Categoria: NOTIZIE DAL MONDO

NEW YORK. U.S.A. AL PRIMO POSTO PER CONTAGI DA CORONAVIRUS. IN CINA TRE MINUTI DI SILENZIO E AUMENTANO I CASI IN CANADA.

Gli Stati Uniti mantengono il primato per numero di contagi da Coronavirus, i casi accertati superano la quota 300 mila mentre i morti sono stati oltre 8.000.

Il presidente Donald trump ha annunciato l’impiego dell’esercito e personale militare per aiutare gli stati colpiti dall’infezione:”Ci saranno molti morti nelle prossime settimane”.

L’ultimo aggiornamento disponibile della Johns Hopkins University parla di oltre 300 mila contagi e quasi 8.200 morti.

La Cnn citando la J.H.University ha spiegato che i positivi al Covid-19 sono 300.915  e i morti sono 8.162, ma nella sola giornata di oggi si sono registrati almeno 22.962 casi e altri 1.010 morti.

Il presidente Donald Trump parlando all’incontro quotidiano con la stampa dela task force anticoronavirus della Casa Bianca ha detto: “Ci saranno molti morti nelle prossime settimane. Questa sarà probabilmente la settimana più dura, tra questa settimana e la prossima settimana. Ma ci sarebbero stati molti più morti se non avessimo fatto tutto ciò che abbiamo fatto e stiamo facendo. Ogni decisione che stiamo prendendo è fatta per salvare vite umane, questa l’unica cosa che per noi conta. Vogliamo che perdano la vita meno persone possibile. È una situazione incredibile, non si è mai vista una cosa simile. Dobbiamo riaprire il Paese. Non possiamo stare chiusi per mesi e mesi. Questo Paese non è fatto per questo.

Il presidente Usa accusa alcuni mass media di diffondere fake news e diffondono il panico tra gli americani:Diffondere fake news, fa male al nostro Paese e fa male al mondo”.

Donald Trump ha annunciato che saranno impiegati migliaia di soldati e personale militare per aiutare gli stati in lotta contro l’infezione da coronavirus.

Trump ha lanciato un messaggio su Twitter ai ragazzi: “tenete duro tornerete al baseball. A tutti i nostri giovani che si perdono l’inizio della loro stagione di @LittleLeague: tenete duro! Vi riporteremo in campo e sappiamo che presto giocherete a baseball…”.

Ma da Trump non è arrivato nessuna misura di contenimento alla diffusione del virus, nessun ordine per stare a casa: “Lasceremo la decisione sull’ordine ai cittadini di stare a casa ai singoli governatori, stato per stato”.

Donald Trump esclude un ordine restrittivo a livello federale nonostante le pressioni di molti esperti che collaborano con la Casa Bianca come Anthony Fauci: “In Italia e Spagna è diverso loro hanno un problema più grande”.

Trump ha inserito tra le linee guida per la lotta alla diffusione del virus la raccomandazione di coprirsi il volto in pubblico, ma ha precisato che lui non lo farà perché non riesce a immaginarsi con una mascherina mentre incontra dignitari nello Studio Ovale: “E’ una raccomandazione, semplicemente non lo farò”.

La raccomandazione è arrivata dai Centers for Disease Control and Prevention in cui è stato chiesto a tutti, in particolar modo nelle zone colpite dal Covid-19, di coprire usare su bocca e naso con foulard, sciarpe, magliette in alternativa alle mascherine chirurgiche che scarseggiano e sono riservate agli operatori impegnati in prima linea nella lotta al contagio.

Trump, tra le misure adottate contro la diffusione del virus, ha annunciato il divieto di esportazione delle mascherine N95, facendo irritare il Canada.

La confusione sulla diffusione del virus e la sua contagiosità sono state spiegate nelle ultime ricerche del Surgeon general Jerome Adams che ha spiegato come gli asintomatici sono portatori sani e possono trasmettere il virus. Le particelle virali si diffondano nell’aria parlando e respirando, non solo con starnuti e tosse, restando in sospensione nell’aria.

Un capitolo a parte meritano le considerazione di Melania Trump, la first lady, che su Twitter ha contraddetto Donald Trump invitando tutti a seguire le raccomandazioni a coprirsi naso e bocca quando si esce per strada o si interloquisce con altre persone.

Ma l’impressione è che le implicazioni politiche stiano giocando un ruolo fondamentale nell’emergenza coronavirus: con l’amministrazione che tenta di bilanciare emergenza sanitaria e politica dando il più possibile una idea di normalità nella vita quotidiana. Il tutto mentre nello Stato di New York è stato registrato il record di 630 decessi in un giorno, portando a 3.565 i casi di morti per coronavirus.

Il governatore Andrew Cuomo che ha dato l’annuncio dei decessi ha anche aggiunto che i casi positivi sono 113.704, di cui 63.306 a New York City, che si è confermata l’epicentro dell’epidemia negli Usa, con il sistema sanitario al collasso per la mancanza di posti nelle terapie intensive e respiratori.

Cuomo ha poi annunciato che mille dispositivi per aiutare a respirare i malati sono in arrivo dalla Cina: “La Cina ha donato mille respiratori polmonari allo stato di New York, duramente colpito dalla pandemia di coronavirus”.

Andrew Cuomo ha sottolineato che: “Una donazione significativa che per noi farà la differenza”.

La Cina ha voluto tributare un omaggio alle vittime con tre minuti di silenzio in ricordo delle oltre 3 mila vittime della pandemia di coronavirus.

La Cina, da piazza Tienanmen a Wuhuan, si è fermata in un momento di omaggio alle vittime, le bandiere a mezz’asta, la testa china in ogni luogo per tre minuti, così i cinesi ha reso omaggio alle vittime.

L’epidemia scoppiata in Cina, intorno alla fine del 2019, ha registrato 81.639 casi di contagio e 3.326 morti.

I dati ufficiali spiegano che sono circa 3.400 gli operatori sanitari rimasti contagiati e una decina quelli deceduti mentre aumentano i casi di positività all’infezione in Canada con un numero dei casi stimati intorno a 13.000 e un sensibile aumento dai giorni scorsi come ha riferito l’agenzia di sanità pubblica canadese. L’agenzia di stampa Reuters riporta la notizia che i morti sono 214.

BUDAPEST. EMERGENZA CORONAVIRUS. IL COLPO DI STATO BIANCO DI VIKTOR ORBAN.

Il parlamento ungherese cede i pieni poteri al premier ungherese Vicktor Orbàn con la scusa della lotta alla diffusione del “Covid-19 coronavirus”. Tra i primi provvedimenti del nuovo dittatore la chiusura delle frontiere mentre le Ong denunciano il rischio di una dittatura.

La “legge abilitante”, Ermächtigungsgesetz, richiama alla memoria il decreto del 24 marzo 1933 con cui il Partito Nazionalsocialista dei lavoratori usò una volta approvato dal parlamento tedesco, il Reichstag, per dichiarare lo stato di emergenza nel Paese e concentrare i potere nelle mani di Adolf Hitler.

Viktor Orbán al governo dell’Ungheria dal 2010 non poteva che scegliere un momento meno infelice per far approvare dal parlamento una legge che concentra nelle sue mani tutti poteri, compreso quello di esautorare il parlamento dalle sue funzioni.

La“Legge abilitante” voluta dall’uomo forte di Budapest per contenere la diffusione del coronavirus, che in realtà crea una emergenza ancora più grave del virus la messa in quarantena a tempo indeterminato della democrazia in Ungheria..

Il premier Orbàn, che si fregia di avere molti ammiratori tra i sovranisti nostrani, potrà sospendere a tempo indeterminato le leggi esistenti, discostarsi dalle norme e imporre misure straordinarie senza doverne rispondere al parlamento e ad alcun potere dello stato.

Qualsiasi legge può essere sospesa o annullata finché l’emergenza prosegue con il solo obbligo del governo di fornire informazioni sul proprio operato ai capigruppo, ma non al Parlamento, che non potrà contrastare le misure adottate dall’esecutivo.

Viktor Orbán nato a Székesfehérvár,( “la città dei re” perché vi avevano luogo le incoronazioni dei sovrani ungheresi) potrà governare come un monarca assoluto senza neppure dover dimostrare una parvenza di democrazia.

Il Parlamento ungherese per due terzi nelle mani di Fidesz, il partito di Orbàn,ha concesso al suo capo poteri assoluti, pieni poteri, mentre la poca opposizione esistente nel paese viene spazzata via dallo stato d’emergenza creata da coronavirus, che in Ungheria conta attualmente 13 contagiati, di cui 8 studenti( due iraniani).

Il dato del contagio in Ungheria non determinerebbe neppure lo stato d’emergenza, ma Viktor Orbàn negli ultimi 10 anni ha usato qualsiasi opportunità per indebolire le istituzioni del paese e quindi nessuno si stupisce che l’emergenza coronavirus rientri tra le opportunità, date a orbàn, per instaurare un regime dittatoriale.

L’assenza di un termine dell’emergenza è tra i punti che allarma gli osservatori internazionali, quattro Ong che operano in Ungheria, (Amnesty e l’Hungarian Helsinki committee) hanno stilato un lungo e articolato documento: “Gli ultimi 10 anni hanno fornito molte prove del fatto che il governo ungherese sfrutta e abusa delle opportunità per indebolire le istituzioni che fungono da controllo del suo potere (crisi migratoria docet), ogni volta che ha la possibilità di farlo. Situazioni legali straordinarie sono molto facili da introdurre, ma è molto più difficile tornare alla situazione pregressa”.

La nuova legge ha introdotto due nuove tipologie di crimini: “chiunque pubblicizzi fatti falsi o distorti che interferiscono con la protezione dell’opinione pubblica può essere punito con la reclusione fino a cinque anni”, ma l’assenza di specifiche sui reati lascia spazio a qualsiasi interpretazione della legge.

La norma così formulata induce a evidenziare la volontà di applicare un ulteriore bavaglio a una stampa già assoggettata al potere.

Chiunque violi le misure di coprifuoco può esser punito con il carcere da cinque o otto anni.

L’Ungheria dal primi giorni dal mese di marzo è definitivamente blindata,sigillata, con un provvedimento giustificato per bloccare l’ingresso del virus.

Viktor Orbàn non ha speso una parola per spiegare quali misure e incentivi statali e fiscali intende mettere in campo per sostenere l’economia, le famiglie e le imprese una volta terminata l’emergenza, invece è stata diffusa la notizia di un ampio ricorso al richiamo di militari riservisti per pattugliare le strade.

La disastrata sanità ungherese è in attesa di una emergenza che non sarà in grado di fronteggiare, ma questa è sola una previsione futura perché il numero di contagi ufficiali pare essere eccezionalmente basso, come il numero di tamponi diagnostici effettuati che sono praticamente nulli.

LONDRA. BORIS JOHNSON POSITIVO AL CORONAVIRUS, MA NON ERA PER IL CONTAGIO DEL GREGGE?

Il premier britannico Boris Johnson è stato contagiato dal coronavirus ed è in auto-isolamento, un fatto abbastanza strano per il britannico favorevole al contagio del gregge.

Downing Street ha precisato che i sintomi sono al momento “leggeri“, ma il tampone eseguito, ieri dopo che il primo ministro conservatore aveva accusato sintomi definiti leggeri di contagio da Covid-19, non lasciano dubbi.

Il portavoce di Downing street ha spiegato che: “Dopo aver manifestato sintomi lievi ieri, il Primo Ministro è stato sottoposto al test sul coronavirus su personale consiglio del chief medical officer, il professor Chris Whitty”. Il test è stato eseguito da personale dell’Nhs (il servizio sanitario nazionale britannico) qui al numero 10 e il risultato è stato positivo”.

Il portavoce ha precisato che Johnson al momento non ha smesso di lavorare e “continua a guidare la risposta del governo all’emergenza coronavirus”.

Downing street ha precisato anche che la guida in caso di impedimento del premier sarebbe passata temporaneamente al suo vicario, il titolare degli Esteri, Dominic Raab, uno dei due ministri elevati nei mesi scorsi al rango di Primo Segretario di Stato,l’altro è Michael Gove. 

Johnson che si è rivolto ai britannici via Twitter, ha spiegato di avere febbre e tosse, ma di essere in grado di guidare il Paese: “Sto lavorando da casa in auto-isolamento perché è assolutamente la cosa giusta da fare. Ma non abbiate dubbi che posso continuare a guidare la controffensiva nazionale contro il coronavirus, col mio top team, grazie alla magia delle moderne tecnologie”.

Il premier ha poi ringraziato lo staff e “ovviamente il nostro meraviglioso personale” sanitario.

Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel su twitter ha augurato al premier britannico di rimettersi presto in salute: “L’Europa ti augura una pronta guarigione. Credo che vinceremo insieme questa lotta contro il Covid-19”.

NEW YORK. EMERGENZA CORONAVIRUS. LA CURA SELETTIVA CHE ESCLUDE I DISABILI E GLI INCAPIENTI.

Negli Usa disabili sono stati esclusi dalle cure contro il coronavirus.

Gli Stati Uniti in pochi giorni sono diventati il primo paese per numero di infettati da “coronavirus” e per numero di decessi ha già superato la Cina. La pandemia di Coronavirus, però continua a espandersi negli USA con oltre 70.000 contagiati, ma in questo quadro già drammatico si inserisce la discriminazione nei confronti dei disabili che sono stati esclusi dalle cure anticoronavirus.

La sanità privata degli USA, ricordiamo che quel poco che era stato fatto in favore del servizio sanitario pubblico da Obama è stato azzerato dall’amministrazione Trump, gli ospedali che dovranno farsi carico di ricevere i pazienti con difficoltà respiratorie non sono in grado di sostenere e gestire l’emergenza, fatto che comporta gravi discriminazioni nei confronti di disabili o di candidati che hanno meno possibilità di sopravvivere.

A rivelare lo scandaloso comportamento della sanità americana è stata la scoperta di un documento in Alabama dal titolo “Scarce resource management” che coinvolge 35 stati in cui sono stati resi noti i criteri con cui decidere chi ha diritto ad essere curato e chi invece può essere lasciato morire: “la tendenza sembra essere quella di escludere chi soffre di disturbi intellettivi o fisici, come i disabili, o chi ha “meno valore per la società”, “disabili psichici sono candidati improbabili per il supporto alla respirazione”.

Le linee guida sono le stesse dello stato di Washington, in cui sono stati isolati i primi casi di Coronavirus, dove vengono evidenziate le discriminanti quali la “capacità cognitiva”, in Maryland o Pennsylvania in cui si ipotizzano caratteristiche come “disturbo neurologico grave”, che comporterebbero l’esclusione dalla terapia intensiva in caso di mancanza di posti.

Le associazioni che si occupano della difesa dei diritti dei disabili si sono allarmate: Disability Rights Washington, Self-Advocates in Leadership, The Arc of the United States hanno già fatto causa allo Stato di Washington per impedire l’entrata in vigore dei criteri per l’accesso alle cure salvavita.

Altre organizzazioni umanitarie si sono appellate al governo federale perché imponga alle amministrazioni locali e agli ospedali il principio che i disabili non possono essere discriminati e che alcune vite non valgono più di altre.

Ari Ne’eman, docente al Lurie Institute for Disability Policy dell’Università di Brandeis e attivista in 23 marzo ha pubblicato sul New York Times un commento dal titolo “I Will Not Apologize for My Needs” (non mi scuserò per i miei bisogni) in cui denuncia la situazione in cui potrebbero trovarsi i disabili e afferma che anche durante un’emergenza i dottori non devono sospendere il principio di non discriminazione: “Le persone affette da disabilità sono terrorizzate che se le risorse si fanno scarse, verranno inviati in fondo alla fila. E hanno ragione, perché molti Stati lo affermano in modo abbastanza esplicito nei loro criteri”.

L’America delle opportunità che strumentalizza e discrimina le persone affette da disabilità, mentre gli Stati regolano sui criteri di accesso con l’esclusione dei disabili al diritto alle cure, sembra che la gestione della sanità voglia imporre una pressione inaudita al disabili con la richiesta, una “golden rule” è stata definita, al paziente se, in caso di scarsità di strumenti salvavita, vuole avervi accesso o lasciare la precedenza a chi potrebbe avere più possibilità di sopravvivere. O addirittura “maggiore valore per la società”.

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