Categoria: LAVORO E SALUTE

ROMA. IL MINISTRO RENATO BRUNETTA CONTRO I LAVORATORI PUBBLICI.

IL LUPO PERDE IL PELO MA NON IL VIZIO, BRUNETTA ANCORA UNA VOLTA CONTRO I LAVORATORI PUBBLICI

L’inaccettabile, e non più tollerabile, situazione che vede un Ministro attaccare il proprio personale rende incompatibile la sua presenza al vertice del Ministero della Pubblica amministrazione

Nella sua quotidiana azione di denigrazione del personale delle Pubbliche amministrazioni Brunetta ieri ne ha combinata un’altra delle sue.

E così ancora una volta ha gettato la maschera, con affermazioni che la dicono lunga su come la pensa sul lavoro agile e quale considerazione e rispetto ha nei confronti delle centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori che ogni giorno servono lo Stato con dignità e onore; nonostante i danni che lui, proprio lui, ha provocato in questi anni bloccando da Ministro i contratti di lavoro, tagliando le risorse della contrattazione decentrata destinate a remunerare la produttività, negando il diritto alla carriera e alla valorizzazione del personale, impoverendo l’efficienza delle Amministrazioni con il blocco delle assunzioni, l’aumento della precarizzazione del lavoro, la scellerata politica delle esternalizzazioni e delle consulenze superpagate.

Ecco quindi che rilancia la sua ossessione con la definizione di una nuova categoria, i cosiddetti “ fannulloni 4.0”, coloro che avrebbero approfittato del lavoro agile emergenziale di questi due anni per non fare nulla, sdraiati sui divani a smangiucchiare popcorn, o ad appoggiare lo smartphone sulla bottiglia del latte.

Affermazioni che dimostrano l’inaccettabile prevenzione nei confronti di una modalità lavorativa moderna, capace di coniugare la conciliazione vita lavoro con l’innovazione dei processi lavorativi e la definizione di politiche per obiettivi che costituiscono uno dei punti cardine della modernizzazione delle Amministrazioni, superando l’arcaico concetto basato sulla mera presenza fisica come fattore di efficienza del lavoro pubblico.

Che confermano come non conosca (o faccia finta di non conoscere) in alcun modo le Amministrazioni, il lavoro che fanno e i risultati raggiunti in questi due anni nonostante la lunga fase di lockdown e di emergenza pandemica.

Dichiarazioni in libertà, non veritiere, che ancora una volta offendono gravemente dignità e professionalità di milioni di lavoratori, che alimentano luoghi comuni e divisioni nel mondo del lavoro, che consideriamo inaccettabili se vengono rese da chi dovrebbe rappresentare la Pubblica amministrazione nel nostro Paese.

Ancora una volta si è superato il segno. Brunetta è considerato, a ragione, dalle lavoratrici e dai lavoratori pubblici il peggior Ministro della PA di sempre.

Se si vogliono raggiungere i risultati che l’attuazione del PNRR richiede, e che vede il personale delle Pubbliche Amministrazione in prima linea per il raggiungimento degli ambiziosi e qualificanti obiettivi prefissati, è necessario, senza ulteriore indugio, che venga rimossa questa criticità, essendo venuto meno, in maniera indubitabile, il necessario rapporto di fiducia e di rispetto per il lavoro svolto, che è condizione per affrontate le sfide dei prossimi mesi, con serenità, senza che ogni giorno si venga offesi e denigrati.

Roma, 4 febbraio 2022

La Segreteria generale FLP

CASTELLAZZO BORMIDA. UN FINE SETTIMANA DA INCUBO PER L’IPAB DI CASTELLAZZO.

Un fine settimana da incubo alla casa di riposo di Castella Bormida, la cooperativa Eurotrend Assistenza disdice il contratto con la casa di riposo e licenzia i dipendenti. La presa di posizione dei sindacati, l’intervento del sindaco di Castellazzo Bormida e la mobilitazione dei lavoratori convince la cooperativa a ritirare i licenziamenti.

foto archivio Castellazzo Bormida.

In una nota i sindacati hanno reso noto che dalla fine del 2020 la situazione dell’Ipab di Castellazzo Bormida non era delle più rosee a causa della gestione della struttura e la carenza cronica di fondi. Ma a novembre 2021 l’Ipab è stat oggetto di una richiesta di pignoramento, in totale 936.000 euro, da parte della ditta che ha appaltato i lavori fino al 31/12/2020.

Un incontro con Direzione Ipab, il Sindaco di Castellazzo Bormida, la Prefettura, Regione e Cooperativa Sociale Eurotrend Assistenza (la Cooperativa che attualmente detiene l’appalto) non aveva fatto emergere nulla sulla chiusura e neppure palesata una situazione di debito/credito da parte degli organi chiamati causa anzi è emersa la volontà di tenere aperta la struttura chiedendo aiuto alla Regione, che non era presente al tavolo, per risanare la situazione e con promessa di ritrovarsi nuovamente insieme alla Regione a data da stabilire.

Il 28 Gennaio 2021 alle 11:30 la Cooperativa Sociale Eurotrend Assistenza a mezzo pec ha comunicato la sua volontà di recedere il contratto di appalto il 31/01(meno di 72 ore lavorative) per giusta causa in quanto vantava crediti nei confronti dell’Ipab di circa 264000 euro.

L’Ipab ha risposto piegando di vantare crediti dall’Asl Al e dal Cissaca tali da risanare almeno parte del debito con la Cooperativa. Ma nonostante la richiesta delle organizzazioni sindacali abbiamo richiesto la proroga di tale cessazione almeno per 50 giorni la Cooperativa Sociale Eurotrend Assistenza non ha dato risposte ed ha inoltrato a mezzo e – mail una lettera di licenziamento per giusta causa, ma solo ad una parte del personale.

Le organizzazioni sindacali hanno chiesto chiarezza e risposte per salvaguardare i posti di lavoro e la salute degli ospiti della struttura.

Il giorno 8 febbraio e stata organizzata una riunione in Prefettura in cui verranno discusse la situazione dell’Ipab di Castellazzo Bormida l’8 febbraio per trovare una soluzione per i 19 lavoratori.

I lavoratori dell’Ipab di Castellazzo Bormida che venerdì 28 gennaio si erano visti recapitare la lettera di licenziamento da parte della cooperativa che opera nella struttura hanno potuto tirare un sospiro di sollievo grazie con all’intervento dei sindacati di categoria, del sindaco di Castellazzo, Gianfranco Ferraris e alla mobilitazione dei lavoratori oltre che di alcuni familiari degli ospiti, la situazione si è sbloccata con la revoca dei licenziamenti e della disdetta del contratto di lavoro «per giusta causa» da parte della cooperativa Eurotrend Assistenza.

Il provvedimento del licenziamento e della disdetta del contratto arrivata nel tardo pomeriggio di venerdì aveva lasciato nell’incertezza i 19 lavoratori che nonostante tutto erano pronti a continuare a dare assistenza agli ospiti, che se fosse scattato alla mezzanotte di ieri avrebbe lasciato senza assistenza i 40 ospiti della casa di riposo.

ALESSANDRIA. SOLVAY, LA CONTAMINAZIONE DA PFOA E CC6O4 ENTRA NELLA DISCUSSIONE DELLA COMMISSIONE ECOMAFIE

La contaminazione del territorio da parte della Solvay entra nella discussione della Commissione ecomafie.

I parlamentari della commissione ecomafie hanno votato all’unanimità la relazione sull’inquinamento e la contaminazione della falda acquifera dovuta alla produzione di Pfoa e cC604 da parte della solvay di Spinetta Marengo. ma l’azienda risponde che gli interventi sono stati eseguiti come da ordini.

La firma dei deputati Stefano Vignaroli, Chiara Braga e Alberto Zolezzi è contenuta nella preoccupazione che emerge con chiarezza per la provincia di Alessandria, come sta avvenendo per il Veneto dove è in corso il processo per l’inquinamento da Pfas e di cui sono chiamati a risponderne i vertici dell’azienda Miteni.

La relazione della commissione spiega che: “Così come è avvenuto per il sito della Miteni di Trissino, anche il sito della Solvay di Spinetta Marengo rappresenta una fonte notevole di contaminazione sia per le acque sotterranee, sia per le acque superficiali. La falda sotterranea sotto lo stabilimento è contaminata da Pfoa e da cC6o4». Inoltre, proseguono i parlamentari: «La barriera idraulica predisposta da Solvay per bloccare la veicolazione dell’inquinamento nelle acque sotterranee non è efficace, talché la contaminazione si sta diffondendo nelle falde a valle dello stabilimento”.

Ma la Solvay solleva dubbi sui dato i forniti dalla commissione: “Sono il frutto di un esame quantomeno incompleto dei fatti e di una qualche confusione tra le vicende del pregresso processo penale, che riguardava l’inquinamento storico risalente alla responsabilità di un altro gruppo imprenditoriale, e la questione dei Pfas”.

La relazione della commissione affronta anche il punto dell’autorizzazione Aia (autorizzazione integrata ambientale), rilasciata dalla Provincia di Alessandria nel 2021 che definisce per i limiti dei Pfas prodotti nello stabilimento Solvay, mentre la commissione sostiene sostengono che “I limiti definiti dalla Provincia di Alessandria per gli scarichi della Solvay sono in netto contrasto con i limiti che la Regione Veneto ha imposto agli scarichi della Miteni di Trissino con l’autorizzazione Aia la Regione Veneto, limiti che ha definito sulla base del parere dell’Istituto Superiore di Sanità”.

Solvay invece spiega che: “La Provincia, prima di pronunciarsi, ha chiesto pareri alle Autorità come Ministero della Salute, Ispra e Arpa. La determinazione della Provincia si unisce alla valutazione positiva che in diverse occasioni è stata data da Istituzioni ed Enti tecnici sia per quanto riguarda gli interventi di Solvay per le prescrizioni tecniche ambientali sia per quanto sta facendo Solvay nelle operazioni di bonifica”.

La cronaca racconta che nel 2019 la Cassazione ha condannato in via definitiva i vertici dell’azienda per disastro innominato colposo stabilendo un progetto di bonifica e che nel febbraio del 2020 la Procura di Alessandria ha aperto un nuovo fascicolo con due ipotesi di reato contestate alla multinazionale: disastro ambientale e omessa bonifica.

La nuova indagine ha al centro l’accertamento degli adempimenti delle sentenze di condanna della Solvay, che invece chiede l’approvazione di una legge nazionale sui limiti di Pfas

ALESSANDRIA. INCUBO PER 130 LAVORATORI DEI MAGAZZINI MAXI DI A RISCHIO LICENZIAMENTO.

Un incontro tra il prefetto e i lavoratori del Maxi Di per scongiurare la chiusura del magazzino di spinetta marengo e il trasferimento a Vercelli e il licenziamento di 130 lavoratori.

I lavoratori dei magazzini Maxi Di hanno indetto uno sciopero contro la chiusura dei magazzini Maxi Di di Spinetta Marengo e il trasferimento a Vercelli e Dhar Lila, rsu dell’Associazione Diritti Lavoratori Cobas spiega: “Siamo molto preoccupati per il nostro futuro, non sappiamo se conserveremo il nostro posto di lavoro”.

I lavoratori hanno indetto una sciopero contro l’ipotesi di chiusura del capannone Maxi Di che dal 2008 rifornisce di prodotti alimentari molti punti vendita del territorio, soprattutto del marchio Di Più.

Lila Dhar ha spiegato che allo sciopero hanno partecipato quasi tutti i dipendenti, che hanno famiglie alle spalle e sono intenzionati a lottare con forza.

L’associazione Adl Cobas ha ottenuto un incontro in prefettura con la dirigenza del magazzino, ma si tratterebbe del secondo vertice, che diversamente dall’incontro di novembre dove l’azienda aveva comunicato di volere trasferire a Vercelli solo il reparto di frutta e dei prodotti freschi, con relativa ricollocazione di una trentina di lavoratori, ora invece la direzione ha annunciato la totale chiusura senza dare ai lavoratori garanzie per il loro futuro.

In questi giorni è stato anche organizzato un presidio dei lavoratori per bloccare qualunque entrata od uscita di camion che trasportavano e il sindacalista Adl Cobas, Claudio Sanità, ha detto che questa azione è perfettamente riuscita perché abbiamo anticipato lo sciopero, cominciandolo alle 21 invece che all’1 di notte, come avevamo annunciato.

Dal sindacato hanno spiegato che è necessario proseguire la mobilitazione almeno per avere la garanzia del posto di lavoro per gli attuali dipendenti: “Chiederemo la ricollocazione a Vercelli con stipendi e risorse in più per affrontare le trasferte. Sarà un braccio di ferro, ma intendiamo lottare per i nostri diritti”.

ALESSANDRIA. LA MATTANZA, LA CLASSE OPERAIA VA IN PARADISO: TROPPI MORTI SUL LAVORO.

La classe operaia non va in paradiso e morire lavorando gratis rende ancora più amara la morte di un ragazzo di 18 anni, Lorenzo Parelli, è morto colpito da una putrella in un’azienda di carpenteria metallica in provincia di Udine,  durante l’ultimo giorno di stage di un progetto di Alternanza scuola-lavoro. 

Ma Lorenzo Parelli come tanti altri coetanei doveva stare a scuola e non morire di lavoro.

L’alternanza è il modo più subdolo e per legalizzare forme di sfruttamento selvaggio dei giovani studenti che non corrisponde per nulla a quanto sostengono le norme che l’hanno introdotta, ma se i ragazzi non accettano o tentano di sottrarsi ai ricatti delle aziende non ottengono il certificato con cui possono dimostrare di aver aderito al periodo di alternanza scuola-lavoro e i crediti per gli esami di maturità. Questa nuova forma di sfruttamento non arricchisce le ragazze e io ragazzi nel loro percorso formativo, ma perdono preziose ore di studio che mai nessuno gli restituirà e aiuta i ragazzi ad amare la lettura, i libri, la conoscenza mentre invece li manda al macello.

Non si può accettare di rubare ai ragazzi la vita in questa maniera barbara con la scusa della formazione, che non insegna nulla sul mondo del lavoro, ma fornisce manodopera gratuita ad aziende senza scrupoli.

Il governo e parlamento dopo gli ultimi incidenti sul lavoro devono tornare a discutere e ridisegnare i confini di una una legge che manda i ragazzi nelle aziende invece di stare tra i banchi di scuola nel rispetto del compito che la Costituzione assegna alla scuola.

Il parlamento e il governo deve imporre alle aziende il rispetto della legge 2008 sulla sicurezza ripristinando le tutele dei lavoratori e le pene penali per coloro che, con escamotage e ricatti, la aggirano per aumentare la produttività a discapito della sicurezza sulla sicurezza e del rispetto dei contratti collettivi di lavoro.

La classe operaia non va in paradiso per i troppi incidenti sul lavoro, ma non si può proseguire ad accettare questa mattanza in nome della concorrenza e della produttività.

L’elenco dei morti i sul lavoro è un rosario inaccettabile che si ripete ormai con cadenza quotidiana, ma non si può parlare di fatalità imprevedibile e non si può accettare queste morti come un fatto ineluttabile in nome della concorrenza e della ripresa economica: Lorenzo Parelli, studente di 18 anni, è morto di alternanza scuola-lavoro. Schiacciato da una trave d’acciaio mentre lavorava gratis alla carpenteria metallica Burimec di Lauzacco, in provincia di Udine. Ma nei giorni scorsi e negli anni passati si sono verificati incidenti gravi che hanno coinvolto studenti in stage PCTO senza che venisse presa nessuna misura per tutelarli e non è ,mai stata messa in discussione il modello dell’alternanza scuola-lavoro nel suo complesso

Gli studenti impegnati nei progetti di alternanza lavorano gratuitamente, senza limite orario giornaliero e senza che vengano tenuti i corsi sulla sicurezza che sarebbero obbligatori.

Ma l’alternanza scuola-lavoro tra le finalità che si propone c’è quella di modellare proprio l’istruzione pubblica sulle esigenze delle aziende, che per salvaguardare i profitti puntano ad abbassare i salari, aumentare ritmi, orari di lavoro e impiegare lavoro precario e interinale.

Agli studenti delle scuole superiori viene insegnato che dai 15 anni in poi è normale lavorare gratis, senza diritti, sicurezza e possibilità di organizzarsi nel sindacato e in questo modo si educano milioni di studenti allo sfruttamento e all’assenza di diritti, per abituarli a un futuro di miseria e sacrifici.

L’adesione al progetto dell’Alternanza scuola-lavoro viene considerata da molte piccole e medie imprese come una normale pratica per lo sfruttamento degli studenti che vengono considerati a tutti gli effetti manodopera gratuita per le esigenze immediate della produzione.

I dati diffusi sulle morti bianche o meglio vittime del lavoro sono inaccettabili e particolarmente allarmanti: da inizio anno al 23 gennaio 2022 sono morti 56 lavoratori, 26 sui luoghi di lavoro, gli altri sulle strade e in itinere.

Un agricoltore schiacciato dal trattore, un 39enne di Campobasso, un 38enne a Cosenza, ma hanno perso la vita anche 9 autotrasportatori, 3 dei quali sull’A1 in Calabria. Due lavoratori in Sicilia, 3 in Veneto e 2 in Lombardia, Thomas di 19 anni, travolto dall’albero che tagliava mentre altri 4 lavoratori hanno perso la vita dopo di lui nel 2021.

Nel 2021 sono morti 1404 lavoratori per infortuni sul lavoro, di questi 695 sui luoghi di lavoro, con un aumento del 18% sui luoghi di lavoro rispetto all’anno 2020, anno in cui c’è stato il fermo covid.

Il report dell’OSSERVATORIO NAZIONALE MORTI SUL LAVORO spiega che dal 2008 l’aumento dei morti sui luoghi di lavoro è del 9%., ma in questi 14 anni non c’è stato nessun miglioramento, nonostante lo Stato attraverso i suoi Istituti ha speso miliardi di euro per la Sicurezza.

L’INAIL dall’inizio del 201 al 30 novembre ha ricevuto 1116 denunce per infortuni mortali (mancano i morti di dicembre), ma molte categorie di lavoratori non sono assicurati a questo Istituto e quindi questi morti non vengono rilevati e poi ci sono i morti del lavoro nero.

Le categorie con più morti sul lavoro mettono in primo piano l’Agricoltura che conta il 30,22% di tutti i morti sui luoghi di lavoro, di questi ben il 75% sono stati schiacciati dal trattore, (158 i morti con una età che varia dai 14 agli 88 anni.

Il 22% di tutti i morti sul lavoro, di tutte le categorie, ha perso la vita schiacciato dai trattori agricoli.

L’edilizia seconda solo all’agricoltura detiene il 15% dei morti per lo più provocate da cadute dall’alto, da segnalare che sono moltissimi i morti in nero in questa categoria.

Gli Autotrasporti rappresentano il 10,75 di tutti i morti sui luoghi di lavoro e in questa categoria sono inseriti tutti i lavoratori che guidano un mezzo sulle strade e autostrade. Da segnalare che i morti nella categoria degli autotrasportatori sono molto aumentati con l’aumento esponenziale del trasporto su gomma.

I morti sul lavoro dell’industria incide per il 5,89% di tutti i morti sul lavoro.

I morti sul lavoro delle industrie avvengono quasi esclusivamente nelle piccole e piccolissime aziende dove non è presente il Sindacato o un responsabile della Sicurezza mentre nelle medie e grandi aziende i morti sono quasi inesistenti, quei pochi sono tutti lavoratori che lavorano all’interno dell’azienda senza esserne dipendenti diretti, ma alle dipendenze di aziende appaltatrici.

L’OSSERVATORIO NAZIONALE MORTI SUL LAVORO nel report ha elencato i MORTI SUI LUOGHI DI LAVORO nelle Regioni e Province escludendo i morti per covid ed escludendo i morti in itinere e sulle strade che sono invece da considerare a tutti gli effetti morti sul lavoro nel 2021: Lombardia 78 Milano (15), Bergamo (15), Brescia (15), Como (3), Cremona (2), Lecco (3), Lodi (1), Mantova (3), Monza Brianza (3), Pavia (9), Sondrio (4), Varese(4)

CAMPANIA 70 Napoli (22), Avellino (12), Benevento (6), Caserta (13), Salerno (17)

TOSCANA 55 Firenze (12), Arezzo (2), Grosseto (4), Livorno (3), Lucca (6), Massa Carrara (3), Pisa‎ (9), Pistoia (10), Siena (3) Prato(3)

EMILIA ROMAGNA 53 Bologna (6), Rimini (4) Ferrara (5) Forlì Cesena (4) Modena (10) Parma (7) Ravenna (5) Reggio Emilia (10) Piacenza (1)

PIEMONTE 53 Torino (17), Alessandria (11), Asti (3), Biella (2), Cuneo (17), Novara (1),Verbano-Cusio-Ossola() Vercelli (1)

VENETO 51 Venezia (7), Belluno (2), Padova‎ (14), Rovigo (1), Treviso (12), Verona (6), Vicenza (8) LAZIO 40 Roma (22), Viterbo (2) Frosinone (7) Latina (6) Rieti (3)

CALABRIA 34 Catanzaro (7), Cosenza (16), Crotone (2) Reggio Calabria (5) Vibo Valentia (3)

PUGLIA 32 Bari (6), BAT (4), Brindisi (4), Foggia (4), Lecce (7) Taranto (7) SICILIA 30 Palermo (4), Agrigento (5), Caltanissetta (), Catania (5), Enna (1), Messina (6), Ragusa (8), Siracusa (1), Trapani‎ ()

ABRUZZO 28 L’Aquila (5), Chieti (11), Pescara (1) Teramo (10)

TRENTINO ALTO ADIGE 24 Trento (9) Bolzano (15) MARCHE 22 Ancona (4), Macerata (4), Fermo (1), Pesaro-Urbino (7), Ascoli Piceno (6) Fermo

FRIULI VENEZIA GIULIA 15 Pordenone (2) Trieste (2) Udine (9) Gorizia (2)

SARDEGNA 15 Cagliari (4) Carbonia-Iglesias (), Medio Campidano (1), Nuoro (6), Ogliastra (), Olbia-Tempio (), Oristano (1), Sassari (2).Sulcis iglesiente () UMBRIA 9 Perugia (7) Terni (2)

BASILICATA 9 Potenza (6) Matera (3) Molise 6 Campobasso (2) Isernia (4).

LIGURIA 7 Genova (3), Imperia () La Spezia (2), Savona (2)

VALLE D’AOSTA (3)

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