Categoria: ANNUNCI ECONOMICI

ROMA.LA GUARDIA DI FINANZA HA EFFETTUATO 20 CONTROLLI OGNI ORA DALL’INIZIO DELL’ESTATE.

GDF: DALL’INIZIO DELL’ESTATE CONDOTTE 500 ATTIVITÀ DI POLIZIA ECONOMICO-FINANZIARIA AL GIORNO (20 OGNI ORA) A TUTELA DEI CITTADINI E DELLE IMPRESE SANE.

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I risultati in sintesi:

– 2.187 venditori abusivi individuati; – 2.080 lavoratori senza contratto o pagati con somme “fuori busta”, di cui 22 minori. Denunciati 51 datori di lavoro; – 450 casi di affitti “in nero” scoperti: irregolare il 50% dei controlli; – 210 mila articoli contraffatti o non sicuri tolti dal mercato ogni giorno per un totale di 9 milioni e mezzo di prodotti sequestrati; – 1.379 distributori stradali controllati: irregolare 1 ogni 5. Sequestrato mezzo milione di litri di carburanti; – 325 punti clandestini di raccolta scommesse scoperti e 114 “slot” sequestrate; – 583 persone identificate nel corso di accertamenti sui flussi di denaro canalizzati tramite “money transfer”; – 16 milioni di euro non dichiarati intercettati presso i valichi di frontiera, i porti e gli aeroporti. 738 le violazioni rilevate. Sequestri per oltre 900mila euro; – 4.700 operazioni contro i traffici di sostanze stupefacenti, armi, rifiuti e tabacchi; – 1.426 interventi di polizia in mare: oltre 500 le irregolarità emerse; – 136 missioni di ricerca e salvataggio del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza.

Il Generale Giorgio Toschi: “L’estate rappresenta per i cittadini un periodo di riposo e svago e per molte imprese oneste un momento per dare ossigeno alle proprie entrate. Vocazione sociale significa anche profondere maggiore impegno proprio in periodi come questo, per salvaguardare i principi di libera concorrenza e garantire alla collettività i massimi livelli di sicurezza economico-finanziaria”.

Sono 22.271 i controlli condotti dalla GdF, da metà giugno a oggi, nelle località balneari, di montagna e nelle città d’arte. In media quasi 500 operazioni al giorno – il doppio rispetto all’estate scorsa – che rientrano nel piano straordinario di interventi messo a punto, ogni anno, dal Corpo nei mesi caldi. E mentre il dispositivo viene nel tempo perfezionato e potenziato, invariato resta lo scopo: contrastare, con sempre maggiore incisività, tutti i fenomeni illegali in grado di turbare il libero svolgimento delle imprese sane e garantire, contemporaneamente, il massimo livello di sicurezza economico-finanziaria ai cittadini che, dopo mesi di stressante e ininterrotto lavoro, hanno il diritto di godersi un periodo meritato di ferie. Tra i settori operativi “rafforzati” vi sono quelli tipicamente estivi: la lotta all’abusivismo commerciale, all’evasione fiscale legata alle case-vacanze, alle truffe del carburante, al “caporalato” e alla contraffazione, ai prodotti non sicuri e ai traffici di droga, in parte destinata a rifornire i punti di spaccio delle località di villeggiatura. Non solo repressione, naturalmente. Ma anche tante azioni preventive e di vicinanza ai cittadini, come i quotidiani interventi di polizia del mare, svolti dalle Fiamme Gialle del comparto aeronavale sulle acque o dagli uomini del Soccorso Alpino (S.A.G.F.) nelle zone montane.

ABUSIVISMO COMMERCIALE

Individuati 2.187 venditori abusivi: si tratta di persone che non hanno mai richiesto la licenza e i permessi previsti dalla normativa commerciale e di pubblica sicurezza ovvero di quegli esercenti che, seppur in regola con le autorizzazioni, non hanno mai comunicato al Fisco l’avvio delle attività o non hanno mai installato gli apparecchi per l’emissione dello scontrino.

Al Colosseo, guide turistiche abusive e venditori di acqua potenzialmente pericolosa: i controlli della GdF hanno ovviamente interessato uno dei siti con la maggiore concentrazione turistica al mondo, il centro storico della Capitale, ove i “Baschi Verdi” hanno sorpreso numerose guide turistiche per stranieri, sprovviste di qualsiasi titolo e autorizzazione. Numerosi poi i sequestri nei confronti dei venditori abusivi di aste per selfie, ombrellini, braccialetti, parasole e souvenir vari, ma soprattutto di acqua, che in numerosi casi è risultata essere di provenienza sconosciuta, con bottigliette senza sigillo di sicurezza e, quindi, riempite e conservate chissà dove.

EVASIONE FISCALE NEL SETTORE IMMOBILIARE

Anche quest’estate sotto la lente d’ingrandimento delle Fiamme Gialle sono finiti i proprietari di seconde e terze case per gli affitti nelle località di vacanza: degli 895 controlli complessivamente svolti, uno su due è risultato irregolare. 539 le violazioni rilevate. In Puglia, Toscana e Lazio i casi più numerosi.

I “ghost hotel” di Taormina (ME): individuati Bed & Breakfast completamente sconosciuti al Fisco e appartamenti affittati “in nero”. I soggetti che li gestivano hanno omesso di dichiarare redditi per oltre 130 mila euro. “Ospizio-pollaio” a Sassari: dopo le case-pollaio di Gallipoli dello scorso anno, ora anche le “case di riposo”. Le Fiamme Gialle di Sassari hanno scoperto un ospizio del tutto abusivo, sprovvisto delle necessarie autorizzazioni amministrative, indispensabili per l’avvio e il successivo esercizio dell’attività. I Finanzieri hanno, inoltre, rilevato come il rapporto tra metri quadri disponibili e il numero degli alloggiati fosse notevolmente inferiore a quello previsto dalla legge. All’interno della casa di cura anche due collaboratrici impiegate “in nero”.

LAVORO IN NERO

Denunciate 51 persone per l’impiego di manovalanza “in nero” o, comunque, regolarizzati solo in parte: sono 2.080 i lavoratori (di cui 509 stranieri e 22 minori) sottratti, dall’inizio dell’estate, allo sconsiderato sfruttamento di datori senza scrupoli.

Caporalato 2.0: a Verona i Finanzieri hanno scoperto una vera e propria organizzazione “caporalesca” finalizzata allo sfruttamento di manodopera irregolare e alla commissione di numerosi ulteriori reati. Nel gruppo criminale erano ben individuati ruoli e compiti: c’era il “caporale” che gestiva le attività cooperative, reclutava i lavoratori (spesso di origine africana) e li sfruttava impiegandoli nei campi, con orari massacranti e paghe “da fame”; il “medico e i suoi collaboratori”, con il compito di falsificare i certificati in modo da abilitare alle pesanti mansioni gli extracomunitari (tra l’altro irregolari) che, in realtà non si erano mai sottoposti a visita medica; infine c’erano i dipendenti dell’INPS che assegnavano agli stranieri punteggi di invalidità utili alla riscossione delle pensioni e delle indennità accessorie. 5 i soggetti denunciati, per reati di corruzione per l’esercizio della funzione, falso ideologico e truffa aggravata ai danni dello Stato. 42 in tutto gli indagati.

CONTRAFFAZIONE E SICUREZZA PRODOTTI

Sequestrati 9 milioni e mezzo di articoli contraffatti o non sicuri, con una media di oltre 210 mila pezzi al giorno tolti dal mercato. Denunciati 761 responsabili e scoperti 15 opifici e depositi clandestini in cui venivano prodotte e stoccate le merci irregolari, destinate a rifornire gli “abusivi”. Giocattoli, abbigliamento e materiali elettrici i prodotti maggiormente falsificati. Le investigazioni delle Fiamme Gialle partono dalle spiagge o dalle vie centrali delle località di villeggiatura e delle città d’arte dove i “prodotti contraffatti” vengono sequestrati sino ad arrivare, percorrendo a ritroso l’intera filiera del falso, ai produttori/importatori e ai centri di smistamento e distribuzione della merce illecita.

Lotta al “falso”. Dal venditore al dettaglio sino alla grande produzione: a Pescara, dopo un controllo nei confronti di un esercizio commerciale gestito da cittadini cinesi – nel corso del quale erano stati rinvenuti e sottoposti a sequestro centinaia di falsi – i Finanzieri hanno ricostruito il percorso seguito dalla merce contraffatta, fino a pervenire all’individuazione dei punti di distribuzione dei beni “taroccati”, ubicati non solo in Abruzzo ma anche nel Lazio, in Campania e in Puglia. Sequestrati 1 milione e 250 mila giocattoli non sicuri e pericolosi che potenzialmente avrebbero potuto finire nelle mani di altrettanti bambini.

GIOCHI E SCOMMESSE

Circa 300 interventi irregolari nel settore dei giochi e delle scommesse: sequestrati 114 apparecchi da intrattenimento (cc.dd. newslot), 325 punti clandestini di raccolta scommesse e verbalizzate 3.932 persone, delle quali 137 denunciate all’Autorità Giudiziaria.

FRODI NEL SETTORE DEI CARBURANTI

Nel periodo estivo milioni di cittadini si mettono in viaggio per raggiungere le località di villeggiatura, facendo la gioia di alcuni disonesti gestori di impianti di carburante o di organizzazioni criminali strutturate, pronti ad approfittarne. Dei 1.379 distributori stradali di carburante controllati su tutto il territorio nazionale, uno su cinque è risultato irregolare: 330 sono le violazioni constatate, delle quali 176 riferite alla disciplina prezzi con sanzioni amministrative a carico dei gestori degli impianti. Nelle ipotesi più gravi, 55 responsabili sono stati denunciati all’Autorità giudiziaria, con il sequestro di oltre mezzo milione di litri di prodotti petroliferi. Tra i casi di frode scoperti le classiche truffe nell’erogazione di carburante e miscelazioni abusive, oltre a immissioni in consumo in evasione d’accisa.

Il casolare “benzinaio” di Taranto: i Finanzieri, insospettiti dalla presenza di numerose autovetture disposte ordinatamente in fila davanti all’ingresso di un capannone, hanno pensato bene di approfondirne il motivo. Hanno così scoperto che quello stabile celava in realtà un vero e proprio distributore di carburante, con tanto di cisterna della capacità di 9.000 litri dotata di elettropompa e di pistola erogatrice. Denunciati i due responsabili.

MONEY TRANSFER

Controlli mirati nei confronti dei trasferimenti di denaro da un Paese all’altro allo scopo di prevenire l’utilizzo dei circuiti di pagamento alternativi ai canali bancari per finalità di riciclaggio di proventi illeciti o di finanziamento del terrorismo: 465 gli accertamenti eseguiti presso altrettanti sportelli di money transfer , che hanno permesso di identificare 583 persone, 55 delle quali gravate da precedenti.

CONTROLLI VALUTARI PRESSO VALICHI, PORTI E AEROPORTI

Ce n’è anche per chi tenta di portare denaro all’estero senza dichiararlo. Sono stati 2.224 gli interventi svolti presso i valichi di frontiera, i porti e gli aeroporti con 738 violazioni riscontrate. Ammonta a oltre 16 milioni di euro – di cui 900 mila euro sequestrati – il valore della valuta e dei titoli non dichiarati e intercettati al seguito dei viaggiatori. I controlli sui “nulla da dichiarare” al valico di Como-Brogeda: a distanza di poche ore, i Finanzieri hanno scoperto dapprima un giovane arabo e poi un cittadino coreano che cercavano di attraversare il confine italiano occultando nelle proprie autovetture denaro contante in tagli da 100 e 500 euro per un totale complessivo di oltre 250 mila euro.

LA LOTTA AI TRAFFICI DI DROGA, DI ARMI, DI SIGARETTE DI CONTRABBANDO E DI RIFIUTI

Sono 587 i denunciati all’Autorità giudiziaria dall’inizio dell’estate (111 dei quali finiti in manette) in quanto coinvolti in traffici illeciti di droga, d’armi, di rifiuti e di sigarette di contrabbando nazionali e estere. Sequestrate oltre 23 tonnellate di sostanze stupefacenti (cocaina, eroina, hashish, marijuana e “pasticche” varie) e più di 13 tonnellate di sigarette di contrabbando.

Sequestro
record di hashish in Sicilia: il carico era stato imbarcato su una motonave battente bandiera panamense, fermata il 9 agosto, in acque internazionali, a circa 90 miglia a Sud-Ovest da Trapani. Si tratta di 20 tonnellate di hashish, rinvenute all’interno di grossi serbatoi pieni di carburante. Arrestati gli 11 componenti dell’equipaggio, tutti di origine montenegrina.

Le pasticche di “ecstasy” nel latte in polvere: all’aeroporto di Fiumicino, i Finanzieri hanno sequestrato oltre 12 mila pastiglie di “ecstasy” rinvenute all’interno di confezioni di latte in polvere per neonati. La droga, che immessa sul mercato clandestino avrebbe fruttato oltre 500.000 euro, era pronta a invadere le zone turistiche e i locali del litorale laziale, toscano e campano.

LA POLIZIA DEL MARE

1.426 interventi in mare e lungo le coste, di cui 510 irregolari: 563 le persone sanzionate – di cui 50 segnalate all’Autorità giudiziaria – per circa 270.000 euro. Sequestrati anche beni per 37.000 euro.

IL SOCCORSO ALPINO GDF

136, infine, gli interventi effettuati dal Soccorso Alpino della Guardia di Finanza, molti dei quali per la ricerca di dispersi. Le peculiarità del S.A.G.F. fanno dello stesso un prezioso ed insostituibile presidio per la salvaguardia della vita umana, confermando la forte vocazione sociale della Guardia di Finanza.

Operazioni ad alta quota: tra le missioni da ricordare, quella relativa al salvataggio di un escursionista infortunatosi a circa 2.200 metri di altitudine sull’Etna e il concorso alle operazioni di recupero di uno speleologo intrappolato – per oltre 48 ore – a duecento metri di profondità in una grotta sulle Alpi Giulie.

REGGIO CALABRIA.SEQUESTRATO PATRIMONIO A NOTO IMPRENDITORE REGGINO. SONO OLTRE 738 I MILIONI DI EURO SEQUESTRATI ALLLA ‘NDRANGHETA DAL 2017.

‘NDRANGHETA: CONFISCATO IL PATRIMONIO STIMATO IN 2,5 MILIONI DI EURO RICONDUCIBILE A UN NOTO IMPRENDITORE REGGINO INTRANEO ALLA COSCA ROSMINI. OLTRE 738 MILIONI DI EURO SEQUESTRATI/CONFISCATI ALLE COSCHE REGGINE, DAL 2017 AD OGGI, DALLA GUARDIA DI FINANZA DI REGGIO CALABRIA.

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Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza, coordinati dalla locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, diretta dal Procuratore Giovanni Bombardieri, hanno eseguito un provvedimento emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale, che dispone la confisca del patrimonio stimato in circa 2,5 milioni di euro riconducibile a LIUZZO Giuseppe Stefano Tito, già Sorvegliato Speciale di P.S., ritenuto intraneo alla cosca di ‘ndrangheta reggina “Rosmini”, egemone nei quartieri Modena, Ciccarello e San Giorgio Extra di Reggio Calabria. Tale provvedimento trae origine dalle attività investigative eseguite nell’ambito dell’operazione “Araba Fenice”, condotta dal Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria di Reggio Calabria e conclusa nel 2013 con l’esecuzione di 47 provvedimenti restrittivi personali, nonché reali su 14 imprese e società, unità immobiliari, terreni, autoveicoli e conti correnti bancari per un totale di circa 90 milioni di euro. In tale contesto, il LIUZZO è stato destinatario di misura cautelare personale, poiché ritenuto responsabile, tra l’altro, del reato di cui all’art. 416 bis c.p. (associazione per delinquere di tipo mafioso). Le indagini esperite infatti, avevano confermato l’appartenenza di LIUZZO Giuseppe Stefano Tito, alla ‘ndrangheta reggina per conto della quale aveva curato gli illeciti interessi economici – circostanza confermata anche dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia – con particolare riferimento a quelli nel settore dell’edilizia privata. Nel dettaglio, il proposto aveva coordinato la “equa” spartizione mafiosa dei lavori di completamento di un complesso immobiliare costruito nel quartiere reggino di Ravagnese, nonché partecipato al summit relativo alla predetta spartizione e conseguente assegnazione dei citati lavori alle imprese riconducibili alle famiglie di ‘ndrangheta dei “Condello”, “Rosmini”, “Ficareddi”, “Ficara-Latella”, “Nicolò-Serraino”, “Fontana-Saraceno” e “Musolino”. Successivamente, in relazione alle attività di cui sopra, la locale DDA delegava al dipendente G.I.C.O. apposita indagine a carattere economico/patrimoniale, volta all’individuazione dei beni riconducibili al citato soggetto, al cui esito – nel 2017 – la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria – su richiesta della citata DDA – disponeva la misura cautelare del sequestro sul patrimonio illecitamente accumulato dal proposto. Al riguardo, i Finanzieri del G.I.C.O. (Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata) – valorizzando le funzioni proprie della Guardia di Finanza nella prevenzione e contrasto ad ogni forma di infiltrazione della criminalità nel tessuto economico del Paese e di aggressione ai patrimoni illecitamente accumulati – avevano concentrato l’attività investigativa sulla ricostruzione della capacità reddituale e del complesso dei beni di cui LIUZZO Giuseppe Stefano Tito e i suoi congiunti erano risultati poter disporre, direttamente o indirettamente, dall’anno 2005, accertando la notevole sproporzione degli investimenti rispetto alle risorse lecite, nella formazione del patrimonio a loro riconducibile. Le investigazioni a carattere patrimoniale hanno consentito, altresì, di acquisire concreti e solidi elementi in ordine alla volontaria e consapevole intestazione fittizia di beni (imprese, fabbricati, terreni e autovetture) riconducibili al citato LIUZZO – reale dominus – ma formalmente attribuiti a soggetti terzi. In ordine a quanto sopra il LIUZZO Giuseppe Stefano Tito, tuttora detenuto per il reato – tra gli altri – di associazione di tipo mafioso – in forza della sentenza di condanna emessa della Corte di Appello nel 2017 – è stato ritenuto connotato da una pericolosità sociale – qualificata dall’appartenenza alla ‘ndrangheta – che abbraccia tutto il percorso esistenziale. Alla luce di quanto sopra, la citata Sezione Misure di Prevenzione del locale Tribunale con il provvedimento in esecuzione, ha ora disposto la confisca di prevenzione del patrimonio riconducibile al citato proposto costituito da un’impresa individuale esercente l’attività di commercio all’ingrosso di materiale da costruzione, 6 immobili, 2 veicoli, rapporti bancari/assicurativi e disponibilità finanziarie (di importo complessivo superiore a 110.000 euro), per un valore stimato in circa € 2,5 milioni. I Reparti del Comando Provinciale Reggio Calabria della Guardia di Finanza, nella loro veste e funzione di polizia economico-finanziaria a forte vocazione sociale, al fine di garantire la tutela degli operatori di mercato onesti e rispettosi delle regole, continuano incessantemente la propria opera di contrasto nei confronti della criminalità organizzata di stampo ‘ndranghetistico ed ai tentativi di inquinamento dell’economia legale, distorsivi dei meccanismi di libera concorrenza. Il risultato delle attività condotte dai finanzieri reggini dal gennaio 2017 ad oggi, dirette ad ostacolare l’ingresso degli interessi e dei capitali criminali nell’economia legale, è riassumibile nel sequestro o nella confisca di 177 complessi aziendali, 481 immobili ed ingenti disponibilità finanziarie per un valore complessivo di oltre 738 milioni di euro.

TORINO. ARRESTATI 2 CORRIERI DELLA DROGA CON 140 OVULI DI COCAINA E EROINA.

LA GUARDIA DI FINANZA DI TORINO HA ARRESTATO DUE CORRIERI 


Provenivano entrambi dalla Francia, i due cittadini Nigeriani arrestati, nei giorni scorsi,dalla Guardia di Finanza di Torino perché trovati in possesso, complessivamente, di circa 140 ovuli contenenti eroina e cocaina.

I due sono stati fermati, a poche ore di distanza l’uno dall’altro, al Terminal degli autobus di Corso Vittorio Emanuele II, dalle Squadre Cinofile del Gruppo Torino, mentre sbarcavano da un autobus di una nota low cost proveniente dal paese transalpino.

L’atteggiamento dei due ragazzi ha attirato le attenzioni dei Finanzieri che hanno così approfondito il controllo, accompagnando i due presso l’ospedale Molinette di Torino.

Gli esami diagnostici, effettuati presso il nosocomio torinese, hanno confermato i sospetti degli inquirenti. I due giovani, infatti, poco dopo, hanno iniziato ad evacuare una prima parte di ovuli contenenti eroina e cocaina purissima. 

Sono stati così arrestati entrambi per traffico di sostanze stupefacenti e condotti presso il carcere Lorusso Cutugno di Torino dove, nei giorni successivi al fermo, hanno evacuato ulteriori ovuli di sostanze stupefacenti. 

Alla fine sono stati oltre 140 gli ovuli contenenti cocaina e eroina recuperati, oltre 1,5 kg l’eroina e la cocaina complessivamente sequestrata.

Solo negli ultimi mesi, sono una quindicina i corrieri di sostanze stupefacenti arrestati dalla Guardia di Finanza di Torino nelle cosiddette aree sensibili della città, quali stazioni ferroviarie, degli autobus e della metropolitana.

Il fenomeno degli “ovulatori”, noto anche come “bodypacker”, è oramai largamente diffuso da anni. Gli ovuli, generalmente, sono fatti di plastica e cera e vengono “ingoiati” dai corrieri di droga nel tentativo di evitare i controlli per entrare in quei paesi dove la vendita della sostanza stupefacente rende di più. Una volta superati i controlli, i corrieri, con l’aiuto anche di lassativi, provvedono al recupero della “merce”.

I controlli delle Guardia di Finanza di Torino, nelle aree cosiddette sensibili, quali Terminal degli autobus, stazioni ferroviarie e della metropolitana, scaturiti anche a seguito delle numerose segnalazioni giunte al numero di pubblica utilità “117”, si inseriscono nel quadro della costante azione di controllo del territorio, svolta nei principali punti di aggregazione della città, finalizzata a tenere alto il livello di attenzione sulla diffusione e sul consumo di droghe.

TORINO. LA BUROCRAZIA SULLA TAV BEFFA IL MINISTRO TONINELLI.

Via libera alla realizzazione della TAV, la burocrazia beffa Toninelli e libera il progetto definitivo dell’opera per
1,5 miliardi.

I cantieri della Torino-Lione ha l’ok pubblicato sulla Gazzetta ufficiale. 

Il ministro beffato reagisce:”un atto del precedente governo, state tranquilli”.

Toninelli, Fico e Di Maio possono mettersi l’anima in pace e se un giorno sì e l’altro pure non perdono occasione per dire che la Tav è un’opera inutile, la Torino Lione ha fatto un passo decisivo, da un punto di vista burocratico, verso la realizzazione. 

Il governo se deciderà di stoppare l’infrastruttura dovrà pagare due miliardi di penali all’Unione Europea e alla Francia,mentre quel che c’è già è stato fatto della Torino-Lione resterà una cattedrale nel deserto. 

Gli uffici del ministero dell’economia e delle finanze hanno pubblicato sulla Gazzetta ufficiale la delibera del Cipe (il comitato interministeriale per la programmazione economica) e  approvato l’ultima versione del progetto internazionale della Torino-Lione.

A marzo il Cipe aveva già approvato il documento e a metà luglio era arrivato l’ok della Corte dei conti; infine la pubblicazione in Gazzetta. 

La lista dei provvedimenti da smontare e revocare per bloccare i cantieri si allunga.

La pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale stona con le parole del ministro delle infrastrutture,Danilo Toninelli, che il 24 luglio annunciava, via Facebook, l’intenzione di rivedere le decisioni sulla Tav e minacciava di non azzardarsi a firmare nulla ai fini dell’avanzamento dell’opera: “lo considereremmo come un atto ostile”.

La politica non si fa con i tweet e i post.  

È arrivato l’atto procedurale degli uffici ministeriali che hanno inserito negli atti della Repubblica italiana l’ultima versione del progetto Tav, che a suo tempo Telt aveva definito il passaggio con cui si entra così a pieno titolo nella fase di realizzazione dell’opera anche in Italia.

La delibera prende atto di 150 prescrizioni, tra cui la decisione di spostare il cantiere principale da Susa a Chiomonte per ragioni di ordine pubblico. 

Le modifiche prevedono alcuni vincoli di tutela della fauna e del paesaggio, l’eliminazione di ogni lavorazione in val Clarea, la riduzione della durata dei successivi cantieri nella Piana di Susa e la realizzazione della fabbrica dei conci a Salbertrand, dove il 60 per cento del materiale estratto nei lavori verrà trasformato in rivestimenti di calcestruzzo per il tunnel di base e in materiali per i rilevati ferroviari.
Il ministro si dichiara tranquillo: “Teniamo gli occhi aperti sul cantiere e, come detto, considereremo quale atto ostile ogni decisione che faccia avanzare il Tav prima che arrivi una scelta politica da parte del governo”. 

Danilo Toninelli dal Blog delle Stelle: “Siamo per le grandi opere utili. E soprattutto pensiamo che i soldi dei cittadini vadano spesi al meglio. Nei giorni scorsi il Cipe ha dato il via libera a una serie di modifiche alla cosiddetta delibera 30′ sul Tav Torino-Lione. 

Il testo è di fine aprile ed è stato messo a punto dal governo precedente, nonostante la batosta elettorale appena presa che lo obbligava ad agire solo per gli affari correnti, cioè per quasi nulla. Invece si è comportato come una sanguisuga sulla carne viva del popolo italiano.
Ma state tranquilli, non è nulla che possa influire in modo decisivo sulla analisi costi-benefici che finalmente stiamo conducendo in maniera seria e obiettiva”.

TURCHIA. LA LIRA SPROFONDA, I SOVRANISTI TURCHI SI AFFIDANO A DIO.

Recep Tayyp Erdogan è fuori da ogni umana razionalità e nel giorno in cui la Lira Turca sprofonda lancia proclami rassicuranti alla popolazione e accusa Trump di voler realizzare con la moneta wuello che non era riuscito a fare con il tentato golpe, intanto minaccia di rivolgere l’attenzione verso e i rapporti commerciali la Russia di Putin:  “Se loro hanno i dollari, noi abbiamo il nostro popolo, il nostro Dio, non abbiate paura”.

Recep Tayyp Erdogan appare più che mai fuori dalla realtà.

La lira turca è tracollata fino a perdere in pochi minuti il 12% sul dollaro, a quota 6,3. 

La moneta ha cercato di recuperare terreno, ma nel pomeriggio ha toccato il minimo di 6,65: -16% solo oggi, -40% da inizio 2018. 

Situazione simile contro l’euro, che a sua volta scivola ai minimi sul dollaro trascinato dal crollo turco.

La valuta della Turchia che è  uno dei paesi emergenti più instabile non è nuova a questi scossoni, ma la bufera in cui è precipitato appare davvero unica.

Il mercato obbligazionario, i rendimenti sui bond decennali sopra al 20%, i credit-default-swap (le polizze anti-default) saliti a 400 punti base, misura ben oltre il limite del 2009 e la Borsa di Istanbul crollata del 8%.
Le banche spagnole sono le più esposte e l’effetto domino ha coinvolto i principali mercati europei. 

L’Unicredit, la banca italiana che più ha investito negli anni in Turchia, ha subito un corte calo, ma anche di Bbva e Bnp Paribas. 

I dati della Banca dei regolamenti internazionali (Bri) indicano che il sistema bancario italiano è esposto per 16,9 miliardi di dollari verso la Turchia, cifra comunque gestibile. 

Le banche italiane dopo la Spagna esposta con 84 miliardi di dollari, la Francia con 37, la Gran Bretagna a18,8 e gli Stati Uniti  per17,7 e la Germania con17,5.  

L’esposizione internazionale  verso la Turchia è pari a 264,8 miliardi di dollari.
Gli istituti di credito accusano il colpo, su tutti Banco Bilbao a Madrid e Bnp Paribas a Parigi. 

La Turchia ha contribuito per 373 milioni di euro all’utile netto di Bbva nel primo semestre del 2018, pari al 14% del totale dell’istituto iberico. 

Bnp Paribas, controlla la banca Teb, con una esposizione nei confronti della Turchia pari al 2% del totale.
La Banca centrale europea, riferisce il Financial Times, starebbe facendo verifiche sull’esposizione di alcuni istituti. 

Il board della vigilanza di Francoforte ha messo sotto la lente le attività dei principali istituti europei con la Turchia. 

I gruppi bancari più esposti sono Bbva, Bnp Paribas e UniCredit. 

L’istituto italiano, interpellato da Il Sole 24 Ore Radiocor Plus, non ha commentato.

UniCredit nella relazione semestrale di bilancio non ignora il rischio Turchia e afferma che “sta ponendo particolare attenzione” ai rischi geopolitici nel Paese mediorientale e in Russia. 

“Il modello di crescita guidato dal credito sembra aver esaurito le energie” mentre il forte aumento dei costi di raccolta hanno obbligato le banche a rallentare i prestiti. 

In Turchia UniCredit è presente con Yapi Kredi, quarta banca privata con 788 sportelli e 53 miliardi di asset. 

L’istituto detiene il 40,9% della banca, quota identica alla famiglia turca Koc.
Yapi Kredi ha contribuito al conto economico di UniCredit con 183 milioni di euro, meno del 2% dei ricavi del gruppo.

UniCredit,in Turchia, ha anche una piccola esposizione in titoli circa 165 milioni di euro e il gruppo ha spiegato agli analisti che una svalutazione del 10% della lira turca avrebbe un impatto di circa 2 punti base sull’indicatore patrimoniale Cet1.

La Turchia ha subito una ondata di vendite su Lira e Bond a causa delle debolezze strutturali dell’economia e delle imprese turche, fortemente indebitate sui mercati internazionali.

Il debito estero è pari al 53% del Pil turco mentre il ferreo controllo del presidente Erdogan sulla banca centrale le impedisce di agire con fermezza alzando i tassi di interesse; l’ultimo aumento di 125 punti base risale ai primi di giugno, nell’ultima riunione di fine luglio la Banca centrale li ha lasciati invariati.

Altra fonte di tensione diplomatica con gli Stati Uniti la detenzione di un pastore evangelico americano, che ha prodotto reciproche sanzioni contro alcuni ministri. 

Il timore che l’amministrazione Trump, appena annunciati via twett, possa imporre dazi all’import turco come arma di ritorsione che il governo americano non ha esitato a usare in questi mesi.  

Trump ha annunciato di aver: “autorizzato il raddoppio dei dazi su acciaio e alluminio della Turchia mentre la sua valuta, la lira turca, scivola rapidamente contro il nostro dollaro molto forte! . Le tariffe passano così al 20% sull’alluminio e al 50% sull’acciaio.

Erdogan contro l’aumento dei tassi havrilanciatoè tornato il  tema del patriottismo contro il presunto complotto delle lobby occidentali e delle agenzie di rating: ”Chiunque abbia dollari o oro sotto il materasso, li cambi in lire. Questa è una battaglia nazionale. È questa la risposta del nostro popolo a chi ha dichiarato una guerra economica contro di noi”. 

Gli analisti di Mps Capital Services hanno spiegato che Erdogan ha “spiazzato gli operatori visto che ha accuratamente evitato di parlare di misure straordinarie in campo di politica monetaria facendo riferimento a tematiche più etiche”.
Le banche, secondo la dottrina Erdogan, devono essere una fonte di credito a basso costo a famiglie e imprese per favorire la crescita economica.

Il modello in effetti ha portato il Pil turco a vantare tassi di crescita sui livelli cinesi, intervallati da periodiche e pesanti recessioni dovute all’eccesso di leva finanziaria.

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