Categoria: NOTIZIE DAL MONDO

KENYA. ATTACCO JIHADISTA: TRE AMERICANI E QUATTRO ASSALITORI UCCISI.

Sale la tensione intorno alle basi americane, in Kenya durante un attacco ad una base Usa sono rimasti uccisi tre americani, un soldato e due contactor

La tensione alle stele di questi giorni espone i militari americani agli attacchi dei gruppi Jihadisti, in Kenya una base militare americana è stata attaccata da un gruppo di terroristi che hanno cercato di penetrare nella base. Tre americani, un militare e due contractor del Pentagono, sono rimasti uccisi nell’attacco dei miliziani jihadisti di al-Shabaab mentre i corpi di 4 terroristi sono stati ritrovati dopo l’assalto.

Lo riportano i media Usa citando fonti della difesa.

WASHINGTON. TRUMP MINACCIA DI DISTRUGGERE I SITI CULTURALI IN IRAN.

Trump, come l’isis, ha intenzione di commettere l’ennesimo crimine di guerra, distruggere i siti culturali del medio oriente e ha minacciato di bombardare dei “siti culturali” in Iran

Trum nei suoi tweet ha parlato di 52 obiettivi che verranno colpiti dagli Stati Uniti se saranno attaccati.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha twittato che il Pentagono ha individuato 52 siti in Iran che saranno i potenziali obiettivi dei bombardamenti, nel caso in cui “l’Iran dovesse colpire qualsiasi persona o risorsa americana, alcuni sono di altissimo livello, importanti per l’Iran e per la cultura iraniana”.

L’affermazione di Trump, sulla scia delle devastazioni compiute dall’Isis contro il patrimonio culturale mediorientale, ha ulteriormente allarmato gli osservatori preoccupati per la possibilità di un conflitto tra Stati Uniti e Iran. La minaccia di Trump all’Iran di compiere un crimine di guerra: bombardare luoghi di interesse culturale.

I twitt di Trump sono sono stati postati dopo che Ali Khamenei, Guida suprema dell’Iran, la massima autorità politica e religiosa del paese, aveva promesso vendetta contro gli Stati Uniti per l’uccisione di Suleimani e parlato di 35 siti americani individuati dall’esercito iraniano.

Trump in uno stato di allucinante delirio populista ha avvertito l’Iran che i siti scelti come possibili obiettivi sono 52 come 52 sono stati gli ostaggi americani nel 1979,durante la crisi degli ostaggi di Teheran.

Trump ha poi scritto in maiuscolo che saranno colpiti “molto velocemente e molto duramente”.

La violenza dei toni usati da Trump dopo l’uccisione di Suleimani è inaspettata e aggressiva e avrà conseguenze irreversibili nei rapporti tra Iran e Stati Uniti oltre al rischi o concreto di un nuovo conflitto nella regione.

Il comitato editoriale del New York Times in un articolo indirizzato al Congresso statunitense chiede di fermare l’aggressività di Trump verso l’Iran e ponendo una domanda come si possa considerare l’uccisione di Suleimani un’operazione per prevenire una guerra, come ha sostenuto l’amministrazione Trump, se contemporaneamente il dipartimento di Stato ha ordinato a tutti i cittadini americani di lasciare l’Iraq.

Il New York Times nota come il fatto di colpire siti culturali sia un crimine di guerra: “Lasciando perdere per il momento il fatto che colpire siti culturali è considerato un crimine di guerra. Trump, dopo tutto, è molto indulgente con gli americani accusati della stessa cosa”.

Le ritorsioni iraniane per l’uccisione di Suleimani non sono ancora state decise, ma molti esperti convergono che potrebbero essere e avere forme e dimensioni diverse, potrebbero essere attuate con attacchi a basi e ambasciate americane in Medio Oriente,alle navi straniere nel golfo Persico, rapimenti di cittadini americani, ma più sicuramente gli iraniani decideranno di portare attacchi informatici contro gli Usa.

Il parlamento iracheno, alleato sia degli Stati Uniti che dell’Iran che ha avuto un ruolo chiave nella sconfitta dell’Isis, si è riunito per un voto con il quale potrebbe chiedere l’espulsione dei soldati americani dal paese.

I funerali di Suleimani si sono tenuti a Bagdad con la folla che durante le celebrazioni inneggiavano alla morte degli Stati Uniti e bruciato bandiere americane.

Alla cerimonia ha partecipato Adel Abdul Mahdi, primo ministro dell’Iraq mentre il sito dell’American Federal Depository Library Program, un programma federale per condividere le pubblicazioni del governo, è stato hackerato, ed è comparsa la scritta: “Questo è un messaggio della Repubblica dell’Iran”, accompagnata da un testo ostile agli Stati Uniti e da una foto di Trump con la bocca insanguinata.

ROMA. ALLARME IN TUTTE LE BASI ITALIANE, LA GUERRA E’ PIU’ VICINA.

La notizia dell’allerta nelle basi aeree italiane non lasciano molto spazio alla fantasia, per ora le basi aeree sono in stato di massima allerta per la guerra in Libia, ma da più parti si fa notare come l’attacco del drone al generale Soleimani sia partito dalla base aerea americano in Italia di Sigonella.

foto archivio

Fonti parlmentari bene informate spiegano: “In tutte le basi aeree italiane il livello di allarme sarebbe massimo in relazione alla crisi libica“.

La Sardegna, la Sicilia, ma anche la base di Aviano sono in allerta visto che in queste ore il mondo guarda con preoccupazione la polveriera Medio Oriente, ma per ora non ci sono conferme da parte della Difesa.

In sardegna l’allerta riguarda l’aeroporto militare di Decimomannu, che svolge un ruolo chiave nell’addestramento delle forze Nato e ha una grande capacità logistica potendo ospitare contemporaneamente oltre cento mezzi, tra cargo, Caccia ed elicotteri.

La base nel tempo ha cambiato la sua connotazione, ma sempre restando la base più estesa d’Italia,dal 1970 è un Reparto sperimentale e di standardizzazione al tiro aereo. 

Dal 1998 al 2016 è stat trasformata in zona bi-nazionale, dove operavano sia l’Aeronautica italiana che quella tedesca.

La base che dista pochi km da Cagliari ha rappresentato negli ultimi 60 anni un approdo per 21 stati e i loro propri mezzi.

In Sardegna la base dell’Aeronautica fa parte del poligono interforze Salto di Quirra, tra l’Ogliastra e il Sarrabus, diviso appunto tra la zona a terra di Perdasdefogu e il reparto di volo a Capo San Lorenzo.

Da fonti parlamentari, come rilanciato dall’Ansa e ripreso da tutte le testate giornalistiche nazionali filtra la notizia che: “una quota consistente degli elicotteri delle basi italiane avrebbe ricevuto l’ordine di muoversi verso Sud”.

Il “massimo livello di prontezza” sarebbe stato indirizzato agli Stormi di Trapani e Gioia del Colle (Bari), da cui decollano i Caccia con il compito di intercettare i velivoli che entrano nello spazio aereo del nostro Paese senza autorizzazione.

Trapani è la sede da cui operano gli F16 mentre a Gioia del Colle gli Eurofighter.

L’emergenza è giustificata ufficialmente per far fronte l’emergenza legata all’escalation della guerra in Libia che è insanguinata da una guerra civile che dura dal 2014.

Il governo di accordo nazionale guidato dal primo ministro Fayez al Serraj e riconosciuto dall’Onu nelle ultime settimane è in grande difficoltà e la roccaforte politica di Tripoli rischia di cadere sotto gli attacchi lanciati dai miliziani del maresciallo Khalifa Haftar, che già controllano l’Est e un pezzo di Sud dl paese ed ora sono avanzati fino alle porte della capitale libica.

L’obiettivo di espugnare Tripoli è fallito, ma in gioco, nella guerra libica, sono entrate forze straniere.

Stati Uniti ed Europa,Francia esclusa che è schierata col maresciallo Haftar, rischiano di essere esautorate dalla Libia per l’intervento del presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan, che ha rotto gli indugi e deciso di appoggiare al Serraj.

Gli Usa di Trump e l’Unione Europa hanno considerato la guerra in Libia un privato tra le due sponde dell’Atlantico , ma al maresciallo sostenuto da FranciaEgittoEmirati Arabi Uniti e Russia, che da Mosca ha fatto arrivare un esercito di mercenari si è unita la Turchia che ha schierato il suo esercito a difesa del governo di Serraj.

Il fronte della guerra libica è reso ancora più preoccupante dopo l’attacco aereo americano a Bagdad in cui è morto il capo militare iraniano, il generale Qassem Soleimani. tanto che il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, di concerto col premier Giuseppe Conte, ha deciso di innalzare il livello di sicurezza nei contingenti italiani in Medio Oriente.

L’Italia è impegnata in Libano con 1.100 militari, a cui si sommano i novecento presenti in Iraq e divisi tra la capitale ed Erbil.

Cinquanta operano a Hebron, in Cisgiordania.

BAGDAD. ISSATA LA BANDIERA ROSSA CHE PRECEDE LA BATTAGLIA, DUE MISSILI HANNO COLPITO LA ZONA VERDE CHE OSPITA L’AMBASCIATA USA A BAGDAD.

Tra USA e Iran la tensione è salita alle stelle dopo la morte di Qassem Soleimani.

Qom è stata issata la bandiera rossa che precede la battaglia e intanto a Bagdad iniziano a piovere i missili contro la zona verde e l’Ambasciata americana.

Nel pomeriggio un nuovo capitolo della crisi che porterà ad una nuova guerra nel golfo e destabilizzerà l’intera regione mediorientale: due missili, razzi Katiuscia, hanno colpito nella zona verde l’ambasciata degli Stati Uniti a Baghdad e la base aerea Balad a 40 chilometri dalla capitale irachena.

L’ambasciata che si trova nella “zona verde”, una zona di Bagdad dove vivono numerosi cittadini occidentali e che è sottoposta a rigidi controlli. Sempre nella zona verde si trovano gli uffici del governo iracheno. 

L’esplosione non ha provocato vittime e neppure feriti, ma la tensione tra i due paesi è altissima, come altissimo è il rischio di una nuova guerra che destabilizzerebbe l’intera area.

I missili lanciati per rappresaglia per l’uccisione del generale Soleimani hanno colpito la strada che porta all’Ambasciata che comunque ha riportato solo danni lievi. La strada che porta all’Ambasciata è stata chiusa e la zona sigillata dalle forze speciali.

Quanto è accaduto rappresenta solo una parte della rabbia e della tensione che continua a salire in Iran dopo l’assassinio del generale Qassem Soleimani.

Nella Santa Moschea di Jamkaran, a sei chilometri dalla città santa di Qom, è stata issata la bandiera rossa dell’Imam Hussein, nipote del Profeta che ha un solo significato come spiega l’antropologa esperta di Iran,Tiziana Ciavardini: “Avviene ogni volta l’Iran vuole comunicare che ci si trova davanti ad un imminente battaglia”.

La foto della bandiera è stata postata su facebook e ricondivisa dalla Ciavardini che ha commentato: “La bandiera rossa di Hussein, innalzata sopra la moschea, simboleggia la forza della battaglia come quella di Kerbala ed il colore del sangue che presto verrà versato come sacrificio”.

La morte del Generale Qassem Soleimani è diventata il sacrificio di un martire:“ormai diventato Shahid Soleimani, martire Soleimani”.

L’imam Hussein, nipote di Maometto, è il più venerato nell’Islam Sciita: secondo la tradizione, quest’ultimo fu ucciso e decapitato nel Settimo secolo nella battaglia di Kerbala insieme a decine di seguaci, un fatto che contribuì a creare la scissione dai sunniti, il ramo maggioritario dell’islam.

La morte di Soleimani è stata vissuta dagli iraniani come un oltraggio alla sovranità nazionale iraniana e una dichiarazione di guerra, un gesto ha spinto migliaia di persone, una folla inferocita, a scendere in strada sia in Iran che in Iraq, al grido di “morte all’America”.

Il Dipartimento di stato Usa ha deciso di evacuare i cittadini americani a Baghdad per timore di rappresaglie mentre le forze Nato hanno sospeso l’addestramento dei militari in Iraq. L’Italia ha sospeso la missione di addestramento delle truppe irachene “in linea con la coalizione, ma una volta stabilizzata la situazione verrà ripresa”.

BAGDAD. VENTI DI GUERRA, ATTACCATI DA DRONI I CAPI DELLE MILIZIE HEZBOLLAH.

Le notizie che arrivano da Bagdad non sono per nulla rassicuranti: pare che in questi minuti droni americani stiano conducendo un bombardamento contro i capi di Hezbollah.

Se la notizia venisse confermata sarebbe da considerare l’inizio di una offensiva americana contro l’Iran e i suoi alleati.

Le notizie twittate da molti testimoni descriverebbero uno scenario di guerra con droni americani da cui sarebbero partiti ordigni che hanno colpito un convoglio con a bordo il comandante della milizia Kataib Imam Ali

La una nuova azione militare nei cieli di Bagdad che ha coinvolto due veicoli nella zona settentrionale di Taji mentre stavano trasportando Shbl al-Zaidi, comandante della milizia Kataib Imam Ali, che sarebbe rimasto ucciso nell’attacco aereo compiuto dai droni.

Nelle prossime edizioni nuovi aggiornamenti.

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