Categoria: LAVORO E SALUTE

ROMA. LAVORO NERO: 32 FATTORINI SFRUTTATI IN NERO, DATORI DI LAVORO SANZIONATI.

Le Fiamme Gialle hanno individuato 32 rider impiegati “in nero”, tra il centro storico e la zona nord della Capitale, nel corso di un piano straordinario di controlli condotto dai Finanzieri del Comando Provinciale di Roma, che hanno verbalizzato in via amministrativa i 21 datori di lavoro da cui dipendevano.

Le Fiamme Gialle del 3° Nucleo Operativo Metropolitano, in concomitanza con il notevole incremento delle consegne a domicilio di pizze, pasti e bevande avvenuto negli ultimi mesi a seguito delle misure di contenimento della pandemia disposte dal Governo, hanno intensificato il controllo nelle principali rotabili della Capitale, specie nelle ore serali, per verificare la regolare assunzione dei fattorini da parte dei datori di lavoro.

Gli approfondimenti svolti dai finanzieri hanno appurato che i rider erano impiegati da esercizi commerciali: ristoranti, pizzerie e rosticcerie, ma in difetto della prescritta comunicazione telematica al Sistema Informativo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Nella maggior parte dei casi i fattorini utilizzavano biciclette, monopattini elettrici e scooter pur essendo privi di ogni tutela in caso di infortunio.

Al termine dell’operazione i militari hanno comminato agli esercenti la c.d. “maxi-sanzione” per un importo complessivo di oltre 800.000 euro, suscettibile di riduzione in caso di regolarizzazione dei lavoratori.

Nel corso degli accertamenti è stato accertato che 5 fattorini percepivano il “Reddito di Cittadinanza” facendo scattare la segnalazione all’I.N.P.S. per l’adozione dei provvedimenti di competenza.

L’operazione testimonia l’impegno della Guardia di Finanza di Roma a salvaguardia dell’economia legale e nel contrasto delle condotte illecite che sottraggono introiti all’Erario.(fonte G. di F.)

NOVI LIGURE. NESSUN ACCORDO PER LA CASSA INTEGRAZIONE ALLE ACCIAIERIE EX ILVA.

COMUNICATO STAMPA

Nessun accordo sottoscritto per il ricorso alla CIG Ordinaria c/o il sito ACCIAIERIE ITALIA (ex Ilva) di Novi Ligure.

FIOM CGIL FIM CISL UILM UIL Provinciali unitamente alle RSU il giorno 23/6 hanno tenuto l’incontro sulla procedura aperta per la Cassa Integrazione Ordinaria a partire dal 28/6 termine della Cassa COVID).

L’azienda ha motivato il ricorso alla cassa con la causale relativa a problemi non imputabili all’azienda, motivando che nonostante la richiesta di acciaio ed i prezzi alle stelle, non hanno abbastanza materia prima da Taranto.

Ciò nonostante il lavoro per il sito di Novi è aumentato e se si dovesse girare a pieno regime manca organico. Le OOSS e RSU dopo aver motivato la propria contrarietà al ricorso alla Cassa, nel chiedere investimenti ed interventi di manutenzione e salvaguardia impianti carenti già da tempo e risposte concrete sul futuro del l o stabilimento, hanno indetto per il giorno 25 le assemblee con i lavoratori, che hanno confermato il mandato di non firmare il verbale di accordo sulla CIG.

Stessa posizione è stata tenuta nei siti di Taranto, Genova, dove si sono tenuti giorni di sciopero e manifestazioni, Legnaro (PD) e Racconigi. A seguito della richiesta di convocazione del tavolo nazionale, è arrivata la notizia di una convocazione al MISE anche con il Ministro Orlando per il giorno 8 luglio.

E’ auspicabile che in quella sede si chiariscano le prospettive, il piano industriale, gli ammortizzatori ed il ruolo anche del Governo nella gestione dell’azienda che finora ha visto al timone Arcelor Mittal, sola al comando.

Fim Cisl Alessandria Fiom Cgil Alessandria Uilm Uil Alessandria

NOVARA. ADIL LELAKHDIM: VIVERE E MORIRE PER IL LAVORO, UCCISO MENTRE DIFENDEVA IL SUO LAVORO.

Le nuove regole, la nuova organizzazione del lavoro dettate al tempo della globalizzazione e della pandemia hanno ucciso Adil Belakhdim perché chiedeva maggiori garanzie per i lavori in subappalto e le battaglie con i Cobas: “È morto perché pensava che non si può vivere così”. Il suo assassino un camionista di 25 anni che ha ucciso per lavoro, per lo stress, le continue richieste del rispetto degli orari e i turni di lavoro e di guida impossibili per un essere umano.

Il sindacalista è stato investito sulle strisce pedonali davanti ai cancelli della Lidl in cui Adil Belakhdim era entrato per pagarsi gli studi.

Nel 2014 era diventato delegato per rappresentare gli interessi collettivi suoi e dei suoi colleghi di lavoro.

Adil è morto perché pensava che non si potesse vivere con 850 euro al mese, perché a fronte di un contratto part time a 4 ore al giorno doveva lavorarne 12 senza che gli straordinari gli venissero riconosciuti integralmente.

Una vita da vivere con 850 euro al mese, senza tutele, ne una vita privata, senza poter fiatare se i turni vengono sempre spostati all’ultimo momento, se le ferie non le decide il lavoratore, ma il capoarea oppure se chiedi un permesso per andare a prendere tuo figlio a scuola e ti lasciano a casa per una settimana in punizione. L’orario di lavoro che dura 13 ore invece che otto, ma il contratto ne prevede 4, gli straordinari dimezzati e di notte ti arrivano sul telefono i messaggi con l’ordine di essere in magazzino all’alba.

Adil è morto perché credeva che fosse ingiusto lo sfruttamento a cui erano sottoposti i suoi compagni di lavoro e lui stesso e perché era giusto stare davanti a quei cancelli mentre altri suoi compagni e colleghi di lavoro sono stati violentemente picchiati dalle squadracce pagate dal padrone a Piacenza qualche giorno fa.

Il cadavere di Adil è rimasto per ore sul selciato bollente coperto da due teli viola che non riescono a coprire tutto il corpo e da sotto spunta il piede sinistro.

La fibia di metallo della scarpa brilla di luce accecante nel piazzale chiamato Area produttiva di Biandrate, cresciuto negli anni intorno al casello dell’autostrada.

Il luccichio della fibia della scarpa in quella posizione innaturale disturba gli amici e i colleghi di Adil mentre qualcuno urla di coprirlo davanti ai cronisti.

Adil aveva accettato quel lavoro per pagarsi gli studi, era entrato nella filiera nostrana della logistica, una specie di giungla dove non esistono legalità e tutela. Adil come troppi, come lui, era dipendente, socio lavoratore senza diritto di voto, di una società cooperativa che lavorava in subappalto per la TNT di Peschiera Borromeo.

Le aziende per risparmiare sui costi si affidano a una miriade di cooperative padronali che subappaltano i lavori e assumo disperati, spesso extracomunitari, da sfruttare per i lavori più faticosi e peggio pagati. Ma non chiamateli neo-proletariato perché il proletariato ha saputo nei secoli conquistarsi quei diritti che vengono negati ai nuovi schiavi della mercato del lavoro.

Adil nel 2014 si era fatto eleggere delegato sindacale e a quei tempi Pape Ndyaie, senegalese studente di matematica e fisica all’Università, ricopriva lo stesso incarico alla DHL di Settala.

In Italia Pape avrebbe voluto proseguire gli studi, ma era clandestino, aveva un contratto di formazione, senza obbligo di reintegro.

Lo cacciarono senza troppi complimenti e in qull’occasione conobbe Adil e i due si aiutarono a vicenda.

Adil nel frattempo aveva conosciuto Lucia, una ragazza di Molfetta, che si era convertita all’Islam e che diede alla luce due figli.

Arrivò il licenziamento e un periodo particolarmente duro, faceva fatica a mantenere la famiglia, aveva fatto due anni di volontariato sindacale nella zona sud dell’hinterland milanese.

Mauro Tagliabue, l’avvocato che per lungo tempo ha seguito le sue vertenze racconta la storia di asdil: “Era un uomo duro, un compagno fedele alle sue idee e alla sua ideologia. Sognava di unire i lavoratori di ogni nazionalità nelle sue lotte. Credo che gli piacerebbe essere ricordato così”.

Il giono in cui lo SI Cobas decise di aprire un ufficio a Novara per la costante crescita dei poli logistici nella zona, diventa coordinatore d’area, con la supervisione di Pape Ndyaie.

Le regole interne del sindacato prevedono una retribuzione pari al salario di un operaio di quinto livello della logistica.

Lo stipendio di 1.540 euro al mese, senza indennità gli bastavano.

Non faceva il sindacalista per soldi, ma per sete di giustizia.

Nel febbraio del 2018 durante una vertenza contro il pagamento in nero, organizza un picchetto davanti alla DSV, colosso danese della logistica con quartier generale nell’area industriale di San Piero Mosezzo, appena quattro chilometri di distanza dai cancelli della Lidl.

Adil raccontò che i manifestanti furono caricati mentre stavano sciogliendo il presidio mentre la Polizia accusò Adil di resistenza a pubblico ufficiale.

Comunque sia finì al Pronto soccorso, con lesioni alla testa, alle costole e al collo.

L’ultima volta che si sono visti è stato giovedì notte, negli uffici milanesi del Cobas, in via Celentano per organizzare la trasferta di sabato a Roma, per lo sciopero nazionale dei lavoratori della logistica.

Ndaye spiega che Adil diceva che ogni tentativo di contatto con Lidl si era trasformato in una porta chiusa: “Non rispondono neanche alle mail, non vogliono fare alcuna trattativa”.

All’ultimo momento aveva tentato di convocare via WhatsApp una ventina di lavoratori, ma non si trattava di un blocco, volevano solo essere ricevuti dll’azienda.

Un’ora al massimo e sarebbe finito tutto, ma presto sarebbe finita comunque anche dopo questa tragedia.

I suoi compagni ripetono che non bisogna parlare di guerra tra poveri, facchini contro camionisti, quella è la vulgata dei padroni e Ndaye spiega che : “Vivono tutti sotto ricatto. Da una parte quello di non essere richiamati e restare a casa, dall’altra quello degli orari e della tempistica che prevede anche 50-60 consegne nell’arco di un solo giorno. Ma sono cose che riguardano quasi esclusivamente gli immigrati, a chi vuoi che interessino i loro diritti”.

Il tempo trascorso al caldo, la rabbia si stempera, diventa dibattito, mozione, chiamata dal prefetto, trasferta a Roma, ma ormai è accaduto l’irreparabile tutto e il resto sono solo parole vane.

L’amico e collega di Adil ha fatto da solo, ha chiesto permesso agli agenti e si è chinato sul corpo di Adil per coprire la scarpa con un panno verde.

Alle 15 i necrofori portano via la salma.

I compagni di lavoro di Adil hanno avvertito la moglie, che all’inizio dell’ultimo lockdown si era trasferita in Marocco con i figli.

L’Area produttiva di Biandrate si svuota per un giorno sulla A4 i Tir carichi di merci proseguono la loro corsa verso le loro destinazioni.

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