metodo mafioso.

La politica e gli altri indagati sono stati arresti questa mattina su disposizione del gip del Tribunale di Roma, dopo la richiesta avanzata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma che ha condotto le indagini.

Le indagini fanno emergere un quadro inquietante sul ruolo dell’ex consigliera regionale Gina Cetrone e il marito, un imprenditore attivo nel settore del vetro, che avrebbero non solo utilizzato i Di Silvio per affiggere abusivamente i manifesti durante le campagne elettorali, ma come manovalanza per recuperare i crediti che vantavano nei confronti di altri imprenditori.

La coppia intratteneva rapporti direttamente con Armando di Silvio, conosciuto anche come Lallà, considerato elemento di vertice del clan di sinti italiani molto potente a Latina.

Con Armando sono stati raggiunti dall’ordinanza di custodia in carcere anche i figli Gianluca e Samuele di Silvio.

Gli investigatori hanno aperto un vero e proprio vaso di pandora sull’attività della coppia che si è macchiata di reati gravissimi che vanno dall’estorsione con metodo mafioso, al sequestro di persona, alle minacce per obbligare le vittime a pagare i debiti.


L’episodio più grave nell’aprile del 2016 quando, l’esponente politico e il marito, chiesero l’intervento dei Di Silvio per fare pressioni su un imprenditore in ritardo con il pagamento di una fornitura di vetro.

L’uomo trattenuto contro la sua volontà in casa di Gina Cetrone e del marito, dove l’imprenditore era stato convocato in precedenza, aveva subito le minacce di Armano Di Silvio e dei due figli.

Il giorno dopo l’uomo bonificava 15.000 euro alla VETRITALIA SRL e consegnava 600 euro ai tre uomini per il “disturbo”.