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VERONA. SEQUESTRATI 6,5 MILIONI DI EURO AL PATRON SETTI PER AUTORICICLAGGIO.

Brutte notizie in casa gialloblu, Maurizio Setti indagato per autoriciclaggio.

Il presidente dell’Hellas Verona Maurizio Setti è indagato dalla Procura di Bologna per appropriazione indebita e autoriciclaggio. Come riportato da ‘L’Arena’, nei suoi confronti è scattato un sequestro per un totale di 6,5 milioni di euro.

Secondo gli investigatori è la somma illecitamente sottratta alle casse della società calcistica e impiegata indebitamente per ristrutturare un’altra società, così da impedirne il fallimento. Setti, secondo le indagini, avrebbe indicato in diversi documenti bancari e contabili la provenienza dei soldi da una distribuzione di dividendi, sebbene si trattasse, in realtà, di una disponibilità finanziaria accantonata in bilancio quale «riserva di versamenti soci in conto futuro aumento di capitale».

Tutto è nato dalle verifiche del nucleo di polizia economica finanziaria su due società bolognesi rientranti nella catena di controllo del Verona, nei confronti delle quali c’erano state sentenze di fallimento successivamente revocate, all’inizio del 2021, dopo un reclamo.

È emerso che la partecipazione delle due società nell’Hellas era stata oggetto, nel corso degli anni, di cessioni infragruppo e rivalutazioni che ne avrebbero strumentalmente e ingiustificatamente incrementato il valore. L’autoriciclaggio di 6,5 milioni riguarda, appunto, la somma sottratta da Setti dalle casse del club sfruttando il doppio ruolo di amministratore e socio unico e il piano di ristrutturazione di una delle due società per evitarne il fallimento dal quale, spiega la Finanza, sarebbe potuto derivare lo spossessamento della società di calcio, vale a dire dell’unico vero asset produttivo dell’intera catena di controllo. Nell’indagine non risultano coinvolte aziende del tessile, altro settore di attività dell’imprenditore, legato alla griffe di Manila Grace.

ALESSANDRIA. TRAGENDIA NEL CANTIERE AMAZON, CINQUE OPERAI COINVOLTI DI CUI UN MORTO.

Intorno alle ore 9 la tragedia ha colpito Alessandria.

Stamane all’interno del polo Amazon in costruzione ad Alessandria, vicino alla tangenziale, si è verificato un gravissimo incidente che ha coinvolto cinque operai uno dei quali morto, sarebbe stato colpito dal crollo di una trave. inoltre, sembrerebbe che sotto la soletta crollata ci sarebbero ancora alcuni, dei cinque, operai incastrati.

Ancora poco chiare le dinamiche dell’incidente, sul posto sono intervenuti immediatamente una lunga fila di ambulanze, i carabinieri del posto per i rilievi Insieme allo Spresal e i vigili del fuoco impegnati per liberare chi è ancora bloccato.

POTENZA. MISURE CAUTELARI PER 17 PERSONE APPARTENENTI AL CLAN MAFIOSO DEI RIVIEZZI.

Eseguite dalla Squadra mobile di Potenza 17 misure cautelari nei confronti degli appartenenti del clan mafioso dei Riviezzi di Pignola.

Disposto anche il sequestro preventivo delle quote e del complesso aziendale delle società “Bar del Tribunale srl” e “Gioca e Vinci srls”. L’indagine ha permesso di far luce sull’attività criminale del clan che da diversi anni controllava la gestione del bar all’interno del Palazzo di giustizia del capoluogo della Basilicata oltre ad essere attivo nelle estorsioni e nello spaccio di stupefacenti.

I poliziotti hanno anche documentato la capacità dell’organizzazione criminale di condizionare alcuni settori della pubblica amministrazione locale, di governare il sistema degli appalti boschivi ed infiltrarsi, sin dal 2017, quale segno di audace auto-affermazione in un luogo simbolico, nella gestione del bar-caffetteria del Palazzo di Giustizia.

Le indagini hanno dimostrato come le società che dal 2017 si sono succedute nella gestione del locale, sebbene intestate a semplici prestanome in modo da schermare efficacemente l’interposizione, siano state, fino ad oggi gestite, da appartenenti al clan. E quando nel 2018, una società ha tentato di partecipare all’aggiudicazione dell’appalto, i criminali sono riusciti, attraverso l’estorsione a recedere dal ricorso al Tar.

Durante l’attività investigativa le forze dell’ordine hanno accertato il pieno coinvolgimento di due esponenti del clan nell’omicidio di mafia del 2 aprile 2008 di Tetta Giancarlo, coinvolto anche nel contesto della lunga e sanguinosa faida che dal 1991 ha scandito la storia dei rapporti con i clan avversari operanti a Melfi.

LATINA. 9 ARRESTI PER TRAFFICO DI AUTO RUBATE, MINACCE ED ESTORSIONI.

Nove arresti a Latina, sei in carcere e tre ai domiciliari per traffico di auto rubate, minacce ed estorsioni, portata a termine questa mattina dai poliziotti della Squadra mobile pontina. Uno degli indagati risulta irreperibile poiché in Germania per motivi di lavoro. I guadagni delle attività illecite venivano reinvestiti nell’intestazione di immobili, conti correnti e attività, ad intestatari fittizi.

Nel corso di perquisizioni degli indagati, gli agenti hanno sequestrato conti correnti, beni mobili e immobili, società per un valore complessivo superiore ai 2 milioni di euro oltre a 5 orologi Rolex, un orologio Cartier, 50mila euro in contanti. Ma anche 150 grammi di marijuana e un bilancino di precisione e una pistola calibro 6,35 con matricola abrasa.

L’indagine è nata dalla denuncia di un cittadino romeno, presentata dopo il ritrovamento di un proiettile inesploso davanti alla porta di casa. Un avvertimento rivolto all’uomo affinché cedesse la propria vettura a uno degli indagati, rinunciando al compenso pattuito, circa 20mila euro, che avrebbe dovuto ricevere in quattro assegni da 5mila euro ognuno.

In particolare, alla vittima erano state fatte telefonate minatorie con lo scopo di farsi restituire i quattro assegni bancari e in una circostanza era stato avvicinato da uno degli indagati che gli aveva puntato contro una pistola a tamburo. In un’altra occasione la vittima era stata raggiunta a casa e costretta a scrivere a mano una falsa attestazione con la quale dichiarava di aver ricevuto 17.500 euro per la vendita della macchina, specificando di riconsegnare uno degli assegni e 600 euro “per il disturbo”.

Dalle intercettazioni gli agenti hanno documentato le trasferte con le quali gli indagati si procuravano i veicoli che poi venivano immessi in città in modo sistematico dopo lunghe trattative con gli acquirenti.

In una delle telefonate è emerso come uno degli indagati, titolare di una rivendita di auto e moto, ricettasse macchine rubate con la complicità di due degli arrestati odierni. I tre avevano ricevuto a Napoli, da persone non ancora identificate, quattro auto di media cilindrata risultate rubate che hanno nascosto per metterle in vendita, successivamente, a ignari clienti sul territorio di Latina e provincia.

Nel proseguimento della stessa attività di indagine si è poi sviluppato un ulteriore filone investigativo attraverso il quale si è accertato che uno degli indagati, attraverso altri due suoi stretti familiari, gestiva di fatto alcune società di compravendita auto, con una rivendita commerciale alla periferia di Latina.

BARI. 99 ARRESTI CON L’OPERAZIONE ”VORTICE-MAESTRALE” AI DANNI DEL CLAN STRISCIUGLIO.

Operazione “Vortice- Maestrale” di Polizia e Carabinieri a Bari e provincia con l’esecuzione 99 misure cautelari.

Nella notte oltre 400 uomini e donne della Questura di Bari e del Comando provinciale dei Carabinieri, hanno operato in azione congiunta per catturare capi e affiliati del clan Strisciuglio, indagati a vario titolo per associazione di tipo mafioso, detenzione e porto di armi, anche da guerra, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, omicidi e tentati omicidi, estorsioni, minacce, lesioni e rissa.

L’operazione è la conclusione di un’indagine avviata nel 2015 che hanno portato al sequestro, negli ultimi anni, anche di considerevoli quantitativi di sostanze stupefacenti e di armi. Nel corso dell’indagine sono state documentate le mire espansionistiche del gruppo mafioso e la proliferazione dello stesso nell’intera area della città metropolitana.

Il clan agiva con micidiali e sanguinose azioni di fuoco, prendendo il sopravvento sul clan Mercante all’interno del quartiere Libertà, acquisendo il controllo esclusivo delle attività di spaccio e delle estorsioni ai danni dei titolari di attività produttive, riuscendo ad imporre ai gestori di alcuni esercizi pubblici del centro di Bari, l’installazione di apparecchi per il gioco, con vincite in denaro, forniti da un’azienda gestita da uno degli affiliati, il quale versava, poi, parte degli introiti nelle casse della cosca, ottenendo in cambio il monopolio di fatto, nel settore.

Le indagini hanno consentito anche di fare luce sulla violenta rissa avvenuta all’interno del carcere di Bari, l’11 gennaio 2016, nel corso della quale si erano fronteggiati, tra gli altri, elementi del clan Misceo, già attivo nel quartiere San Paolo e in Palo del Colle ed esponenti di vertice del clan Strisciuglio determinando la supremazia territoriale dei Strisciuglio.

Gli investigatori hanno anche evidenziato come gli Strisciuglio fossero organizzati in modo federale; il clan era suddiviso in cellule dotate di margini di autonomia operativa e, allo stesso tempo, legate tra di loro da solidi vincoli di interconnessione organizzativa e funzionale. La capacità di controllo capillare dell’organizzazione mafiosa oltre che sul territorio era esercitata anche all’interno del carcere di Bari, imponendo il proprio ruolo egemonico in talune sezioni e svolgendo un’instancabile attività di proselitismo, soprattutto nei confronti delle giovani generazioni.

Dalle investigazioni è inoltre emerso che i vertici del clan continuavano a gestire le attività illecite e ad impartire ordini e direttive anche durante la detenzione, tramite i familiari ma anche in via diretta utilizzando telefoni cellulari consegnati clandestinamente in carcere.