Categoria: COSTUME E SOCIETA’

ALESSANDRIA. POLIZIA DI STATO. IL RICORDO DI GIOVANNI PALATUCCI.

– Ricordando Giovanni Palatucci –

Alla presenza del Sig. Prefetto, delle Autorità civili e militari cittadine, di una rappresentanza del personale della Polizia di stato della Provincia di Alessandria, dei Segretari Provinciali di alcune OO.SS della Polizia di Stato, della sezione locale dell’A.N.P.S. e di una rappresentanza dei frequentatori di corso della Scuola Allievi Agenti di Alessandria, il Sig Questore Sergio Molino ha deposto, questa mattina, una corona di alloro alla lapide, presente nel quartiere Cristo, dedicata alla memoria del Commissario Giovanni Palatucci, nel contempo si è svolto un breve ma intenso momento di riflessione, di ricordo e di preghiera.

Un momento che si ripete ogni anno per ricordare il giovane funzionario di Polizia, reggente della Questura di Fiume, che si spese per salvare la vita di migliaia di ebrei dalla persecuzione, prima di essere scoperto, nel settembre del 1944 e subire lui stesso la deportazione in un campo di concentramento. Il 10 febbraio 1945 trovò la morte a Dachau.

A Giovanni Palatucci è stata concessa la medaglia d’oro al merito civile ed è stato proclamato dallo Yad Vashem, l’Ente nazionale per la memoria della Shoah, “Giusto tra le nazioni”. Per la Chiesa Cattolica, la testimonianza di Palatucci, è valsa la proclamazione a “Servo di Dio”, titolo attribuito a seguito del relativo processo canonico di beatificazione.

Ricordare, per non dimenticare uomini in divisa probi che hanno sacrificato la loro vita per gli altri.

ROMA. POLIZIA DI STATO E UNIEURO IN DIRETTA STREAMING DI #CUORICONNESSI.

SAFER INTERNET DAY 2022: ATTESI OLTRE 200.000 STUDENTI ALLA DIRETTA STREAMING DI CUORICONNESSI

Torna #cuoriconnessi, l’evento di Polizia di Stato e Unieuro per le scuole, dedicato alla lotta contro il cyberbullismo

Tutto è pronto per la diretta streaming di #CuoriConnessi in programma domani dalle ore 10.00 sul canale youtube della Polizia di Stato

e sul sito cuoriconnessi.it Polizia di Stato e Unieuro insieme in un grande progetto che ha l’intento di sensibilizzare e informare i giovani, gli insegnanti e i genitori su un utilizzo più consapevole e corretto della tecnologia per contrastare ogni forma di distorsione della rete.

Per il secondo anno consecutivo parteciperanno alla diretta più di 4000 scuole di tutta Italia e oltre 200.000 studenti: l’incontro è dedicato alle scuole secondarie di primo e secondo grado.

All’evento parteciperanno il Capo della Polizia Direttore Generale della Pubblica Sicurezza Prefetto Lamberto Giannini,

Jacopo Greco, Capo Dipartimento Risorse Umane Strumentali e Finanziarie del Ministero dell’istruzione e Giancarlo Nicosanti Monterastelli, Amministratore Delegato di Unieuro.

Ospite di eccezione Paolo Crepet, Psichiatra e Ricercatore dei disagi dell’età evolutiva e ragazzi che hanno vissuto esperienze dirette di cyberbullismo. L’evento sarà condotto dal giornalista Luca Pagliari, anche autore del nuovo libro “#cuoriconnessi – Il coraggio di alzare lo sguardo”.

Lamberto Giannini, Capo della Polizia Direttore Generale della Pubblica Sicurezza “Il momento storico che abbiamo vissuto ha sottratto ai giovani una parte significativa della loro socialità sostituita dall’uso- a volte compulsivo- della rete che, non sempre, è un luogo sicuro.

In questo contesto, mettere al centro la sicurezza digitale dei ragazzi per noi è un impegno: per renderli consapevoli e indicare loro i rischi che uno spazio così importante di libertà può comportare.

#cuoriconnessi è un ulteriore strumento di informazione con cui possiamo continuare a diffondere messaggi di cautela verso le potenziali trappole della rete ed essere sempre di più un punto di riferimento per le vittime di questo fenomeno.

Giancarlo Nicosanti, amministratore delegato di Unieuro “Le storie di #cuoriconnessi riescono a trasmettere messaggi che altrimenti resterebbero inascoltati, perché abbiamo sperimentato che i ragazzi si aprono alla verità solo se arriva da storie raccontate da chi le ha vissute in prima persona.

Le testimonianze a volte drammatiche dei ragazzi raccolte in questi anni e tutti coloro che hanno visto nella nostra attività uno spunto di riflessione per avviare un percorso diverso, bastano a giustificare il nostro impegno, perché tutti possono e devono avere l’opportunità di trovare una via d’uscita.

Le relazioni sono la cosa più importante: per questo la “tecnologia buona” è quella che permette di ampliare gli orizzonti ed abbattere le barriere, perché rappresenta il progresso che conta. La “tecnologia buona” è conoscenza e consapevolezza e ci deve permettere di diventare persone migliori”.

Durante l’evento, dopo il successo dei primi due libri di #cuoriconnessi, sarà presentato il terzo volume “#cuoriconnessi – il coraggio di alzare lo sguardo”, una nuova raccolta di storie che seppur diverse per dinamiche, culture e territori, sono unite da un comune denominatore: il rapporto dei giovani con la tecnologia e la rete.

Il libro è distribuito gratuitamente in 250.000 copie presso tutti i punti vendita Unieuro in Italia e presso i compartimenti della Polizia Postale e delle Telecomunicazioni nei capoluoghi di regione.

La versione digitale del libro è scaricabile gratuitamente dal sito http://www.cuoriconnessi.it e dai principali eBook store.

Roma, 7 febbraio 2022

ROMA. PAPA FRANCESCO E FABIO FAZIO, IL CONFRONTO A CHE TEMPO CHE FA.

Il Pontefice, Papa Francesco, è stato intervistato da Fazio: “Fare la guerra è distruggere”. La questione migranti: “Quello che si fa è criminale. Vanno accolti e integrati”.

Il Papa Francesco ha spaziato dalle guerre alla questione migranti, dal Covid alla crisi climatica, dall’aggressività sociale fino all’indifferenza delle persone.

Nella storia è la prima volta che un pontefice rilascia un’intervista in diretta tv, ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa su Rai 3, papa Francesco si confronta con il conduttore su una serie di temi, dalle guerre alla questione migranti, dal Covid alla crisi climatica, dall’aggressività sociale fino all’indifferenza delle persone.

Papa Francesco collegato in diretta da Casa Marta, in Vaticano, esordisce parlando delle difficoltà quotidiane comuni a tutti: “Vedo tanta gente che sopporta cose brutte, che nella propria debolezza sopporta difficoltà familiari, economiche, penso a chi non arriva a fine mese. Io non sopporto tanto, sopporto come tutta la gente. E non sono solo, c’è tanta gente che mi aiuta, tutta la Chiesa, gli impiegati accanto a me. Ho uomini e donne brave che mi aiutano, non sono un campione di peso che sopporta le cose, sopporto come quasi tutta la gente sopporta”.

Durante l’intervista il Papa affronta il tema dei migranti e menziona i lager in Libia: “Dobbiamo pensare alla politica migratoria e l’Europa deve farlo insieme, l’Unione europea deve mettersi d’accordo evitando che l’onere ricada solo su alcuni Paesi come l’Italia e la Spagna”.

Sulla genitorialità, il papa ha spiegato che: “Serve vicinanza con i figli: quando si confessano coppie giovani o parlo con loro chiedo sempre: “tu giochi con i tuoi figli?” A volte sento risposte dolorose: “Padre, quando esco dormono e quando torno pure”.

“Questa è la società crudele che allontana genitori dai figli”.

“Quando i figli fanno qualche scivolata, anche da grandi, bisogna essere loro vicini, bisogna parlare ai figli. I genitori che non sono vicini non operano bene, devono essere quasi complici dei figli, quella complicità che permette di crescere insieme padri e figli”.

Ma una domanda a cui mai sono riuscito a rispondere è: “perché soffrono i bambini?”

“Non ho risposte a questo”.

“Il papa desolato spiega che non c’è risposta. Lui è forte nell’amore, l’odio la distruzione è nelle mani di un altro. Nel rapporto di Dio col Figlio potremmo vedere cosa c’è nel cuore di Dio quando accadono queste cose. “Gesù mai ha dialogato col diavolo o lo caccia o gli risponde con la Bibbia, questo vale per tutte le tentazioni. Alla domanda perché soffrono i bambini trovo solo la risposta: soffrire con loro. In questo ha ragione Dostoevskij”.

ASTI. DUE SECOLI DI STORIA IN UNA MOSTRA FOTOGRAFICA, MINIMALISTA, ORGANIZZATA DAI FOTOGRAFI DELLA POLISPORTIVA CASSA DI RISPARMIO DI ASTI.

La polisportiva Cassa di Risparmio festeggia i 25 anni di attività con un mostra fotografica dedicata ai pionieri della fotografia astigiana, storia, ma non solo, vita contadina, reportage, ritratti, eventi politici e sociali vengono raccontati attraverso le immagini esposte nello spazio espositivo San Giovanni in via Natta 36 ad Asti.

Inaugurato il 29 gennaio la mostra “Grandi Fotografi Astigiani” curata dalla sezione fotografia della polisportiva cassa di risparmio, resterà aperta al pubblico fina a domenica 13 marzo 2022, visitabile nel rispetto delle normative anticovid, con orario venerdì 15-18, sabato e domenica 9,30-13 e 15-18. La prenotazione è gradita al 351/70.77.031

Gli studenti del Liceo Artistico “Benedetto Alfieri”, sotto la supervisione della professoressa Silvia Caronna, hanno curato la realizzazione della locandina e il catalogo edito da Team Service.

L’esposizione si divide in tre settori: nel primo troviamo 4 teche in cui sono riposte le macchine fotografiche costruite dal 1855 agli anni ’70, tutte perfettamente funzionanti e provengono dalla collezione di Franco Fornaca, che da oltre 25 anni va a caccia di fotocamere storiche rigorosamente manuali e meccaniche, una Ganzini del 1895 e una Kodak n.4 del 1896, sottoposte a revisione e restauro. Ma non manca la vista di un flash a torcia Metz 45 ct 1(di epoca più recente) abbinato ad una Nikkormat, che rappresenta l’unica nota stonano nel panorama del modernariato fotografico.

Pietro Medico ha curato, eseguendo un lavoro certosino, il restauro delle immagini esposte nella mostra: dai ritratti ai gruppi, scene di vita con reportage di cronaca, scorci cittadini, facciate ed elementi architettonici. La visita dei principi Jolanda e Umberto, le due occasioni in cui ospiti dei conti Calvi di Bergolo a Montemagno nel 1923 e nel 1925, documentati dai servizi di Giuseppe Benassi; le visite di Mussolini, la demolizione dell’Alla in piazza Alfieri e due pubblicazioni dedicate alla promozione della città firmati da Ecclesia.

La fotografia intesa come arte, che agli inizi spesso veniva sminuita o addirittura guardata con sospetto e additata quale alternativa alla pittura, infine riconosciuta nel suo valore artistico, ma i pionieri della fotografia sicuramente hanno saputo dare prova di ingegno e abilità.

Un percorso semplificato da un corridoio ideale diviso da pannelli, che indica la direzione partendo dal fotografo Secondo Pia, vissuto a cavallo tra il 1800 e 1900, avvocato e sindaco di Asti, fotografo della Sindone, testimone della sua epoca e del territorio monferrino.

La fotografia Carlo Franco, il “fotografo contadino” di Mombarone, il figlio Giuseppe Emilio, i titolari degli studi astigiani del tempo e qualcuno ancora resiste all’usura del tempo: Ecclesia, Battagliotti, Benzi, Benassi, Viotti, Poggi e Grassini. 

Unica figura femminile quella di Enrica Zacconi Cantelli che nello studio in piazza San Secondo generazioni di astigiani hanno posato per farsi fotografare per realizzare gli scatti fotografici dei preziosi ritratti in cui erano racchiusi i ricordi di famiglia.

Una vetrina è dedicata ai cartoncini portafoto degli studi astigiani, quelli con cui si tornava a casa custodendo ritratti o foto tessera.

La sala posa ei punti luce tipico di uno studio fotografico è stato ricostruito ( quello dello studio Viotti, che aveva sede in corso Dante), con materiali degli anni ’30 del secolo scorso e custoditi dai discendenti.

Gli oggetti esposti e conservati come reliquie, ma misteriosi e impensabili per i profani della fotografia, che si affidano al cellulare per congelare le immagini e i ricordi della vita quotidiana: la macchina fotografica a soffietto, (moderne rivisitazione del dagherrotipo) per i palati più esigenti, l’ingranditore, gli acidi, l’illuminatore, il tavolo per il ritocco e altri dispositivi, che hanno resistito fino all’avvento dei più moderni laboratori di stampa a colori e bianco e nero industriale e professionale poi caduti in disgrazia con la diffusione del digitale e la registrazione numerica sulla scheda di memoria.

La memoria antica della città, le radici del mondo contadino e della gente sono raccolte nella mostra e offrono lo spunto per un confronto tra ciò che fu la società immersa nella cultura contadina a cavallo tra i due secoli estremamente controversi per un serie di eventi che li caratterizzano e l’idea attuale dell’astigiano e del Monferrato.

La mostra organizzata dai fotografi della polisportiva della cassa di risparmio di Asti rappresenta un piccolissimo frammento, parte di un immenso patrimonio custodito negli archivi cittadini.

Ma l’idea da cui sono partiti gli organizzatori della mostra non è quella di creare un museo permanente, nessuna pretesa storica, anche se ci sarebbero le condizioni, i documenti e gli spazi per realizzarlo, ma di dare un contributo culturale alla città di Asti, che partendo dall’identificazione, dall’originalità e la proprietà intellettuale di cartoline d’epoca, integrandone la ricostruzione storica con l’aiuto di collezionisti e appassionati di storia, ha voluto dare un nome e un volto ai fotografi dell’epoca. Alcuni dei quali erano artisti apprezzati e altri perfetti sconosciuti al grande pubblico, ma che ottenevano riconoscimenti importanti fuori dalle mura cittadine: Ecclesia fu fotografo di Casa Savoia, Enrica Zacconi Cantelli ricevette un diploma di merito a Londra».

Grandi fotografi astigiani

Spazio San Giovanni, via Natta 36

Orari: venerdì 15-18, sabato e domenica 9,30-13 e 15-18. Su prenotazione al 351/70.77.031

SANREMO. MONOLOGO CONTRO IL RAZZISMO: “MI PRESENTO SONO LORENA CESARINI, SONO ITALIANA, LAUREATA E SONO NERA”

La denuncia contro il razzismo arriva in diretta dal palco del Festival di Sanremo. Lorena Cesarini senza esitazioni con il suo monologo ha ammutolito e commosso tutto l’Ariston.

L’attrice, 34 anni, co-conduttrice della seconda serata del Festival di Sanremo, ha esordito presentandosi: “Sono nata a Dakar e sono cresciuta a Roma, mia mamma è senegalese e mio papà è italiano.

Ho una laurea in storia contemporanea, ho lavorato all’Archivio di Stato e in seguito iniziato a recitare, che è diventato il mio lavoro. Sono un’attrice”.

Un percorso tranquillo in cui si è inserito come un fulmine l’invito di Amadeus al Festival. Oltre alla gioia, arriva però anche una scoperta ben più amara: “All’età di 34 anni scopro che non è vero che sono una ragazza italiana come tante, io resto nera. Fino ad oggi a scuola, all’università, al lavoro, sul tram anche, nessuno aveva mai sentito l’urgenza di dirmelo.

Invece appena Amadeus dà questa notizia certe persone hanno sentito proprio questa urgenza. Evidentemente per alcuni il colore della mia pelle è un problema, al punto che hanno voluto dirlo a tutti. Vi leggo alcune frasi che sono uscite sui social. La prima: “non se lo merita l’hanno chiamata lì perché è nera”. “È arrivata l’extracomunitaria”.

“Forse l’hanno chiamata per lavare le scale e annaffiare i fiori”.