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MILANO.DA NAPOLI PER RAPINARE BANCHE. 5 ARRESTI

Partivano da Napoli per andare a Milano a compiere rapine. La banda criminale è stata fermata dai poliziotti della Squadra mobile di Milano in collaborazione con quella di Napoli e con il commissariato di Giugliano (Napoli) che hanno arrestato 5 persone.

Gli indagati sono responsabili di 2 rapine avvenute nei mesi di marzo e maggio 2018 in danno di due istituti di credito a Milano, per un valore complessivo di un milione di euro.

Il gruppo stava organizzando un terzo colpo in una banca di Novara.

I rapinatori individuavano sempre un ingresso secondario da cui entrare, quindi segavano le grate e rimuovevano gli infissi per poter accedere all’interno.

Fondamentali le immagini delle telecamere di video sorveglianza. Partendo da qui, i poliziotti sono arrivati ad individuare i veicoli che venivano usati per le rapine, ad accertare la presenza fisica degli autori in città in concomitanza con le rapine consumate e a delineare i compiti che ogni componente svolgeva all’interno dell’associazione criminale.

NAPOLI. ARRESTATI 7 EVASORI FISCALI E SEQUESTRI DI BENI PER OLTRE 1 MILIONE E MEZZO DI EURO.

Nella mattinata odierna, al termine di una complessa indagine coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli – 3^ Sezione Criminalità Economica, militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli, su disposizione del competente Tribunale, hanno dato esecuzione a 7 misure cautelari personali degli arresti domiciliari nei confronti di 7 soggetti, nonché al sequestro preventivo per equivalente nei confronti di 20 persone fisiche e 17 persone giuridiche, di disponibilità bancarie, beni mobili ed immobili, per la somma complessiva di euro 1.527.308, pari al profitto dei reati commessi.

Gli arrestati si sono resi responsabili di numerosi reati fiscali, quali dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. In particolare, l’operazione odierna, è stata portata a termine dai militari del I Gruppo Napoli, impegnati nell’esecuzione delle misure cautelari personali nei confronti di 6 uomini e 1 donna ed in 24 perquisizioni nelle province di Napoli, Caserta, Salerno, Torino e Sassari. L’operazione delle Fiamme Gialle è il frutto di complesse investigazioni iniziate nel 2016, che hanno svelato il modus operandi di una consorteria criminale, con base nella provincia di Napoli.

L’architettura fraudolenta ideata dai principali indagati è nota come “frode carosello” e prevedeva la produzione di un vorticoso giro di fatture per operazioni inesistenti, per un corrispettivo complessivo accertato pari ad oltre 5.000.000 di euro, tramite il coinvolgimento di società “cartiere” operanti nei più diversi settori merceologici, legalmente amministrate da soggetti “prestanome”. Oggetto della “frode carosello” era la compravendita di batterie per veicoli; in particolare, dall’analisi delle movimentazioni bancarie, i finanzieri hanno accertato che una società con sede in Napoli acquistava i beni da un operatore commerciale di Barcellona (Spagna), interponendo nella compravendita un soggetto giuridico “fantasma” con sede in Volla (NA), su cui sarebbe gravato l’onere del versamento dell’IVA, che mai veniva pertanto assolta.

Tale meccanismo illecito ha permesso la commercializzazione nel territorio nazionale di merci (ricambi per auto) a prezzi concorrenziali. Uno dei titolari della società, che svolgeva la funzione di missing trader, a seguito di ulteriori approfondimenti investigativi, è risultato altresì rappresentante legale di ulteriori 13 società “cartiere”, acquisite nel tempo quando oramai avevano accumulato debiti e prossime a procedure concorsuali. Si trattava di società operanti in diversi settori commerciali (trasporti merci su strada, commercio di legnami, metalli ferrosi e non, società di costruzioni edili, commercio di molluschi), che, a richiesta, hanno emesso, per gli anni di imposta dal 2012 al 2016, fatture false nei confronti di 24 persone fisiche e/o giuridiche.

Questo sistema fraudolento ha permesso la formazione di cospicui, non veritieri crediti I.V.A. e il contestuale abbattimento della imposizione fiscale realmente dovuta. A fronte dei rilevanti importi fraudolentemente evasi, la misura patrimoniale del sequestro per equivalente, applicata in data odierna, ha consentito di porre un vincolo reale a disponibilità finanziare esistenti su conti correnti, immobili, autovetture e quote societarie, consentendo il recupero di somme indebitamente sottratte al fisco, da parte degli indagati.

L’operazione sviluppata dalla Guardia di Finanza di Napoli si inquadra nelle linee strategiche dell’azione del Corpo, volte a rafforzare l’azione di contrasto ai fenomeni illeciti più gravi e insidiosi, nonché ad incrementare ulteriormente la qualità degli interventi ispettivi, integrando le funzioni di polizia economico-finanziaria con le indagini di polizia giudiziaria e garantendo il perseguimento degli obiettivi di aggressione dei patrimoni dei soggetti dediti ad attività criminose, al fine di assicurare l’effettivo recupero di evasione fiscale.

CAMPOBASSO. OPERAZIONE RAIN AWARDS – CONDANNATI PER DANNI ERARIALI 4 DIRIGENTI

A conclusione del processo contabile avviato a seguito di accertamenti condotti dalla Guardia di Finanza di Campobasso, la Sezione Giurisdizionale per la Regione Molise della Corte dei Conti ha condannato quattro dirigenti della locale Azienda Sanitaria Regionale per danni erariali quantificati in circa trecentomila euro.

La vicenda si riferisce alla elargizione a pioggia di retribuzioni accessorie a favore del personale dirigente contestata dalla Procura Regionale della Corte dei Conti di Campobasso che delegava nel 2014 accertamenti al Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza.

Le Fiamme Gialle così, nell’ambito della operazione rain awards, hanno spulciato la documentazione amministrativa della A.S.R.E.M. constatando che quattro posizioni apicali della Dirigenza avevano elargito le cd. indennità di risultato a partire dall’anno 2009 indistintamente a tutto il personale dirigente, senza alcun collegamento con la valutazione di rendimento dei singoli ovvero del raggiungimento degli obiettivi di periodo.

Le attività istruttorie, che interessavano l’arco temporale dal 2009 al 2011, condotte in stretta sinergia con il Procuratore Regionale Dr. Stefano Grossi ed il Sostituto Procuratore Generale Dr. Roberto D’Alessandro, portavano così i finanzieri molisani a segnalare un possibile danno erariale quantificato in complessivi dieci milioni di euro e, relativamente al solo 2009, di circa 1.800.000.

A conclusione dell’istruttoria condotta dalla Procura Regionale a seguito dei conseguenti “inviti a dedurre”, veniva disposta la citazione in giudizio dei dirigenti.

Su quei fatti, si esprimeva la Sezione Giurisdizionale con il collegio presieduto dal Dr. Tommaso Viciglione, che, con la sentenza n. 22/2019 accogliendo sostanzialmente le tesi della Procura Regionale, condannava i quattro dirigenti al risarcimento del danno erariale.

È importante rimarcare come l’attività della Procura Regionale della Corte dei Conti, oltre ad accertare il danno erariale, abbia prodotto il cosiddetto “effetto conformativo” ovvero l’attitudine dell’azione repressiva a provocare l’interruzione di comportamenti dannosi e l’adozione di condotte conformi ai canoni di economicità, trasparenza, efficacia ed efficienza della Pubblica Amministrazione.

Obiettivi realizzabili attraverso il rafforzamento dell’attività di contrasto agli abusi e agli sprechi nel settore della spesa pubblica – con particolare riferimento al comparto della sanità – che, inevitabilmente, incidono fortemente sui bilanci degli Enti pubblici locali, per i quali la Guardia di Finanza rappresenta il principale referente operativo della magistratura contabile proprio in quei procedimenti tesi al risarcimento dei danni cagionati alla Pubblica Amministrazione.

Nel solo anno 2018, le Fiamme Gialle molisane hanno segnalato n. 49 soggetti accertando danni erariali per oltre 16 milioni di euro.

SASSARI. SVENTATA TRUFFA AI DANNI DELL’INPS

Nell’ambito delle attività disposte dal Comando Provinciale di Sassari nel settore della tutela della spesa pubblica nazionale, la Guardia di Finanza di Alghero ha concluso una complessa indagine che ha coinvolto dirigenti e dipendenti di alcuni patronati della Sardegna per numerose e gravi irregolarità nell’istruzione delle istanze di disoccupazione “Naspi”.

Le attività hanno avuto inizio circa un anno e mezzo fa quando alcuni utenti hanno segnalato il mancato inoltro all’INPS di numerose domande di indennità di disoccupazione, circostanza emersa sin dai primi riscontri delle Fiamme Gialle, che hanno esaminato oltre 10.000 email rinvenute nei server analizzati scoprendo che molte ricevute di inoltro delle istanze venivano create ad hoc per non destare sospetti nei richiedenti, indicando numeri di protocollo inesistenti e, in alcuni casi, redigendo falsi contratti di lavoro subordinato con il fine di riaprire i termini per l’inoltro delle pratiche ed inviarle ex novo.

Le indagini, condotte sotto la direzione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Sassari, hanno permesso di appurare che un patronato operante nella provincia di Sassari, su disposizione di un dirigente regionale, non avrebbe istruito diverse pratiche in sede locale inoltrandole ad altro patronato del cagliaritano, al fine di far ottenere un premio di produzione maggiore al responsabile di quell’ufficio.

Tale patronato, non riuscendo ad evadere l’ingente mole di istanze ricevute, non avrebbe inoltrato all’INPS parte di queste nei termini previsti, con conseguente perdita del beneficio. All’esito degli accertamenti, sono stati segnalati all’Autorità Giudiziaria tre responsabili per il reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

Pendolari del crimine presi a Novara, saccheggiavano abitazioni a Bergamo e Monza.

Erano pendolari del crimine che, con rapide incursioni fuori provincia, razziavano case di persone anziane rientrando poi subito nelle città di residenza.

gioielli rubati e sequestrati dalla stradale di novara

Si tratta di tre pregiudicati, ora in carcere, che avevano organizzato dal Piemonte, dove risiedevano, raid nelle province di Bergamo e Monza.

Tra le vittime preferite gli anziani, a casa dei quali i tre rubavano gioielli orologi e contanti. Per entrare usavano vari espedienti quali falsi tesserini delle Forze dell’ordine, oppure presentandosi come impiegati del comune.

Quando si trovavano davanti ad una casa temporaneamente vuota, i tre entravano forzando l’ingresso e poi via con il solito metodo: preziosi e contanti e poi via di corsa.

Una di queste corse però è costata cara ai componenti della banda che sono stati arrestati dalla Stradale di Novara.

I tre, per spostarsi, utilizzavano un’auto con targhe clonate e spesso tra l’anteriore e la posteriore non vi era nemmeno coincidenza.

Una pattuglia della Stradale ha alla fine notato una vettura spostarsi in autostrada a fortissima velocità; il controllo della targa faceva emergere che era stata assegnata ad un veicolo di diverso modello e quindi decidevano di seguirla sino al casello.

Qui, al passaggio, la macchina con i tre a bordo veniva bloccata anche con l’aiuto di altre pattuglie.

In caserma, all’interno della macchina, venivano ritrovati gioielli e denaro per oltre 70 mila euro, oltre a diverse targhe finte adesive.

Dentro al bagagliaio veniva anche ritrovato un cane rubato in una delle case saccheggiate; Briciola, questo il nome, grazie al microchip, veniva subito identificato e restituito ai legittimi proprietari.