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IL SOGNO CALCISTICO PASSANDO DAGLI STATI UNITI. BEATRICE ABATI ”SOGNO IL MASTER IN INGEGNERIA BIOMEDICA E LA NAZIONALE MAGGIORE”

Studio e calcio, le italiane che vivono il sogno americano.

Beatrice Abati, Centrocampista ETSU

L’America, una terra dalle innumerevoli possibilità che seppur con i propri difetti sa farsi desiderare e amare dal mondo intero. Chiunque, almeno una volta nella vita, ha sognato di camminare sulle coste stupende Californiane oppure di girare per il centro di New York. Ma c’è chi quel sogno lo vive attraverso lo sport e lo studio, più precisamente calciatrici che dall’Italia e non solo lasciano casa per vivere un’esperienza incredibile ed indimenticabile.

In questo secondo appuntamento, ai microfoni del Quotidiano On Line, si racconta Beatrice Abati, centrocampista della East Tennessee State University (ETSU), classe 1997.

Beatrice benvenuta, Ti ricordi il tuo primo calcio al pallone?

Ho iniziato a giocare a calcio in casa e all’oratorio grazie a mio fratello Alessandro che è tre anni più grande di me. La casa si trasformava in campi da gioco con sedie o ciabatte come porte.

La prima squadra in cui ho iniziato a giocare è stata quella dell’oratorio della mia città in quinta elementare. Da lì, poi, mi sono appassionata e non ho più smesso.

In che ruolo giochi?

Sono un centrocampista centrale, posso giocare sia come mediano che come mezz’ala.

Hai un calciatore preferito o ti ispiri a qualche d’uno?

Si, il mio calciatore preferito è Claudio Marchisio. Da piccola il mio calciatore preferito era Pavel Nedved.

Il ricordo più bello legato ad una partita?

Sicuramente uno dei ricordi più belli è stato giocare il Mondiale in Costa Rica con l’Under 17 e arrivare terze. È stata un’emozione stupenda e unica. Lo stadio era sempre pieno di tifosi.

Negli Stati Uniti, il ricordo più bello è relativo ad una partita giocata lo scorso campionato, quando ho segnato dopo pochi minuti contro una squadra che è la nostra più grande rivale.

Come sei venuta a conoscenza della possibilità di poter partire per l’esperienza negli Stati Uniti?

Negli USA tutte le università tengono in grande considerazione gli sport ed hanno atleti in molte discipline.

L’allenatore della squadra di calcio femminile della ETSU mi ha contattato dopo avermi visto giocare per la Nazionale italiana e mi ha offerto questa opportunità.

Com’è stato il primo impatto con la realtà statunitense?

Il primo impatto con la realtà statunitense è stato abbastanza difficile, soprattutto dal punto di vista della lingua e della lontananza dalla famiglia. Poi, però, in poco tempo mi sono abituata, soprattutto grazie alle altre ragazze italiane che erano già là.

Ci racconti il tuo primo allenamento e la tua prima partita?

Mi ricordo che al primo allenamento non capivo ancora benissimo l’inglese quindi mi facevo spiegare gli esercizi dalle altre ragazze italiane. Alla prima partita, invece, ricordo di essere rimasta impressionata da quanto correvano le avversarie.

Ci racconti il significato dell’Italian Mafia?

Italian Mafia è il nome che abbiamo dato al nostro gruppo di italiane, gruppo che per me è una seconda famiglia.

Quando sono arrivata negli Stati Uniti c’erano già altre quattro ragazze italiane che poi a mano a mano si sono laureate e sono tornate in Italia. Tra di noi stiamo sempre assieme e ci aiutiamo moltissimo. Hanno reso l’esperienza negli Stati Uniti più bella.

È stato difficile rapportarsi con la fisicità delle calciatrici statunitensi?

Diciamo che mi sono abituata bene alla fisicità delle calciatrici statunitensi perché anche io sono una calciatrice che corre molto.

Il mister punta più sulla tattica o sulla fisicità?

Devo dire che abbiamo cambiato da poco il mister. Quello che avevamo prima puntava di più sulla tecnica e sulla tattica provenendo anche lui da un paese europeo, il Galles.

Invece, l’allenatore attuale, che è americano, punta molto sulla fisicità (facciamo tantissimi lavori atletici), senza però trascurare la tecnica.

Qual è il livello del vostro campionato?

Il nostro campionato si chiama Southern Conference. È un campionato delle università di prima divisione, quindi il livello delle squadre è buono, soprattutto dal punto di vista atletico.

Raccontaci, come ti prepari prima di una partita? Hai dei riti scaramantici?

Non ho riti scaramantici. Prima di una partita mi carico e cerco di concentrarmi ascoltando musica.

Conclusa l’esperienza in America, ti piacerebbe continuare a giocare in Italia o andare fuori?

Sinceramente non lo so ancora bene. Mi piacerebbe continuare a studiare (conseguire il master in ingegneria biomedica) e continuare a giocare allo stesso tempo.

Mi piacerebbe poter andare in Inghilterra per finire il percorso di studi e giocare lì per una squadra e poi tornare in Italia a lavorare e giocare.

Il tuo sogno nel cassetto?

Il mio sogno nel cassetto è quello di esordire per la Nazionale maggiore, ma anche conseguire un master in ingegneria biomedica.

Beatrice Abati, progressione palla al piede
Beatrice Abati in chiusura difensiva e dialogo di gioco con Raffaella Giuliano
Gol di Beatrice Abati
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