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ROVIGO. I MILIONARI DELLA COCAINA, TRE ARRESTI.

Rovigo: spaccio milionario di cocaina, tre arresti

Gli investigatori della Squadra mobile di Rovigo hanno arrestato tre persone, due uomini e una donna, che gestivano un giro di spaccio di cocaina milionario.

Gli investigatori sono arrivati ai tre dopo una serie di osservazioni e appostamenti che li hanno condotti nei pressi di un garage a Bosaro (Rovigo) dove hanno sorpreso e arrestato due di loro con due involucri contenenti, ciascuno, oltre un chilo di cocaina, una piccola quantità di marijuana, ma in seguito hanno rinvenuto e sequestrato quasi mezzo quintale di cocaina e oltre 400 mila euro.

Nell’auto in uso ai due gli agenti hanno individuato un vano nascosto contenente oltre 17mila euro.

I poliziotti hanno in seguito effettuato le perquisizioni domiciliari scoprendo nell’abitazione di uno degli arrestati, domiciliato in provincia di Reggio Emilia, un probabile “hub” interregionale di cocaina.

La Squadra mobile nell’alloggio ha sequestrato ulteriori 39 panetti contenenti oltre 40 chili di cocaina e denaro contante per 390 mila euro.

Nell’abitazione era presente la compagna di uno di loro che è stata arrestata.(fonte Polizia di Stato).

MODENA. POLIZIA DI STATO. RAPINA A UN PORTAVALORI IN AUTOSTRADA, 4 ARRESTI E 22 INDAGATI.

Modena: rapina in autostrada, 4 arrestati e 22 indagati

Le analisi condotte dalla Polizia scientifica su un capannone usato come deposito per mezzi e armi sono stati scoperti i responsabili dell’assalto al furgone portavalori avvenuto lungo il tratto autostradale di Modena Sud la sera del 14 giugno scorso.

Le indagini hanno accertato che ad attaccare il portavalori, con un carico di oltre due milioni di euro in contanti, era stato un commando armato di circa 15 persone.

L’operazione delle squadre mobili di Modena e Foggia e del Compartimento della Polizia stradale dell’Emilia Romagna, coordinate dal Servizio centrale operativo, ha portato all’arresto di quattro persone nelle province di Foggia e Verona, mentre nelle province di Roma, Foggia, Mantova e Barletta-Andria-Trani sono state eseguite 22 perquisizioni nei confronti degli altri partecipanti al colpo.

La sera del 14 giugno il portavalori era stato affiancato da un’auto con a bordo alcune persone travestite e armate di kalashnikov, che avevano iniziato a sparare all’altezza della fiancata anteriore sinistra diversi colpi provocando l’urto del mezzo contro il guardrail e il new jersey contro cui si era arrestato il furgone. Contestualmente, nella stessa direzione di marcia, erano sopraggiunte altre 4 autovetture, tutte rubate, poi date alle fiamme dagli indagati.

I rapinatori avevano sparato numerosi colpi di arma da fuoco contro il parabrezza del furgone dentro cui erano ancora sedute le Guardie Giurate e lanciato due ordigni esplosivi mentre altri complici avevano tentato di aprire il lato posteriore del portavalori utilizzando un flessibile.

Sulla careggiata opposta, a circa 5 chilometri di distanza, altri complici, armati di fucili mitragliatori, avevano bloccato le 4 corsie di marcia dando alle fiamme altre tre auto rubate.

Per non ostacolare le fasi della rapina i malviventi avevano incendiato due mezzi di privati cittadini, costretti con le armi a scendere dai propri veicoli in mezzo all’autostrada e, nello stesso tempo avevano bloccato minacciandoli sempre con le armi, alcuni conducenti di autoarticolati per farli posizionare di traverso sulla carreggiata.

Per ritardare l’arrivo delle Forze dell’ordine ed impedire l’arrivo di altri automobilisti, i rapinatori avevano messo nei due sensi di marcia le bande chiodate, causando code chilometriche fino alle 4 del mattino.

L’attività d’indagine, per la quale è stata impiegata una complessa strumentazione tecnica, ha consentito di individuare nelle settimane successive, il capannone utilizzato dal gruppo criminale per il deposito dei numerosi mezzi rubati impiegati nell’assalto e di recuperare uno dei veicoli impiegati per la fuga, al cui interno veniva sequestrato un mitra del tipo Ak47, utilizzato per esplodere i numerosi colpi contro il furgone portavalori.

L’analisi condotte dalla Polizia scientifica di Bologna e Modena nel capannone ha permesso di individuare i quattro arrestati: la persona che aveva pedinato, poco prima dell’assalto, il furgone porta valori, avvisando il commando dell’ingresso in autostrada del bersaglio e il complice che aveva affittato il capannone nel comune di Castelnuovo Rangone (Modena) utilizzato quale base logistica.

Tra loro anche uno degli l’ideatori ed organizzatore della rapina che ha partecipato materialmente all’assalto.  

Tutti e quattro gli arrestati sono originari della provincia di Foggia, di cui uno, domiciliato a Verona, era già sottoposto agli arresti domiciliari per una tentata rapina commessa a Lonigo (Vicenza) a gennaio scorso.(fonte Polizia di Stato).

GENOVA. FURTI SUI TRENI, 3 ARRESTATI DALLA POLIZIA FERROVIARIA.

Polizia Ferroviaria: furti sui treni, 3 arresti

controlli ferroviaria

Un’indagine condotta dalla Squadra di Polizia giudiziaria del Compartimento polizia ferroviaria della Liguria, in collaborazione con gli Uffici della Polizia ferroviaria sul territorio ha permesso di arrestare 3 ladri seriali, autori di una ventina di furti ai danni di viaggiatori, sia a bordo dei treni che nelle stazioni liguri.

I provvedimenti sono stati emessi dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Genova nei confronti di 3 cittadini stranieri di 29,20 e 19 anni. 

Un modus operandi ben collaudato, utilizzavano una tecnica basata sulla distrazione della vittima, il primo uomo chiedeva un’informazione alla vittima cercando di attirarne l’attenzione mentre il complice, agendo alle spalle del malcapitato, si impossessava del suo bagaglio o di altri oggetti.

La refurtiva veniva consegnata al terzo complice, che si allontanava velocemente in direzione diversa dagli altri due.

La maggior parte dei furti sono stati compiuti durante le fermate del treno, dove uno dei tre bussava al finestrino per distrarre il viaggiatore e i complici a bordo, saliti nella stazione precedente, eseguivano il furto.

Le stesse modalità sono state utilizzate anche nei parcheggi delle stazioni e nelle sale d’aspetto dove in alcuni casi, per distogliere l’attenzione della vittima, uno dei ladri ha simulato un malore lasciandosi cadere al suolo.

Gli indagati sono stati trovati in possesso di diversi oggetti di provenienza illecita, per lo più tablet e telefoni cellulari, molti dei quali sono stati già riconsegnati ai legittimi proprietari.

Le attività di contrasto del fenomeno dei furti in ambito ferroviario hanno portato negli ultimi mesi anche alla denuncia di altri 11 stranieri che agivano con tecniche analoghe e in piccoli gruppi di due o tre persone.(fonte Polizia di Stato).

POTENZA. POLIZIA DI STATO. ARRESTATI 38 AFFILIATI DEL CLAN “MARTORANO-STEFANUTTI”.

Potenza: arrestati 38 esponenti del clan “Martorano-Stefanutti”

operazioneEseguite, La Squadra mobile di Potenza ha eseguito  38 provvedimenti cautelari nei confronti di affiliati del clan “Martorano-Stefanutti” emessi dal Tribunale di Potenza.

L’accusa è associazione per delinquere di stampo mafioso, associazione finalizzata al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti e altri reati, aggravati dal metodo mafioso.

L’operazione è stata coordinata dalla direzione distrettuale antimafia di Potenza che si è avvalsa della collaborazione delle Squadre mobili di 20 capoluoghi d’Italia e dei Reparti prevenzione crimine di Lazio, Campania, Umbria, Abruzzo, Puglia, Sicilia e Calabria, inoltre, cinofili e Reparto volo di Reggio Calabria.

Gli indagati sono stati arrestati tra Potenza e i comuni della provincia: 28 persone sono finite in carcere, 9 agli arresti domiciliari e un divieto di dimora nella provincia di Potenza e nel corso dell’operazione sono state eseguite anche 7 perquisizioni domiciliari.

Gli investigatori, attraverso intercettazioni telefoniche, pedinamenti, tracciamenti attraverso GPS, documenti e interrogatori di testimoni e collaboratori di giustizia hanno raccolto un grave quadro indiziario in merito alla capacità mafiosa del clan, ampiamente riconosciuta dalla ‘ndrangheta calabrese e dai clan mafiosi lucani, siciliani e pugliesi.

Secondo le indagini si sono accertati legami consolidati nel tempo tra gli indagati e i clan dei “Pesce-Bellocco” di Rosarno (Reggio Calabria), quello dei “Grande Aracri” di Cutro di Crotone ed esponenti della mafia siciliana legati ai “Santapaola”.

Sul territorio gli affiliati avevano imposto il loro metodo mafioso, attraverso gli atti intimidatori che miravano a consolidare il monopolio su specifici settori quali la gestione delle macchinette video-poker e i servizi di vigilanza e sicurezza all’interno delle discoteche.

Inoltre, il sodalizio criminale era riuscito, nel tempo ad inserirsi negli appalti pubblici anche istituzionali e a condizionare il tessuto sociale ed economici della città. Filo conduttore dell’attività criminale del clan erano le azioni intimidatorie ripetute e la violenza che contraddistingue i sistemi tipicamente mafiosi, come la garanzia di protezione sul territorio e la necessità di assistenza ai detenuti.

Spesso gli affiliati ricorrevano anche all’uso delle armi, in particolare nella gestione di regolamenti di conti interni specialmente legati al traffico e allo spaccio di stupefacenti.

La droga per il clan è stata, negli anni, la fonte più redditizia con cui sosteneva le attività illecite e manteneva le famiglie di esponenti detenuti.

Il Direttore centrale Anticrimine della Polizia di Stato, Francesco Messina a margine della conferenza stampa in merito agli arresti di oggi, ha detto che “E’ importante rappresentare che l’infiltrazione mafiosa nel territorio di Potenza nasce da uno strettissimo rapporto con pericolose cosche di ‘ndrangheta calabrese i cui componenti erano entrati in contatto con i componenti dei clan di Potenza durante i periodi di carcerazione”. (fonte Polizia di Stato).

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