Categoria: ANNUNCI ECONOMICI

ROMA. FALSE CERTIFICAZIONI GREEN PASS VENDUTE ON LINE.

Covid19: falsi green pass venduti online, 4 persone denunciate

L’illusione di aggirare le norme sul green pass con una certificazione falsificata a pagamento.

L’indagine “Fake pass” ha portato alla denuncia di 4 persone da parte della Polizia postale e delle comunicazioni: due maggiorenni e due minorenni che sui canali Telegram avevano catalizzato l’attenzione di migliaia di iscritti vendendo falsi green pass per importi che andavano dai 150 ai 500 euro.

Il pagamento avveniva tramite porzioni di bitcoin, la criptovaluta più conosciuta, o attraverso buoni acquisto per lo shopping online.

Nonostante gli indagati abbiano cercato di confondere i passaggi di denaro utilizzando criptovalute come pagamenti sono stati scoperti e i loro canali Telegram, una trentina circa, sequestrati.

Gli acquirenti, con la garanzia dell’anonimato assoluto, pagavano le false certificazioni di avvenuta vaccinazione contro il Covid 19 sperando in questo modo di aggirare la normativa e potersi muovere più liberamente in questo periodo estivo, pur senza vaccinazione.

Gli ingenui raggirati dai 4 indagati oltre a chiedere una cosa illegale pretendevano una cosa impossibile da realizzare. Le false certificazioni non avrebbero potuto superato alcuna verifica sull’App ufficiale “VerificaC19” perché attraverso l’applicazione viene interrogata la banca dati ministeriale contenente l’elenco ufficiale della popolazione vaccinata e, di conseguenza, un Qr-code generato con una certificazione non autentica sarebbe stato immediatamente scoperto.

L’indagine non è ancora chiusa perché la Polizia postale sta lavorando per identificare altri amministratori dei canali di messaggistica e gli utenti che hanno richiesto la falsa certificazione.

MILANO. TRUFFA RIP DEAL DA 100.000 EURO BLOCCATA DALLA POLIZIA.

Milano: sventata truffa rip deal da 100mila euro

soldi truffa

la polizia di Stato ha bloccato una truffa conosciuta con il nome di “Rip deal”, che letteralmente significa “affare strappato”: una truffa nella quale alla vittima viene proposta un’operazione di cambio fraudolenta in cui i truffatori promettono una certa cifra in una valuta, in cambio di una cifra, di valore inferiore, in un’altra valuta, con il miraggio di un grosso guadagno come premio per l’intermediazione.

Il raggiro, scoperto dalla polizia, è stato tentato a Milano, ma che è andato a vuoto perché la vittima designata si è accorta dell’imbroglio e non ha concluso l’affare oltre a denunciare l’accaduto agli agenti del commissariato Centro.

L’incontro doveva avvenire in una sala conferenze di via Mengoni, che i malfattori avevano affittato per l’occasione, pagando con una carta di credito.

Il fatto del tutto inconsueta ha permesso agli investigatori del Commissariato di sventare un raggiro analogo e di indagare cinque cittadini italiani per tentata truffa aggravata in concorso, commessa ai danni di un cittadino macedone al quale avevano proposto uno scambio di denaro in valuta diversa.

Il gestore della sala conferenze ha ricevuto una prenotazione pagata con la stessa carta di credito utilizzata nella precedente truffa non andata a buon fine ha capito ciò che stava accadendo ed avvisato i poliziotti.

Nel locale è stato predisposto un servizio di osservazione, con gli agenti appostati in attesa che iniziasse la messa in scena dei truffatori.

La trappola è scattata verso mezzogiorno quando sono arrivate tre persone, vestite in modo elegante, e la potenziale vittima, un uomo di origini macedoni, che è entrato con due degli accompagnatori nella sala conferenze, mentre il terzo si è fermato nei pressi di un bar. Altri due uomini sono rimasti in un’auto parcheggiata in via Santa Margherita, dando l’impressione di voler sorvegliare l’area circostante.

I poliziotti sono intervenuti alcuni minuti dopo per controllare tutte le persone: i due truffatori nella valigia custodivano una macchina conta soldi, un borsello con 10mila euro in banconote da 200, e un sacchetto in tessuto (chiuso con diversi nodi per impedirne una facile apertura) con 100mila euro in banconote da 200 riportanti la dicitura facsimile, suddivisi in dieci mazzette occultati da due banconote autentiche poste in cima alle mazzette.

L’uomo rimasto nei pressi del bar, invece, aveva con sé mille euro in banconote da 50.

La vittima ha dichiarato agli agenti di essere stato contattato via mail da un intermediario che gli aveva proposto un consistente scambio di denaro, in diversa valuta, da effettuarsi tra l’Italia e la Turchia. Secondo l’accordo lui avrebbe ricevuto, in Italia, 100mila euro in contanti in cambio di 90mila euro in valuta turca che suo figlio, in Turchia, avrebbe dovuto consegnare ad un altro intermediario.

GELA. AZIENDE AGRICOLE RUBANO ACQUA PUBBLICA

Gela: furti di acqua pubblica, 26 indagati

Una volante della Polizia

I poliziotti del commissariato di Gela e della squadra mobile di Caltanissetta ha indagato a Gela imprenditori agricoli e gestori di aziende per furti di grossi quantitativi di acqua potabile ai danni della condotta idrica Gela-Aragona.

Le indagini del commissariato di Gela e della Squadra mobile di Caltanissetta hanno condotto una inchiesta durata un anno a conclusione della quale il tribunale di Gela ha emesso un’ordinanza di misura cautelare nei confronti di 26 persone con divieto di dimora e di accesso presso le aziende agricole da loro gestite o nelle quali collaborano. 14 persone sono state sottoposte all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria competente per territorio di residenza. 12 indagate per associazione per delinquere finalizzata al furto aggravato, mentre 2 persone per favoreggiamento e violenza privata.

La condotta idrica Gela-Aragona è una infrastruttura di interesse pubblico gestita da “Siciliacque” S.p.A., nell’area della Sicilia sud-occidentale, era interessata da furti di acqua con danni enormi all’infrastruttura.

Gli indagati attraverso l’installazione di derivazioni abusive, occultate nel sottosuolo e dirette verso alcune imprese agricole vicine, rubavano l’acqua potabile destinata alle abitazioni per irrigare le loro colture intensive in serra, che necessitano di una maggiore quantità idrica.

ALESSANDRIA. 53 ENNE CON IL VIZIETTO DELLA TRUFFA, DENUNCIATA DAI CARABINIERI.

Una donna 53 enne con il vizietto della truffa è stata denunciata dai carabinieri di Balzola dopo aver messo segno l’ennesimo colpo ai danni di una madre e sua figlia promettendo investimenti assai redditizi su polizze per 190 mila euro.

I Carabinieri di Balzola e di Vignale Monferrato hanno denunciato a piede libero per truffa continuata una 53enne esperta in truffe assicurative e di capitali.

 I Carabinieri di Balzola hanno denunciato a piede libero per truffa continuata una 53enne, nota alle forze dell’ordine per gli stessi reati commessi in provincia ai danni di vittime ignare, che dal luglio 2019 al giugno 2021, in qualità di agente finanziario per conto di una nota società con sede a Milano, ha fatto sottoscrivere una serie di polizze di investimento a lungo termine nelle quali prometteva tassi di interesse particolarmente vantaggiosi, ma di fatto sottraendo alle vittime, madre e figlia rispettivamente pensionata e commerciante, 190mila euro.

La donna, una commerciante di Casale, venne messa in contatto con l’agente finanziario in occasione di un incontro fortuito, da una persona del tutto estranea alla vicenda, in un esercizio artigianale.

La vittima, dopo essere stata imbonita con la madre pensionata, iniziò il rapporto finanziario con la truffatrice versando nei mesi di luglio, ottobre e novembre due tranche da 50mila euro e una terza da 40mila per dare seguito agli investimenti.

La vittima e la madre prelevando il denaro dal conto corrente sono arrivate  a investire 190mila euro, che inizialmente sono stati regolarmente incamerati dall’agenzia, ma i carabinieri stanno indagando sulle operazioni successive perché i fondi pare siano stati distratti dall’agente.

Il rapporto di fiducia tra le due donne e l’agente si è incrinato dopo quasi due anni, però la truffatrice, decisa a non perdere le clienti, ha organizzato un incontro presso una locale sede dell’agenzia invitando un complice in qualità di broker per rendere credibili gli investimenti e convincere le donne a desistere dalla richiesta di rientrare in possesso del denaro investito.

La messinscena è durata il tempo di qualche giorno quando è riuscita a scoprire che il broker in realtà era solo l’autista completamente estraneo al settore finanziario, questo fatto ha indotto le due vittime della truffa a revocare il mandato alla donna, ma riuscendo a recuperare soltanto 30.000 euro dei 190.000 investiti.

La vittima vista l’impossibilità di rientrare del denaro sottratto ha deciso di denunciare i fatti ai carabinieri che hanno constatato il fatto che la 53enne non era nuova a questo genere di reati, infatti nei giorni scorsi era stata denunciata per appropriazione indebita e falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico dai Carabinieri di Vignale Monferrato, a conclusione di una indagine avviata a seguito della querela sporta da un 28enne.

La donna in quell’occasione si era appropriata indebitamente di 400 euro ricevuti dalla vittima come pagamento del premio assicurativo di un autocarro e emettendo certificati assicurativi mai registrati in banca dati ANIA, l’associazione delle imprese di assicurazione operanti in Italia.

I Carabinieri di Vignale Monferrato dopo aver effettuato approfonditi accertamenti, in seguito alla querela presentata dalla vittima, hanno denunciato a piede libero per truffa e uso di atto falso un 50enne albanese, che aveva presentato una falsa abilitazione alla guida di mezzi di movimento terra per ottenere l’assunzione in una ditta del settore.

CASALE MONFERRATO. TRUFFATORE TENTA DI VENDERE UN ESCAVATORE FANTASMA A UN POLIZIOTTO.

La truffa dell’escavatore inesistente e dell’aspirante acquirente poliziotto: autore individuato ed indagato.

La Polizia di Stato di Casale Monferrato, ha denunciato a piede libero, all’A.G. competente, V.M. di anni 45, cittadino italiano residente a Crotone, responsabile di una tentata truffa.

Le indagini sono seguite alla denuncia sporta dalla vittima, un poliziotto in servizio presso il Commissariato di P.S. di Casale Monferrato, il quale, essendo alla ricerca di un miniscavatore per la manutenzione di casa, alla pagina web e-macchinari ha notato un annuncio di vendita inserito da un’azienda in provincia di Bologna.

Il poliziotto, interessato all’acquisto, ha contattato il truffatore sul numero di cellulare indicato nell’inserzione, per chiedere informazioni in merito alla vendita. I contatti preliminari sembravano mostrare l’affidabilità del venditore e pertanto dopo aver raggiunto l’accordo sul prezzo di acquisto il venditore forniva l’IBAN presso cui procedere al pagamento.

Il poliziotto fortemente interessato all’acquisto ha chiesto più volte al venditore di incontrarsi per vedere di persona il mezzo e concludere la compravendita.

il venditore però, accampando scuse via via sempre meno credibili, negava questa possibilità insospettendo l’acquirente.

Il poliziotto insospettito dall’atteggiamento del venditore ha deciso di effettuare una ricerca sulla pagina web Google maps ha scoperto che l’indirizzo sede azienda che aveva inserito l’annuncio, in realtà erano presenti altre due ditte che nulla avevano a che fare con l’azienda indicata nell’annuncio.

Il poliziotto a questo punto contattava entrambe le società i cui proprietari e/o rappresentanti legali negavano di conoscere l’azienda in questione e aggiungevano che erano già stati contattati in passato per analoghe richieste.

A quel punto l’agente, avendo accertato trattarsi di un tentativo di truffa interrompeva i rapporti con il venditore.

Il personale operante ha effettuato gli accertamenti in relazione all’utenza cellulare e al codice IBAN forniti risultati essere intestati al V.M. che fra l’altro aveva a suo carico numerosi precedenti penali e pregiudizi di Polizia, sia per reati specifici che di altro genere.

CASALE MONFERRATO. COMPRO-VENDO, MA IL COMPRATORE E’ UN TRUFFATORE.

Un abile truffatore è riuscito a mettere in atto un raggiro del falso bonifico a proprio favore ed effettivo versamento verso carta prepagata del truffatore: individuato ed indagato l’autore.

La Polizia di Stato di Casale Monferrato, ha denunciato a piede libero, all’A.G. competente, N.E. di anni 25, cittadino italiano residente nella provincia di Pavia, responsabile del reato di truffa.

Le indagini sono partite dopo la denuncia sporta dalla persona offesa, uomo di cinquant’anni residente a Casale Monferrato, che dopo aver messo in vendita un articolo del valore di circa 2000 € è stato contattato telefonicamente da N.E. interessato all’acquisto dell’oggetto.

Dopo aver concluso la trattativa, il truffatore intimava all’uomo di recarsi presso il dispositivo bancomat del proprio istituto di credito per fornire le indicazioni per ricevere il denaro per completare l’acquisto.

La vittima, ignara del raggiro, seguiva le istruzioni digitando i comandi sul display fra cui l’inserimento di un codice che, rappresentato come l’IBAN del c/c da cui sarebbe stata erogata la somma a suo favore, in realtà corrispondeva al numero della carta prepagata di N.E.

Al termine della prima operazione l’uomo si accorgeva che non era stato effettuato alcun accredito sul suo conto corrente riferendolo al truffatore il quale ribadiva per altre due volte le istruzioni per il falso accredito, ricevendo quindi complessivamente la somma di € 6000 circa.

La vittima a questo punto si è accorta di essere stata truffata e chiedeva spiegazioni ad N.E. che repentinamente interrompeva la comunicazione.

Il Personale della Squadra Investigativa, a seguito di querela della parte offesa, reperiva i dati dell’intestatario della tessera prepagata deferendolo all’A.G. che emetteva decreto di esibizione documentale per verificarne i movimenti.

L’analisi dei dati forniti consentiva ai poliziotti di reperire ulteriori elementi a carico di N.E. come effettivo beneficiario delle indebite dazioni di denaro appurando altresì che, in concomitanza dei bonifici, l’intera somma erogata veniva immediatamente prelevata tramite bancomat.

RAVENNA. MATTEO SALVINI PORTA SFIGA: SEQUESTRI PER 500.000 EURO NEL SUO STABILIMENTO PREFERITO, IL PAPEETE.

Il Papeete, luogo simbolo scelto durante il mandato da Ministro dell’Interno di Matteo Salvini, in sostituzione di quello istituzionale il Viminale è stato sottoposto a un sequestro da 500mila euro a conclusione di una inchiesta per evasione fiscale.

L’indagine è partita dalla Mib Service, società di consulenza per imprenditori del settore turismo, ristorazione e discoteche, trasformatasi secondo gli inquirenti in una sorta di cartiera evoluta attraverso un elaborato metodo di riassunzione dei dipendenti e degli amministratori delle stesse aziende clienti

Il luogo Kult scelto da Matteo Salvini Proprio e nei giorni in cui il leader leghista aveva deciso di trascorrere le vacanze estive, il centro del potere dell’ex potente Ministro dell’Interno, in sostituzione del Viminale, il teatro in cui decideva le sorti di centinaia di migranti ammassati sulle navi delle Ong e della marina Militare italiana. Il luogo scelto per rilanciare la follia della giustizia fai da te, l’invito ai cittadini, anche e soprattutto quelli incapaci di maneggiare correttamente le armi, ad armarsi e comprare pistole come fosse spiedini da cucinare e consumare nelle grigliate in giardino e infine le ospitate da dj con la mente annebbiata da abbondanti dosi di alcool e mojito nell’estate in cui fece cadere il governo Conte 1( per fortuna di tutta l’Italia compresi i suoi elettori), per lo stabilimento e discoteca sulla spiaggia di Milano Marittima arriva il decreto di sequestro da 500mila euro complessivi nell’inchiesta della Guardia di Finanza sulla Mib Service,( pareva strano che Matteo Salvini durante le sue uscite pubbliche amasse indossare, spettacolarizzare e infangare tutte le divise tranne che quella della G.di F.), società ravennate specializzata in consulenze nel settore ristorazione e intrattenimento. 

Le società destinatarie sono la Papeete srl, per 384.676 euro, e la Villapapeete srl, per 147.142.

Le società interessate dal decreto di sequestro emesso a Ravenna dal Gip Corrado Schiaretti su richiesta della procura sono entrambe riferite a Rossella Casanova, sorella di Massimo, europarlamentare della Lega.

Il provvedimento è a carico di 35 imprenditori per un totale di circa 2,3 milioni di euro.

L’accusa è di avere utilizzato fatture relative a operazioni ritenute inesistenti per evadere le imposte sui redditi e sul valore aggiunto e al centro dell’inchiesta c’è la Mib Service nata nel 2010 con il dichiarato scopo di affiancare gli imprenditori del settore turismo, ristorazione e discoteche. La Mib nata per fornire consulenze mirate in realtà si è ben presto trasformata, secondo gli inquirenti, in una sorta di cartiera evoluta attraverso un elaborato metodo di riassunzione dei dipendenti e degli amministratori delle stesse aziende clienti e ai vertici della Mib è stata contestato il reato di  associazione.

I destinatari del sequestro oltre alle società c’è il legale rappresentante per equivalente di somme ci sono anche, lo stabilimento Bbk srl di Punta Marina Terme (170.792 euro), la Pasticceria Palumbo in centro a Ravenna (72.599 euro) e, sempre a Ravenna, le attività della ex Gf Mascia Ferri (61.777 euro) e del compagno Cristiano Ricciardella (63.157 euro).

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