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CATANIA. MALTRATTAMENTI AD ANZIANI, ARRESTATA LA DIRETTRICE DELLA CASA DI RIPOSO.

Catania: maltrattamenti in una casa di riposo, arrestata la direttrice

 

La direttrice, 62enne, di una casa di cura nella periferia di Catania è stata arrestata dai poliziotti della Squadra mobile della provincia etnea con l’accusa di aver sottoposto gli anziani e i disabili, affidati alle sue cure, a maltrattati fisici e psicologici.

L’indagine avviata dopo la segnalazione di un familiare di un ospite della struttura che denunciava i maltrattamenti nei confronti del congiunto tanto da dover ricorrere alle cure mediche del pronto soccorso, che in quella occasione aveva diagnosticato la frattura di una vertebra.

Le regole imposte dalla direttrice erano umilianti e particolarmente violente e chi non le rispettava veniva colpito con schiaffi, spintoni e umiliazioni di ogni genere oltre ad essere minacciato di essere privato del cibo.

In un’occasione, dopo che una anziana signora era entrata nella cucina della struttura per andare al lavabo e bere un po’ di acqua, l’indagata avrebbe incominciato a bagnarle la testa, raccogliendo l’acqua con le mani e invendole contro con frasi del seguente tenore “io ne ho viste femmine maleducate, ma non come a te….c’è il Signore che ci pensa, magari ci pensasse il Signore! Io maleducate ne ho viste, ma non come a te (…) hai tutte le forme di un animale tu… tutte precise, hai tutte le forme di un animale”.

La donna è stata posta agli arresti domiciliari.(fonte Polizia di Stato).

CATANIA. OPERAZIONE ANTIMAFIA.

Catania: operazione antimafia, 18 indagati

 

operazione antidroga

In una operazione antimafia della Squadra mobile di Catania e del commissariato di Acireale hanno arrestato 17 persone mentre ad un’altra è stato applicato l’obbligo di dimora, per i reati di associazione mafiosa, estorsione, traffico di sostanze stupefacenti, usura, violazione della normativa sul controllo delle armi.

L’indagine, iniziata nel 2019, ha consentito di documentare l’attività criminale degli indagati legati al clan mafioso “Santapaola – Ercolano” che da decenni opera nei territori di Acireale e Aci Catena, cercando di condizionarne le attività e le dinamiche socio-economiche.

I poliziotti della questura attraverso intercettazioni telefoniche e con il contributo dei collaboratori di giustizia hanno ricostruito l’organigramma del clan e le loro attività illecite, che venivano riorganizzate in maniera più incisiva con il ritorno al comando di esponenti storici, subito dopo l’uscita dal carcere.

La riunificazione degli storici vertici criminali, non soltanto consentiva di rimodulare l’assetto dell’associazione in termini gerarchici e funzionali, ma permetteva l’immediata possibilità di riproporre sul territorio una serie indeterminata di attività criminose.

Nel dicembre 2021 sono stati arrestati due appartenenti alla famiglia mafiosa per aver preteso da un commerciante, durante una fiera, 2mila euro per comprare i panettoni per gli affiliati, a dimostrazione della forza intimidatrice del clan.

Durante l’attività investigativa gli agenti hanno sequestrato un’attività di autonoleggio (comprensiva dei mezzi e dei conti correnti) utilizzata dal gruppo come base logistica per le riunioni associative.

In proposito il direttore Centrale anticrimine della Polizia di Stato Francesco Messina, ha commentato: “Gli arresti eseguiti oggi dalla Polizia di Stato hanno consentito di disvelare la piena operatività di una famiglia mafiosa da tempo dominante nei territori di Acireale e Aci Catena e tradizionalmente collegata al c.d. clan Santapaola. Questo sodalizio criminale era dedito al controllo del territorio massivo, soprattutto attraverso l’imposizione di estorsioni e il prestito di somme di denaro dietro corresponsione di pesanti interessi usurari. Nessuna delle ipotesi estorsive accertate dall’indagine- ha dichiarato il Prefetto –  ha formato oggetto di denuncia alle Forze dell’ordine da parte degli estorti, il che dimostra che i tempi di una presa di coscienza civica della pervasività del fenomeno mafioso nei territori oggetto di indagine appaiono purtroppo ancora lontani”.(fonte Polizia di Stato).

CATANIA. POLIZIA DI STATO. OPERAZIONE “MEZZALUNA”. SPACCIO DI DROGA, 33 ARRESTI

Operazione “Mezzaluna”: 33 arresti a Catania per spaccio di cocaina e marijuana

 

Squadra mobile antidrogaUn’indagine della Squadra mobile di Catania e del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, ha fatto luce sull’attività di un’associazione criminale che gestiva una delle principali piazze di spaccio catanese.

L’attività investigativa, denominata “Mezzaluna”, ha portato all’esecuzione dell’ordinanza emessa dal Giudice per le indagini preliminari di Catania nei confronti di 34 persone, 30 delle quali sono finite in carcere, tre agli arresti domiciliari e una sottoposta all’obbligo di dimora.

L’indagine, condotta tra ottobre 2019 e settembre 2020, ha interessato la zona di via Ustica, la strada a forma di mezzaluna che si trova nel rione San Giovanni Galermo, dove si spacciavano grandi quantità di cocaina e marijuana.

Nonostante la piazza di spaccio fosse ben protetta con barriere e fortificazioni, gli investigatori della Mobile catanese sono riusciti a piazzare videocamere in punti strategici che hanno permesso di documentare la vendita delle sostanze stupefacenti e identificare i membri dell’organizzazione.

Ricostruita anche la struttura operativa del gruppo criminale e individuati i suoi capi promotori.

La vendita della droga si svolgeva su cinque turni, con il personale che si avvicendava per coprire tutto l’arco della giornata nei diversi luoghi in cui i pusher lavoravano.

Una parte dell’attività illecita avveniva all’interno di abitazioni dedicate solo allo spaccio, particolarmente controllate e fortificate. Per documentare l’attività che si svolgeva in questi bunker della droga, gli investigatori hanno dovuto ricorrere ad agenti sotto copertura che per mesi si sono finti clienti, recandosi all’interno per acquistare cocaina, filmando tutto con delle microtelecamere nascoste.

La piazza di spaccio rendeva molto bene: ogni spacciatore, a fine turno, si recava a casa del contabile e depositava l’incasso nella cassa comune, che ogni giorno raccoglieva circa 10mila euro.

Gli investigatori hanno anche scoperto che l’organizzazione si riforniva di cocaina direttamente dal mercato calabrese. Durante l’indagine uno dei corrieri è stato fermato mentre sbarcava dal traghetto proveniente da Villa San Giovanni (Reggio Calabria) con cinque chili di cocaina nascosti all’interno di un vano ricavato nella scocca posteriore della sua auto.

Per il rintraccio e la cattura dei destinatari delle misure cautelari, la Squadra mobile di Catania è stata supportata dal Servizio centrale operativo con numerosi equipaggi dei Reparti prevenzione crimine provenienti da diverse città italiane, nonché da altro personale della Questura, Polizia scientifica, Reparto mobile, Cinofili e un elicottero del Reparto volo, per un totale di circa 250 operatori.

ROMA. POLIZIA DI STATO. “FAMIGLIE DA ABUSI”, PEDOPORNOGRAFIA, VIOLENZA SESSUALE E RAPPORTI INCESTUOSI CON FIGLI MINORI.

Operazione contro la pedopornografia, 5 arresti

polizia postale

la Polizia postale ha tratto in arresto cinque persone che, su una nota piattaforma di messaggistica, si scambiavano materiale pedopornografico.

Gli indagati avevano creato un gruppo chiuso, denominato “Famiglie da Abusi”, in cui si scambiavano contenuti espliciti che coinvolgevano i componenti delle loro famiglie, compresi i figli, realizzati anche mediante lo sfruttamento sessuale di minori e ritraenti sia atti sessuali che momenti intimi catturati di nascosto.

Altre tre persone sono state invece indagate.

L’indagine sviluppata dai compartimenti della Polizia postale di Roma, Bologna, Milano, Napoli e Catania e coordinata dal Servizio Polizia postale e delle comunicazioni attraverso il Centro nazionale di contrasto alla pedopornografia online (C.N.C.P.O.), ha avuto inizio dallo scambio di informazioni con organismi di Polizia internazionali.

Gli specialisti della Polizia postale dopo aver individuato gli appartenenti al gruppo, seguendo le tracce informatiche, hanno eseguito diverse perquisizioni.

La prima perquisizione in ordine di tempo è stata eseguita nella Capitale dove un uomo è stato arrestato per il possesso di un ingente quantitativo di materiale pedopornografico. In quella occasione è emersa per la prima volta l’esistenza del gruppo. Dagli approfondimenti investigativi, si è arrivati a un imprenditore edile bolognese, il quale è stato arrestato perché trovato in possesso di un video autoprodotto, con il coinvolgimento di un minore appartenente al nucleo familiare.

Un terzo uomo è stato individuato a Napoli. Si tratta un dipendente del Comune di Napoli che è stato denunciato a piede libero perché detentore di materiale pedopornografico.

Un altro componente del gruppo, residente nel bresciano, è stato arrestato per detenzione di ingente quantitativo di materiale riguardante lo sfruttamento sessuale di minori ed indagato per violenza sessuale ai danni della propria figlia, nell’ambito di una separata attività investigativa, originata da una segnalazione delle autorità canadesi.

Il Compartimento della Polizia postale di Roma ha identificato altre due persone in contatto con il primo indagato, con il quale intrattenevano conversazioni a sfondo pedopornografico e scambiavano contenuti illeciti. Uno dei due, residente in provincia di Roma, è stato denunciato a piede libero poiché deteneva sui propri dispositivi i file ricevuti dal primo arrestato, che gli aveva anche fornito istruzioni per instaurare un contatto sessuale con un minore.

L’altro, un 55enne siciliano, nel corso della perquisizione eseguita in Sicilia è stato arrestato per aver abusato sessualmente della propria figlia, di cui condivideva le registrazioni con i suoi interlocutori.

Nei confronti della moglie del siciliano, invece, indagata per non essere intervenuta pur essendo a conoscenza degli abusi, è stata emessa la misura cautelare dell’allontanamento dalla casa coniugale e del divieto di avvicinamento alla figlia.

Un altro componente del gruppo, è un napoletano poco più che trentenne. L’uomo è stato arrestato perché nel corso della perquisizione è stato trovato in possesso di circa 200 file pedopornografici ed è stata documentata la sua partecipazione alla chat, su cui condivideva le proprie fantasie inerenti ad atti sessuali con minori anche con foto riferite a momenti della vita quotidiana familiare.

CATANIA. POLIZIA DI STATO. “…QUESTO NON E’ AMORE” GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE.

Catania: presentata l’edizione 2021 di “…Questo non è amore”

Una iniziativa della Polizia di Stato in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, che ricorre il 25 novembre, che ha presentato, in un evento a Catania, l’edizione 2021 della campagna contro la violenza di genere “…Questo non è amore”.
La campagna di sensibilizzazione nazionale è giunta alla quinta edizione ed è nata per supportare e aiutare le donne vittime di violenza, nel 2021 ha come filo conduttore l’hashtag #aiutiamoledonneadifendersi.

L’opuscolo informativo sul progetto, realizzato dalla Direzione centrale anticrimine della Polizia di Stato, sarà distribuito in tutte le citta italiane nel corso degli eventi che la Polizia di Stato realizzerà per andare incontro alle vittime di violenza, avvicinandole con poliziotti e psicologi specializzati a trattare questi temi delicati.

La parole d’ordine è prevenzione.
Come ha affermato il Direttore centrale anticrimine Francesco Messina “Ancora una volta dobbiamo chiederci di quale cultura è figlio tutto questo sangue versato dalle donne. Oggi grazie ad iniziative come il Protocollo Zeus, che completano adeguatamente lo spettro di efficacia dell’ammonimento del Questore, possiamo finalmente occuparci anche dell’uomo maltrattante, senza trascurare le donne e le loro insopprimibili esigenze di difesa.
Difendiamo le donne occupandoci degli uomini prima che sia troppo tardi.
Per il lancio dell’iniziativa quest’anno è stato scelto il capoluogo etneo, segnato nell’ultimo periodo da gravi episodi di femminicidio che hanno fortemente scosso le coscienze e che impongono di combattere questo fenomeno sul piano della prevenzione.
E proprio sulla prevenzione del fenomeno è stato incentrato l’incontro che si è tenuto questa mattina al Teatro Massimo Bellini, a cui hanno preso parte il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese e il capo della Polizia Lamberto Giannini.
Convegno a Catania presso il Teatro Massimo Bellini per “…Questo non è amore” edizione 2021
Al convegno, moderato dal giornalista de La Repubblica Salvo Palazzolo, hanno partecipato le senatrici Valeria Valente e Alessandra Maiorino, rispettivamente presidente e membro della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, la professoressa Isabella Merzegora, ordinario di criminologia presso l’Istituto di medicina legale dell’Università degli studi di Milano e presidente della Società italiana di criminologia, l’avvocato Manuela Ulivi, civilista esperta in diritto di famiglia minorile, Valentina Picca Bianchi – presidente di Donne Imprenditrici di Fipe (Federazione italiana dei pubblici esercizi) e la Dott.ssa Maria Scavo, procuratore aggiunto presso il Tribunale di Catania. I vari interventi sono stati intervallati dalle letture di Gianpaolo Trevisi, direttore della Scuola allievi agenti di Peschiera del Garda, tratte dal suo libro “L’amore che non è” sul tema del femminicidio.
Il prefetto Giannini nel suo intervento ha voluto mandare un messaggio chiaro “è fondamentale parlare del problema della violenza di genere per evitare che le vittime si sentano sole o che si colpevolizzino. Serve investire sulla formazione delle nostre donne e dei nostri uomini affinché chi denuncia si senta al sicuro dal giudizio e dal pregiudizio.
La vittima deve sentirsi protetta e compresa.
L’impegno di tutti noi deve essere finalizzato a far diventare la denuncia come normalità. Per farlo è necessario essere sempre più pronti ad ascoltare”.
Le conclusioni sono state affidate al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese che ha sottolineato come il problema sia oggi principalmente sociale. “Serve prevenzione, anche intesa come formazione nelle scuole e nella società civile, per inspirare un cambiamento culturale”.
Il Ministro ha poi evidenziato come “ai fine della prevenzione è molto utile l’app YouPol della Polizia di Stato che permette la segnalazione di reati spia ma soprattutto un contatto diretto tra la sala operativa e la vittima, che può essere geolocalizzata ed avere un intervento tempestivo”. L’applicativo della Polizia di Stato, per l’occasione rinnovata nella veste grafica e nelle sue funzionalità, permette infatti la segnalazione, anche in forma anonima, di episodi di violenza domestica oltre che di spaccio di droga e bullismo.(fonte Polizia di Stato).