Categoria: FIRST TIME di Germana Blandin Savoia

FIRST TIME di Germana Blandin Savoia.SALONE DEL LIBRO DI TORINO 2018, PIERO ANGELA-UN MITO

FIRST TIME di Germana Blandin Savoia
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PIERO ANGELA – UN MITO –
31° Salone del Libro di Torino 2018, una coda chilometrica lungo tutta la galleria attendeva per ascoltarlo e sicuramente non tutti saranno riusciti ad entrare in Sala Gialla.

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Dal canto mio, l’ho atteso al di fuori della struttura per cogliere gli attimi prima della sua “Lectio Magistralis”.
Un uomo di quasi novant’anni che si proietta con la mente verso il 2050 e ci apre e illustra i futuri scenari del mondo e della vita adeguando il suo linguaggio a chi lo deve ascoltare. Perché lui il più grande divulgatore scientifico ha sempre ancora l’intuito di un ragazzo e fra i giovani ama esplicitare il suo sapere.
Di recente collabora con il “Poli” di Torino in un progetto che accoglie insieme a lui delle menti brillanti che portano ai futuri ingegneri quello che sui libri non c’è ma che va imparato perché la vita non è solo fatta di libri e di formule da applicare, perché la vita è scoperta, è preparazione, intuizione e divulgazione. I migliori alunni, circa 400, del Poli sono coinvolti in questo esperimento. Ma tutto è in streaming al fine di poter
estendere a tutti gli interessati gli argomenti trattati. Tale iniziativa ha suscitato notevole interesse anche delle altre università italiane.
“Una stimolante esperienza che aprirà le menti al percorso della vita” ci spiega ancora Piero Angela, “Le menti devono essere aperte ma occorre sempre conservare lo spirito critico altrimenti cade il cervello!”.
Nel senso che occorre sempre analizzare con il proprio sapere.
Ad esempio non credere a tutti quei fenomeni come il paranormale dove di paranormale non c’è nulla e tutto può essere spiegato e chiarito perché sono solo giochi di prestidigitazione. Anche Gustavo A. Rol viene
citato, ci racconta Piero Angela che per ben due volte è stato a casa del grande Rol. Ogni volta è stato deluso. I giochi non riuscivano. E a proposito di Rol una carrellata di testimonianze sullo stesso esperimento
condotto non rivelavano mai una concordanza di idee e di pensieri. Tutti gli astanti riportavano diverse versioni pur avendo assistito alla stessa cosa!
Sono curiosa di leggere questo suo ultimo libro che è una rivisitazione con numerosissime pagine aggiunte rispetto alla prima edizione.
Auspico inoltre che il discorso appena concluso del nostro Ospite Piero Angela sia divulgato e tutti possano ascoltarlo perché le sue parole affascinano, attraggono, ci inducono a pensare e riflettere su quei concetti che pensavamo fossero in un certo modo, ma che oggi vediamo sotto altri punti di vista.

Piero Angela salone 2018
Grazie Piero per averci aperto la mente e gli occhi, per averci indotto a cercare oltre il visibile la verità e liberarci dai preconcetti che ci avevano travolti come una slavina per far posto in noi allo studio, alla preparazione, che ci renderanno più forti intellettualmente.

FIRST TIME di Germana Blandin Savoia. ALTRE FINESTRE SPALANCATE SUL SALONE DEL LIBRO DI TORINO 2018.

FIRST TIME di Germana Blandin Savoia
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ALTRE FINESTRE SPALANCATE SUL SALONE DEL LIBRO DI TORINO 2018

Andrea Di Stefano
Giovedì 10 Maggio 2018
Un programma personale, per oggi inizio con un elogio alla Lingua Piemontese che amo e so praticare quindi vado in Sala Arancio presso lo Spazio Piemonte dove il Sig. Andrea Di Stefano ha composto una grammatica e antologia in lingua Piemontese e nel dialetto di Biella. Tempo impiegato 7 anni. Un lavoro
faraonico per la complessità e la particolarità, che meriterebbe risonanza per l’impegno profuso dall’autore, invece purtroppo resterà reclusa nel suo territorio. Questa è la sua volontà. Nessuna libreria di Torino sarà fornita. Peccato perché Di Stefano ha fatto un lavoro notevole, direi da certosino, una vera
chicca per gli appassionati che meriterebbe sicuramente di essere diffusa e divulgata. Profusione di sostantivi e aggettivi accompagnati dai loro articoli durante la lenta presentazione, per non parlare dei
congiuntivi. Un lessico e una grammatica difficile e ardua, ma vale la pena cimentarsi. Ve lo assicuro!

Canavacciuolo (2) (1)
Termino la giornata con una piacevole passeggiata fra i piatti dello Chef Antonino Cannavacciuolo. Al di là delle spiegazioni tecniche, degli ingredienti, m’interessava osservare da vicino il personaggio pubblico. E devo dire che non ha deluso le mie aspettative. E’ un uomo mite e gentile, di quelli che si fa fatica ad incontrare al giorno d’oggi. Nonostante la grande pubblicità che ha, con la sua partecipazione ai programmi
televisivi, non si è montato la testa, ha i suoi piedi ben piantati a terra e nella realtà che viviamo. Ho molto apprezzato la sua disquisizione sul termine che usa per i suoi collaboratori, chiamandoli angeli. Ragazzi come li chiama lui che dalle 8 del mattino fino alla 1 del giorno seguente stanno con lui.
“Come si fa a non chiamarli Angeli?” – ci dice. “E’ come stare in famiglia, con dei fratelli”.
Poi porta l’attenzione del pubblico sul valore che dà al lavoro dell’Oste, cioè colui che abbraccia il cliente,che lo coccola, che lo soddisfa in tutte le richieste, anche le più strane o singolari, oltre le patologie tipo intolleranze o allergie alimentari.
Riflette sul senso di famiglia a tavola ed elargisce consigli su come far mangiare con dolcezza bambini e adulti. Le sue parole arrivano al cuore, quando ci parla della fiaba di Hansel e Gretel nella versione della sua nonna. Anche se radicato alle tradizioni rivisita piatti con la cura che si usa per crescere i suoi cuccioli. Non so quante stelle abbiano i suoi ristoranti, ma sono certa che i suoi fortunati avventori lo collocano in alto,
perché la sua gentilezza e cordialità ne fanno un grande, che sa tradurre attraverso i sapori, alle parole della vita di ogni giorno, in un percorso di cucina stellare la proposta del cibo in modo semplice, come lui è.

Sgarbi 2018
Domenica 13 Maggio 2018
Sala Blu ore 10,30 parla il Prof. Vittorio Sgarbi.
Arrivo tardi, giusto il tempo di una foto da pubblicare. L’argomento sicuramente era interessante come tutto ciò di cui si occupa Sgarbi. Quest’anno non ho potuto sentirlo.
La sua “Lectio Magistralis” si è svolta sabato 12 maggio in Sala Rossa in occasione del suo ultimo libro su “Il tesoro d’Italia” dove analizza il periodo “Dal mito alla favola bella, da Canaletto a Boldini”. Un percorso dell’arte attraverso la storia e geografia. L’itinerario questa volta parte da Venezia per arrivare a Roma e
risalire di nuovo l’Italia fino alla Toscana e poi in Emilia per approdare infine a Milano. Un giro che abbraccia un arco di tempo che inizia nella seconda metà settecento fino a giungere ai primi decenni del novecento in cui contempla circa 50 pittori.
E’ entusiasmante come sempre seguirlo nel suo viaggio e attraverso il suo sapere riusciamo ad imparare anche noi qualcosa di quel mirabile mondo che si chiama Arte!
Susanna Basso

L’appuntamento a cui non posso mancare è in Sala Professionali dove alle 15,00 ascolterò la mia amica Susanna Basso. Lei è fra le migliori traduttrici italiane. Nella prospettiva di Polonio arriviamo alle sue dissertazioni sul vincitore del premio Nobel per la Letteratura 2017: Kazuo Ishiguro scrittore giapponese naturalizzato britannico. Nato l’8 Novembre 1954 il mio stesso giorno di nascita, che questo sia un indizio di
un’eventuale premonizione? Scherzi a parte è interessante capire come i traduttori agiscano sulle parole,sui vocaboli, arrovellandosi fra sinonimi, fra anacronismi ecc. fino ad arrivare al termine della traduzione del libro stanchi come i lottatori di sumo ma entusiasti come i bambini quando scendono dalla giostra dove i cavallini salgono e scendono proprio come gli appunti, le frasi aggiunte, le accezioni tolte e poi
riconsiderate … e poi… direi un grazie agli autori invisibili che rendono possibile l’avvicinarsi ad autori così lontani sia geograficamente che per il loro idioma.
Lunedì 14 Maggio 2018

Vittorino Andreoli
Incontro con i pensieri del Prof. Vittorino Andreoli autore del “Silenzio delle pietre”.
Un libro la cui storia è ambientata nel 2028 ma che è terribilmente contemporanea.
Il protagonista fugge da una realtà che lo sta inghiottendo, si sente fagocitato dalla città e trova estremo rifugio in un luogo lontano dove regna il silenzio. Ascoltare il silenzio induce ad ascoltare il nostro io, riusciamo a sentire i nostri pensieri e ad analizzarli. Quel meraviglioso cervello che è in noi, che produce
costantemente le visioni a cui assistiamo, i suoni che possiamo sentire, gli odori, le sensazioni tattili, il gusto che assaporiamo, ma oltre ai cinque sensi dati, abbiamo facoltà enormi, chiamate sentimenti dove possiamo scavare e trovare dei tesori a noi sconosciuti. Il vivere in solitudine, dove la perfezione della natura emerge, può soddisfare interamente l’uomo privo di relazioni umane? E ancora: la lontananza dai
suoi simili, possono indurlo a cancellarne l’esigenza? Oppure spegne anche ogni sentimento la solitudine estrema?
Sempre molto interessanti i suoi argomenti che nei suoi romanzi simpaticamente appaiono e li apprezziamo perché scritti con tale freschezza di linguaggio che ci rapiscono ogni volta, facendoci scoprire quanto siano incredibili i nostri meandri cerebrali!

FIRST TIME di Germana Blandin Savoia. SALONE DEL LIBRO DI TORINO 201: INTERVISTA AGLI ESPOSITORI.

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SALONE DEL LIBRO DI TORINO 2018 – INTERVISTE –
Oggi 11 Maggio 2018 Venerdì – le domande:
1) In Tv stamattina Rai 1 ha definito questo Salone “internazionale”, Lei cosa ne pensa a riguardo?
2) Cosa suggerirebbe agli organizzatori se potesse?
3) Come giudica il suo transito al Salone del Libro per la sua Casa Editrice?
Le risposte di:
Giovanna Mancini Editore “Il Ciliegio” al PAD. 2 Stand M114
1) E’ vero. Torino è Torino!
2) Di essere più organizzato. Nel comunicato di allestimento degli stand l’orario era fino alle 20,00 invece alle 19,00 siamo dovuti uscire! Al mattino, il giorno dell’apertura era ancora tutto sporco.
Devo dire però è la prima volta che capita. Penso sia dovuto alla fretta organizzativa.
3) Oltre alla vendita, contano i contatti e qui ne abbiamo sempre molti: dall’ufficio stampa, al libraio,all’editore, alle agenzie letterarie, stampatori, illustratori e autori in cerca di un editore!
Dott.ssa Francesca Fazzi Editore “Maria Pacini Fazzi Ed.” al PAD. 1 Stand B60
1) E’ una grande opportunità l’International Book Forum. Direi proprio di sì.
2) Quest’anno io ritengo che il rientro di alcuni grandi editori vada valutato positivamente per Torino.
E questo va interpretato con successo. Però consiglierei agli organizzatori di tenere fede al mandato che riconosce l’attenzione alla piccola e media editoria. Quindi di non penalizzare i piccoli a discapito dei grandi. Ad esempio la conferma dello stand è arrivata tardivamente e questo ha inficiato il nostro lavoro organizzativo a caduta. Per la precisione una settimana prima del 10/05/2018 è troppo poco.
3) Il Salone di Torino è sempre un’opportunità per il confronto con il pubblico. Quest’anno sono particolarmente felice di essere qui anche perché Lucca Comix è ospite del Salone, perché anch’io sono lucchese. L’ultima uscita della Collana “Italiane” che presento è Rita Levi Montalcini, quindi una grande torinese, scritto da una torinese. E anche per questo sono contenta di essere qui.
He Qing – Kimmy per “China National Pubblications Import & Export Cooperation” al PAD. 3 Stand R22
1) Secondo me questo Salone è una bella occasione per noi per introdurre e mostrare la nostra cultura.
2) Dentro questa fiera si organizza già abbastanza, ma il modo di entrare e fare i controlli di sicurezza
devono migliorare. Ad esempio noi espositori non possiamo fare la fila di ½ o fino a 40 minuti per entrare.
3) Questo salone dà un’opportunità alla nostra Azienda di far conoscere e anche promuovere la collaborazione, quindi l’interscambio fra i due Paesi. Tante Case Editrici e tanti autori vogliono esplorare il mercato Cinese e questo anche per loro è una bellissima occasione.
Dott. Raffaello Avanzini Editore “Newton Compton Editori” al PAD. 2 Stand J71
1) E’ giusto. Sì, confermo. In tutti questi anni si è lavorato per questo. Un bello scambio per tutti all’estero.
2) Troppe cose. Meglio non rispondere.
3) Positivo. Facciamo il Salone dal primo anno. Positivo sempre per il pubblico e autori.
Grazie mille agli Editori per avermi concesso il loro prezioso tempo, senza aver chiesto loro un appuntamento come sarebbe dovuto, ma si sa il Salone del Libro è anche fermento.
Fermento di gente, ma soprattutto di idee, di parole colte o sussurrate, di risate dei bimbi e dei grandi, di gioia per vedere il proprio libro stampato o per sentire leggere i propri scritti.
E’ con questo spirito che posso aggiungere solo che è sempre bello partecipare perché ogni anno si conoscono nuove persone e questo è importante per tutti noi!

Kimmy salone libro 2018

 

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SALONE DEL LIBRO DI TORINO 2018 – INTERVISTE –
Oggi 11 Maggio 2018 Venerdì – le domande:
1) In Tv stamattina Rai 1 ha definito questo Salone “internazionale”, Lei cosa ne pensa a riguardo? 2) Cosa suggerirebbe agli organizzatori se potesse? 3) Come giudica il suo transito al Salone del Libro per la sua Casa Editrice?
Le risposte di:
Giovanna Mancini Editore “Il Ciliegio” al PAD. 2 Stand M114
1) E’ vero. Torino è Torino! 2) Di essere più organizzato. Nel comunicato di allestimento degli stand l’orario era fino alle 20,00 invece alle 19,00 siamo dovuti uscire! Al mattino, il giorno dell’apertura era ancora tutto sporco. Devo dire però è la prima volta che capita. Penso sia dovuto alla fretta organizzativa. 3) Oltre alla vendita, contano i contatti e qui ne abbiamo sempre molti: dall’ufficio stampa, al libraio, all’editore, alle agenzie letterarie, stampatori, illustratori e autori in cerca di un editore!

Dott.ssa Francesca Fazzi Editore “Maria Pacini Fazzi Ed.” al PAD. 1 Stand B60 1) E’ una grande opportunità l’International Book Forum. Direi proprio di sì. 2) Quest’anno io ritengo che il rientro di alcuni grandi editori vada valutato positivamente per Torino. E questo va interpretato con successo. Però consiglierei agli organizzatori di tenere fede al mandato che riconosce l’attenzione alla piccola e media editoria. Quindi di non penalizzare i piccoli a discapito dei grandi. Ad esempio la conferma dello stand è arrivata tardivamente e questo ha inficiato il nostro lavoro organizzativo a caduta. Per la precisione una settimana prima del 10/05/2018 è troppo poco. 3) Il Salone di Torino è sempre un’opportunità per il confronto con il pubblico. Quest’anno sono particolarmente felice di essere qui anche perché Lucca Comix è ospite del Salone, perché anch’io sono lucchese. L’ultima uscita della Collana “Italiane” che presento è Rita Levi Montalcini, quindi una grande torinese, scritto da una torinese. E anche per questo sono contenta di essere qui.

He Qing – Kimmy per “China National Pubblications Import & Export Cooperation” al PAD. 3 Stand R22 1) Secondo me questo Salone è una bella occasione per noi per introdurre e mostrare la nostra cultura. 2) Dentro questa fiera si organizza già abbastanza, ma il modo di entrare e fare i controlli di sicurezza devono migliorare. Ad esempio noi espositori non possiamo fare la fila di ½ o fino a 40 minuti per entrare. 3) Questo salone dà un’opportunità alla nostra Azienda di far conoscere e anche promuovere la collaborazione, quindi l’interscambio fra i due Paesi. Tante Case Editrici e tanti autori vogliono esplorare il mercato Cinese e questo anche per loro è una bellissima occasione.
Dott. Raffaello Avanzini Editore “Newton Compton Editori” al PAD. 2 Stand J71
1) E’ giusto. Sì, confermo. In tutti questi anni si è lavorato per questo. Un bello scambio per tutti all’estero. 2) Troppe cose. Meglio non rispondere. 3) Positivo. Facciamo il Salone dal primo anno. Positivo sempre per il pubblico e autori.
Grazie mille agli Editori per avermi concesso il loro prezioso tempo, senza aver chiesto loro un appuntamento come sarebbe dovuto, ma si sa il Salone del Libro è anche fermento. Fermento di gente, ma soprattutto di idee, di parole colte o sussurrate, di risate dei bimbi e dei grandi, di gioia per vedere il proprio libro stampato o per sentire leggere i propri scritti. E’ con questo spirito che posso aggiungere solo che è sempre bello partecipare perché ogni anno si conoscono nuove persone e questo è importante per tutti noi!

FIRST TIME di Germana Blandin Savoia. SALONE DEL LIBRO DI TORINO: LA LIBERAZIONE DEL CAMPO DI AUSCHWITZ

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LA 5 GIORNI DEL SALONE DEL LIBRO DI TORINO 2018

Giorno 10 Maggio: primo giorno.

Ore 12,30 Sala Azzurra

La liberazione del Campo di Auschwitz

raccontato dall’ ex deportato Sig. Bogdan Bartnikowski.

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La sala si sarebbe riempita all’inverosimile se le regole per la sicurezza lo avessero consentito. E sarebbe stato giusto perché parlare oggi di internamento in un campo di prigionia e del lungo viaggio che ciascuno dei prigionieri ha patito è ancora importante e fondamentale non perdere la memoria di chi l’ha vissuto.

 

Prima dell’arrivo dei russi le SS bruciarono quasi tutti i documenti che erano testimoni delle loro nefandezze. Tuttavia il centro documentale del Museo di Auschwitz ha eseguito un importate lavoro di raccolta di tutto ciò che è rimasto, perché molti documenti e foto sono state recuperate ed ora costituiscono un libro degno di nota.

 

Poi il Sig. Bodgan inizia a parlare:

“Sono nato a Varsavia nel 1932 avevo dodici anni quando sono stato deportato. Era l’1/8/1944 quando ci fu l’insurrezione in Varsavia contro l’occupazione tedesca. La risposta non si fece attendere gli abitanti dovevano essere sterminati: così era deciso. Le munizioni non erano però sufficienti, restavano ancora 600 mila abitanti e quindi furono deportati. Dapprima in un campo provvisorio e poi un lungo viaggio senza conoscere la meta dal 10 all’11 agosto 1944. Faceva molto caldo nei vagoni di ferro chiusi quasi ermeticamente, il tanfo emanato aumentava, chi provava ad aprire veniva fucilato immediatamente dalle guardie. Poi si seppe il nome della destinazione era Auschwitz, un nome a noi sconosciuto, che però divenne impresso nelle nostre menti.

Il cancello della morte ci attendeva e il treno lo varcò.

Nella penombra scorgemmo due altissimi camini, il fumo che diffondevano era acre e rendeva impossibile il respirare. Noi non lo sapevamo ancora, ma stavano bruciando in quel momento gli ebrei ungheresi e gli zingari.

 

Scesi dal convoglio, ci fu la prima selezione: gli uomini da un lato, dall’altro donne e bambini. Erano le prime ore notturne del 12/8/1944 e quello era il primo treno che portava gli insorti di Varsavia.

Il mio numero è: 192731.

Capii dopo alcuni giorni che questo era il mio numero di riconoscimento. Eravamo 5000 di cui 500 bambini di Varsavia ammassati lì in quel momento. L’appello veniva fatto ogni giorno eravamo 150 ragazzi ordinati in fila x 5.

 

Inizia la vita nel campo, diversa da quella che avevamo solo pochi giorni prima. Con indosso una sola casacca, sporco e le scarpe che avevo conservato dalla mia vita precedente. Privo di tutto, privo degli affetti, così tutti gli altri, avevamo lasciato padre, madre, fratelli.

 

Il nostro gruppo era formato da ragazzi che avevano dai 10 ai 15 anni.

Chiedevamo al Kapò il motivo per cui ci trovavamo lì e cosa avevamo fatto di male.

La risposta: < Da qui si esce solo attraverso il camino >.

Ma la speranza non moriva, gli adulti ce la fornivano e noi credevamo in loro, sapevamo che un giorno saremmo usciti vivi.

Ci aspettava una razione giornaliera di 2 etti di pane, ½ litro di zuppa composta da una brodaglia priva di nutrimenti dove galleggiavano foglie di cavolo, e del tè blando. Ma i Kapò ci derubavano del pasto e parte di ciò che ci era destinato. Gli adulti che venivano a trovarci ci davano del cibo a compensare, inoltre ci chiedevano se i kapò ci facessero oltraggio o venissimo picchiati e quando li indicavamo, i kapò erano linciati dagli adulti.

 

Non venivamo utilizzati per lavori pesanti, però eravamo utilizzati solo per un’attività: sostituivamo i cavalli da tiro. Eravamo utilizzati come cavalli attaccati al carro per il trasporto interno del campo. Eravamo animati dalla speranza che con quel carro saremmo andati nel campo femminile per incontrare le nostre mamme. Fortunatamente per noi le donne non furono portate al lavoro mattutino e si trovavano nel campo proprio quel mattino lì, tre mesi dopo potei abbracciare la mia mamma e fu per me la gioia più grande.

Nel gennaio 1945 i tedeschi trasferirono donne e bambini in altri campi in prossimità di Berlino. Fummo deportati in un campo di lavoro forzato con mia madre a lavorare per rimuovere le macerie ogni qual volta si formavano. Lavoro duro sotto le continue incursioni aeree.

 

La consapevolezza però che la guerra era sul finire e la gioia di essere usciti da Birkenau ci accompagnava. Eravamo in un campo a Nord Est di Berlino, il 22/4/1944 fummo liberati, quasi per primi. Potevamo quindi tornare a casa anche se il viaggio durò diverse settimane, a piedi e sui carri, ma ritornammo a Varsavia. La nostra casa era inagibile, il nostro appartamento nel condominio era andato completamente incendiato e mio padre era morto in una delle battaglie dell’insurrezione.

 

Così finì la mia erranza durante la guerra. Certo è che io e i miei compagni del Lager non siamo mai usciti da quel campo che ci accompagnerà fino alla fine della nostra vita!”.

 

Al termine della sua testimonianza l’ho raggiunto sul palco, ringraziato e l’ho pregato di continuare a parlare ai giovani perché comprendano, e perché non si abbiano mai più a ripetere le atrocità dei campi di sterminio. Congedandomi gli ho chiesto come ricordo una foto, come fosse mio nonno che ha attraversato le pagine della nostra storia appena trascorsa.

Alla gentile traduttrice indicando lo slogan del salone del libro di quest’anno ho comunicato che quest’articolo s’intitola:

auschwitz

“UN GIORNO, TUTTO QUESTO, E’ ACCADUTO”.

FIRST TIME. I MIGLIORI VINI ITALIANI.

FIRST TIME di Germana Blandin Savoia
Dietista autrice blogger

I MIGLIORI VINI ITALIANI 4-5-6-MAGGIO 2018

germana vini 05 05 2018 Torino
Le languide colline creano un paesaggio unico al mondo, disposti in filari i vitigni su di esse formano trapezi e poi triangoli e rettangoli che intervallati da chiari sentieri ci inducono a pregustare il nettare che dai ricchi acini d’uva riempiranno i nostri calici.
E’ con piacere che rinnovo la mia visita all’evento presso il salone delle Feste dei Principi di Piemonte in Torino dove i Migliori Vini Italiani vengono premiati. La rassegna comprende 30 espositori del Piemonte, Liguria e Val d’Aosta che mettono a disposizione circa 150 etichette. Organizzato dal Dott. Luca Maroni, con il contributo di Claudia Caporale, che ha scelto ancora Torino, per valorizzare questo enorme patrimonio chiamato Vino.
Non sto a raccontarvi del disciplinare, o della sostenibilità ambientale, voglio invece raccontarvi delle storie delle famiglie che s’intrecciano con i terreni in cui sono vissuti e vivono tuttora, e dove anno dopo anno, tutti si sono presi cura con rispetto e onestà nel coltivare con l’amore che contraddistingue queste persone, i loro appezzamenti.
Mi soffermo su tre case produttrici, ogni anno differenti.
Questa volta tocca alla famiglia Balocco che dal 1878 si dedica alla viticoltura con l’etichetta: “Collina San Ponzio”, contraddistinta dallo stemma in cui una semi corona di alloro custodisce un armigero dallo scudo crociato bianco in campo rosso. Ma al di là di questa descrizione ci riceve un giovane che con esaurienti parole ci conduce nella sua terra dove i rossi la fanno da padrone e fra i bianchi assaggiamo un fantastico Roero Arneis Docg. Ci fa piacere sapere che lui è uno dei due fratelli, giovanissimo, che porta in alto i suoi vini e ci spiega come le moderne tecniche aiutano a preservare l’aroma tipica delle sue uve.
E sempre di tecnica ci continuiamo ad occupare con i titolari dell’azienda della famiglia Olivero che dal 1950 inizia con una produzione mista di frutteti, vigna e campi di cereali, per poi dedicarsi solo alla vigna nel 1970. Moglie e marito che insieme si occupano della gestione della “Antica Cascina dei Conti di Roero” dove assaporiamo uno Spumante Extrabrut San Giovanni Millesimato, degno della tavola di un re! Peccato che Luigi XIV non sia un contemporaneo, perché sicuramente ne avrebbe goduto delle piccole bollicine che risalgono le coppe offerte, insieme ai suoi innumerevoli ospiti.
Bello vedere la sinergia di questi due coniugi volti ad avere solo il meglio dalle loro terre, e che unite con la saggezza delle novità introdotte, accrescono la particolarità dei prodotti da offrire ai clienti.
Ultima degustazione, un’azienda che produce in Piemonte dal 1887, si tratta della “Tre Secoli”, dove il direttore generale in persona Elio Pescarmona, nonché enologo e titolare, ci ha illuminato sulla sua produzione. Abbiamo imparato ad esempio che nel mondo sono solo 1000 gli ettari coltivati a Brachetto e la sua azienda ne possiede 104! Non male! Dalle sue parole traspare l’orgoglio di appartenere ad una famiglia che affonda le radici all’ombra dei pampini e dentro le botti o le barrique affina la sua anima gentile che si schiude in ogni bicchiere di vino rosso o bianco che offre agli astanti.

Ma poi non si parla solo di cantine e cantinieri, ma del cibo e della vita che abbiamo vissuto e che stiamo vivendo, a questo si alternano in un piacevole dialogo persino i luoghi comuni in cui si è fatto il militare. Chi era “nel Genio” e chi era “negli Alpini” e le caserme di Cuneo e di Pinerolo riaffiorano fra le coppe riempite di un “Cuvée Rossa Roseé Brut” o di un “Acqui Docg Rosé Brut”. Il primo da uve Albarossa riposa 9 mesi in attesa di lanciare i suoi profumi nel bicchiere, il secondo da uve Brachetto di cui conserva l’amabile aroma e dopo lascia sgusciare moderne bollicine nel perfetto stile rosé.
Questo è tutto per quest’anno.
Ovviamente le cantine sono aperte alle visite durante le quali i proprietari vi illustreranno tutto quello che c’è da sapere e che per ovvi motivi di spazio sul giornale ho dovuto riassumere.
Quindi appuntamento al prossimo anno con altre novità da bere e sorseggiare insieme!

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