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BRESCIA. SEQUESTRATI OLTRE 150 CHILOGRAMMI DI SOSTANZE STUPEFACENTI.

Gli uomini del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Brescia e del Comando Provinciale di Bergamo, sotto la direzione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bergamo, hanno portato a termine nelle ultime ore l’operazione antidroga “SOTTO-SOPRA”, che ha consentito di arrestare 32 persone e sequestrare circa 24 chilogrammi di cocaina, 83 chilogrammi di hashish e oltre 50 di marijuana, sostanza stupefacente proveniente dall’Albania, dalla Spagna e dall’Olanda che avrebbe fruttato, complessivamente, nel mercato circa 6 milioni di euro.

Più nel dettaglio:

  • 12 persone sono state tratte in arresto dai Finanzieri in flagranza di reato durante le investigazioni;
  • 6 soggetti sono risultati progressivamente destinatari di provvedimenti di “ritardato” arresto.
  • L’arresto differito, al verificarsi dei previsti presupposti normativi, permette di contrastare in modo più efficace il traffico illecito. L’investigatore, infatti, può non intervenire subito così sviluppando l’indagine e acquisendo ulteriori elementi probatori anche nei confronti di altri sodali;
  • 14 persone, nei giorni scorsi, sono state raggiunte da ulteriore e distinta misura cautelare restrittiva della libertà personale e condotti in carcere.

L’attività investigativa, che ha avuto inizio nei primi mesi del 2017, faceva inizialmente emergere il coinvolgimento di due fratelli di nazionalità albanese, Z.G. e Z.R., entrambi residenti a Reggio Emilia.

L’accurato esame dei tabulati telefonici delle utenze in uso ai due fratelli “emiliani” consentiva di identificare i fornitori della droga, ovvero due albanesi L.A. e L.G., dimoranti in provincia di Bergamo, con locali a loro disposizione ubicati sia nel Comune di Osio Sopra che nel Comune di Osio Sotto.

Da qui il nome dell’operazione “SOTTO-SOPRA”.

I costanti servizi di appostamento e pedinamento effettuati dagli uomini della Guardia di Finanza di Brescia nel Comune di Osio Sopra nei confronti del citato L.A. permettevano, il 29.03.2017, di trarlo in arresto immediatamente dopo aver ritirato una partita di 25 chilogrammi di marijuana da un camionista (per tale fatto sottoposto a ritardato arresto) incontrato in un parcheggio ubicato nei pressi del casello autostradale di Brescia Est.

La successiva perquisizione locale eseguita all’interno di un box a lui in uso ubicato nel Comune di Osio Sotto, permetteva di rinvenire ulteriori 130 chilogrammi di sostanza stupefacente tra cocaina, marijuana e hashish.

In occasione dell’arresto di L.A. venivano rinvenuti e sottoposti a sequestro quadernoni e fogli manoscritti all’interno dei quali erano riportati conteggi, quantitativi e nominativi che consentivano di ricostruire l’ingente giro d’affari derivante dal traffico di droga per centinaia di chilogrammi di cocaina gestito da tempo dai fratelli albanesi operanti nella bergamasca.

Il territorio orobico era così diventato un vero e proprio centro di smistamento dello stupefacente per gran parte della Lombardia.

L’esame del carteggio sequestrato permetteva inoltre di individuare numerosi destinatari dello stupefacente, alcuni dei quali dimoranti in provincia di Brescia.

Nell’ambito delle investigazioni veniva identificato un parallelo gruppo criminale operante nella città di Brescia, responsabile dell’importazione di decine di chilogrammi di cocaina e in contatto con il sodalizio bergamasco. Pertanto, l’attività investigativa veniva indirizzata a contrastare il traffico dello stupefacente nell’ambito del territorio bergamasco-bresciano puntando a troncare tale “gemellaggio”. Grazie ai servizi di pedinamento e appostamenti, anche con l’ausilio dei Finanzieri di Bergamo, i militari del G.I.C.O. di Brescia riuscivano a individuare l’autovettura utilizzata per il trasporto della droga e a identificare tutti i soggetti che a vario titolo collaboravano nell’attività illecita.

In data 13.12.2017, pertanto, si giungeva all’arresto in flagranza del minorenne K.S. che, in concorso con K.E., veniva sorpreso nella detenzione di circa 14 chilogrammi di cocaina. Per tale fatto l’A.G. di Bergamo ritardava l’arresto nei confronti dei due corrieri che avevano trasportato lo stupefacente dall’Olanda sino a Brescia e dei due zii materni del predetto minorenne, organizzatori dell’illecita operazione, che si rifugiavano all’estero per sfuggire alla giustizia italiana.

Tali provvedimenti restrittivi venivano eseguiti il 01.10.2019 quando, uno dei due zii veniva localizzato nel torinese. Il soggetto aveva tentato di mimetizzarsi persino cambiando identità. Ciò era stato possibile attraverso la formale acquisizione di un nuovo cognome tramite gli uffici competenti in Albania, suo Paese d’origine. In questo modo, attraverso la nuova identità, il soggetto aveva persino avanzato formale richiesta di permesso di soggiorno in Italia, così da potersi muovere indisturbato all’interno dell’Unione Europea.

GORIZIA. SCOPERTA RILEVANTE FRODE NEL SETTORE DELLE MANUTENZIONI DEGLI ESTINTORI A POLVERE.

I finanzieri della Compagnia di Gorizia, all’esito di una complessa indagine eseguita sotto il coordinamento della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Udine, hanno scoperto che un’azienda friulana, attiva nelle forniture di impianti antincendio, ha frodato per anni la numerosa clientela, composta da oltre 5.200 soggetti tra operatori pubblici e privati dislocati su tutto il territorio regionale, attestando falsamente di aver provveduto a cambiare l’agente estinguente durante le manutenzioni triennali degli estintori a polvere. I tre consiglieri di amministrazione della società, che ha sede in provincia di Udine, con 60 dipendenti ed un fatturato di 4 milioni di euro, sono stati denunciati, unitamente ad un consulente e ad un responsabile tecnico, per frode nelle pubbliche forniture, truffa aggravata e omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro.

Guardia di Finanza 26-09-2013

La stessa società è stata segnalata all’Autorità Giudiziaria per illecito amministrativo dipendente da reato per aver beneficiato del delitto di truffa continuata e aggravata ai danni di enti pubblici commesso nel suo interesse ed a suo vantaggio dagli indagati. Tra i clienti privati truffati si segnalano imprese di ogni genere e, in particolare, concessionari autostradali, acciaierie, condomini, parrocchie, autofficine, aziende agricole e vitivinicole, bar, ristoranti, supermercati, centri commerciali, hotel, banche, agenzie di assicurazione, professionisti, imprese di trasporto, logistica e imballaggio, studi medici, case di riposo, asili nido, palestre, associazioni sportive, aziende di prodotti alimentari, abbigliamento, arredamento, chimica e materie plastiche, edilizia, meccanica, elettronica, elettrotecnica, informatica, telecomunicazioni, estetica, forniture per uffici.

Per quanto concerne invece la clientela pubblica si annoverano ospedali, aziende sanitarie, scuole materne, istituti scolastici, caserme, case circondariali, università, tribunali, comuni, prefetture, questure ed altri enti tra cui la Regione Friuli-Venezia Giulia. Le attività investigative, scaturite dalla denuncia di un dipendente preoccupato per i possibili malfunzionamenti degli apparati antincendio in caso di utilizzo, sono state condotte mediante intercettazioni telefoniche e ambientali, perquisizioni locali e domiciliari, indagini contabili e bancarie, nonché ricorrendo all’acquisizione di numerose testimonianze rese dai dipendenti e dai manutentori dell’azienda. In particolare, sono state le telecamere nascoste, installate dai finanzieri in più punti dell’officina dell’azienda dove avrebbero dovuto svolgersi le dichiarate operazioni di sostituzione della polvere estinguente, a dare prova inequivocabile delle modalità truffaldine con cui veniva attestata la revisione triennale degli estintori, che prevede l’obbligo di cambiare l’estinguente in base ad un decreto ministeriale del 2005 e alla normativa UNI 9994-1 emanata dell’Ente Nazionale di Unificazione sin dal 1992. Le videoriprese, durate quattro mesi, hanno documentato che gli operai si adeguavano alla direttiva aziendale di non procedere al cambio della polvere estinguente e che i macchinari deputati all’aspirazione e all’inserimento dell’agente estinguente negli estintori erano quasi sempre spenti o utilizzati solo in sporadiche occasioni.

Una significativa dimostrazione della conoscenza delle procedure che la società avrebbe dovuto seguire per la revisione triennale degli estintori si è avuta allorché funzionari di un concessionario autostradale hanno svolto un’attività di audit presso il capannone dell’azienda udinese. In tale circostanza gli operai presenti in officina e uno degli amministratori hanno mostrato agli ispettori le corrette procedure da seguire per le operazioni di manutenzione, incluso il cambio dell’agente estinguente. Non appena gli ispettori si sono allontanati, i macchinari per immettere e aspirare la polvere estinguente sono stati spenti e gli operai hanno ripreso le “ordinarie” operazioni di revisione. La frode nelle forniture è stata anche provata sul piano contabile confrontando, per ogni anno, gli acquisti di polvere estinguente, le rimanenze ed il numero di estintori “revisionati” moltiplicato per le capacità degli apparati restituiti ai clienti dopo le false operazioni di manutenzione: in merito è emerso che l’azienda udinese, a fronte di un fabbisogno annuale medio di circa 80.000 kg di estinguente, provvedeva all’acquisto di soli 4.000 kg, impiegati per rifornire i soli estintori esausti, cioè utilizzati totalmente o in parte. Il vantaggio economico che l’azienda ha realizzato dal 2005 al 2018 è stato stimato in circa 5 milioni di euro, considerando la polvere estinguente fatturata ma non sostituita, il fittizio smaltimento della stessa addebitato ai clienti, i risparmi sulla manodopera, sui consumi, sui macchinari e sui tempi di revisione.

Numerosi dipendenti e manutentori hanno ammesso di conoscere la fraudolenta prassi aziendale, imposta dagli amministratori, in uso in azienda da decenni e prima della loro assunzione, ma di non aver mai denunciato nulla per timore di perdere il posto di lavoro. Va rilevato che la società non solo ha beneficiato dei “vantaggi” derivanti dalla frode, riuscendo a presentarsi sul mercato con prezzi più convenienti rispetto agli operatori onesti, ma ha anche messo a rischio la sicurezza dei luoghi di lavoro esponendo a concreti rischi coloro che avevano gli estintori in uso, convinti di disporre di strumenti antincendio in perfetta efficienza. Infatti, come riferito dal Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, la mancata sostituzione dell’agente estinguente nel corso delle revisioni periodiche comporta un aumento del rischio di inefficacia dell’estintore in caso di necessità d’uso, atteso che la polvere, se non sostituita, può “impaccarsi” con conseguente difficoltà di fuoriuscita in caso di erogazione.

Per tale ragione, la società, dopo la notizia delle indagini ed al fine di prevenire possibili malfunzionamenti agli apparati antincendio, ha provveduto a richiamare e revisionare correttamente, sotto il controllo della Guardia di Finanza di Gorizia, quasi 24.000 estintori, operazioni che hanno avuto luogo da luglio 2018 a giugno 2019 ed all’esito delle quali l’impresa friulana ha patteggiato la pena per gli illeciti amministrativi commessi. La Procura della Repubblica del Tribunale di Udine, nei giorni scorsi, ha notificato agli indagati l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, preludio alla successiva richiesta di rinvio a giudizio. L’attività di servizio della Guardia di Finanza isontina ha permesso di portare a galla una rilevante frode di cui da anni erano vittime migliaia di operatori pubblici e privati attivi nel territorio regionale, contribuendo a ripristinare condizioni di legalità in un settore delicato come quello della sicurezza sui luoghi di lavoro.

CASERTA. SEQUESTRATA FABBRICA DI FUOCHI D’ARTIFICIO.

Nel pomeriggio di ieri i militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Caserta hanno fatto irruzione in un fabbricato in apparente stato di abbandono adiacente ad opifici industriali, sito nelle campagne del Comune di Spigno Saturnia, paese della Provincia di Latina al confine con il territorio casertano. Al momento dell’accesso le Fiamme Gialle hanno sorpreso 6 soggetti, tutti domiciliati nella provincia di Caserta (tra cui uno straniero già destinatario di un decreto di espulsione non eseguito), intenti alla fabbricazione e confezionamento di migliaia di potenti artifizi pirotecnici in assenza delle necessarie autorizzazioni e in dispregio alle più elementari forme di sicurezza.

Con l’approssimarsi delle festività natalizie, le Fiamme Gialle casertane hanno intensificato le attività di controllo del territorio ed il monitoraggio di soggetti già gravati da precedenti specifici, con particolare riguardo al settore della fabbricazione illegale di fuochi d’artificio. Una mirata attività di pedinamento che ha consentito ai Finanzieri di individuare il laboratorio, già “operativo”, dove due soggetti italiani di Vitulazio e Marcianise impiegavano tre cittadini rumeni e un cittadino marocchino quale forza lavoro per assemblare decine e decine di migliaia di artifizi da immettere poi sul mercato nero.

Individuata la fabbrica illegale, i militari si appostavano e sottoponevano a controllo un furgone che aveva appena caricato, avendo così riscontro dei loro sospetti, atteso che il corriere aveva effettivamente ritirato alcuni bancali con centinaia di artifizi del tipo “Cobra”, prodotto professionale di tipologia F4, che per la sua pericolosità non è destinato alla libera vendita, ma può essere acquistato solo da soggetti che hanno adeguata capacità tecnica e muniti di autorizzazione per spettacoli pirotecnici attrezzati. I petardi, che peraltro venivano trasportati come merci ordinarie senza le necessarie cautele, risultavano anche privi delle indicazioni di sicurezza previste dalla Legge.

Verificata quindi l’illiceità del carico, la pattuglia operante chiedeva l’intervento dei colleghi della Compagnia della Guardia di Finanza di Formia, competente per territorio, e faceva con questi quindi irruzione nel fabbricato, trovandosi di fronte ad un vero e proprio opificio clandestino, all’interno del quale sorprendevano i quattro stranieri i quali, sotto la direzione dei due italiani, uno dei quali già gravato da analoghi precedenti, erano intenti alla fabbricazione di fuochi d’artificio di elevato potere dirompente.

Il laboratorio era stato attrezzato con macchinari professionali secondo una linea di produzione che andava dalla preparazione e miscelazione della polvere pirica al riempimento dei contenitori e quindi all’apposizione delle micce e delle etichette.

Sequestrata l’attrezzatura tra cui una pressa idraulica e una manuale e un’etichettatrice con circa 16.000 etichette già stampate ed inoltre circa 18.000 artifizi già assemblati, la cui “massa attiva” è risultata pari ad oltre 450 chilogrammi di sostanza esplodente, 40.000 semilavorati, 56 chilogrammi di polvere pirica già preparata e numerose sostanze chimiche ancora da miscelare.

Nella stessa serata è intervenuto sul posto il Nucleo Artificieri della Polizia di Stato di Roma che ha messo in sicurezza i locali.

In ogni caso, attesa la quantità di materiale esplodente rinvenuto e la pericolosità del sito, l’intera area è stata piantonata fino a questa mattina quando sono iniziate le operazioni di bonifica definitiva del luogo con asportazione di tutto il materiale in sequestro.

L’operazione odierna testimonia come lo sforzo operativo della Guardia di Finanza in tale settore è finalizzato non solo a togliere gli artifizi pirotecnici dal mercato nero, ma anche a disarticolare l’intera filiera distributiva e soprattutto a risalire alle fabbriche clandestine che rappresentano anche un pericolo per l’incolumità pubblica e confezionano prodotti artigianali privi dei necessari requisiti di sicurezza.

LIVORNO. SEQUESTRATI 24 MILA PRODOTTI FALSI.

Abbigliamento per la prima infanzia, maglioni, cardigan e caschi provenienti dalla Tunisia e spacciati per prodotti italiani. Livorno, 10 ottobre 2019 – Con tre distinti interventi su altrettanti autoarticolati, i funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) di Livorno e i finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza hanno sequestrato, al porto labronico, 24.000 articoli, per un valore commerciale di 1.170.000 €, destinati al mercato nazionale che, realizzati in Tunisia, riportavano la falsa indicazione di “Made in Italy”.

Guardia di Finanza 26-09-2013

Tra questi, 23.000 capi di abbigliamento erano destinati alla prima infanzia. 18.000 di essi erano addirittura stati introdotti in Italia in contrabbando, omettendone completamente la dichiarazione in Dogana ed evadendo l’IVA all’importazione. Un secondo carico era composto da 1.000 maglioni e cardigan, le cui etichette interne riportavano la reale provenienza (“Made in Tunisia”), mentre sia i cartoncini esterni che i colletti riportavano indicazioni nazionali. Su ulteriori 355 caschi da motocicletta, invece, l’indicazione di provenienza era stata completamente omessa, mentre la confezione esterna recava chiari riferimento al nostro Paese.

Ai rappresentanti legali delle società importatrici, un lucchese e un fiorentino di 42 e 54 anni, sono state elevate sanzioni amministrative per 20.000 €, con la denuncia alla locale Procura della Repubblica per la violazione delle norme che tutelano il Made in Italy e per il reato di vendita di prodotti industriali con segni mendaci. Per l’ipotesi di contrabbando è stata contestata, infine, l’evasione dell’IVA all’importazione per 46.000 €.

GENOVA. SEQUESTRATI 15 TONNELLATE DI PROFUMI CONTRAFFATTI.

Nel corso delle attività di controllo operate nell’ambito del porto del capoluogo ligure, i funzionari dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli (ADM) di Genova 1 e i finanzieri del II Gruppo della Guardia di Finanza di Genova hanno sequestrato, presso il bacino portuale di Sampierdarena, un’ingente quantità di profumi. Il servizio ha tratto origine da un’intensa attività di monitoraggio dei flussi commerciali marittimi che interessano l’hub portuale di Genova, scenario, negli ultimi tempi, di ingenti sequestri operati in stretta sinergia da Agenzia delle Dogane e Monopoli e militari della Guardia di Finanza.

L’attività rientra nella sempre più mirata azione investigativa e di analisi tesa ad individuare spedizioni illecite potenzialmente pericolose per la salute umana. All’esito di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Genova, i militari delle Fiamme Gialle ed i funzionari ADM hanno individuato e sottoposto a sequestro, a bordo della portacontainer Conti Paris battente bandiera liberiana, un container scortato da documentazione doganale artefatta, appositamente strutturata per rendere poco identificabile il tracking del carico illecito.

A seguito dei controlli effettuati su un container proveniente dagli Emirati Arabi e destinato a Panama, venivano rinvenute 15 tonnellate di confezioni di profumi con packaging del tutto identico ai prodotti originali di un noto marchio di moda italiana e di un profumo prodotto da una nota maison francese.

I successivi approfondimenti, effettuati anche avvalendosi delle perizie effettuate dalle società titolari dei diritti sui marchi relativi alle confezioni intercettate, confermavano la contraffazione dei profumi, realizzati in assenza di qualsiasi garanzia sotto il profilo sanitario.

Il sequestro ha permesso di impedire l’introduzione nel mercato europeo di una grossa partita di profumi, potenzialmente dannosi per la salute pubblica che avrebbe sicuramente alimentato la vendita operata dalle organizzazioni criminali attraverso portali internet allocati su server esteri e che, anche in considerazione dell’alto livello di contraffazione del packaging, avrebbero potuto facilmente trarre in inganno il consumatore nazionale e comunitario mischiandosi tra i prodotti lecitamente commercializzati.

L’illecito business avrebbe fruttato al sodalizio criminale un guadagno di oltre 1.300.000 euro.