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ROMA. LIBERATA DAL CARCERE IN IRAN ALESSIA PIPERNO E’ ARRIVATA IN ITALIA.

Alessia Piperno, la blogger giramondo, è stata liberata dopo 43 giorni di detenzione in Iran ed è arrivata in Italia: “In sei in una cella, 45 giorni duri ma non sono stata maltrattata”

La detenzione nelle carceri iraniane con l’accusa di aver partecipato alle manifestazioni di protesta delle donne per la morte di Mahsa Amini, 22 anni, uccisa dopo l’arresto perchè portava in maniera errata il velo islamico, è durata 43 giorni, la tensione per trattativa tra le autorità italiane e iraniane si è sciolta con la notizia del rilascio della blogger.

La detenzione in Iran di Alessia Piperno, la viaggiatrice e blogger italiana, arrestata a fine settembre è durrata oltre un mese ed è stata accompagnata direttamentein aeroporto, senza possibilità di avere contatti con l’esterno, dalle autorità iraniane.

Alessia, 30enne romana, è già giunta all’aeroporto di Ciampino(Roma) dove ad attenderla c’erano i genitori, giornalisti e le autorità italiane.

Alessia ha potuto riabbracciare i genitori dopo una telefonata dall’aereo che la stava riportando in Italia in cui li ha tranquillizzati: “Sto bene, sono emozionata e commossa”.

Secondo le informazioni raccolte dalle agenzie di stampa Alessia Piperno è stata consegnata ai funzionari dell’ambasciata italiana a Teheran direttamente in aeroporto.

Dall’aereo Alessia Piperno ha chiamato i genitori in Italia, che si sono immediatamente recati in areoporto per accogliere la figlia.

CATANIA. OPERAZIONE ANTIMAFIA, 21 ARRESTI NEL CLAN SANTAPAOLA-ERCOLANO.

Catania: conclusa operazione antimafia, 21 arresti

 

operazione

La Squadra mobile di Catania al termine di un’operazione antimafia ha arrestato 21 persone sospettate di appartenere al clan mafioso Santapaola – Ercolano.

La squadra di Lineri operante a Catania e provincia è specializzata nelle esorsioni ad imprenditori e commercianti, nel corso degli anni ha sottoposto al pagamento del pizzo a venti imprese locali, che sono ora state liberate dal taglieggiamento da parte del clan mafioso.

L’indagine avviata in seguito alla richiesta estorsiva nei confronti di un noto ristoratore catanese al quale erano stati prospettati, ad agosto 2019, attentati incendiari se non si fosse sottomesso al pagamento del pizzo. Al ristoraratore erano state recapitate, come avvertimento, due cartucce calibro 7.65 da parte di due affiliati al gruppo mafioso.

L’attività investigativa ha consentito di individuare gli autori delle richieste estorsive e di ricostruire l’organigramma dell’associazione mafiosa di cui facevano parte e il vincolo di sangue con il capo di Cosa Nostra della provincia catanese.

Le indagini hanno accertato un radicato sistema estorsivo messo in piedi nei confronti di imprenditori e commercianti, che si erano sottomessi alle richieste di denaro, ma conoscendo la storia criminale di alcuni degli appartenenti alla squadra di Lineri ha permesso agli agenti di eseguire numerosi arresti in flagranza di reato durante le riscossioni mensili.

I poliziotti durante un arresto hanno trovato e sequestrato la “carta delle estorsioni” contenente l’elenco delle attività commerciali taglieggiate, mascherate attraverso l’indicazione di numeri da giocare all’enalotto al fine di depistare le indagini.

La carta delle estorsioni ha permesso di individuare una ventina di attività imprenditoriali che per anni hanno versato all’organizzazione mafiosa ingenti somme di denaro con cadenza mensile o semestrale.

L’organizzazione da un calcolo stimato avrebbe incassato da ogni singolo imprenditore la somma di 250 euro mensili con un profitto illecito annuale di circa 70 mila euro. Gli arresti hanno convinto molte delle vittime a collaborare denunciando le richieste estorsive mentre altri hanno preferito tacere o dire il falso.

Le indagine hanno accertato che parte dei proventi erano destinati alle spese per la difesa legale degli arrestati, nonché per il sostentamento economico delle loro famiglie di cui i capi del clan si erano fatti carico. 

L’operazione della Squadra mobile di Catania, coadiuvata dal Servizio centrale operativo, sotto il diretto coordinamento della Direzione centrale anticrimine della Polizia di Stato, che ha inviato nel capoluogo etneo diversi equipaggi del Reparto prevenzione crimine, ha portato al sequestro dei beni patrimoniali, un’attività commerciale, fittiziamente intestata a persone di comodo e diverse autovetture.

Il direttore Centrale Anticrimine della Polizia di Stato Francesco Messina a seguito della conclusione delle indagini ha sottolineato che “È inconcepibile che ancora oggi, nonostante l’efficacia e l’incisività dell’azione di contrasto espletata dallo Stato, esistano parti offese che si ostinano a non denunciare, addirittura dichiarando il falso. La lotta alla criminalità organizzata non può essere delegata esclusivamente alle forze dell’ordine e alla magistratura. La Sicurezza è di tutti e l’unica protezione è quella fornita dallo Stato; Cosa Nostra non fornisce protezione, commette delitti e inquina le libertà economiche. Non denunciare di essere vittima di estorsione è un comportamento che potrebbe essere talvolta ai limiti della rilevanza penale. Colpisce, in questa indagine, che su 32 estorti, solo 16 abbiano ritenuto di contribuire con le loro denunce all’accertamento della verità da parte nostra”.(fonte Polizia di Stato).

FOGGIA. SPECIALIZZATI NELLE RAPINE A PORTAVALORI, 17 ARRESTI.

Foggia: arrestati 17 rapinatori

 

I poliziotti delle  Squadre mobili di Foggia e Bari, coordinate dal Servizio centrale operativo della Direzione centrale anticrimine della Polizia di Stato, hanno arrestato 17 malavitosi appartenenti ad un’associazione criminale specializzata in rapine ai portavalori, che dovranno rispondere di detenzione e porto illegale in luogo pubblico di armi, violenza privata e riciclaggio, ricettazioni e sequestro di persona.

La banda per compiere le rapine utilizzavano disturbatori di frequenza ad ampio raggio per impedire le comunicazioni via radio per impedire i contatti con le sale operative delle Forze dell’ordine, gli smartphone per impedire le comunicazioni tra autisti e ditte di trasporto in modo da ostacolare o ritardare la reazione da parte delle Forze di polizia. Ma più spesso per guadagnarsi la via di fuga bloccavano la viabilità con veicoli appositamente incendiati.

L’indagine, a cui ha preso parte anche il Compartimento polizia stradale “Puglia”, è iniziata nel 2020 a seguito dell’assalto a un furgone portavalori nel territorio di Cerignola (Foggia) ha permesso agli investigatori di accertare che le azioni del gruppo criminale erano organizzate secondo uno schema operativo “marcatamente paramilitare”, che presupponeva un’accurata pianificazione di ciascun assalto. Le rapine prevedevano la partecipazione, a ciascun colpo, di oltre 10 persone con ruoli ben definiti in ogni fase dell’azione criminosa

rapina

mentre per portare atermine gli assalti venivano utilizzate autovetture, mezzi pesanti e mezzi d’opera rubati da fiancheggiatori dell’associazione.

Il gruppo nel tempo ha colpito obbiettivi fuori dai confini territoriali di residenza con armi di vario calibro, tra cui kalashnikov, che erano selezionate di volta in volta. Le aziende prese di mira erano impegnate nel trasporto di valori, ma anche di altre tipologie di merce.

L’indagine, che ha fatto emergere la violenza e la spregiudicatezza che hanno caratterizzato tutti gli assalti esponendo ad un rischio elevato tutte le persone presenti sul “teatro dell’azione” è stata svolta attraverso attività tecniche di intercettazione e di monitoraggio costante degli indagati e ha permesso di documentare l’esistenza di una pericolosa associazione per delinquere responsabile di una serie indefinita di rapine a mano armata a mezzi di trasporto di beni di valore, ricettazioni e sequestri di persona.

Il direttore Centrale anticrimine Francesco Messina a seguito dell’operazione ha dichiarato che “Il contrasto all’azione delle organizzazioni criminali, tutte stanziate in Puglia e specializzate negli assalti a furgoni portavalori, a TIR che trasportano tabacchi lavorati esteri e caveau di società di vigilanza privata, in tutto il territorio nazionale, costituisce da oltre 3 anni un obiettivo strategico della Direzione centrale anticrimine della Polizia di Stato. Nel periodo considerato sono state tratte in arresto 71 persone e oltre 30 sono state denunciate e indagate in stato di libertà, a seguito di indagini che hanno riguardato 11 episodi di tentata rapina, 3 rapine consumate e un furto aggravato avente ad oggetto sportelli bancomat; inoltre, sono stati sequestrati 5 fucili mitragliatori Kalashnikov, 1 fucile a pompa e 5 pistole. Non di rado, ha concluso il Direttore centrale, dalle indagini sono emerse co-interessenze tra gli arrestati e clan operanti nell’ambito della c.d. “quarta mafia”.(fonte Polizia di Stato).

BARI. UN ARRESTO PER I FURTI IN CASA DI ANZIANI.

Furti in casa ad anziani: un arresto a Bari

 

truffe anziani

Tre delinquenti hanno approfittato della buona fede di un anziano 90enne per rubargli denaro e gioielli per un valore di 24 mila euro.

Il colpo è stato messo a segno a Putignano (Bari) quando tre uomini (uno dei quali faceva da palo ed era rimasto in attesa in auto) presentandosi nell’appartamento dell’anziano con la scusa di controllare infiltrazioni di umidità sono entrati in casa.

Uno dei due falsi tecnici teneva occupata la vittima mentre l’altro arraffava tutto quanto era di valore nell’abitazione.

Le indagini del Commissariato di pubblica sicurezza, analizzando i filmati registrati dalle videocamere di sorveglianza installate in zona, hanno identificato ed arrestato l’autore materiale del furto.

Il sopralluogo effettuato dagli agenti della Polizia scientifica, ha permesso di rilevare le impronte digitali dell’arrestato all’interno dell’appartamento dell’anziano.

Sono ancora in corso le indagini per individuare i complici.

Ricordate ai vostri anziani di non fidarsi degli sconosciuti e nel dubbio chiamateci sempre!

Inoltre, potete consultare la pagina dedicata alle truffe per conoscere quelle maggiormente usate dai criminali.(fonte Polizia di Stato).

ROMA. RIFIUTI, UNA MINIERA D’ORO PER IMPRENDITORI DISONESTI.

Roma: sequestro di beni illeciti per 10 milioni di euro

 

I poliziotti del Servizio centrale anticrimine della Direzione centrale anticrimine e della Divisione anticrimine della questura di Roma hanno eseguito un provvedimento di sequestro emesso, ai sensi della normativa antimafia, dal Tribunale di Roma su proposta formulata congiuntamente dal Procuratore della Repubblica di Roma e dal questore di Roma, finalizzato alla confisca di tre società operanti nei settori del trattamento dei rifiuti, del commercio di materiali ferrosi e immobiliare, nonché di 22 fabbricati e 10 terreni, un veicolo e 34 rapporti finanziari, per un valore complessivo stimato in circa 10 milioni di euro nelle province di Roma, Latina, Frosinone e L’Aquila.

Il provvedimento di sequestro è stato emesso nei confronti di una famiglia di imprenditori operante nei settori della gestione dei rifiuti ed immobiliare, coinvolta, nel 2017, nell’operazione denominata “Dark side” che consentì di scoprire l’esistenza di un’organizzazione criminale che si occupava dell’illecito smaltimento di rifiuti, anche di natura tossica.

L’indagine patrimoniale dgli ultimi 30 anni ha fatto luce su una marcata sproporzione tra la complessiva situazione reddituale “dichiarata” dal nucleo familiare e il patrimonio direttamente o indirettamente posseduto.

I poliziotti hanno anche accertato che gli introiti derivanti dai traffici illeciti, venivano reinvestiti in importanti acquisizioni immobiliari utilizzando schermi societari.(fonte Polizia di Stato).