Tag: CRONACA

MILANO. CAPI ULTRA’ ARRESTATI PER TRAFFICO DI DROGA.

Milano: traffico internazionale di droga, arrestati ultra calcistici

squadra mobile

Gli agenti della squadra mobile di Milano hanno arrestato tre persone conosciute nell’ambiente calcistico come capi ultrà, che avevano organizzato un traffico internazionale di hashish e marjuana dal Marocco e cocaina dal sud America.

Del gruppo di trafficanti di droga tre sono finiti in carcere, per quattro è scattata la misura degli arresti domiciliari e a un’ottava persona è stato imposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Le indagini sono iniziate a seguito di un tentativo di omicidio avvenuto nel 2019 e hanno portato gli investigatori sulle tracce di alcuni appartenenti ad un gruppo di tifosi associati tra loro con il nome di “curva sud”.

Lo sviluppo delle attività investigative ha condotto i poliziotti della mobile all’arrestato di uno dei componenti del gruppo di tifosi, trovato in possesso di quasi cinque chili di droga e 9 mila euro in contanti nascosti in un appartamento della provincia di Monza-Brianza.

Le indagini hanno poi preso la direzione della Spagna dove dal Marocco arrivavano hashish e marjuana e del Brasile, dai cui porti partivano i carichi di cocaina.

Il coinvolgimento di Eurojust, la rete europea delle autorità giudiziarie, e al filo diretto con le magistrature francesi e spagnole ha permesso di ricostruire tutto il percorso della droga dalla spedizione all’utilizzo finale da parte del gruppo criminale.

Gli indagati comunicavano tra loro, e con i propri fornitori, tramite telefoni cellulari criptati, con schede telefoniche olandesi, con cui organizzavano la consegna e il relativo pagamento dello stupefacente trasportato dal Marocco all’Italia su camion e furgoni, occultato tra generi alimentari, che veniva poi consegnato nell’hinterland milanese e poi smistato agli acquirenti finali.

Alcuni degli indagati sono stati coinvolti direttamente nel tentativo di trasporto di 360 chili di cocaina dal Brasile all’Italia, ma la droga è stata bloccata a Santos all’interno di un cargo.

Le perquisizioni hanno riguardato le province di Milano, Bergamo, Lodi e Monza-Brianza.(fonte Polizia di Stato).

LATINA. OTTO ARRESTI PER SMALTIMENTO ILLECITO DI RIFIUTI.

Smaltimento illecito di rifiuti, 8 arresti a Latina

rifiuti liquidi

Un gruppo criminale specializzato nello smaltimento illecito di rifiuti anziché trasportare i rifiuti liquidi nelle discariche autorizzate allo smaltimento, sversavano i liquami su terreni o in pozzetti fognari della rete pubblica, senza il preventivo trattamento, apponendo sui formulari di identificazione rifiuti, falsi timbri delle società autorizzate allo smaltimento, allo scopo di attestare il “ciclo del rifiuto” ed ottenere i pagamenti delle prestazioni da parte di Acea Ambiente.

L’indagine condotta da Servizio centrale operativo, Squadra mobile di Latina e Compartimento polizia stradale Lazio, ha permesso di individuare gli appartenenti al gruppo criminale responsabile di associazione per delinquere dedita al traffico illecito di rifiuti, delitti contro l’ambiente e truffa ai danni dello Stato.

L’indagine ha fornito elementi per l’ulteriore contestazione agli indagati dei reati di intestazione fittizia di beni ed autoriciclaggio per il reimpiego nel circuito economico legale dei capitali illecitamente guadagnati.

Il leader del gruppo è finito in carcere, sette complici sono agli arresti domiciliari mentre ad altre due persone è stato notificato il divieto di esercitare attività imprenditoriali.

L’attività investigativa è stata avviata dopo la denuncia, da parte di Acea Ambiente, nei confronti di una società di Ariccia (Roma), che si era aggiudicata una gara d’appalto per l’affidamento del servizio di carico, trasporto e smaltimento di rifiuti liquidi prodotti nell’unità di Acea Ambiente che si trova ad Aprilia (Latina).

Nel corso dell’indagine sono stati effettuati sequestri preventivi di beni per un valore di circa 3 milioni di euro.(fonte Polizia di Stato).

ALESSANDRIA. L’IGNORANZA E L’ARROGANZA UCCIDONO PIU’ DEL VIRUS, MORTA ANNA CARUSO,OPERATRICE SANITARIA NO-VAX.

Qualsiasi commento è superfluo per una morte tanto assurda quanto incomprensibile perché ha colpito una operatrice sanitaria, che la malattia, il dolore e l’infezione lo aveva vissuto perché da due anni gli ospedali sono pieni di pazienti ammalati di Covid19.

L’operatrice sanitaria No Vax dell’ospedale di Alessandria, Anna Caruso è morto per il virus di cui fino ad un mese fa negava l’esistenza: “Il coronavirus? Spero di prendermelo, ma tanto non succede” diceva in un video postato sui social.

Anna Caruso affermava nel video negava l’esistenza del virus e augurava la decapitazione dei politici che ci governano, non potrà farlo perché il virus l’ha uccisa: “Piuttosto che finire la propria vita strisciando meglio farlo in piedi. Chi ci governa è da decapitare”

Nel video pubblicato il 3 novembre, Anna Caruso, 64 anni, operatrice sociosanitaria del reparto di Cardiologia dell’ospedale di Alessandria, residente ad Acqui Terme proseguiva: “Io questo virus, a questo punto, mi auguro di prenderlo, piuttosto che morire strisciando meglio morire in piedi”. “Questo virus lo voglio prendere perché così si potrà dire ok, sono negazionista, sono complottista, ma sono passata attraverso tutto quello che c’era da passare. Io vedo gente,  ci vediamo, ci baciamo, stiamo insieme  e non ci siamo mai presi niente se non la giusta influenza”, diceva l’operatrice ed il destino ha accontentato Anna caruso che sabato mattina è morta, uccisa da quel virus che ha sempre negato: il Covid. 

Anna Caruso certa delle sue tesi negazioniste aveva rifiutato il vaccino, ma la sua presa di posizione di fronte al rischio della salute e la sicurezza pubblica le era costata la sospensione dal lavoro a ottobre e gli altri sanitari sospesi dall’Asl di Alessandria, perché si sono rifiutati di fare il vaccino, sono circa un centinaio, poco più dell’1 per cento di tutto il personale.

Fanatica sostenitrice del capopopolo dei No Green Pass di Trieste, Stefano Puzzer, e assidua frequentatrice delle manifestazioni di protesta dei sabati pomeriggio nell’Alessandrino, postava sul suo profilo facebook un vero e proprio manifesto delle teorie del complotto e c’è da chiedersi se a qualcuno non è già venuto in mente che potrebbe essere stata uccisa per le sue posizioni tanto strampalate quanto assurde e a tratti violente: “Chiediamoci perché siamo chiusi in una bolla che solo l’Italia si è ritagliata. Non ne veniamo fuori perché ci sono dei governi che sono dei venduti. Dell’Italia non è rimasto niente, solo la nostra salute. MI auguro che questa gente venga decapitata”.

Anna caruso sosteneva che l’epidemia da coronavirus fosse finta e serviva ai governi per imporre una sorta di dittatura sanitaria, ma poche settimane fa si è ammalata di quello che per anni è andata negando, fato per cui è stata inizialmente ricoverata all’ospedale Santi Antonio e Biagio di Alessandria, nel reparto Malattie infettive, ma quando le sue condizioni sono peggiorate la donna è stata trasferita prima in rianimazione ad Alessandria e poi a Tortona dove è morta sabato pomeriggio.

Il Nursind, sindacato degli infermieri e del personale sanitario in una nota esprime vicinanza e cordoglio ai familiari: “Esprimiamo vicinanza ai familiari della collega oss dell’ospedale di Alessandria per questa tragedia, ma siamo rammaricati per il fatto, che ancora oggi, possano esistere posizioni non scientifiche”.

Il Covid19, coronavirus, purtroppo non è una invenzione dei politici desiderosi di imporre una dittatura sanitaria, ma una triste realtà che continua a mietere vittime e a diffondersi camminando con le gambe di tanta, troppa, ignoranza e di politici pronti a sfruttare per interessi personali ed elettorali le teorie complottiste e negazioniste.

MODENA. POLIZIA DI STATO. RAPINA A UN PORTAVALORI IN AUTOSTRADA, 4 ARRESTI E 22 INDAGATI.

Modena: rapina in autostrada, 4 arrestati e 22 indagati

Le analisi condotte dalla Polizia scientifica su un capannone usato come deposito per mezzi e armi sono stati scoperti i responsabili dell’assalto al furgone portavalori avvenuto lungo il tratto autostradale di Modena Sud la sera del 14 giugno scorso.

Le indagini hanno accertato che ad attaccare il portavalori, con un carico di oltre due milioni di euro in contanti, era stato un commando armato di circa 15 persone.

L’operazione delle squadre mobili di Modena e Foggia e del Compartimento della Polizia stradale dell’Emilia Romagna, coordinate dal Servizio centrale operativo, ha portato all’arresto di quattro persone nelle province di Foggia e Verona, mentre nelle province di Roma, Foggia, Mantova e Barletta-Andria-Trani sono state eseguite 22 perquisizioni nei confronti degli altri partecipanti al colpo.

La sera del 14 giugno il portavalori era stato affiancato da un’auto con a bordo alcune persone travestite e armate di kalashnikov, che avevano iniziato a sparare all’altezza della fiancata anteriore sinistra diversi colpi provocando l’urto del mezzo contro il guardrail e il new jersey contro cui si era arrestato il furgone. Contestualmente, nella stessa direzione di marcia, erano sopraggiunte altre 4 autovetture, tutte rubate, poi date alle fiamme dagli indagati.

I rapinatori avevano sparato numerosi colpi di arma da fuoco contro il parabrezza del furgone dentro cui erano ancora sedute le Guardie Giurate e lanciato due ordigni esplosivi mentre altri complici avevano tentato di aprire il lato posteriore del portavalori utilizzando un flessibile.

Sulla careggiata opposta, a circa 5 chilometri di distanza, altri complici, armati di fucili mitragliatori, avevano bloccato le 4 corsie di marcia dando alle fiamme altre tre auto rubate.

Per non ostacolare le fasi della rapina i malviventi avevano incendiato due mezzi di privati cittadini, costretti con le armi a scendere dai propri veicoli in mezzo all’autostrada e, nello stesso tempo avevano bloccato minacciandoli sempre con le armi, alcuni conducenti di autoarticolati per farli posizionare di traverso sulla carreggiata.

Per ritardare l’arrivo delle Forze dell’ordine ed impedire l’arrivo di altri automobilisti, i rapinatori avevano messo nei due sensi di marcia le bande chiodate, causando code chilometriche fino alle 4 del mattino.

L’attività d’indagine, per la quale è stata impiegata una complessa strumentazione tecnica, ha consentito di individuare nelle settimane successive, il capannone utilizzato dal gruppo criminale per il deposito dei numerosi mezzi rubati impiegati nell’assalto e di recuperare uno dei veicoli impiegati per la fuga, al cui interno veniva sequestrato un mitra del tipo Ak47, utilizzato per esplodere i numerosi colpi contro il furgone portavalori.

L’analisi condotte dalla Polizia scientifica di Bologna e Modena nel capannone ha permesso di individuare i quattro arrestati: la persona che aveva pedinato, poco prima dell’assalto, il furgone porta valori, avvisando il commando dell’ingresso in autostrada del bersaglio e il complice che aveva affittato il capannone nel comune di Castelnuovo Rangone (Modena) utilizzato quale base logistica.

Tra loro anche uno degli l’ideatori ed organizzatore della rapina che ha partecipato materialmente all’assalto.  

Tutti e quattro gli arrestati sono originari della provincia di Foggia, di cui uno, domiciliato a Verona, era già sottoposto agli arresti domiciliari per una tentata rapina commessa a Lonigo (Vicenza) a gennaio scorso.(fonte Polizia di Stato).

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