Categoria: FIRST TIME di Germana Blandin Savoia

FIRST TIME di Germana Blandin Savoia. SALONE DEL LIBRO DI TORINO: LA LIBERAZIONE DEL CAMPO DI AUSCHWITZ

FIRST TIME di Germana Blandin Savoia

Dietista autrice blogger

LA 5 GIORNI DEL SALONE DEL LIBRO DI TORINO 2018

Giorno 10 Maggio: primo giorno.

Ore 12,30 Sala Azzurra

La liberazione del Campo di Auschwitz

raccontato dall’ ex deportato Sig. Bogdan Bartnikowski.

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La sala si sarebbe riempita all’inverosimile se le regole per la sicurezza lo avessero consentito. E sarebbe stato giusto perché parlare oggi di internamento in un campo di prigionia e del lungo viaggio che ciascuno dei prigionieri ha patito è ancora importante e fondamentale non perdere la memoria di chi l’ha vissuto.

 

Prima dell’arrivo dei russi le SS bruciarono quasi tutti i documenti che erano testimoni delle loro nefandezze. Tuttavia il centro documentale del Museo di Auschwitz ha eseguito un importate lavoro di raccolta di tutto ciò che è rimasto, perché molti documenti e foto sono state recuperate ed ora costituiscono un libro degno di nota.

 

Poi il Sig. Bodgan inizia a parlare:

“Sono nato a Varsavia nel 1932 avevo dodici anni quando sono stato deportato. Era l’1/8/1944 quando ci fu l’insurrezione in Varsavia contro l’occupazione tedesca. La risposta non si fece attendere gli abitanti dovevano essere sterminati: così era deciso. Le munizioni non erano però sufficienti, restavano ancora 600 mila abitanti e quindi furono deportati. Dapprima in un campo provvisorio e poi un lungo viaggio senza conoscere la meta dal 10 all’11 agosto 1944. Faceva molto caldo nei vagoni di ferro chiusi quasi ermeticamente, il tanfo emanato aumentava, chi provava ad aprire veniva fucilato immediatamente dalle guardie. Poi si seppe il nome della destinazione era Auschwitz, un nome a noi sconosciuto, che però divenne impresso nelle nostre menti.

Il cancello della morte ci attendeva e il treno lo varcò.

Nella penombra scorgemmo due altissimi camini, il fumo che diffondevano era acre e rendeva impossibile il respirare. Noi non lo sapevamo ancora, ma stavano bruciando in quel momento gli ebrei ungheresi e gli zingari.

 

Scesi dal convoglio, ci fu la prima selezione: gli uomini da un lato, dall’altro donne e bambini. Erano le prime ore notturne del 12/8/1944 e quello era il primo treno che portava gli insorti di Varsavia.

Il mio numero è: 192731.

Capii dopo alcuni giorni che questo era il mio numero di riconoscimento. Eravamo 5000 di cui 500 bambini di Varsavia ammassati lì in quel momento. L’appello veniva fatto ogni giorno eravamo 150 ragazzi ordinati in fila x 5.

 

Inizia la vita nel campo, diversa da quella che avevamo solo pochi giorni prima. Con indosso una sola casacca, sporco e le scarpe che avevo conservato dalla mia vita precedente. Privo di tutto, privo degli affetti, così tutti gli altri, avevamo lasciato padre, madre, fratelli.

 

Il nostro gruppo era formato da ragazzi che avevano dai 10 ai 15 anni.

Chiedevamo al Kapò il motivo per cui ci trovavamo lì e cosa avevamo fatto di male.

La risposta: < Da qui si esce solo attraverso il camino >.

Ma la speranza non moriva, gli adulti ce la fornivano e noi credevamo in loro, sapevamo che un giorno saremmo usciti vivi.

Ci aspettava una razione giornaliera di 2 etti di pane, ½ litro di zuppa composta da una brodaglia priva di nutrimenti dove galleggiavano foglie di cavolo, e del tè blando. Ma i Kapò ci derubavano del pasto e parte di ciò che ci era destinato. Gli adulti che venivano a trovarci ci davano del cibo a compensare, inoltre ci chiedevano se i kapò ci facessero oltraggio o venissimo picchiati e quando li indicavamo, i kapò erano linciati dagli adulti.

 

Non venivamo utilizzati per lavori pesanti, però eravamo utilizzati solo per un’attività: sostituivamo i cavalli da tiro. Eravamo utilizzati come cavalli attaccati al carro per il trasporto interno del campo. Eravamo animati dalla speranza che con quel carro saremmo andati nel campo femminile per incontrare le nostre mamme. Fortunatamente per noi le donne non furono portate al lavoro mattutino e si trovavano nel campo proprio quel mattino lì, tre mesi dopo potei abbracciare la mia mamma e fu per me la gioia più grande.

Nel gennaio 1945 i tedeschi trasferirono donne e bambini in altri campi in prossimità di Berlino. Fummo deportati in un campo di lavoro forzato con mia madre a lavorare per rimuovere le macerie ogni qual volta si formavano. Lavoro duro sotto le continue incursioni aeree.

 

La consapevolezza però che la guerra era sul finire e la gioia di essere usciti da Birkenau ci accompagnava. Eravamo in un campo a Nord Est di Berlino, il 22/4/1944 fummo liberati, quasi per primi. Potevamo quindi tornare a casa anche se il viaggio durò diverse settimane, a piedi e sui carri, ma ritornammo a Varsavia. La nostra casa era inagibile, il nostro appartamento nel condominio era andato completamente incendiato e mio padre era morto in una delle battaglie dell’insurrezione.

 

Così finì la mia erranza durante la guerra. Certo è che io e i miei compagni del Lager non siamo mai usciti da quel campo che ci accompagnerà fino alla fine della nostra vita!”.

 

Al termine della sua testimonianza l’ho raggiunto sul palco, ringraziato e l’ho pregato di continuare a parlare ai giovani perché comprendano, e perché non si abbiano mai più a ripetere le atrocità dei campi di sterminio. Congedandomi gli ho chiesto come ricordo una foto, come fosse mio nonno che ha attraversato le pagine della nostra storia appena trascorsa.

Alla gentile traduttrice indicando lo slogan del salone del libro di quest’anno ho comunicato che quest’articolo s’intitola:

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“UN GIORNO, TUTTO QUESTO, E’ ACCADUTO”.

FIRST TIME. I MIGLIORI VINI ITALIANI.

FIRST TIME di Germana Blandin Savoia
Dietista autrice blogger

I MIGLIORI VINI ITALIANI 4-5-6-MAGGIO 2018

germana vini 05 05 2018 Torino
Le languide colline creano un paesaggio unico al mondo, disposti in filari i vitigni su di esse formano trapezi e poi triangoli e rettangoli che intervallati da chiari sentieri ci inducono a pregustare il nettare che dai ricchi acini d’uva riempiranno i nostri calici.
E’ con piacere che rinnovo la mia visita all’evento presso il salone delle Feste dei Principi di Piemonte in Torino dove i Migliori Vini Italiani vengono premiati. La rassegna comprende 30 espositori del Piemonte, Liguria e Val d’Aosta che mettono a disposizione circa 150 etichette. Organizzato dal Dott. Luca Maroni, con il contributo di Claudia Caporale, che ha scelto ancora Torino, per valorizzare questo enorme patrimonio chiamato Vino.
Non sto a raccontarvi del disciplinare, o della sostenibilità ambientale, voglio invece raccontarvi delle storie delle famiglie che s’intrecciano con i terreni in cui sono vissuti e vivono tuttora, e dove anno dopo anno, tutti si sono presi cura con rispetto e onestà nel coltivare con l’amore che contraddistingue queste persone, i loro appezzamenti.
Mi soffermo su tre case produttrici, ogni anno differenti.
Questa volta tocca alla famiglia Balocco che dal 1878 si dedica alla viticoltura con l’etichetta: “Collina San Ponzio”, contraddistinta dallo stemma in cui una semi corona di alloro custodisce un armigero dallo scudo crociato bianco in campo rosso. Ma al di là di questa descrizione ci riceve un giovane che con esaurienti parole ci conduce nella sua terra dove i rossi la fanno da padrone e fra i bianchi assaggiamo un fantastico Roero Arneis Docg. Ci fa piacere sapere che lui è uno dei due fratelli, giovanissimo, che porta in alto i suoi vini e ci spiega come le moderne tecniche aiutano a preservare l’aroma tipica delle sue uve.
E sempre di tecnica ci continuiamo ad occupare con i titolari dell’azienda della famiglia Olivero che dal 1950 inizia con una produzione mista di frutteti, vigna e campi di cereali, per poi dedicarsi solo alla vigna nel 1970. Moglie e marito che insieme si occupano della gestione della “Antica Cascina dei Conti di Roero” dove assaporiamo uno Spumante Extrabrut San Giovanni Millesimato, degno della tavola di un re! Peccato che Luigi XIV non sia un contemporaneo, perché sicuramente ne avrebbe goduto delle piccole bollicine che risalgono le coppe offerte, insieme ai suoi innumerevoli ospiti.
Bello vedere la sinergia di questi due coniugi volti ad avere solo il meglio dalle loro terre, e che unite con la saggezza delle novità introdotte, accrescono la particolarità dei prodotti da offrire ai clienti.
Ultima degustazione, un’azienda che produce in Piemonte dal 1887, si tratta della “Tre Secoli”, dove il direttore generale in persona Elio Pescarmona, nonché enologo e titolare, ci ha illuminato sulla sua produzione. Abbiamo imparato ad esempio che nel mondo sono solo 1000 gli ettari coltivati a Brachetto e la sua azienda ne possiede 104! Non male! Dalle sue parole traspare l’orgoglio di appartenere ad una famiglia che affonda le radici all’ombra dei pampini e dentro le botti o le barrique affina la sua anima gentile che si schiude in ogni bicchiere di vino rosso o bianco che offre agli astanti.

Ma poi non si parla solo di cantine e cantinieri, ma del cibo e della vita che abbiamo vissuto e che stiamo vivendo, a questo si alternano in un piacevole dialogo persino i luoghi comuni in cui si è fatto il militare. Chi era “nel Genio” e chi era “negli Alpini” e le caserme di Cuneo e di Pinerolo riaffiorano fra le coppe riempite di un “Cuvée Rossa Roseé Brut” o di un “Acqui Docg Rosé Brut”. Il primo da uve Albarossa riposa 9 mesi in attesa di lanciare i suoi profumi nel bicchiere, il secondo da uve Brachetto di cui conserva l’amabile aroma e dopo lascia sgusciare moderne bollicine nel perfetto stile rosé.
Questo è tutto per quest’anno.
Ovviamente le cantine sono aperte alle visite durante le quali i proprietari vi illustreranno tutto quello che c’è da sapere e che per ovvi motivi di spazio sul giornale ho dovuto riassumere.
Quindi appuntamento al prossimo anno con altre novità da bere e sorseggiare insieme!

FIRST TIME di Germana Blandin Savoia: CONVEGNO SIPPS(Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale).

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CONVEGNO SIPPS

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Sabato 10 Marzo 2018 si è svolto l’annuale convegno SIPPS (Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale). Grande affluenza degli addetti ai lavori e non.

La Prof. Leandra Silvestro responsabile scientifico dell’evento ha dato modo ai presenti di partecipare ad un corso con un programma molto articolato. All’ordine del giorno questi temi: asma intrattabile, abbandono scolastico, gravidanze indesiderate – aborti, malattie sessualmente trasmesse, l’alimentazione nella pubertà. Ma come dietista voglio soffermarmi e condividere con voi di quanto ci ha parlato la Prof. Elvira

Verduci:“Il fabbisogno nutrizionale nel primo anno di vita”.

La relatrice – ricercatore medico pediatra presso l’Unità Operativa di Pediatria ASST Santi Paolo e Carlo,Dipartimento di Scienze della Salute, Università di Milano- si è soffermata sulle richieste energetiche e i macronutrienti (proteine, carboidrati, lipidi) e ci ha aggiornato sulle nuove direttive LARN 2014. (Livelli di Assunzione di Riferimento ed Energia per la popolazione). Importante è vedere come sono diminuite le

quote del fabbisogno proteico in tutte le fasce di età rispetto a quanto veniva raccomandato in precedenza.

Questo in parole povere significa che bisogna far capire ai genitori che i bambini non vanno sovralimentati: se il bambino non mangia tutta la pappa non bisogna dargliene altra.

Altra particolare attenzione occorre sulle bevande zuccherate. Uno studio recente ha dimostrato che già nei primi mesi di vita ossia ai lattanti vengono somministrate in modo frequente bevande zuccherate. E’ ormai ampiamente acclarato che l’assunzione di tali bevande si associa allo sviluppo di obesità in età pediatrica per il loro alto contenuto calorico. Inoltre favorisce il rischio di diabete, sindrome metabolica e patologie

cardiovascolari.

Così come lo zucchero aggiunto fa male, dobbiamo mettere in evidenza che un consumo precoce del sale fa male.

Allora cosa dobbiamo dire alle mamme?

Se il bambino ha sete: deve bere solo acqua. Quando si arriva allo svezzamento non aggiungere sale a random alle pappe perché è deleterio: alleverete un probabile malato!

Questi concetti di buona e sana alimentazione vengono ribaditi più volte ma pare abbiano scarso seguito,quindi insisto nello scriverlo e sottolinearlo perché se mangiamo sano sin da piccoli conserveremo il nostro organismo più a lungo, ma soprattutto lo conserveremo sano!

Alla prossima

TORINO.FIRST TIME di Germana Blandin Savoia: FESTIVAL DEL GIORNALISMO ALIMENTARE.

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Festival del Giornalismo Alimentare Torino
Appunti del g. 23/02/2018

fest giorn alim 23 02 2018

Cominciamo a parlare della carne di fronte alla sfida dell’informazione.
Interessante sempre imparare qualcosa di nuovo. Le mucche del Piemonte di razza Coalvi vengono monitorate dalla tecnologia israeliana, dove un’azienda leader nei sistemi di rilevamento a distanza dei parametri biomedici è in grado di offrire un controllo continuo e preciso sulla salute degli animali. Si arriva addirittura a stabilire il momento ottimale per l’inseminazione e con questo dico tutto. Certo per chi non è del mestiere questi risultati appaiono altisonanti ad esempio quando il sistema avvisa l’allevatore che è giunta l’ora del parto con una chiamata sul suo telefono. Tutti questi vantaggi contribuiscono a rendere più serene le vacche e chi le alleva.
Nella sessione successiva si è parlato delle etichette e consumatori: dalle buone intenzioni alla confusione. Le etichette alimentari sono normate dal Regolamento UE 1169/2011, quindi dovrebbero essere facilmente leggibili e in grado di fornire gli elementi necessari alla scelta del prodotto da acquistare. La realtà però ci pone davanti a stravaganze che non dovrebbero esserci come ci ha spiegato la Dott.ssa Manila Bianchi dell’Istituto Zooprofilattico di Torino. Esposizione perfetta che ci ha aperto gli occhi sulla complessità di un’etichetta! Fra i “con” e gli annunci dei “senza” i consumatori sono bombardati da una serie di proclami che invece di fare chiarezza provvedono solo a confonderli.
Poi sono state presentate le nuove frontiere del cibo: gli insetti come alimento. Ho assistito all’accademia del disgusto, anzi: all’accademia del nostro disgusto. Proporre come valida alternativa per salvare il pianeta e i loro abitanti, inducendoli a consumare grilli e cavallette mi ha fatto passare l’appetito. E’ inutile che mi abbiano indorato la pillola ponendo a confronto il consumo dell’acqua per allevare animali da carne e allevare insetti! Ognuno è libero di mangiare ciò che vuole. Di mangiare in sano equilibrio come dice la voce dieta ossia il nutrirsi bene, sano e giusto. O di ingrassare a dismisura e incorrere nelle più gravi malattie come diabete e in gravi problemi di deambulazione ecc. Ma a parte questo chi mi dice che se mangio farine di camole o di larve contribuirò a salvare la terra, visto che non abbiamo dati storici da consultare? Chi mi dice che alimentarmi con ciò che non mi è consono sia indicato per il mio organismo? Futuri studi magari indicheranno che non era la strada giusta eppure l’abbiamo intrapresa perché era di tendenza. Ora è appurato che l’uomo è onnivoro, poi ognuno sceglie, c’è chi diventa vegetariano, chi diventa vegano e chi diventerà insettivoro. Ma gli insetti staranno a guardare? Non credo. Metti che ci sarà una rivoluzione, metti che decidano di estinguersi anzi tempo, allora di che si ciberanno questi uomini che hanno creduto in questo strano futuro? Meno male che la cosa non mi riguarda, ma come si dice a Napoli: “Stat’ve accuorti!”.
L’ora del pranzo quando è gratis è sempre un caos. Però se poi il cibo è leggermente immangiabile e non ci sono più bevande perché non si è tenuto conto del numero degli avventori allora mi scade proprio questo festival… del giornalismo… non di fogli di carta stampata vivono questi individui, perché devono dare calorie al loro cervello per forgiare nuove parole destinate a nuovi articoli. Quindi per quanto mi riguarda ho ingurgitato solo due pezzi di asparago di circa tre centimetri ciascuno. Sicuramente troppo poco. Ma al di là di questo, spero che il prossimo anno ci sia un vero ristorante che ci nutra e ci possa indurre a scrivere dei pezzi più appetibili per ognuno dei nostri lettori. Oltre questo obiettivo solo per il puro dire del vero, ritengo sia stato interessante partecipare ai successivi incontri con blogger del cibo, alimentaristi e comunicatori seriali in cui è stato possibile interagire in un confronto aperto a tutti e dove sul tavolo sono emerse le criticità del settore e dove si è raccontato di realtà diverse perché provenienti da culture differenti ma tutti uniti nell’asserire la grande importanza del mangiare, sano e bene. L’eccellenza italiana è ancora una volta riconosciuta ed esportata nel mondo perché noi siamo quello che mangiamo, noi siamo il meglio e gli altri lo sanno… eccome lo sanno.
Cibo italiano, cibo che nutre il corpo e appaga la mente, il cibo è arte e l’arte è l’Italia.

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