Tag: droga

SIENA. LE STAFFETTE DELLO SPACCIO DI DROGA.

Siena: operazione antidroga “Drug Holiday”

 

Otto persone sono state indagate dagli investigatori della questura di Siena nei confronti di un gruppo criminale che si servivano di pusher reclutati in Albania che ruotavano per sviare eventuali indagini sul trasporto, commercio, vendita, cessione ed illecita detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, cocaina e hashish.

L’indagine “Drug Holiday” dei poliziotti del commissariato di Chiusi-Chianciano Terme è stata effettuata in collaborazione con le Squadre mobili di Siena, Perugia, Arezzo e Brescia ed è partita dopo l’arresto di alcuni spacciatori nel territorio di Montepulciano (Siena).
Pedinamenti, appostamenti ed attività d’intercettazione, sia telefoniche, ambientali e telematiche hanno permesso agli agenti di ricostruire la dinamica dell’attività di un’organizzazione criminale a cui facevano capo gli spacciatori arrestati.

Il gruppo poteva contare su una vasta rete di “clienti” e su immobili, veicoli e telefoni intestati a prestanome per nascondere al meglio tutta l’attività criminale.

Perquisizioni sono state disposte nei confronti di altre 5 persone, emerse durante l’indagine, considerate “collaboratori occasionali” dell’organizzazione e utilizzate  per  la vendita, la cessione e la detenzione delle sostanze stupefacenti.(fonte Polizia di Stato).

ALESSANDRIA. IL BLIZ ANTIMAFIA DI PALERMO, ARRESTI ANCHE AD ALESSANDRIA.






Mafia, blitz a Palermo: nuovo colpo al clan Brancaccio, in 29 finiscono in carcere e due ai domiciliari

Operazione congiunta di Polizia e Carabinieri

17 Maggio 2022

La maxi operazione antimafia a Palermo coordinata tra Polizia di Stato e l’Arma dei carabinieri, su delega della Direzione distrettuale antimafia del capoluogo siciliano, ha portato in carcere 29 persone e 2 ai domiciliari nelle province di Palermo, Reggio Calabria, Genova e Alessandria.

Gli arrestati sonio stati accusati di partecipazione ad associazione di tipo mafioso, detenzione e produzione di stupefacenti, detenzione di armi, favoreggiamento personale ed estorsione con l’aggravante del metodo mafioso.

Gli investigatori hanno spiegato che ” l’operazione a cui è sono seguite le ordinanze di carcerazione segna l’epilogo di una fase operativa già avviata lo scorso 20 luglio, attraverso l’esecuzione del decreto di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Dda di Palermo a carico di numerosi indagati per associazione per delinquere di stampo mafioso ed estorsione aggravata”.

La nuova operazione nasce da un troncone delle inchieste, condotte dalla Squadra mobile di Palermo e dal Servizio centrale operativo, scattate nel 2019 con cui è stato ricostruito l’organigramma del mandamento di Brancaccio e delle famiglie di Corso dei Mille e Roccella, identificando 26 tra vertici, gregari e soldati.

Gli arresti sono stati effettuati a Palermo, Reggio Calabria, Alessandria e Genova.

L’attività investigativa sviluppata dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Palermo ha colpito la famiglia di Ciaculli eseguendo cinque arresti a carico di altrettanti indagati ritenuti direttamente legati ai vertici del mandamento, Giuseppe Greco e Ignazio Ingrassia, e già arrestati durante l’operazione “Stirpe”lo scorso 20 luglio.

Gli investigatori dell’Arma hanno accertato che gli indagati erano in grado di coadiuvare i due boss nella gestione del mandamento e delle attività illecite che alimentavano le casse della famiglia.

L’operazione ha portato al sequestro di una rivendita di prodotti ittici, due caffè e tre agenzie di scommesse per intestazione fittizia di imprese ed esercizi commerciali.


Le organizzazioni mafiose avevano imposto il pizzo a tappeto e coinvolgeva l’intero mondo economico che andava dall’imprenditore edile al venditore ambulante abusivo, nessuno era esente o sfuggiva alle richieste degli esattori di Cosa nostra nel territorio del mandamento di Brancaccio, a Palermo.

Il sistema mafioso emerge dall’operazione di Polizia di Stato e Arma dei Carabinieri che, all’alba di questa mattina, hanno dato esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del capoluogo siciliano su richiesta della Dda, nei confronti di 31 indagati (di cui 29 in carcere e 2 agli arresti domiciliari), accusati di partecipazione ad associazione di tipo mafioso, detenzione e produzione di stupefacenti, detenzione di armi, favoreggiamento personale ed estorsione con l’aggravante del metodo mafioso. Cinquanta gli episodi estorsivi documentati segno dell’asfissiante controllo del territorio esercitato da Cosa nostra

Gli investigatori hanno accertato che le attività produttive della zona sono sempre oggetto di attenzione da parte dei clan mafiosi e molti esercenti, dal piccolo ambulante abusivo fino all’operatore della grande distribuzione, sono soggetti alla pretesa del pizzo quando non addirittura costretti a chiedere l’autorizzazione prima di avviare i lavori o assumere dipendenti al gruppo criminale. Un imprenditore edile, intenzionato ad acquistare un terreno per costruirvi appartamenti e consapevole di doversi assoggettare alle pretese mafiose per poter realizzare le costruzioni senza incorrere in furti, rapine o danneggiamenti, deve necessariamente rivolgersi al boss per ottenerne la protezione.

Le pretese estorsive non hanno risparmiato nemmeno un venditore di sfincione: tipico prodotto della gastronomia palermitana, che dopo aver subito il danneggiamento con l’attack della saracinesca del laboratorio era stato lui stesso a presentarsi a uno degli indagati per mettersi a posto.

Gli esattori del racket agivano senza scrupoli e sempre più sfrontati, tanto da effettuare un ‘sopralluogo ‘ anche in un cantiere edile sorto nelle immediate vicinanze del commissariato di Polizia finalizzato alla successiva eventuale richiesta estorsiva.


I settori di impegno dei clan spaziavano dalle estorsioni, ma non solo perchè per alimentare le casse di Cosa nostra e mantenere le famiglie dei detenuti i boss di Brancaccio puntavano sul traffico di droga.

Il maxi blitz antimafia di Polizia e Carabinieri, che ha portato a 31 arresti tra vertici, gregari e soldati del mandamento, testimonia come la droga resti un’importante voce di arricchimento illecito.

Le sei piazze di spaccio del quartiere Sperone, tutte direttamente gestite o, comunque, controllate dagli indagati, garantivano un vero e proprio tesoretto: circa 80mila euro a settimana.

Nel corso delle indagini sono stati eseguiti 16 arresti in flagranza per detenzione di sostanza stupefacente e sequestrati circa 80 chili di droga tra cocaina, purissima ancora da tagliare, hashish e marijuana per un valore sul mercato di oltre 8.000.000 di euro.

A garantire il rifornimento di parte della droga erano due i calabresi arrestati questa mattina.

ALESSANDRIA. VIA GAETA: GIRA CON IN TASCA ALCUNE DOSI DI DROGA, URINA CONTRO IL MURO E AGGREDISCE I CARABINIERI.

Un giovane di 23 anni ha aggredito i Carabinieri per sfuggire a un controllo, dopo aver urinato contro un muro in pieno centro città e con in tasca alcunedosi di droga.

Un giovane di 23 anni si è reso protagonista di una aggressione contro i Carabinieri in via Gaeta ad Alessandria.

Il giovane è stato fermato per un controllo dopo aver urinato contro un muro, in pieno centro storico, senza curarsi delle persone presenti, ma a notare il fatto anche una pattuglia dei Carabinieri che transitava nelle vicinanze.

Alla richiesta dei militari di mostrare la carta di identità il giovane ha tentato la fuga scagliandosi contro i carabinieri e aa farne le spese un maresciallo che ha riportato la lesione del tendine del dito medio della mano destra.

L’aggressione e il tentativo di sfuggire al controllo è stato notato da alcuni passanti che hanno avvertito i colleghi della pattuglia e aiutato i militari a bloccare il giovane, che oltre ai reati di resistenza, violenza e lesioni nei confronti dei militari deve anche rispondere di possesso di sostanze stupefacenti.

Il maresciallo della compagnia di Alessandria è stato accompagnato al Pronto soccorso e medicato mentre l’aggressore è stato portato in caserma e arrestato.

MILANO. POLIZIA DI STATO. ARMI CLANDESTINE DA GUERRA E 6 KG DI DROGA, 2 ARRESTI.

Milano: armi clandestine da guerra e oltre 6 chili di droga, 2 arresti

 

Milano, arresti per detenzione di armi e droga

I poliziotti della Squadra mobile e del commissariato Sesto San Giovanni di Milano hanno arrestato due pregiudicati per detenzione, porto di armi clandestine, da guerra e per detenzione ai fini di spaccio di 6,3 chili di sostanza stupefacente.

Gli arresti sono scattati al termine delle numerose attività di controllo del territorio finalizzate al contrasto dei reati predatori.

Gli investigatori, durante uno di questi servizi, hanno spesso notato la presenza dei due uomini, rapinatori noti nell’ambiente criminale della zona Quarto Oggiaro, nel territorio di Sesto San Giovanni e Cinisello Balsamo.

Insospettiti dal comportamento dei due hanno iniziato l’attività di osservazione e grazie ai pedinamenti hanno individuato un box auto della zona riconducibile agli arrestati.  i poliziotti durante un controllo hanno notato, nei pressi del box, uno dei due uomini giungere a bordo di una vettura per poi salire a bordo di un’altra auto, risultava rubata.

Subito fermato dagli agenti è stato trovato in possesso di un passamontagna, guanti ed un coltello a serramanico.

Gli altri poliziotti impegnati nel pedinamento del secondo sospettato hanno visto lo stesso aggirararsi nelle vicinanze di alcuni esercizi commerciali in attesa del complice, ma alla vista degli agenti si è dato alla fuga e bloccato bloccato dopo un breve inseguimento durante il quale l’uomo ha tentato di liberarsi di un borsello al cui interno è stata trovata una pistola calibro 38 con matricola abrasa.

La successiva perquisizione del box ha portato al ritrovamento di un’altra pistola, di 5 cartucce, una maschera di gomma, un paio di manette identiche a quelle in uso alle Forze di polizia, una pistola scacciacani e 6,3 chili di hashish suddivisi in 45 panetti e 197 ovuli.(fonte Polizia di Stato)

LECCE. IL CLAN BRIGANTI: ARMI E DROGA, INDAGATE 17 PERSONE.

Lecce: indagate 17 persone del clan Briganti

 

L’operazione “Game Over” condotta dalla Squadra mobile di Lecce ha permesso di indagare 17 persone per i reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, associazione finalizzata al traffico e alla commercializzazione di sostanze stupefacenti, estorsione e violazione della legge sulle armi.

Le indagini, iniziate nel 2019, hanno messo sotto la lente degli investigatori un gruppo criminale conosciuto come clan Briganti il cui capo storico, nonostante fosse in carcere, riusciva a gestire le attività illecite attraverso i propri familiari.

Le indagini hanno documentato episodi di estorsioni sia nei confronti di ambulanti sia di attività commerciali e azioni punitive nei confronti di chi non osservava le regole o di chi, acquirente, pusher o spacciatore di sostanze stupefacenti, non pagava per tempo l’importo della droga acquistata.

Il clan si occupava direttamente dell’acquisto della droga, prevalentemente in territorio albanese, ma anche dell’importazione, dello stoccaggio e della suddivisione, prima della consegna finale ai vari pusher della città e della provincia di Lecce.

Nel corso dell’attività investigativa i poliziotti hanno sequestrato al gruppo criminale anche diverse armi, di provenienza balcanica, tra cui fucili mitragliatori di assalto sovietici, AK47 Kalashnikov e modello M.70 Zastava, oltre a numerose pistole calibro 45, calibro 38 special e relativo munizionamento.(fonte Polizia di Stato).

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