Categoria: ANNUNCI ECONOMICI

ALESSANDRIA.IL BAR ZOGRA CHIUSO PER TRENTA GIORNI DALLA SQUADRA DI POLIZIA AMMINISTRATIVA.

La Squadra di Polizia Amministrativa della Questura di Alessandria ha notificato al titolare del cocktail bar Zogra di corso Roma ad Alessandria il provvedimento di sospensione dell’autorizzazione relativa alla somministrazione di alimenti e bevande relativa all’esercizio suddetto, per la durata trenta giorni.

Il provvedimento è stato eseguito dopo una serie di episodi che hanno turbato la sicurezza pubblica e controlli che avevano accertato la presenza continua nel locale di pregiudicati per reati contro la persona e altri reati commessi dal personale dipendente del locale oltre a reati avvenuti o comunque iniziati nel locale da parte di avventori.

Nella notte di domenica gli agenti della Questura di Alessandria, unitamente a un equipaggio della Polizia Locale di Alessandria e dell’Arma dei Carabinieri, comandati per eseguire un servizio straordinario di controllo del territorio sono intervenuto nel locale per sedare una violenta lite, iniziata all’interno e poi proseguita all’esterno, tra un gruppo di avventori nordafricana e cittadini sudamericani, in cui due persone sono rimaste ferite durante la colluttazione e accompagnate in ambulanza al locale Pronto Soccorso mentre altre due persone sono state denunciate per lesioni aggravate.

Il 15 giugno i poliziotti erano intervenuti nel locale dopo che il titolare e un dipendente avevano allontanato a forza un gruppo di ragazzi ubriachi, uno dei quali con una ferita alla nuca procuratasi perdendo l’equilibrio e cadendo su un tavolino.

Il 12 febbraio di quest’anno al bar era stata accertata la somministrazione di bevande superalcoliche a persone minori di anni 18; analogamente in data 21 dicembre 2020 il Comando della Polizia Locale ha ricevuto la querela di un padre nei confronti dei titolari del Bar per la somministrazione alla figlia quattordicenne di  superalcolici, fatto che aveva causato nella minore un’intossicazione acuta da alcol.

Il 26 febbraio durante un servizio di controllo effettuato dalla Squadra Amministrativa della Questura di Alessandria è stato accertato che nel locale si stava festeggiando un compleanno, in palese violazione delle restrizioni, allora imposte, dalla normativa anticovid.

Ma a prescindere da questi episodi i successivi controlli effettuati nell’ultimo periodo hanno accertato che il locale era frequentato da pregiudicati per reati contro la persona (lesioni, rissa), il patrimonio (furto) ed in materia di stupefacenti.

Nell’ultimo intervento, il 18 luglio, tra gli indagati è stato segnalato un cittadino argentino non nuovo a lesione, aggressione e rissa avvenuti in altre cittadine italiane.

Per la pericolosità sociale la personalità dell’uomo il Questore, a mezzo della locale Divisione Anticrimine, ha applicato il divieto di accesso al bar Zogra e a tutti i locali del centro cittadino per la durata di due anni (c.d. DASPO Urbano).

ROMA. FURTO DI CARTE DI CREDITO E PRELIEVI AI DANNI DI ANZIANI.

Roma derubavano persone anziane, arrestata coppia

operazione

Una coppia di cittadini rumeni di 41 e 35 anni rubavano carte di credito e bancomat emesse da istituti di credito che permettono il prelevare fino a 5 mila euro disdegnare altre banche.

 
Le loro vittime sono state spesso anziani ai quali carpivano il codice pin mentre facevano il prelievo per poi al momento opportuno, derubarle.

Gli agenti del commissariato Appio hanno colto la donna mentre operava un prelievo, al termine di una indagine iniziata circa un anno fa, in piazza Cesare Cantù.  I poliziotti hanno atteso che la donna raggiungesse in macchina il complice per fermarli, ma l’uomo alla guida, invece di scendere dall’auto, ha accelerato trascinando uno dei poliziotti per diversi metri e riuscendo a fuggire.

Gli investigatori sono risaliti al loro indirizzo di residenza e dopo aver diversi appostamenti li hanno fermati in via delle Botteghe Oscure e sottoposti a controllo.

Nello zaino del 41enne e nell’abitazione, nella successiva perquisizione, i poliziotti hanno trovato 1.700 euro frutto in parte dei 1.830 dell’indebito prelievo fatto in piazza Cesare Cantù.

Nel bagagliaio dell’auto, sottoposta a sequestrata perché risultata rubata, gli agenti hanno trovato numerosi vestiti maschili e femminili riposti alla rinfusa come se la coppia avesse progettato, in fretta e furia, una fuga.

I due sono stati sottoposti a fermo di Polizia giudiziaria in attesa delle determinazioni dell’autorità giudiziaria.

Il poliziotto rimasto ferito invece è stato giudicato guaribile con una prognosi di 10 giorni. 

La Polizia di Stato, da sempre vicina alle persone più deboli, sottolinea l’importanza di sensibilizzare le persone più fragili sui possibili pericoli che corrono consultando la pagina del nostro sito dedicata alle iniziative antitruffa.

ROMA. PRESTITI USURAI

Roma: la Mobile ferma banda di usurai

Scambio di soldi

Piccoli imprenditori in difficoltà strozzati da tassi usurai che oscillavano dal 130 ai 480 per cento all’anno della somma presa a prestito Tassi usurai fino al 480 per cento all’anno da una banda di criminali che poi vessava piccoli imprenditori e persone in difficoltà economiche della zona sud-orientale della Capitale.

I poliziotti della Squadra mobile di Roma hanno arrestato quattro persone di età compresa tra i 29 e i 65 anni.

Gli indagati, che avevano la base operativa nel quartiere Laurentino, sono accusati di usura ed estorsione aggravate nonché di esercizio abusivo di attività finanziaria. 


Le indagini sono state avviate dopo le denunce fatte dalle vittime nelle zone Eur, Tintoretto, Marconi, Appio e Portuense, zone dove erano stati concessi i prestiti.


La figura di spicco del gruppo criminale era un 34enne romano figlio di un altro indagato 65enne che, sebbene incensurato e formalmente disoccupato, è risultato in grado di ricorrere a minacce violente per rientrare in possesso delle somme di denaro, richiedendo interessi illegali alle vittime.

Gli altri due coinvolti sono un 57enne, braccio destro del capo del gruppo, che deve rispondere di estorsione aggravata in concorso, avvenute tra il 2018 e il 2020, e un 29enne romano.

 
Gli interessi praticati, da corrispondere a cadenza mensile, oscillavano tra il 130 e il 480 per cento, su base annua.

La modalità di estinzione del debito si basava sul modello “a fermo”: il debito generato dalla concessione iniziale di una somma di denaro, sebbene utilizzato come parametro per calcolare ciascuna rata, sarebbe stato considerato estinto solo con il pagamento per intero della quota capitale.

Un circolo infinito per le vittime che dopo aver ottenuto il prestito si trovavano a restituire nel giro di pochi mesi somme complessive pari quantomeno al doppio, al triplo se non addirittura a cinque volte l’ammontare ottenuto.(fonte Polizia di Stato).

MODENA. OPERAZIONE “TRUST”: ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, BANCAROTTA FRAUDOLENTA, RICICLAGGIO E AUTO RICICLAGGIO.

Modena: 10 arresti nell’operazione “Trust”

intercettazioni squadra mobile

La squadra mobile di Modena ha arrestato 10 persone che fornivano assistenza ad imprenditori che stavano per dichiarare fallimento delle loro società distraendo dal patrimonio beni destinati ai creditori, tra cui l’Erario.

La Squadra mobile di Modena a conclusione di un’indagine iniziata nel 2016 ha arrestato 10 persone, indagate per associazione per delinquere, bancarotta fraudolenta, riciclaggio, auto-riciclaggio, falso in atti pubblici ed attestazioni e sottrazione fraudolenta al pagamento d’imposte.

Le indagini ha fatto emergere che l’associazione criminale, con base operativa a Modena, operava avvalendosi di due avvocati, uno dei quali risulta radiato dall’albo e promotore dell’iniziativa illecita, un notaio, un ingegnere e di due commercialisti e alcuni prestanome.

Gli imprenditori, determinati ad evitare di vedere dissipato il loro patrimonio dal fallimento, richiedevano i “servizi a pagamento” offerti dall’associazione criminale riuscendo utilizzando i prestanome a trasferire all’estero il patrimonio residuo.

Le “teste di legno” subentravano nell’amministrazione della società fallente come legali rappresentanti di nuove società appositamente costituite per acquisire i beni e trasferirli usando sistematicamente bonifici, giustificati mediante l’emissione di fatture per importi spropositati da parte delle società controllate dal gruppo criminale.

Il patrimonio veniva sottratto e rinvestito in attività finanziarie all’estero in particolare in Bulgaria prima che venisse dichiarato il fallimento.

Quando interveniva il fallimento le società si presentavano come “scatole vuote” e i curatori fallimentari nominati dai Tribunali, pur evidenziando delle anomalie non erano in grado di ricostruire le singole operazioni.

Dalle indagini è emerso che agli atti esaminati riportavano la data falsificata (contratti preliminari di compravendita, fatture, contratti di locazione commerciale, mandati a vendere, contratti di affitto di azienda) mediante l’utilizzo di un sigillo contraffatto con l’impronta riferibile all’ufficio postale di Summaga, piccola frazione del comune di Portogruaro (Venezia).

Gli investigatori hanno potuto dimostrare che il gruppo nel tempo aveva mosso denaro per svariati milioni di euro.

L’operazione odierna è stata denominata “Trust” in quanto uno degli strumenti utilizzati dagli indagati per mettere al riparo i beni di alcuni imprenditori dalle eventuali azioni dei creditori e dei curatori fallimentari è consistito nell’istituzione di Trust gestiti da società bulgare.(fonte Polizia di Stato).

ROMA. IL LADRO DI GIOIELLI.

Roma: preso ladro di gioielli

rip deal

Gli agenti della Polizia di Stato del III distretto Salario Parioli e del commissariato Porta Pia, a Roma, hanno arrestato un cittadino italiano di 25 anni, di origine bosniaca, accusato di aver commesso numerosi furti aggravati e sostituzione di persona, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le indagini preliminari del tribunale della Capitale.

L’uomo, spacciandosi per un commerciante di oggetti preziosi, contattava persone che vendevano, su siti web, orologi o gioielli di ingente valore e carpita la fiducia dei venditori, attraverso l’invio di documenti falsi, organizzava appuntamenti con le vittime al fine di visionare i preziosi.

In alcuni casi, al fine di conferire maggiore credibilità alla sua persona, e fugare nel venditore il dubbio sulla neutralità della location, fissava un primo appuntamento presso un ristorante, dove poi non si presentava, giustificando la propria assenza con la scusa di non sentirsi sicuro in quel posto poiché spaventato da due precedenti rapine subìte.

Alla prima assenza seguivano ulteriori contatti telefonici per individuare un posto più sicuro, ma a questo punto scattava la truffa organizzata presso quello che lui definiva il suo studio, che in realtà era solo un ufficio preso in affitto utilizzando documenti falsi.

All’appuntamento accoglieva la vittima e, dopo avergli offerto il caffè, con la scusa di far periziare i preziosi, usciva dalla stanza, per darsi alla fuga, lasciando in pegno i propri effetti personali quali il soprabito, una borsa o una scatola che conteneva un pacco di banconote (risultate false) che in precedenza erano state mostrate al venditore.

Non vedendolo rientrare nella stanza, la vittima chiedeva notizie alle segretarie della struttura, scoprendo che non si trattava dello studio privato di un professionista, bensì di un business center, ossia uno stabile dove gli uffici vengono affittati occasionalmente per appuntamenti di lavoro.

Attraverso una lunga e paziente ricostruzione dei fatti, le testimonianze delle vittime e la visione di immagini e documenti, gli investigatori della Polizia sono riusciti a mettere in collegamento i vari episodi e a raccogliere le prove sulla piena responsabilità dell’indagato.

Nel corso dell’arresto, nella sua abitazione, sono state ritrovate banconote fac-simile per un ammontare di 600.000 euro, dello stesso tipo di quelle lasciate alle vittime, nonché altri oggetti preziosi sui quali sono in corso accertamenti per stabilire la provenienza. (fonte Polizia di Stato).

ALESSANDRIA. CYBERTRUFFATORI SFRUTTANO L’ISTITUTO DELLA POLIZIA POSTALE PER TRARRE IN INGANNO LE VITTIME.

Phishing: i cybertruffatori sfruttano il nome della Polizia postale

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Phishing Intesa

Per carpire la fiducia delle potenziali vittime i cybertruffatori utilizzano il nome della Polizia postale, l’ufficio preposto proprio a combattere i crimini informatici come il phishing, utilizzato per impossessarsi di dati sensibili, personali e bancari.

Il sistema per carpire i dati viene utilizzato dai truffatori con l’invio di un messaggio, email oppure Sms, apparentemente della banca, nel quale si invita l’utente a verificare la sicurezza del proprio conto corrente, chiedendo di cliccare su un link che riporta su una pagina, del tutto simile a quella dell’Istituto di credito, dove si richiede di inserire le credenziali di accesso da remoto per un aggiornamento che dovrebbe migliorarne l’affidabilità.

Molti istituti bancari sono stati oggetto di questo tipo di “attenzioni” da parte dei cybercriminali e questa volta è toccato a Intesa SanPaolo.

La novità è che, in questo caso, per dare maggior credito alla notizia, nel messaggio viene citata una collaborazione con la Polizia postale.

Il testo del messaggio usato per mettere in atto la truffa: “Siamo lieti di informarvi che abbiamo finalmente stretto una partnership con la Polizia Postale in risposta agli attacchi ai sistemi bancari degli ultimi anni. Il tuo account dovrebbe essere aggiornato il prima possibile per adottare misure di sicurezza per prevenire ulteriori usi impropri delle tue carte”.

Raccomandiamo di fare sempre molta attenzione ai link indicati nei messaggi e di aprirli solo dopo averne accertato la veridicità della fonte di provenienza.

Non inserire mai i propri dati personali, soprattutto quelli bancari.

Per ulteriori informazioni o per segnalare casi dubbi, visitate il portale della Polizia postale.(fonte Polizia di Stato).

ROMA. DARK WEB: OPERAZIONE VAX FREE CONTRO TRAFFICO DI VACCINI ANTI-COVID E FALSE ATTESTAZIONI VACCINALI

Nucleo Speciale Privacy e Frodi Tecnologiche Roma

I militari della Guardia di Finanza hanno sequestrato canali e account Telegram; nuovi strumenti e innovative tecniche di indagine digitale adottate per scardinare il mercato parallelo dei vaccini e dei “Green Pass” contraffatti.

Un’indagine del IV Dipartimento (Frodi e Tutela del Consumatore – Cybercrime) della Procura della Repubblica di Milano, indagine coordinata dal Procuratore Aggiunto Eugenio Fusco e diretta dai Sostituti Procuratori Bianca Maria Baj Macario e Maura Ripamonti, finanzieri del Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche hanno portato a temine un’ importante operazione di contrasto al fenomeno dell’illecita commercializzazione di fiale di vaccino anti covid-19 e certificati vaccinali. in concomitanza dell’entrata in vigore della certificazione vaccinale europea indispensabile per poter tornare a viaggiare liberamente.

Gli strumenti di investigazione di ultimissima generazione Bot e Avatar combinati ad un innovativo e dinamico monitoraggio “real time” della rete da parte dei militari della Guardia di Finanza hanno consentito di individuare e sottoporre a sequestro 10 canali e account Telegram, che rinviavano ad account anonimi su specifici Marketplaces nel Dark-Web, tramite i quali era possibile interfacciarsi con il venditore e procedere all’acquisto dopo aver completato il pagamento rigorosamente in criptovalute.

Il nuovo business criminale si è specializzato soprattutto sulla vendita di “Green Pass” contraffatti, riportanti falsi dati identificativi del vaccinato, il relativo QR Code, appositamente generato, nonché il numero che contraddistingue il lotto di origine della prima e della seconda dose di vaccino.

I falsi “Green Pass” erano recapitabili, secondo quanto ingannevolmente riportato dai cyber-criminali, anche a chi risiede in paesi extra UE (Stati Uniti, Regno Unito, Svizzera).

Migliaia di utenti della rete, nonostante i prezzi irragionevoli, 110-130 euro, e rischi elevatissimi per la salute, si sono registrati sui canali illegali alla ricerca di vaccini e “Green Pass”, attratti dalle foto delle fiale e dei certificati e dall’opportunità di acquistare pacchetti all inclusive, con garanzia di anonimato, tracciabilità della spedizione, imballaggio a temperatura refrigerata, certificazione di avvenuta somministrazione del vaccino. (fonte G di F.)

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