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TORINO. JUVENTUS 1 BOLOGNA 1: VLAHOVIC NEL RECUPERO, PARI COL BOLOGNA

Servizio a cura dell’ufficio stampa Juventus Football Club

Non va oltre il pari la Juve contro il Bologna: 1-1 all’Allianz Stadium, contro una squadra, quella felsinea, che bissa l’ottima prestazione di 12 giorni fa a San Siro, e che arriva ai minuti di recupero ancora in vantaggio, grazie al gol di Arnautovic a inizio ripresa. Poi, alla fine, ci pensa Vlahovic.

LA GARA

È una Juve a trazione anteriore quella proposta da Mister Allegri: in campo il tridente, Dybala, Morata, Vlahovic. Si parte forte e dopo 4 minuti Dybala prende la mira, ma il suo sinistro da fuori area è alto di poco. Passano pochi giri di lancette e Vlahovic ha sulla testa una gran palla messa da Morata, salta più in alto di tutti ma non inquadra lo specchio. 
Non è nello specchio nemmeno la bella punizione con cui, al 14′, ancora la Joya sfiora il sette col mancino dal limite: Skorupski dà l’impressione di essere sulla traiettoria, comunque molto vicina alla porta.
Minuto dopo minuto, però, il Bologna prende le misure e verso la mezz’ora Svanberg si rende pericoloso calciando dal limite, servito da Orsolini: Szczesny c’è.
La Juve risponde subito, lo squillo arriva al 37′ con Danilo che ci prova, sempre da fuori area: il tiro non finisce lontano dallo specchio. Il Bologna è venuto a Torino con la stessa quantità e qualità di gioco fatta vedere col Milan 12 giorni fa, e di spazi la Juve ne trova pochi: il primo tempo si chiude dunque senza ulteriori sussulti, a reti inviolate.

01 juventus bologna 16 aprile

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RIPRESA: BREAK BOLOGNA

La storia non cambia nella ripresa e anzi, dopo due minuti dal rientro in campo Arnautovic fa correre un brivido freddo all’Allianz Stadium, girandosi all’altezza del dischetto e non trovando la porta bianconera di niente. La risposta Juve è due giri di lancette dopo, con Rabiot che potrebbe ribadire in porta una palla non trovata da Morata su cross di Pellegrini, ma ancora una volta il tiro è fuori. Al 51′, il break degli ospiti: gran palla di Soriano a tagliare la difesa bianconera e a trovare l’incursione ancora di Arnautovic, che supera Szczesny in uscita e porta in vantaggio i suoi.

FIAMMATE BIANCONERE

Reagisce subito la Juve: De Sciglio al 54′ fa volare Skorupski a deviare il suo destro in calcio d’angolo, sulla cui battuta Danilo di testa trova un palo clamoroso. Adesso i bianconeri, oggi con l’inedito quarto kit firmato dallo Street Artist brasiliano Kobra, si riversano letteralmente nella metà campo del Bologna. Questa fiammata dura però pochi minuti e gradualmente i giri si abbassano: la squadra di Allegri fatica molto a trovare non solo la via della porta bolognese, ma anche ad accelerare i giri quel tanto che servirebbe per chiudere nella loro tre quarti gli ospiti, che invece per lunghi tratti, nella ripresa, gestiscono. All’80, ecco la fiammata Juve: Morata si invola verso l’area e viene atterrato, sulla continuazione dell’azione, Cuadrado scheggia la traversa. Non è rigore, non concesso dopo consulto del VAR, ma il Bologna in questa occasione resta in 9, per la doppia espulsione di Soumaoro e Medel. Viene concessa una punizione dal limite per i bianconeri, che Vlahovic calcia alta di poco.

IL FORCING E IL PAREGGIO

Il forcing finale della Juve dura per tutti i minuti di recupero concessi dopo il lungo episodio dell’80’: in 11 contro 9 la Juve dà il tutto per tutto e raggiunge finalmente il pareggio con Vlahovic che sfrutta una percussione offensiva di Morata e ribadisce in porta da pochi passi. Non è finita, ci sono ancora pochi istanti di gioco: al 97′ Rabiot di testa chiama alla parata Skorupski. Questo è l’ultimo sussulto del match: arriva solo un punto per i bianconeri, che non riescono ancora a blindare la zona Champions.

JUVENTUS-BOLOGNA 1-1

Reti: 52′ Arnautovic (B), 90’+5 Vlahovic (J)

JUVENTUS (4-2-3-1): Szczesny; De Sciglio (86′ Kean), de Ligt (59′ Bonucci), Chiellini (75′ Alex Sandro), Pellegrini (60′ Zakaria); Danilo, Rabiot; Cuadrado, Dybala (59′ Bernardeschi), Morata; Vlahovic. A disposizione: Pinsoglio, Perin, Rugani, Miretti. All. Allegri.

BOLOGNA (3-5-2): Skorupski; Soumaoro, Medel, Theate; Dijks, Svanberg (74′ Aebischer), Schouten, Soriano (74′ Kasius, 87′ Dominguez), Hickey; Orsolini (87′ Bonifazi), Arnautovic (65′ Barrow). A disposizione: Molla, Bardi, Binks, Viola. Mbaye, De Silvestri, Vignato. All. Tanjga

Arbitro: Sacchi

Ammoniti: 13′ Theate (B), 19′ Svanberg (B), 31′ Cuadrado (J), 41′ Arnautovic (B), 84′ Medel (B)

Espulsi: 84′ Soumaoro (B), Medel (B)

BOLOGNA. IL PIENO DI DROGA NELL’IMPIANTO DEL GPL DELLA MACCHINA.

Bologna: operazione antidroga, 9 arresti

 

L’impianto del GPL dell’autovettura usato per nascondere la droga con cui si spostavano per il trasporto. Una ordinanza di custodia cautelare emessa dal tribunale di Bologna ha portato in carcere 9 persone a conclusione di un’indagine della Squadra mobile bolognese.

Gli indagati di nazionalità albanese, italiana e marocchina, sono ritenuti responsabili di detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti.

Nel corso dell’indagine svolta nel 2021 gli investigatori hanno documentato un grosso traffico di droga, in particolare cocaina, smerciata in Emilia Romagna e in altre 12 regioni italiane. L’indagato principale, di nazionalità albanese, domiciliato a Firenze è stato trovato in possesso di 26 chili di cocaina e 22 di eroina pronta per essere immessa nel mercato nascosta dentro un box nella sua disponibilità.

Secondo la stima effettuata dagli investigatori sulla base degli approvvigionamenti e le cessioni di droga, si è potuto ipotizzare che il volume d’affari generato dal gruppo criminale possa essere pari a oltre 2 milioni di euro al mese con il commercio di 50 chili di cocaina e 20 di eroina.(fonte Polizia di Stato).

BOLOGNA. TRAFFICO INTERAZIONALE DI DROGA: SEQUESTRATI 760 KG DI COCAINA.

Bologna: 760 chili di cocaina sequestrati e 5 arresti

 

I poliziotti della Squadra mobile di Bologna hanno portato a termine una vasta operazione contro il traffico internazionale di droga, arrestato 5 persone e sequestrati 760 chili di cocaina.

La droga trasportata in Italia via mare da Santo Domingo, all’interno di container, se immessa sul mercato avrebbe fruttato oltre 60 milioni di euro.

L’indagine coordinata dalla direzione distrettuale antimafia di Bologna coinvolto le Squadre mobili di Vicenza, Pisa, Savona, Lucca, Arezzo e l’Agenzia delle Dogane e Monopoli.

Lo stupefacente è stato sequestrato in 4 diverse località mentre il denaro contante, circa 340 mila euro, è stato trovato all’interno delle abitazioni di due indagati.

Sequestrata anche un’auto munita di doppiofondo per il trasporto della droga.

Nel corso delle indagini è emerso che la cocaina arrivava in Italia via mare da Santo Domingo trasportata da navi cargo occultata in containers da 22 tonnellate ciascuno e carichi di “pellame bovino grezzo”.

Lo stratagemma usato per non far scoprire il carico era quello di nascondere i panetti da 500grammi di droga tra uno strato di pellame e l’altro, all’interno di apposite “tasche”.

Il pellame era pressato e maleodorante, impregnato di sale così da renderne molto difficile l’individuazione.

L’organizzazione domenicana poteva contare sull’appoggio di un imprenditore italiano a capo di una società operante nel settore del commercio di pellame.

Seguendo l’importazione della materia prima, che entrava in Italia attraverso il porto di Vado Ligure, Savona, i poliziotti hanno scovato i luoghi dove la cocaina veniva stipata in attesa di essere distribuita.

Bologna: 760 chili di cocaina sequestrata e 5 arresti

Un cittadino domenicano era stato arrestato, a fine gennaio, mentre viaggiava in auto, partito da un casolare in provincia di Vicenza di proprietà del titolare della ditta, con 18 chili di cocaina.

Qualche settimana più tardi gli agenti hanno fatto irruzione nel casolare, mentre erano presenti gli altri 3 componenti della banda, poi arrestati.

In quella occasione sono stati sequestrati 260 chili di cocaina.

Le perquisizioni sono state estese al porto di Vado Ligure nel quale risultava essere presente un altro container in deposito della stessa spedizione dove gli investigatori hanno sequestrato 237 chili di cocaina, suddivisa in 460 panetti nascosti nel pellame. Una ulteriore perquisizione a Santa Croce sull’Arno (Pisa), in un magazzino doganale dove era stoccato il contenuto di un altro container, ha permesso ai poliziotti di trovare altri 432 pani di cocaina per un peso complessivo di 233 chili.

Un quinto arresto è stato effettuato a Bologna nei confronti di un altro cittadino domenicano incensurato, ma risultato essere il custode materiale di una parte dello stupefacente da destinare allo spaccio.

Nel garage in suo possesso gli agenti hanno scoperto 12 chili di cocaina e svariato materiale per il confezionamento dello stupefacente, una macchina conta-banconote di tipo professionale e denaro contante.

Nelle successive perquisizioni domiciliari i poliziotti della squadra mobile di Lucca hanno sequestrato 296.690 euro nell’abitazione dell’imprenditore italiano, mentre i poliziotti di Arezzo nell’abitazione di uno degli arrestati hanno sequestrato 38.560 euro e  l’auto con il doppio vano per nascondere la droga, con cui in varie occasioni si era recato a Vicenza.(fonte Polizia di Stato)

ALESSANDRIA. L’AMMINISTRAZIONE DELLA CITTA’ DIMENTICA UMBERTO ECO E PREFERISCE NON COMMEMORARE I SUOI 90 ANNI.

Una unica cosa è certa, cioè che gli alessandrini sono amministrati dal famoso trio di scimmiette: “non vedo, non sento e non parlo”, che dimentica uno dei suoi personaggi illustri e dei suoi 90 anni, Umberto Eco, e a dispetto dei servizi giornalistici internazionali andati in onda sulle reti Rai Alessandria preferisce far calare un velo di silenzio sull’illustre concittadino, forse perché scomodo alla compagine amministrativa e al governo a trazione leghista della città o forse alla sua guida altalenante, che sbanda dalla cittadinanza onoraria conferita alla senatrice Liliana Segre, possiamo immaginare quanto abbiamo sofferto gli assessori e in genere gli amministratori eletti nelle liste di quella destra nostalgica del ventennio fascista, i quali in qualche occasione hanno perfino paragonato i campi di concentramento e di sterminio alle colonie estive organizzate dai grandi gruppi industriali per i figli dei dipendenti, e il tentativo di intitolare una via al fucilatore di partigiani e direttore della razza, Giorgio Almirante, che il genocidio lo ha pronosticato e sponsorizzato parlando di razza inferiore.

Nel giorno che avrebbero dovuto dedicare un pensiero a Umberto Eco hanno preferito il silenzio per un personaggio scomodo, un professore, un filosofo uno scrittore, una persona di cultura, che ha creduto fino in fondo al confronto tra culture diverse.

Per i 90 anni dello scrittore esce un libro, ma in città non viene ne ricordato, ne commemorato, forse perché fintamente coerenti con il suo testamento: “Nessun convegno, nessuna giornata di studi, nessun incontro su di me e sulle mie opere, sul mio pensiero e sulla mia vita sia autorizzato per almeno dieci anni”.

Ma in altre realtà, in un altra città più attenta ai valori, alle differenze e alla voglia di cultura, a Bologna non hanno dato seguito al testamento di Umberto Eco e gli hanno intitolato la piazza coperta della biblioteca Salaborsa, luogo di cultura fra i più belli e frequentati solo dopo un mese dal passaggio fisico e temporale del filosofo e scrittore.

La biblioteca moderna e l’archivio del Professore senza il timore di essere scomunicati per non aver rispettato il suo testamento sono stati dirottati alla Biblioteca Universitaria di Bologna.

Una scelta del luogo che tutela non solo Umberto Eco, ma una intera città nonostante il suo testamento: “bisognerebbe vietare d’intitolare una via a una persona per almeno cent’anni dopo la morte”.

Umberto Eco che aveva associato al ricordo del personaggio quello di una strada malfamata e l’aveva pure scritto: “il nome dell’infelice sarebbe stato usato nei secoli dei secoli per riferimenti salaci”.

Ma sicuramente, possiamo immaginare a futura memoria, non gli sarebbe dispiaciuta l’intitolazione della scuola dove ha studiato e ha conosciuto gli amici di tutta una vita.

Il silenzio delle autorità alessandrine sui 90 anni di Umberto eco potrebbe spiegarsi con la volontà di evitare di tornare su argomento divisivi nonostante ci fossero i presupposti per la ripubblicazione del suo libro d’esordio con filastrocche e vignette: “Filosofi in libertà”.

Che vogliamo ancora dirci e raccontarci se non che da una rapa non si spreme sangue o che chi nasce quadrato non muore rotondo e perciò da una giunta comunale amministrata da leghisti, nostalgici e monarchici non potevamo certo aspettarci che commemorassero una personalità come quella di Umberto eco o che si inchinassero ai valori della Resistenza che ha dato all’Italia la repubblica e una Costituzione, che dopo 75 anni è più che mai attuale e tra le più avanzate al mondo.

ROMA. POLIZIA DI STATO. “FAMIGLIE DA ABUSI”, PEDOPORNOGRAFIA, VIOLENZA SESSUALE E RAPPORTI INCESTUOSI CON FIGLI MINORI.

Operazione contro la pedopornografia, 5 arresti

polizia postale

la Polizia postale ha tratto in arresto cinque persone che, su una nota piattaforma di messaggistica, si scambiavano materiale pedopornografico.

Gli indagati avevano creato un gruppo chiuso, denominato “Famiglie da Abusi”, in cui si scambiavano contenuti espliciti che coinvolgevano i componenti delle loro famiglie, compresi i figli, realizzati anche mediante lo sfruttamento sessuale di minori e ritraenti sia atti sessuali che momenti intimi catturati di nascosto.

Altre tre persone sono state invece indagate.

L’indagine sviluppata dai compartimenti della Polizia postale di Roma, Bologna, Milano, Napoli e Catania e coordinata dal Servizio Polizia postale e delle comunicazioni attraverso il Centro nazionale di contrasto alla pedopornografia online (C.N.C.P.O.), ha avuto inizio dallo scambio di informazioni con organismi di Polizia internazionali.

Gli specialisti della Polizia postale dopo aver individuato gli appartenenti al gruppo, seguendo le tracce informatiche, hanno eseguito diverse perquisizioni.

La prima perquisizione in ordine di tempo è stata eseguita nella Capitale dove un uomo è stato arrestato per il possesso di un ingente quantitativo di materiale pedopornografico. In quella occasione è emersa per la prima volta l’esistenza del gruppo. Dagli approfondimenti investigativi, si è arrivati a un imprenditore edile bolognese, il quale è stato arrestato perché trovato in possesso di un video autoprodotto, con il coinvolgimento di un minore appartenente al nucleo familiare.

Un terzo uomo è stato individuato a Napoli. Si tratta un dipendente del Comune di Napoli che è stato denunciato a piede libero perché detentore di materiale pedopornografico.

Un altro componente del gruppo, residente nel bresciano, è stato arrestato per detenzione di ingente quantitativo di materiale riguardante lo sfruttamento sessuale di minori ed indagato per violenza sessuale ai danni della propria figlia, nell’ambito di una separata attività investigativa, originata da una segnalazione delle autorità canadesi.

Il Compartimento della Polizia postale di Roma ha identificato altre due persone in contatto con il primo indagato, con il quale intrattenevano conversazioni a sfondo pedopornografico e scambiavano contenuti illeciti. Uno dei due, residente in provincia di Roma, è stato denunciato a piede libero poiché deteneva sui propri dispositivi i file ricevuti dal primo arrestato, che gli aveva anche fornito istruzioni per instaurare un contatto sessuale con un minore.

L’altro, un 55enne siciliano, nel corso della perquisizione eseguita in Sicilia è stato arrestato per aver abusato sessualmente della propria figlia, di cui condivideva le registrazioni con i suoi interlocutori.

Nei confronti della moglie del siciliano, invece, indagata per non essere intervenuta pur essendo a conoscenza degli abusi, è stata emessa la misura cautelare dell’allontanamento dalla casa coniugale e del divieto di avvicinamento alla figlia.

Un altro componente del gruppo, è un napoletano poco più che trentenne. L’uomo è stato arrestato perché nel corso della perquisizione è stato trovato in possesso di circa 200 file pedopornografici ed è stata documentata la sua partecipazione alla chat, su cui condivideva le proprie fantasie inerenti ad atti sessuali con minori anche con foto riferite a momenti della vita quotidiana familiare.

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