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ALESSANDRIA. AGGRESSIONI, DANNEGGIAMENTI E MINACCE, STALKER ARRESTATO.

Gli agenti della Polizia di Stato, in servizio alla squadra mobile della Questura di Alessandria hanno arrestato uno stalker che negli ultimi 3 anni si è reso responsabile di un numero considerevole di episodi di stalking nei confronti di alcuni condomini che aveva preso di mira.

Allo stalker è stato contestato l’art. 612 bis per diversi episodi criminali di cui si è reso protagonista nei confronti di alcuni vicini di casa vessati con continue minacce, molestie, danneggiamenti di vario genere, imbrattamenti dei muri, lancio di bottiglie sui balconi, incendio di zerbini e tentativi di dar fuoco alle porte d’ingresso.

In alcuni casi con aggressioni fisiche con oggetti trovati al momento come in un’occasione quando l’uomo colpiva con un ombrello un vicino, ferendolo.

Lo stalker ha tentato di colpire i condomini da lui presi di mira con un martello e con un coltello.

In un altra circostanza l’atto è stato sventato dall’intervento di una Volante dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico della Questura che, però erano stati loro stessi feriti, fortunatamente non in modo grave.

In quell’occasione l’uomo aveva anche aperto la valvola della bombola del gas della cucina per saturare l’ambiente e solo la prontezza dell’intervento degli Agenti della Volante aveva evitato il peggio.

La sinergia costante degli operatori in divisa con quelli della Squadra Mobile ha fornito all’A.G. gli strumenti per porre un freno alle escandescenze del soggetto attraverso la misura cautelare in carcere.(fonte Polizia di Stato).

GENOVA. ANARCHICI ED ESPLOSIVI, 2 ARRESTI.

Genova: fabbricavano esplosivi, arrestati 2 anarchici

 

Gli agenti della Polizia in forza alla Digos della questura e dei carabinieri del Ros di Genova ha arrestato due militanti anarchici, inseriti nel circuito anarchico genovese, accusati di detenzione di materiale esplodente e tentata fabbricazione di ordigni esplosivi improvvisati.

L’indagine è partita a giugno 2021 dopo il ritrovamento, in un bosco sulle alture di Genova, di un ordigno esplosivo, una grande quantità di polvere pirica e di materiale elettrico adatto a fabbricare altri congegni esplodenti.

Le indagini hanno accertato che vi erano analogie con il materiale utilizzato per il danneggiamento di due tralicci compiuti nella zona della Madonna della Guardia il 13 luglio scorso e poi rivendicato con un comunicato riconducibile alla campagna contro la “tecnoindustria”.

I due arrestati sono ritenuti vicini alle posizioni intransigenti della Federazione anarchica informale orientata all’opposizione nei confronti della società tecnologica e al contrasto allo Stato attraverso azioni violente e rivoluzionarie.(fonte Polizia di Stato).

CATANIA. POLIZIA DI STATO. OPERAZIONE “MEZZALUNA”. SPACCIO DI DROGA, 33 ARRESTI

Operazione “Mezzaluna”: 33 arresti a Catania per spaccio di cocaina e marijuana

 

Squadra mobile antidrogaUn’indagine della Squadra mobile di Catania e del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, ha fatto luce sull’attività di un’associazione criminale che gestiva una delle principali piazze di spaccio catanese.

L’attività investigativa, denominata “Mezzaluna”, ha portato all’esecuzione dell’ordinanza emessa dal Giudice per le indagini preliminari di Catania nei confronti di 34 persone, 30 delle quali sono finite in carcere, tre agli arresti domiciliari e una sottoposta all’obbligo di dimora.

L’indagine, condotta tra ottobre 2019 e settembre 2020, ha interessato la zona di via Ustica, la strada a forma di mezzaluna che si trova nel rione San Giovanni Galermo, dove si spacciavano grandi quantità di cocaina e marijuana.

Nonostante la piazza di spaccio fosse ben protetta con barriere e fortificazioni, gli investigatori della Mobile catanese sono riusciti a piazzare videocamere in punti strategici che hanno permesso di documentare la vendita delle sostanze stupefacenti e identificare i membri dell’organizzazione.

Ricostruita anche la struttura operativa del gruppo criminale e individuati i suoi capi promotori.

La vendita della droga si svolgeva su cinque turni, con il personale che si avvicendava per coprire tutto l’arco della giornata nei diversi luoghi in cui i pusher lavoravano.

Una parte dell’attività illecita avveniva all’interno di abitazioni dedicate solo allo spaccio, particolarmente controllate e fortificate. Per documentare l’attività che si svolgeva in questi bunker della droga, gli investigatori hanno dovuto ricorrere ad agenti sotto copertura che per mesi si sono finti clienti, recandosi all’interno per acquistare cocaina, filmando tutto con delle microtelecamere nascoste.

La piazza di spaccio rendeva molto bene: ogni spacciatore, a fine turno, si recava a casa del contabile e depositava l’incasso nella cassa comune, che ogni giorno raccoglieva circa 10mila euro.

Gli investigatori hanno anche scoperto che l’organizzazione si riforniva di cocaina direttamente dal mercato calabrese. Durante l’indagine uno dei corrieri è stato fermato mentre sbarcava dal traghetto proveniente da Villa San Giovanni (Reggio Calabria) con cinque chili di cocaina nascosti all’interno di un vano ricavato nella scocca posteriore della sua auto.

Per il rintraccio e la cattura dei destinatari delle misure cautelari, la Squadra mobile di Catania è stata supportata dal Servizio centrale operativo con numerosi equipaggi dei Reparti prevenzione crimine provenienti da diverse città italiane, nonché da altro personale della Questura, Polizia scientifica, Reparto mobile, Cinofili e un elicottero del Reparto volo, per un totale di circa 250 operatori.

BRESCIA. ASSALTO AL CAVEAU DELLA VIGILANZA PRIVATA.

Brescia: sventato assalto ad un caveau, 31 arresti

 

Una banda di rapinatori era pronta ad assaltare il caveau di un istituto privato di vigilanza in provincia di Brescia in cui erano custoditi gli incassi raccolti dagli esercizi commerciali della zona, 80 milioni di euro.

In manette sono finiti i 31 componenti di una banda specializzata in assalti a furgoni blindati e caveau, in gran parte provenienti da Cerignola (Foggia) e due guardie giurate infedeli, dipendenti dell’istituto di vigilanza obiettivo della rapina, accusati di aver svolto il ruolo di basisti.

L’operazione ha consentito di sequestrare 4 kalashnikov, 1 fucile a pompa, una mitraglietta UZI, una pistola (con svariate munizioni), 21 bottiglie Molotov e chiodi a quattro punte.

Gli arrestati, ignari di essere sotto la lente della Squadra mobile di Brescia, del Servizio centrale operativo e del Raggruppamento speciale operativo Carabinieri, con il coordinamento operativo della Direzione centrale anticrimine della Polizia di Stato.

Gli investigatori hanno monitorato i movimenti degli arrestati dallo scorso ottobre, documentando tutte le fasi della pianificazione del colpo, tra cui i sopralluoghi, i viaggi dalla Puglia verso il bresciano dei vari componenti del gruppo criminale. Attraverso le intercettazioni telefoniche ed ambientali è stato possibile monitorare la cura maniacale degli aspetti logistici, tra cui il reperimento degli alloggi presso strutture ricettive che omettevano la comunicazione dei dati dei clienti, per evitare i consueti controlli della Questura.

Gli indagati, con precedenti penali, ritenuti collegati a clan del foggiano e cosche di ‘ndrangheta, nei mesi precedenti avevano rubato circa venti autovetture, furgoni e camion destinati ad essere bruciati per isolare l’area d’interesse ed impedire l’intervento delle Forze di Polizia, ma nella disponibilità del gruppo anche una ruspa che sarebbe servita per sfondare la parete blindata del caveau.

La strategia dei rapinatori era quella di intervenire contemporaneamente partendo da luoghi diversi, comunicando con telefoni dedicati ed apparati radio.

Un primo gruppo era pronto a muoversi da un capannone industriale a Cazzago S. Martino (dove erano stati nascosti i mezzi rubati) mentre altri due gruppi erano pronti a partire da due “covi” di cui uno a Gardone Val Trompia e l’altro a Ospitaletto.

L’operazione anticrimine è stata condotta contestualmente su tutti e tre questi obiettivi, impiegando oltre 300 uomini e mezzi speciali, con il determinante intervento dei poliziotti del Nucleo Centrale Operativo di Sicurezza (NOCS).

Le indagini sono il frutto di un lavoro sinergico e di stretto raccordo operativo tra il personale della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri, in cui sono state coinvolte anche le Squadre mobili di Foggia, Milano, Venezia, Padova, Monza, Bergamo, Reggio Emilia, Verona, Piacenza, Parma, Cremona ei militari del Comando Provinciale Carabinieri di Brescia.(fonte Polizia di Stato).

BARI. POLIZIA DI STATO. TERRORISMO INTERNAZIONALE, 4 ARRESTI.

Bari: operazione antiterrorismo, 4 arresti

 

Bari: operazione antiterrorismo, 4 arresti

I poliziotti della Digos di Bari hanno arrestato 4 cittadini albanesi, da tempo residenti in Italia, per reati connessi al terrorismo internazionale.

L’attività d’indagine, avviata nell’aprile 2020, ha permesso di scoprire che gli indagati si occupavano di raccogliere denaro per finalità terroristiche.

Il denaro, raccolto nell’ambito della comunità islamica di Bari, è stato destinato ad offrire assistenza ad un imam albanese, già arrestato nel 2014 per aver inviato decine di combattenti in Siria e promosso la divisione tra la popolazione cristiana e musulmana, ed attualmente in carcere in Albania.

Le indagini, sulla base di informative dell’Aisi e coordinate dalla Direzione centrale della polizia di prevenzione – servizio contrasto al terrorismo, sono state svolte con moderne tecniche di monitoraggio web supportate da un capillare controllo del territorio.

Le attività investigative hanno permesso di accertare la condotta filo jihadista degli indagati che sono stati trovati in possesso di materiale e documenti riconducibili all’Isis/Daesh, nonché di comunicati, video e audio di propaganda terroristica, tutti tradotti in lingua albanese. Secondo gli stessi, anche il Covid 19 è considerato “un minuscolo soldato di Allah” inviato sulla terra per punire la miscredenza degli occidentali.

Verelli Alessandro