FIRST TIME di Germana Blandin Savoia.

 

FIRST TIME di Germana Blandin Savoia

Dietista autrice blogger

LA 5 GIORNI DEL SALONE DEL LIBRO DI TORINO 2018

Giorno 10 Maggio: primo giorno.

Ore 12,30 Sala Azzurra

La liberazione del Campo di Auschwitz

raccontato dall’ ex deportato Sig. Bogdan Bartnikowski.

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La sala si sarebbe riempita all’inverosimile se le regole per la sicurezza lo avessero consentito. E sarebbe stato giusto perché parlare oggi di internamento in un campo di prigionia e del lungo viaggio che ciascuno dei prigionieri ha patito è ancora importante e fondamentale non perdere la memoria di chi l’ha vissuto.

 

Prima dell’arrivo dei russi le SS bruciarono quasi tutti i documenti che erano testimoni delle loro nefandezze. Tuttavia il centro documentale del Museo di Auschwitz ha eseguito un importate lavoro di raccolta di tutto ciò che è rimasto, perché molti documenti e foto sono state recuperate ed ora costituiscono un libro degno di nota.

 

Poi il Sig. Bodgan inizia a parlare:

“Sono nato a Varsavia nel 1932 avevo dodici anni quando sono stato deportato. Era l’1/8/1944 quando ci fu l’insurrezione in Varsavia contro l’occupazione tedesca. La risposta non si fece attendere gli abitanti dovevano essere sterminati: così era deciso. Le munizioni non erano però sufficienti, restavano ancora 600 mila abitanti e quindi furono deportati. Dapprima in un campo provvisorio e poi un lungo viaggio senza conoscere la meta dal 10 all’11 agosto 1944. Faceva molto caldo nei vagoni di ferro chiusi quasi ermeticamente, il tanfo emanato aumentava, chi provava ad aprire veniva fucilato immediatamente dalle guardie. Poi si seppe il nome della destinazione era Auschwitz, un nome a noi sconosciuto, che però divenne impresso nelle nostre menti.

Il cancello della morte ci attendeva e il treno lo varcò.

Nella penombra scorgemmo due altissimi camini, il fumo che diffondevano era acre e rendeva impossibile il respirare. Noi non lo sapevamo ancora, ma stavano bruciando in quel momento gli ebrei ungheresi e gli zingari.

 

Scesi dal convoglio, ci fu la prima selezione: gli uomini da un lato, dall’altro donne e bambini. Erano le prime ore notturne del 12/8/1944 e quello era il primo treno che portava gli insorti di Varsavia.

Il mio numero è: 192731.

Capii dopo alcuni giorni che questo era il mio numero di riconoscimento. Eravamo 5000 di cui 500 bambini di Varsavia ammassati lì in quel momento. L’appello veniva fatto ogni giorno eravamo 150 ragazzi ordinati in fila x 5.

 

Inizia la vita nel campo, diversa da quella che avevamo solo pochi giorni prima. Con indosso una sola casacca, sporco e le scarpe che avevo conservato dalla mia vita precedente. Privo di tutto, privo degli affetti, così tutti gli altri, avevamo lasciato padre, madre, fratelli.

 

Il nostro gruppo era formato da ragazzi che avevano dai 10 ai 15 anni.

Chiedevamo al Kapò il motivo per cui ci trovavamo lì e cosa avevamo fatto di male.

La risposta: < Da qui si esce solo attraverso il camino >.

Ma la speranza non moriva, gli adulti ce la fornivano e noi credevamo in loro, sapevamo che un giorno saremmo usciti vivi.

Ci aspettava una razione giornaliera di 2 etti di pane, ½ litro di zuppa composta da una brodaglia priva di nutrimenti dove galleggiavano foglie di cavolo, e del tè blando. Ma i Kapò ci derubavano del pasto e parte di ciò che ci era destinato. Gli adulti che venivano a trovarci ci davano del cibo a compensare, inoltre ci chiedevano se i kapò ci facessero oltraggio o venissimo picchiati e quando li indicavamo, i kapò erano linciati dagli adulti.

 

Non venivamo utilizzati per lavori pesanti, però eravamo utilizzati solo per un’attività: sostituivamo i cavalli da tiro. Eravamo utilizzati come cavalli attaccati al carro per il trasporto interno del campo. Eravamo animati dalla speranza che con quel carro saremmo andati nel campo femminile per incontrare le nostre mamme. Fortunatamente per noi le donne non furono portate al lavoro mattutino e si trovavano nel campo proprio quel mattino lì, tre mesi dopo potei abbracciare la mia mamma e fu per me la gioia più grande.

Nel gennaio 1945 i tedeschi trasferirono donne e bambini in altri campi in prossimità di Berlino. Fummo deportati in un campo di lavoro forzato con mia madre a lavorare per rimuovere le macerie ogni qual volta si formavano. Lavoro duro sotto le continue incursioni aeree.

 

La consapevolezza però che la guerra era sul finire e la gioia di essere usciti da Birkenau ci accompagnava. Eravamo in un campo a Nord Est di Berlino, il 22/4/1944 fummo liberati, quasi per primi. Potevamo quindi tornare a casa anche se il viaggio durò diverse settimane, a piedi e sui carri, ma ritornammo a Varsavia. La nostra casa era inagibile, il nostro appartamento nel condominio era andato completamente incendiato e mio padre era morto in una delle battaglie dell’insurrezione.

 

Così finì la mia erranza durante la guerra. Certo è che io e i miei compagni del Lager non siamo mai usciti da quel campo che ci accompagnerà fino alla fine della nostra vita!”.

 

Al termine della sua testimonianza l’ho raggiunto sul palco, ringraziato e l’ho pregato di continuare a parlare ai giovani perché comprendano, e perché non si abbiano mai più a ripetere le atrocità dei campi di sterminio. Congedandomi gli ho chiesto come ricordo una foto, come fosse mio nonno che ha attraversato le pagine della nostra storia appena trascorsa.

Alla gentile traduttrice indicando lo slogan del salone del libro di quest’anno ho comunicato che quest’articolo s’intitola:

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“UN GIORNO, TUTTO QUESTO, E’ ACCADUTO”.

I MIGLIORI VINI ITALIANI 2018

FIRST TIME di Germana Blandin Savoia
Dietista autrice blogger

I MIGLIORI VINI ITALIANI 4-5-6-MAGGIO 2018

germana vini 05 05 2018 Torino
Le languide colline creano un paesaggio unico al mondo, disposti in filari i vitigni su di esse formano trapezi e poi triangoli e rettangoli che intervallati da chiari sentieri ci inducono a pregustare il nettare che dai ricchi acini d’uva riempiranno i nostri calici.
E’ con piacere che rinnovo la mia visita all’evento presso il salone delle Feste dei Principi di Piemonte in Torino dove i Migliori Vini Italiani vengono premiati. La rassegna comprende 30 espositori del Piemonte, Liguria e Val d’Aosta che mettono a disposizione circa 150 etichette. Organizzato dal Dott. Luca Maroni, con il contributo di Claudia Caporale, che ha scelto ancora Torino, per valorizzare questo enorme patrimonio chiamato Vino.
Non sto a raccontarvi del disciplinare, o della sostenibilità ambientale, voglio invece raccontarvi delle storie delle famiglie che s’intrecciano con i terreni in cui sono vissuti e vivono tuttora, e dove anno dopo anno, tutti si sono presi cura con rispetto e onestà nel coltivare con l’amore che contraddistingue queste persone, i loro appezzamenti.
Mi soffermo su tre case produttrici, ogni anno differenti.
Questa volta tocca alla famiglia Balocco che dal 1878 si dedica alla viticoltura con l’etichetta: “Collina San Ponzio”, contraddistinta dallo stemma in cui una semi corona di alloro custodisce un armigero dallo scudo crociato bianco in campo rosso. Ma al di là di questa descrizione ci riceve un giovane che con esaurienti parole ci conduce nella sua terra dove i rossi la fanno da padrone e fra i bianchi assaggiamo un fantastico Roero Arneis Docg. Ci fa piacere sapere che lui è uno dei due fratelli, giovanissimo, che porta in alto i suoi vini e ci spiega come le moderne tecniche aiutano a preservare l’aroma tipica delle sue uve.
E sempre di tecnica ci continuiamo ad occupare con i titolari dell’azienda della famiglia Olivero che dal 1950 inizia con una produzione mista di frutteti, vigna e campi di cereali, per poi dedicarsi solo alla vigna nel 1970. Moglie e marito che insieme si occupano della gestione della “Antica Cascina dei Conti di Roero” dove assaporiamo uno Spumante Extrabrut San Giovanni Millesimato, degno della tavola di un re! Peccato che Luigi XIV non sia un contemporaneo, perché sicuramente ne avrebbe goduto delle piccole bollicine che risalgono le coppe offerte, insieme ai suoi innumerevoli ospiti.
Bello vedere la sinergia di questi due coniugi volti ad avere solo il meglio dalle loro terre, e che unite con la saggezza delle novità introdotte, accrescono la particolarità dei prodotti da offrire ai clienti.
Ultima degustazione, un’azienda che produce in Piemonte dal 1887, si tratta della “Tre Secoli”, dove il direttore generale in persona Elio Pescarmona, nonché enologo e titolare, ci ha illuminato sulla sua produzione. Abbiamo imparato ad esempio che nel mondo sono solo 1000 gli ettari coltivati a Brachetto e la sua azienda ne possiede 104! Non male! Dalle sue parole traspare l’orgoglio di appartenere ad una famiglia che affonda le radici all’ombra dei pampini e dentro le botti o le barrique affina la sua anima gentile che si schiude in ogni bicchiere di vino rosso o bianco che offre agli astanti.

Ma poi non si parla solo di cantine e cantinieri, ma del cibo e della vita che abbiamo vissuto e che stiamo vivendo, a questo si alternano in un piacevole dialogo persino i luoghi comuni in cui si è fatto il militare. Chi era “nel Genio” e chi era “negli Alpini” e le caserme di Cuneo e di Pinerolo riaffiorano fra le coppe riempite di un “Cuvée Rossa Roseé Brut” o di un “Acqui Docg Rosé Brut”. Il primo da uve Albarossa riposa 9 mesi in attesa di lanciare i suoi profumi nel bicchiere, il secondo da uve Brachetto di cui conserva l’amabile aroma e dopo lascia sgusciare moderne bollicine nel perfetto stile rosé.
Questo è tutto per quest’anno.
Ovviamente le cantine sono aperte alle visite durante le quali i proprietari vi illustreranno tutto quello che c’è da sapere e che per ovvi motivi di spazio sul giornale ho dovuto riassumere.
Quindi appuntamento al prossimo anno con altre novità da bere e sorseggiare insieme!

 

FIRST TIME di Germana Blandin Savoia: Convegno sipps.

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di Germana Blandin Savoia- Dietista- Autrice- Blogger.
CONVEGNO SIPPS

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Sabato 10 Marzo 2018 si è svolto l’annuale convegno SIPPS (Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale). Grande affluenza degli addetti ai lavori e non.
La Prof. Leandra Silvestro responsabile scientifico dell’evento ha dato modo ai presenti di partecipare ad un corso con un programma molto articolato. All’ordine del giorno questi temi: asma intrattabile, abbandono scolastico, gravidanze indesiderate – aborti, malattie sessualmente trasmesse, l’alimentazione nella pubertà. Ma come dietista voglio soffermarmi e condividere con voi di quanto ci ha parlato la Prof. Elvira Verduci:“Il fabbisogno nutrizionale nel primo anno di vita”.
La relatrice – ricercatore medico pediatra presso l’Unità Operativa di Pediatria ASST Santi Paolo e Carlo,Dipartimento di Scienze della Salute, Università di Milano- si è soffermata sulle richieste energetiche e i macronutrienti (proteine, carboidrati, lipidi) e ci ha aggiornato sulle nuove direttive LARN 2014. (Livelli di
Assunzione di Riferimento ed Energia per la popolazione). Importante è vedere come sono diminuite le quote del fabbisogno proteico in tutte le fasce di età rispetto a quanto veniva raccomandato in precedenza.
Questo in parole povere significa che bisogna far capire ai genitori che i bambini non vanno sovralimentati: se il bambino non mangia tutta la pappa non bisogna dargliene altra.
Altra particolare attenzione occorre sulle bevande zuccherate. Uno studio recente ha dimostrato che già nei primi mesi di vita ossia ai lattanti vengono somministrate in modo frequente bevande zuccherate. E’ ormai ampiamente acclarato che l’assunzione di tali bevande si associa allo sviluppo di obesità in età pediatrica
per il loro alto contenuto calorico. Inoltre favorisce il rischio di diabete, sindrome metabolica e patologie cardiovascolari.
Così come lo zucchero aggiunto fa male, dobbiamo mettere in evidenza che un consumo precoce del sale fa male.
Allora cosa dobbiamo dire alle mamme?
Se il bambino ha sete: deve bere solo acqua. Quando si arriva allo svezzamento non aggiungere sale a random alle pappe perché è deleterio: alleverete un probabile malato!
Questi concetti di buona e sana alimentazione vengono ribaditi più volte ma pare abbiano scarso seguito,quindi insisto nello scriverlo e sottolinearlo perché se mangiamo sano sin da piccoli conserveremo il nostro organismo più a lungo, ma soprattutto lo conserveremo sano!
Alla prossima!

 

FIRST TIME di Germana Blandin Savoia: il malato di alzheimer.

FIRST TIME
di Germana Blandin Savoia- Dietista- Autrice- Blogger.

18.01.2018 CONVEGNO MOLINETTE TORINO
“IL MALATO DI ALZHEIMER”

conv molinette 18 01 2018

Alzheimer un nome che fa paura a chi contrare la malattia e a chi deve accudire questi malati. La diagnosi precoce potrebbe rappresentare la speranza.
Interessante ma soprattutto istruttivo il Convegno che si è svolto alle Molinette di Torino perché è giusto porre attenzione a questa malattia e alla sfida organizzata in tutto il mondo per vincerla.
Si sono alternati molti medici che hanno spiegato come l’Alzheimer invalida il soggetto colpito e crea gravi problemi a caduta sulle persone che lo circondano, per questo motivo a supporto, sono stati istituiti su tutto il territorio nazionale dei centri di aiuto alle famiglie come riportato dalla Federazione Alzheimer Italia.
Sono state illustrate le demenze che degenerano in altre patologie come la SLA e non solo. Si è visto che esiste un continuo nel processo, esempio dalla demenza alla SLA o nelle altre malattie neurodegenerative. Perché la demenza non è solo Alzheimer ma esistono demenze miste che complicano la patologia e la sua presa in carico. Molto spesso poi si assiste all’aumento di altri danni ad aree del cervello che non sono tipiche dell’Alzheimer, quindi la multi patologia complica il quadro clinico.
L’Alzheimer è severa, grave e spaventa anche perché è molto comune. I dati sono inquietanti: ogni anno nel mondo sono 8milioni gli individui che ricevono questa diagnosi. In altri termini 1 persona su 2 dopo gli 80anni ha la demenza, 1 su 4 con più di 65anni soffre di Alzheimer o demenza!
Quindi sono stati analizzati i fattori di rischio che partono dalla genetica e arrivano fino all’ambiente che ci circonda passando dai traumi, ossia cadute che abbiano coinvolto la testa, all’alimentazione errata.
Come dietista per soggetti sani e volta alla prevenzione non mi stancherò mai di ripetere che il cibo è importante per vivere bene e a lungo a patto che venga utilizzato nelle giuste dosi e si segua l’esempio della nostra dieta mediterranea. La dieta è equilibrio non va dimenticato!
Ritornando ai fattori di rischio se ne contano fino a 150!
La fragilità cognitiva porta alla sofferenza e alla perdita di autonomia.
Le nuove tecniche di diagnosi sono indicate nella PET CEREBRALE. Nomi complicati da gestire per chi non è del mestiere quindi sorvolo sugli inaccessibili termini di chimica, ma informo che come ci è stato detto sarebbe utile iniziare le terapie quando il cervello sta ancora bene, quindi risulta fondamentale la diagnosi precoce sulla base dei primi segni a 65anni. L’Università di Torino è capofila in questo progetto.

Le multinazionali farmaceutiche hanno abbandonato la ricerca perché a fronte di enormi investimenti e capitali spesi il risultato ottenuto è scoraggiante. Ma forse non è così. Il fatto è che la condizione dell’Alzheimer è inesorabile come la vecchiaia, come le rughe, la sordità, la diminuzione della vista, ecc.
E pensare che tutto iniziò nel 1911 quando Perosini e Alzheimer con i loro microscopi hanno isolato le cellule degenerate, poi fino al 1970 gli studi e le ricerche non sono proseguite.
Ma se l’industria del farmaco si arrende ecco che spunta la tecnologia che primeggia nell’innovazione sempre e può dare un contributo alla ricerca monitorando i pazienti.
Aggiorniamoci:
SMART GLASS sono speciali occhiali che al loro interno hanno un rilevatore che sulla base dei campi elettrici registra i movimenti degli occhi e analizza poi quelli involontari.
ROBOT da “Rose” a “Icube” a “Pepper” con costi proibitivi per ora ma è proprio grazie alle intuizioni se si arriva poi a prototipi che diventano prodotti industriali.
Comunque sia…Qual è il messaggio che portiamo a casa? Gli esami clinici per determinare il precoce sintomo dell’Alzheimer sono costosissimi e sofisticati, ma se le sinergie fra medici, ricercatori, scienziati, ingegneri convergono su un unico obiettivo: sconfiggere la malattia, possiamo essere certi che l’attesa non sarà poi così lunga.
Certo è che rimane sempre il compito più importante del medico quello di alleviare il dolore al paziente e condurlo verso la guarigione quando le caratteristiche della malattia contratta lo permettono.
In questo caso posso solo dire che la strada che hanno intrapreso è quella giusta, volta a cercare di neutralizzare le cause che scatenano i sintomi e di conseguenza di questa terribile malattia perché cercano insieme: “Try Together” e aggiungerei che ci è stato anche detto: “Never say never!”.

Alla prossima, anzi al prossimo convegno sul malato di Alzheimer per esaminare i risultati e i successi raggiunti.

FIRST TIME di Germana Blandin Savoia
Dietista autrice bloggerHo toccato la Nuvola con un dito.
Nuvola 8 12 2017
Nell’anfiteatro moderno di Fuksas è stata allestita per la prima volta la Fiera dei Libri in Roma.
Un serpentone di gente in coda all’esterno in fila per entrare. Dentro molta di quella gente in ordine sparso fra gli stand delle innumerevoli case editrici.
L’ingresso devo dire somiglia di più ad una bianca camera sterile che ad una hall che dovrebbe invogliare ad entrare.
Però poi ti perdi a guardare le copertine e t’immergi nel magico mondo del leggere. Dove puoi rifugiarti quando ne hai bisogno, quando hai voglia di proiettarti in altri luoghi, quando vuoi dialogare e sentire i dialoghi di sconosciuti che come un’incursore si piantano nella tua mente e diventano parte di te, del tuo quotidiano.
Chi non ricorda qualche frase che gli è rimasta impressa?
Lo scrittore è come uno strumentista che sa usare tastiere, batteria, cori, basso, pianoforte, percussioni, fiati.
A volte non riesce ad affermarsi sulla scena come una rock star, ma è lieto comunque perché sa che le sue parole potranno costituire una danza alternativa ad altre già ascoltate.
Non ci sono linee guida per chi scrive né per chi legge.
I primi sono rapiti dalla loro penna e finché c’è inchiostro “imbrattano” i loro fogli, i secondi sono una specie cannibale che divorano i libri come fossero la quintessenza del mondo.
Quasi sempre anche i primi appartengono alla categoria dei secondi. Ma non tutti poi esternano quanto hanno fagocitato.
Amo coloro che scrivono perché non devono realizzare ma creare.
I puri gli incoscienti che rinascono ogni volta che si accingono a scrivere.
Che erigono muri da scalare per incuriosire e inducono a scalarli.
Passato e presente si fondono sempre, come la vita.
Vecchi che si circondano di giovani per diventare turnisti della giovinezza.
Giovani accezioni che si mescolano con le più ataviche affinché si possa attingere al costrutto e ritornare in cima fino a toccare la Nuvola!Roma, 8 Dicembre 2017

FIRST TIME di Germana Blandin Savoia: KUNIYOSHI

FIRST TIME di Germana Blandin Savoia
KUNIYOSHI
Con Kuniyoshi ritorno a parlare di arte.
A Milano presso il Museo della Permanente per la prima volta in Italia vengono esposte le sue opere.
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Sono 165. Un curato allestimento: l’ottima luce mette in
risalto la policromia e il delicato tocco dell’autore.
Se penso che è nato nel 1797 pare impossibile che precorra i tempi del surrealismo di Tanguy e delle visioni
di Escher. Oso ed azzardo a dire che alcune volte sembra l’antesignano di Picasso.
Usa la tecnica della silografia policroma.
Generalmente la si vede in bianco e nero o al massimo tre o
quattro colori. Qui troviamo tutta la tavolozza esposta.
Minuzioso e preciso all’inverosimile,i suoi componimenti per svolgersi
a volte coinvolgono l’uso di più fogli.
E’ eccezionale nel realizzare questa tecnica. Va aggiunto anche che l’enorme inventiva genera la sua peculiarità per cui viene collocato dai critici d’arte come: “Maestro visionario del mondo fluttuante”.
Questa mostra raccoglie le sue opere prove nienti da ogni parte del Giappone.
Il percorso si snoda in 5 tematiche: “Beltà, Paesaggi, Eroi e guerrieri,
Animali e parodie, Gatti”.
Divenuto famoso per aver illustrato un best
-sellers pubblicato alla fine del’700 in Cina e Giappone dove ha dato forma a i 108 eroi della saga che da noi è poi stata edita con il titolo: “I briganti”.
Guardare i suoi capolavori significa immergersi in un mondo lontano dal nostro ma fascinoso.
Osservare la dovizia di particolari, la perfezione raggiunta mi ha trasportato in m
ezzo alla sua fantasia e ne sono rimasta soggiogata e avvinta.
Le scene surreali o l’animazione degli dei, la potenza dei guerrieri o la forza della natura, mi ha catturato e immersa in posti che magari non visiterò mai, ma che mi porterò nei ricordi e con serverò le sue visioni per sempre.
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Alla prossima.

 

FIRST TIME di Germana Blandin Savoia
dietista autrice blogger
GIORNATA MONDIALE DELL’ALIMENTAZIONE

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La FAO celebra il 16 Ottobre di ogni anno la Giornata Mondiale dell’Alimentazione. Celebrazioni nel mondo intero per sensibilizzare sulle necessità di coloro che soffrono la fame e sul bisogno di garantire la sicurezza alimentare e i nutrienti per tutti. E questo è un bene.
Ma se scaviamo nel passato, non c’è solo un giorno trascorso in cui qualche testata giornalistica non si sia occupata di questo grave problema: la fame!
Alla soglia dei miei 59 anni posso affermare che fiumi di denaro abbiamo inviato per i bambini del Biafra.
Per i “moretti” raccoglievamo soldi e tramite associazioni sicure li inviavamo. Tutte le organizzazioni umanitarie si sono prodigate in tal senso, ma alla fine ben poco è stato realizzato se a distanza di 60 anni siamo al punto di partenza.
Bambini, madri, uomini che ancora oggi muoiono di fame.
Arrendersi a questo destino non fa parte dell’essere “umano”. L’umanità tanto celebrata in ogni dove viene fagocitata dal vile denaro che incontra il favore di chi lo usa per scopi diversi a cui era destinato. Per cui mi trovo a pensare che gli sforzi finora siano stati vani e lo saranno ancora finché ci saranno coloro che “ingrassano” le loro tasche!
Dopo queste considerazioni va però anche detto che la cooperazione fra popoli cerca di superare questi ostacoli credendo vivamente nella sconfitta della fame e della povertà.
Un valido esempio da ricordare è quello a cui aderisce un circuito di 1,6 milioni di agricoltori appartenenti a 75 paesi di Asia, Africa, America Latina con i prodotti equo solidali che finiscono sugli scaffali di 140 paesi nel mondo. Le loro vendite valgono 7,8 mld secondo il rapporto di Fair Trade International, il cacao su tutto
traina il 34%.
Volere e potere. Se negli accordi per salvare l’uomo si ponesse più attenzione alla destinazione d’uso dei fondi, sono certa che nell’arco di un tempo breve si potrebbe realizzare la guarigione di tale piaga. Solo con il coadiuvare di può sanare questa ancora triste realtà.
Certo è che oggi sono state ben poche le testate giornalistiche che abbiano ricordato tale ricorrenza, perché c’è sempre la politica, la cronaca nera, il gossip che catturano l’attenzione e le ragioni vere per cui scriverne vengono lasciate a margine dalle penne dei più. Peccato!
Alla prossima.

FIRST TIME di Germana Blandin Savoia
VICENZAORO SEPTEMBER 2017
THE JEWELLERY BOUTIQUE SHOW

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Chiusi i battenti di Vicenza Oro 2017 lasciando fuori l’euforia che suscita la visita possiamo analizzare con calma l’evento.
1300 Brand da 36 paesi e 500 buyers.
Presentato il “TRENDBOOK 2019” uno strumento indispensabile che anticipa con previsioni gli orientamenti destinati ad influenzare le scelte future dei consumatori, ossia le tendenze del gioiello e dell’oreficeria con 18 mesi di anticipo.
Si assiste anche alla fornitura di un altro servizio che crea un vero e proprio percorso di acquisto:” ICONS and ESSENTIALS”. Inoltre per gli addetti del settore una serie d’ incontri con il fine di avvicinarsi ai processi di digitalizzazione per affrontare le sfide create dall’innovazione: “DIGITAL TALKS”.
Celebrazioni delle vittorie con il “COUTURE DESIGN AWARD 2017” andato quest’anno a Giovanni Ferraris.
Questi i dati salienti a chiusura di una manifestazione che ha registrato in questa edizione più di 23.000 (+20%) presenze e buyer in crescita.
E si conferma ancora una volta l’evento ambasciatore della migliore gioielleria mondiale.
Creazioni uniche sono protagoniste dietro le vetrine.
Pietre e metalli rari mescolati ad altri meno nobili confermano l’idea ormai diffusa nella costante ricerca del: “BE GREEN(ERY), BE GLAM”.
Ma gli occhi vengono anche attratti da plateau di diamanti di tutte le dimensioni, di rubini, smeraldi e zaffiri che un domani faranno parte di un prestigioso gioiello o di una parure importante.
Inutile negarlo che il lusso abbacina lo sguardo e occorre socchiudere gli occhi per non essere abbagliati da tanto splendore.
Ultima nota: quest’anno un segmento è stato dicato agli orologi dove il mercato è in crescita sia all’estero che in Italia.
Non ci resta che attendere il prossimo evento di VICENZAORO.
VOD DUBAI
INTERNATIONAL JEWELLERY SHOW
15-18 NOVEMBER 2017 DUBAI WORLD TRADE CENTRE

FIRST TIME di Germana Blandin Savoia
PARMA SALONE DEL CAMPER 2017
salone camper 2017
Girare il mondo è un po’ l’ambizione di tutti e poterlo fare con la casa dietro è fantastico.
Stare in ogni dove con la propria famiglia e i propri adorati animali è quanto puoi realizzare con il camper.
Spingersi ad esempio a Capo Nord e cercare poi le tracce di Odino fino a lambire la Russia, andare ovunque.
Il camper rappresenta la libertà d’agire, il desiderio di condivisione. S’impara quanto sia preziosa l’acqua,
quindi ad usarla con parsimonia. E’ il bene più prezioso al mondo e insegnare ai nostri figli che va usata senza sprecarla anche quando si torna a casa è un codice etico da non sottovalutare.
Con il plein air s’impara anche a rispettare la natura, portando a casa i rifiuti, e ad ammirare i luoghi raggiunti senza arrecare danni.
Dopo questa premessa è giusto raccontare quanto il Salone del Camper di Parma edizione 2017 offre.
700 modelli esposti su di un’area di 120.000 mq. + 14,5% di veicoli venduti sei primi mesi del 2017 superando anche la Francia la Germania e il Regno Unito. Numeri che testimoniano una crescita esponenziale anche nell’aumento di produzione degli autocaravan: +22% rispetto al 2015. Questo anche perché il made in Italy viene riconosciuto e apprezzato all’estero difatti bel il 77% della produzione è stato esportato. Questi sono i dati salienti che i produttori soddisfatti hanno comunicato.
Difatti lo spazio dedicato al turismo itinerante si sta imponendo come un traino per l’economia italiana.
Il Salone va visitato e va vissuto. Non sto a raccontare la marca migliore: perché non c’è. Tutte le marche si sono confermate al Top e sono in grado di soddisfare le vostre richieste passando dall’ubicazione degli interni alla spesa da sostenere. Detto questo va ricordato che invece occorre incontrare un buon concessionario a cui rivolgersi. Noi in Piemonte siamo molto fortunati, posso citare l’eccellenza rappresentata da “Grosso Vacanze” che la mia famiglia e io conosciamo da oltre 20 anni. Ma la cosa più
sorprendente è che quando si pensa a questa azienda si pensa solo e sempre al Sig.
Vincenzo Grosso.
Lui è l’azienda. Lui è il è punto cardine di riferimento in cui tutti questi anni è stato al timone. Piemontesi e non si sono affidati a lui. Un consiglio, un suggerimento, ogni piccolo dubbio dopo il suo intervento si affrontava con la consapevolezza dell’aiuto ricevuto.
Mite e schivo riservato, ma con un cuore grande.
Destino vuole che ci siamo incontrati e nonostante siano passati circa 10 anni dall’ultima volta, siamo stati accolti come gli ospiti più importanti da ricevere e abbiamo amabilmente chiacchierato come si fa con gli
amici più cari. E’ stato un bel momento che mi piace condividere perché le persone come lui sono rare e incontrarle nella vita rappresenta una vera fortuna.
Qualche news però ci è stata data: ad esempio l’avanguardia tecnologica con cui in concessionario si è posto
al pubblico precorrendo i tempi rispetto al resto del mercato e dulcis in fundo il passaggio del testimone dal
nostro sig. Grosso al nipote.
Quindi per riassumere: dal fondatore al prosecutore con la stessa passione per questo lavoro, e con loro mi
sono fatta fotografare.
Questo è tutto. A voi scoprire il piacere di vivere all’aperto.
First Time
di Germana Blandin Savoia- dietista- autrice-blogger
“CUORIAMOCI”
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Vorrei promuovere e condividere con voi la campagna “Cuoriamoci” iniziativa della Società Italiana di Scienza dell’Alimentazione e della Fondazione per il cuore.
Sentiamo ogni giorno di decessi per malattie che potevano essere evitate se vaccinati, ma dobbiamo ricordare che in Italia la prima causa di morte è ancora per problemi al cuore.
Questo magnifico strumento che la natura ci ha donato, va tenuto sotto controllo come i musicisti che prima d’iniziare un concerto li accordano, così dobbiamo fare anche noi.
Il cuore è un muscolo involontario, quindi va trattato con riguardo, proprio come si fa con le persone che non sai mai come possono reagire.
Piccole e semplici regole da tenere a mente: Eliminare il fumo.
Camminare ogni giorno per almeno mezz’ora di buon passo.
Salire le scale a piedi invece di usare l’ascensore.
Alimentarsi con cibi fondamentali per combattere le malattie cardiovascolari: cereali integrali, legumi, frutta,verdure e preferire quegli alimenti che contengono grassi polinsaturi come gli Omega 3.
Diverse iniziative verranno organizzate nei prossimi mesi sul territorio nazionale, saranno ad esempio coinvolti anche i supermercati dove sarà possibile ricevere materiali informativi e consigli utili.
Questi eventi proseguiranno fino al 29 settembre 2017 Giornata Mondiale per Cuore.
Quest’anno lo slogan della giornata mondiale è:“25by25” per ridurre entro il 2025, il 25% dei decessi prematuri causati dalle malattie croniche non trasmissibili.
L’obiettivo è porre la salute come “investimento” e non come “
spesa”, questo concetto che dovrebbe divenire regola.
Le malattie cardiovascolari non si manifestano solo in età adulta in modo improvviso, ma molte di esse insorgono a causa dei fattori di rischio – come la cattiva alimentazione, l’abuso di fumo e alcool, la
sedentarietà – che agiscono in modo silenzioso fra i giovani senza alcun sintomo manifesto.
Il diabete, l’obesità, molti tumori, le malattie croniche respiratorie sono considerati fattori di rischio.
Cerchiamo dunque di diventare consapevoli, di revisionare le nostre abitudini per progettare un futuro in salute. Aggiorniamo il nostro stile di vita, applichiamo queste semplici e poche regole.
Non aspettiamo che il nostro cuore si metta a fare il ballerino seguendo ritmi aritmici, ma cerchiamo di essere coscienti dell’importanza della sua salute mettendo in pratica tutto quello che i nostri medici e ricercatori ci suggeriscono di fare.
Potremmo vivere più a lungo, più sani e più felici.
17/07/2017
“First Time” di Germana Blandin Savoia–dietista autrice blogger-
I MIGLIORI VINI ITALIANI
Torino dal 9 all’11 Giugno 2017
Salone delle Feste-Hotel Principi di Piemonte
Il mio comunicato ai lettori era: “Parteciperò come blogger… che fatica dover
assaggiare e poi ancora assaggiare… l’articolo sarà con moto ondulatorio… allegro con brio!
Inizio subito ringraziando Luca Maroni e Claudia Caporale per l’invito. Detto questo vi spiego brevemente che il Sig. Luca Maroni è un analista sensoriale-degusta i vini e stila una classifica dove colloca i migliori.
Le eccellenze delle Regioni PIEMONTE, LIGURIA e VALLE D’AOSTA
sono state premiate nella serata inaugurale di ieri 9 giugno 2017.
E non posso esimermi dal comunicarle:
PREMIATI ROSSI Regione PIEMONTE
Miglior Vino Rosso In ASSOLUTO
Laccento Ruchè di Castagnole Monferrato Docg 2015-Montalbera 99 punti
1° Miglior Vino Rosso Barbera d’Asti Merum 2014–Bellicoso98 punti
PREMIATI BIANCHI Regione PIEMONTE
1° Miglior Vino Bianco Armason 2015–La Bollina 96 punti Puro Chardonnay 2014–Roberto Sarotto 96 punti 2° Miglior Vino Bianco
Solo Luna 2014 –Pescaja 95 punti
PREMIATO Regione VALLE D’AOSTA
Miglior Vino Bianco Chardonnay Cuvée Bois Valle d’Aosta 2014–Les Cretes 96 punti PREMIATO Regione LIGURIA Miglior Vino Bianco Vermentino Atys 2015-Tenuta La Ghiaia 90 punti
La sede operativa mi ha fornito all’ ingresso la lista premiati,che ho diligentemente ripiegato e posto nella borsetta perché non volevo in nessun modo essere influenzata dal nobile giudizio espresso.
Il mio giro di perlustrazione in senso antiorario è iniziato
con uno Chardonnay tanto per solleticare il palato.
In questa tappa piemontese i tavoli erano ammantati con i migliori prodotti di circa 30 Aziende, ognuna con il proprio banco e taluni accompagnati da assaggi gastronomici.
Degna nota merita l’area ristoro gestita da un consorzio associativo di 43 realtà del viterbese: “Le Chicche della Tuscia”sapientemente gestite e promosse dalla loro giovanissima presidentessa. Un territorio chiuso nelle proprie tradizioni con retaggi che sanno di arcaico ma proiettati con passione nel futuro.
Riprendendo gli assaggi dei vini non potevo farmi mancare un Sauvignon Blanc Mimosa, di un’azienda dove si celebra la moda in parallelo agli aromi degli autoctoni.
Dopo un bianco occorre un rosso e che rossi!Ne ho provati solo due: il Fresia
D’Asti e un Dolcetto Dogliani entrambi amabilmente scesi.
A seguire un Traminer aromatico delle montagne valdostane.
Poi il mio sguardo si è soffermato su una bottiglia celebrativa: “500” e mi è venuto spontaneo chiedere se era stata preparata per l’auto omonima, invece è stata creata
per festeggiare i 500 anni di Freisa.
Imbottigliata solo pochi giorni prima della rassegna difatti non è ancora in catalogo… ma è buono!
Per non allontanarmi dai miei bianchi mi sono fiondata su un Cà d’Or e ho finito la serata in compagnia di Calypso.
Osservazioni.
Il nome di un vino è come il vestito di una bella donna,
è come la copertina di un bel libro: si deve distinguere!
Fare il vino è un’arte.
Il vino si coniuga con le nostre labbra quando lo assaporiamo e lo giudichiamo.
Il vino unisce, aggrega… E’ condivisione.
Quando sei nata e vissuta sotto il segno di Veronelli non puoi essere astemia. Sarebbe una pessima idea!
I produttori interrogati hanno all’incirca 4/5 ettari di proprietà coltivati, a questi alcuni ne aggiungono altri in affitto a prezzi decisamente proibitivi. Questo però non intacca come mi è stato spiegato il buon rapporto qualità/prezzo ed è una grande nota di merito da menzionare.
Quando senti che invece c’è un’azienda che ha 180 ettari
di proprietà suscita la tua curiosità sulla gestione,
sui mercati, sugli interessi dei consumatori, sul panorama enologico nello specifico. Ed è il direttore a fornirti tutta la serie di dati emersi dalle domande poste.
E poi gli incontri si fanno,anche quelli che non ti aspetti proprio mai.
Da lui traspare il senso di appartenenza al territorio a tal punto che m
i sembra di vederlo quando tra i filari della sua tenuta di rivolge ai vitigni, padri del suo vino,e come recita la canzone gli sussurra:“Perché sei un essere speciale e io avrò cura di te!”Questo è tutto!-This is all!

First Time a cura di Germana Blandin Savoia – Dietista e autrice.

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Percorso formativo di “Centodieci è Condivisione” Mediolanum Corporate University del 24/02/2017 Il corso si è svolto a Basiglio – Milano 3 presso la Sede Mediolanum Corporate University. Per caso tempo fa mi ero iscritta al loro sito e l’idea di partecipare ad un giorno di formazione offerto gratuitamente, già da subito mi aveva allettato. Ero dapprima leggermente preoccupata perché mi tornava in mente la pubblicità che regolarmente trovavo nella buca delle lettere, dove un dépliant mi invitava a partecipare ad un viaggio ai Laghi completamente gratis, l’unica condizione era assistere alla presentazione della batteria di pentole. Ho sempre desistito a questi ingannevoli viaggi perché il pericolo di tornare a casa con una valigia piena di pentole era assicurato! Che una banca ti offra un corso gratis non è cosa normale, sappiamo tutti che non sono enti di beneficienza! Ebbene ho dovuto ricredermi. “La rivoluzione digitale che trasforma le relazioni”. Tema centrale i social network e la loro continua evoluzione. Conseguenza analisi del loro corretto utilizzo, del loro funzionamento, rischi e vantaggi per i professionisti e le imprese, ma soprattutto l’importanza che rivestono nelle relazioni e nelle comunicazioni con il pubblico. Si è visto che solo condividendo le proprie idee, meglio se nuove, si possono ottenere e migliorare gli sviluppi del mercato. Il relatore padrone dell’argomento ha saputo trasmettere le sue competenze trattando le tematiche in modo coinvolgente. Ha messo in luce ad esempio i punti deboli di un’azienda sul web. Ricordandoci che “noi” siamo l’azienda visto che il cliente identifica prima noi e dopo il logo aziendale. Noi trasmettiamo fiducia, noi siamo in grado di dare risposte esaustive e offriamo sempre il raggiungimento di un ottimo risultato. Sapere anticipare i desideri, non significa essere maghi, è solo la sicurezza e la consapevolezza che traspare dalla nostra persona che fa sì che “noi siamo” e non appariamo. Questo sicuramente può già considerarsi un buon punto di partenza. La differenza fra i venditori la facciamo sempre noi, con passione, che non prospettiamo offerte imperdibili ma solo reali esigenze da soddisfare con i nostri prodotti. E questo fa la differenza. Se sono competente nella mia materia, sono una persona su cui si può fare affidamento. Da non dimenticare. Inoltre l’essere costantemente aggiornati significa poter dare il meglio ai nostri interlocutori. E sicuramente sceglieranno noi perché la fiducia non si compra né si vende. La fiducia si conquista e si concede. Non è semplice concederla come non è semplice riscuoterla. Però va detto che: nutrirla per un venditore è affidarsi a lui, quindi essere consapevoli che agirà per il nostro bene; questo ci rassicura e ci inorgoglisce perché mette a frutto il suo sapere per noi. Avere talento dunque, contribuisce a farsi apprezzare. Ho imparato molto e rispolverato concetti sopiti. Peccato non avere un’azienda per cui lavorare, a cui offrire il mio valore aggiunto.

FIRST TIME a cura di Germana Blandin Savoia – dietista e autrice.

ELOGIO ALLA NUTELLA

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“Altri oli di semi abbastanza diffusi sono l’olio di cotone, l’olio di soia, l’olio di palma, l’olio di cocco. Questi, che per le loro caratteristiche organolettiche non potrebbero venire impiegati, vengono resi utilizzabili attraverso il processo di idrogenazione; così opportunamente induriti, trovano impiego in molte industrie alimentari: fabbricazione di marmellate, biscotti, cioccolato, ecc.”.                                                                         “Nella maggior parte dei casi, vengono posti in commercio oli di semi diversi miscelati tra loro; quelli più usati sono: l’olio di sesamo, di colza, di arachide”.

Capoversi del mio libro di Scienza dell’Alimentazione: “Aspetti della nutrizione”.

Se parliamo invece dell’olio di oliva, notiamo che è una miscela di grassi neutri (trigliceridi). In gran parte liquidi ed in piccola parte solidi, più una modesta quota insaponificabile. Ma analizzando la composizione vediamo che fra gli acidi grassi saturi troviamo: miristico al 0,8%, stearico al 1,5%, palmitico al 12,4%; fra gli acidi grassi insaturi rileviamo: oleico, linoleico, e linolenico.

Se controlliamo il burro e analizziamo la composizione media percentuale dei gliceridi contenuti vediamo che fra gli acidi grassi saturi il palmitico è presente per il 17,83%.

Già, non ce l’ha mai detto nessuno che anche nell’olio di oliva e nel burro c’è acido palmitico!                          Allora anche l’olio di oliva e il burro sono cancerogeni?

E che dire degli antiossidanti?                                                                                                                                                             Sono permessi come antiossidanti, i derivati dell’acido ascorbico, soprattutto il palmitato di ascorbile e i derivati dei fenoli.

Da considerare dal punto di vista chimico della struttura di un olio o di un grasso, l’importanza se il doppio legame è in una certa posizione o in un’altra; ossia se l’olio o il grasso è nella forma cis o nella forma trans.  Questo è molto importante perché avere dei doppi legami cis o trans porta delle conseguenze fisiche e quindi funzionali. Quando poi andiamo a vedere la digestione dei grassi, vediamo che la lipasi pancreatica è un enzima specifico che stacca gli acidi grassi in posizione 1 e 3, lasciando un certo numero di monogliceridi con, in posizione 2, un acido grasso insaturo. Questi monogliceridi alla temperatura del corpo umano sono liquidi, quindi risulta più semplice la digestione dei lipidi.

Non vi ho raccontato tutto questo per darvi prova che la chimica l’ho studiata bene. Volevo solo presentare il confronto fra i dati di composizione di alcuni grassi, con altri. E se il confronto l’ho voluto fare proprio sull’olio di palma messo all’indice da molte fonti, ritengo sia giusto prima di gridare: “Al lupo, al lupo!”, informarsi bene sul contenuto chimico e fisico degli alimenti da mettere in croce.

Faremmo meglio ad aver paura della carne e del pesce che mangiamo, per l’alto numero di prodotti tossici contenuti, quindi certamente cancerogeni, che pensare che l’olio di palma possa distruggere il nostro organismo.

Da quando è stata inventata la Nutella, io la mangio.

Non sono né una dipendente che deve sponsorizzare il prodotto, né sono stata pagata.

E’ solo per amore della verità che dico: “Lasciatecela mangiare in santa pace!”.

Da quando era venduta dalla mia panettiera Giovanna nella confezione da 15 grammi, a quando poi era nei bicchieri di vetro che cambiavano ad ogni stagione e cercavo di collezionarli tutti, a quando il vaso da 750 grammi è stato prodotto, io mangio la Nutella e me ne vanto.

Non è della Nutella che dovete aver paura, ma di altro: quando si scrive senza sapere molto di chimica, di scienza dell’alimentazione e si vuole solo far vendere la testata a cui si appartiene.

Sicuramente, i dati comparati dell’acido palmitico, trovato praticamente in ogni dove, dovrebbe far riflettere.

Ricordate che non è casa, se in casa non c’è la Nutella: per i tuoi figli, per te, per il tuo amore, per i tuoi amici.

L’articolo l’ho intitolato “Elogio” perché l’azienda è stata duramente attaccata senza motivo. Non è stata una cosa giusta affossare uno dei migliori prodotti italiani.

E nel mondo lo sanno che la Ferrero, è il meglio che c’è!

 

FIRST TIME di Germana Blandin Savoia
18 – 22 MAGGIO 2017 SALONE DEL LIBRO DI TORINO N.30
Terminare la maratona dei cinque giorni al Salone del Libro di Torino con le opinioni del Presidente della
rassegna Prof. Massimo Bray sarebbe stata la cosa migliore.
Peccato sia risultata “un’intervista impossibile” per ora.
Vedremo poi se troverà il tempo per rispondere alle mie domande inviategli via email.
Dal canto mio come autrice e blogger mi ritengo soddisfatta per le proposte ricevute e gli accordi presi.
Certo è che al salone gli incontri sono tanti, sia dentro che fuori.
Scrittori emergenti non per nulla schivi della popolarità raggiunta si fanno largo sui “social” smanettando
incessantemente, condividendo ogni scatto ricevuto o fatto.
Poi ci sono i “fuoriclasse” affermati che si concedono al popolo dei lettori, accorsi numerosissimi.
Avere la fortuna di ascoltare una lectio magistralis apre la mente, le porte e perché no il cuore.
Si riflette sull’ascoltato, sul visto e si portano a casa emozioni che forse daranno spunto a nuovi personaggi,
a nuove trame o forse resteranno fra i tasselli di un ventaglio e ogni tanto sventolandolo emergeranno come
il frastuono delle onde del mare tutte le voci, le risate e gli applausi raccolti.
Questo è Il Salone che diventa salotto in cui conversare piacevolmente con chi hai appena conosciuto o chi
non vedevi da tanto e prima ancora di salutarti ti dice: “L’ho trovato il suo libro fra i miei libri in casa e con
piacere l’ho riletto!”.
Chi invece non ha potuto acquistare i tuoi libri perché erano già tutti esauriti lo inviti ad acquistarli online,
sicuramente lo farà perché ha dialogato con te, ed è rimasto affascinato dal tuo dire.
Poi rivedi il Prof. Vittorino Andreoli che ti riconosce e gli chiedi scusa per non aver potuto assistere alla sua
presentazione e lui di rimando come fosse il tuo compagno di classe ti risponde: “Non si preoccupi, ci
vedremo il prossimo anno!” e ti saluta con una calorosa stretta di mano.
Infine esci per respirare un po’ d’aria fresca e imbatti nel Prof. Alan Friedman, mica puoi esimerti dal
salutarlo e a lui che ha piacere di fare una foto con te semplicemente gli rispondi: “I’m very happy!”.
24/05/2017
alan friedman

FIRST TIME di Germana Blandin Savoia-dietista e autrice.

19 MARZO 2017   FESTA DI SAN GIUSEPPE

 

Una bella festa anche quest’anno si è svolta in Borgata CiaCià – Tabone – frazione di Rubiana (To).

Abbiamo partecipato con commozione e devozione alla Santa Messa in onore del nostro Patrono San Giuseppe. Poi la statua del Santo è stata portata a spalla fino al cimitero, per onorare i nostri cari come la nostra tradizione vuole da cent’anni a questa parte.

Il Sindaco ha donato un terreno alla comunità così si è allargata la via che porta alla chiesa.

In questo piccolo borgo di montagna con il contributo ricavato da una cena e la buona volontà, un gruppo di volontari hanno nel 2016: eretto il muro nuovo lungo la via sopra citata, fatto restaurare il bellissimo e antico portone della chiesa e qui è doveroso fare un ringraziamento particolare a Salvatore Mistretta che ha offerto la sua mano d’opera.

In occasione di questa nostra bella ricorrenza i volontari lanciano una nuova iniziativa a riguardo dei prossimi lavori: il rifacimento della facciata della chiesa di San Giuseppe.

E poi dicono che le montagne a poco a poco muoiono, da noi non succede!

Un proverbio recita: “Pochi ma buoni”, ecco qui i pochi fanno per tutti e i loro gesti resteranno impressi per la bontà d’animo che in loro alberga.

 

Germana Blandin Savoia

First Time a cura di Germana Blandin Savoia – dietista e autrice

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Torino 4 marzo 2017 Convegno Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale

Sono una dietista per passione perché già da ragazza pensavo che la prevenzione per la società fosse fondamentale.                                                                                                                       Anche quest’anno sono stata invitata a partecipare al Convegno SIPPS e come sempre, è stato molto utile.                                                                                                                                           La relazione che vi scrivo oggi, va ad evidenziare alcune delle problematiche più attuali di cui gli specialisti sanitari, si prendono cura nell’età evolutiva.

Focus sulla pertosse – Prof. Nicola Principi – Università di Milano

Sembra incredibile che nonostante la divulgazione e la disponibilità di vaccini sicuri ed efficaci, l’incidenza della pertosse è andata progressivamente aumentando in questi ultimi anni. L’analisi dei dati ci ha posto di fronte ad una nuova realtà: la protezione indotta dal vaccino, si attesta in media su 5 -6 anni ma può essere anche inferiore. Questo vuol dire che un bambino sottoposto a vaccinazione nel primo semestre di vita e poi, ai richiami in età prescolare, può restare privo di protezione in età adolescenziale.

La pertosse negli adolescenti non ha sintomi così eclatanti come nel bambino piccolo, quindi la malattia spesso non viene riconosciuta e trattata; così l’adolescente diventa veicolo di diffusione della malattia. Ecco da qui la necessità dell’introduzione della vaccinazione antipertosse in età adolescenziale raccomandata dalle autorità sanitarie di molti Paesi nel mondo. La pertosse è una malattia grave: non va dimenticato.

Cibi contraffatti e sicurezza alimentare – Prof. Giorgio Calabrese – Asti

La sicurezza alimentare va garantita a tutti i cittadini.                                                                       Tutti hanno diritto ad una alimentazione buona e sana. Tutelare la salute è un obbligo: è necessario che partecipino tutti, dai produttori ai consumatori ma sono sempre le istituzioni, le prime a dover vigilare.

Per questo esistono normative che seguono ogni fase di un alimento, dalla produzione al confezionamento, fino alla conservazione. Tutto deve svolgersi secondo le regole corrette. La produzione di cibo nel mondo è esponenzialmente aumentata ma questo non ha dato la possibilità agli abitanti del pianeta di usufruirne in modo equanime, anzi è successo l’inverso. Il divario è salito fra coloro che hanno troppo cibo e quindi lo sprecano, e quelli che non ne hanno affatto e continuano a non averne.  Il pianeta non è stato sfamato! I poveri e gli affamati sono aumentati e nei paesi ricchi, lo spreco anziché ridursi è aumentato, questo toglie dignità all’essere umano, perché morire di fame, è pazzesco!

Le coliche dei primi 3 mesi: approccio dietetico -Dott. Francesco Savino – Torino

Sebbene siano stati condotti molti studi negli ultimi decenni per approfondire le origini di questo disturbo, le cause non sono ancora completamente chiare, si pensa concorrano molti fattori.

Il primo approccio terapeutico è tranquillizzare i genitori e far loro comprendere che si tratta di coliche temporanee. Per aiutare e alleviare i dolori ai bambini, si posso adottare semplici accorgimenti come: massaggi delicati all’addome, ridurre gli stimoli esterni come luce, rumori e fumo, evitare pasti abbondanti e frequenti ecc.  Se succede nei bimbi che son allattati al seno: incoraggiare la prosecuzione dell’allattamento materno. Se succede nei bimbi allattati artificialmente: valutare formule addizionate dai probiotici.

Al di là del problema coliche, è stato ribadito più volte nel convegno che occorre incoraggiare le mamme ad allattare, allattare e ancora allattare: è la cosa migliore per ogni bambino venuto al mondo.

Come dietista, aggiungo che allattando, in 2 mesi si ritrovano le forme che si avevano prima della gravidanza e si possono indossare di nuovo i jeans!                                                     Ditemi se non è un ottimo risultato per perdere peso e ritornare in forma più belle di prima!

FIRST TIME a cura di Germana Blandin Savoia – dietista e autrice

INDICE DI MASSA CORPOREA

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Il termine: “Indice di massa corporea” è comunemente indicato con BMI (Body Mass Index).                      Chiariamoci le idee sul significato.

La misurazione della massa corporea, ci rivela immediatamente se siamo in condizioni di normopeso, se ci troviamo nelle condizioni di soprappeso, o in obesità clinica oppure in obesità grave.

Una semplice operazione aritmetica: peso in kg/altezza in m2.

Provate tutti ad eseguire correttamente l’operazione. Riporto di seguito la tabella generale di riferimento valori – risultati

BMI 20-25 significa trovarsi in NORMOPESO

BMI 26-30 significa trovarsi in SOVRAPPESO

BMI 31-40 significa trovarsi in OBESITA’ CLINICA

BMI 41-50 significa trovarsi in OBESITA’ GRAVE

Si deduce che la condizione di obesità può essere valutata subito anche da chi è non è un esperto, con questo metodo semplice e pratico.

Qualora i vostri valori – risultati si collocassero nella situazione di sovrappeso, il mio consiglio è di recarsi dal vostro medico e valutare un percorso da seguire insieme alle equipe preposte, nei centri di cura che si trovano su tutto il territorio nazionale.

Qualora i vostri valori – risultati si collocassero nella situazione di obesità, il mio consiglio è “correre dal vostro medico” per affidarvi al centro più vicino a voi che troverete alla voce INCO ossia Istituto Nazionale per la Chirurgia dell’Obesità. Non è detto che tutti i pazienti affetti da obesità debbano ricorrere alla chirurgia bariatrica, ma è fondamentale che tutti i pazienti affetti da obesità si affidino ai medici preposti, affinché siano seguiti in questo lungo percorso che avrà come risultato la sconfitta dell’Obesità.

Come che già ribadito in altri articoli:

“L’obesità si può controllare e curare attraverso la prevenzione, che consiste semplicemente in uno stile di vita Sano, sembra poco, invece è l’arma migliore per vincere l’Obesità.”

Quando però la malattia è manifesta e non si riesce più a controllare con: terapie dietologiche sostenibili, coadiuvate da terapie farmacologiche, supporti psicologici, modifica dello stile di vita*, e i risultati sono solo transitori**; allora l’unico vero trattamento ed efficace, è quello di sottoporsi alla terapia chirurgica bariatrica. Ma non pensate di andare in questi centri specializzati e chiedere dalla sera alla mattina di essere sottoposti all’intervento. Sarà il centro che vi prenderà in cura ad esaminare la vostra situazione e solo dopo visite ed analisi, i componenti del gruppo medico interdisciplinare forniranno il verdetto: se idonei per l’intervento o no.

Degli interventi vi parlerò la prossima volta.

 

*stile di vita = introdurre l’attività fisica e un’alimentazione corretta

**transitori = nel senso che non è difficile perdere peso, ma il difficile è mantenere poi questa perdita di peso raggiunta, nel tempo.

FIRST TIME

A cura di Germana Blandin Savoia – dietista e autrice

 

Sale iodato riduce le malattie del sistema endocrino – tiroide

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La proposta di aggiungere lo iodio al sale è stata formulata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Ci sono aree nel pianeta in cui l’apporto nella dieta di questo minerale è troppo basso e si sa che la carenza può provocare gravi disturbi. Difatti si possono manifestare problemi sullo sviluppo fisico e mentale dei bambini; negli adulti si può incorrere invece nel gozzo endemico, le cui conseguenze posso essere più o meno gravi a seconda dell’età e del sesso. L’uso del sale da cucina in aggiunta agli alimenti è comune in tutto il mondo con un consumo giornaliero, quindi si è pensato di idodurare il sale. Questo rappresenta la soluzione ideale per prevenire la carenza iodica delle popolazioni a rischio. Inoltre il costo di tale operazione è basso, quindi non incide sul costo finale del beneficio.

La razione di iodio indicata è di 150 microgrammi al dì. Bisogna ricordare che il nostro organismo non è in grado di sintetizzare lo Iodio, per tanto dobbiamo introdurlo con gli alimenti. Tuttavia sono pochi gli alimenti che lo contengono: pesci di mare e crostacei, latte, carne e uova. Nei vegetali e nelle frutta le concentrazioni sono minori. Alla luce di questo, non bisogna pensare di aumentare la dose di sale iodato sugli alimenti da consumare, perché il nostro organismo non ne assorbe più di quanto è necessario, attenzione però al surplus; è vero che viene eliminato con le scorie (urine), ma dosaggi particolarmente elevati possono comunque essere nocivi. Quindi massima attenzione ad esempio nell’uso di integratori a base di alghe marine perché ricchissimi di iodio, e allerta all’uso eccessivo del sale da cucina che sia o meno iodato. Perché l’uso eccessivo di sale provoca: ipertensione, malattie renali, cardiache e dei vasi sanguigni, tumori allo stomaco, osteoporosi.

Introducete poco sale, vivrete meglio e più a lungo.

E’ importante sapere invece, che recenti studi su individui hanno dimostrato che l’uso di sale iodato influisce sulla riduzione delle malattie del sistema endocrino e della tiroide.

Per riassumere: se vogliamo stare in buona salute non dobbiamo superare i 6 grammi di sale iodato al giorno. L’ attenzione va posta nell’acquisto, l’etichetta deve riportare: Sale iodato o sale iodurato, perché il resto è sale marino o sale integrale. Non fate confusione e non lasciatevi confondere.

Alla prossima.

FIRST TIME
A cura di Germana Blandin Savoia

Notizie da Rubiana (To)

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L’Arte è vita, cultura e cura per il nostro vivere.

Con grande soddisfazione indico l’apertura della Pinacoteca del Comune di Rubiana. Poco più di 2500 anime che godono della fortuna di potersi cibare della nobile arte della pittura. La raccolta è una “Boite d’or”. Una vera bomboniera. Ad accogliervi: omaggio a Francesco Tabusso di Rodolfo Allasia, olio su legno (foto). Veri gioielli di Aime, F. Casorati, Nespolo e Soffiantino, per citarne alcuni. Consultare il sito comunale per aperture e orari.

First Time

A cura di Germana Blandin Savoia – dietista e autrice
L’Obesità

Torno a parlarne dopo aver visto in televisione uno sconcertante servizio, in cui giovani donne volutamente ingrassano fino a far scoppiare le camicette indossate. Sarà per il denaro che evidentemente si procurano postando i loro video in rete. Certo è, che rovinare il proprio corpo e la propria salute ingurgitando di tutto per aumentare rapidamente giro vita, fianchi, cosce non è da persone consapevoli del “male” che s’infliggono. Basta che ci guardiamo intorno ogni volta che usciamo, quanti sono in sovrappeso? Quanti sono ormai obesi? E quanti sono i bambini in questi stadi? Provate a contarli nel tempo di dieci minuti. Il risultato sarà sicuramente in un numero che raggiunge la decina. Se a questi, ora dobbiamo aggiungere la folta schiera di queste ragazze che con il mezzuccio di apparire saranno a breve le nuove obese della rete, potrei senza sbagliare dire che la professione futura duratura, sarà quella del medico chirurgo specializzato nella chirurgia dell’obesità.

Sono i dati spaventosi che m’inducono ad affermarlo.

Occorre evidenziare che oltre alle patologie rammentate nel precedente articolo, vanno aggiunte:   la sindrome metabolica, le malattie respiratorie, le apnee notturne, i problemi articolari e quelli ortopedici. A tutto questo va detto poi, che recenti studi hanno evidenziato la maggiore incidenza dei tumori negli obesi

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A cura di Germana Blandin Savoia dietista e autrice

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Parliamo di diete
Apri una rivista e immancabilmente trovi pagine intere dedicate alle diete. Bene, parliamone.
Generalmente, l’articolo è associato alle immagini di dive patinate che sfoggiano corpi tonici senza un filo di grasso.
Da Londra l’ultima novità: “80:20”.
Direi che si tratta come sempre, di esibire i risultati vantati da pochi, per indurre i molti ad abboccare. Vediamo in cosa consiste: mangiare per l’80% della settimana, cibi salutari e concedersi il 20% con quello che si vuole.
Qui viene avallata la possibilità di ingurgitare cibo spazzatura, senza doversi sentire in colpa. Certo è che, se nel 20% di libertà, infiliamo una torta intera, invece di una fetta, non raggiungeremo mai le statuarie figure celebrate.
La dieta è equilibrio.
Ognuno di noi è diverso da ogni altro individuo. Ogni persona ha il suo metabolismo. Impariamo a difenderci da tutto quello che troviamo scritto sui giornali o sentiamo in giro. Se il nostro organismo ha bisogno di dimagrire, rivolgiamoci esclusivamente ad un medico specializzato.
Non mi stancherò mai di ripeterlo.
Se ognuno di noi ha misure diverse, e quindi taglie diverse, non ci può essere una misura unica da indossare. La stessa cosa, vale per come si vogliono far passare le diete in voga. Non esiste il fatto di adattare una dieta a tutti. Esiste invece la possibilità di avere una dieta per ognuno di noi, secondo le nostre necessità, che sono uniche. Recatevi da chi è competente. Ovviamente questa è solo la mia modesta opinione e quindi…

 

 

FIRST TIME

A cura di Germana Blandin Savoia dietista e autrice

Riscopriamo i semi di lino

Sembra ieri che il babbo raccontava di un rimedio antico della nonna per “alleggerire il sangue”:

I semi di lino.

La ricetta è semplice: un cucchiaino di semi di lino lasciati in ammollo dalla sera per tutta la notte in un bicchiere di acqua naturale. Bere il mattino seguente a digiuno. Nella notte i principi attivi avranno rilasciato nell’acqua le mucillagini, grassi, proteine, enzimi, vitamine e tracce di acido cianidrico. Ma per noi l’importante è il risultato. L’acqua nel bicchiere risulterà spessa, ossia non sarà più liquida ma grazie alle mucillagini fuoriuscite risulterà densa e globosa quasi gelatinosa. Non c’è da spaventarsi: tutto nella regola. Se non dovesse accadere, i semi potrebbero essere vecchi oppure il tempo di contatto lino/acqua non è stato sufficiente.

Ritorniamo all’efficacia del prodotto.

La nonna diceva che serviva per alleggerire il sangue. Cosa vuol dire?  Semplicemente la purificazione delle nostre arterie. Non poco! E’ un rimedio non una cura! Da fare per un mese intero almeno tre volte l’anno.

Io abitualmente sottopongo i miei familiari e me a questo trattamento. Certo mi direte, ma i benefici? A lungo termine dico io. La nonna è vissuta fino a 96 anni non ha mai trascorso un giorno in ospedale, leggeva le preghiere senza occhiali. Sinceramente non è tutto del lino il merito, ma all’alimentazione frugale di un tempo che assicurava benessere fisico. Però io che non ho un’alimentazione frugale ma sana, conservo il primato “credo” di avere 47mg/dl di trigliceridi costante nel tempo!

Il lino è una pianta annuale con fiori blu. Quest’anno alcuni semi li ho piantati nella foto il risultato.

Mia madrina invece “erborista” mi ha insegnato che…

FIRST TIME

A cura di Germana Blandin Savoia – dietista e autrice

 

Obesità
Impariamo a conoscerla.
Il nostro tessuto adiposo è la scorta di energia per l’organismo. Ci serve come una riserva da usare quando il nostro corpo ne ha bisogno. Nelle persone obese, viene evidenziato un accumulo del tessuto adiposo a carattere patologico. Questo vuol dire che il tessuto adiposo accumulato è il risultato di un disequilibrio tra le sostanze assunte e l’utilizzo di quelle di deposito.
Quindi come ho già detto: l’Obesità è una malattia.
E’ invece sbagliato considerarla un vizio o una colpa.
Le cause scatenanti sono molteplici: genetiche, comportamentali, ambientali e di carattere psicologico. Studi epidemiologici fatti da poco, fanno rilevare che ormai si deve parlare di “Globesity”, tanto è diffusa questa malattia.
Ottimista quale sono, vorrei infondere fiducia perché auspico che i bambini e i giovani imparino a mangiare in modo corretto affinché per il prossimo futuro, l’Obesità sia solo un ricordo e per i medici un ripasso di una patologia ormai sconfitta.
A tal proposito sarebbe auspicabile che l’educazione alimentare fosse presa in considerazione seriamente. Ma non solo: dovrebbe essere divulgata da chi ha le competenze per farlo.

FIRST TIME PER LA DONAZIONE DI SANGUE invito_sangue

Per mettere in pratica i buoni propositi, basta poco. Fare qualcosa per gli altri, che dia orgoglio a noi stessi:” Donare il sangue”.

Non aspettiamo le calamità per essere convocati e sensibilizzati. Rimbocchiamoci le maniche. Lasciamo da parte i pregiudizi e la disinformazione. Non è vero che fa male fare una donazione. Saranno i medici preposti a stabilire la quantità da prelevare. Certo occorre essere in buona salute. Il nostro organismo è in grado di reintegrare nel giro di 10/15 giorni quanto donato.  Dunque occorre solo darsi da fare ed essere maggiorenni. Una mezz’ora del nostro tempo può salvare una vita. Se tutti almeno una volta facessero questo sforzo potremmo dire di far parte di una nazione grande e generosa. E’ un dono prezioso non rinunciamo a donare.

Germana Blandin Savoia

DUBAI… COME NON MAI

 

Porte aperte. Menti aperte. Dubai ti accoglie così.                                                                                                                                                            Una visita al centro culturale della città chiarisce le idee sul loro vivere, diverso dal nostro.                                                               Colpisce molto il fatto che qui le donne non sono obbligate a indossare quelle tuniche nere, ma lo fanno per loro libera scelta, e soprattutto nel rispetto della loro famiglia e delle tradizioni. Il nero le copre e non lascia vedere né le forme del corpo, né è trasparente. Gli uomini vestono di bianco, con il tradizionale abito lungo. L’accoglienza e l’integrazione appaiono subito fondamentali per questo Stato. Tutti sono i benvenuti, tutti sono rispettati. Ma tutti devono rispettare le regole e le leggi imposte. Nelle stazioni degli autobus la Polizia distribuisce dépliant con le norme da rispettare sull’uso sicuro dei trasporti pubblici in Dubai. In ogni fermata metro c’è un presidio di Polizia, due carrozze della metro sono esclusivamente per le donne e bambini/famiglia.

Lo stile di vita islamico ha regole precise e si è invitati ad osservarle: spalle e gambe devono essere coperte anche durante passeggiate e gite. Non sognatevi di allontanarvi dalle spiagge o dalle piscine in costume: è vietato.

Non viene venduto, né consumato alcool, se non nei locali che hanno la licenza di poterlo fare. Ma è vietato alzare il gomito. Chi viene trovato in stato di ebrezza deve fare i conti con la giustizia e la prigione.

Non lasciate cadere neanche per sbaglio un pezzetto di carta: enormi cartelli rammentano la multa comminata se si sporca il suolo pubblico.

Del resto il proverbio recita: “Paese che vai, usanza che trovi!”.

Ma Dubai non è solo regole, è il lusso sfrenato, è il potere che si erge da ogni grattacielo costruito o in costruzione. Tutto è all’ennesima potenza.  Vanta il grattacielo più alto al mondo: 828 metri, a breve la costruzione della ruota panoramica più grande e alta nel mondo; e per finire un’altra isola artificiale strappata al mare del Golfo Persico delle dimensioni di Hong Kong!

E pensare che fino a 60 anni fa, Dubai era poco più che un accampamento di Beduini e chi stava sul mare era pescatore di perle. Poi la scoperta del petrolio e del gas hanno dato il via ad uno Stato in cui il reddito pro-capite è fra i più alti del mondo. Il deserto viene cementificato in una corsa incredibile. Chilometri di sabbie finissime sono ormai giungle di cemento dove tutti i più significativi grattacieli del mondo sono riprodotti. Il clima sta cambiando, lo smog copre Dubai dalle prime luci dell’alba e s’allunga su essa fino al tramonto. Non è la nebbia che sottrae alla vista la cima del Burj Khalifa ma lo smog che lo raggiunge. Del resto dalle 4 del pomeriggio fino a tardi la sera, le 8 corsie per ogni senso di marcia sono intasate da un traffico bestiale!

Costruire magari delle ferrovie? No. Antiquato sistema. Meglio usare le auto. Ogni minuto decollano e atterrano più di dieci aerei. Dubai è soprattutto una meta turistica. I turisti sono condotti nel deserto per una cena berbera in ambienti ricostruiti, poi vengono fatti navigare nei canali artificiali, portati nei centri commerciali più esclusivi dove le compere sono d’obbligo, oppure in visita ad artefatti villaggi con le torri del vento, dove le botteghe vogliono apparire genuine. Qui nulla è veramente originale. Tutto è importato e copiato. Dal luogo in cui si può sciare con 50° in esterno, al mercato dell’oro e delle spezie, dove i veri “suk” sono stati sostituiti da negozi chiusi da serrande o da ante di legno. Forse i turisti saranno ancora per anni i protagonisti della città. Cento milioni di visitatori per citare gli ultimi dati. Certo è, che magari passeranno altri 30 anni con questo frenetico e voluttuoso desiderio di costruire per stupire. Ma poi, quando più nessuno avrà desiderio di visitarla, cosa resterà? Il deserto forse si riapproprierà dei territori usurpati e allora saranno di nuovo le dune a svettare contro il cielo, in attesa che il sole si adagi sulla calda sabbia scomparendo all’orizzonte per creare quella suggestiva magia che ci riporta alla mente la principessa Shahrazàd protagonista di “Mille a una notte”.

 

FIRST TIME

A cura di Germana Blandin Savoia – dietista e autrice

 

 “Run for life women against violence”.

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Si è svolta ieri 27 Novembre 2016 in Milano presso l’Arena Civica Brera la gara non competitiva: “Run for life women against violence”.

Bella iniziativa che ha coinvolto non solo migliaia di cittadini della città, ma anche gente proveniente da Padova, Verona, Cagliari, Siracusa, Campobasso, Firenze e Torino, insomma tutta l’Italia ha voluto esserci.

Emozionante e avvincente la gioia dei partecipanti, alcuni con i loro bambini, altri con i loro cani con tanto di pettorale, tutti insieme non per avere un trofeo, ma per dimostrare sdegno nei confronti della violenza e per dare un grande esempio di unione d’intenti:

Tutti insieme per vincerla.

Reduce intervento chirurgico non ho potuto correre, ma con lo stand Forever, ero presente con i miei consigli agli atleti come dietista.

Alla partenza i corridori hanno liberato i palloncini rossi, che nel cielo come per magia hanno disegnato un cuore a simbolo della volontà unanime di sconfiggere la violenza!

Un grazie alle organizzatrici per l’invito ricevuto, e un grazie a tutti i partecipanti che hanno dato alla giornata di ieri un significato importante.

Forte il messaggio che deve passare: Basta con la violenza sulle donne e alla violenza tutta.

Da non dimenticare!

FIRST TIME a cura di Germana Blandin Savoia – dietista e autrice

“Alimentazione e tumore: tra scienza e salute”
E’ il titolo del grande evento svoltosi l’11 Novembre 2016 presso l’Aula Magna delle Molinette di Torino. Una giornata di studio, condotta con competenza ed entusiasmo da docenti e relatori. Vari gli argomenti scientifici trattati, fino ad arrivare alla correlazione fra l’assunzione di taluni cibi e lo sviluppo di tumori. Attenzione ad esempio se pensiamo di consumare la selvaggina per mangiare sano: siamo dei poveri illusi. Gli animali selvatici sono indicatori dell’ambiente inquinato, pertanto ingeriamo più diossina di quanto mai potessimo immaginare!
Ricordiamoci che se l’ambiente è malato, il cibo non è sicuro!
Anche nel latte il livello di diossina può essere altissimo. Se invece volessimo andare a pescare, vi è da segnalare un allerta per il pesce siluro che ha ormai invaso il nostro paese. Le sue carni presentano una saturazione dei prodotti chimici riversati nei corsi d’acqua, e se a questo, aggiungiamo che il pesce siluro può vivere fino a 60 anni, allora il consiglio è: starne alla larga! E il cinghiale? Nel nostro Piemonte, in questi prolifici mammiferi, sono state trovate dosi ragguardevoli di cesio accumulate nei loro muscoli.
L’effetto tossico contenuto in alcuni alimenti che ingeriamo, passa alla progenie!
Allora cosa possiamo mangiare, ancora?
E’ acclarato che il consumo smodato di alcuni alimenti, contribuisce allo sviluppo di patologie tumorali. Come pure è significativo il risultato negativo sui materiali a contatto con gli alimenti.
Come ci possiamo difendere?
Le letterature scientifiche hanno dimostrato che la prevenzione dei tumori, può essere in parte attivata modificando le abitudini alimentari.
La priorità è, e resta, la prevenzione.
Mangiare il giusto, leggere le etichette, cucinare sano, non fumare, non abusare con l’alcool e fare esercizio fisico con regolarità. Non cercare su internet le ricette per il vivere sano, bene, e a lungo ma affidarsi ai medici, quando sintomi che non si accusavano prima, appaiono. Affidarsi SEMPRE a chi può dare informazioni corrette e complete. Porre la fiducia in chi ha studiato per aiutarci a sconfiggere le malattie. Il medico specializzato in dietetica, lavora in sinergia con l’oncologo, con lo psicologo, farmacologo, dietista, infermiere; insomma, c’è un’intera squadra pronta a fugare i dubbi che insorgono, con serietà ed esperienza.
Allora qual è il messaggio che ci portiamo a casa dopo una lunga giornata di studio?
Sicuramente la scienza deve proseguire nella ricerca, per fornirci le risposte. Ma è indubbio che i medici sono preposti a gestire quel patrimonio che si chiama “essere umano” nella sua interezza. E proprio perché è un patrimonio, –l’essere umano — lo difendono dagli aggressori patogeni e lo seguono in tutte le fasi necessarie a superare le malattie manifestate. Vediamo di non dimenticarcelo!
12 Novembre 2016

 

A cura di Germana Blandin Savoia     dietista e autrice.
Il mio spazio sarà dedicato all’alimentazione e alla salute.

Sono “una dietista per sani”, quindi mi dedico allo studio dei nutrienti e al loro corretto apporto.        Questo, giusto per fare le presentazioni. Il primo articolo lo dedico ad un argomento che mi sta molto a cuore: “L’OBESITA’”.

Ne parlano tutti, ma le decisioni non sono mai prese. Va detto che l’obesità è una malattia non riconosciuta come tale dal servizio sanitario nazionale. Cosa fare? Darci da fare. Il mio invito è rivolto soprattutto ai genitori: quando i vostri bambini sono in sovrappeso portateli dal medico. Insisto dal medico.                                                 L’OMS denuncia il grave aumento dell’obesità. In Italia i dati sono chiari: oltre il 40% degli adulti, i bambini raggiungono ormai il 31%. Cifre allarmanti. Essere obesi significa andare incontro a gravi malattie a livello cardiaco, al diabete, tanto per citarne alcune.  Ricordiamo inoltre l’enorme difficoltà nel muoversi. Un obeso non riesce ad allacciarsi le scarpe. Salire le scale è come scalare l’Everest. La riflessione circa la lentezza delle istituzioni deve darci spunto per affrontare il problema cominciando da noi. Evitiamo e fuggiamo da chi ci promette diete con risultati eclatanti. Non consultiamo chi ci ha consigliato l’amica. Rechiamoci da un medico specializzato. La salute è un bene troppo importante. Non va sottovalutato.

​A cura di Germana Blandin Savoia   dietista e autrice
Panino o mensa?

La Cassazione autorizza a portare il pranzo da casa. Gli alunni intervistati concordi dicono: il pranzo della mamma è migliore di quello della mensa. Cuori di mamma!                                                                                                   Analizziamo invece la carica batterica che si può scatenare. Se tutto va bene e siete una madre poliedrica che lavora, vi alzerete alle 6 del mattino per preparare il pranzo dei vostri figli. Questo lo farete una settimana e forse arriverete alla seconda settimana. Poi però sarete combattute dal pensiero: invece di cucinare al mattino è più semplice inscatolare la cena e proporla ai ragazzi il giorno successivo.                                                              Carica batterica? Siamo a settembre con ancora 30°. Il “baracchino” in acciaio inossidabile dove avrete separato il primo dal secondo resterà nello zaino dalle 7,00 del mattino fino verso le 13,30/14,00. Siete sicure che il vostro cibo sia ancora sano? Attenzione che i batteri potrebbero essere aumentati troppo!

Se invece siete mamme sbrigative e confezionate solo panini per il pranzo degli alunni: vale lo stesso discorso. Emerge inoltre che emarginerete i vostri figli creando uno stress che sicuramente può essere evitato facendo usufruire loro del servizio mensa. Occorre sfatare che il pasto è scarso, freddo e inadeguato. Dietro i pasti giornalieri c’è lo studio delle dietiste del LARN. Il menù prima di essere erogato deve essere approvato dall’ASL di competenza. Il pasto è idoneo all’età dei ragazzi a cui è destinato. Esistono regole che vietano la distribuzione del cibo se questi non rientrano nei parametri stabiliti dall’HACCP. Va ricordato inoltre che la varietà dei piatti proposti aiuta la conoscenza di tutti i generi alimentari.

Massima allerta consiglierei per il cibo che con amore preparate.                                                                                                     Massima sicurezza al cibo distribuito in mensa.                                                                                                                                        La scelta a voi.

 

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