Categoria: LAVORO E SALUTE

ALESSANDRIA. LAVORATORI A PROCESSO COME CRIMINALI PER AVER DIFESO IL POSTO DI LAVORO.

un presidio di protesta è stato organizzato dai lavoratori e i sindacalisti del SiCobas del comparto della logistica davanti al Tribunale di Alessandria.0

Una manifestazione di protesta è terminata in un procedimento penale a carico di 54 lavoratori e militanti del sindacato SiCobas che parteciparono alle proteste scoppiate tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018 fuori dal magazzino In’s Mercato del polo logistico di Torre Garofoli a Tortona.

Il processo contro 54 lavoratori e militanti sindacali è iniziato il 17 settembre 2021, ma i difensori dei lavoratori, accusati di manifestazione non autorizzata e resistenza a pubblico ufficiale, hanno sollevato eccezioni procedurali e vizi di forma per la posizione di alcuni e su cui il giudice si è riservato di decidere nei prossimi giorni.

I lavoratori, i colleghi e militanti del sindacato SiCobas durante l’udienza hanno organizzato una manifestazione pacifica davanti al Palazzo di giustizia di Alessandria mentre dal sindacato hanno spiegato che: “È stata una manifestazione pacifica con una grande dispiegamento di lavoratori in cui abbiamo affrontato l’infondatezza delle accuse mosse nei confronti dei 54 lavoratori: non erano dei criminali, stavano scioperando. Una scelta che era stata necessaria ma nonostante la vertenza sia finita adesso è iniziato il processo. Si sentono presi in giro”.

Il sindacato ha proseguito spiegando che la mobilitazione durò molti giorni e molte notti, in cui i lavoratori incrociarono le braccia per rivendicare i loro diritti e a alla base delle proteste le motivazioni furono molte: i ritardi dei pagamenti degli stipendi, i ticket mensa, episodi di discriminazione nel magazzino e infine il mancato rinnovo del contratto di un collega precario. ma nonostante le lotte dei lavoratori, durante la pandemia le condizioni nel polo logistico non sono migliorate e si i registrano ancora discriminazioni razziali e antisindacali.

Motivi per i quali le mobilitazioni proseguiranno domenica a Bologna insieme a lavoratori e delegati di altri settori per preparare insieme lo sciopero generale dell’11 ottobre, che si terrà nel polo logistico di Tortona e nella provincia di Alessandria. 

ALESSANDRIA. AMAG E ALEGAS, SINDACATI PREOCCUPATI PER LE OO.SS.

COMUNICATO STAMPA

Le OO.SS. della Filctem – Cgil, Femca – Cisl e Uiltec – Uil a fronte dell’accelerazione avvenuta nel mese di agosto sulla procedura di selezione del partner industriale per la società controllata Alegas hanno chiesto nei giorni scorsi di anticipare l’incontro già programmato per la fine di settembre con la direzione del Gruppo AMAG .

Le segreterie nelle riunioni precedenti hanno sempre espresso la loro preoccupazione in merito ad eventuali operazioni di modifiche dell’Asset della società e richiesto garanzie a tutela dell’occupazione nella sua interezza e per le prospettive dell’intera società .

L’azienda Amag nella sua totalità rappresenta per il territorio di Alessandria un’importante realtà a cui fanno capo molti servizi forniti alla popolazione, tra cui anche lavoratrici e lavoratori del gruppo , ed è necessario avviare un confronto in tempi congrui affinché ci sia tempo e modo per definire un percorso condiviso e partecipato e che, qualunque sia la scelta che verrà adottata , fornisca le necessarie garanzie rispetto alle ricadute che questa potrebbe avere.

Alessandria , 0 3 /0 9 /2021

LA FILCTEM – CGIL LA FEMCA – CISL UILTEC – UIL

ALESSANDRIA. AUMENTANO IN ITALIA LE MORTI BIANCHE SUL LAVORO.

Un uomo di 63 anni, che si dedicava all’attività nel tempo libero, durante il lavoro di sostituzione di un tubo nel comune di Castelletto Merli con il trapano ha urtato il tubo dell’acqua provocando un corto circuito che lo ha fulminato.

Sul luogo dell’incidente sono intervenuti i carabinieri e la Croce rossa, che hanno solo potuto constatare il decesso.

In uno scatolificio, cartoni e packaging, a Camposanto in provincia di Modena, una donna di 41 anni, Laila El Harim, ha perso la vita in un incidente sul lavoro avvenuto mentre era al lavoro nell’azienda Bombonette.

La vittima, originaria del Marocco, ma residente in Italia, dia primi accertamenti è rimasta incastrata in una fustellatrice, grosso macchinario per confezionare dolci.

Laila residente lascia una figlia di quattro anni e il compagno.

L’intervento immediato dei vigili del fuoco e i sanitari del 118 non è servito a salvare la donna. I carabinieri e la medicina stanno operando per accertare i motivi dell’incidente e per ricostruire l’accaduto.

L’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha avviato un’attività ispettiva per valutare i profili di competenza, prevenzione e sicurezza sugli ambienti di lavoro, che consenta di determinare le cause e le responsabilità dell’accaduto. Nelle operazioni sono coinvolti l’Ispettorato Territoriale di Modena, il Servizio prevenzione e sicurezza ambienti di lavoro della Asl e i carabinieri del Comando provinciale di Modena.

Un bracciante agricolo di 27 anni, Camara Fantamadi, impiegato in un campo di pomodori a Tuturano, frazione in provincia di Brindisi dove vivere col fratello da Eboli è morto mentre era di ritorno a casa in bicicletta quando è stato colto da malore ed è morto sul ciglio della strada dopo una giornata di lavoro sotto il sole cocente a raccogliere pomodori.

Il sindaco della città, Riccardo Rossi, in seguito all’incidente ha firmato un’ordinanza in cui viene disposto il divieto assoluto di svolgere lavoro agricolo nei campi dalle 12 alle 16.

Il divieto in vigore dal 28 giugno al 31 agosto verrà applicato ogni volta che l’Inail indicherà il “rischio alto” di temperature elevate nel territorio.

La manomissione di un quadro elettrico ha causato la morte di Luana D’Orazio, una ragazza di 22 anni, vittima di un incidente sul lavoro il 3 maggio scorso in un’azienda tessile di Montemurlo, in Toscana.

La conferma dopo la perizia effettuata sul macchinario.

La manomissione della saracinesca di protezione che avrebbe consentito il funzionamento automatico dell’orditoio anche nel caso non fosse abbassata e al quale stava lavorando Luana e in particolare il pulsante di avvio, che sarebbe dovuto essere inattivo a saracinesca alzata, avrebbe funzionato lo stesso.

L’ipotesi della manomissione frutto di una strategia messa in atto per aumentare la produttività ed evitare rallentamenti al lavoro causati dai sistemi di sicurezza.

Ma la tesi che i sistemi di sicurezza dei macchinari della ditta di Montemurlo fossero stati manomessi per funzionare anche con i cancelli di protezione alzati era stata avanzata dalle prime fasi delle indagini della Procura di Prato che ha indagato sul caso.

Nel mese di maggio era stata fatta una perizia sul macchinario gemello a quello a causa del quale è morta Luana e nell’avviso di accertamento tecnico della procura c’era scritto che gli indagati: “rimuovevano dall’orditoio la saracinesca protettiva, ovvero un meccanismo destinato a prevenire infortuni sul lavoro”.

Nel fascicolo aperto dai pm sono stati contestati i reati di omicidio colposo e di rimozione o omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro.

Un altra vittima e altra morte sul lavoro a Torbole Casaglia, una località in provincia di Brescia, è un operaio di 50 anni precipitato nel vuoto in una botola mentre stava pulendo un condotto nella fonderia dove lavorava.

I colleghi dell’uomo hanno dato l’allarme, hanno provato a rianimare l’uomo morto sul colpo.

Le indagini dovranno fare chiarezza sulla dinamica dell’incidente, se ci sono delle responsabilità da parte dell’azienda e se tutte le misure di sicurezza sono state rispettate.

PADOVA. OPERAI RIDOTTI IN SCHIAVITU’, DODICI ORE DI LAVORO A 4,50 EURO ALL’ORA, PICCHIATI, DERUBATI DEL CELLULARE E LEGATI.

L’ennesimo caso di caporalato in Veneto, da Lavis a Padova, dove un gruppo di operai pakistani sono stati ridotti in schiavitù per lavorare 12 ore al giorno per 4,50 euro all’ora nella Grafica Veneta.

le terribili le condizioni di lavoro in cui sono stati coinvolti una ventina di pakistani assunti da una società trentina per essere impiegati in Veneto nella logistica.

Arrestati 5 connazionali

Gli operai venivano sfruttati con turni da 12 ore pagati a 4,50 euro all’ora, picchiati, legati e derubati di documenti e cellulari se osavano ribellarsi. 

Vivevano ridotti in schiavitù una ventina di lavoratori pakistani dipendenti di un’azienda di Lavis, la Bm service, che si occupa del confezionamento di prodotti editoriali. 

La manodopera veniva impiegata nei magazzini di Grafica Veneta e secondo gli inquirenti i vertici del colosso dell’editoria di Trebaseleghe erano a conoscenza delle condizioni di lavoro. 

L’amministratore delegato e il responsabile della sicurezza sono finiti ai domiciliari mentre sono stati associati al carcere per il reato di caporalato 5 cittadini pakistani, i due proprietari della società di Lavis e i loro fedelissimi. 


Il procuratore di Padova Antonio Cappelleri ha illustrato le terribili i dettagli sulla vita dei lavoratori, molti dei quali venivano prelevati all’alba appena arrivati in Italia, portati in due abitazioni nelle vicinanze dell’azienda in Veneto, dove vivevano ammassati e sorvegliati.

PRESIDIO DINANZI AL COMUNE DI TREBASELEGHE:

Un presidio di protesta è stato organizzato per oggi, Sabato 31 luglio dalle ore 11, dinanzi al municipio di Trebaseleghe da parte delle forze politiche, organizzazioni sindacali, associazioni e persone che condividono l’indignazione e la rabbia, per:

  • esprimere tutta la solidarietà ai lavoratori che hanno subito minacce, attacchi violenti, e continue intimidazioni;
  • condannare il caporalato e il crescente sfruttamento dei lavoratori, l’attacco ai diritti ed alle  tutele, tutti fenomeni che in Veneto si espandono come e più che nel resto del Paese.

L’Ad e il responsabile della direzione tecnica di Grafica Veneta sono finiti agli arresti domiciliari perché direttamente coinvolti in una vicenda di sfruttamento e caporalato a danno di lavoratori pakistani.

Gli esponenti di Rifondazione Comunistal el forze politiche e i sindacati non sono per nulla stupiti.

Da molto tempo sapevano che lo sviluppo dell’azienda di Trebaseleghe aveva come asset strategici della sua crescita forti legami con la politica e lo sfruttamento intensivo del lavoro.

I primi sono ampiamente noti.

Non si contano le esternazioni di plauso di Luca Zaia a favore di Grafica Veneta, sempre indicata come eccellenza veneta, così come è nota la vicenda ingloriosa delle mascherine prodotte nella primavera scorsa e presentate in conferenza stampa a Marghera, con grande orgoglio dal presidente del Veneto come prodotto della creatività della imprenditoria regionale.

Sulle condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori-spiegano- abbiamo avuto spesso notizie frammentarie e reticenti, purtroppo, a causa della paura di chi temeva, denunciando, di perdere il lavoro.

Vediamo, però ancora una volta squadernata la logica predatoria di larga parte della borghesia veneta che ha costruito le sue fortune sullo sfruttamento intensivo del lavoro e del territorio con la complicità di larga parte della politica che ha permesso, per legge, lo smantellamento delle tutele delle lavoratrici e dei lavoratori e ha favorito la speculazione immobiliare che ha generato un consumo di suolo insostenibile.

Alla Grafica Veneta, come alla Fincantieri, in agricoltura, nelle attività di servizio, nella logistica, in molte attività produttive, la intermediazione di manodopera permette di imporre ai settori più deboli del mercato del lavoro – donne, giovani e immigrati – condizioni di lavoro indicibili e salari da fame.

ROMA. LAVORO NERO: 32 FATTORINI SFRUTTATI IN NERO, DATORI DI LAVORO SANZIONATI.

Le Fiamme Gialle hanno individuato 32 rider impiegati “in nero”, tra il centro storico e la zona nord della Capitale, nel corso di un piano straordinario di controlli condotto dai Finanzieri del Comando Provinciale di Roma, che hanno verbalizzato in via amministrativa i 21 datori di lavoro da cui dipendevano.

Le Fiamme Gialle del 3° Nucleo Operativo Metropolitano, in concomitanza con il notevole incremento delle consegne a domicilio di pizze, pasti e bevande avvenuto negli ultimi mesi a seguito delle misure di contenimento della pandemia disposte dal Governo, hanno intensificato il controllo nelle principali rotabili della Capitale, specie nelle ore serali, per verificare la regolare assunzione dei fattorini da parte dei datori di lavoro.

Gli approfondimenti svolti dai finanzieri hanno appurato che i rider erano impiegati da esercizi commerciali: ristoranti, pizzerie e rosticcerie, ma in difetto della prescritta comunicazione telematica al Sistema Informativo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Nella maggior parte dei casi i fattorini utilizzavano biciclette, monopattini elettrici e scooter pur essendo privi di ogni tutela in caso di infortunio.

Al termine dell’operazione i militari hanno comminato agli esercenti la c.d. “maxi-sanzione” per un importo complessivo di oltre 800.000 euro, suscettibile di riduzione in caso di regolarizzazione dei lavoratori.

Nel corso degli accertamenti è stato accertato che 5 fattorini percepivano il “Reddito di Cittadinanza” facendo scattare la segnalazione all’I.N.P.S. per l’adozione dei provvedimenti di competenza.

L’operazione testimonia l’impegno della Guardia di Finanza di Roma a salvaguardia dell’economia legale e nel contrasto delle condotte illecite che sottraggono introiti all’Erario.(fonte G. di F.)