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CAGLIARI. NAVI E BENI SEQUESTRATI PER OLTRE 64 MILIONI DI EURO.

I Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Cagliari hanno dato esecuzione ad un provvedimento con il quale è stato disposto il sequestro preventivo di due navi traghetto, nonché di beni mobili, immobili, quote societarie e disponibilità finanziarie per un valore di oltre 64 milioni di euro, nei confronti di due imprenditori e due società operanti nel settore della navigazione e del noleggio di mezzi di trasporto marittimo.

I reati ipotizzati sono quelli di concorso in truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, turbata libertà degli incanti, frode nelle pubbliche forniture, falsità in atti pubblici e attentati alla sicurezza dei trasporti. Oltre alle responsabilità penali delle persone fisiche, sono contestati illeciti amministrativi per fatti dipendenti da reato, in base alla normativa sulla responsabilità degli enti.

Le attività costituiscono l’esito di una complessa indagine condotta, a partire dal 2019, ad una compagnia di navigazione sarda. Tra i requisiti, tuttavia, prescritti per poter partecipare e aggiudicarsi la gara i concorrenti avrebbero dovuto adibire unità dotate di stringenti caratteristiche strutturali volte a consentire il traghettamento, in condizioni di sicurezza, di merci pericolose e passeggeri, tutelando e garantendo, in particolare, le pari opportunità, in termini di accessibilità e di mobilità a bordo delle stesse navi, anche alle persone a mobilità ridotta (“P.M.R.”). Gli approfondimenti investigativi e le ispezioni svolte dal Nucleo di Polizia di Cagliari con l’ausilio di ingegneri navali, nominati consulenti tecnici dal magistrato inquirente, hanno definitivamente confermato l’ipotesi investigativa, evidenziando la inidoneità tecnica dei traghetti utilizzati, soffermatasi sul concreto rischio sussistente per l’incolumità delle P.M.R. in caso di evento avverso, come un naufragio o un incendio fortunatamente mai verificatisi.

Oltre alle carenze tecniche e strutturali delle unità navali considerate, le indagini hanno permesso di rilevare come le suddette difformità non fossero mai state sanate. Gli accertamenti hanno fatto rilevare l’avvenuto ricorso a sostituzioni irregolari del traghetto designato per le tratte “Carloforte/Portovesme” e “Carloforte/Calasetta”, non autorizzate preventivamente dalla stazione appaltante. L’ammontare delle contribuzioni pubbliche indebitamente percepite nel periodo 2016- 2020, quantificato in oltre 54,1 milioni di euro, è stato sequestrato nei confronti della società di navigazione aggiudicataria e degli indagati.

Ulteriori 9,9 milioni di euro sono stati invece sequestrati alla società di noleggio delle imbarcazioni riconducibili ai principali indagati. Secondo la ricostruzione investigativa, gli indagati, interponendo una seconda società di servizi, hanno fornito alla compagnia di navigazione indagata ulteriori 3 navi necessarie per partecipare alla gara, pur essendo consapevoli che le stesse non avessero i requisiti previsti dalla gara. La cessione delle unità navali, avvenuta attraverso la previsione di specifici canoni di locazione, ha in tal modo fatto confluire parte delle somme introitate dalla Regione Sardegna sui conti della società noleggiatrice.

TORINO. TRAFFICO ILLECITO DI RIDIUTI METALLICI E AUTORICICLAGGIO, 15 ARRESTI E SEQUESTRI PER OLTRE 130 MILIONI DI EURO.

Nella mattinata odierna i militari della Guardia di Finanza di Torino, hanno dato esecuzione, nell’ambito dell’operazione “FERRAMIÙ”, ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti di 15 persone (10 in carcere e 5 ai domiciliari), appartenenti ad una associazione per delinquere di matrice internazionale finalizzata al traffico illecito di rifiuti metallici e all’autoriciclaggio.

Durante le perquisizioni nei confronti di decine di soggetti e società, sono stati messi sotto sequestro preventivo beni per oltre 130 milioni di euro, tra cui disponibilità finanziarie, immobili, veicoli e quote societarie riconducibili agli indagati. Le indagini hanno consentito di individuare un sodalizio criminoso, a carattere transnazionale, che reperiva sul territorio nazionale rifiuti metallici acquistati “in nero”, predisponendo poi la “copertura” documentale e contabile volta a farli apparire come rottami lecitamente acquistati da imprese aventi sede all’estero, che ne attestavano falsamente la regolarità secondo i requisiti richiesti dalla normativa dell’Unione europea.

Successivamente, tali rifiuti venivano consegnati a fonderie o altre società commerciali del settore per essere reimmessi nel circuito produttivo. Affinché i rottami metallici non siano qualificabili come “rifiuto”, il produttore deve redigere e trasmettere ad ogni cessione una “dichiarazione di conformità”, al fine di consentire, in ogni momento, l’individuazione dell’origine del rottame e, dunque, la tracciabilità dello stesso.

Le investigazioni, avviate nel 2018, hanno preso spunto dall’approfondimento di una segnalazione di operazione sospetta riguardante anomale movimentazioni finanziarie intercorse tra un’impresa avente sede nella Repubblica slovacca ed un’azienda operante nel torinese, con sede secondaria in Campania, per attività di commercio di materiale ferroso. L’organizzazione criminale si è rivelata particolarmente complessa e articolata in quanto caratterizzata da una molteplicità di uffici, persone coinvolte, ruoli, mezzi utilizzati, imprese di trasporto, società italiane e straniere e sarebbe stata così appositamente modulata per consentire, attraverso la formazione, la redazione e l’utilizzo di documentazione totalmente falsa, l’illecito traffico di ingentissimi quantitativi di prodotto.

Complessivamente, dal 2018 sarebbero state movimentate circa 18.000 tonnellate di rifiuti metallici. I finanzieri hanno tracciato l’attività commerciale e finanziaria formalmente posta in essere dalle entità estere. Sul piano giudiziario, è stata attivata l’Agenzia dell’Unione europea Eurojust per il coordinamento delle indagini oltre confine e l’esecuzione delle attività di custodia cautelare e perquisizione in Repubblica slovacca e Ungheria.

SIENA. ESEGUITE 15 MISURE CAUTELARI E SEQUESTRI PER 15 MILIONI DI EURO CON L’OPERAZIONE HIDDEN PARTNER.

Dalle prime ore della mattinata numerosi militari coordinati dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Siena stanno dando esecuzione ad un provvedimento cautelare personale e reale con il quale sono state disposte 5 misure, fra coercitive e interdittive, nei confronti di altrettanti soggetti e il sequestro preventivo di beni mobili ed immobili per un valore di circa 14 milioni di euro. Agli indagati vengono contestati a vario titolo i reati di autoriciclaggio, reati tributari, societari e di corruzione e contro il patrimonio.

La complessa ed articolata operazione ha avuto origine dal monitoraggio degli investimenti provenienti dall’estero, soprattutto nel settore della ristorazione, dei bar e nel settore immobiliare ma non solo, in special modo nel capoluogo cittadino ma anche in altre città come Firenze, Roma e Milano, ad opera di un cittadino straniero il quale da anni aveva individuato, anche nella Provincia di Siena, il luogo ideale per investire parte dei cospicui flussi di denaro generati dalla filiera del petrolio proveniente dalla Russia.

Gli accertamenti infatti hanno fatto emergere l’interesse dell’imprenditore all’acquisizione, fra le altre, di numerose società attive nel settore della ristorazione con esercizi commerciali presenti nelle più note piazze del centro storico di Siena e da ultimo di Firenze e Milano. Nel dettaglio sono state attenzionate dagli investigatori due prime linee di finanziamento anomale (per oltre 11 milioni di €) veicolate attraverso conti correnti stranieri verso una holding nazionale all’epoca dei fatti con sede a Siena.

I risultati di ciò hanno consentito di poter avviare attività investigative alla ricerca dell’origine dei rilevanti fondi investiti, tramite la società holding senese, sul territorio provinciale di Siena, Firenze e Milano.

Tale attività, in collaborazione con EuroJust, ha visto interessati numerosi Stati esteri a vario titolo coinvolti dai flussi documentali e finanziari (Svizzera, Cipro, Estonia, Lettonia, Francia, Isole Vergini Britanniche, Federazione russa e Austria per citare le principali) i quali hanno permesso di acquisire direttamente in tali territori stranieri, con accessi, perquisizioni, sequestri, escussioni ed acquisizioni documentali eseguiti, congiuntamente con il Pubblico Ministero titolare dell’indagine, dalla Guardia di Finanza di Siena e dalle forze di polizia straniere coinvolte.

L’esito della complessa e laboriosa analisi della documentazione acquisita, dell’accurato riscontro delle dichiarazioni rese dai soggetti d’interesse, nonché dell’attività tecnica eseguita è stato possibile far emergere:

a. plurime e rilevanti condotte evasive almeno per gli anni 2014 e 2015 commesse all’estero (Estonia), e dunque a livello infracomunitario, per oltre 50 milioni di euro, secondo lo schema della pianificazione fiscale aggressiva riconducibile alla c.d. stabile organizzazione occulta, che ha consentito di sottrarre ingenti basi imponibili alla tassazione in ambito comunitario il tutto attraverso la fittizia localizzazione delle società in Stati a fiscalità privilegiata (Isole Vergini Britanniche);

b. condotte di auto riciclaggio, in considerazione del fatto che l’imprenditore straniero ha dapprima trasferito le somme provenienti dall’illecito risparmio d’imposta in società di diritto estero per poi reimpiegarle, sotto forma di finanziamenti, nella società nazionale al fine di consentire a quest’ultima l’acquisizione delle attività di ristorazione e bar e di importanti compendi immobiliari;

c. reati societari afferenti alla non corretta esposizione in bilancio dei finanziamenti provenienti dall’estero commessi dagli amministratori di fatto e di diritto della holding senese (per 2 di questi è stato disposto il divieto di esercitare uffici direttivi nelle persone giuridiche e nelle imprese);

d. reati fiscali, riconducibili al trattamento contabile riservato ai finanziamenti esteri verso la società senese;

e. numerosi episodi di appropriazione indebita da parte degli amministratori della holding senese, in concorso con i rappresentanti legali di altre società nazionali, che si sono appropriati di svariati milioni di euro nella disponibilità della holding per effettuare alcune operazioni societarie e commerciali, di natura puramente speculativa;

f. episodi di corruzione commessi da alti funzionari pubblici destinatari rispettivamente della misura del divieto di dimora e della sospensione dall’esercizio delle pubbliche funzioni;

g. il coinvolgimento, in un episodio di corruzione, di un agente in servizio presso il Comando della polizia locale di Siena. Per tale condotta l’agente è stato destinatario di un provvedimento di sospensione dall’esercizio delle pubbliche funzioni.

Fra i beni sequestrati per circa 14 milioni di euro, in relazione ai reati di autoriciclaggio e ai reati tributari emersi, sono presenti disponibilità liquide, immobili di pregio tra Siena, Roma e Firenze, e le quote di una società che controlla numerosi ristoranti e bar situati nel centro storico di Siena, Firenze e Milano. In relazione ai delitti di corruzione sono stati sequestrati beni per un valore di 370.000 euro circa fra disponibilità liquide e beni immobili.

FROSINONE. SEQUESTRATE OLTRE 14 TONNELLATE DI ESPLOSIVO E L’IMPIANTO DI PRODUZIONE.

I Finanzieri del Comando Provinciale di Frosinone hanno proceduto al sequestro di oltre 14 tonnellate di esplosivo detenute senza l’adozione delle necessarie cautele.

Le Fiamme Gialle del Gruppo di Cassino hanno individuato un’attività di trasbordo di una ingente quantità di esplosivo da un furgone ad un autoarticolato, entrambi di proprietà di una società di produzione di materiale esplosivo, effettuata all’interno di un’area di parcheggio di Cassino aperta al pubblico ed adiacente a esercizi commerciali e abitazioni private.

Per questo di attività è necessaria la presenza di una guardia giurata di scorta e delle prescritte autorizzazioni e comunicazioni alle competenti Autorità, cosa che i finanzieri hanno scoperto non essere presenti. Le operazioni di controllo per acquisire elementi sulla presenza di possibili violazioni in materia ambientale nella gestione del sito di produzione sono state svolte dalle Fiamme Gialle della città che hanno richiesto l’intervento dei Vigili del Fuoco del Comando Provinciale di Frosinone e dei funzionari dell’Arpa Lazio. I quali hanno riscontrato l’assenza delle prescritte autorizzazioni per l’immissione di fumi nell’atmosfera e per lo scarico delle acque reflue industriali.

Al termine delle operazioni di servizio, i Finanzieri hanno proceduto al sequestro di oltre 14 tonnellate di esplosivo, di tipo mina, mentre il rappresentante legale della società – V.M. di anni 85, è stato deferito all’Autorità Giudiziaria di Cassino per la fattispecie di “Fabbricazione abusiva di materiale esplodente” e per reati in materia ambientale.

L’eventuale esplosione del materiale sequestrato durante le operazioni di trasbordo avrebbe sicuramente provocato seri danni alle persone, alle abitazioni e ai locali commerciali ubicati in un’ampia area, coinvolgendo, altresì, la circolazione dei veicoli lungo l’autostrada Roma – Napoli.

MILANO. BANCAROTTA FRAUDOLENTA, ESEGUITO UN ARRESTO E SEQUESTRI PER CIRCA 6 MILIONI DI EURO.

Nel corso della mattinata la Guardia di Finanza ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un soggetto residente a Bareggio (MI), già noto alle forze dell’ordine e alle cronache locali.

Bancarotta fraudolenta - Eseguito un arresto e sequestri per circa 6 milioni di euro

Unitamente alla misura di custodia cautelare le Fiamme Gialle sono state effettuate una serie di perquisizioni ed eseguito un sequestro preventivo d’urgenza su beni nella disponibilità dell’indagato per un valore complessivo di circa 6 milioni di euro, tra cui numerosi conti correnti, cassette di sicurezza, orologi di pregio, immobili ed autovetture.

Le complesse indagini, condotte dai Finanzieri della Compagnia di Magenta e coordinate dai Pubblici Ministeri hanno consentito di scoprire l’esistenza di un gruppo societario di fatto, riconducibile all’arrestato e alla sua ditta individuale, che ha visto coinvolte nel tempo varie società di capitali operanti nel settore delle carrozzerie ed autonoleggi in diversi Comuni dell’hinterland milanese (Bareggio, Magenta, Parabiago, San Giuliano Milanese, Cinisello Balsamo, Vigevano).

Secondo uno schema illecito reiterato nel tempo, l’indagato svuotava ciclicamente le predette aziende, in parte trasferendone gli assets aziendali a nuove società intestate a prestanome, aventi anche le medesime sedi e gli stessi dipendenti, e in parte distraendone il patrimonio per scopi personali, attraverso pure una immobiliare, formalmente intestata al padre e usata come “cassaforte” del gruppo.

A fronte di un passivo fallimentare di oltre 3 milioni di euro a danno dei fornitori e soprattutto dell’Erario, le Fiamme Gialle magentine hanno dimostrato distrazioni ingiustificate per un milione e quattrocentomila euro.

Oltre a ciò il collaudato sistema fraudolento aveva permesso di sottrarre al Fisco altri 4,5 milioni di euro e di omettere i versamenti dovuti per complessivi 8 milioni.

Nel valutare l’adozione della misura cautelare, l’A.G. ha tenuto conto della particolare pericolosità del soggetto e della sua spregiudicatezza, manifestata anche nell’occultare le scritture contabili e nell’approfittare artificiosamente degli istituti di rateizzazione dei propri debiti tributari e di dilazione delle procedure prefallimentari previsti per l’emergenza COVID-19, durante la quale l’arrestato ha anche sfruttato l’oggetto sociale e il codice ATECO di una di queste società per la commercializzazione di mascherine.

FERRARA. DISTRATTI OLTRE 400 MILA EURO DI FONDI PUBBLICI NELLA GESTIONE DEI CENTRI DI ACCOGLIENZA.

Sono cinque le persone che hanno ricevuto l’informazione di garanzia a seguito delle indagini svolte dalla Guardia di Finanza di Ferrara, nei confronti di una cooperativa ferrarese che gestisce centri di accoglienza per migranti. Il presidente, il vice presidente ed un consigliere sono stati indagati per truffa aggravata, falso e inadempimento contrattuale in pubbliche forniture, per la gestione fraudolenta del servizio di accoglienza per gli immigrati. Analogo avviso è stato notificato anche ad un dirigente della Prefettura di Ferrara e a un funzionario del Centro Servizi alla Persona ASP Ferrara, per aver omesso un adeguato controllo della qualità dei servizi erogati dalla cooperativa nell’ambito del “progetto di accoglienza migranti richiedenti protezione internazionale”.

L’indagine denominata “Ventisette e cinque”, corrispondente alla quota spettante per l’accoglienza del singolo migrante, ha messo in luce un articolato meccanismo illecito attuato dai tre amministratori della società, che gestivano ben cinque “Centri di Accoglienza Straordinari”, fra Poggio Renatico e Vigarano Mainarda. I finanzieri hanno scoperto che gli indagati, con artifizi e raggiri, hanno omesso di stornare dalla contabilità della cooperativa le spese di natura personale e i prelevamenti di denaro utilizzati per pagare viaggi, personal computer, televisori di ultima generazione, ristoranti e capi di abbigliamento di prestigiosi marchi. Fra novembre 2017 e settembre 2018, i tre hanno distratto oltre 400 mila euro di fondi pubblici destinati al progetto.

Tutto questo a scapito dei servizi erogati ai migranti, in palese violazione delle norme previste nella “Convenzione per la prima accoglienza dei cittadini stranieri temporaneamente presenti sul territorio di Ferrara richiedenti la protezione internazionale”, sottoscritta nel 2017 fra la Prefettura di Ferrara e l’ASP Ferrara.

Le indagini hanno evidenziato un quadro probatorio portato all’attenzione del Pubblico Ministero, circostanziato nei fatti da gravissime carenze igienico-sanitarie (come la presenza di topi e scarafaggi con la conseguente contaminazione delle provviste alimentari), la mancanza di cibo e vestiario, di lenzuola, di presidi medici di sicurezza ecc. Per questi fatti, i vertici della cooperativa dovranno rispondere anche del reato di “inadempimento di contratti di pubbliche forniture”, perché in frode agli obblighi assunti con la Pubblica Amministrazione, non hanno provveduto all’esecuzione dei contratti di fornitura, facendo mancare ai migranti i livelli di assistenza previsti dalla “convenzione”.

Non solo, gli amministratori della cooperativa, hanno anche alterato i registri “presenza”, documentando falsamente sia le assenze sia le presenze dei migranti, al fine di ottenere fondi non spettanti che l’ASP, tratta in inganno, ha erogato per oltre 10.000 €, sulla base di fatture non veritiere.

Di “abuso d’ufficio”, dovranno rispondere il dirigente della Prefettura di Ferrara e il funzionario dell’ASP Ferrara, perché in concorso fra loro, con più azioni esecutive dello stesso disegno criminoso, hanno, nello svolgimento delle loro funzioni pubbliche, violato i principi del “buon andamento ed imparzialità della Pubblica Amministrazione”, omettendo non solo i controlli nei confronti del “centro di accoglienza”, ma preavvisando i soggetti destinatari degli stessi e suggerendo loro la compilazione non veritiera di alcuni documenti e modifiche fraudolente dei registri “presenza”.

Il protrarsi delle situazioni di irregolarità riscontrate, è stato possibile anche a causa della mancata adozione da parte del personale preposto della Prefettura di Ferrara e dell’A.S.P., sia di adeguate verifiche presso i vari C.A.S. sia della mancanza di necessari provvedimenti amministrativi che avrebbero dovuto adottare per arginare le situazioni di irregolarità ben note e che hanno portato ai gestori dei citati centri un ingiusto vantaggio patrimoniale costituito dal mantenimento dello status giuridico in essere e dei relativi benefici conseguiti.

Queste sono le accuse circostanziate, suffragate da intercettazioni telefoniche e accertamenti bancari svolte dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Ferrara, che hanno portato il Sostituto Procuratore della Repubblica di Ferrara, Dott. Andrea Maggioni, dopo che la Suprema Corte di Cassazione nel relativo giudizio cautelare ha confermato pienamente l’imputazione accusatoria (destinazione pubblicistica dei fondi assegnati alle cooperative e, dunque, impossibilità di utilizzo privato e/o di prelevamenti bancari privi di qualsivoglia giustificazione funzionale), a formulare capi di imputazione per truffa ai danni dello Stato, falsità ideologica e materiale, inadempimento di contratti di pubbliche forniture e abuso d’ufficio.

Nei confronti degli amministratori della cooperativa, su richiesta del Pubblico Ministero, il Tribunale Distrettuale della Libertà di Bologna, ha disposto la misura cautelare del divieto di esercitare imprese o uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese.

L’intera vicenda verrà portata all’attenzione della Procura Regionale della Corte dei Conti per il recupero dei danni erariali conseguenti alla gestione illecita dei centri di accoglienza di Poggio Renatico e Vigarano Mainarda.

L’attività in rassegna si inserisce nella generale azione che la Guardia di Finanza svolge  a tutela della legalità economico-finanziaria ed al contrasto di ogni forma di abuso e di illecito nella fornitura di servizi pubblici, in danno del bilancio UE, dello Stato e degli Enti locali, della competitività fra imprese e della crescita del sistema-Paese.

PALERMO. SEQUESTRATI BENI PER OLTRE 150 MILIONI DI EURO.

Il tribunale di Palermo ha emesso un provvedimento di sequestro patrimoniale nei confronti di un noto imprenditore operante nel settore della grande distribuzione alimentare, per un valore complessivo di circa 150 milioni di euro, eseguito dai finanzieri del Comando Provinciale di Palermo.

Oggetto del sequestro è una società, con sede legale a Milano, che gestisce 13 supermercati tra Palermo e provincia (Bagheria, Carini, Bolognetta, San Cipirello e Termini Imerese) che, come disposto nel citato provvedimento, viene contestualmente affidata ad un amministratore giudiziario nominato dal Tribunale di Palermo, con il compito di garantire la continuità aziendale e mantenere i livelli occupazionali per preservare i diritti dei lavoratori, dei fornitori e della stessa utenza.

La ricostruzione operata dalla Procura della Repubblica- D.D.A. e accolta dai giudici della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale, sulla base degli accertamenti svolti dagli specialisti del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Palermo, ha consentito di evidenziare il proposto, pur essendo incensurato, sia da ritenere un imprenditore colluso alla criminalità organizzata, posto che il medesimo, seppure non organicamente inserito nell’organizzazione criminale, ha sempre operato sotto l’ala protettiva di Cosa Nostra.

È stato necessario analizzare e riscontrare le precise e puntuali dichiarazioni rese da diversi collaboratori di giustizia, nonché valorizzare in chiave unitaria le risultanze investigative raccolte in diversi procedimenti penali; tale complessa ricostruzione ha consentito di evidenziare strutturati contatti del proposto con la famiglia mafiosa di Bagheria, e far emergere i vantaggi “imprenditoriali” di cui ha potuto beneficiare nel tempo.

Alla luce delle penetranti investigazioni svolte dalle Fiamme Gialle palermitane, il Tribunale ha ritenuto ricorrenti gli elementi per ritenere il proposto un soggetto socialmente pericoloso in quanto appartenente, anche se non partecipe, al sodalizio mafioso, alla luce della vicinanza con esponenti di vertice della consorteria bagherese, grazie alla quale l’imprenditore “colluso” è riuscito a:

  • espandersi economicamente nel settore, acquisendo, avvalendosi di interventi di “Cosa nostra”, ulteriori attività commerciali;
  • scoraggiare la concorrenza anche attraverso atti di danneggiamento;
  • risolvere controversie sorte con alcuni soci, ottenendo in loro pregiudizio la possibilità di rilevare l’impresa contesa e beneficiando peraltro di una dilazione nei pagamenti;
  • evitare il pagamento del “pizzo” nella zona di Bagheria e, grazie alla mediazione mafiosa della locale famiglia, contrattare la “messa a posto” con altre articolazioni palermitane di “Cosa nostra”.

In una logica di reciproco vantaggio, il proposto ha remunerato con ingenti somme gli esponenti mafiosi, assumendo anche loro familiari nei propri punti vendita, quale riconoscimento del loro determinante intervento in momenti cruciali nel percorso di espansione commerciale dell’attività imprenditoriale.

Inoltre, le ricostruzioni operate sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Palermo, hanno consentito agli specialisti del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Palermo di valorizzare anche la disponibilità manifestata dal proposto alla consorteria mafiosa di Bagheria di un appartamento per dare rifugio ad un mafioso di grosso calibro nell’ultimo periodo della latitanza.

Infatti proprio in coincidenza temporale con i più significativi interventi del sodalizio mafioso in favore della società attiva nella grande distribuzione, si è registrato una crescita esponenziale della società, che si è trasformata dall’iniziale impresa familiare in una realtà in forte sviluppo che ha incrementato costantemente il proprio volume d’affari arrivando a fatturare oltre 80 milioni di euro nel 2019.

Tenendo conto della ricostruita risalente vicinanza al sodalizio criminale, il Tribunale ha disposto il sequestro dell’intera attività imprenditoriale svolta dal proposto – qualificata come impresa mafiosa – e di tutto il patrimonio nella sua disponibilità.

Oltre al sequestro dell’interno compendio aziendale e delle quote sociali della citata società, sono stati cautelati e parimenti affidati ad un amministratore giudiziario affinché li gestisca nell’interesse della collettività:

  • 7 immobili di cui una villa in zona Pagliarelli a Palermo;
  • 61 rapporti bancari e 5 polizze assicurative;
  • 16 autovetture, tra cui 2 Porsche Macan.

Continua l’azione che la Guardia di Finanza palermitana svolge, nell’ambito delle indagini delegate dalla Procura della Repubblica di Palermo, a contrasto dei patrimoni di origine illecita con la duplice finalità di disarticolare in maniera radicale le organizzazioni criminali e di liberare l’economia legale da indebite infiltrazioni della criminalità consentendo agli imprenditori onesti di operare in regime di leale concorrenza.

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