Tag: CRONACA

QUARGNENTO. PRECIPITA ELICOTTERO, QUATRO FERITI GRAVI: IL PADRE, I DUE FIGLI E LA FIDANZATA DEL FIGLIO.

Un elicottero turistico, mentre trasportava il padre, i due figli e la fidanzata di uno dei due, è precipitato nel pomeriggio (27 maggio), intorno alle 18, nella zona Tollara, in strada cascine, del comune di Quargnento.

I quattro occupanti dell’elicottero sono stati trasportati in ospedale dall’elisoccorso del 118in condizioni molto gravi: tre codici rossi e uno giallo. 

Sul posto sono intervenutesquadre dei Vigili del Fuoco e i Carabinieri.

ALESSANDRIA. IL BLIZ ANTIMAFIA DI PALERMO, ARRESTI ANCHE AD ALESSANDRIA.






Mafia, blitz a Palermo: nuovo colpo al clan Brancaccio, in 29 finiscono in carcere e due ai domiciliari

Operazione congiunta di Polizia e Carabinieri

17 Maggio 2022

La maxi operazione antimafia a Palermo coordinata tra Polizia di Stato e l’Arma dei carabinieri, su delega della Direzione distrettuale antimafia del capoluogo siciliano, ha portato in carcere 29 persone e 2 ai domiciliari nelle province di Palermo, Reggio Calabria, Genova e Alessandria.

Gli arrestati sonio stati accusati di partecipazione ad associazione di tipo mafioso, detenzione e produzione di stupefacenti, detenzione di armi, favoreggiamento personale ed estorsione con l’aggravante del metodo mafioso.

Gli investigatori hanno spiegato che ” l’operazione a cui è sono seguite le ordinanze di carcerazione segna l’epilogo di una fase operativa già avviata lo scorso 20 luglio, attraverso l’esecuzione del decreto di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Dda di Palermo a carico di numerosi indagati per associazione per delinquere di stampo mafioso ed estorsione aggravata”.

La nuova operazione nasce da un troncone delle inchieste, condotte dalla Squadra mobile di Palermo e dal Servizio centrale operativo, scattate nel 2019 con cui è stato ricostruito l’organigramma del mandamento di Brancaccio e delle famiglie di Corso dei Mille e Roccella, identificando 26 tra vertici, gregari e soldati.

Gli arresti sono stati effettuati a Palermo, Reggio Calabria, Alessandria e Genova.

L’attività investigativa sviluppata dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Palermo ha colpito la famiglia di Ciaculli eseguendo cinque arresti a carico di altrettanti indagati ritenuti direttamente legati ai vertici del mandamento, Giuseppe Greco e Ignazio Ingrassia, e già arrestati durante l’operazione “Stirpe”lo scorso 20 luglio.

Gli investigatori dell’Arma hanno accertato che gli indagati erano in grado di coadiuvare i due boss nella gestione del mandamento e delle attività illecite che alimentavano le casse della famiglia.

L’operazione ha portato al sequestro di una rivendita di prodotti ittici, due caffè e tre agenzie di scommesse per intestazione fittizia di imprese ed esercizi commerciali.


Le organizzazioni mafiose avevano imposto il pizzo a tappeto e coinvolgeva l’intero mondo economico che andava dall’imprenditore edile al venditore ambulante abusivo, nessuno era esente o sfuggiva alle richieste degli esattori di Cosa nostra nel territorio del mandamento di Brancaccio, a Palermo.

Il sistema mafioso emerge dall’operazione di Polizia di Stato e Arma dei Carabinieri che, all’alba di questa mattina, hanno dato esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del capoluogo siciliano su richiesta della Dda, nei confronti di 31 indagati (di cui 29 in carcere e 2 agli arresti domiciliari), accusati di partecipazione ad associazione di tipo mafioso, detenzione e produzione di stupefacenti, detenzione di armi, favoreggiamento personale ed estorsione con l’aggravante del metodo mafioso. Cinquanta gli episodi estorsivi documentati segno dell’asfissiante controllo del territorio esercitato da Cosa nostra

Gli investigatori hanno accertato che le attività produttive della zona sono sempre oggetto di attenzione da parte dei clan mafiosi e molti esercenti, dal piccolo ambulante abusivo fino all’operatore della grande distribuzione, sono soggetti alla pretesa del pizzo quando non addirittura costretti a chiedere l’autorizzazione prima di avviare i lavori o assumere dipendenti al gruppo criminale. Un imprenditore edile, intenzionato ad acquistare un terreno per costruirvi appartamenti e consapevole di doversi assoggettare alle pretese mafiose per poter realizzare le costruzioni senza incorrere in furti, rapine o danneggiamenti, deve necessariamente rivolgersi al boss per ottenerne la protezione.

Le pretese estorsive non hanno risparmiato nemmeno un venditore di sfincione: tipico prodotto della gastronomia palermitana, che dopo aver subito il danneggiamento con l’attack della saracinesca del laboratorio era stato lui stesso a presentarsi a uno degli indagati per mettersi a posto.

Gli esattori del racket agivano senza scrupoli e sempre più sfrontati, tanto da effettuare un ‘sopralluogo ‘ anche in un cantiere edile sorto nelle immediate vicinanze del commissariato di Polizia finalizzato alla successiva eventuale richiesta estorsiva.


I settori di impegno dei clan spaziavano dalle estorsioni, ma non solo perchè per alimentare le casse di Cosa nostra e mantenere le famiglie dei detenuti i boss di Brancaccio puntavano sul traffico di droga.

Il maxi blitz antimafia di Polizia e Carabinieri, che ha portato a 31 arresti tra vertici, gregari e soldati del mandamento, testimonia come la droga resti un’importante voce di arricchimento illecito.

Le sei piazze di spaccio del quartiere Sperone, tutte direttamente gestite o, comunque, controllate dagli indagati, garantivano un vero e proprio tesoretto: circa 80mila euro a settimana.

Nel corso delle indagini sono stati eseguiti 16 arresti in flagranza per detenzione di sostanza stupefacente e sequestrati circa 80 chili di droga tra cocaina, purissima ancora da tagliare, hashish e marijuana per un valore sul mercato di oltre 8.000.000 di euro.

A garantire il rifornimento di parte della droga erano due i calabresi arrestati questa mattina.

GENOVA. FALSI INCARICATI DI SERVIZI LUCE E GAS RUBAVANO IN CASA DI ANZIANI.

Furti in casa di anziani, due arresti a Genova

 

Truffa anziani

Due criminali si prsentavano in casa di anziani in qualità di incaricati dei servizi luce e gas a Genova. I due truffatori si offrivano agli anziani per risolvere problemi relativi alla fornitura, che rischiava di essere sospesa, ma con il loro intervento e la sottoscrizione di un nuovo contratto tutti i problemi si sarebbero risolti.

I due truffatori, di 29 e 31 anni, ottenuta la fiducia delle vittime riuscivano ad introdursi nelle loro abitazioni per razziare tutto ciò che trovavano.

I due criminali, al termine di una indagine avviata dopo numerose denunce, sono stati arrestati dagli agenti del commissariato Prè di Genova con l’accusa di aver messo a segno 13 colpi tra furti in abitazione, truffe aggravate, sostituzione di persona, indebito utilizzo e falsificazione di carte di credito.

La vittima veniva distratta dalla descrizione dei benefici relativi al nuovo contratto mentre l’altro si allontanava con la scusa di fare una telefonata o per andare in bagno, ma in realtà setacciava il resto della casa a caccia di denaro, oggetti d’oro, preziosi, orologi, assegni, bancomat e carte di credito.

Gli investigatori del commissariato Prè hanno mostrato alle vittime dei furti il loro archivio fotografico, nel quale sono stati riconosciuti i due ladri e a quel punto è scattata l’analisi dei tabulati telefonici che ha confermato la presenza dei due sui luoghi dei furti, proprio nei giorni e negli orari in cui questi si erano svolti.

Dall’indagine è inoltre emerso che una delle utenze telefoniche utilizzate nei finti contratti per la nuova fornitura, anche se intestata ad un’altra persona, era stata attivata tramite una email che appartiene a uno dei due arrestati.

Ulteriore elemento a carico dei due criminali è stato l’ostentazione, sulle loro pagine social, di banconote di grosso taglio, vestiti firmati e, in generale, di un elevato tenore di vita, non in linea con le loro possibilità.

Si stima che durante i furti i due ladri abbiano sottratto più di 20mila euro in contanti.(fonte Polizia di Stato).

MILANO. LA ‘NDRAGHETA IN LOMBARDIA.

‘Ndrangheta in Lombardia, due arresti

 

I poliziotti della Squadra mobile di Milano e i finanzieri del Nucleo di polizia economico finanziaria di Como hanno arrestato 2 persone, colpevoli di associazione mafiosa, favoreggiamento, frode fiscale, bancarotta, intestazione fittizia e possesso illegale di armi, aggravati dal metodo mafioso.

Un uomo di sessantaquattro anni, già in carcere per associazione mafiosa, è stato raggiunto da un nuovo provvedimento di custodia cautelare per essere stato il mandante di un omicidio.

L’indagato nonostante fosse in regime di reclusione ha gestito i suoi affari impartendo disposizioni ai suoi uomini, tra cui l’ordine di un violento pestaggio nei confronti di una persona che gli doveva del denaro.

Il criminale, inoltre, è accusato di essere amministratore, tramite uomini di fiducia, di numerosi esercizi commerciali intestati a terzi e di aver praticato prestiti a usura.

Un 44enne, originario del catanese ma residente nel comasco, è il secondo uomo ad essere stato arrestato per aver fornito un supporto logistico all’associazione mafiosa e per aver partecipato a degli scavi, mettendo inoltre a disposizione la strumentazione per eseguirli, per recuperare 55mila euro, proventi di attività illecite, nascosti all’interno di un maneggio nel comasco, poi sequestrato dai poliziotti.

Le indagini, che nel novembre del 2021 avevano portato all’arresto di 54 persone indagate per i medesimi reati, hanno fatto luce sull’operatività di famiglie di ‘Ndrangheta operanti nelle province di Milano, Como, Varese e in Svizzera divenuta terreno fertile per il traffico di stupefacenti e dimora di alcuni dei criminali precedentemente indagati, che vi si erano stabilmente insediati.

Gli investigatori hanno documentato anni di storia criminale del territorio lombardo per cui sono stati fotografati tre periodi storici:

Il periodo 2007/2010, caratterizzato da numerosi episodi di estorsione ai danni di imprenditori locali.

Il periodo 2010/2019 in cui, alle estorsioni, si è aggiunto il controllo e la gestione economica di appalti relativi al servizio di pulizia di grandi imprese ottenuti dall’organizzazione grazie alla collusione di un imprenditore locale, titolare formale di cooperative operanti nel settore, tramite le quali veniva ideato e attuato un articolato sistema di frode finalizzato all’evasione fiscale.

Il periodo 2018 sino ad oggi in cui, dopo esser stato duramente colpito, grazie a diversi arresti, il sistema di frode fiscale del precedente periodo, sono ripresi su larga scala gli episodi di estorsione a piccoli e medi imprenditori e a semplici cittadini.(fonte Polizia di Stato)

ALESSANDRIA.UCCISO IL PORTIERE DI NOTTE DELL’HOTEL LONDRA.

Il portiere in servizio di notte è stato trovato riverso a terra in una pozza di sangue. Un passante ha notato il corpo dell’uomo nella hall del Londra Hotel di fronte stazione e allertato il 112.

L’omicidio avvenuto nella notte nel centro città di Alessandria di fronte alla stazione, secondo una prima ricostruzione pare sia da attribuire a una rapina finita male.

Il portiere del hotel Londra è stato colpito da un oggetto contundente al termine di una violenta colluttazione, il suo cadavere abbandonato riverso a terra nella hall dell’hotel.

I carabinieri intervenuti sul posto hanno sequestrato le immagini delle telecamere di videosorveglianza. Nella mattinata hanno accompagnato un uomo in caserma per approfondimenti.

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