Categoria: LAVORO E SALUTE

ALESSANDRIA. MORTI BIANCHE SUL LAVORO: “FALLIMENTO DEL SERVIZIO DI ISPEZIONI LAVORO ITALIANO”

COMUNICATO STAMPA

2 MAGGIO 2021

“Un altro caso Di morte bianca dovuta al Fallimento del Servizio Ispezioni Lavoro Italiano” E’ notizia di pochi giorni fa che presso il cantiere per il nuovo polo logistico alessandrino di Amazon, durante il turno di lavoro sia deceduto un operaio edile e altri cinque si sono ferite.

Inanzitutto tutto il Coordinamento Territoriale Flp-Cse Alessandria-Asti vuole portare le sue più sincere condoglianze alla famiglia e augurare una pronta guarigione ai cinque operai feriti durante il loro orario di lavoro, questo episodio però ci porta a considerare il totale fallimento del servizio ispezioni sul lavoro in Italia.

La legge 183/2014 articolo 1 comma 7 lettera 1 prevedeva la nascita di un’agenzia unica ispettiva, partita S e d e : C o r s o I V n o v e m b r e , 5 9 – 1 5 1 2 1 A l e s s a n d r i a solo e solamente sulla carta, l’integrazione in un’unica struttura dei servizi ispettivi del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, dell’INPS e dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), prevedendo strumenti e forme di coordinamento con i servizi ispettivi delle aziende sanitarie locali e delle agenzie regionali per la protezione ambientale.

Il 14 settembre 2015, è stato emanato il Decreto Legislativo n. 149 recante “Disposizioni per la razionalizzazione e la semplificazione dell’attività ispettiva in materia di lavoro e legislazione sociale, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183”, con il quale è stata istituita l’Agenzia Unica per le ispezioni del lavoro denominata “Ispettorato Nazionale del Lavoro”.

Ad oggi Solo i dipendenti delle sedi territoriali del Ministero del lavoro sono transitati nella nuova struttura INL ma purtroppo solo quello è cambiato. All’Ispettorato del Lavoro manca personale per eseguire le varie ispezioni sul territorio e per le pratiche amministrative, ad esempio in una provincia come quella di Alessandria ci sono solamente 15 ispettori, mancano dei database condivisi tra i diversi enti, manca formazione, mancano strumenti(basti pensare che un ispettore si reca in cantiere con la propria macchina con una pettorina un caschetto e le scarpe antifortunistiche), esistono anche grandi disparità economiche con i colleghi Inps e Inail, vengono retribuite le indennità chilometriche e i rimborsi missione con mesi di ritardo.

Insomma i controllori sono i primi a dover essere controllati e non si può di certo pensare che con il passare del tempo le cose possano migliorare con i futuri cantieri per i vari Bonus 110% e le infrastrutture del Recovery plan l’INL ha previsto poco più di 300 assunzioni per tutta Italia e non di personale amministrativo. La Flp a livello nazionale come a livello locale sostiene che sia d’obbligo cambiare passo per il bene del paese e non dimenticarsi che senza una Pubblica Amministrazione efficiente il recovery plan e tutta la Nazione sono destinati al fallimento.

L’Ufficio Stampa

ALESSANDRIA. INCIDENTE AMAZON. I SINDACATI HANNO PROCLAMATO 4 ORE DI SCIOPERO.

Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil della provincia di Alessandria hanno proclamano 4 ore di sciopero da tenere lunedì 3 maggio nel cantiere teatro dell’ennesima tragedia: “Contemporaneamente sarà nostra cura chiedere un incontro urgentissimo all’autorità prefettizia per la verifica delle misure che si intende adottare”.

Federazioni Provinciali di ALESSANDRIA.

Ancora incidenti mortali sul lavoro Ancora un incidente sul lavoro, ancora un incidente mortale, gravissimo e con diversi feriti, ancora un incidente in edilizia.

Questa mattina nel cantiere per la costruzione di un nuovo insediamento industriale di “Amazon”, alle porte di Alessandria, si è verificato l’ennesimo incidente con conseguenze gravissime.

Al di là della dinamica, che sarà oggetto di valutazione degli organi competenti che valuteranno effetti e responsabilità dell’accaduto, non possiamo non vedere che nel mondo del lavoro ed in particolare in edilizia la strage continua.

FENEAL UIL, FILCA CISL e FILLEA CGIL della provincia di Alessandria non possono più sopportare questo stillicidio continuo fatto di infortuni sul lavoro che provocano feriti, invalidi e sempre più spesso morti. E’ necessario ed urgentissimo un intervento delle istituzioni perché nei cantieri vengano rispettate in modo perentorio le norme di sicurezza che esistono e che potrebbero salvare moltissime vite: vigilanza e repressione quando si accerti la inosservanza delle norme. FENEAL UIL, FILCA CISL e FILLEA CGIL della provincia di Alessandria come prima, ed ancora insufficiente risposta, proclamano 4 ore di sciopero per la mattina di lunedì 3 maggio nel cantiere teatro dell’ennesima tragedia, contemporaneamente sarà nostra cura chiedere un incontro urgentissimo all’autorità prefettizia per la verifica delle misure che si intende adottare.

Non è più procrastinabile l’introduzione del reato di OMICIDIO SUL LAVORO non è ammissibile che chi esce al mattino per recarsi al lavoro non torni alla propria casa ed ai propri cari.

Alessandria lì 29 aprile 2021

FENEAL UIL, FILCA CISL e FILLEA CGIL della provincia di Alessandria

 

Il sottosegretario al Lavoro, Tiziana Nisini è intervenuto sull’incidente nel cantiere Amazon che ho provocato un morto, 5 feriti e molti in stato di shock: “C’è ancora molto da fare per la sicurezza”

Il sottosegretario al lavoro e alle politiche sociali, Tiziana Nisini, in una nota diffusa dal ministero ha parlato dell’incidente sul lavoro in cui ha perso la vita un operaio e molti sono rimasti feriti: “Stamani un incidente sul cantiere della logistica Amazon alle porte di Alessandria ha causato la morte di un operaio. Una notizia terribile, visto che è il terzo incidente sul lavoro in altrettanti giorni in Piemonte. Quanto accaduto, a pochi giorni dal primo maggio, deve essere un monito per le Istituzioni e per la politica: c’è ancora molto da fare e da investire per la sicurezza di tutte le donne e gli uomini impegnati quotidianamente nei loro luoghi di lavoro. Questo tema non dovrà essere tralasciato nell’agenda politica del Governo, visto l’importante mandato che l’esecutivo ricopre nella ricostruzione dell’Italia dopo il coronavirus”.

Marco Ciani, segretario generale della Cisl di Alessandria, e Massimiliano Campana, responsabile della Filca-Cisl di Alessandria dopo l’incidente hanno dichiarato: “Attendiamo di conoscere dalla magistratura le dinamiche dell’incidente, e constatiamo come la sicurezza sui luoghi di lavoro si confermi un elemento critico. Siamo colpiti e addolorati per la tragedia di Alessandria. Attendiamo di conoscere dalla magistratura le dinamiche dell’incidente, e constatiamo come la sicurezza sui luoghi di lavoro, soprattutto in edilizia, si confermi un elemento critico che continua a mietere vittime e generare drammi. Siamo vicini alla famiglia del lavoratore deceduto e ai suoi colleghi feriti; è devastante rendersi conto di come la ripresa del lavoro nel settore edile, che dovrebbe creare occupazione e benessere, si stia invece trasformando in un dramma per molte famiglie. Bisogna intervenire e sanzionare chi non rispetta la regole, investire su formazione e diffusione della cultura della sicurezza.
Solo questi sono i passi giusti per impedire il protrarsi di una tragedia inaccettabile”.

Piero Tarizzo, della Filca Piemonte, è intervenuto sull’incidente: “In tanti lavori privati c’è spesso il ricorso a più livelli di subappalto, con l’utilizzo di manovali stranieri che eseguono lavori di pura manodopera e che non sempre sono specialistici. Proprio ieri nel celebrare la giornata mondiale per la sicurezza sul lavoro, abbiamo ribadito la necessità di contrastare il ricorso al subappalto, un fenomeno che in edilizia riduce le tutele e i diritti dei lavoratori. Le aziende del subappalto spesso impiegano lavoratori senza una formazione adeguata sulla Sicurezza, non eseguita presso le Scuole edili ma in agenzie formative private, addirittura online, che rilasciano attestati formalmente validi ma in effetti tutti da verificare. Ecco perché sarebbe sempre opportune verificare congruità, regolarità ed effettiva formazione sulla sicurezza. Quello odierno è l’ennesimo incidente in un cantiere avvenuto nelle ultime settimane in Piemonte, proprio oggi un altro edile è rimasto ferito ad Asti, mentre lavorava in una scuola. Siamo molto preoccupati e chiediamo a tutti i soggetti coinvolti il massimo sforzo per garantire la sicurezza e la dignità dei lavoratori edili, bisogna porre fine a questa scia di sangue nei cantieri”.

Dichiarazione del Sindaco Gianfranco Cuttica di Revigliasco è intervenuto sul tragico incidente al cantiere Amazon di Alessandria.

Si riporta di seguito la dichiarazione che il Sindaco della Città di Alessandria, Gianfranco Cuttica di Revigliasco, ha rilasciato a seguito del grave incidente sul lavoro avvenuto nella mattinata odierna al cantiere del nuovo deposito di smistamento di Amazon ad Alessandria.


Quanto è successo questa mattina nella nostra Città è un fatto che addolora molto l’intera comunità alessandrina e questo messaggio intende innanzitutto esprimere un sentito cordoglio e una sincera vicinanza alla famiglia dell’operaio tragicamente perito nel cantiere, così come doverosa è la solidarietà nei confronti degli altri operari feriti per i quali tutti auspichiamo una pronta guarigione.


Il posizionamento e l’attivazione del cantiere per la realizzazione del nuovo deposito di smistamento di Amazon ad Alessandria è stato da subito visto, in questo così difficile periodo pandemico, come un segnale importante e un ulteriore tassello di un rilancio complessivo del nostro territorio dal punto di vista economico-produttivo.
La tragedia di questa mattina avviene a poche ore dalla conclusione della Giornata Mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro celebrata ieri 28 aprile ed è veramente una tristissima correlazione l’attenzione che siamo tutti chiamati a porre su questi temi e quanto purtroppo si è verificato stamane ad Alessandria.


Non è mio compito entrare nel merito dell’analisi delle dinamiche tecniche che hanno portato a questo drammatico esito, ma vorrei che queste parole – rappresentative dell’intera comunità alessandrina – giungessero ai parenti della vittima, ai suoi colleghi ora convalescenti e anche ai titolari di Amazon e della ditta incaricata Edil Emme per manifestare la doverosa sensibilità umana e istituzionale e, al contempo, per confermare – a pochi giorni dall’853° anniversario fondativo della Città – che Alessandria non è mai stata dimentica del sacrificio dei suoi figli e di tutti coloro che, a vario titolo, hanno contribuito al suo sviluppo, anche a costo della propria vita.

ALESSANDRIA. MOTORE SANITA’. DIABETE E MMG:”RIORGANIZZARE IL SISTEMA SANITARIO”.

COMUNICATO STAMPA 

Diabete e MMG: “Riorganizzare il sistema sanitario

e dare accesso all’innovazione alla medicina

territoriale, solo così il medico di base riprenderà il

ruolo centrale di cura”

10 aprile 2021 – La pandemia ha messo in evidenza la fragilità della presa in carico

territoriale nella cura del diabete: è indispensabile riorganizzare il sistema assistenziale

e improrogabile garantire alla medicina territoriale accesso all’innovazione, stanno infatti

rallentando i benefici di salute con conseguente aumento dei costi socio-assistenziali.

Il MMG deve tornare ad essere prescrittore, bisogna riportare il territorio ad essere

centrale nella gestione della cronicità diabete. Non meno importante, sburocratizzare

molte procedure che rappresentano un inutile impegno per i pazienti e i familiari e per il

medico curante, sottraendolo al controllo clinico e aumentando le liste d’attesa negli

ambulatori territoriali. Per fare il punto sul tema, DIABETE ITALIA ONLUS e 

MOTORE SANITÀ hanno organizzato il Webinar CURA DEL DIABETE E MMG:

un attore chiave del processo di cura con le armi spuntate’, realizzato grazie al

contributo incondizionato di AstraZeneca e Boehringer Ingelheim, che ha visto la

partecipazione dei massimi esperti italiani.

“La pandemia ha contribuito a palesare una criticità già nota a coloro che si occupano

quotidianamente di diabete: il Sistema Sanitario italiano, tendenzialmente sbilanciato sulla

presa in carico dell’acuto, si trova in difficoltà quando si tratta di organizzare un’assistenza

efficiente sul territorio, e ancor più nel mettere a punto una continuità di cura sinergica tra

territorio e ospedalità. Un problema nuovo, perché messo in luce dal Covid, ma la

questione più annosa per gli ‘addetti ai lavori’. Oggi più che mai, è evidente la necessità

di realizzare una vera rete assistenziale integrata che tenga conto del pieno coinvolgimento

dei Medici di Medicina Generale nella presa in carico delle persone con diabete, estendendo,

anche a questi ultimi la possibilità di prescrivere i farmaci per la terapia del diabete

accompagnando, infine, questa decisione con una non più prorogabile abolizione dei piani

terapeutici. Una siffatta riorganizzazione dell’attuale modello di assistenza consentirebbe di

realizzare una gestione davvero integrata della persona con diabete ove ogni nodo possa

essere connesso grazie ad una capillare digitalizzazione che garantisca una effettiva

condivisione del dato (ndr: oggi i sistemi disponibili sono spesso sistemi non interoperabili) e

ove la telemedicina possa diventare parte del percorso assistenziale”, ha detto Paolo Di

Bartolo, Presidente AMD

“La pandemia da Covid 19 ha acuito ed evidenziato alcuni problemi latenti della sanità italiana.

Siamo certi di poter trarre dei benefici da questa situazione pandemica e vogliamo essere

concreti nel proporre sfide e miglioramenti per tutto il sistema sanitario nazionale. In primis la

cura del diabete ha assoluto bisogno di un coordinamento assai efficiente tra ospedali e

territorio. Dobbiamo migliorare l’aderenza alle terapie dei pazienti e contrastare l’inerzia

terapeutica, utilizzando a pieno regime ogni farmaco e dispositivo ad oggi a disposizione. Per

farlo abbiamo bisogno della professionalità dei medici di medicina generale che devono essere

messi nelle condizioni di operare al meglio, con gli strumenti più opportuni per la gestione del

paziente diabetico, malato cronico. Non vogliamo medici eroi o pazienti privilegiati, non

vogliamo discriminazioni o differenze tra una regione o l’altra: vogliamo un sistema equo che

garantisca la massima qualità e le migliori prestazioni a tutti i diabetici nell’intero territorio

nazionale”, ha spiegato Stefano Nervo, Presidente Diabete Italia.

“Il diabete mellito tipo 2 è una delle più importanti e complesse delle patologie croniche che

devono essere gestite prevalentemente a livello territoriale. Il MMG è fortemente coinvolto

nella gestione delle persone con DM2. Il Piano Nazionale per la Malattia Diabetica prevede

la presa in carico prevalente da parte dei MMG dei soggetti con malattia stabile e senza

complicanze evolutive. Inoltre, i pazienti diabetici allettati in modo permanente o non

autosufficienti e con gradi avanzati di disabilità, spesso con pluripatologie, sono

necessariamente seguiti a domicilio solo dal loro MMG. Il compito dei MMG è reso assai

complicato non soltanto dai carichi di lavoro, dalla complessità della patologia e dai rapidi

mutamenti delle conoscenze scientifiche, ma anche dal fatto che per alcuni dei numerosi

farmaci ipoglicemizzanti ad oggi disponibili la prescrizione è condizionata dalla compilazione

del piano terapeutico da parte dei diabetologi, nonostante il loro ottimo profilo di sicurezza e

la dimostrata protezione cardiorenale sostenuta da solide evidenze scientifiche. Per cui

succede che proprio la prima linea di difesa territoriale contro le temibili complicanze del

diabete si trovi a combattere con armi scarse ed inadeguate. Una situazione oramai

insostenibile. Soprattutto in questo periodo in cui alcune malattie croniche costituiscono un

potente fattore di rischio per Covid-19. È allora necessario che sia immediatamente

consentito anche ai medici di famiglia di poter utilizzare e prescrivere tutte le risorse

terapeutiche disponibili per la buona cura del diabete, oggi ancor più rilevanti in quanto

fortemente protettive contro il Covid-19”, ha dichiarato Gerardo Medea, Responsabile

Nazionale della ricerca SIMG. 

Ufficio stampa Motore Sanità

comunicazione@motoresanita.it

ROMA. WOMEN FOR ONCOLOGY ITALY.

COMUNICATO STAMPA

Women for Oncology Italy: le protagoniste dell’oncologia presentano i loro nuovi progetti

9 Aprile 2021 – Si è tenuto nei giorni scorsi un incontro virtuale, fortemente voluto da Women for Oncology – Italy , che ha visto la partecipazione attiva di oltre 40 oncologhe, collegate da tutta Italia.

Sono già cinque anni che Women for Oncology opera attivamente in Italia ed è giunto il momento di fare un importante passo in avanti, costituendo dei gruppi regionali. In questo modo si vuole coinvolgere ancora più capillarmente le donne oncologhe, grazie allo scambio di best practice, analizzando le singole criticità, i n modo da poter trovare rapidamente delle soluzioni coinvolgendo le Istituzioni locali e nazionali.

Altra novità che prenderà vita nei prossimi mesi, sarà l’istituzione di un gruppo di giovani oncologhe che possano proporre le istanze delle giovani donne che si avvicinano o sono all’inizio della difficile professione di oncologhe.

Durante il meeting, grazie alla Presidente onoraria Marina Garassino , è stata riportata l’esperienza dell’Università di Chicago per la lotta al gender gap.

Si tratta storicamente di un’Università che da sempre si batte contro il gender gap e che ha costituito Laboratori di genere per fare un ulteriore passo in avanti in questa difficile battaglia .

Il lavoro portato avanti in questi anni da Women for Oncology – Italy è sicuramente stato significativo per il mondo delle professioniste dell’oncologia. Durante il meeting, in più occasioni, è stato riconosciuto come partecipare agli incontri periodici ch e si svolgono sia stato importante per la crescita professionale, anche grazie ai legami che si sono creati. Le novità emerse da questo ultimo incontro, che spaziano dal locale all’internazionale, saranno un’ulteriore spinta per consolidarsi e crescersi pe r il futuro dell’oncologia femminile italiana .

“La pandemia ha chiaramente dimostrato come vi siano variabilità regionali nell’organizzazione sanitaria e come queste possano ripercuotersi sui professionisti, in particolare sulle donne. Proprio per poter agi re più capillarmente sul territorio per poter conoscere e risolvere le criticità presenti è nostra intenzione creare dei gruppi di oncologhe attive a livello regionale.” sottolinea Rossana Berardi – Presidente W4O Italy “Un’altra esigenza particolarmente sentita è quella di formare e favorire relazioni e crescita professionale delle colleghe all’inizio del loro percorso di carriera e per questo creeremo un gruppo di giovani che possano intercettare i bisogni specifici al fine di poterle aiutare”

Ufficio stampa Motore Sanità

comunicazione@motoresanita.it

FOGGIA. DIGITALIZZAZIONE E UMANIZZAZIONE IN HOME CARE.

COMUNICATO STAMPA 

Digitalizzazione e umanizzazione in home care,

ecco i modelli italiani per far fronte alla

pandemia delle malattie croniche

Gli specialisti: «Gli applicativi gestionali devono semplificare il

lavoro del medico di medicina generale abbattendo i carichi

burocratici e semplificandogli il lavoro».

9 Aprile 2021 – Il periodo emergenziale che il mondo sta vivendo ha evidenziato la

necessità che il Servizio sanitario nazionale e regionale abbia una rete vera che sia in

grado di mettere a sistema l’interdisciplinarietà fra tutti gli attori che intervengono nel

percorso di cura e di prevenzione del malato cronico, ciò al fine di predisporre un

equilibrato rapporto tra medico, strutture sanitarie ed ospedali che abbia come

obiettivo la salute del paziente e cittadino. 

Il futuro del Sistema sanitario nazionale passa dall’home care quale diritto

costituzionale del cittadino, che va oltre l’assistenza domiciliare integrata e deve

fornire terapie complesse e una attività di medicina di iniziativaDigitalizzazione e 

umanizzazione si coniugano all’interno di un modello organizzativo basato sui

principi di ‘flessibilità’ e di ‘prossimità’, in grado di sfruttare a pieno le potenzialità della

tecnologia per assicurare l’assistenza alle persone anche a distanza, in una relazione

costante tra operatore sanitario e paziente.

In una regione come la Puglia, che conta 1 milione e 600mila malati cronici (il 40%

degli assistiti) e un consumo procapite/annuo di 1.500 euro (l’80% delle risorse

sanitarie) per un totale di euro 2.549.260.471), sono nati modelli di lotta alla cronicità

che durante la pandemia sono stati in grado di restare accanto al paziente cronico e non

lasciarlo solo. Questi i temi del quinto appuntamento dell’Academy di alta

formazione di MOTORE SANITÀ TECH realizzato grazie al contributo di

ENGINEERING, dal titolo ‘HOME CARE. Modelli socio-sanitari di resilienza

territoriale, l’innovazione cambia il rapporto sanità-paziente: piattaforme

tecnologiche, IA e Blockchain’.

Il progetto Diomedee dell’ASL di Foggia è una applicazione non “chiusa” ma una

componente applicativa di un sistema informatico complesso incardinato su un Clinical

data repository standard, in cui i blocchi funzionali del sistema informativo e gli operatori

che li utilizzano sono distribuiti nello spazio.

I suoi obiettivi – spiega Tommaso Petrosillo, Dirigente Responsabile Sistemi Informativi

e TLC – sono offrire un percorso assistenziale razionale e aderente alle linee guida

nazionali e locali; favorire l’aderenza al followup da parte del paziente cronico rendendo i

servizi assistenziali più facilmente fruibili nel territorio di residenza, evitare la mobilità dei

pazienti cronici e il ricorso al ricovero ospedaliero inappropriato. Il sistema progettato

associa l’utilizzo di app e strumenti digitali di uso comune e gratuiti, come Skype e

WhatsApp, a quello di una cartella clinica informatizzata, con la quale gli operatori

possono monitorare e condividere tutti i parametri clinici del paziente, compresa la terapia

farmacologica in atto, rilevati da apparecchiature elettromedicali in uso al paziente. Gli

ulteriori sviluppi riguarderanno il monitoraggio a distanze dei pazienti oncologici e dei

pazienti in carico al dipartimento di salute mentale, il monitoraggio a distanza delle pazienti

nel percorso nascita e l’APP Mo’Mamma, il monitoraggio distanza dei pazienti in carico al

servizio di diabetologia ed endocrinologia”.

A seguito della pandemia la ASL Foggia ha accelerato il processo di digitalizzazione e ha

rimodulato il “Progetto Diomedee” ampliandolo e adattandolo alle sopraggiunte esigenze

collegate all’emergenza Covid-19, rispondendo così alla necessità di monitorare a distanza

i pazienti positivi, asintomatici, in isolamento domiciliare in casa o presso le strutture

residenziali territoriali.

Il progetto Care Puglia 3.0 è il modello regionale per la presa in carico delle cronicità.

E’ una proposta di presa in carico del paziente cronico in termini di valutazione del

bisogno di ciascun assistito e relativa offerta dei servizi, e una modalità attraverso la

quale viene data attuazione dei percorsi terapeutici (PDTA) con un’alta attenzione

sull’individuo affetto da patologia cronica attraverso la possibilità di personalizzare i

PDTA di riferimento in Piano di assistenza individuale (PAI) – ha spiegato Pierluigi

De Paolis, Medico di Medicina Generale -. L’implementazione di modelli di presa in

carico si impernia sui medici di assistenza primaria nelle loro forme organizzative,

nonché sulla riorganizzazione della rete dei servizi territoriali. Gli obiettivi di questo

modello sono: assicurare continuità nella zona di cura delle malattie croniche,

programmazione del percorso, la presa in carico proattiva ed empowerment del

paziente; interventi di prevenzione primaria (modifica degli stili di vita insalubri) e

secondaria (diagnostica precoce); obiettivi di cura del Piano Nazionale cronicità quali

miglioramento del quadro clinico e dello stato funzionale, minimizzazione della

sintomatologia, prevenzione della disabilità, miglioramento della qualità della vita”.

Ma non solo. Secondo Pier Camillo Pavesi, Medico Cardiologo, “bisogna pensare ad

applicativi gestionali in cui la telemedicina sia parte integrante, che siano finalizzati a

semplificare il lavoro del medico di medicina generale abbattendo i carichi burocratici

e semplificandogli il lavoro, per esempio attraverso l’integrazione con i CUP. I nuovi

applicativi di gestione del paziente nel post Covid non potranno prescindere da una

parte di telemedicina ma soprattutto devono avere dei sistemi di usabilità e di

ergonomia integrati con la comunicazione a distanza con il paziente”.

Digitalizzazione però vuol dire porre maggiore attenzione al valore del dato clinico

del paziente. L’utilizzazione delle nuove tecnologie dovranno rispondere a questo e

altri principi.

“Prima di tutto scegliere con accuratezza il fornitore è fondamentale, e il fornitore deve

fornire una valutazione del rischio sul sistema informatico che si va a implementare –

ha spiegato Simona Custer, Avvocato, Senior Associate A&A Studio Legale -. Anche

la formazione è fondamentale rispetto a coloro che troveranno a maneggiare i nuovi

sistemi poiché devono sapere come funzionano e quali sono le cautele da tenere in

considerazione; i sistemi peraltro devono essere strutturati in modo da consentire

l’accesso ai dati ai soli soggetti autorizzati a farlo, quindi sarà importante individuare

chi sono i medici o gli infermieri, per esempio. La formazione del personale è

fondamentale dunque circa l’uso dei software e della strumentazione sui principi di

protezione del dato e della sua conservazione. Tutte queste informazioni devono

anche essere rese note agli interessati: i pazienti prima del trattamento devono

essere informati con un linguaggio semplice e chiaro sul trattamento e sui sistemi

coinvolti. Invece, rispetto alle misure di sicurezza da adottare per garantire la tutela

del dato, c’è al momento un vuoto normativo. Il consiglio – conclude l’avvocato – è

prendere spunto e visionare le linee guida sul fascicolo sanitario elettronico che

fornisce le misure di sicurezza utili, sperando che prima o poi si faccia chiarezza e

ci siano sempre più indicazioni per poter gestire al meglio tutti i processi del

trattamento dei dati”.

Ufficio stampa Motore Sanità

comunicazione@motoresanita.i

ALESSANDRIA. PROCLAMATO LO STATO DI AGITAZIONE ALLA RSA CAPRA DI ALESSANDRIA.

La misura è colma !

La Cse sanità proclama lo stato di agitazione del personale della Rsa Capra di Alessandria Proclamato dal Sindacato Indipendente Cse sanità Dipartimento Flp lo STATO DI AGITAZIONE di tutto il personale della Rsa Capra di Alessandria gestita dalla Sereni Orizzonti 1 spa.

La situazione è allo stremo, la struttura è allo sbaraglio ogni giorno i lavoratori sono costretti a confrontarsi con carenze di ogni tipo facendo tutto ciò che è in loro possesso per evitare di aggiungere disagio a disagio, Il futuro della struttura è incerto, sono presenti continui cambi a livello dirigenziale che provocano una “non gestione” della stessa struttura. Tutto ciò non è nuovo in quanto già nel 2020 era stato proclamato lo stato di agitazione a livello provinciale, dopo varie denunce terminate con gravi sanzioni inflitte all’azienda dagli organi competenti.

Ma nonostante tutto ciò la situazione continua a non migliorare, non vengono rispettate le minime normative vigenti in orario di lavoro, il personale è demansionato, la struttura è lasciata in balia di se stessa, insomma la Misura è colma! “Lamentiamo tra le tante cose, la mancata applicazione di un Contratto Collettivo Nazionale da inizio 2021, la totale assenza di relazioni sindacali e la disorganizzazione Aziendale– spiega Stefania Gallo, Coordinatore Territoriale della Cse sanità-Flp di Alessandria –.

Il grado di esasperazione all’interno di quella struttura è alto, nonostante che gli operatori per senso di responsabilità professionale e umana non hanno mai fatto un passo indietro per salvaguardare il benessere degli ospiti presenti in struttura ,neanche quando il pericolo Covid ha bussato alla porta della struttura. È ora di finirla, abbiamo bisogno dell’Intervento di S.E. il Prefetto”.

Chiediamo l’intervento della Prefettura , delle autorità locali e una vera presa di posizione da parte dell’Azienda al fine di poter risolvere definitivamente con serietà e impegno tutte le problematiche della struttura in questione, ritenendo gli atteggiamenti aziendali inaccettabili in quanto lesivi dei diritti dei lavoratori e degli ospiti stessi nonché limitativi delle prerogative sindacali e dell’immagine della nostra Organizzazione.

ALESSANDRIA. COMITATO STOP SOLVAY. SCREENING DI MASSA E SOSPENSIONE DELLE ATTIVITÀ PRODUTTIVE.

screening va finanziato immediatamente
e ogni attività produttiva di Solvay va fermata


La notizia della possibilità che venga finanziato e conseguentemente dato il via libera allo screening medico
della popolazione delle Fraschetta sta rimbalzando, da mercoledì 7 aprile, sui giornali locali. Il Comitato
Stop Solvay non può che essere soddisfatto di aver contribuito a sollevare politicamente il problema e aver
fatto di questa pretesa uno dei propri punti di forza.
Ad una legittima soddisfazione iniziale va però fatto seguire un immediato focus sulla reale situazione.
Ad oggi, lo screening, continua ad essere nel campo delle proposte e delle possibilità e le dichiarazioni
rilasciate alla stampa da Matteo Marnati, assessore regionale all’ambiente, mettono già in serio dubbio la
possibilità che dalle intenzioni si passi alle azioni.
A fronte di oltre 27 miliardi che dovrebbero essere disponibili per il Piemonte dal Recovery Plan i due
milioni ipotizzati per lo studio sulla Fraschetta vengono definiti “difficilmente finanziabili perché non
cantierabili”.
“Per chi segue da tempo e da vicino la vicenda Solvay-Spinetta – dice Viola Cereda, portavoce del Comitato
Stop Solvay – questa appare oggettivamente una dichiarazione di intenti, o meglio di non intenti,
difficilmente digeribile. Tanto più che, nonostante “la fase 3” dello studio epidemiologico fosse
cantierabilissima (con i fondi già previsti e le azioni in programma) nessuna delle Istituzioni che dovrebbe
tutelare il nostro diritto alla salute ha mai deliberato per l’avvio dell’indagine da parte di Arpa e Asl”.
Lo screening è un primo passo necessario per avere un quadro chiaro di una situazione che già le fasi 1 e 2
degli studi epidemiologici avevano fatto emergere come drammatica. Una fotografia dello stato di salute
del territorio coinvolto dall’inquinamento di Solvay che deve essere realizzata insieme ad altri passaggi
necessari: il blocco dell’autorizzazione alla produzione di cC6O4 e lo stop ad ogni altra attività produttiva
del polo di Spinetta Marengo, in via precauzionale.
“Vogliamo, infine – aggiunge Viola Cereda – sgombrare il campo da qualsiasi possibile equivoco: lo
screening non può essere in nessun modo finanziato da chi è parte in causa della faccenda. Chi inquina,
deve pagare, certamente. Ma in altre sedi. Se la multinazionale si facesse finanziatrice dello screening le
garanzie di attendibilità e trasparenza dello studio sarebbero, infatti, seriamente messe in dubbio”.
Il Comitato Stop Solvay intende mobilitarsi fin da subito per chiedere e pretendere risposte chiare e
all’altezza del problema.
“Lo screening va finanziato immediatamente e, nel rispetto del principio di precauzione, ogni attività
produttiva va fermata”.
Comitato Stop Solvay

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