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ALESSANDRIA. GRIGI 2 BENEVENTO 0. I GRIGI CONQUISTANO ALTRI 3 PUNTI IMPORTANTI.

I grigi hanno saputo interpretare e vincere la partita contro il Benevento per due reti a zero, aiutati sicuramente dalla fortuna e da un palo colpito da Forte, che ha negato il goal al Benevento.

Le formazioni in campo

Alessandria: Pisseri, Chiarello, Abou Ba, Mantovani, Prestia, Lunetta (25′ st Beghetto ), Parodi , Casarini, Corazza, Pierozzi (19′ st Mustacchio), Milanese (19′ st Marconi). A disp.: Crisanto , Dyzeni , Coccolo , Arrighini, Benedetti, Bruccini, Palazzi , Kolaj, Palombi . All.: Moreno Longo.

Benevento: Paleari, Masciangelo, Vogliacco, Barba (45′ st Glik), Letizia, Calò, Acampora, Ionita, Tello (14′ st Sau), Insigne (13′ st Brignola), Moncini (1′ st Forte). A disp.: Muraca, Manfredini, Giampy, Petriccione, Umle, Talia, Pastina. All.: Fabio Caserta.

Reti: 39′ pt Lunetta , 9′ st Chiarello.

Note: Ammoniti: Barba, Milanese, Pierozzi, Abou Ba, Forte.

i grigi sono andati in goal 2 volte, una per tempo: al 39° Lunetta con un diagonale di destro ha colpito il palo alla sinistra di Paleari per poi insaccarsi in rete.

Il secondo iniziato con la squadra ospite in attacco alla ricerca del pareggio, ma che ha invece fornito a Chiarello l’opportunità di andare in goal con un tiro al volo al termine di una manovra a centro campo.

SALERNO. SEID VISIN NON SUICIDA, MA VITTIMA DELLA CAMPAGNA DI ODIO CONTRO “L’ALTRO”: L’IMMIGRATO.

La straziante lettera di addio di Seid Visin, ex calciatore delle giovanili del Milan trovato morto nella sua abitazione di Nocera (Salerno)

la lettera straziante scritta da Seid Visin, ex calciatore delle giovanili del Milan, trovato morto a Nocera (Salerno) è un atto di accusa contro i professionisti dell’odio, quelli che spargono veleno e incitano l’opinione pubblica contro l’Altro, il diverso, l’immigrato, il nero.

Seid Visin qualcuno ha scritto che era un ragazzo dal carattere debole, che il razzismo non centra, che la campagna di odio non è il motivo per cui ha messo fine alla sua vita, ma Seid racconta che: “Ovunque io vada, ovunque io sia, sento sulle mie spalle come un macigno il peso degli sguardi scettici, prevenuti, schifati e impauriti delle persone”.

Seid Visin, 20enne di origini etiopi, era stato adottato da una famiglia campana e nel 2014 aveva deciso di trasferirsi a Milano per giocare nelle giovanili del Milan.

Compagno di squadra dell’estremo difensore della nazionale, Donnarumma, era una giovane promessa ma Seid dopo l’esperienza, durata 2 anni al Milan, aveva deciso di tornare a casa per giocare nel Benevento. Ma poco dopo aveva lasciato il calcio professionistico per finire gli studi e ultimamente giocava con l’Atletico Vitalica, squadra di calcio a 5 della provincia di Salerno.

La lettera di Seid Visin in cui ha usato parole drammatiche:

“Io non sono un immigrato. Sono stato adottato da piccolo (…). Ricordo che tutti mi amavano. Ovunque fossi, ovunque andassi, tutti si rivolgevano a me con gioia, rispetto e curiosità. Adesso sembra che si sia capovolto tutto”. (…) “Ero riuscito a trovare un lavoro che ho dovuto lasciare perché troppe persone, specie anziane, si rifiutavano di farsi servire da me e, come se non mi sentissi già a disagio, mi additavano anche come responsabile perché molti giovani italiani (bianchi) non trovassero lavoro”.

“Dentro di me è cambiato qualcosa. Come se mi vergognassi di essere nero, come se avessi paura di essere scambiato per un immigrato, come se dovessi dimostrare alle persone, che non mi conoscevano, che ero come loro, che ero italiano, bianco”.

“Facevo battute di pessimo gusto su neri e immigrati (…) come a sottolineare che non ero uno di loro. Ma era paura. La paura per l’odio che vedevo negli occhi della gente verso gli immigrati”.

“Non voglio elemosinare commiserazione o pena, ma solo ricordare a me stesso che il disagio e la sofferenza che sto vivendo io sono una goccia d’acqua in confronto all’oceano di sofferenza che sta vivendo chi preferisce morire anziché condurre un’esistenza nella miseria e nell’inferno. Quelle persone che rischiano la vita, e tanti l’hanno già persa, solo per annusare, per assaggiare il sapore di quella che noi chiamiamo semplicemente “Vita””.

BENEVENTO.5 ARRESTI PER ESTORSIONE E USURA IN UNA AZIONE CONGIUNTA DI POLIZIA, GUARDIA DI FINANZA E REPARTO VOLO.

Benevento: 5 arresti per estorsione e usura

L’azione congiunta di Polizia, Guardia di Finanza, unità cinofile e reparto volo di Napoli ha portato alla conclusione delle indagini nei confronti di 5 persone, arrestate per usura, estorsione e violenza privata.
L’indagine condotta dalla Squadra mobile di Benevento ,coordinata dalla locale Procura, ha avuto inizio dopo la denuncia di alcuni imprenditori nel campo della ristorazione, finiti nella rete del gruppo criminale.
Sostenuti dalle associazioni antiusura e antiracket presenti sul territorio, le vittime hanno denunciato le estorsioni che andavano avanti già dal 2013, ponendo fine così al loro calvario.

Nei confronti dei 5 arrestati è stato riconosciuto anche il favoreggiamento personale nei confronti di 10 imprenditori beneventani che, vittime anch’essi di usura, hanno negato un coinvolgimento con gli indagati.

Le intercettazioni telefoniche hanno confermato la responsabilità degli indagati perpetrata nel tempo ed esplicitamente riferita al telefono alle vittime, sia in ordine alla consegna delle somme di denaro richieste, sia dei tassi d’interesse usurari applicati e sia nelle minacce esplicite nei confronti di chi era in “debito”.

Gli investigatori hanno quantificato che i tassi applicati fossero tra il 120 ed il 240 per cento; con tali ed esorbitanti richieste, le vittime finivano in un vortice di ricatti e debiti dal quale non riuscivano più ad uscire mentre è stato accertato che in un caso una vittima sia stata costretta a cedere la gestione di una parte della propria azienda ad uno degli indagati.

Hanno partecipato all’operazione di oggi anche gli uomini del Reparto prevenzione crimine Campania, i cinofili e quelli del Reparto volo di Napoli e per la parte di competenza gli uomini della Guardia di finanza di Benevento.

ALESSANDRIA. PROVINCE SOTTO LA LENTE, SCOPERTI APPALTI MANOVRATI IN FAVORE DELLA ‘NDRANGHETA.

Oltre 500 finanzieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, unitamente al Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata ed ai colleghi dei rispettivi Comandi Provinciali, sotto il coordinamento della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, diretta dal Procuratore Capo Giovanni Bombardieri, hanno dato corso, nelle province di Reggio Calabria, Catanzaro, Cosenza, Vibo Valentia, Messina, Palermo, Trapani, Agrigento, Benevento, Avellino, Milano, Alessandria, Brescia, Gorizia, Pisa, Bologna e Roma, all’esecuzione dell’“Ordinanza di applicazione di misura cautelare” emessa dal G.I.P. del Tribunale di Reggio Calabria – Dr. Filippo Aragona – su richiesta del Procuratore Aggiunto Dr. Calogero Gaetano Paci e del Sostituto Procuratore Dr. Gianluca Gelso – con la quale sono stati disposti provvedimenti cautelari:

  • personali, nei confronti di 63 persone – imprenditori e pubblici ufficiali – ritenute responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere finalizzata alla turbativa d’asta, frode in pubbliche forniture, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche – aggravate dall’agevolazione mafiosa – nonché abuso d’ufficio e corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio;
  • reali – su un patrimonio complessivamente quantificato in oltre 103 milioni di euro costituito dall’intero patrimonio aziendale di 36 imprese/società, nonché dalle disponibilità finanziarie (rapporti bancari/finanziari/assicurativi e partecipazioni societarie) di 45 indagati.

In tale contesto, la citata A.G. ha disposto, altresì, il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente fino alla concorrenza complessiva di circa 9,5 milioni di euro su beni mobili, immobili, quote e azioni di società, rapporti bancari/ finanziari/ assicurativi, intestati a 7 indagati.

L’operazione in rassegna –  denominata “Waterfront” – costituisce l’epilogo delle complesse indagini condotte dal G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Reggio Calabria, unitamente al Servizio Centrale I.C.O., con il coordinamento della predetta Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, nei confronti di 57 imprenditori facenti parte, a vario titolo, di un illecito cartello composto da molteplici imprese, capace di aggiudicarsi – attraverso turbative d’asta aggravate dall’agevolazione mafiosa – almeno 22 gare ad evidenza pubblica, in sistematica frode ai danni della Regione Calabria e della Comunità Europea.

Le gare turbate e investigate dai militari del G.I.C.O., bandite tra il 2007 e il 2016 dalle stazioni appaltanti dei Comuni di Gioia Tauro e Rosarno, nonché dalla S.U.A.P. (Stazione Unica Appaltante) di Reggio Calabria, hanno riguardato appalti per un valore complessivo superiore a 100 milioni di euro.

Nel dettaglio, le indagini – corroborate da consulenze tecniche all’uopo disposte dalla DDA – hanno accertato:

a.  la turbativa di nr. 15 gare d’appalto – tra il 2014 e il 2016 – indette per la realizzazione di grandi opere pubbliche nei comuni di Polistena, Rizziconi, Gioia Tauro, Gerace, Reggio Calabria, Santo Stefano in Aspromonte, Maropati, Grotteria, Galatro, San Giorgio Morgeto, Siderno, per un valore di oltre 58 milioni di euro.

Al riguardo, è stato individuato un illecito cartello costituito da 43 imprese aventi sede in diverse regioni – articolato in cordate (calabrese, romana, toscana, siciliana e campana) – che hanno partecipato – a vario titolo – ai pubblici incanti investigati, determinandone indebitamente l’esito, attraverso la presentazione di offerte precedentemente concordate, garantendo, in tal modo, l’aggiudicazione degli appalti a una delle imprese del cartello.

Anche laddove il richiamato cartello non fosse riuscito vincitore, venivano messe in atto manovre – sotto forma del subappalto o della procedura di nolo – al fine di controllare la gara e la conseguente esecuzione dei lavori affidata, comunque, alle imprese delle varie cordate.

b.  la turbativa di nr. 7 gare d’appalto, conseguenti allo stanziamento – tra il 2007 e 2013 – di fondi comunitari per un importo complessivo di circa 42 milioni di euro, destinati alla riqualificazione delle aree urbane di Gioia Tauro, Rosarno e San Ferdinando, e dei relativi lungomare, in attuazione di Progetti Integrati di Sviluppo Urbano (P.I.S.U.) previsti dal “POR Calabria FESR 2007/2013 Asse VIII Città Obiettivo Specifico 8.1. “Città e Città ed Aree Urbane”.

Le predette condotte delittuose sono risultate aggravate dalla finalità di agevolare l’attività della ‘ndrangheta, nella sua articolazione denominata cosca “Piromalli” di Gioia Tauro (RC) che si è assicurata una rilevante “tangente ambientale”, garantendo la realizzazione dei lavori.

In questo sistema, sostenuto da un collante composito fatto di imposizione ‘ndranghetistica e collusione, lo scopo perseguito dal sodalizio criminale è stato quello di garantirsi il controllo dell’intero sistema delle gare pubbliche indette dalle stazioni appaltanti calabresi.

Ai vertici di tale sodalizio, le risultanze investigative hanno posto B. F. e M. G. i quali, con l’ausilio di B. F., hanno realizzato una serie di numerosi reati contro la pubblica amministrazione, nonché contro l’industria ed il commercio, al fine di appropriarsi di ingenti risorse pubbliche costituite dai fondi comunitari (P.I.S.U.), i quali, piuttosto che essere destinati ad una riqualificazione del waterfront di Gioia Tauro, hanno consentito un ingente lucro ai danni degli enti pubblici interessati.

Il ruolo di imprenditori “collusi” di questi, era già emerso in maniera chiara dalle risultanze del procedimento cd. “Cumbertazione”, conclusa nel 2017 dal G.I.C.O. con l’esecuzione di provvedimenti restrittivi personali nei confronti di 27 persone, per i reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, associazione per delinquere semplice e aggravata, turbata libertà degli incanti, frode nelle pubbliche forniture, corruzione e falso ideologico in atti pubblici, nonché di provvedimenti cautelari reali su decine di imprese.

Le indagini eseguite hanno riguardato anche le condotte “a valle” delle gare di appalto sopra descritte, focalizzando l’attenzione sull’esecuzione materiale delle opere, permettendo di disvelare:

–     una sistematica frode in pubbliche forniture relative a lavori nel comune di Gioia Tauro ed in quello di Rosarno in cui erano stati stanziati fondi comunitari;

–     la percezione di somme non dovute, per importi quantificati complessivamente in circa 6 milioni di euro.

A tal riguardo, le indagini hanno riscontrato diffuse irregolarità di carattere contabile e amministrativo – quali, a titolo esemplificativo, la liquidazione all’appaltatore di spese non dovute, distorto utilizzo delle cc.dd. “varianti in corso d’opera”, difformità rispetto ai progetti approvati nell’esecuzione dei lavori e nell’utilizzo dei materiali, omessi collaudi statici, consegne parziali, polizze fidejussorie irregolari, prove non eseguite sulla qualità e sullo spessore degli asfalti bituminosi – nell’esecuzione degli appalti per la realizzazione – tra le altre – di importanti opere da destinare alla pubblica utilità quali il Palazzetto dello Sport, il Parcheggio interrato e il Centro Polifunzionale di Gioia Tauro, nonché il Centro Polisportivo di Rosarno.

Fondamentale, in tale contesto, è risultata l’acclarata complicità, a vario titolo, di pubblici ufficiali –  dirigenti e direttori dei lavori/collaudatori, tecnici/progettisti e/o responsabili unici pro tempore dei procedimenti relativi agli appalti –  all’uopo incaricati dalle relative stazioni appaltanti.

L’attività in rassegna testimonia il costante impegno della Guardia di Finanza nel delicato settore del contrasto alle organizzazioni criminali di matrice ‘ndranghetistica, nonché alle proiezioni ed infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici e nell’economia legale in genere.

BENEVENTO. LE AZZURRE A CACCIA DELLA CINQUINA.

Le Azzurre di Bertolini dopo la bella vittoria sulla Bosnia cercano il quinto diamante.

Stasera al Ciro Vigorito di Benevento andrà in scena la quinta giornata dei gironi di qualificazione ad Euro 2020. Le Azzurre, seconde a pari merito con la capolista Danimarca, cercano il massimo risultato portando così a quota cinque le vittorie consecutive.

La formazione iniziale non dovrebbe nascondere sorprese: tra i pali Laura Giuliani, in difesa il capitano Sara Gama affiancata da Elena Linari, Alia Guagni e Lisa Boattin. A centrocampo la Romanista Giuliano sostenuta dalle Juventine, Rosucci, Galli e Cernoia. Le punte di diamante Girelli e Giacinti completano la rosa.

Come detto, il Mister Bertolini, non vuole cali di concentrazione e desidera portare a casa la vittoria per consolidare la prima posizione con la Danimarca, in vista dello scontro diretto.