Categoria: NOTIZIE DAL MONDO

MOSCA. LA GUERRA IN UCRAINA: “SUL FRONTE ORIENTALE NIENTE DI NUOVO, LE DONNE CONTRO LA GUERRA DI PUTIN”.

Appello del movimento femminista russo pubblicato sul sito Jacobitalia, che rilanciamo sul nostro magazine di informazione.


Il movimento femminista russo non è l’unico, ma sicuramente quello che ha subito la repressione più dura dall’oligarchia statale russa invita a diffondere questo appello all’azione per contrastare l’occupazione dell’Ucraina.


L’appello delle femministe russe si sono unite contro l’occupazione e la guerra in Ucraina.

Il movimento femminista è uno dei pochi movimenti di opposizione nella Russia contemporanea a essere stato devastato dalle ondate di persecuzione reazionaria lanciate dal governo di Vladimir Putin. Ma sono molti i gruppi femministi di base operano in almeno trenta città russe, che organizzano e partecipano alle manifestazioni contro la guerra e invitano le femministe di tutto il mondo a unirsi per opporsi all’aggressione militare lanciata dal governo di Putin.

IL TESTO DELL’APPELLO DEL MOVIMENTO FEMMINISTA RUSSO.


Il 24 febbraio, intorno alle 5:30 ora di Mosca, il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato un’«operazione speciale» sul territorio dell’Ucraina per «denazificare» e «smilitarizzare» questo stato sovrano. L’operazione era in preparazione da tempo. Per diversi mesi le truppe russe si sono spostate fino al confine con l’Ucraina. Nel frattempo, la dirigenza del nostro paese negava ogni possibilità di attacco militare. Ora sappiamo che si trattava di una menzogna

La Russia ha dichiarato guerra al suo vicino. Non ha concesso all’Ucraina il diritto all’autodeterminazione né alcuna speranza di una vita pacifica. Dichiariamo, e non per la prima volta, che la guerra è stata condotta negli ultimi otto anni su iniziativa del governo russo. La guerra nel Donbas è una conseguenza dell’annessione illegale della Crimea. Crediamo che la Russia e il suo presidente non siano e non siano mai stati preoccupati per il destino delle persone a Luhansk e Donetsk, e il riconoscimento delle repubbliche dopo otto anni è stato solo una scusa per l’invasione dell’Ucraina con il pretesto della liberazione.

Come cittadine russe e femministe, condanniamo questa guerra. Il femminismo come forza politica non può essere dalla parte di una guerra di aggressione e occupazione militare. Il movimento femminista in Russia lotta per i soggetti più deboli e per lo sviluppo di una società giusta con pari opportunità e prospettive, in cui non ci può essere spazio per la violenza e i conflitti militari.Guerra significa violenza, povertà, sfollamenti forzati, vite spezzate, insicurezza e mancanza di futuro. Tutto ciò è inconciliabile con i valori e gli obiettivi essenziali del movimento femminista. La guerra intensifica la disuguaglianza di genere e mette un freno per molti anni alle conquiste per i diritti umani. La guerra porta con sé non solo la violenza delle bombe e dei proiettili, ma anche la violenza sessuale: come dimostra la storia, durante la guerra il rischio di essere violentata aumenta di molto per qualsiasi donna. Per questi e molti altri motivi, le femministe russe e coloro che condividono i valori femministi devono prendere una posizione forte contro questa guerra scatenata dalla leadership del nostro paese.

La guerra in corso, come mostrano i discorsi di Putin, è anche combattuta all’insegna dei «valori tradizionali» dichiarati dagli ideologi del governo, valori che la Russia avrebbe deciso di promuovere in tutto il mondo come missione, usando la violenza contro chi rifiuta di accettarli o intende mantenere altri punti di vista. Chiunque sia capace di pensiero critico comprende bene che questi «valori tradizionali» includono la disuguaglianza di genere, lo sfruttamento delle donne e la repressione statale contro coloro il cui stile di vita, autoidentificazione e azioni non sono conformi alle ristrette norme del patriarcato. La giustificazione dell’occupazione di uno stato vicino con il desiderio di promuovere norme così distorte e perseguire una «liberazione» demagogica è un altro motivo per cui le femministe di tutta la Russia devono opporsi con tutta la loro forza a questa guerra.

Le femministe sono una delle poche forze politiche attive in Russia. Per molto tempo le autorità russe non ci hanno percepito come un movimento politico pericoloso, e quindi rispetto ad altri gruppi politici siamo state temporaneamente meno colpite dalla repressione statale. Attualmente più di quarantacinque diverse organizzazioni femministe operano in tutto il paese, da Kaliningrad a Vladivostok, da Rostov-on-Don a Ulan-Ude e Murmansk. Chiediamo ai gruppi femministi russi e alle singole femministe di unirsi alla Resistenza femminista contro la guerra e unire le forze per opporsi attivamente alla guerra e al governo che l’ha iniziata. Chiediamo anche alle femministe di tutto il mondo di unirsi alla nostra resistenza. Siamo tante e insieme possiamo fare molto: negli ultimi dieci anni, il movimento femminista ha acquisito un’enorme forza mediatica e culturale. È tempo di trasformarla in potere politico. Siamo l’opposizione alla guerra, al patriarcato, all’autoritarismo e al militarismo. Siamo il futuro che prevarrà.

Chiediamo alle femministe di tutto il mondo:
– Di partecipare a manifestazioni pacifiche e lanciare campagne offline e online contro la guerra in Ucraina e la dittatura di Putin, organizzando le proprie azioni. Sentitevi libere di usare il simbolo del movimento femminista di resistenza contro la guerra nei vostri materiali e pubblicazioni, così come gli hashtag #FeministAntiWarResistance e #FeministsAgainstWar.
– Di diffondere informazioni sulla guerra in Ucraina e sull’aggressione di Putin. Abbiamo bisogno che il mondo intero sostenga l’Ucraina e si rifiuti di aiutare in alcun modo il regime di Putin.
– Di condividere questo appello con altre. È necessario dimostrare che le femministe sono contrarie a questa guerra e a qualsiasi tipo di guerra. È anche fondamentale far vedere che ci sono ancora attiviste russe pronti a unirsi per opporsi al regime di Putin. Siamo tutte a rischio di persecuzione da parte dello stato e abbiamo bisogno del vostro appoggio.

ALESSANDRIA. LA GUERRA FA SCHIFO. RUSSIA-UCRAINA: LA GUERRA DELL’OLIGARCA-LA GUERRA DEGLI ASSASSINI NEONAZISTI.

Nel video la strage di Odessa nel 2014 a opera di squadristi assassini neonazisti, che in 8 anni di guerra civile hanno provocato 14.000 morti in Ucraina.

Le manifestazioni di questi giorni ripropongono in maniera drammatica i limiti, i pericoli dei nazionalismi esasperati, che da secoli portano solo guerre e distruzione.

La guerra fa schifo, fa schifo vedere un oligarca folle, difensore degli interessi di un gruppo di miliardari, da una parte e una banda di assassini, di criminali neonazisti dall’altra che tengono prigioniera una intera nazione, l’Ucraina.

La guerra fa schifo, questa guerra fatta di bugie confezionate da ipocriti per la voglia, il gusto di vendetta, anche solo a parole, da far bere agli imbecilli.

Fa schifo vedere come, ancora una volta, la storia viene ricordata e raccontata solo a pezzetti, quelli che servono per fare bene alla propaganda. Quella che vuole ancora una volta un nemico contro cui puntare il dito e su cui sfogare le nostre frustrazioni.

Questa guerra l’hanno voluta e cercata per 8 lunghi anni i piccoli e grandi interessi di oligarchi e aspiranti dittatori, ma sempre con la benedizione del popolo sovrano.

La piazza dissente e manifesta contro la guerra da Mosca a San Pietroburgo a Berlino, Milano, Roma e via via nei centri più piccoli del mondo: “l’unica alternativa alla guerra è la pace”, ma non la pace che si mette l’elmetto e scende nella trincea dell’uno o dell’altro. La pace è quella che ripudia la guerra e condanna senza se e senza ma oligarchi e assassini protetti da uno stato che in 8 anni di guerra civile ha torturato e ucciso 14.000 civili inermi.

LE VOCI DI DISSENSO CONTRO LA GUERRA SI MOLTIPLICANO.

Il tennista russo Daniil Medvedev, numero uno del ranking mondiale, lancia un appello per la pace nel giorno del negozioato per la pace tra Mosca e Kiev.

Daniil Medvedev, Russo, non si era mai esposto pubblicamente e per questo era stato attaccato sui social ma ha deciso di prendere posizione contro la guerra su Instagram, ha scritto: “Oggi voglio parlare a nome di ogni bambino del mondo. Tutti hanno sogni, la loro vita è appena iniziata: i primi amici, le prime grandi emozioni. Tutto ciò che sentono e vedono è la prima volta nella loro vita. Per questo voglio chiedere la pace nel mondo, tra i paesi. I bambini nascono con una fiducia interiore nel mondo, credono in tutto: nelle persone, nell’amore, nella sicurezza e nella giustizia, nelle loro chance. Stiamo insieme e mostriamo loro che è vero: ogni bambino non dovrebbe smettere di sognare”.

Do you all remember what I have said after Australian Open final?
This story was just about me, my childhood dreams. And today I want to speak on behalf of every kid in the world. They all have dreams, their life is just starting, so many nice experiences to come: first friends, first great emotions. Everything they feel and see is for the first time in their lives. That’s why I want to ask for peace in the world, for peace between countries. Kids are born with inner trust in the world, they believe so much in everything: in people, in love, in safety and justice,in their chances in life. Let’s be together and show them that it’s true, cause every kid shouldn’t stop dreaming.
#kiddontstopdreaming

Мне кажется вы все помните мою речь после финала на Australian open? Это были только мои мысли и мои детские мечты.
Сегодня я хочу говорить за каждого ребёнка в этом мире. У них у всех есть мечты, только начинается жизнь, так много нового и прекрасного впереди: первые друзья, первые памятные моменты и эмоции. Все что они видят и чувствуют происходит с ними впервые. Поэтому я прошу мира, мира между странами. Дети появляются на свет с надеждой, они верят во все: в людей, в любовь, в безопасность и честность, в свои возможности. Давайте будем едины, потому что дети должны мечтать.
#kiddontstopdreaming

Il CIO intanto ha messo al bando la Russia dal calcio.

La Russia dovrà rinunciare definitivamente ai prossimi Mondiali di calcio in Qatar come ha deciso la Fifa. In Europa la Uefa ha sospeso dalle coppe europee tutti i club russi finché il conflitto non cesserà.

I vertici di Fifa e Uefa hanno spiegato che la Russia non potrà partecipare ai playoff dei Mondiali previsti il 24 e 29 marzo.

Lo Spartak Mosca non potrà gareggiare contro il Lipsia per gli ottavi di Europa League.

La Federcalcio mondiale ha reagito all’invasione russa in Ucraina condannando le azioni del Cremlino, ma dall’altro concedendo la possibilità per la Nazionale russa di continuare a scendere in campo per le qualificazioni dei Mondiali.

La Fifa avrebbe anche previsto il cambio del nome della Nazionale, che avrebe dovuto rinunciare a mantenere la dicitura Russia oltre all’obbligo di disputare le gare casalinghe in campo neutro, a porte chiuse, senza la possibilità di usare la propria bandiera e l’inno nazionale.

La decisione è stata accolta con irritazione dalle Federazioni polacca, ceca e svedese che avevano annunciato di rinunciare a scendere in campo contro la Russia per i playoff di qualificazione ai Mondiali.

Il Comitato internazionale olimpico ha deciso di mettere al bando gli atleti di Russia e Bielorussia.

Il Cio ha ritirato l’onorificenza dell’Ordine olimpico al presidente russo Vladimir Putin insieme alla raccomandazione alle federazioni mondiali è di “non invitare atleti russi e bielorussi” nelle competizioni sportive internazionali.

Ma se ciò non fosse possibile per “motivi di tempo o legali”, il Comitato olimpico invita a “garantire che nessun atleta o funzionario sportivo russo o bielorusso possa prendere parte sotto il nome di Russia o Bielorussia. I cittadini russi o bielorussi, siano essi individuali o di squadra, dovrebbero essere accettati solo come neutrali, senza inni e bandiere”.

LA CONDANNA CONTRO GLI ASSASSINI NEONAZISTI UCRAINI

Il 12 luglio 2019 a Pavia l’italo-ucraino Vitaly Markiv, il militare della Guardia nazionale ucraina, unico imputato per la morte del fotoreporter Andrea Rocchelli e dell’interprete Andrei Mironov, è stato condannato a 24 anni di reclusione, ma un cavillo giuridico e la protezione del governo ucraino del presidente Zelensky hanno impedito che venisse arrestato per scontare la condanna.

La Russia continua a riconoscere Volodymyr Zelensky come legittimo presidente dell’Ucraina.

Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, la ha comunicato all’agenzia Interfax, rispondendo alla domanda di un giornalista: “Sì, certo, Volodimir Zelensky è il presidente dell’Ucraina, sì”.

KIEV. LA GUERRA DI PUTIN, OTTO ANNI TRA GUERRA A BASSA INTENSITA’, DISTRUZIONI E FAME.

Le proteste popolari, Euromaidan, nel 2014 contro il presidente ucraino filorusso, Viktor Yanukovych, dopo la sospensione dell’accordo di libero scambio con l’Ue erano state salutate con favore da una larga parte dell’opinione pubblica mondiale, ma ben presto quelle proteste divennero il pretesto per scatenare la violenza xenofoba e razzista da parte di gruppi neonazisti, che vedevano nella protesta l’occasione prendersi la rivincita e riportare l’Ucraina indietro al secolo scorso.

La protesta poplare, Euromaidan, costringe la nomenclatura al potere a lasciare il potere e fuggire.

La reazione nella penisola di Crimea, abitata prevalentemente da russofoni, non si fa attendere e insorge, proclama l’indipendenza chiedendo, dopo un referendum vinto con oltre il 90 per cento dei voti, l’annessione alla Russia, che Vladimir Putin immediatamente riconosce.

L’insurrezione armata esplode nel cuore industriale orientale del Paese, il Donbas, dove le forze Ucraine appoggiate da gruppi paramilitari neonazisti e mercenari provenienti dall’ex Jugoslavia scatenano una guerra civile contro le province di Donetsk e Lugansk. Conflitto a bassa intensità che ha causato già 14mila morti.

Le accuse reciproche tra Ucraina e Occidente da una parte, che hanno accusato la Russia di aver inviato truppe e armi per sostenere i ribelli e che invece Mosca ha sempre negato affermando che i russi che si sono uniti ai separatisti lo hanno fatto volontariamente.

Nel 2015 viene firmato un accordo di pace, denominato ‘Minsk-2’, nel quale viene previsto, tra le altre cose, che da una parte che Kiev assicuri autonomia alle regioni separatiste e amnistia per i ribelli e dall’altra che i militari russi spariscano dal territorio.

Ma nessuna delle due condizioni è stata rispettata.

L’altro motivo di tensione arriva dalla penisola di Crimea, che annessa alla Russia nel 2014 ha innescato lo scontro più teso tra Mosca e l’Occidente dalla Guerra Fredda.

La regione in anni di conflitto tra l’Ucraina e i separatisti filorussi, sostenuti da Putin ha ucciso 14.000 persone.

I separatisti filo-russi rivendicarono il controllo sull’Ucraina orientale, la regione del Donbass, che controllavano da sette anni mentre l’intervento militare Russo innescò una grave spaccatura con le nazioni occidentali, spingendo l’Unione Europea e gli Stati Uniti a imporre sanzioni alla Russia.

I ribelli filo-russi nel Donbass occuparono gran parte delle regioni di Donetsk e Luhansk mentre i governi occidentali e la Nato accusarono la Russia di aver inviato truppe regolari oltre il confine in Ucraina, ma il Cremlino sostenne si trattasse di combattenti “volontari”.

Gli Stati Uniti a metà novembre avevano avvisato gli alleati europei che la Russia si stesse preparando a invadere l’Ucraina, ammassando truppe vicino al confine, rinfocolando una crisi già scoppiata qualche mese prima, ad aprile 2021.

I timori si sono rivelati fondati come testimoniano i fatti accaduti nelle ultime settimane.

Dal 1997 molti paesi dell’est Europa hanno aderito alla Nato: Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia, Slovenia, Albania, Croazia, Montenegro e Macedonia del Nord.

L’ipotetico ingresso dell’Ucraina nella Nato ha fatto precipitare la crisi russo-ucraina.

Il Cremlino intende mantenere la propria sfera d’influenza nella regione e rappresenta l’ago della bilancia nella crisi con Putin che ha chiesto all’Alleanza Atlantica di ritirare le proprie truppe dalla Polonia, dalle Repubbliche baltiche e i propri missili da Polonia e Romania e accusa la Nato di riempire l’Ucraina di armi e gli Stati Uniti di fomentare le tensioni.

Per raffreddare il conflitto l’Occidente vorrebbe ripartire dagli Accordi di Minsk, il cessate il fuoco firmato da Mosca e Kiev nel 2015 nel quale si prevedevano anche le elezioni nelle regioni separatiste e il ritiro delle forze filorusse.

La Germania e le altre nazioni europee hanno minacciato possibili gravi sanzioni nei confronti della Russia, con la questione del gas russo a fare da sfondo oltre alle pesanti conseguenze nei rapporti con gli Stati Uniti che, dopo l’intervento di Biden a inizio 2021 per allacciare una serie di relazioni “distensive” con il Cremlino, che è ancora arbitro sulla sponda Europea dell’Atlantico.

Una situazione simile si era verificata nei mesi di marzo e aprile 2021 quando si erano intensificati gli scontri tra l’esercito ucraino e gli insorti sostenuti da Mosca.

Le tensioni si erano placate solo dopo che Biden aveva chiamato il proprio omologo russo Putin e offerto un incontro, svoltosi a Ginevra in giugno, ma questo aveva alimentato la convinzione che Putin avesse usato la crisi come mezzo per attirare l’attenzione di Biden, concentrata principalmente sulla Cina.

Lo scorso novembre lo schieramento di truppe russe al confine ucraino, Putin aveva affermato che gli Stati Uniti e i loro alleati non stessero prendendo sul serio le “linee rosse” della Russia e del fatto che Mosca avesse bisogno di “garanzie di sicurezza a lungo termine”.

Putin aveva anche accusato la Nato di provocare tensioni fornendo armi letali all’Ucraina e che l’alleanza militare stesse conducendo una campagna di pressione contro di lui.

Il ministro della Difesa ucraino nell’occasione aveva chiesto al Pentagono maggiore aiuto per difendere lo spazio aereo e le coste ucraine.

L’invasione russa è stata confermata con il rischio di far precipitare le relazioni tra l’Occidente e la Russia nel peggior scontro dalla fine della Guerra Fredda.

Il Cremlino accusa come si sia innescata una “campagna d’informazione mirata” contro la Russia e accusa l’Ucraina di prepararsi a usare la forza contro le regioni separatiste.

Il ministro degli Esteri ucraino su Twitter ha negato le accuse sostenendo di essersi “dedicato alla ricerca di soluzioni politiche e diplomatiche.

L’intervento russo per annettere territori ucraini e addirittura rovesciare il governo di Kiev rappresenta la sfida più seria alla sicurezza europea degli ultimi decenni.

Il presidente della federazione russa, Vladimir Putin, in una dichiarazione televisiva ha spiegato che è “un’operazione militare speciale” per “smilitarizzare l’Ucraina”.

Putin ha aggiunto che “l’operazione militare russa mira a proteggere le persone e le circostanze richiedono un’azione decisiva dalla Russia” ed accusato la Nato di “comportamenti immorali”.

Intanto le sirene antiaeree hanno iniziato a risuonare a Kiev, la capitale ucraina, ma sotto attacco sono le intere sovrastrutture militari ucraine.

La presidente della Commissione Europea Ursula Von der Layen, su twitter, ha scritto che: “l’UE è con l’Ucraina. Condanniamo l’aggressione militare senza precedenti della Russia contro l’Ucraina. Deve ritirare le sue forze armate e rispettare pienamente l’integrità territoriale dell’Ucraina.

I leader dell’UE hanno annunciato che adotteranno rapidamente ulteriori misure restrittive nei confronti della Russia.

Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, in merito all’attacco russo in Ucraina ha dischiarato che: “Il presidente Putin ha scelto una guerra premeditata che porterà sofferenza e una perdita catastrofica di vite umane. Soltanto la Russia è responsabile per la morte e la distruzione che questo attacco porterà. Gli Stati Uniti e i suoi alleati e partner risponderanno in un modo deciso e unito. Il mondo farà rendere conto alla Russia. Le preghiere dell’intero mondo sono con il popolo dell’Ucraina mentre soffrono un attacco non provocato e ingiustificato dalle forze militari russe”.

In una nota il presidente del Consiglio Mario Draghi ha spiegato che il Governo italiano condanna l’attacco della Russia all’Ucraina: “È ingiustificato e ingiustificabile. L’Italia è vicina al popolo e alle istituzioni ucraine in questo momento drammatico. Siamo al lavoro con gli alleati europei e della NATO per rispondere immediatamente, con unità e determinazione”.

BRASILE. Luiz Inácio Lula da Silva “LULA” SCAGIONATO DALLA CORTE DI GIUSTIZIA FEDERALE:”FU PERSECUZIONE POLITICA, CASO ANNULLATO E CHIUSO-LA FARSA E’ FINITA.

La 12^ Corte della Giustizia Federale di Brasilia ha annullato ed archiviato il processo dell’appartamento.

Il famoso processo dell’appartamento che costò il carcere a Lula e la sua esclusione della campagna presidenziale, vinta poi dal candidato di estrema destra, ex capitano dell’esercito e golpista Jair Bolsonaro.

L’ex presidente brasiliano Lula in un tweet ha parlato “della menzogna raccontata dai suoi boia di cui adesso ha evitato di citare i nomi, poiché ogni volta che li nomino-dice- approfittano per provare a litigare con me.

Riguardo alle bugie che furono raccontate contro di me nel caso dell’appartamento, ieri la Giustizia Federale ha eliminato definitivamente questo processo.

Ed è per questo che Lula è felice, perché ha sempre ho creduto che la verità sarebbe venuta a galla”,

L’ex presidente socialista brasiliano, Lula, sul suo account twitter ha pubblicato: “Giudice di parte. Condanna senza prove per ‘atto indeterminato’. Persecuzione politica. Caso annullato e chiuso. Ha vinto la verità”.

Gli avvocati dell’ex presidente hanno emesso il seguente comunicato ufficiale: “La chiusura definitiva del caso giudiziario dell’appartamento da parte della Giustizia rafforza il fatto che è servito solo ad alcuni membri del sistema di giustizia per esercitare una azione legale contro Lula e fare un uso strategico e perverso delle leggi per perseguitare in giudizio l’ex presidente per scopi politici. È stato un procedimento giudiziario senza alcuna prova materiale o accusa concreta ma solo con prove dell’innocenza dell’ex presidente.

La Suprema Corte Federale ha riconosciuto la non imparzialità dell’ex giudice Sergio Moro sia in questo caso che in altri in cui ha agito contro Lula, come abbiamo dimostrato fin dalla prima difesa scritta presentata.

Di conseguenza, la Corte ha dichiarato nulli tutti gli atti, riconoscendo la natura illegale e senza valore delle azioni di Moro nei confronti dell’ex presidente”.

Lula al sito Brasil247 ha dichiarato: “Sono rimasto inutilmente tutto il giorno ad aspettare che il Telegiornale Nazionale desse la notizia che sono stato assolto. Lo stesso telegiornale che tutti i giorni parlava delle accuse contro di me, ma non hanno dato la notizia. Lo schema è sempre il solito: loro mentono al popolo, il popolo gli crede e rimane fregato”.

Interessante notare come i grandi media mondiali, che per anni hanno cavalcato e riprodotto gli attacchi a Lula e alla presidente socialista Dilma, non siano interessati alla attuale notizia ed alle motivazioni della sentenza che smentisce le accuse senza prove.

WASHINGTON. 06/01/2021: L’AMERICA PIU’ NERA. BIDEN ACCUSA TRUMP DI AVER ORGANIZZATO I GOLPISTI.

E’ passato solo un anno, ma sembra un secolo, i repubblicani spinti dalla paura si sono spostati sempre più a destra, Trump continua a rifiutare di aver perso le elezioni presidenziali americane e si prepara per il grande ritorno nel 2024.

In questo scenario si muove la politica americana, incredibilmente paralizzata dalle scelte fatte da Trump durante e alla fine del suo mandato di presidente USA, da ricordare il riconoscimento di Gerusalemme capitale di Israele, l’accordocon i Talebani per il ritiro delle truppe USA dall’Afganistan, l’incremento delle violenze della polizia contro gli afroamericani. Politiche culminate con il tentato colpo di stato con l’assalto a Capitol Hill da parte di estremisti neo fascisti, suprematisti bianchi e seguaci trumpiani, ma a distanza di un annoda quei tragici eventi la destra repubblicana è ancora pronta a difendere il privilegio bianco.


L’assalto al Congresso non ha solo rappresentato il punto più basso della politica americana, Donald Trump non è più presidente, ma il trumpismo continua a vivere e alimentarsi di falsità che attraggono seguaci nella società americana, che è più polarizzata che mai sulla figura di Trump e con una estrema destra più aggressiva e attiva.

Un anno è passato dal giorno dell’assalto al Congresso a Washington Dc, quando attivisti di gruppi di estrema destra, seguaci della religione del complotto QAnon e sostenitori di Donald Trump fecero irruzione in parlamento per imedire la ratifica della vittoria di Biden alle elezioni presidenziali americane.

Gli estremisti dopo aver avuto ragione dei pochi poliziotti schierati a difesa del parlamento, Capitol Hill, e anche questa fu una precisa scelta da parte del presidente uscente, che dai microfoni continuava a rifiutare la vittoria di Biden e a incitare la folla per impedire la ratifica del risultato elettorale. Folla che in seguito ha assaltato Capitol Hill e dato la caccia ai deputati democratici.

L’intervento della Guardia Nazionale ha posto fine all’assedio e all’occupazione del parlamento, in tutto si conteranno cinque i morti tra i manifestanti avevano l’obiettivo di impedire la convalida dell’elezione di Joe Biden a presidente degli Stati Uniti. I documenti, le fotografie, i filmati e le indagini federali dei mesi successivi hanno mostrato chiaramente il ruolo dell’ormai ex presidente e dei suoi collaboratori nel dirigere e sostenere le manifestazioni, salvo sconfessare le violenze quando le il colpo di stato era ormai fallito.

Il drammatico scontro tra Trump e il sistema democratico non si è esaurito con la fine dell’occupazione e la condanna degli estremisti di destra, Jake Angeli, lo “sciamano” simbolo della rivolta è stato condannato a 41 mesi di carcere, in apparenza redento, ma l’immagine che lo ritrae prendere possesso del Congresso è stampata ormai nell’immaginario collettivo.

La stagione politica americana e mondiale che hanno premiato per un periodo le destre per la politiche demagogiche e la finta difesa sociale della parte più povera delle comunità Usa falcidiata dalla crisi e dalla delocalizzazione continua ad avere effetti sulla vita politica statunitense.

L’America post trumpiana segna un ulteriore spostamento a destra del Partito Repubblicano dovuto alla scelta di candidati eletti al Congresso e nei parlamenti degli Stati vicini all’ex presidente Trump, estremisti suprematisti, fanatici delle armi e seguaci di QAnon.

La rivolta di Capitol Hill era organizzata contro i democratici e contro quella maggioranza dei deputati repubblicani pronti a ratificare l’esito delle elezioni.

Trump e gli estremisti suprematisti avrebbero voluto invalidare le operazioni di voto, impedire l’elezioni di Joe Biden e riportare con la violenza al potere Trump, ma questo fortunatamente non è accaduto anche grazie alle resistenze del vice presidente, Mike Pence.