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LONDRA. IL PRINCIPE FILIPPO E’ MORTO A 99 ANNI. GLI INGLESI IN LUTTO PER LA MORTE DEL COPROTAGONITA DELLA MONARCHIA DEL REGNO UNITO.

la famiglia reale Inglese è in lutto per la morte del principe Filippo (99 anni), marito della regina Elisabetta II: , all’età di 99 anni. La notizia è stata comunicata dal Palazzo di Buckingham.

Il comunicato di Buckingam Palace in un twitt: “Il principe Filippo, marito della regina del Regno Unito Elisabetta II, è morto all’età di 99 anni.

Il Principe Filippo era nato a Corfù nel 1921 e avrebbe compiuto 100 anni il prossimo 10 giugno.

Il Principe Filippo di Grecia e di Danimarca era nato a Corfù il 10 giugno 1921 e se pur carico di titoli araldici non è mai salito al trono come Re di Inghilterra, ma ha solo rivestito il titolo di Duca di Edimburgo. Filippo il 20 novembre del 1947 sposò Elisabetta, la figlia ed erede di re Giorgio VI d’Inghilterra, quando la futura Regina d’Inghilterra aveva 21 anni.

La figura di filippo biondo, sportivo che aveva prestato servizio in guerra da ufficiale nella Royal Navy, imparentato con i Windsor, cresciuto in Gran Bretagna si è convertito dall’ortodossia all’anglicanesimo solo il giorno del matrimonio e solo dopo aver adottato il cognome Mountbatten, appartenuto agli antenati isolani di parte materna.

L’unione tra Filippo ed Elisabetta divenne indistruttibile consolidata da una forte intesa personale, il rispetto di un certo codice di regole, dal culto della tradizione, dalla comune devozione verso gli impegni pubblici, gli obblighi di corte e malgrado la difficoltà iniziale del principe a ritagliarsi un ruolo, le rinunce per la necessità di camminare all’ombra della Regina e il sospetto di qualche scappatella. Dall’unione tra i Reali Inglesi nacquero 4 figli: Carlo che è l’erede al trono, Anna, Andrea ed Edoardo.

Filippo viene ricordato anche come artista, pittore d’acquerelli ,sportivo è giocatore di polo, driver fino a tarda età di calesse e di fuoristrada, tanto da scarrozzarvi 95enne Barack e Michelle Obama, ma soprattutto rappresentante infaticabile della Firm, la “Ditta” familiare della dinastia, in centinaia di associazioni di volontariato.

Filippo nella sua lunga vita non si è lasciato sfuggire nulla e spesso si contraddistingueva per le sue famigerate gaffe collezionate in quantità e qualcuna a tinte fosche dal sapore di pregiudizio, ma accettate da sudditi e media come una caratteristica divertente del “nonno” della nazione.

La figura di Filippo ha ottenuto il riconoscimento unanime d’aver contribuito da coprotagonista a portare la monarchia britannica nel XXI secolo.

Il vecchio marinaio fra gli ultimi reduci della II Guerra Mondiale viene considerato un pilastro del regno di Elisabetta II, nonostante stesse sempre un passo indietro alla Regina, con stile e discrezione.

Patriarca indiscusso di casa Windsor nonostante i rapporti non sempre facili in famiglia, fino alla recente fuga in America del bisnipote Harry e la moglie Meghan Markle, ma è sempre stato anche punto di riferimento per tanti sudditi e ammiratori, nonostante la meritata nomea di gaffeur impenitente.

Il duca si era ormai ritirato a vita privata nel 2017, di rado compariva al fianco di Elisabetta e l’ultima passerella di un evento pubblico era stata un paio d’anni fa, per il matrimonio della nipote lady Gabriella.

Costretto a rinunciare alla guida e alla patente dopo aver provocato, 97enne, un incidente stradale nelle vicinanze della residenza reale di campagna di Sandringham mentre l’ultimo periodo mesi Filippo lo aveva trascorso con Elisabetta nella quiete del castello di Windsor, in isolamento cautelare causa Covid e mostrandosi solo in qualche foto ufficiale: a novembre in occasione del 73esimo anniversario di nozze e a gennaio come testimonial alla sicurezza del vaccino ricevuto con Sua Maestà.

Il 16 febbraio il principe Filippo è stato ricoverato al King Edward VII Hospital di Londra “in via precauzionale” su consiglio del suo medico dopo un “malessere” causato da diversi problemi di salute, che aveva dovuto affrontare compreso qualche periodo di ricovero “precauzionale” in ospedale. Nel 2017 per una sindrome influenzale, nel 2018 per un intervento all’anca, a fine 2019 per esami e trattamenti vari e nelle settimane scorse per un’imprecisata infezione, ma estranea al Covid, (secondo Buckingham Palace) seguita da un intervento al cuore.

Il Principe era stato dimesso di recente dopo alcune settimane trascorse in ospedale a Londra a causa di una non meglio precisata infezione a cui si erano aggiunti problemi al cuore.

La notizia della morte del principe Filippo è stata accolta con decine di mazzi di fiori appoggiati di fronte a Buckingham Palace e scene analoghe di fronte al castello di Windsor.

Da tutto il mondo sono arrivati i messaggi di cordoglio. Il messaggio di cordoglio che il Presidente della Repubblica Mattarella ha inviato a Elisabetta II: “È vivo in una moltitudine di persone in tutto il mondo il ricordo di una figura che per oltre settant’anni ha offerto con esemplare dedizione il proprio servizio alla Corona ed al Regno Unito, accompagnando l’evoluzione del suo Paese con spirito aperto e innovativo”.

Il premier israeliano Benjamin Netanyhau:”È stato un perfetto funzionario statale e mancherà molto a Israele e al mondo”. Il premier canadese Justin Trudeau “Il principe Filippo è stato un uomo di grandi convinzioni e principi”. Il primo ministro indiano, Narendra Modi, ha elogiato “l’illustre” carriera militare di Filippo: “Ha avuto una brillante carriera nell’esercito ed è stato in prima linea in molte iniziative di servizio alla comunità. Possa la sua anima riposare in pace”. In una nota della Casa Bianca il presidente americano Joe Biden e la first lady piangono la scomparsa del principe Filippo: “La sua eredità vivrà non solo all’interno della sua famiglia ma in tutte le azioni d filantropia intraprese”.

Il primo ministro britannico Boris Johnson ha rilasciato una dichiarazione sulla scomparsa del principe Filippo esprimendo le sue condoglianze e gratitudine al Duca a nome dell’intera nazione per la sua “vita straordinaria”, che “ha plasmato e ispirato la vita di innumerevoli giovani” e ha aggiunto che il reale si era “guadagnato l’affetto di generazioni” sia a livello nazionale che in tutto il mondo. “Ricordiamo il Duca soprattutto per il suo fermo sostegno a Sua Maestà la Regina, non solo come sua consorte, al suo fianco, ogni giorno del suo regno, ma come suo marito, sua forza e sostegno per oltre 70 anni. Ed è a Sua Maestà e alla sua famiglia che i pensieri della nostra nazione devono andare oggi. Come l’esperto autista di carrozze quale era, ha contribuito a guidare la famiglia reale e la monarchia in modo che rimanga un’istituzione indiscutibilmente vitale per l’equilibrio e la felicità della nostra vita nazionale. Ringraziamo, come nazione e regno, per la vita e l’opera straordinarie del principe Filippo, Duca di Edimburgo “.

Un rintocco di campane lento, uno al minuto, per ciascuno dei 99 anni del Principe Filippo è stato annunciato oggi dall’abbazia di Westminster, nel cuore di Londra, in onore del consorte della regina Elisabetta.

Il governo britannico di Boris Johnson ha deciso di proclamare un periodo di lutto nazionale con la cancellazione o rinvio di iniziative politiche e pubbliche più leggere. 

Lunedì si svolgerà la preannunciata seduta straordinaria della Camera dei Comuni, che avrebbe dovuto essere riconvocata non prima di martedì 13, dedicata a commemorare la figura del duca di Edimburgo: “Lo ricorderemo per il suo contributo alla nazione e per il suo solido supporto alla regina”.

BOULDER(USA). SETTE STRAGI IN SETTE GIORNI. LA STRAGE NEL SUPERMERCATO, MA PER I REPUBBLICANI LE ARMI NON SI TOCCANO.

L’assalto armato dei fans di Trump al Campidoglio non è servito da lezione ai Repubblicani USA mentre la cronaca registra sette nuove stragi in sette giorni: Georgia, California, Oregon, in ben due occasioni in Texas, Pennsylvania e Colorado.

Un uomo, in un giorno qualsiasi, esce di casa, irrompe in un supermercato di Boulder e senza alcun motivo apparente inizia a sparare all’impazzata: 10 persone incolpevoli restano a terra.

Ma non è la prima volta che accade negli Usa, nel nuovo anno, poiché le sparatorie proseguono senza sosta, 7 in 7 giorni e mostra quanto la situazione sia di emergenza per la sicurezza pubblica mentre il presidente Biden, che prima di partire per l’Ohio, rilancia il dibattito sul possesso delle armi: “Userò tutte le risorse a mia disposizione per tenere al sicuro il popolo americano, non c’è un minuto da perdere ed è necessaria l’approvazione di leggi che salvano la vita dalle stragi”. Joe Biden prosegue nella sua dichiarazione: “Il problema è di tutti e al Congresso chiede di agire immediatamente per vietare le armi d’assalto e i caricatori ad alta capacità, chiudendo tutte le scappatoie nel sistema dei controlli di background”. 

L’America da Atlanta è rimasta ferita e uccisa dai proiettili partiti da un fucile semiautomatico AR-15 in possesso di un cittadino qualunque, ma l’ultima strage è avvenuta nel cuore del paese, in un supermercato di Boulder, a 50 km da Denver, in Colorado, quando alle 14.30 di lunedì un uomo ha uccciso dieci persone innocenti, tra i 20 e i 65 anni, tra cui l’agente di polizia, Eric Talley, 51 anni, padre di sette figli, il primo a intervenire e l’unico di cui per ora si conosce l’identità.

Il King Soopers, una catena di supermercati statunitense, è stata il teatro dell’ennesima strage con la sparatoria iniziata fuori dal negozio per proseguire dentro nel reparto degli alimentari.

Non si conoscono le ragioni del gesto e neppure le fasi concitate della sparatoria, se non dai racconti e dai filmati di chi si è trovato suo coinvolto.

Maris Herold, capo della polizia di Boulder, ha confermato esserci un sospettato, Ahmad Alissa, un ragazzo 21enne di Arvada, che dista 30 km dal luogo della sparatoria, ora in custodia in una casa di cura, uscito in manette, senza maglietta e con la gamba destra sanguinante. 

Il governatore del Colorado, Jared Polis, ha parlato “tristezza e dolore” così come la vice presidente Usa, Kamala Harris, che ha definito “sconcertante la morte di persone che stavano vivendo la loro vita senza infastidire nessuno”.

La piaga delle stragi provocata della proliferazione indiscriminata di armi d’assalto affligge tutti gli americani, sia coloro che chiedono leggi più stringenti in materia di detenzione di armi, sia chi, come la rappresentante repubblicana del Colorado, Lauren Boebert, difende il II emendamento, la libertà di detenere armi d’assalto mentre oggi prega per “la polizia, i primi soccorritori e coloro che sono stati colpiti da questa tragedia”.

La cultura delle armi negli Usa viene garantita dalla Costituzione, che riconosce il diritto alla difesa a ciascun cittadino americano.

Ma il vero nodo lo giocano la lobby delle armi, Nation Rifle Associaton, che da sempre riveste un ruolo centrale e attivo in sua difesa e nel corso degli anni si è trasformata dall’essere una piccola realtà in rappresentanza dei cacciatori a organizzazione capace di indirizzare la politica a suon di finanziamenti.

La facilità nell’acquistare armi, nonostante le continue stragi che negli anni hanno provocato migliaia di vittime innocenti, è stata subordinata al rispetto del II emendamento e guai a chi si ritiene a favore di una maggiore regolamentazione della vendita di armi mentre chi prometteva di cambiare le leggi finiva poi per doversi fermare.

La città di Boulder una decina di giorni fa aveva messo al bando le armi di assalto semiautomatiche, come l’AR-15 utilizzato nella mass shooting di lunedì, salvo poi essere bloccata dalla decisione dal giudice distrettuale Andrew Hartman, che ha definito le “misure non valide” accogliendo la richiesta del partito delle armi: “Solo le leggi dello Stato del Colorado, o le leggi federali, possono proibire il possesso, la vendita ed il trasferimento di armi d’assalto e di caricatori ad alta capacità”.

Della questione è stata coinvolta la Corte Suprema del Colorado, che potrebbe diventare il primo organismo giuridico statale a dover stabilire se i governi cittadini e locali possano o meno varare leggi restrittive in materia di possesso di armi, anche in disaccordo con quelle statali.

WASHINGTON. JOE BIDEN CONTRO VLADIMIR PUTIN PER LE INTERFERENZE NELLE ELEZIONI AMERICANE.

Il presidente Usa Joe Biden è stato durissimo dopo le accuse al Cremlino sulle interferenze nelle elezioni Usa 2020

Joe Biden accusa direttamente Putin per le interferenze nelle elezioni americane del 2020 e alla domanda di George Stephanopulos di Abc: “Lei conosce Vladimir Putin. Pensa che sia un killer?”. Biden ha risposto senza esitare: “Lo penso”.

Il presidente Joe Biden non si tira indietro e promette che il leader del Cremlino “pagherà un prezzo” per aver tentato di influenzare le elezioni presidenziali del 2020. 

Il portavoce del Cremlino, Dimitri Peskov, ha respinto le accuse, definendole “completamente infondate”.

Le conclusioni del rapporto declassificato sulle interferenze nelle elezioni americane del 2020, diffuso dalla direzione della National Intelligence, che coordina tutte le agenzie degli 007, emerge che il leader del Cremlino Vladimir Putin autorizzò personalmente le operazioni per denigrare la campagna presidenziale di Joe Biden diretta a sostenere la rielezione di Donald Trump, tentando di seminare sfiducia nel processo elettorale e discordia per esasperare le divisioni socio-politiche negli Usa.

L’Iran invece, come scritto nei documenti, tentò di minare la riconferma del nemico Trump, ma senza mai promuovere direttamente il suo rivale.

Le manovre che usarono messaggi aperti e coperti per attaccare la rielezione di Trump furono approvate dal leader supremo, l’ayatollah Ali Khamenei, coinvolgendo l’esercito e le agenzie di intelligence.

La Cina valutò di interferire nelle elezioni Usa, ma scelse di non farlo, ritenendo che le operazioni sarebbero fallite e molto probabilmente avrebbero avuto un effetto boomerang.

Nessuna delle potenze che interferirono con la campagna elettorale riuscì a penetrare nei sistemi di voto, diversamente da quanto successo nel 2016.

L’accusa contro Putin, che avrebbe supervisionato gli sforzi per condizionare la campagna elettorale ricorrendo a persone vicine agli 007 russi, come il deputato ucraino Andriy Derkach, legato all’intelligence di Mosca, sanzionato dagli Usa in settembre.

Influenzando persone vicine a Trump non indicate, ma che il rapporto lascia trasparire nel nome di Rudy Giuliani, l’ex avvocato del presidente, che gestì con un lavoro oscuro le trame ‘ucraine’ contro Biden, lanciando una campagna di sospetti di corruzione contro Joe Biden. I servizi di intelligence Usa hanno denunciato: “Lo Stato russo e attori delegati che servono gli interessi del Cremlino lavorarono per danneggiare le percezione pubblica americana in modo costante”. 

Il portavoce del Cremlino, Dimitri Peskov ha spiegato che le accuse sono “completamente infondate”. Vyacheslav Volodin, presidente della Duma, la Camera bassa del Parlamento russo, ha definito le parole del presidente Usa: “un attacco ai russi”, una reazione “isterica dovuta all’impotenza” degli Stati Uniti. “Putin è il nostro presidente, gli attacchi contro di lui sono attacchi alla Russia”. 

Il rapporto sconfessa le dichiarazioni di Trump, che aveva negato aiuti russi e accusato la Cina di sostenere Biden oltre ad aver ammonito che il pericolo più grande erano le frodi elettorali alimentate dagli avversari stranieri: “L’ultima persona che la Russia vuole vedere in carica è Donald Trump” mentre al contrario di quanto dichiarato il Cremlino tifava e lavorava per Donald Trump. Putin grato a trump per i silenzi sui diritti umani, per le sanzioni di facciata, per il ritirata americana dagli scacchieri caldi del mondo.

Il rapporto smentisce le sue accuse di corruzione contro i Biden, inserendole nella campagna per gettare fango sul candidato democratico.


Le conclusioni dell’intelligence fanno eco a quelle del ministero degli Interni, ma ora c’è un documento ufficiale col timbro della National Intelligence.

Un altro punto a favore di Biden, volato oggi in Pennsylvania per pubblicizzare, negli Stati “in bilico”, durante le elezioni il suo piano Covid da 1900 miliardi di dollari.

Ma contro Joe Biden gioca l’emergenza migranti al confine col Messico, dove il ministro degli interni Alejandro Mayorkas ha previsto l’arrivo di un picco record negli ultimi 20 anni e la difficoltà di gestire il crescente numero di minori non accompagnati, a volte anche di 6 o 7 anni: 4200 sono ancora in custodia.

QATAR. FIRMATO L’ACCORDO DI COLLABORAZIONE CON LE AUTORITA’ ITALIANE PER I MONDIALI 2022.

Delegazione italiana in Qatar per la firma di un protocollo di collaborazione bilaterale di polizia per la gestione dell’ordine e la sicurezza pubblica in occasione dei grandi eventi, come saranno i prossimi Mondiali di calcio del 2022.

A capo della delegazione italiana il vice capo della Polizia Vittorio Rizzi, accompagnato dal generale dell’Arma dei carabinieri Giuseppe Spina, direttore del Servizio per la cooperazione internazionale di polizia e, per il comparto del ministero della Difesa, il generale Giovanni Truglio, comandante delle Unità mobili dell’Arma dei carabinieri e il colonello Giovanni Russo. 

Si tratta di un’occasione per mettere a disposizione delle autorità arabe la grande esperienza maturata dalle Forze di polizia italiane nella gestione delle manifestazioni di rilievo internazionale, come l’Expo Milano del 2015, il Giubileo straordinario della misericordia del 2015/2016, il G7 di Taormina del 2017 e da ultimo, in epoca di pandemia, i Campionati mondiali di sci alpino di Cortina appena conclusi.

Il protocollo è stato firmato dal prefetto Rizzi con il generale Abdul Aziz Abdalla Al Ansari, capo della FIFA World Cup 2022 of Safety and Security Operation Committee (SSOC) alla presenza del primo Ministro e ministro dell’Interno del Qatar, Khalid bin Khalifa bin Abdulaziz Al Thani e dell’ambasciatore d’Italia a Doha Alessandro Prunas. 

L’incontro si è svolto a margine dell’apertura della 13^ Fiera internazionale MILIPOL, che proseguirà fino al 17 marzo, dedicata alle tecnologie e alle attrezzature utilizzate nell’ambito della sicurezza interna e della protezione civile, nei servizi di antiterrorismo, nella cooperazione internazionale di polizia, nella sicurezza informatica.

L’Italia è presente con uno stand in cui verrà illustrato, anche grazie a materiale video, l’uso da parte delle Forze di polizia delle tecnologie d’avanguardia per la governance della sicurezza e dell’ordine pubblico.

GOMA(CONGO). L’AMBASCIATORE LUCA ATTANASIO E IL CARABINIERE VITTORIO IACOVACCI UCCISI IN UN AGGUATO.

Fonti della polizia in Congo hanno parlato di un commando composto da sei persone che hanno attaccato il convoglio, ucciso l’autista e infine sequestrati e uccisi l’ambasciatore italiano, Luca Attanasio e il carabiniere, Vittorio Iacovacci.

La notizia del drammatico attentato nella Repubblica Democratica del Congo, in cui rimasti uccisi l’ambasciatore italiano Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacovacci mentre viaggiavano su un convoglio Onu e che secondo fonti di informazione locali sarebbero stati rapiti, portati nella foresta e uccisi da un commando composto da sei persone.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha commentato: “L’Italia è in lutto” e parla di “attacco vile” mentre Luigi Di Maio appresa la notizia ha lasciato Bruxelles per fare ritorno a Roma. 

I veicoli presi di mira dagli attentatori, a nord est di Goma, nella repubblica Democratica del Congo sono stati due entrambi del Programma alimentare mondiale (Wfo). Il rappresentante aggiunto del segretario generale dell’Onu nel Paese, David McLachlan-Karr, ha condannato l’attentato ai veicoli in cui sono rimasti uccisi l’ambasciatore Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e un autista dello stesso Pam.

Il convoglio partito da Goma si stava recando in visita ad un programma di distribuzione di cibo nelle scuole del Wfp a Rutshuru e viaggiava senza la protezione dei caschi blu della missione Onu nel Paese (Monusco), poiché il viaggio era stato autorizzato senza una scorta di sicurezza.

Nell’attacco sono rimaste uccise le tre vittime, l’ambasciatore Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacovacci e l’ autista, ma altri passeggeri sarebbero rimasti feriti. In una nota il Wfp dichiara che: “Il Wfp lavorerà con le autorità nazionali per determinare i dettagli dietro l’attacco, che è avvenuto su una strada che era stata preventivamente dichiarata sicura per viaggi anche senza scorta”.

Il commando, composto da 6 persone, avrebbe attaccato il convoglio e ucciso l’autista e in seguito condotto gli altri nella foresta e, mentre stavano arrivando delle forze locali in soccorso, avrebbero sparato al carabiniere e all’ambasciatore.

Una pattuglia dell’Istituto Congolese per la Conservazione della Natura ed alcuni soldati dell’esercito congolese si sono diretti verso il luogo dell’agguato e da indiscrezioni sembra che quando la pattuglia dell’Istituto Congolese per la Conservazione della Natura è entrata in azione gli aggressori abbiano sparato alla guardia del corpo dell’ambasciatore. Un testimone interrogato dalle autorità locali ha affermato che gli assalitori parlavano tra loro in kinyarwanda e si rivolgevano agli ostaggi in swahili.

La polemica scoppiata in seguito all’agguato sarebbe da attribuire al fatto che l’ambasciatore viaggiasse con un veicolo non blindato e secondo quanto riferito da un analista della presidenza congolese, Sam Kalambay, all’agenzia Dire: “sarebbe molto grave: bisognerà verificare le responsabilità di tutti gli attori coinvolti. Le fotografie mostrano vetri infranti, forse a causa dello scambio di colpi d’arma da fuoco seguito all’attacco dei miliziani dopo l’imboscata. 

In quelle zone non si può avere una sola guardia del corpo e con un veicolo che non sia blindato”.Il ministro degli Esteri della Repubblica democratica del Congo, Mari Tumba Nzeza, ha promesso all’Italia che il Governo congolese: “farà di tutto per scoprire chi c’è alla base dello spregevole omicidio.  Il ministro degli Esteri su Twitter: “Una settimana fa era venuto qui, nel mio ufficio, per invitarci a eventi in Italia l’estate prossima. Faccio le condoglianze non solo a mio nome, ma anche a nome del governo congolese al governo italiano per questa perdita immensa”.

Le autorità congolesi privilegiano la pista del gruppo ribelle armato: “Forze democratiche per la liberazione del Ruanda”, Fdlr-Foca, ricordando che nella stessa zona nel 2018 furono rapiti due turisti britannici. Il gruppo è responsabile di una dozzina di attentati terroristici realizzati nel 2009.