Categoria: ANNUNCI ECONOMICI

TORINO. PROTOCOLLO DI INTESA TRA GUARDIA DI FINANZA E SOCCORSO ALPINO.

SIGLATO UN PROTOCOLLO D’INTESA
TRA LA GUARDIA DI FINANZA E IL SOCCORSO ALPINO


È stato siglato oggi un protocollo d’intesa tra il Comando Regionale
Piemonte della Guardia di Finanza e il Soccorso Alpino e Speleologico
Piemontese (S.A.S.P.), facente parte del Corpo Nazionale Soccorso Alpino
e Speleologico (C.N.S.A.S.), al fine di rafforzare la collaborazione nelle
attività operative in ambienti impervi, anche attraverso la razionalizzazione
dell’impiego delle risorse umane e strumentali a disposizione , perseguendo
obiettivi di massima efficienza, tempestività e sicurezza negli interventi di
ricerca e soccorso delle persone disperse o infortunate in montagna.
A firmare l’accordo, presso la caserma “Emanuele Filiberto di Savoia Duca
d’Aosta” di Torino – Corso IV Novembre n. 40, sono stati il Comandante
Regionale Piemonte della Guardia di Finanza, Generale di Brigata Giuseppe
Grassi ed il Presidente del S.A.S.P., Sig. Luca Giaj Arcota, alla presenza
dell’Assessore all’Ambiente e all’Urbanistica della Regione Piemonte, dott.
Alberto Valmaggia.
Il Soccorso Alpino della Guardia di Finanza (S.A.G.F.) e il S.A.S.P. già da
molti anni collaborano in piena sinergia ne l corso degli interventi in
montagna ed organizzano esercitazioni congiunte, anche con l’impiego di
elicotteri, per migliorare l’addestramento e l’affiatamento del personale;
l’accordo, quindi, valorizza l’attività svolta “sul campo” da tutti gli operatori,
consentendo di automatizzare molte procedure, per essere più rapidi ed
efficienti.
Il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico è nato nel 1954 ed in
Piemonte conta 12 Delegazioni, 11 alpine e 1 speleologica, organizzate in
56 Stazioni.
Il Soccorso Alpino della Guardia di Finanza è nato nel 1965 e conta 25
Stazioni dislocate sul territorio nazionale, delle quali 4 in Piemonte, a
Bardonecchia, Cuneo, Domodossola e Riva Valdobbia.
Oltre al personale specializzato nel soccorso alpino “tradizionale”, cioè in
grado di arrampicarsi in parete per raggiungere gli infortunati o di
intervenire in ambienti colpiti da valanghe, il S.A.S.P. e il S.A.G.F.
dispongono di personale addestrato a calarsi dall’elicottero con il verricello,
per procedere a recuperi con barella nonché di unità cinofile, abilitate alla
ricerca di persone disperse in valanga o sepolte da macerie. Gli elicotteri
normalmente impiegati nelle attività di soccorso sono quelli del servizio di
emergenza 118, ma vengono utilizzati anche velivoli della Sezione Aerea
della Guardia di Finanza di Como, dotati di specifica configurazione per
questo genere di attività.
Il protocollo d’intesa, oltre a incrementare la collaborazione, si pone
l’obiettivo di integrare le competenze specifiche dei due corpi. Mentre i
componenti del S.A.S.P. sono specializzati nel soccorso sanitario in
ambiente impervio, sono cioè in grado di stabilizzare e trattare ogn i sorta di
infortunio in montagna, gli appartenenti al Soccorso Alpino della Guardia di
Finanza (S.A.G.F.) rivestono anche la qualifica di ufficial i e agenti di polizia
giudiziaria, che li rende interlocutori qualificati dell’Autorità Giudiziaria , nei
casi in cui sia necessario verificare la sussistenza di responsabilità penali in
occasione di sciagure in montagna o elevare verbali, per violazioni afferenti
alle norme poste a presidio della sicurezza degli utenti della montagna.
I compiti del S.A.G.F. comprendono anche la vigilanza nei comprensori
sciistici ed il controllo economico del territorio, in ausilio ai reparti ordinari
del Corpo.
In definitiva, il protocollo d’intesa avrà il pregio di coniugare la grande
capillarità nella distribuzione sul territorio montano e la funzione attribuita
dalla legge di coordinamento nelle ricerche di dispersi in ambiente impervio
del S.A.S.P. con le specifiche qualifiche e competenze dei militari del
S.A.G.F., in modo da garantire un sempre migliore servizio alla cittadi nanza.

ROMA. EUROSTAT: LA POVERA ITALIA.

L’Italia è un paese per poveri ed è un paese che ha distrutto la classe media, spinto verso la povertà milioni di famiglie dalla crisi del 2008 ai giorni nostri.

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Eurostat: l’Italia è il Paese che conta più poveri in Europa.

L’analisi dell’Ufficio Statitico dell’Unione Europea sul tasso di privazione sociale non lascia spazio alla fantasia e mentre nel 2016 i poveri erano quasi 10,5 milioni nel 2016 l’incremento è stato del 30 %.

La classifica si basa su una serie di indicatori che valutano le possibilità economiche delle famiglie.

Le spese prese in considerazione da Eurostat sono in sequenza:

affrontare spese impreviste;

una settimana di vacanza annuale fuori casa;

evitare arretrati in mutui, affitti, utenze e / o rate di acquisto a rate;

permettersi un pasto con carne, pollo o pesce o equivalente vegetariano ogni secondo giorno;

mantenere la propria casa adeguatamente calda;

una macchina / furgone per uso personale;

sostituire i mobili logori;

sostituire i vestiti logori con alcuni nuovi;

avere due paia di scarpe adeguate;

spendere una piccola somma di denaro ogni settimana su se stesso (“paghetta”);

avere attività ricreative regolari;

stare insieme con amici/famiglia per un drink pasto almeno 1 volta al mese;

possedere una connessione Internet.

I dati dell’Istat sulle condizioni di vita degli italiani, nel 2016 si registra il record storico negativo per le persone a rischio di povertà ,20,6%, e quelle a rischio di povertà o esclusione sociale,30%.

La stima delle famiglie a rischio povertà o esclusione sociale per il 2016 è infatti del 30% con un peggioramento rispetto al 2015 con una percentuale del 28,7.

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali spiega che la povertà è un fenomeno complesso e dipende da molteplici  fattori: mancanza di reddito e scarse probabilità di partecipare alla vita economica e sociale del Paese.

L’Istat rileva che il rischio di cadere nella condizione di povertà riguarda sia i singoli individui,dal 19,9% al 20,6%, che coloro che vivono in famiglie con pochi mezzi,dall’11,5% al 12,1%, e le persone che vivono in nuclei familiari con poche possibilità occupazionali.

Le aree più esposte sono il meridione, il Centro Italia con un quarto dei residenti a rischio povertà.

L’Unione Nazionale Consumatori con Massimiliano Dona che spiega: “Non solo i dati peggiorano rispetto al 2015, ma mai si era registrato un dato così negativo dall’inizio delle serie storiche, iniziate nel 2003. Sono dati da Terzo Mondo, non degni di un Paese civile. Non si tratta solo di una priorità sociale e morale, ma anche economica. Fino a che il 30% degli italiani è rischio povertà o esclusione sociale è evidente che i consumi delle famiglie non potranno mai veramente decollare e si resterà intorno all’1 virgola. I dati ci dicono che non basta varare il Rei (Reddito di inclusione sociale, ndr) cercando di tamponare l’emergenza. Bisogna evitare che le file dei poveri assoluti continuino ad ingrossarsi, risolvendo i problemi di chi, pur stando ora sopra la soglia di povertà assoluta o relativa, rischia di finire sotto perché non riesce a pagare le bollette o ad affrontare una spesa imprevista di 800 euro”.

TORINO. L’EMBRACO CONTRO LAVORATORI E SINDACATO: DENUNCIA LA RSU,LA UIL E LA CGIL PER IL BLOCCO AI CANCELLI.

Si alza il livello dello scontro tra azienda e sindacati nella vertenza che vede l’Embraco contrapposta ai lavoratori e ai sindacati.

L’Embraco proposto una denuncia nei confronti delle RSU e dei sindacati Uil e Cgil per il blocco dei cancelli,avvenuto il 26 ottobre, dello stabilimento di Riva di Chieri dopo la cancellazione dei contratti di solidarietà da parte dell’azienda e la riduzione dei volumi produttivi.

A rischio 537 posti di lavoro ed una vertenza che dura ormai da mesi. Il 7 novembre i lavoratori dell’Embraco avevano attraversato Torino in corteo ed oggi,vigilia dell’incontro al Ministero del Lavoro,ai delegati eletti nelle RSU e a Uilm e Fiom sono stati notificati i provvedimenti legali.

L’incontro al Ministero sarebbe dovuto servire per discutere il piano industriale proposto dall’azienda per permettere il salvataggio dello stabilimento di Riva di Chieri.

In sostanza l’azienda chiede di porre fine al blocco dei cancelli e permettere l’entrata e l’uscita delle merci. L’azienda perciò si è rivolta al tribunale perché ordini lo sgombero dei lavoratori dai cancelli.

Dario Basso, segretario generale della Uilm di Torino, e Vito Benevento, responsabile Embraco per la Uilm:”si tratta di un atto gravissimo. Con questo modo di operare, l’azienda non si smentisce e manifesta nei fatti la voglia di andare a uno scontro. Con questa azione, si lede il legittimo diritto dei lavoratori a manifestare il dissenso nei confronti di una decisione aziendale che potrebbe portare, già a partire dal prossimo gennaio, alla attivazione di una procedura di licenziamento collettivo per i 537 lavoratori. E’ ora necessario che la tanto richiamata iniziativa comune tra organizzazioni sindacali e istituzioni locali diventi operativa, non solo per la tutela del lavoro, ma anche per evitare un pericoloso precedente per le relazioni sindacali nel nostro Paese”.

Intanto la Fiom torinese ha diffuso un documento in cui si denuncia l’operato dell’azienda e la dimostrazione della sua indisponibilità a discutere per trovare una soluzione ai problemi occupazionali e contemporaneamente la presenza di un presidio di almeno 200 lavoratori a Roma sotto il Ministero del Lavoro.

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VERONA. I PANETTONI E IL PANDORO NEI SUPERMERCATI COSTANO MENO DEL PANE.

La condizione operaia della Melegatti e paragonabile a quella del cane che si morde la coda,come in un vortice senza fine,o peggio in una gabbia da cui è difficile uscire,continua a girare su se stessa.

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Un atto eroico di fronte ad un fine storia già scritto e non a lieto fine.

I dipendenti della Melegatti di San Giovanni Lupatoto hanno provato a far ripartire il lavoro grazie alle vendite record di questi giorni,ma questa mattina la produzione sfornerà l’ultimo pandoro del 2017.

L’assemblea è stata convocata per le 12.30 dal sindacato e dovrà valute se accettare libera un nuovo giro di cassa integrazione,ovviamente si almeno fino alla Befana.

L’accettazione dei dipendenti,a quello che sembra essere uno schiaffo in faccia al lavoro, utile ma non indispensabile.  L’azienda può procedere unilateralmente all’avvio dela cassa.

La neve di questi giorni,gli ordini per i pandori e le festività natalizie sono servite a poco nel generale sconforto che ha nuovamente spinto i lavoratori nel limbo della cassa, e che tutti si augurano non diventi l’inferno della disoccupazione.Ma non c’è alternativa almeno a sentire i responsabili della produzione: “da Natale in poi nei supermercati panettoni e pandori costano meno del pane, quindi d’ora in poi si lavorerebbe in perdita”.

La cassa coglie di sorpresa anche i sindacati che non se l’aspettavano l’hanno vissuta come una decisione inaspettata ed anche inconsueta per una produzione che tira.

La questione vera è che il fondo maltese promette di sottrarre il marchio Melegatti alla palude dei litigi e ripicche tra i soci di maggioranza e minoranza.

Le famiglie Ronca e Turco: i Montecchi e Capuleti dell’alimentare veronese negli ultimi anni hanno portato al fallimento il marchio di Domenico Melegatti.

Il pasticciere nell’ottobre del 1884 depositò il brevetto del pandoro al ministero del Commercio del Regno d’Italia. La morte,nel 2005, di Salvatore Ronca che fino ad allora aveva guidato l’azienda,e che oltre essere un imprenditore era anche un pilota d’auto da corsa, si era tradotta in una serie infinita di litigi tra i soci con un alternanza di scelte imprenditoriali.

Il futuro dell’azienda e il destino dei lavoratori  sarà la prossima tappa per punto della campagna per la produzione delle colombe.

L’obiettivo della nuova gestione,con alla direzione generale e l’ingresso del fondo Abalone è arrivato Marco Quagini,  è riportare a regime la produzione delle classiche colombe, sfruttando le risorse e le potenzialità dello stabilimento che per fornire i pandori a Natale ha acceso i forni a fine di novembre. 1,5 milioni di pandori e panettoni che,però rappresentano solo un decimo delle potenzialità degli stabilimenti di Melegatti..

ALESSANDRIA. BONUS FORNITURE LUCE E GAS NATURALE IN SCADENZA IL 31 GENNAIO E IL 28 FEBBRAIO 2018

CITTA’ DI ALESSANDRIA

UFFICIO STAMPA

Alessandria, 11 dicembre 2017

Presentazione delle domande di rinnovo dei bonus per le forniture di energia elettrica e di gas naturale nei mesi di gennaio e febbraio 2018.
Le domande di rinnovo per la richiesta del bonus elettrico e/o gas naturale in scadenza rispettivamente il 31 gennaio e il 28 febbraio 2018, possono essere presentate entrambe entro e non oltre il 28 febbraio per consentire agli utenti di usufruire con continuità dei bonus durante il periodo di rinnovo dell’attestazione ISEE.
Le richieste di bonus non costituenti rinnovo (prima volta o bonus scaduto) possono essere presentate in qualsiasi data.

Info:
ufficio Bonus Luce e Gas
palazzo Comunale, Piazza della Libertà 1, 15121 Alessandria

Orario: dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 12.30.
Tel. 0131.515 178 – 515 598